Il meno vanesio fu il cavallo Attanasio

Renato-Rascel

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Alla vigilia del debutto milanese di Renato Rascel, la “soubrette” Lauretta Masiero ha abbandonato la compagnia perché la pubblicità non aveva parlato abbastanza di lei. Il suo posto è stato preso da Flora Medini.

La «bomba» esplose poco prima di mezzogiorno di mercoledì 4 febbraio. La signorina Lauretta Masiero si svegliò tardi, fece colazione a letto e buttò un’occhiata distratta sui giornali del mattino. Nella pagina degli spettacoli di un grande quotidiano un annuncio alto due centimetri avvertiva : «La Errepì presenta domani 5 corrente Rascel nella favola musicale di Garinei e Giovannini Attanasio cavallo vanesio con le Peters Sisters». La Masiero lanciò uno strillo, balzò dal letto con il rischio di rovesciare tazze e piattini e piombò sul telefono. I tre numeri del teatro Nuovo davano il segnale di occupato e l’attesa non fece che aumentare l’orgasmo della giovane soubrette. Finalmente, poco prima di mezzogiorno, il centralino telefonico della «Errepì» rispose. Lauretta Masiero chiese di parlare con Remigio Paone. «Perché l’annuncio sul giornale è stato fatto senza il mio nome?». La risposta fu cortese: «Lauretta, i caratteri tipografici non sono di gomma; sono di piombo. Il tuo nome sul giornale non ci stava».

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RASCEL E LAURETTA RIUNITI DA UN CAVALLO. Renato Rascel ha debuttato a Roma con la nuova rivista di Garinei e Giovannini «Attanasio cavallo vanesio». Il copione ritorna alla formula del « filo conduttore », raccontando la storia di un fantino che gira il mondo alla ricerca di un cavallo che gli è stato sottratto. A sua volta il fantino (che è naturalmente Rascel) è inseguito da tre indiavolate negre: le « Peter’s Sisters », uno dei più noti trii vocali americani, ben note oltre che per le interpretazioni anche per le loro proporzioni più che giunoniche (un po’ più di trecento chili fra tutte e tre). Le vicissitudini del fantino terminano naturalmente con un matrimonio. La sposa è, sulla scena, la soubrette Lauretta Masiero (che nella foto appare insieme a Rascel). Attanasio, il cavallo che compare in carne e ossa sul palcoscenico, proviene da un circo tedesco ed è stato noleggiato per una notevole cifra. Essendo ammaestrato, sa muoversi in scena senza procurare guai a sè e agli altri; un giorno, però, nel corso delle prove, mise una zampa in fallo e cadde nella buca dell’orchestra demolendo alcuni leggii. La sua apparizione sulla scena costituisce una notevole sensazione per il pubblico del teatro di rivista. («Tempo», 10 gennaio 1953)

«E sulla luminosa neppure ci stava?» «Sulla luminosa non ci stava a meno di non superare i limiti imposti dalla Prefettura.» «Ma io sono la soubrette.» «Solo da quattro mesi, Lauretta, solo da quattro mesi.» «Non importa; il mio nome sulla luminosa ci deve essere.» «Ma questo non l’ha mai chiesto nessuno; nemmeno Viarisio e Sordi con la Wanda hanno avuto il nome sulla luminosa.» «Ma allora perché le Peters Sisters ce l’hanno?» «Perché le Peters sono attrazione internazionale e hanno il diritto d’avere il nome sulla luminosa. Anche la locandina parla chiaro. Dice: "Compagnia Rascel con Lauretta Masiero, con Kiki Urbani, con eccetera eccetera” e in fondo: e con le Peters Sisters.» «Ma io non posso essere messa sullo stesso piano delle Peters; anzi un gradino più giù.» «Ma figliola, le Peters hanno girato il mondo, sono state le vedettes di grandi spettacoli in America, in Inghilterra, in Francia. Non fanno parte della compagnia: sono l'attrazione internazionale.» «Non importa. O si mette anche il mio nome sulla luminosa o si toglie quello delle Peters.» «Non si può.» «Lei mi fa i dispetti.» «Sei una ragazzina.» Il telefono fu riattaccato da entrambe le parti.

Sulle prime ore del pomeriggio in uno studio legale di via Dante 15 si svolse una riunione a tre: la signorina Masiero, il suo avvocato Franco Mario Modugno e l’avvocato Vigevani, in rappresentanza della «Errepì». Al centro della discussione si trovò ancora una volta la famosa luminosa, cioè l’insegna che, alla porta del Teatro Nuovo, annuncia lo spettacolo con migliaia di lampadine. Dopo tre ore di botte e risposte non fu raggiunto nessun accordo. Lauretta Masiero non rispose alla convocazione per le prove fissata per le diciotto. Telefonò invece ancora a Paone avvertendo che non sarebbe stata presente, la sera dopo, per la prima. La risposta della «Errepì» fu secca: «Me ne frego se non reciti. Lo spettacolo va su lo stesso».

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Lauretta Masiero aveva ottenuto quattro mesi fa la parte di primadonna nella fiaba musicale «Attanasio cavallo vanesio».

Immediatamente l’avvocato Modugno spedì al teatro Nuovo una «raccomandata a mano» per annunciare: «La presente per contestarvi ancora una volta la inadempienza di cui alle mie precedenti e quelle conosciute questa mattina nelle quali siete incorsi nella presentazione dello spettacolo per Milano. E per significarvi altresì che se entro domani 5 corrente alle ore 11, non avrete provveduto a dare ordini e assicurazioni per una pubblicità nella forma discussa quest'oggi con l'egregio vostro legale, il contratto si intenderà risolto a tutti gli effetti per vostri fatto e colpa e vi citerò per il risarcimento dei danni, passati e futuri».

La compagnia di Rascel si trovò senza prima donna. Ed era la vigilia del debutto. La «Errepì» interpellò Isa Barzizza, ma gli impegni cinematografici non permettevano alla giovane attrice di allontanarsi da Roma; fu tentato con Lea Padovani ma anche su di lei il cinema aveva già messo le mani. Solo durante la notte si affacciò l'ipotesi che, forse, la sostituzione si poteva fare con una ragazza della compagnia. Fu scelta Flora Medini, una subrettina bergamasca d’adozione ma nata a New York. Un colpo di fortuna per la Medini. Come, del resto, quattro mesi fa, il colpo di fortuna l’aveva avuto la Masiero.

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Renato Rascel non si è perso d'animo. La sera della «prima» è stato però amareggiato da un sequestro per mezzo milione.

Fuga a Venezia

Proprio per cercare di combattere la crisi della rivista e lanciare attrici nuove, Rascel e la «Errepì» avevano deciso la scorsa estate di dare maggiori responsabilità ad una giovanissima: Lauretta Masiero non poteva considerarsi ancora una «primadonna arrivata». Soltanto pochi anni fa era debuttante subrettina, al «Mediolanum», nelle rivistine di Spadaro e di Walter Marcheselli. Lo stesso Tognazzi non volle darle il battesimo di primadonna. Appena il comico ebbe alle spalle finanziatori in grado di assicurargli spettacoli più fastosi, la scelta cadde su Elena Giusti: un nome che poteva reggere il peso di una «ditta capocomicale». In queste condizioni Lauretta Masiero doveva considerare fortunata la sua scelta come primadonna di una rivista costata 46 milioni. E doveva riflettere che, divenuta soubrette di Rascel, aveva avuto alcune scritture cinematografiche.

Fin dalle prove Lauretta Masiero volle che il suo nome, nella proporzione tipografica da sei a dieci, fosse accanto a quello di Rascel, prima del titolo della rivista. La Masiero volle anche sfilare per ultima sulla passerella, dopo le Peters Sisters, lasciando tra lei e l’ottimo terzetto di cantanti negre, molti metri di distanza (ma fu una distanza che sera per sera diminuì perché la Diva si accorse che aveva tutto l'interesse a camminare nella scia degli applausi tributati alle Peters).

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Le Peters Sisters, ormai famose in tutto il mondo, costituiscono «l’attrazione internazionale» della compagnia di Rascel.

Fu appunto da uno di questi episodi che prese origine l'incidente clamoroso scoppiato nei giorni scorsi. Il 13 gennaio la signorina Masiero fece scrivere al capocomico da! suo avvocato: «Risulta sia nelle locandine, sia sugli striscioni murali, sia alle planches non vi siate attenuti all'obbligo che vi incombeva di presentare la signorina Masiero immediatamente dopo il signor Rascel e in determinate proporzioni di carattere. Da tale inadempienza alla signorina Masiero è derivato, e deriva, danno del quale intende essere risarcita». La spettacoli Errepì rispondeva sette giorni dopo: «Dal punto di vista contrattuale noi abbiamo scrupolosamente adempiuto agli obblighi. A parte le locandine nessun obbligo contrattuale ci incombe in merito agli striscioni, alle plance, stelloncini sui giornali ecc. Malgrado ciò e per cortesia verso l'interessata abbiamo concesso alla Masiero striscioni in numero quasi uguale a quelli diffusi per Rascel e superiore verso gli altri artisti o attrazioni internazionali». L'avvocato Modugno non lasciava passare troppo tempo e due giorni dopo replicava: «A Napoli, nelle affiches il nome della signorina Masiero è nella proporzione di appena un terzo rispetto a quello del signor Rascel e per giunta in misura inferiore a quella adoperata per le Bluebell e le Peters Sisters: nella locandina del programma distribuito al pubblico il nome della Masiero è presentato in carattere nero, mentre quello del signor Rascel è in carattere rosso, ed è disposto in maniera tale da confondersi quasi con i nomi degli altri artisti; per di più anche in quella locandina le Bluebell e le Peters Sisters sono indicate in carattere rosso e di uguale grandezza di quello usato per il signor Rascel, ciò che fa passare in seconda linea la partecipazione della signorina Masiero».

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Flora Medini ha sostituito la Masiero ed ha avuto successo.

La risposta della «Errepì» giunse all’avvocato il 2 febbraio: «La signorina Masiero forse deve alla sua inesperienza di vedette il risentimento per i manifesti di Napoli. Infatti essi non sono manifesti ufficiali della compagnia. Sono i soliti manifesti che ciascun teatro di ciascuna città italiana si sente in obbligo di fare per proprio conto all’infuori di quelli della compagnia». Il giorno 3 febbraio la Masiero telefonò personalmente all’impresario della compagnia chiedendo di mettersi d’accordo a voce «considerato che le lettere degli avvocati non avevano servito a nulla». Le sue richieste non potevano essere accettate. La luminosa era intoccabile. Dopo l'ultima raccomandata del legale della Masiero e dopo l'ultima riunione, la «Errepì» chiese ed ottenne dal Tribunale di Milano un sequestro conservativo, fino a venti milioni, nei confronti della soubrette partita per Venezia. Nel pomeriggio del 5 febbraio un Ufficiale giudiziario entrò nel camerino dell’attrice e sequestrò un guanto nero, un paio di calze a maglia, una calza di rete, un cappellino.

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«Corriere d'Informazione», Milano, 8 febbraio 1953

Cosi Flora Medini, dopo un lungo tirocinio come subrettina in quasi tutte le compagnie di rivista, è arrivata alla celebrità. Il suo trionfo ha amareggiato le giovani concorrenti. Sandra Mondaini, che sperava di prendere il posto di seconda donna, si è vista precedere da Ester Bistolfi; la ballerina Kiki Urbani che sognava di occupare il camerino della Masiero ha visto appendere su quella porta un cartello «Riservato ai direttori e ai solisti dei Pomeriggi musicali». Il solo che non ha perso la calma in quel trambusto è stato Attanasio, che pure è un cavallo vanesio.

Alfredo Panicucci, «Epoca», anno IV, n.124, 21 febbraio 1953


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Alfredo Panicucci, «Epoca», anno IV, n.124, 21 febbraio 1953