Articoli & Ritagli di stampa - Rassegna 1946


Rassegna Stampa 1946


Totò


1946 01 02 Il Popolo Eravamo sette sorelle R

Da qualche tempo la rivista -  autori ed interpreti - è andata accentuando il suo tono scurrile e sconcio da farci constatare che il penultimo gradino, quello che precede puramente è semplicemente il lupanare, è stato raggiunto. Gli autori non hanno più da mettere in moto estro e fantasia perché basta il carname delle ballerine a riempire i tradizionali due tempi: tutto il resto è superfluo.

Ora constatare che degli autori abbiano ancora del buon gusto e della “politesse” e che affidino al loro ingegno anziché alle ballerine il successo di un copione è tale cosa «albo signanda lapillo», da dover citare per questa rivista, prima di ogni altro, Galdieri e De Benedetti. 

Il tono della rivista è in crescendo: incomincia a prendere quota un po' tardi, verso la fine del primo tempo, è il massimo si raggiunge con una poesia garbata e amarognola, indubbiamente di Galdieri, scritta con Grazia da una Tecla Scarano, a cui le prove hanno rubato tre quarti di voce, e che Ciò nonostante ha avuto la sua richiesta di bis in tutta la rivista. E questo ci sembra significativo.

«Vino vinello - nacque una volta un bambinello - e nacque per redimere la gente - bimbo innocente»  e la gente, quella della platea della galleria, ad applaudire senza fine.

La seconda parte è quella più riuscita, e gli ultimi quadri si succedono spigliati, coloriti, vivaci. Totò e la Scarano - veramente brava - si dividono le maggiori fatiche. La Poselli è stata una piacevole sorpresa per le sue doti di danzatrice e la voce gradevole. Siletti, Castellani, Roveri, i “ fantasisti”  completano con un corpo di agili ballerine lo spettacolo che ha avuto applausi e ancora più ne avrà se sarà sfrondato qua e là.

Tre ore e mezza sono troppe: si devono amputare almeno 45 minuti e mettere un tantino di... attenzione a Totò. 

Carlo Trabucco, «Il Popolo», 2 gennaio 1946


Per quanto ordinario, il treno da Roma atteso per questa mattina alle 8.51. ed arrivato con una ventina di minuti di ritardo, era un treno speciale. Speciale per la sua composizione e per la qualità del passeggeri, che non poteva essere più eterogenea. Dalle quattro vetture di testa, ristorante e vagoni letto, non è sceso quasi nessuno; le tendine sono rimaste quasi tutte chiuse, e solo dietro i cristalli di alcuni finestrini è apparso qualche viso assonnato e grave; la sezione del treno è poi stata staccata per la manovra di agganciamento all'Oriente Espresso, in partenza più tardi. Gli sportelli delle, altre vetture si sono invece spalancate d'impeto, e una piccola folla di viaggiatori ne è scesa, gaia e rumorosa, in maggioranza di belle figliuole impellicciate, con seguito di cagnolini abbaianti e copioso carico di valigie La stazione si è animata di colpo e si sono uditi anche applausi all'indirizzo di un signore che pareva a capo della strana comitiva. Il treno recava infatti nelle prime velature una trentina di diplomatici italiani, consoli generali e addetti consolari di diversi gradi recentemente nominati, e che l'Oriente Espresso recherà a Parigi, donde ciascuno ripartirà per la rispettiva destinazione ed uno raggiungerà addirittura l'Argentina. Il gaio sciame disceso a Milano era composto dalla Compagnia di riviste di Totò, che domani sera inizierà le sue rappresentazioni al Teatro Lirico. C'era la bazza del capocomico e c'erano Tecla Scarano, Delia Lodi, Luisa Poselli, Ermanno Roveri, Mario Castellani, Lino Davidson, il maestro d’orchestra Armando Fragna, nonché la schiera delle ballerine. C'era pure Oreste Blancoll il regista e presentatore. Ma non risulta che durante il viaggio egli abbia fatto le presentazioni della Compagnia ai viaggiatori delle vetture di testa i personaggi. della diplomazia.

«Corriere della Sera», 31 gennaio 1946

1946 01 30 Corriere della Sera Eravamo sette sorelle T

1946 02 01 Eravamo sette sorelle introA teatro esaurito ha iniziato le sue rappresentazioni la Compagnia di Totò con la commedia musicale «Eravamo sette sorelle» di Aldo De Benedetti e Michele Galdieri, regia di Oreste Biancoli. Lo spettacolo ad andamento di rivista ha ottenuto vivissimo successo specialmente nella prima parte; nella seconda qualche lungaggine e qualche motivo risaputo hanno sollevato qualche contrasto. Totò, festeggiatissimo, ha sfoggiato la sua caratteristica comicità in una parte di inguaribile conquistatore, dal cui passato emergono ben sette figlie, posticce, naturalmente, che tali si sono promosse altrettante ballerine di una compagnia di operette disciolta. Applausi vivissimi sono pure toccati a Tecla Scarano, Delia Lodi, Luisa Poselli, alla Davidson, al Ravazzini. La divertente commedia è accompagnata da piacevoli musiche.

«Corriere della Sera», 1 febbraio 1946


1946 06 22 Espresso Toto T L

«L'Espresso», 22 giugno 1946


1946 09 15 Toto A

Roma 14 settembre, matt.
Il marchese Guglielmo de Curtis, più conosciuto come il popolare comico Totò, ha dovuto ieri sostenere un accanito scontro con l’istitutrice svizzera di sua figlia che non voleva sloggiare dalla casa dell'attore, il quale desiderava che la straniera non continuasse nella sua funzione. Dopo una scena piuttosto movimentata, svoltasi a base di energici e pittoreschi epiteti partenopei e di concitate repliche in tedesco, il duetto fu trasportato dall’abitazione marchionale al commissariato di polizia più vicino ove gli animi in seguito alla persuasiva azione calmante del funzionario, si sono pacificati. Ignorasi se l'istitutrice svizzera rimarrà, o se dovrà andarsene.

«Corriere della Sera», 15 settembre 1946


Altri artisti


Articoli d'epoca


Articoli d'epoca, anno 1946

L'assalto alla linea Totò e Wanda Osiris alla riscossa

Coraggio, Totò. Si metta davanti allo specchio e arzigogoli qualcosa di nuovo. Non le sembra eccessivo che intere generazioni debbano essere condannate...
Diego Calcagno, «Quarta Parete», anno II, n.12, 10 gennaio 1946

La resa di Totò

Chi sa perché, l'altra sera, riascoltando Totò, ci veniva in mente l'aneddoto di Demostene. A pensarci bene un'analogia vera e propria non v’è tra i due...
Mercutio (Vincenzo Talarico), «Star», anno III, n.2, 12 gennaio 1946

Ecco Totò, Altezza Imperiale

Come tutte le questioni genealogiche anche questa vicenda, che ha portato il lustro di un titolo imperiale ad un artista di varietà, è piuttosto intricata...
Corrado Pallembero, «Espresso», Roma, 26 gennaio 1946

Le «Sette» di Totò

E sono situazioni nuove, colori nuovi, accenti nuovi che fanno ben gustare la soffice, leggera, schiumosa torta che ha il nuovo nome di Eravamo sette sorelle...
Carlo Maria Petrucci, «7Sette», anno II, n.5, 3 febbraio 1946