Articoli & Ritagli di stampa - Rassegna 1979


Rassegna Stampa 1979


Totò


1979 10 07 La Stampa Macario Toto Film TV intro

Macario, 77, e non li dimostra. «Sono qua» dice, e il suo «sono qua», detto naturalmente in dialetto piemontese, significa che è sempre sulla breccia, che è pronto, che è disponibile, che ha voglia di fare. Nel teatro di via Santa Teresa è in corso la sua nuova rivista Oplà, giochiamo insieme, e da domani, per cinque settimane, è in televisione tutti i giorni, salvo il sabato e la domenica, sulla rete 2, verso le 19, in Buona sera con...

Non ho mai chiesto a Macario se nella sua lunga carriera piena di successi non abbia anche provato una volta — una volta sola — l'onta dell'insuccesso, e non si sia sentito arrivare, invece di caldi applausi, dei fischi. Non credo. Posso dire che in televisione tutti i suoi programmi sono sempre stati un successo, regolarmente accolti da alti indici di gradimento.

Bisogna sottolineare che — oltre a una popolarità che lo accompagna da oltre mezzo secolo — Macario «funziona» molto bene in tv. Quella sua faccia tonda in cui esplode una inimica da commedia dell'arte sembra fatta apposta per i primi piani del video. E d'altra parte Macario accanto all'esperienza teatrale ne ha una cinematografica che se non è altrettanto densa è stata tuttavia importante e positiva.

E teatro e cinema si danno la mano in questo Buona sera con... perché Macario, affiancato dalla giovane Cristina Gazzera e da altri attori, farà un po' di tutto: monologhi, scenette, brani di spettacoli, improvvisazioni, parodie di canzoni, dialoghi con le più rappresentative statue e con i più autorevoli busti dei monumenti torinesi. E in mezzo infilerà spezzoni di film dei quali ho ripetutamente e invano richiesto da tempo una rassegna in tv. Ma si vede che la rassegna è troppo difficile da organizzare. Godiamoci allora questi spezzoni ricavati da Il pirata sono io, da Imputato alzatevi e dai suoi tre film più divertenti del dopoguerra, tutti diretti da un altro torinese, il regista Carlo Borghesio, e cioè Come persi la guerra, L'eroe della strada, Come scopersi l'America.

Questa sul video dovrebbe essere una settimana meno tragica delle solite. Qualche risata dovrebbe insinuarsi tra cattive notizie, severi dibattiti, pellicole drammatiche e sceneggiati funebri. C'è Macario, e venerdi sera sulla rete 1 parte un ciclo di film di Totò. Non è il primo ciclo di Totò (anzi, ce ne sono stati diversi) e non sarà l'ultimo, ma la miniera cui attingere è enorme: il comico napoletano ha girato più di cento film e di questi solo circa un terzo sono passati sul teleschermo. Stavolta vedremo: Animali pazzi (1939) di Carlo Ludovico Bragaglia, un'autentica rarità per gli stessi addetti ai lavori perché è il secondo film di Totò, e da moltissimi anni non è più in circolazione; Il ratto delle sabine (1945) di Bonnard, L'imperatore di Capri (1949) di Comencini, Un turco napoletano (1953) di Mattoli, Il coraggio (1955) di Paolella, Totò, Peppino e i fuorilegge di Mastrocinque, Signori si nasce (1960) di Mattoli, Totò truffa (1961) ancora di Mastrocinque.

E' un bel ciclo? Si può rispondere che è un ciclo di Totò, ossia che è composto di pellicole tagliate su misura e confezionate appositamente (e di fretta) per lui. Seguita a circolare una vecchia, falsa storiella secondo cui in vita Totò sarebbe stato snobbato, addirittura disprezzato dai critici i quali poi, versando lacrime di coccodrillo, l'avrebbero rivalutato dopo la morte anche su un piano culturale. Non è vero. Allora tutti i critici seri riconoscevano le sue straordinarie doti, ma deprecavano che venissero troppo spesso —per la frenesia di uno sfruttamento cui Totò aderiva di buon grado — sciupate o utilizzate per una minima parte in film mediocri o scadenti. Occorre mettersi li con pazienza, sopportare sequenze deboli e insulse, e aspettare la sequenza dove copione e regia smettono di dormire e danno finalmente la possibilità a Totò di tirar fuori la grandissima carica di un umorismo surreale e irripetibile.

Ugo Buzzolan, «La Stampa», 7 ottobre 1979


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