Articoli & Ritagli di stampa - Rassegna 1967


Rassegna Stampa 1967


Totò


1967 02 22 Corriere della Sera Le streghe T L

«Corriere della Sera», 22 febbraio 1967 (Data distribuzione 15 febbraio 1967)


La Mangano «strega» con regia di Pasolini - Suo « partner » sarà Totò.

«L 'ultimo episodio del film «Le streghe», interpretato da Silvana Mangano, sarà diretto da Pier Paolo Pasolini. Il regista, tornato in questi giorni dall'America, comincerà i girare il 10 ottobre appena Silvana Mangano rientrerà la Nuova York dove si è recata con le figlie e il marito per l’anteprima mondiale del film «La Bibbia». Partner della strega pasoliniana sarà Totò. I due primi episodi del film sono stati diretti da Luchino Visconti e Vittorio De Sica»

«Corriere della Sera», 28 settembre 1966


«La morale del film che l'autore ci dice essere tratta dalla filosofia indiana, non è, come parte delle critica militante fu portata a scrivere, 'rinunciataria o nichilistica', poiché non c'è nessun accenno di pessimistico consenso con quella affermazione: semmai, con fin troppa ironia, vi si ritrova un malcelato invito a non accettare la logica imperante, ad essere lunari quel tanto che basta per prendere le distanze dai tentacoli mostruosi del nonsenso sociale e dei suoi schematismi da marionette. La forma fiabesca stigmatizza dunque la falsità della vita, una vita perduta, sepolta in un mare di grotteschi comportamenti e necessità secondarie [...]»

da S. Murri, Pier Paolo Pasolini, Il Castoro-l'Unità 1995


«"Le streghe" sono cinque perchè cinque sono gli episodi, ma la protagonista è sempre Silvana Mangano, di volta in volta esplorata da registi di cartello: Visconti, Bolognini, Pasolini Rossi, De Sica. Complessa e varia la tastiera, che dà modo alla protagonista di apparire annoiata, elegante e sofisticata, esaltata, egoista e cinica, tenera, ribelle e rassegnata. [...] Pasolini si esercita in una «fiaba moderna», con iterazioni pagliaccesche e con l'efficace intervento di Totò, per dimostrare che «vivere o morire è lo stesso», non senza sarcastica e lugubre ironia, ma con esiti alquanto sconcertanti. [...]»

V. «Corriere della Sera», 23 febbraio 1967


«Una grana per "Le streghe". Visconti chiede il sequestro del suo episodio

Grana giudiziaria in vista per il film « Le streghe ». Esattamente per l’episodio diretto da Visconti « Una strega bruciata viva ». Nella realizzazione di Visconti, l’episodio che nel film occupa il primo posto, aveva la durata di 42 minuti. Per accordi intervenuti fra il produttore ed il regista su richiesta del primo, esso venne ridotto a trenta minuti, e così rimase stabilito.[...]»

«Il Messaggero», 24 febbraio 1967


«[...] Pasolini improvvisa un teatrino da paese dei balocchi, con Totò che somiglia a Pampurio e la Mangano ala fatina dai capelli turchini [..] Bello , forse geniale . L'invenzione poetica è costante , il gusto è squisito . La Mangano e Totò deliziosi nel lungo balletto burlesco [...]»

Onorato Orsini, 1966


«[...] Ma non si può forse chiedere troppo alla rapidità charlottiana [...] di questa cosetta, ma però bellina, rallegrata da un grande Totò pienamente uomo proprio quando è più liberamente maschera come nei suoi giorni migliori [...]»

Goffredo Fofi


La morte di Totò

Le condoglianze di Saragat

Roma, 15 aprile.

Il presidente della Repubblica ha fatto pervenire alla signora Franca Faldini De Curtis il seguente telegramma: «La scomparsa del grande e popolare attore Antonio De Curtis è un grave lutto per il teatro ed il cinematografo italiano e rattrista gli innumerevoli spettatori che per lunghi anni hanno ammirato ed amato i suoi straordinari mezzi espressivi al servizio di una profonda sensibilità artistica ed umana. Associandomi al lutto del mondo dello spettacolo, invio a lei e ai familiari tutti l’espressione del mio vivo cordoglio».

«Corriere d'Informazione», 15 aprile 1967

1967 04 30 Novella 2000 Morte Toto intro 

Totò è morto mentre stava girando il film «Capriccio all'italiana», nel quale fa diversi travestimenti per adescare i capelloni e raparli a zero. «E' un film come tanti altri che ho interpretato», ci aveva detto Totò quando gli abbiamo parlato l’ultima volta per telefono: «Vale poco. Ma io questi film li ho sempre fatti lo stesso, perché so che piacciono al mio pubblico. La gente, quella che viene a vedere i miei film, ama la risata semplice, la storia banale, senza problemi. E io do al mio pubblico quello che vuole da me: ho fatto così per tutta la mia carriera. I film di valore che ho interpretato si possono contare sulla punta delle dita. Quelli che mi stanno più a cuore sono Arrangiatevi di Bolognini e, naturalmente. Uccellacci e uccellini. Dico naturalmente, perché è per questo film che ho avuto tanti premi, tantissimi. Sa, finalmente dopo quarant'anni di carriera sono stato riconosciuto il migliore attore dell’anno. Sono proprio soddisfatto. Inoltre tutti i mercoledì, per radio, vengono trasmesse le mie canzoni. Perbacco, è importante: io alle mie canzoni ci ho dedicato buona parte della mia vita, nei loro versi si ritrovano la mia felicità, la mia amarezza, i miei ricordi, E' proprio un anno fortunato questo per me: fra qualche mese andrà in onda per televisione un mio show, il primo show della mia vita. Poi fra qualche settimana Mina mi inviterà a Sabato sera, per fare l’ospite d’onore. Tutti mi vogliono, perbacco. E io vado, perché per me il lavoro è tutto. Mi fa male lavorare, dovrei starmene in casa buono buono, in silenzio e non pensare a niente. Non sto tanto bene, vede: in questi giorni ho un tremendo raffreddore. Ma io lavoro lo stesso, sennò mi sentirei inutile. Perbacco, se mi togliete questa gioia che cosa mi resta più nella vita? lo ho sessantanove anni, perbacco ».

Due giorni dopo Totò moriva. E noi lo ricordiamo così: allegro, felice, tranquillo, soddisfatto di sé e della sua carriera, come il Totò dei suoi film.

S.M. «Novella 2000», anno XLVIII, n.18, 30 aprile 1967


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In nove trasmissioni vengono presentate le più famose scenette che costituirono per tanti anni in teatro i «cavalli di battaglia» di Totò. Diverse battute però sono cadute sotto le forbici della censura televisiva.

Carlo Galimberti, «Tribuna Illustrata», anno LXXVII, n. 19, 7 maggio 1967


Quest'anno l'Italia è presente in gran forza al festival di Venezia: cinque film scelti dal professor Chiarini e dalla commissione selezionatrice sono un record forse mai raggiunto, se la memoria non ci inganna. È evidente che una partecipazione così nutrita comporta il rischio di togliere spazio a film di altri paesi e a trasformare sempre più Venezia in una pedana di lancio per i migliori prodotti nazionali, ma si comprendono al contempo quelle che sono state le intensioni degli organizzatori: in un periodo di crisi, conferire risalto agli sforzi creativi più nobili, interessanti e generosi

Il padre di famiglia

«Il padre di famiglia» rientra, invece, nella categoria della commedia di costume, ma a differenza di tanti intrattenimenti che vanno per la maggiore si annuncia costellato di annotazioni pungenti, uno specchio in cui si rifletteranno virtù e vizi dell'italiano medio. C'è un «ma» da non tralasciare in questa anticipazione della selezione italiana a Venezia. Tirando le somme basta un nonnulla, un eccesso di ottimismo ingiustificato, a falsare le proporzioni del fenomeno. Cinque film italiani in gara sono un bel primato, tuttavia guai a dimenticare che, omissioni a parte e pellicole non ancora ultimate, poche rondini non fanno primavera. Lo stato di salute di una cinematografia non lo si accerta e verifica su un numero cosi ristretto e limitato di componimenti, ma deve essere rapportato al tessuto, al tono, al livello qualitativo generale, alla pluralità degli apporti e alla loro connotazione. Ne consegue pertanto che se è lecito rallegrarci perché una decina di registi nel '68 solleveranno un po' le sorti del cinema italiano, non siamo affatto autorizzati a ignorare che esistono e continuano a esistere oltre duecento film mediocri e modesti i quali confermano la sopravvivenza di una grave crisi, insomma, a prescindere dal probabile successo veneziano, i problemi del cinema italiano restano sul tappeto.

Mino Argentieri, «Noi donne», anno XXII, n.34, 2 settembre 1967


Altri artisti


Articoli d'epoca


Articoli d'epoca, anno 1967

16 aprile 1967, il sipario si chiude. La scomparsa di Totò sui giornali

La morte di Totò nella rassegna stampa dei principali quotidiani italiani. Aveva dato al segretario centoventimila lire per i funerali raccomandando che...
«Corriere d'Informazione», 15 aprile 1967 - «La Stampa», 16 aprile 1967 - «Paese Sera», 16 aprile 1967 - «Il Mattino», 20 aprile 1967 - «Il Roma», 20 aprile 1967 - «Novella 2000», 30 aprile 1967

Addio Totò

Tolto il cerone, rivestiti i suoi panni di signore, Totò ridiventava in ogni senso il principe De Curtis, generoso come un re con i poveri, pronto a sollevare...
Flora Antonioni, «Sorrisi e Canzoni TV», anno XVI, n. 17, 23 aprile 1967

La morte di Totò: «stateve bbuone!»

Tra la folla che sabato mattina ha reso omaggio alla salma di Totò, a poche ore dalla morte del grande comico, c’era anche una anonima donnetta: magra...
Carlo Galimberti, «Tribuna Illustrata», anno LXXVII, n.17, 23 aprile 1967

Il principe triste che donava sorrisi

Alla schiavitù del successo si aggiungeva lo scarso amore di Totò per quelle "massonerie" intellettuali che nell’epoca nostra si arrogano il diritto...
Giovanni Cavallotti, «Gente» anno XI, n.17, 26 aprile 1967

Totò, il comico dalla faccia tragica

Sapeva riassumere, con il candore e la forza incisiva dei grandi interpreti, il mistero della vita. Non rifiutò mai un’offerta di lavoro, convinto com’era...
Piero Pintus, «Radiocorriere TV», anno XLIV, n.17, 23-29 aprile 1967

La scomparsa di Totò: siamo uomini o caporali?

Il giornale-radio — di solito così fedele a tutto ciò che è ufficiale e governativo — ha aperto il suo notiziario del 15 con la notizia della morte di Antonio de Curtis...
Antonio de Curtis, «Domenica del Corriere», anno LXIX, n.18, 30 aprile 1967

Daniele D'Anza: Totò sfiorò la morte in palcoscenico

Quanta fretta intorno a Totò, quest'anno, come tutti sapessero che per lui sarebbe stato l’ultimo, e ciascuno si affannasse a riguadagnare il tempo perduto...
Daniele D'Anza, «Radiocorriere TV», anno XLIV, n.18, 30 aprile - 6 maggio 1967

Franca Faldini, la vedova di Totò

Quando conobbe Totò e se ne innamorò, era giovanissima, bellissima, ricca, corteggiata, e aveva già girato un film a Hollywood, Totò le mandò un fascio...
Mimmina Quirìco, «Tribuna Illustrata», anno LXXVII, n. 18, 30 aprile 1967

Tuttototò, la sua ultima parte fu quella del capellone

I registi di «Tutto Totò» ricordano in queste pagine l’attore col quale hanno lavorato nell’ultimo spettacolo d’una vita tutta dedicata al pubblico...
Sandro Bolchi, «Radiocorriere TV», anno XLIV, n.18, 30 aprile - 6 maggio 1967

I cani salvati da Totò

I cani randagi cui Totò provvedeva continueranno ad essere ospitati e curati nel canile che il grande attore napoletano aveva allestito alla periferia di Roma.
S.C., «Tribuna Illustrata», anno LXXVII, n. 19, 7 maggio 1967

La maschera di Totò

Pensiamo che questo giudizio, possa compendiare efficacemente l’apporto insostituibile di Totò allo spettacolo italiano e la stima da cui egli era circondato...
Leandro Castellani, «Rivista del Cinematografo», n.6, giugno 1967

Totò, il comico irripetibile

Il suo stile, come si sa, si era formato sulle tavole del 'café-chantant' sul modello di Gustavo De Marco: aveva dunque dei precedenti...
Ernesto G. Laura, «Bianco e nero», anno XXVII, n.6, giugno 1967

Ricordo di Totò

Era nato a Napoli il 13 febbraio 1898 dal Marchese Giuseppe de Curtis e da Anna Clemente; destinato alla carriera di Ufficiale di Marina, la guerra 1915-18...
Luciano Pelliccioni di Poli, «Orizzonte dei Cavalieri d'Italia»n.4,5,6, aprile-giugno 1967

Franca Faldini: è ingiusto chiamarmi «vedova allegra»

Franca Faldini, la compagna di Totò, è tornata a fare vita mondana dopo la scomparsa dell’attore avvenuta 4 mesi fa. «Sono giovane, devo continuare a vivere»...
Maurizio Chierici, «Oggi», anno XXIII, n.42, 19 ottobre 1967