Articoli & Ritagli di stampa - Rassegna 1948


Rassegna Stampa 1948


Totò


1948 01 20 Corriere della Sera C era una volta il mondo T LUn pubblico enorme e una festosa serata. La rivista di Galdieri ha la fortuna di migliorare di quadro in quadro, cosicché il successo dello spettacolo, vivo nella prima parte, si accentua nella seconda e alla finee. grazie anche a un quadro di pittoresco effetto, culmina in applausi fragorosi. La rivista ha un filo conduttore. Muove dal mondo di prima, che era una sorta di paradiso, e lamenta che quello di adesso è un inferno. Per quale ragione? E Plutone manda un arcidiavolo a rendersi conto di tanto guaio. L'arcidiavolo e Totò il quale sale sulla Terra per vedere dove mai si sia nascosta la felicita di un tempo. La cerca dovunque, fra volti e maschere, fra camelie e rose e grazie femminili, fra le diaboliche figurazioni di un ballo mascherato delle nazioni ahimè, l'una contro l'altra armate e tutte dimentiche dei recenti incubi e dei passati i dolori: la cerca anche fra l'aria pura di Capri dove si sbollentano i superuomini e le super donne della mondanità effemminata e ridicolamente pagana e la ricerca persino sotto i ponti dei fiumi che fluiscono in una sgargiante teoria di figuranti e di ballerine che chiude la prima parte della rivista.
Ma l'arcidiavolo Totò è instancabile: ripreso lo spettacolo non rinuncia all'impresa, va in traccia dell'inafferrabile mito fra i misteri d'Egitto, fra le rose fiorite, fra i gioielli scintillanti, tra i rimpianti dell’abolita Consulta Araldica, nei vigneti lussureggianti della locanda di Mirandolina, nel vagone letto dei rapidi; dappertutto. Non sa più dove frugare, finché la trova nell'imprevisto.
Tutti questi vari motivi sono altrettanti quadri e altrettante piacevoli invenzioni coreografiche e comiche nelle quali la compagnia di Totò ha sfoggiato canti, balli e buffonerie e Totò ha esilarato con la sua comicità paradossale e disarticolata di maschera e di “clown”, facendosi continuamente applaudire suscitando frequente clamorosa ilarità.
Particolari novità nella rivista non ve ne sono pure offrendo essa scenette divertenti, dialoghi arguti e quadri brillanti e diffondendo un allegria che aumenta continuamente.
Con Totò sono stati molto festeggiati e Renata Negri, Isa Barzizza, la coppia di danzatrici Margit e Margot, il ballerino Harry Feist, Mario Castellani, Elena Giusti, Rosetta Pedrani, Giacomo Rondinella e tutti gli altri. Stasera replica.

e.p., «Corriere della Sera», 22 gennaio 1948


1948 02 12 Corriere della Sera C era una volta il mondo T L

«Corriere della Sera», 12 febbraio 1948


1948 02 18 La Stampa Toto Incassi A L

«La Stampa», 18 febbraio 1948


1948 03 15 La Stampa C era una volta il mondo T L

«La Stampa», 15 marzo 1948


1948 03 18 La Stampa Toto Barzizza Articolo LPassa Totò tra le gambe delle ballerine come uno scarafaggio, una di quelle tornite colonne parìe sta per schiacciarlo, ma eccolo ritto come una molla incatramato nel suo fracchetto nero davanti all'orchestra, uomo- tubo, dittatore o profeta contraffatto, dai gesti di automa e dall'occhio svampito.
E' un comico, forse il solo che fa ridere con cose che non fanno ridere. Il successo della sua battuta non sta nella battuta ma nel tempo scelto e impiegato per dirla: come i colpi di grancassa in orchestra.
La mimica ha la parte maggiore in questo innocuo e tremendo congegno che inchioda lo spettatore alla sedia quasi nell'incubo. Paura di svegliarsi il mattino dopo con quella faccia di pesce morto, con quelle giunture a stantuffo, con quel cappello a stato inalienabile.
E allora? Allora lo spettatore, per dimenticare si frega gli occhi e riposa sulla vellutata Isa. In quel sorriso di pesco in fiore c'è tanta fiducia nella vita che ognuno ne può strappare per sé quanta ne vuole.
E' giusto che quando chiedo alla signorina Barzizza un pensiero per i lettori ella mi dica con ingenua grazia: "Ma io Pensieri non ne ho nessuno".

Chicco, «La Stampa», 18 marzo 1948


1948 07 02 L Unita Maschere d argento L

«L'Unità», 2 luglio 1948


1948 08 10 La Stampa Toto Nobilta Articolo L

Ognuno ha la sua croce e, si sa, deve portarla con pazienza e rassegnazione. C'è, invece, chi può dare le proprie croci ad altri con gesto grandioso: e sono i maestri degli ordini cavallereschi.
Ora, tra i molti ordini, quasi ignorati prima che la Repubblica eliminasse quello della Corona d'Italia, ve n’è uno - quello del Sacro Militare Angelico Ordine Costantiniano - assai curioso per la persona che ne detiene in pugno le sorti e le chiavi: S.A.S. Antonio de Curtis, o più semplicemente Totò, come è conosciuto in Italia e fuori. Sono note le vicende per cui il notissimo comico può oggi fregiarsi di tanti titoli, dopo accurate e serie ricerche nell'albero genealogico della sua famiglia. Ma si ignorava, sino a poco tempo fa, che egli fosse Gran Maestro di un ordine cavalleresco.

Il decreto di nomina, su candidissima pergamena, con la scritta in gotico (ogni parola alla prima lettera e rosso, mentre le altre sono in nero) di dice: ”noi Antonio, principe Imperiale di Bisanzio, Porfirogenito della stirpe Costantiniana dei Griffo Focas, per grazia di Dio e per diritto familiare gran maestro del Sacro Militare Angelico Ordine Costantiniano della dinastia dei Focas, decretiamo” e segue il motivo per cui il signor tal dei tali viene eletto Cavaliere o commendatore e via dicendo.
Tale ventura è toccata un sarto torinese, parmense di nascita, che da 30 anni conosce e veste Totò il quale in una foto con dedica lo chiama ”mago” (dei vestiti però, tanto per intenderci); egli è stato creato ”cavaliere di grazia”. La commenda invece è toccata al direttore del Carignano, caro amico di tutti gli attori (e dei portoghesi).
Le pergamene dell'investitura (regolarmente bollate da un notaio di Milano, per l'autenticazione della firma) recano al centro in alto lo stemma degli imperatori di Bisanzio con il motto che Costantino vide scritto in cielo: "In hoc signo vinces". In calce è la firma Antonio preceduta da una croce come usano i prelati. Il perché di questo segno appare misterioso. A meno che Totò non si consideri - e non del tutto a torto - il ”pontefice massimo” della risata?

«La Stampa», 10 agosto 1948


1948 10 28 La Stampa Toto al giro d italia A LUna grande animazione regnava ieri sulla via Cassia. Un'enorme folla di curiosi e sportivi assisteva a una delle più spettacolari riunione di questi tempi: Bartali Coppi, Cottur, Magni, Schotte, e altri assi del ciclismo internazionale, cercavano di tagliare il traguardo. Ma non si trattava di una competizione ciclistica, ma della ripresa di una scena del film “Totò al Giro d'Italia”, che si sta girando a Roma in questi giorni.
Avvicinati, i campioni hanno dichiarato che essere divi piace davvero moltissimo e che unico inconveniente è il cerone. Con Bartali erano la moglie e Bruno Franci, padre spirituale del campione. A festeggiare gli assi vi erano anche gli altri interpreti del film fra i quali Miss Italia 1948, Totò e Isa Barzizza.

«La Stampa», 28 ottobre 1948


«Tempo», 30 ottobre 1948


1948 11 18 Toto Articolo introUn gran putiferio ha provocato ieri sera, davanti al Teatro «Impero», la compagnia Totò, giunta a Varese lunedì per dare due rappresentazioni straordinarie della rivista di Galdieri C'era una volta il mondo; e ciò a causa della scarsa serietà dei suoi dirigenti, i quali hanno considerato il pubblico della nostra città alla stregua di un pubblico di paese. Se i varesini in un primo tempo erano rimasti lusingati per il fatto di essere stati prescelti qual i primi spettatori del debutto della nuova compagnia che a Varese doveva appunto iniziare da sua attività, in un secondo tempo e hanno dovuto convincersi che il comico napoletano i suoi compagni avevano scelto la nostra città, che vanta un passato artistico più che notevole, quale terreno di esperimenti.

Infatti, dopo che i manifesti annunciante di spettacoli per le sere di martedì e mercoledì erano apparsi sui muri da diversi giorni e dopo che fin dal lunedì sera tutti i vostri risultano prenotati al botteghino del teatro per entrambe da rappresentazione, martedì nel tardo pomeriggio i dirigenti della compagnia decisero di sospendere lo spettacolo della sera e di continuare invece le prove che erano state iniziate lunedì a mezzanotte.

Sembrava in un primo tempo che dei due serate già programmate, avessero luogo ugualmente, sia pure spostate di un giorno, ma poi in serata fu deciso di dare una sola rappresentazione, al mercoledì, ritenendo validi i biglietti già venduti per martedì e di rimborsare stamani biglietti venduti per il secondo spettacolo.

Com'era prevedibile, ciò ha determinato verso le 20:30 un affondamento impressionante davanti agli ingressi del teatro: c'erano spettatori col biglietto di martedì che avevano il diritto di entrare, spettatori con il biglietto di mercoledì che non avevano alcun diritto ma che, venuti magari da fuori e ignari della sospensione della sera prima, volevano entrare ad ogni costo, e c'erano anche i soliti pronti ad approfittare della confusione.

Nonostante il largo schieramento di forza pubblica si produssero scene di arrembaggio o quasi, durante le quali fecero le spese i vestiti e le calze delle signore. Verso le 21 la pressione contro le vetrate si fece paurosa, a malapena contenuta dai carabinieri.

Ad un dato momento, visto che le cose minacciavano di degenerare, sono entrati in funzione anche gli sfollagente ed in tal modo gli agenti ritornavano padroni della situazione facendo sgombrare la scalea di ingresso e regolando l'afflusso degli aventi diritto.

Erano già quasi le 22 quando la rappresentazione poteva avere inizio alla presenza di un teatro gremitissimo. Successo, molti applausi, ma nulla di eccezionale, il solito spettacolo di rivista.

«Corriere della Sera», 18 novembre 1948


1948 11 25 La Stampa Fifa e Arena T L

«La Stampa», 25 novembre 1948


Grande successo per il secondo film del sodalizio Mattòli - Totò su un soggetto di Steno (Stefano Vanzina, non ancora regista), sceneggiato con Marcello Marchesi, dove le situazioni comiche si innestano su spunti che strizzano l’occhio all’attualità (il pesce democristiano perché censura la vista della Barzizza nuda, il club di tauromachia femminile Montecitoros dove tutte le discussioni finiscono in rissa). Non mancano momenti di puro delirio totoesco (la sua fame disperata che lo spinge a farsi un panino con una spugna farcita di sapone, dentifricio e una spruzzatina di borotalco), o dialoghi genialmente surreali (Barzizza: “Sei fatalista, pessimista o esistenzialista?”. Totò: “Veramente, io sono farmacista").

Paolo Mereghetti (due stelle)


È buona parte del nostro mondo rivistaiolo che in questa occasione si è riversato sullo schermo, offrendo il destro a Totò di spadroneggiarvi con la limitata varietà delle sue maschere, che, pur ammirevoli nella loro comicità, non una volta riescono tuttavia a cogliere un motivo profondamente umano. [...]

Gigi Michelotti - novembre 1948


Una prova ancora offre questo film delle grandi possibiltà di Totò, che la fortuna non ha ancora fatto incontrare con un soggetto e, soprattutto, con un regista in grado di sfruttarne adeguatamente, le risorse, Fifa e arena è un film povero, realizzato in fretta e furia; tuttavia Totò gli ha assicurato il merito di far ridere gli spettatori. Laddove, poi, alla mimica dell'attore si è aggiunta la trovata della sceneggiatura, la comicità diventa pressoché irresistibile. È davvero un peccato, dunque, che per il resto il film presti il fianco alle critiche più acerbe e severe.

Lorenzo Quaglietti, «L'Unità», dicembre 1948


Un farsone per i nuovi ricchi che apprezzano lo spirito qualunquista interpretato da Totò e altri assi della rivista italiana. Qualche trovatina, molte ragazze piuttosto bellocce e numerose risate da parte degli spettatori di facilissima accomodatura. Totò, con la sua naturale vena di guitto napoletano, è il maggior responsabile dell'ilarità del pubblico.

«Il Paese», 23 dicembre 1948


Il trio Mattoli-Steno-Metz ci ha dato «I due orfanelli» con il divo Totò. Lo stesso trio ci ha dato ora «Fifa e arena» e Totò è ancora il centro.
Confessiamo di essere perplessi. Chi volesse giudicare questa pellicola alla stregua di un film normale potrebbe essere indotto ad affermare che tutte quelle scempiaggini - che purtuttavia piacciono al pubblico perché abbiamo sentito ridere ieri a più riprese - non valgono la spesa di un film. Ma crediamo che il problema sia un altro punto è quello del film comico o farsa come si diceva un tempo, trasferito sul piano attuale. [...] Dove, con un umorismo più popolaresco di quello del Clair, ma con uno spirito che pure affidandosi a un comico ben definito e risaputo come è Totò si sforza di darci la comicità dell'epoca nostra: noi vorremmo solo che ci fosse meno manica larga per certe situazioni che sanno di rivista è che sono messe là come pepe, un pepe peraltro che ha un pizzicore molto modesto, anche se chi ce lo deve propinare è la signorina Barzizza. Un po' di lindore non nuocerebbe dal momento che il quadretto che vuol essere proiettato, non aggiunge assolutamente nulla alla comicità e all'interesse della pellicola.
L'intelligenza, quando c'è, si salva da sola e le trovate sono quelle che reggono questi film, più delle grazie di una ragazza la cui attività artistica prima che a noi dovrebbe interessare a suo padre o al suo fidanzato (se c'è).
Ma queste faccende se le liquidino loro, noi diciamo a Mattoli-Steno-Metz che contiamo più sulla loro bravura e sul loro estro per il film comico italiano, che sulla signorinetta di cui sopra. E Totò un po' più frenato non sarebbe male. E la trama... ma alle farse non si chiede conto di verosimiglianze e di logicità tuttavia una trama meno slegata non guasterebbe. L'appuntamento è dunque a un terzo film che possa avere successo di questo è anche maggiore. L'ingegno del trio ce lo può far sperare.

c.tr «Il Popolo», 25 dicembre 1948


Parecchi anni fa, quando cominciava a formarsi quel suo pubblico che non l'ha più abbandonato, l'attore Totò subiva un'intervista dell'«Italia letteraria», che scrisse di lui cose molto «intelligenti», nel tono messo di moda da Cocteau per trattare dei clowns e dei circhi equestri. Vi si accennava a Charlot e alla Commedia dell’Arte, al fumismo e al funambolismo. Altri articoli seguirono in altri giornali; in uno si lanciava l’ipotesi, sempre a proposito di Totò, di «un matrimonio tra Aristofane e Pierrot. Probabilmente Totò non legge quello che si stampa sul suo conto, lo ha dimostrato restando insensibile ai cambiamenti, restando fedele al suo istinto comico, anzi alle sue vecchie battute, che ogni tanto ancora oggi ripete, come se il tempo non fosse nemmeno trascorso da quando caracollava sulle tavole del teatro Principe. In un mondo teatrale cosi sconnesso, Totò rimane un punto fermo. E’ certo un attore inimitabile, che non è mai volgare, perchè i suoi gesti più volgari diventano arabeschi da contorsionista e le sue battute hanno la forza delle domande stupide. Oggi Totò è talmente definito che si è messo a fare un film dietro l'altro, non avendo nemmeno bisogno di una trama ma di una situazione. I titoli dei suo film recenti (Fifa e arena, Totò le moko, Totò cerca casa) fanno pensare che il suo pubblico non sia di eccessive pretese per quanto riguarda le storie, che vada al cinema per veder muovere, scattare, ridere Totò, come gli ha visto fare in teatro: libero dall'osservanza di un testo, padrone di fare e di dire ciò che vuole. Perlomeno, sullo schermo Totò dà questa piacevole sensazione, di inventarsi la parte man mano che il film procede. Come per la serie infantile di Pinocchietto, arriveremo a un Totò al Polo Nord, a un Totò garibaldino, a un Totò nel serraglio. I suoi incontri sono ormai fissati dalla pratica, e anche i personaggi .di contorno: una bella ragazza, un rivale, un amico (o «spalle»), che gli prepara le battute e sopporta ogni guaio. Totò si veste da donna, da bandito, da artista, da torero. Non ci sono limiti ai suoi travestimenti, e nemmeno ai suoi film, che ripropongono la vecchia «comica finale». Se il progresso cinematografico supererò alcune difficoltà pratiche, Totò potrà darci un film nuovo ogni sera.

Ennio Flaiano, «Il Mondo», 31 dicembre 1949


«Fifa e arena», di Mario Mattoli, ossia Siviglia napoletanlzzata; Totò e il suo prognatismo spiegati al popolo iberico e applicati alle corride. E' una piccola enciclopedia della paura ridicola: i lazzi, le smorfie e le contorsioni di un comico teatrale sono qui esasperati in una traduzione cinematografica che, senza emulare modelli celebri, (le famose paure di Charlot perseguitato dagli omaccioni e dal destino; le paure insigni di Harold Lloyd appeso al grattacielo e di Buster Keaton percosso dai poliziotti), suscita le risate. Strepitosi trucchi attenuano la presa di questo film: la lotta di Totò, mutato in torero, con una bestia inferocita è troppo visibilmente un duello con un simulacro di legno. Ma per via di quelle indulgenti risate, delle grazie di Isa Barzizza e del fatto che, essendovi molte comparse, « Fifa e arena » ha dato lavoro a parecchia gente. Mattoli riesce a sottrarsi al pollice verso.

Arturo Lanocita, «Il Nuovo Corriere della Sera», 4 gennaio 1949


In questo film il distacco fra ciò che Totò potrebbe essere e quello che è [...], la differenza fra il Totò ideale e quello reale è talmente enorme da farci rimpiangere di averlo visto.

Alberto Mondadori, «Tempo», n. 3, 15 gennaio 1950


1948 12 30 La Stampa Toto al giro d italia T L

«La Stampa», 30 dicembre 1948


Bartali e Coppi si danno al cinema - Firenze, 13 settembre - Approfittando della forzata sosta agonistica di Bartali e Coppi, la casa cinematografica che aveva stabilito di fare un film coi due campioni e Totò ha accelerato i tempi. Così Bartali accompagnato dalla moglie, è partito in auto alla volta di Roma. Mentre Coppi è transitato ieri notte in treno da Firenze.
I due corridori prenderanno visione del copione e riceveranno le prime istruzioni, quindi avrà inizio il loro nuovo lavoro a Roma, mentre gli esterni saranno girati sulle colline di Firenze.

«Il Nuovo Corriere della Sera», Milano, 14 settembre 1948


Sono balorde imprese che magari vi faranno sorridere, ma non vi divertiranno eccessivamente. Fotografare il Totò del palcoscenico non basta: bisognerebbe cercare di dargli una consistenza cinematografica, ammesso che sia possibile. [...]

Gigi Michelotti, «Nuova Gazzetta del Popolo», 31 dicembre 1948


Faust vendette l'anima per astratte ambizioni di conoscenza e. come tutti sanno, pagò cara la propria scommessa. Il prof. Totò Calamandrei, figlio di un secolo meno illuminato, ma in compenso molto più pratico, rischia di compromettersi con il demonio per i begli occhi di Isa Barzizza rischia soltanto e si ferma in tempo. [...] Lo dimostra giocosamente Totò in questo suo ultimo film, dove i trasporti sentimentali sì avvicendano alle più indesiderate glorie ciclistiche, ai più demoniaci battibecchi e alla costante paura del protagonista di dover veramente rispettare il proprio faustiano contratto e addentrarci nel reame di Belzebù. [...] (la trama) sarebbe piaciuta anche a Sartre, ma temo che in questo Girardengo controvoglia e sempre alle prese con il diavolo, lo scrittore esistenzialista avrebbe visto il personaggio ideale per un nuovo «dramma dell’assurdo» stile Huis Clos. Nel qual caso Totò sarebbe incorso in grossissimi guai: se non all'inferno, certo al manicomio. Egli invece ha preferito la strada più comoda, facendone soltanto una comica all'italiana, vale a dire un filmetto senza pretese e tutto da ridere, che la regia di Mario Mattoli ha condotto con lodevole discrezione. Oltre a Isa Barzizza una Mìss Italia piuttosto ingombrante e la intera squadra dei campioni del "giro".

al.or., «Il Messaggero», 6 gennaio 1949


Qui, siamo caduti molto in basso. Mattoli e C. hanno voluto sfruttare Totò, la solita Barzizza, hanno messo dentro anche Miss Italia poi Bartali, Coppi, Bobet, Schotte e ne hanno fatto un intruglio... che Dio ci scampi e liberi.
Il pubblico intervenuto ieri sera era prevalentemente maschile, ma non giuriamo si sia divertito molto e neanche quella parte formata di ragazzi che per Bartali e Coppi fa a pugni. Mattoli e C., fermatevi, se no la china vi travolgerà. O riuscite a risalirla oppure la vostra reputazione ne sarà compromessa. Però questi atleti, che mediocri attori!

c. tr., «Il Popolo», 6 gennaio 1949


[...] L'elemento di successo cui la regia di Mattoli è sembrata particolarmente mirare è stato, oltre che la presenza di noti campioni del ciclismo, L'interpretazione tutta smorfie, attuzzi, lazzi e guizzi dell'irresistible Totò, in grazie del quale la vicenda, labile e quasi improvvisata, ha acquistato, a volte, un sapore di comicità schietta e festosa; ovviamente, però certi suoi atteggiamenti li gradirei di più sulle tavole d'un palcoscenico che non sullo schermo, dove sarebbe spesso più utile una maggiore misura a servizio, inoltre, di cause un po’ più degne. Comunque i doveri della cronaca m'impongono di registrare, caloroso ed euforico, il consenso del pubblico.

Gian Luigi Rondi, «Il Tempo», 6 gennaio 1949


I cinematografari stanno riscoprendo la leggenda di Faust [...]. Metz, Marchesi e Steno, con la collaborazione registica di Mario Mattoli, l'hanno rispolverata, contaminandola con meno concettosi motivi pseudo-sportivi, per farne la «molla» di questo Totò al giro d'Italia [...] Su questo filo conduttore, ch'è spesso confuso e arruffato, e con la collaborazione non certo disinteressata di moltissimi assi del pedale, Mattoli ha costruito un filmetto agitato e frettoloso come di consueto, che il pubblico ha accolto con sonore risate.

Caran [Gaetano Carancini], «La Voce Repubblicana», Roma, 7 gennaio 1949


E’ facile Immaginare che cosa Totò possa rendere in comicità con la sua bazza. I suoi lazzi, la sua compassata buffoneria nella parte di un professore che, fatto un patto col diavolo, si iscrive per amore al giro ciclistico d'Italia e sbalordisce tutti, vincendo donchisciottescamente tutte le tappe, meno l'ultima, poiché il gioco non vale più. [...] a Totò fanno ancora corona non solo Isa Barzlzza e miss Italia 1948, Walter Chiari e Baseggio, ma gli autentici assi del pedale: Bartall. Coppi, Magni, Schotte, Cottur, e tutta una popolazione di autentici personaggi sportivi, Consolini e Nuvolari compresi. Qualcuno anzi si presta anche a dire battute e a cantare strofette. Il film, diretto da Mattoli, cerca il suo successo nell'amenità del casi, ma anche nell'interesse del tifosi per i loro beniamini.

«Corriere della Sera», 15 gennaio 1949


Altri artisti


Articoli d'epoca


Articoli d'epoca, anno 1948

La rivista di Totò al Teatro Nuovo

Totò è stato studiato con la lente da Zavattini. La sua è, all’inizio, una comicità da invertebrato; la sua prima immagine è un metro snodato, di quelli...
O. V. (Orio Vergani), «Corriere della Sera», 23 gennaio 1948

Le Vocazioni di Totò

Da ragazzo voleva farsi prete e studiò in seminario; più tardi divise la sua vita fra due grandi vocazioni: quella di fare il principe e quella di fare Totò
Vittorio Bonicelli, «Tempo», 14 febbraio 1948

Pioggia di croci e commende sulla democrazia

Don Marziano II risponde al Principe Don Antonio de Curtis dei Griffi Focas — in arte «Totò» — che rivendica per sé, a seguito della surricordata morte del...
Giorgio Visconti, «Tribuna Illustrata», 16 maggio 1948