Articoli & Ritagli di stampa - Rassegna 1968


Rassegna Stampa 1968


Totò


1968 07 20 Corriere della Sera Capriccio all italiana T L

«Il Popolo», 13 luglio 1968 (Distribuzione anno 1968)


«Ancora meno ideologia (e ancora più poesia) c'è nel secondo episodio, girato da Pasolini tra marzo e aprile del '66: Che cosa sono le nuvole?, inserito poi in Capriccio all'italiana con alcuni scarti di Le streghe. Pasolini, impegnato in Marocco per i sopralluoghi dell'Edipo Re, lascia l'Africa e gira in una settimana l'episodio con Totò. Forse anche la fretta della realizzazione contribuisce a rendere il breve film più conciso e suggestivo. Una compagnia di burattini rappresenta l'Otello tra le quattro pareti di un teatrino popolare romano. [...].»

Alberto Anile


«[...] Il meglio sta nell'ultima fatica dell'indimenticabile Totò, nei due capitoli che sembrano riassumere il suo incontro con il cinema: l'attore comico, che riscattava con la mimica e la battuta i gracili copioni ("Mo se ne viene lui tomo tomo, cacchio cacchio" , è l'ultima sua uscita) ; il personaggio umoristico-poetico , così pateticamente umano [...].»

Pietro Virgintino


«Chi fa davvero le bizze per "Capriccio all'italiana", è il pubblico più scaltrito, che sperava di essersi liberato per sempre d'un certo tipo di film a episodi fatti di scampoli, e se ne ritrova dinanzi un esempio sconcertante: non tanto per la qualità tecnica del singoli sketchs quanto per l’arlecchinesco assortimento del registi, per il loro diversissimo impegno e per l’annacquato umorismo. La formula è quella antica, che svaria dalla freddura, camuffata da critica di costume, al raccontino satirico, né giova a rinfrescarla la presenza di bravi attori, quali Totò e Silvana Mangano.

Unico episodio d’un certo interesse, ma che stride come il gesso alla lavagna, è quello di Pasolini, la parodia d’un Otello recitato da uomini marionetta in un teatrino popolare col pubblico che alla fine, inferocito per la cattiveria del Moro e di Jago, invade il palcoscenico, salva Desdemona e strozza i due attori. Resi ormai inservibili, essi finiscono fra le immondizie; di qui guardano il cielo, e per la prima volta scoprono, nelle nuvole, la «straziante e meravigliosa bellezza del creato». Dove, se si è ben capito, si celebra il generoso slancio proletario contro una cultura, manovrata dall'alto, che cristallizza sentimenti e caratteri. Diretto con gusto dell’assurdo e del surreale, e recitato con toni omogenei da Totò, Laura Betti, Davoli, Franchi e Ingrassia (Modugno canta e scarica bidoni), l’episodio è più convincente nell’esercizio formale (l’estetismo di Pasolini trionfa nell’uso del colore) che nella morale d'una favola inclinata verso il racconto filosofico, e dunque disadatta al contesto del film.

Totò, cosi fresco e vivace in una breve galleria di macchiette da rinnovarne in tutti il rimpianto è anche il protagonista dell'episodio diretto da Steno: un «mostro della domenica », per castigare i capelloni, li sequestra e li rapa; arrestato, incontra il consenso della polizia, e viene nominato «agente segreto con licenza di rapare » [...]»

G. Gr., «Corriere della Sera», 20 luglio 1968


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