Articoli & Ritagli di stampa - Rassegna 1952


Rassegna Stampa 1952


Totò


1952 03 03 La Stampa Toto Articolo Antonio Franca LRoma, lunedì sera.
[...] Ecco che si annuncia, almeno ufficiosamente, un altro matrimonio: quello di Totò, cioè S.A.I. il Principe Antonio de Curtis comneno Focas.
Il notissimo attore comico si è fidanzato con una stellina del firmamento cinematografico italiano la quale ha superato brillantemente la prova di Hollywood: Franca Faldini, italo-americana, 22 anni, appena tornata dalla Mecca del cinema.
Totò conosceva Franca Faldini fin dai tempi del suo impiego di segretaria dell'attore americano Errol Flynn. In America la bella attrice venne eletta recentemente ”Miss torta di formaggio” e fu definita dalla giuria ”la più bella italiana degli Stati Uniti”.

«La Stampa», 3 marzo 1952


«La Stampa», 5 marzo 1952


«L'Arena», 6 marzo 1952


«L'Unità», 20 marzo 1952


1952 04 13 Momento Sera Toto a colori T L

[...] Questo comico che pure avrebbe possibilità e capacità di rinnovarsi, non esita davanti al fastidio della ripetizione. E continua a compiacersi della sboccata platealità. Se si ride? Certamente, ma a condizione di vergognarsi, talvolta, di aver riso.[...] In complesso il Totò usuale della farse. L'esperimento del colore, come procedimento italiano, ha la discontinuità e le incertezze di tutti gli esperimenti.[...] Per tentare le vie del colore il cinema italiano ha fatto ricorso a Totò e dal suo repertorio di rivista ha tratto alcune macchiette che, affidate ad un unico filo conduttore, potessero dar luogo a un film spensierato. L'interesse del film, perciò, è tutto nelle virtù comiche di Totò.

Arturo Lanocita, «II Nuovo Corriere della Sera», Milano, 9 aprile 1952


Con Totò, la signorina Snob. Un film di cui sia interprete Totò non contempla, normalmente, altri interpreti; tutti sono messi lì, attorno a lui, per tenergli bordone. Accadeva nei film in bianco e nero, non c'è ragione alcuna perchè non debba accadere anche in Totò a colori, di Steno. Tuttavia, fra i tanti che s'incontrano In questa pellicola, ci incuriosiva specialmente il debutto cinematografico di un'attrice nota agli ascoltatori della radio e, da qualche tempo, anche ai frequentatori dei teatri: la «signorina Snob», ovvero Franca Valeri. Il regista le ha dato una parte modesta e ho l'impressione che l’operatore l'abbia mal fotografata; quanto s'è visto é sufficiente, tuttavia, per giudicare che l'avvenire della Valeri non sia legato al cinematografo. A meno che l'orgasmo non l'abbia tradita, il suo esordio, per quanto riguarda le possibilità espressive del volto, promette poco. Si confermano, invece, il piccante gusto della sua voce che spiritosamente contraffà quelle delle preziose ridicole di oggi, le salottiere posatrici; e il gusto pittoresco delle sue battute, tra la caricatura e il grottesco. E' chiaro che la Valeri è limitata, che la sua parte è una sola, che se ascoltarla è gradevole, vederla lo é meno; ma questo non impedisce che in film farseschi come Totò a colori il suo sia un apporto d’intelligenza. Un intervallo sarcastico inserito nelle pellicole di comicità grossolana non può che giovare; e sorridere é talvolta meglio che ridere. In quanto al film, non à che una razione del Totò burattino e un tantino surrealista che conosciamo fin troppo, antologia di tutti i divertimenti teatrali e cinematografici nel quali egli si è prodigato finora: stesse situazioni, stesse smorfie, spesso stesse battute. Soltanto, stavolta cambia li condimento: i colori costituiscono la novità di questa pellicola non nuova. Tecnicamente, si tratta di una prova, con il procedimento Italiano. Si giudicherà al secondo film, quando la fase sperimentale sarà conclusa.

Art., «Corriere d'Informazione», 10 aprile 1952


Il primo lungometraggio italiano a colori avrebbe meritato cure maggiori, sia nel soggetto che nella realizzazione. E invece la trama soffre di lungaggini e in alcune situazioni di scarsa originalità e la regia punta più spesso sullo sketch che sull'azione. Tuttavia lo spettacolo c'è e richiama il pubblico, specialmente per merito dell'inimitabile e sempre bravo Totò.

Gian Luigi Rondi, «II Tempo», Roma, 13 aprile 1952

1952 09 19 L Azione Censura Toto a colori Critica intro

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

« Egregio signor Direttore,

Le voglio descrivere una scena avvenuta martedì pomeriggio al Cinema Vittoria dove si proiettava «Totò a colori». Studenti, genitori e ragazzi erano accorsi numerosi: e almeno suppongo che l'attrattiva sia stato Totò e non un tempo piovigginoso e freddo di autunno precoce!...

Ed ecco l'interessante: prodotto dalla stessa casa Ponti - De Laurentiis si proiettò anche un documentario di arte. Non Le so dire nulla delle parole di commento perchè un fragore di risate è scoppiato improvviso: un urlo organizzato a non finire, uno strepito e un frastuono di gente che si divertiva o protestava. Succedeva questo: venivano proiettati quadri che avevano esattamente tutto per essere pornografici, e osceni.

Signor Direttore, è lecito questo? E’ lecito cioè offendere la semplicità dei ragazzi e la serietà dei galantuomini?

Sono poi uscito dal cinema verso le 16.30 e vicino a me c'erano due ragazzi: uno guardando l’orologio ha allungato il passo perchè diceva che doveva essere a casa per le quattro, lo — mi lasci dire anche questo! — ho pensato che i genitori avrebbero perdonato facilmente il ritardo del loro ragazzo, ma più difficilmente chi produce e proietta pellicole che gli fanno del male.
Con ossequio.
(Segue firma)

«L'Azione», 19 settembre 1952


«La Stampa», 26 maggio 1952


Il Principe Antonio de Curtis, più noto con il nome d'arte di Totò, è da ieri sera nonno. La figlia diciannovenne del celebre comico napoletano e della sua prima moglie ha dato infatti alla luce nella clinica Quisisana ai Parioli un bel maschietto, cui sarà imposto il nome di Antonio Salvatore.

Sia la signora Liliana De Curtis, sposa il giovane industriale Gianni Buffardi, figliastro di Carlo Ludovico Bragaglia, che il neonato godono ottima salute.

«La Stampa», 17 luglio 1952


1952 07 16 Corriere della Sera Toto nonno L

Roma, 16 luglio

Il noto attore comico Totò è diventato nonno per la prima volta. La figlia unica (avuta dalla prima moglie, da cui è divorziato) Liliana Buffardi, di 19 anni, la quale ha sposato l'industriale Gianni Buffardi, 23enne, ha dato ieri sera alla luce un bambino.
Il lieto evento è avvenuto in una clinica romana. Al neonato verrà dato il nome di Antonio Salvatore.
La stanza della puerpera è già invasa dai fiori.

«Corriere della Sera», 17 luglio 1952


1952 10 17 Il Messaggero Toto e i re di Roma T LDopo Il cappotto di Gogol, adattato a Rascel, è la volta di Cecov, da due racconti del quale è dato tratto questo film che dà modo a Totò di abbandonare la vecchia formula, del lazzi buffoneschi fine a loro stessi par impersonare questa volta la figura quasi patetica di un impiegato ministeriale [...] Il racconto anzichè in chiave di satira, e poteva riuscire finissima e garbata, è svolto in chiave di farsa, a volte polemica, con lungaggini a squilibri accanto a qualche trovata inopinatamente felice, che fa rimpiangere maggiormente quello che avrebbe potuto essere tutto il tono del film. Il pubblico ad ogni modo ride e si diverte lo stesso. Accanto a Totò sono Anna Carena, Alberto Sordi, Aroldo Tieri, Giulio Stival, Giovanna Pala. La regia è di Steno e Monicelli.


Vice, «Il Messaggero», 19 ottobre 1952


Ieri Rascel chiedeva ispirazione a Gogol per proporci in una equivoca chiave d’umorismo il dramma del piccolo impiotato; oggi lo stesso dramma ce lo propone Totò sulla scorta, nientemeno, di Cecov e in una chiave anche più apertamente farsesca. Cecov, pero, in questo film è presente solo con lo schema esteriore e molto travisato di due suoi racconti fusi insieme, e ancora una volta a predominare nella vicenda e a improntarla di sè è unicamente Totó con i suoi caratteristici atteggiamenti comici e il suo facile spirito parodistico. [...] Naturalmente la paradossale conclusione e le situazioni che abbastanza disordinatamente la precedono sono vistosamente condite di facili spunti ispirati alla più convenzionale contingenza politica e alla parodia di un certo costume burocratico; ad essi si alternano momenti di più sommessa polemica, ma i loro argomenti finiscono per stridere come insinceri e voluti in un clima dove anche il dolore umano sembra diventato motivo di spasso; se qualche volta, tuttavia, giungono a suscitare, dopo le risa, un'ombra di emozione nel pubblico il merito è da attribuirsi alla interpretazione di Totò che, anche senza approfondire il suo personaggio, ha saputo qua e là rivestirlo di note abbastanza patetiche. Al suo fianco Anna Carena, Giulio Stivai, Aroldo Tieri, Alberto Sordi. Regia di Steno e Monicelli.

«Il Tempo», 19 ottobre 1952


Il cinema sembra cercare nei racconti russi del passato gli spunti per la biografia dei burocrati Italiani d’oggi. Ieri un eroe di Gogol suggeriva a Lattuada Il cappotto: oggi altri umiliati e offesi del tempo zarista. I protagonisti di due racconti al Cechov («La morte dell'impiegato» ed «Esami di promozione»), si unificano in Ercole Pappalardo» protagonista del film Totò e i re di Roma, diretto, da Steno e Monicelli. Mosca, in questo caso, illumina Roma. Ai suggerimenti di Cechov, Steno e Monicelli hanno aggiunto barzellette e «gags» di loro invenzione; il maggiore interprete, Totò, ha irrobustito il dialogo con le battute a soggetto, che sono la sua specialità; sì che il film risulta una mescolanza pittoresca di spiritosità [...] Infarcito degli umori di molta letteratura, di molto giornalismo umoristico e di molto cinema, il film è un mosaico di cose viste. C'è dentro di tutto, ma specialmente c'è Totò, il Totò delle riviste, con brillanti e meno brillanti richiami dall'attualità politica e una non celata tendenza alla polemica dei nostalgici. Qualche episodio, e cosi i due funerali, quelli di un morto e quelli di un vivo, risultano spassosi: la morte fa allegria, nelle nostre pellicole comiche. La sostanza del film, tuttavia, è risaputa e dimessa. Con Totò, nel panni del superiore burbanzoso, c'è Giulio Stivai, che ha la stessa parte nel Cappotto: e c’é, piena di scatti divertenti, la brava Anna Carena, attrice di buone possibilità. Senza contare che Totò è padre di cinque figlie, e immaginarsi se, per un film del genere, non si tratti di ragazzone insofferenti del peso del vestiti.

lan. (Arturo Lanocita), «Corriere della Sera», 10 dicembre 1952


"E poi si dice che uno si butta a sinistra" è l'intercalare dell'archivista Ercole Pappalardo, protagonista del film "Totò e i re di Roma", di Steno e Monicelli; ossia, praticamente, é l'intercalare di Totò. Ma un impiegato statale non si butta mai a sinistra, almeno a Roma; al contrario, come sembra accadere a Totò, si butta proprio dalla parte opposta, quella del nostalgici; e il risultato non cambia. Questi accenni all’attualità politica danno alla pellicola un sapore da rivista, come del resto, accade spesso al lavori in cui ha parte Totò; e s'innestano male nel nucleo principale del racconto, suggerito da due vecchi racconti russi, di Cechov. Comunque, sono accenni che pongono allo spettacolo precisi limiti, apparentandolo con i toni dei settimanali umoristici, familiari al due registi del film. [...] Ogni tanto si ride; ancora una volta, c’é Totò a provvedere. Ma guai a mettersi in mente che la polemica sociale alimenti "Totò e i re di Roma". Che un capo-archivista, padre di famiglia numerosa, sia pagato male è cosa indegna; ma che il capo-archivista, per trent’anni, abbia frodato lo Stato, nascondendo la sua inettitudine e il suo inguaribile analfabetismo, altrettanto indegna. Quelli che hanno un'idea piuttosto poco lusinghiera della burocrazia ministeriale non la cambieranno dopo questo film comico, e non è giusto. I film di Totò servono a un’ora di spasso, anche se sono insipidi come questo è spesso, ma le idee non si confermano nè si mutano con l’aiuto d'una cinematografia tanto lontana da ogni attività del pensiero.»

Art., «Corriere d'Informazione», 11 dicembre 1952


[...] Con Totò e i re di Roma i due registi sono rientrati negli schemi deprecati e il comico napoletano è tornato alla sua ormai scontata maniera farsesca e marionettistica. Con un'attenuante, però: che questo film - come già Guardie e ladri - sì discosta, sul piano del contenuto, dai soliti pasticci a base di gambe nude (in verità, ci sono anche le gambe nude, ma ad esse è riservato un posto marginale). Nei titoli di testa si legge il nome di Cechov: un semplice pretesto. Se negli autori c'era, per caso, la vaga intenzione di erigere una specie di contraltare a Il cappotto (1952) di Lattuada (dove l'origine letteraria è Gogol), contrapponendo al copista Rascel l'archivista Totò, essa è miseramente fallita [... ]».

Franco Zannino, «Rassegna del film», 11 febbraio 1953


1952 12 23 Il Messaggero Toto e le donne T2 LNon e' un film. E' una specie di festino in famiglia tra Totò e i suoi mille e mille tifosi. La farsa, basata sulle battute e le prestazioni che fecero e fanno la popolarità del comico sul palcoscenico, vuol essere una antologia di lamentazioni sulla vita del marito e dell'uomo in genere seviziato dal sesso debole. E' un film grossolano ma fa ridere a crepapelle.

Alfredo Orecchio, 1952


Stavolta non siamo al cinema ma a una conferenza. E' sulla cattedra il celebre professor Totò, con la sua mutria a scaleno, e infatti indirizzandosi direttamente al pubblico egli comincia sin dal principio a sviluppare la sua tesi, essere il genere femminile un genere abominevole e pestifero [...]

Filippo Sacchi, «Epoca», dicembre 1952


Misoginia di un comico in Totò e le donne, di Steno e Monicelli. [...] Tutti i difetti attribuiti, equamente o no, alle donne, vi sono illustrati, con grottesche deformazioni: l'intolleranza, l'avidità, l'ipocrisia, l'ambizione, l’esosità. Ave Ninchi, moglie urlona ed esuberante, offre con allegria i prosperi fianchi alle critiche e controbatte con attacchi egualmente violenti indirizzati al mariti. Lea Padovani, Giovanna Pala, Franca Faldini sono le altre seviziataci di uomini; Peppino De Filippo, come Totò, accetta con rassegnazione le sevizie. A tratti il film fa qualche concessione alla volgarità; il suo tono è quello dello spettacolo di rivista, pepato e sboccato; non dispiacerà ai fedelissimi di Totò.

lan. (Arturo Lanocita), «Corriere della Sera», 24 dicembre 1952


Tema obbligato di questa farsa che ha Totò come protagonista, sono le donne, i loro difetti, i loro strepiti e loro grida. moglie, figlia o cameriera che sia virgola la donna, infatti, non avrebbe altro fine che vessare con le sue mani e, uomo che le sta vicino, costretto spesso a rifugiarsi in soffitta nella speranza di trovare da su un po' di pace. Eppure, quando le preghiere al barbuto Landrou, uccisore di donne a mazzetti, e, protettore, quindi, degli uomini, sortiscono l'effetto desiderato e la moglie fa le valigie per tornare da l'infausta madre, allora l'uomo dimenticati difetti ne ricorda le virtù, la rimpiange e corre a riportarla sotto il tetto coniugale.
Una farsa, come si è detto, e di quelle che molto da vicino ricordano con le loro battute e le loro situazioni, il varietà o la rivista, ma Totò, si sa, ha sempre il suo pubblico fedele che, anche questa volta è corso all'appuntamento per ridere e divertirsi. Le interpreti sono Ave Ninchi, Lea Padovani, Giovanna pala e Franca faldini punto regia di Steno e Monicelli.

Vice, «Il Messaggero», 25 dicembre 1952


[...] Totò è un comico capace di muovere al riso e alla distensione qualunque severissimo censore, ma dov'è ancora, quando pretende di trasportare sullo schermo scherzi e Lazzi ormai vecchi perfino sui palcoscenici dell'avanspettacolo. Forse la colpa non è sua, d'accordo: cerchino dunque i soggettisti di trovare qualcosa di nuovo per lui, sennò apprezzano come merita e come è loro preciso dovere di fare. [...] Oltre a Totò, si producono Peppino De Filippo, Ave Ninchi, Giovanna Pala, Franca Faldini. Compare in una simpatica e fuggevole caratterizzazione la bravissima Lea Padovani. Si omettono, per carità di Patria, i nomi degli autori del film.

Vice, «Momento Sera», 27 dicembre 1952


1952 11 22 La Guida Cuneo Critica titolo 

Sappiamo che alcuni cuneesi sì sono risentiti dei continui, il più delle volte inutili, accenni a Cuneo che Totò ha nei tuoi repertori umoristici. Il noto comico non s'accorge che il suo «luogo comune» non ha quel magnetismo ch'egli pensa. Ma a parto questo; quando la battuta diventa petulante e un po' offensiva il comico intelligente la archivia per non cadere nel comune, nel volgare e nel pericoloso.

«Signor Totò, non costringa migliaia di persone a compiangerla nel risentire per l'ennesima volta, in un Suo nuovo film o trasmissione radio, la battuta del militare a Cuneo!»

così conclude la lettera in nostre mani.

«La Guida», 22 novembre 1952


1952 12 21 Momento Sera Beneficenza LL'iniziativa di offrire per il Natale mille pranzi ai bambini poveri di Roma, è entrata nella fase organizzativa, dopo aver raccolto il consenso d'adesione di molte personalità.

Il principe Antonio de Curtis, o meglio ancora il popolare attore Totò, ha inviato a "Momento Sera" la seguente lettera:

«E’ per me un ambito premio poter partecipare moralmente e materialmente con 250 pranzi a questa meravigliosa iniziativa benefica a favore di tante creature diseredate dal destino. Tutta l'umanità cristiana dovrebbe sentire l'ardente desiderio di soccorrere questi nostri piccoli fratelli a molti dei quali oltre al giocattolo, mancherà quel giorno una minestra calda e una frutta.

Questa generosa iniziativa, voluta e curata con tanto amore dall'amico carissimo Barone Cini da ormai cinque anni, voglia essere un appello di solidarietà cristiana a tutti i buoni, perché il giorno di Natale, giorno di bontà, di pace e di felicità, entri nei cuoricini di tanti bimbi bisognosi un raggio di sole e di gaiezza.

Ogni bambino ricco si senta in quel giorno vicino al fratellino povero, per dividere con lui doni festosi avuti in premio dei genitori.

Se impegni di lavoro non mi terranno lontano da Roma sarò felicissimo di passare un'ora con i cari beneficati.»

«Momento Sera», 21 dicembre 1952


«Momento Sera», 25 dicembre 1952


1952 12 21 Il Tempo Nobilta intro

Dicembre 1952. Totò contro Marziano II di Lavarello ed il suo seguito di consulenti e assistenti. Oltre a difendersi dall'accusa di diffamazione e di appropriazione impropria di titoli nobiliari, ha denunciato Marziano II per diffamazione a mezzo stampa. A piè di pagina, tutta la rassegna stampa. 


Altri artisti


Articoli d'epoca


Articoli d'epoca, anno 1952

Totò: siamo uomini o caporali?

Introduzione autografa al libro 'Totò: siamo uomini o caporali?'
Antonio de Curtis, prefazione a "Totò. Siamo uomini o caporali?" con Alessandro Ferraù e Eduardo Passarelli, Capriotti, Roma 1952

Come nasce Totò, raccontato da Totò

Dal 1921 feci per un paio d'anni la commedia dell'arte, poi fui nel varietà, diventai una vedette e finalmente ebbi il piacere di passare alla Sala Umberto I...
Antonio de Curtis, "Totò. Siamo uomini o caporali?" con Alessandro Ferraù e Eduardo Passarelli, Capriotti, Roma 1952

Recensione del film «Guardie e ladri»

Tra americani truffati, pacchi dono, il film è pieno di queste suggestioni che il pubblico carpisce al volo e di cui ride amaro...
Corrado Alvaro, «Il Mondo», 5 gennaio 1952

«Guardie e ladri» breve recensione al film

Se per qualche merito, oltre che per l'interpretazione di Totò, sarà ricordato «Guardie e ladri», sarà per aver tentato di allargare i confini del genere comico
«Vie Nuove», anno VIII, n.1, 6 gennaio 1952

Sposerà Totò la «bella di Via Veneto»

La futura sposa del principe-attore è una meravigliosa ragazza che ha compiuto i ventun anni da pochi giorni. I suoi grandi occhi verdi, i lunghi capelli neri..
«Il Messaggero», 4 marzo 1952

Galeotta fu «la suocera»

«Oltre la bellezza di Franca, mi colpì l'aspetto dolcissimo della madre: una vera santa».
c. l., «La Stampa», 5 marzo 1952

Una bionda diciannovenne contende l'impero a Totò

Intanto sono sbocciati nuovi pretendenti al trono di Bisanzio, si tratta di una pretendente: la bionda imperatrice Maria Teresa Ily Dites Lule Argondizza-Tocci.
Luigi Cavicchioli, «Oggi», anno VIII, n.38, 18 settembre 1952

Una ragazza è la nuova pretendente del trono di Bisanzio

Nella vicenda della legittimità al trono di Bisanzio, fra Totò e Marziano II di Lavarello si frappone Maria Teresa Ily Dites Lule Argondizza Tocci, una giovane
«La Stampa», 22 agosto 1952 - «L'Avanti», 22 agosto 1952 - «L'Unità», 18 settembre 1952

Anche una ragazza vuole il trono di Bisanzio

La principessa Maria Teresa-Stella Mattutina-Fiore Tocci è entrata in gara con Totò e con Marziano II e col romano Sanmartini...
Ugo Moretti, «Epoca», anno III ,n. 109, 8 novembre 1952

Processo e condanna di Marziano di Lavarello ed i suoi consulenti

Cinque anni di reclusione sono stati inflitti dal Tribunale alle tre persone che, nel giugno 1951, misero in dubbio la discendenza imperiale di Totò...
«Il Giornale dell'Emilia», 4 dicembre 1952, Arnaldo Geraldini, «Corriere della Sera», 6 dicembre 1952, «Corriere dell'Emilia», 6 dicembre 1952, Arnaldo Geraldini, «Corriere della Sera», 21 dicembre 1952, «Il Tempo», 21 dicembre 1952, Arnaldo Geraldini, «C