Attanasio cavallo vanesio

Renato-Rascel


1952 12 25 L Europeo Renato Rascel intro

Per poco Renalo Rascel non dava al teatro italiano una nuova specie di rivista

Roma, dicembre

Giovannini e Garinei, autori di alcuni tra i più applauditi spettacoli di rivista, degli ultimi anni, hanno cominciato a dubitare che aia venuto il momento di tentare strade nuove, o almeno di riportare il pubblico su strade abbandonate. E' opinione ormai corrente che la rivista, scappata di mano agli scrittori (e in parte anche agli attori) per diventare dominio dei coreografi, abbia raggiunto una ampiezza spettacolare che non le consente altri sviluppi. In poco più di un quinquennio si è verificata una corsa al grandioso nella quale ogni volta si avvertiva il puntiglio di fare di più. La rivista doveva essere gigantesca, allestita con scene e costumi sfarzosi che nel loro genere non fossero inferiori a quelli dei maggiori teatri d'opera. Fu richiesta la prestazione di artisti di valore, i quali aderirono prontamente; ma spesso, pure ‘elevando il tono di questo particolarissimo genere teatrale, mancarono di discrezione. Cosi la rivista si gonfiò per eccesso di zelo. Nella sua mole la grazia, la lievità, la rapidità e l’arguzia, che erano tra i suoi caratteri dominanti, si sono sempre più ridotte. Il numero soverchiante dei quadri e la moltitudine dei movimenti hanno creato una saturazione che può provocare perfino un senso di inerzia.

Questo fenomeno non è soltanto italiano. Si ripete anche altrove, soprattutto negli Stati Uniti, che per supplire al diminuito interesse e a| rallentato potere di attrazione della rivista hanno rimesso in onore, con eccellenti risultati, la commedia musicale. Non il «vaudeville» di Labiche, e nemmeno la troppo macchinosa operetta, che ai loro occhi sarebbe sembrata archeologica. Ma insamma uno spettacolo nel quale riapparisse un filo conduttore, anzi una vicenda, magari non troppo rigorosa, congegnata in modo da consentire diversivi impensati, tuttavia capace di tener desta l’attenzione dello spettatore.

Giovannini e Garinei, scrivendo per Renato Rascel la favola musicale in due tempi Attanasio, cavallo vanesio, si sono attesi utili a quel concetto. Potevano far conto sulla organizzazione di Remigio Paone, che anche questa volta è ricorso al coreografo Donn Arden, e a complessi assai noti quali le Peter Sisters e le ballerine Bluebell; sulle musiche facilmente orecchiabili di Kramer e Nascimben; sulle scene e sui costumi, tutti eleganti, di Guido Coltellacci; su buoni interpreti come Lauretta Masiero, Kiki Urbani, Flora Medini, Corrado Lojacono, Peppino De Martino, Minimo Craig, Pino. Ferrara e Rudy Solinas. Ma era facile supporre che disponendo di un interprete popolare quanto è Rascel, lo avrebbero collocato aì centro della favola dandogli il massimo sfogo.

Rascel sta in scena per una buona metà dello spettacolo. E nella prima parte è spesso accompagnato dal cavallo Attanasio, un baio bellissimo che procura molte apprensioni agli interpreti, ma che essendo stato educato ad agire in pubblico si inserisce nell'azione con iniziative proprie, suscitando il diletto di chi lo guarda. Attanasio proviene dal circo Althof di Francoforte. E' stato noleggiato, ina forse Rascel finirà con l'acquistarlo.

La favola è tenue, non troppo ricca di risorse brillanti. Attanasio, essendosi arrestato a pochi metri dal traguardo mentre correva per il Gran Premio di San Diego di California viene abbandonato dal suo allevatore che decide di venderlo all'asta. Di ciò si rammarica soprattutto lo stalliere Leo. che mediante la promessa di sposare mia negra innamorata di lui (le negre sono tre, le Peter Sisters, ma Leo non le distingue una dall'altra e crede che si tratti di una persona sola) riesce a procurarsi il danaio necessario per comperare Attanasio in concorrenza con tre gangster, Costoro, avendo però saputo che Attanasio è figlio di un corridore famoso, lo rubano e lo spediscono al Messico. Leo, seguito dalle tre negre e da una ragazza della quale è innamorato, raggiungono Città del Messico e viene creduto Emiliano Zapata. Recuperato il cavallo, lo stalliere ha la gioia di vederlo vincere la corsa più importante, in una giornata di derby. E finalmente arricchito decide di sposare la ragazza, mentre le tre negre si accotenteranno dei tre gangsters. Ad Attanasio daranno i confetti di tutti.

Nella vicenda si inseriscono sogni e visioni immaginarie, compresi i Campi Elisi dei cavalli che fanno pensare a Liliom; e scene digressive più o meno romanzesche, le quali offrono a Rascel continui appigli per scene e battute che danno modo al suo umorismo di emergere: «Attanasio, essendo un cavallo fuori dei comune, per portarlo in città è occorso un permesso speciale»; «è una bestia che qualche volta produce il calcio e, quando nitrisce, il nitrito di calcio»; «è un baio, e se qualcuno si burla di lui se ne rallegra perché gli danno la baia». Filastrocche in cui Rascel insinua un accento candido e affettuoso che colora amabilmente la sua comicità nativa, ma dalle quali la favola esce un po’ sconvolta soprattutto nella seconda parte.

Va comunque notato che Attanasio, cavallo vanesio, spettacolo in cui è fatto tuttora largo posto ai grandi quadri di riviste e ai numeri di varietà, potrebbe segnare davvero l'inizio di un nuovo genere. Una inventiva più solerte, una quadratura dialogica più rigorosa, una maggiore caratterizzazione dei personaggi e un ritmo più serrato, arricchendo le favole future, ne assicurerebbero il successo e il favore.

Lo dimostrano i continui applausi che alla fine delle due parti e durante lo spettacolo hanno accompagnato Attanasio, cavallo vanesio.

Raoul Radice, «L'Europeo», anno VIII, n.53, 25 dicembre 1952


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Raoul Radice, «L'Europeo», anno VIII, n.53, 25 dicembre 1952