Reno Teddy (Merk Ricordi Ferruccio)

Nome d'arte di Ferruccio Merk Ricordi (Trieste, 11 luglio 1926), è un cantante, produttore discografico e attore italiano naturalizzato svizzero.


L’unico ruolo cinematografico di cui vado fiero è quello in Totò, Peppino e la malafemmina dove faccio il giovane che i fratelli Capone cercano di distogliere dalla sbandata per una soubrette. Contrariamente a quanto è accaduto dopo la sua morte, Totò era allora molto osteggiato dalla critica, i suoi film si giravano con quattro lire e con copioni praticamente inesistenti. La lettera che ormai è diventata un cult nacque perché la sceneggiatura di Edoardo Anton e altri risultava debolissima. Giravamo alla De Paolis e, in mancanza di camerini, Totò, Peppino e io dividevamo uno squallido camerone. Totò si era sistemato al centro, io sulla sinistra e Peppino a destra. Ogni giorno perciò li udivo brontolare perché quello che trovavano scritto sulle pagine della sceneggiatura non faceva ridere. La loro conclusione era sempre la stessa: “E mo’ che ci inventiamo?". E inventavano, e come! Accadde anche con la lettera. Se ben ricordo fu Peppino a rammentarsi di una missiva in Miseria e nobiltà di Scarpetta. In quel lavoro era la spalla a dettarla al comico e la situazione era diversa, loro invece decisero di invertire i ruoli. E al ciack, senza fare alcuna prova, la inventarono di sana pianta scatenandosi come se invece che su un set si trovassero su un palcoscenico, davanti al pubblico pagante.


Biografia

Nasce a Trieste, figlio dell'ingegnere Giorgio Merk di famiglia austroungarica, di origini aristocratiche, e di Paola Sanguinetti Sacerdote, romana, di ascendenza ebraica. Negli anni trenta il padre dovette cambiare il cognome nobiliare austro-ungarico, Merk Von Merkenstein, in Ricordi. Nel 1943 la famiglia si trasferì a Cesena per motivi di lavoro. Debuttò nel 1938 a un concorso per dilettanti che si tenne a Rimini, cantando la canzone Tu sei la musica. Dopo l'8 settembre i Merk riuscirono a sfuggire alla cattura da parte dei tedeschi finché nel giugno 1944 trovarono un rifugio sicuro a Milano Marittima sotto falsa identità. In dicembre si trasferirono nel ferrarese, ma qui furono catturati e rinchiusi nel carcere di Codigoro; fortunosamente riuscirono a riacquistare la libertà.

Esordì a Radio Trieste durante l'amministrazione angloamericana della città, lanciando, con l'orchestra del maestro Guido Cergoli, la canzone Eterno ritornello (Te vojo ben) di Bidoli.

Nel 1946 effettua una tournée in Germania con l'orchestra inglese di Teddy Foster: attraversando il Reno gli viene l'idea dello pseudonimo, usando il nome del direttore d'orchestra e come cognome il fiume. Dopo essersi esibito per le truppe angloamericane in Europa (1945-47) e in seguito alla RAI di Torino con l'orchestra di Pippo Barzizza (1948) partecipò a svariate trasmissioni con l'orchestra diretta dal maestro Nicelli, in particolare Il braccialetto di Sheherazade, condotta da Nunzio Filogamo.

L'attività radiofonica ne favorì presto il successo discografico: con la CGD (casa discografica da lui fondata), fra il 1948 e il 1961 si distinse come interprete del genere romantico-melodico con canzoni di grande successo come Addormentarmi così (ripresa di un successo della cantante torinese Lidia Martorana), Trieste mia, Muleta mia, Aggio perduto o' suonno, Accarezzame, Na voce na chitarra e o' poco e' luna, Chella lla, Piccolissima serenata, Come sinfonia, con le quali raggiunse una notorietà internazionale. Ancora alla radio, fu tra i protagonisti di popolari trasmissioni come Nati per la musica (1953-54) e Punto interrogativo (1952).

Il Festival di Sanremo

Secondo e terzo classificato al Festival di Sanremo 1953, dal 1954 si dedicò soprattutto alla TV con programmi (da Canzoni al caminetto, 1955-1956, a Souvenir, 1960) che ospitarono personaggi d'eccezione come le attrici Jennifer Jones e Kim Novak o il cancelliere della Germania Ovest Konrad Adenauer. Vincitore del Festival di Napoli 1959 con Sarrà chissà di Murolo, fu attivo anche in teatro (ne L'adorabile Giulio di Garinei e Giovannini, 1957) e al cinema (Totò, Peppino e la... malafemmina di Mastrocinque, 1956).

Nel 1961 ritornò ad occuparsi attivamente di discografia fondando una nuova etichetta, la Galleria del Corso, con la quale lanciò, tra gli altri, Bruno Lauzi. Nello stesso anno inventò il Festival degli sconosciuti di Ariccia con l'obiettivo di scoprire e lanciare nuovi talenti; la prima edizione si tenne nel 1962 e fu vinta da una giovanissima cantante di Torino, Rita Pavone, che sposerà Teddy Reno in Svizzera con il rito religioso officiato a Lugano nel 1968 dopo una serie di polemiche a causa della grossa differenza d'età tra i due, e soprattutto per il fatto che nel 1960 Teddy Reno era separato dalla prima moglie (dalla quale ottenne il divorzio dopo l'entrata in vigore della legge nel 1971), la produttrice cinematografica Vania Protti (poi Vania Protti Traxler), che aveva già presentato ai telespettatori di Canzoni al caminetto, e aveva un figlio, Franco Ricordi, dal quale avrà due nipoti. Dopo il 1976 Teddy Reno e Rita Pavone si sposarono civilmente ad Ariccia.

Con Rita avrà due figli. Insieme risiederanno in Svizzera, a partire dal 1968. Qui Ferruccio Ricordi riprenderà il suo cognome originale, Merk. Nel corso degli anni rallenta l'attività di cantante, che comunque continua tuttora: a dicembre del 2007 pubblica Se questo non è amore, album in cui ricanta i suoi più grandi successi con nuovi arrangiamenti curati dal maestro Paolo Ormi e da Victor Bach, ed in cui include un brano nuovo, Se questo non è amore, scritto da Emanuela Tomasini e Roberto Fia.

Il 6 luglio 2013 gli è stato conferito il premio speciale " Grand Prix Corallo città di Alghero " alla carriera.

Nel 2014 in occasione dei suoi 70 anni di carriera Teddy Reno incide un CD dal titolo Teddy Reno 70 anni (di carriera).

Onorificenze

Sigillo trecentesco

Il 25 ottobre 2016 per mozione del Consiglio Comunale di Trieste, gli è stato consegnato dal Sindaco di Trieste Roberto Dipiazza il Sigillo Trecentesco in argento, durante una cerimonia tenutasi nel salotto azzurro del palazzo municipale alla quale ha presenziato anche la moglie Rita Pavone. “Novant'anni e non li dimostri -ha detto il sindaco Roberto Dipiazza consegnando il sigillo a Teddy Reno- ti ringraziamo di cuore per quello che hai fatto nella tua vita, portando sempre alto il vessillo di quella Trieste che tutti noi amiamo”.

“È una delle più belle giornate della mia vita” -ha aggiunto Teddy Reno- che nell'occasione ha voluto rivolgere un pensiero particolare anche all'amico Lelio Luttazzi con cui, nel 1948, iniziò la carriera. La semplice e partecipata cerimonia è proseguita tra i ricordi, le note di “Trieste mia che nostalgia..” e simpatici aneddoti di vita. Come segno di stima e apprezzamento, il sindaco Roberto Dipiazza ha consegnato a Rita Pavone il “crest” ufficiale del Comune di Trieste, perché -ha detto- “i fiori appassiscono e questo rimane” e “grazie per averlo sopportato”.


Teddy Reno si racconta «Io, Totò e la malafemmena»

«Sono l’unico vivente di quel film, diventato un cult. Totò, Peppino e la malafemmena ha incassato di più di tutti gli altri 96 girati dal Principe». Teddy Reno, Ferruccio Merk Ricordi, gioca sulla cosa e, nonostante i suoi quasi 91 anni ( 11 luglio 1926), con entusiasmo e spirito giovanile ricorda con piacere quel 1956 quando gli arrivò la telefonata della casa di produzione Titanus. «Ero a New York alla fine del 1956 per una serie di spettacoli, in un locale che si chiamava Blue Angels. Mi chiamarono da Roma dicendomi che il principe Antonio De Curtis mi voleva al suo fianco nel film con Peppino De Filippo per interpretare un giovane che avrebbe dovuto cantare delle canzoni napoletane».

Ma come? Un triestino scelto per cantare in napoletano?

È esattamente quello che dissi a caldo: “con tanti cantanti napoletani di successo, come Giacomo Rondinella, Sergio Bruni, Aurelio Fierro e tanti altri scegliete me? ” Loro obiettarono decisi: “Totò vuole proprio te”. Lui mi conosceva e mi stimava come cantante. Mi lusingò molto il fatto che il Principe avesse pensato proprio a me. Annullai in fretta e furia due concerti, uno Pittsburg e l’altro a New York, e tornai a Roma.

Come se la cavò con il napoletano?

Incontrai Totò e mi disse di non preoccuparmi, mi avrebbe dato lezioni di lingua napoletana. “Non è un dialetto, ma una lingua”, mi disse. Decidemmo così che sarei andato a casa sua a Roma, dove viveva con Franca Faldini, per studiare la lingua.

Un maestro d’eccezione.

Direi proprio di sì, ma io ero un allievo molto attento. Le posso raccontare un aneddoto molto illuminante, in proposito. La prima cosa che mi scrisse su un foglietto fu “aggio perduto ‘ o suonno” e io da buon triestino la cantai alla lettera, con tutte le consonanti e le vocali. Totò mi fermò e mi disse: “Noi napoletani siamo pigri, sfumiamo… quindi non diciamo suonno, ma suonn”. Capì al volo la lezione. Dopo una quindicina di giorni di studio il Principe mi disse che ero pronto per il film. Cominciammo a girare gli interni alla Dear di Roma e gli esterni tra Napoli e Salerno. Tranne, ovviamente, le famose scene alla stazione di Milano e in piazza Duomo.

Lei nella sua carriera ha fatto tante cose, ma è conosciutissimo soprattutto per Totò, Peppino e la malafemmena.

Tenga presente che da allora, quando vado in giro per il mondo, sono considerato un cantante napoletano e questo è tutto merito di Totò. In quel film cantai Statte vicino a ‘ mme, Aggio perduto o suonno, Chella llà, Accarezzame, Na’ voce, na’ chitarra e ‘ o poco ‘ e luna ( e l’intervista si trasforma in un piccolo concerto con Teddy Reno che canta…). E poi c’era Malafemmena alla quale Totò teneva moltissimo. La sera prima della scena nella quale avrei dovuto cantarla mi insegnò, strofa per strofa, sia la dizione sia la mimica e alla fine fu molto soddisfatto di come l’avevo interpretata.

Girare un film con Totò e con Peppino De Filippo sarà stato divertente.

Molto divertente. A cominciare dalle battute spontanee che i due facevano sul set, perché non c’era un copione rigido, ma un canovaccio con libertà di improvvisare e, quasi sempre, le battute migliori nascevano così. Ricordo su tutte la scena nella quale Peppino, che teneva i soldi nascosti in una scatola e veniva derubato regolarmente da suo fratello Totò, conta le banconote e si accorge che mancano e chiede: “Ma come io avevo un milione e mi ritrovo 700mila lire” e Totò prontissimo risponde “La moneta si svaluta. È l’inflazione”, una battuta che non c’era in copione, ma che è diventata un cult. Il clima era molto bello e ci si divertiva con tutto. Pensi che ogni giorno veniva sul set un rappresentante della Titanus, il dottor Rompini, che si raccomandava di evitare che la scena del bacio tra me e Dorian Gray fosse troppo passionale, perché il film sarebbe dovuto passare al vaglio del ministero per avere dei contributi. Totò allora organizzò uno scherzo, d’accordo con il regista Camillo Mastrocinque e con gli attori, al dottor Rompini, sul cui cognome ironizzava alla grande. Girammo così una finta scena nella quale io e Dorian ci scambiavamo un bacio molto voluttuoso. Il funzionario Titanus irruppe sul set gridando “Fermi, fermi, così perdiamo i soldi del ministero” e allora Totò gli rispose “statte bbuono Rompini… ti abbiamo fatto uno scherzo”. In quei giorni mi successe un’altra cosa che non dimenticherò mai.

Ci dica…

Nello stesso periodo Vittorio De Sica stava girando L’oro di Napoli e mentre la nostra troupe alloggiava all’hotel Royal, loro erano all’hotel Vesuvio. La sera ci ritrovavamo tutti al ristorante “La bersagliera”. Tra le attrici dell’Oro di Napoli c’era una ragazza bellissima, non molto conosciuta all’epoca, alla quale tutti facevano la corte, a cominciare da me. Io ci provavo sempre, fino a quando una volta riuscii a strapparle un invito a cena per la sera, ma proprio quel giorno siccome giravamo tra Napoli e Salerno per una serie di problemi sul set non riuscii a rientrare per l’appuntamento alle 20 e 30. Quando arrivai alle 22 e 30 alla “Bersagliera” lei non c’era più e il proprietario del locale che mi conosceva bene mi disse: “Ma tu tratti così le donne? Quella ragazza è stata due ore ad aspettarti, poi è andata via molto arrabbiata”. Allora mi sono precipitato all’Hotel Vesuvio, dove alloggiava, per scusarmi e spiegarle che cosa era accaduto. Lei era già in camera, l’ho fatta chiamare al telefono per chiederle di vederci, mi ha risposto che doveva dormire perché il giorno dopo avrebbe dovuto girare una scena con De Sica. Ho insistito per vederla almeno per un minuto e alla fine lei mi ha fatto salire in camera. Mi ha accolto con un bacino amichevole sulla guancia. Ho pensato: “È fatta”. Ci siamo messi a parlare sul letto per un po’ di tempo dei film che stavamo girando e quando io ho tentato qualche avance per concludere la serata in bellezza, lei mi ha detto in napoletano “che te si mise dint’a capa”. Con quella frase gelò i miei bollori: mi rimane il ricordo di due ore trascorse a letto con Sophia Loren a parlare…

Con Totò lei ha girato altri film?

Altri due: Totò, Peppino e i fuorilegge, Totò, Vittorio e la dottoressa, dove c’era anche Vittorio De Sica. Con De Filippo Peppino, le modelle e chella là. Ho continuato a frequentare Totò fino a quando si è ammalato seriamente. Lo chiamavo spesso e parlavo con Franca Faldini, perché lui non voleva sentire più nessuno. Mi è dispiaciuto moltissimo non andare al suo funerale perché ero all’estero per dei concerti. Con lui c’è stato un rapporto bellissimo, più di un’amicizia.

Che giudizio ha dell’attore Totò?

È il più grande attore comico di tutti i tempi. Questo spiega anche l’affetto che il pubblico ha nei suoi confronti e che rimane inalterato anche nelle giovani generazioni. All’epoca c’erano degli attori comici bravissimi, come Macario, Dapporto, ma nessuno si è avvicinato lontanamente alla bravura di Totò, soprattutto nei film.

Teddy Reno lei è stato anche un produttore discografico, un talent scout di successo. Giusto?

Diciamo che ne ho fatte tante nella mia vita. Dopo la guerra la mia città, Trieste, non è ritornata subito all’Italia, ma per nove anni, dal 1945 a 1954, sotto il governo militare anglo- americano. Durante la guerra c’era il divieto, firmato dal feldmaresciallo tedesco Kesselring, che diceva testualmente “chiunque sia trovato in flagrante ascoltazione della radio nemica, cioè angloamericana, sarà fucilato sul posto” ( In quel periodo la sua famiglia, il padre Giorgio Merk di famiglia austroungarica ingegnere e la madre Paola Sanguinetti Sacerdote, romana, di ascendenza ebraica, ebbe problemi con il regime. Negli anni trenta il padre dovette cambiare il cognome nobiliare austro- ungarico in Ricordi. Dopo l’ 8 settembre i Merk riuscirono a sfuggire alla cattura da parte dei tedeschi finché nel giugno 1944 trovarono un rifugio sicuro a Milano Marittima sotto falsa identità. In dicembre si trasferirono nel ferrarese, ma qui furono catturati e rinchiusi nel carcere di Codigoro; fortunosamente riuscirono a riacquistare la libertà. ndr). All’epoca abitavo in una tenuta di famiglia tra Ravenna e Ferrara e riuscivo ad ascoltare la radio senza particolari problemi. Mi interessavo alle notizie della guerra, ma soprattutto ero innamorato di una voce incredibile che cantava in modo eccezionale, facendo capire perfettamente addirittura ogni sillaba. È stato il mio specialissimo professore d’inglese: era Frank Sinatra. Un’artista che ho sempre ammirato e che poi ho avuto il piacere di incontrare molte volte.

Quindi finita la guerra e conoscendo l’inglese che cosa ha fatto? Lavoravo come cantante nei locali frequentati dagli anglo- americani e un mio amico faceva una sorta di piano bar. Parlo del grande Lelio Luttazzi, triestino anche lui. Un giorno dissi a Luttazzi in dialetto: “Lelio, te vol venir a Milan in cerca de fortuna?”. E lui mi ha risposto: “Andemo”. Era il primo gennaio 1948, avevo affittato degli uffici in Galleria che era il tempio della musica italiana, da Verdi a Puccini a Mascagni. Dopo otto mesi la Cgd ( Compagnia Generale del Disco) con quattro canzoni scritte da Luttazzi e cantate da me, “Addormentarmi così”, “Trieste mia”, “Muletta mia” e “Vecchia America” ( e qui parte il Teddy Reno cantante che canta questo swing) ha venduto talmente tanto da battere giganti come “La Voce del padrone” e la “Cetra”.

E da lì è partita anche la sua carriera da talent scout? Infatti oltre a Lelio Luttazzi e me, abbiamo lanciato, Jula De Palma, Betty Curtis, l’orchestrina di Bruno Quirinetta che anticipò lo stile di Renato Carosone. Con noi c’erano Giorgio Consolini e Johnny Dorelli.

La sua vita ebbe un’altra svolta ad Ariccia.

Era il 1962, abitavo ad Ariccia nei Castelli romani famosa per la porchetta e la sua sagra, ero assessore alla Cultura e mi inventai il “Festival degli sconosciuti”. È stato il primo talent show e in giuria avevo fatto venire Totò, Alberto Sordi, Peppino De Filippo, Gina Lollobrigida, Anita Ekberg. La prima edizione la vinse Rita Pavone, aveva 17 anni ed era vestita come una studentessa, che mi colpì per la sua voce e la sua grinta. La stessa impressione la ebbero i giurati che la incoronarono vincitrice della prima edizione del “Festival degli sconosciuti di Ariccia”. Era il 2 settembre 1962 e da lì è partita la carriera eccezionale di Rita e il nostro amore.

Il talent è continuato?

Certamente e con successo. Nel 1963 vinse Dino, nel ’ 66 Mal. Da quel palco sono passati Shel Shapiro e i Rokes, Marcella Bella, Ivan Cattaneo, Enrico Montesano e un signore che si chiama Claudio Baglioni. Direi che come talent quello di Ariccia può essere considerato il numero uno.


Galleria fotografica e stampa dell'epoca

Rita Pavone e Teddy Reno, rassegna stampa

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Rita Pavone racconta la sua vita L'autobiografia a puntate della formidabile zazzera bionda dello spettacolo italiano La travolgente stella di Torino si confessa a cuore aperto in un'appassionante memoria biografica, ripercorrendo la dura infanzia,…
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Teddy, fammi tornare la Rita di allora La crisi professionale, il matrimonio con Teddy Reno e il nuovo show teatrale La celebre interprete si confessa in una sincera intervista romana, affrontando i retroscena del suo allontanamento dall'Italia, le…
Paola Fallaci, «Tempo», anno XXXII, n.47, 21 novembre 1970 - Fotografie di Antonio Sansone
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Teddy Reno non è americano, come ancora molti ritengono, nuche se parla a perfezione l’inglese e canta le canzoni americane con la stessa disinvoltura di un « boy » del Far West. E' nato a Trieste nel 1926 e si trovava nella sua città, studente del primo anno di legge. quando — nel 1945 — vi arrivarono gli alleati. Gli piaceva Frank Sinatra. che aveva ammirato sullo schermo, e ne ripeteva alcune canzoni, credendo forse di imitarlo, senza neppure immaginare che egli, invece, sapeva dare a quelle canzoni una propria originalissima impronta, facendone delle vere creazioni personali. Si rivelò una sera in cui. durante uno spettacolo di varietà organizzato per le « Allied Forces ». essendo venuto a mancare per una improvvisa indisposizione uno dei numeri del programma, egli fu invitato a sostituirlo e si esibì timidamente con la canzone « I dream of you ». a cui molte altre seguirono fra un entusiastico crescendo di applausi.

Il maestro inglese Foster, che dirigeva lo spettacolo, lo volle con sé in una tournée che faceva per le truppe alleate, ed egli lo segui in diversi centri della zona di occupazione, ottenendo ovunque i più lusinghieri successi. Tornato a Trieste, cominciò a cantare alla radio e a farsi conoscere da un pubblico sempre più vasto: la sua voce morbida e insieme vibrante e appassionata, a cui egli sa dare delle indefinibili e suggestive sfumature, piacque: cominciò a ricevere valanghe di lettere di ammiratrici, oltreché offerte di concerti e di incisioni. Sorpreso dalla fama, Teddy, tuttavia, non perdè la testa, e recatosi a Milano, proseguì i suoi studi di giurisprudenza. Aveva sempre pensato di diventare un grande avvocato, forse ci pensa ancora: fatto sta che dà perfino degli esami e conta di laurearsi. Ma la fama che egli sognava gli è giunta per tutt’altra via.

Certo, è bello avere un posto nell'anima delle folle. Dumas dice che l’uomo è sempre fiero di avere scritto il suo nome su qualche cosa, magari sulla scorza di un albero. Ma Teddy, il suo nome, oltre che su innumerevoli e teneri cuori femminili, lo ha inciso ormai su centinaia di dischi C.G.D., grazie soprattutto ai quali ha raggiunto con tanta rapidità una così alta affermazione. Quei suoi dischi, lanciati ora negli Stati Uniti riescono ad entusiasmare anche il pubblico americano.

Teddy Reno trasmette attualmente da Radio Milano col maestro Luttazzi, in un grande programma pubblicitario. Ha recapito a Milano, in Galleria del Corso, 4.

«Assi e stelle della Radio», 1949


PARIGI, febbraio — Gli ascoltatori dei programmi radiofonici e le persone che Seguono» i successi dei dischi di musica leggera conoscono Teddy Reno. Sanno che è triestino (si chiama Ferruccio Ricordi) e ha ventitré anni: che canta «confidenzialmente» canzoni dolci e sussi ve; che parla quattro lingue e studia giurisprudenza; che divenne cantante per caso, in seguito alle pressioni di un amico americano direttore di orchestra, il quale lo pregò di sostituire in uno spettacolo un attore ammalato. «Addormentarmi cosi» e «Nature Boy» — due canzoni lanciate alla radio da Teddy Reno — sono tra i più grandi successi del «neo-romanticismo» musicale del dopoguerra. I giovanotti le fischiattano al mattino mentre si radono e le ragazze le cantano a mezza voce mentre si insaponano nella vasca da bagno.

Teddy Reno è arrivato a Parigi quindici giorni fa in visita turistica. E’ ripartito senza avere visto la Torre Eiffel, senza aver visitato il Louvre, senza essersi mai seduto al Cafè de Flore. In compenso ha conosciuto i «Frère» Jacques» e Juliette Greco; ha fatto amicizia con Fernandel e Gérard Philipe (l'attore di «Diable au carps» e della «Beauté du diable», girato recentemente in Italia da René Clair); ha cantato con Jacqueline Frencoise e Jean Sablon; ha fatto colazione con Anton Karos — il viennese autore del celebre accordo di chitarra del «Terzo Uomo» —; ha assistito «in segreto» alla presentazione di alcune primizie della moda primaverile, prima che i grandi sarti dessero il via alle «collections»; ha ballato la raspa con le «Bluebel Girls» del «Lido», il più elegante dei locali notturni di Parigi; e soprattutto ha inciso alcuni dischi per la casa editrice Polydor, diretta da Jacques Canetti. Jacques Canetti è ritenuto uno dei «personaggi» della musica leggera contemporanea: lo chiamano «talent’s scout», scopritore di talenti.

E' lui che ha inventato la «mome» Piaf e che ha lanciato la «Vie en rose», canzone di successo mondiale. Canetti cercava un cantante «confidenziale» da aggiungere alla sua galleria di voci celebri. Sentì cantare Teddy Reno ascoltando una trasmissione della B.B.C. di Londra. Gli scrisse: «Mi venga a trovare». Quando Teddy andò a fargli visita, Canetti aveva già pronta la traduzione francese di «Addormentarmi cosi». Gli disse: «Provi un po’ a cantarla con queste parole». La canzone era scritta a mano, su un foglio di carta a quadretti : comincia con questa frase «Comme on est bien dans tes bras — come si sta bene nelle tue braccia».

Teddy non era molto sicuro della sua pronuncia, ma Canetti parve soddisfatto. Alle fine della incisione si avvicinò ai microfono collegato con la sala di audizione e disse una sola parola: «Charmant». Il successo parigino di Teddy Reno era assicurato. Canetti lancerà la voce del giovane triestino con questo slogan pubblicitario: «E’ la voce più sensuale nella dolcezza». Teddy ha riso della definizione, per lui le sue sono «danze vocali». «Io voglio far vivere agli ascoltatori le cose di cui si parla nella canzone — ha detto — e dargli la impressione che è lui e non io, a cantare».

Parigi lo ha affascinato; e ancor più i suol dintorni. «Se si farà l’Europa, non si può trovarle altra capitale che Versailles». Si interessa di storia, di letteratura, di politica: si fece spiegare per filo e per segno da uno del giornalisti italiani di Parigi le questioni della guerra in Indocina, e il progetto della banca europea che è allo studio all’O.E.C.E. Lo spettacolo parigino che più gli è piaciuto è quello dato dai «Frères Jacques» nel «cabaret» esistenzialista della «Rose Rouge»: una specie di varietà teatrale che Reno definì «umorismo letterario». «Mi sono divertito da morire» — ha detto —. I «Frères Jacques» sono magnifici. Se mi domandassero di qualificarli risponderei: attori, cantanti, mimi, comici, ballerini».

Teddy adora la musica classica e assicura che Beethoven lo fa impazzire». Pensa che i cantanti francesi sono molto fortunati perchè il testo delle loro canzoni è quasi sempre vera poesia. Ha detto di Yves Montand che canta con le mani e di Edith Piaf che fa scoppiare il cuore. Tornerà Parigi alla fine di febbraio per incontrarsi con Maurice Chevalier, il più grande attore della canzone. Questo appuntamento lo entusiasma e lo intimidisce. Chevalier, dopo aver ascoltato Yves Montand disse: «Oramai posso appendere la mia paglietta a un chiodo». Ma la voce di Teddy Reno è di un genere assolutamente nuovo per la Francia. Jean Sablon ha detto che è «una voce per persone intelligenti».

Emilio Springolo, «Il Piccolo di Trieste», 22 febbraio 1950


1955 06 13 Noi donne intro

L'articolo pubblicato su «Noi Donne», anno X, del 13 giugno 1955, affronta un tema di grande attualità per l'epoca: la bellezza è davvero la chiave del successo? Per rispondere a questa domanda la rivista raccoglie le opinioni di personalità appartenenti a mondi diversi – cinema, teatro, musica, letteratura, moda e arti figurative – offrendo un interessante confronto di idee. Tra gli intervistati figurano, fra gli altri, Franca Valeri, Giulietta Masina, Leonida Répaci, Teddy Reno, lo scultore Peikov e la stilista Teresa Massetti, mentre il servizio si conclude con una riflessione della critica teatrale Fausta Terzi Cialente.

  • Un'inchiesta sul successo La rivista si interroga se la bellezza rappresenti davvero l'elemento decisivo per affermarsi nella vita e nelle professioni artistiche.
  • Franca Valeri ridimensiona il mito della bellezza L'attrice sostiene che il fascino fisico possa aiutare, ma ritiene molto più importanti l'intelligenza, la personalità, l'ironia e la capacità di distinguersi.
  • Giulietta Masina valorizza il talento Secondo l'attrice il successo nasce soprattutto dalla preparazione, dalla sensibilità artistica e dal lavoro costante, mentre la bellezza da sola non garantisce risultati duraturi.
  • Leonida Répaci esalta la cultura Lo scrittore considera la bellezza un vantaggio iniziale, ma afferma che soltanto l'ingegno, la curiosità e la volontà consentono di costruire una carriera autentica.
  • Teddy Reno guarda alle qualità artistiche Il cantante ritiene che, nel suo mestiere, siano determinanti la voce, il temperamento e la capacità interpretativa, molto più dell'aspetto fisico.
  • Teresa Massetti e il mondo della moda La stilista osserva come anche nel settore della moda il successo non possa basarsi esclusivamente sull'avvenenza, ma richieda creatività, carattere e intelligenza.
  • La riflessione della critica teatrale Fausta Terzi Cialente conclude che la bellezza può attirare l'attenzione, ma non sostituisce mai il talento, la cultura e la personalità, qualità indispensabili per conquistare un successo autentico e duraturo.
  • Un ritratto della società degli anni Cinquanta L'inchiesta offre uno spaccato significativo dell'Italia del dopoguerra, mostrando come il dibattito sul rapporto tra immagine, merito e successo fosse già molto vivo nel mondo della cultura e dello spettacolo.

L'articolo costituisce una testimonianza interessante del modo in cui la stampa italiana degli anni Cinquanta affrontava il tema della notorietà. Pur partendo da una domanda apparentemente semplice, l'inchiesta mette in luce una sorprendente convergenza di opinioni: la bellezza può rappresentare un vantaggio iniziale, ma il vero successo nasce dall'intelligenza, dalla preparazione, dalla personalità e dalla capacità di lasciare un segno duraturo. Un messaggio che conserva ancora oggi una notevole attualità.

«Noi Donne», anno X, 13 giugno 1955


Il resoconto giornalistico firmato da Virgilio Crocco offre una vivace cronaca delle celebri manifestazioni estive organizzate da Teddy Reno ad Ariccia. Nella suggestiva e caratteristica cornice agreste della cittadina laziale, l'evento si impone come un unicum nel panorama dello spettacolo italiano, capace di radunare in una sola serata i più grandi nomi del cinema, del teatro e della musica, accanto a una fitta schiera di celebrità femminili e giovani promesse. Al centro della manifestazione spicca la consegna del prestigioso premio "Ponte d'oro" della popolarità ai big dello spettacolo, affiancata dalle attesissime fasi eliminatorie della "Festa degli Sconosciuti", il celebre concorso canoro ideato per scoprire e lanciare i nuovi talenti della musica leggera nazionale.

  • La straordinaria concentrazione di divi e personalità illustri sul palcoscenico e in platea testimonia la grande capacità organizzativa e il carisma di Teddy Reno, riuscito nell'impresa di convocare ad Ariccia un parterre di ospiti eccezionale, caratterizzato da un'elegante ma scanzonata presenza femminile in abiti estivi e pigiami da sera dai colori vivaci.
  • La consegna del Ponte d'oro tributa un solenne omaggio della popolarità ad autentici mostri sacri e icone della cultura nazionale, vedendo salire sul palco per ritirare il riconoscimento figure leggendarie come Totò e Aldo Fabrizi, insieme a divi del cinema e dello sport come Giuliano Gemma, Gianni Morandi (accompagnato dalla moglie Laura Efrikian), il pugile Sandro Mazzinghi, i produttori Alfredo Bini e Mario Cecchi Gori, il regista Giuseppe Patroni Griffi, e gli attori Paolo Ferrari e Carlo D'Angelo.
  • La chiusura nel segno di Rita Pavone suggella la serata con l'esibizione della cantante, definita la più famosa "sconosciuta" di Ariccia proprio in virtù del fatto che la sua sfolgorante carriera era nata su quel medesimo palco nelle edizioni precedenti, a cui è toccato l'onore di congedare l'esigente pubblico ariccino intonando alcuni dei suoi più grandi successi.
  • La selezione della Festa degli Sconosciuti rappresenta il cuore della competizione canora, che ha visto lo scontro tra trentadue giovani aspiranti interpreti ridursi a sedici finalisti in vista della finalissima del 30 luglio; tra i debuttanti più promettenti che hanno conquistato la platea spiccano i nomi di Titti Bianchi, raffinata esecutrice del brano Amerai solo me, Luisella Ronconi, impeccabile per volume e modulazione in Quattro ragioni, e il talentuoso interprete palermitano Carmelo Pagano.

Sotto il profilo storico e biografico, questo articolo fissa una testimonianza di eccezionale valore sulla radiosa stagione dei festival estivi e dei concorsi canori nell'Italia degli anni Sessanta, un'epoca in cui la provincia italiana si trasformava nel motore pulsante della cultura di massa e del costume nazionale. Il documento attesta la centralità della "Festa degli Sconosciuti" di Ariccia non solo come fenomeno di intrattenimento folcloristico e gastronomico radicato nel territorio, ma come un vero e proprio laboratorio industriale della canzone, capace di intercettare i mutamenti dei gusti generazionali. La presenza congiunta di colossi del cinema del calibro di Totò e Fabrizi accanto ai nuovi idoli dei giovani come Gianni Morandi e Rita Pavone evidenzia una transizione cruciale nell'immaginario collettivo italiano, fotografando il momento in cui la tradizione del grande spettacolo classico si fondeva definitivamente con la moderna e dirompente era del pop e del divismo televisivo.

«Il Messaggero», 18 luglio 1966


La cronaca giornalistica d’epoca documenta l'ufficializzazione della riconciliazione artistica e professionale tra Rita Pavone e il suo manager Teddy Reno, avvenuta nel corso di una conferenza stampa congiunta sul set del film Non stuzzicate la zanzara. L'incontro con i media ha offerto alla coppia l'occasione per annunciare i futuri e ambiziosi programmi internazionali, oltre che per chiarire la posizione netta dell'artista nei confronti delle kermesse canore nazionali, in particolare riguardo a un suo eventuale sbarco al Festival di Sanremo. Contestualmente, vengono svelati i dettagli produttivi e le linee artistiche della nuova pellicola diretta da Lina Wertmüller, che punta a rivoluzionare i canoni tradizionali della commedia musicale italiana del dopoguerra.

  • La ritrovata intesa artistica sancisce la fine dei passati dissapori e liti tra la cantante e il celebre talent scout, il quale assume nuovamente la guida strategica della carriera della Pavone non solo in veste di manager addetto ai contratti, ma anche come consigliere totale per le scelte discografiche, televisive, cinematografiche e per i futuri show e tournée.
  • Il netto rifiuto di Sanremo viene argomentato direttamente da Rita Pavone, la quale dichiara apertamente di non voler mai partecipare alla rassegna sanremese per proteggere la propria brillante carriera, giudicando sciocco e rischioso mettere a repentaglio anni di faticosi successi in una sola serata, specialmente alla luce delle recenti e clamorose eliminazioni di grandi nomi della musica leggera.
  • I progetti internazionali a Londra rappresentano il primo e imminente traguardo del ricostituito binomio, con una fitta serie di impegni televisivi, discografici e teatrali che attendono la cantante nella capitale britannica, dove il suo celebre brano Cuore si trova già saldamente posizionato nelle vette delle classifiche di vendita.
  • I dettagli del film della Titanus svelano i retroscena della lavorazione di Non stuzzicate la zanzara, seguito del fortunato Rita la zanzara, le cui riprese si stanno svolgendo negli stabilimenti della Titanus Appia e vedono la Pavone nei panni di una scatenata studentessa in fuga dal collegio.
  • Il cast d'eccezione e la regia si avvalgono della direzione di Lina Wertmüller e della partecipazione di interpreti illustri come Giulietta Masina e Romolo Valli nel ruolo dei genitori della protagonista – convinti a fatica dalla regista a esibirsi persino in un numero di ballo –, affiancati da Giancarlo Giannini, Peppino De Filippo, Raffaele Pisu, Giusi Raspani Dandolo e Pietro De Vico.
  • La svolta estetica del "film atonale" viene teorizzata dalla stessa Wertmüller, determinata a riabilitare il genere del musicarello italiano liberandolo dai vecchi cascami sentimentali; la pellicola, fotografata da Dario Di Palma, si caratterizza per una fusione totale tra scenette musicali, balletti e racconto, espressa attraverso una gamma cromatica rigorosamente limitata ai toni del lilla, dell'arancione e del bianco.

Sotto il profilo storico e biografico, questa preziosa testimonianza d'archivio fissa uno snodo cruciale nell'evoluzione della cultura di massa e dell'industria dello spettacolo in Italia alla fine degli anni Sessanta. Il documento attesta la straordinaria maturità e consapevolezza divistica raggiunta da Rita Pavone, capace di rifiutare la vetrina di Sanremo in nome di una visione internazionale e industriale della propria carriera, già fortemente proiettata verso il mercato britannico. La dettagliata cronaca della lavorazione di Non stuzzicate la zanzara evidenzia una transizione fondamentale nell'evoluzione del cinema musicale italiano, documentando il tentativo della regista Lina Wertmüller di nobilitare il genere pop attraverso soluzioni visive d'avanguardia e il coinvolgimento di attori feticcio del grande cinema d'autore e della tradizione teatrale, come Giulietta Masina e Peppino De Filippo. Le evidenze emerse dal testo restituiscono ai posteri il ritratto di un'epoca in cui la canzone e il cinema cooperavano attivamente per intercettare e ridefinire i consumi e i gusti della nuova generazione giovanile del boom economico.

«Il Messaggero», 1 febbraio 1967


Il trafiletto giornalistico d'epoca affronta con tempestività le insistenti indiscrezioni diffuse dalla stampa scandalistica circa un imminente matrimonio tra il noto produttore e cantante Teddy Reno e la giovane stella della musica leggera italiana Rita Pavone. Attraverso una verifica telefonica diretta ad Ariccia, l'articolo riporta le dichiarazioni ufficiali di Reno, il quale formula una smentita parziale e sfumata, definita "con riserva". Pur negando la concretezza immediata delle nozze, l'artista non nasconde il profondo legame affettivo che lo unisce alla cantante, offrendo una preziosa testimonianza sulle complessità sentimentali e sulle barriere burocratiche e legali che caratterizzavano le unioni private nell'Italia della fine degli anni Sessanta.

  • La smentita con riserva costituisce il nucleo centrale delle dichiarazioni di Teddy Reno, il quale, commentando le notizie apparse sui settimanali riguardo alle probabili nozze con la ventiduenne Rita Pavone, sceglie di non chiudere del tutto la porta alle speculazioni, ringraziando la stampa per la simpatia e definendosi impossibilitato a prevedere il futuro in veste di profeta.
  • Il profondo legame affettivo viene apertamente ammesso e rivendicato dal quarantenne manager, che sottolinea come i cinque anni di intensa vita artistica e lavorativa condivisi con la Pavone abbiano cementato un sentimento reciproco e sincero, costruito attraverso una quotidiana comunione di gioie, dolori, speranze e amarezze professionali.
  • L'ostacolo del precedente matrimonio emerge nella parte conclusiva del resoconto, in cui viene evidenziato come sul produttore penda ancora il lungo e complesso iter legale per l'annullamento delle sue prime nozze con Vania Protti, celebrate civilmente nel 1957 in Messico, a fronte di una separazione di fatto che dura ormai da sette anni.
  • Il ruolo pubblico di assessore viene richiamato nel testo d'archivio per identificare la figura di Teddy Reno nel contesto della comunità di Ariccia, cittadina laziale diventata nel corso del dopoguerra il quartier generale artistico e promozionale del celebre binomio canoro.

Sotto il profilo storico e biografico, questo frammento d'archivio documenta con assoluta precisione la delicata transizione privata di una delle coppie più celebri e discusse del costume italiano, catturata nell'istante in cui il sodalizio professionale stava per tramutarsi definitivamente in unione familiare. L'evidenza che emerge dal testo riflette in modo fedele il clima sociologico e legislativo dell'Italia pre-divorzio, un'epoca in cui i legami sentimentali asimmetrici o gravati da precedenti vincoli matrimoniali – come le nozze messicane di Reno – erano costretti a muoversi tra intricate maglie burocratiche e la costante pressione morale dei media di massa. Il documento fissa così una testimonianza cruciale non solo sulla biografia di Rita Pavone e di Teddy Reno, ma anche sulle dinamiche del giornalismo d'intrattenimento del dopoguerra, capace di trasformare le vicende anagrafiche dei divi della canzone in veri e propri specchi dei mutamenti antropologici del Paese.

«Il Messaggero», 4 maggio 1967


Il servizio d’inchiesta a firma di Roberto Tumbrella, pubblicato d'epoca sulle pagine della rivista Bolero Teletutto, affronta in modo dettagliato l'imminente matrimonio tra la celebre cantante Rita Pavone e il suo manager Teddy Reno, annunciato ufficialmente per il mese di maggio. L'articolo penetra dietro la facciata dei pettegolezzi e delle cronache mondane per svelare i complessi risvolti legali, burocratici e finanziari che gravitano attorno alla coppia, in particolare riguardo all'ottenimento del consenso allo scioglimento del precedente matrimonio civile messicano di Reno con Vania Protti. Attraverso le vive dichiarazioni dei protagonisti e della stessa Protti, il testo offre un affresco nitido delle tensioni tra la sfera privata dei sentimenti e il peso dell'esposizione mediatica, descrivendo un sodalizio artistico e sentimentale ormai pronto a sfidare le convenzioni e a regolarizzare la propria unione.

  • L'accordo finanziario e la tutela del figlio costituiscono un pilastro centrale della vicenda, con lo stanziamento di una cifra considerevole pari a centoventi milioni di lire a fondo perduto, derivanti dai nuovi e ricchi contratti discografici della Pavone con la Ricordi e la RCA, destinati a garantire l'avvenire economico del piccolo Franco, il figlio di nove anni che Teddy Reno ha avuto dalla prima moglie.
  • Lo scioglimento delle nozze messicane rappresenta lo snodo burocratico cruciale, poiché l'annullamento del matrimonio civile celebrato nel 1957 in Messico tra Reno e Vania Protti è già stato formalmente ottenuto oltreoceano, ma per consentire la celebrazione del nuovo vincolo in Italia la coppia dovrà attendere ancora un periodo di circa sette mesi affinché vengano registrate e perfezionate tutte le necessarie carte legali.
  • La ferma reazione di Rita Pavone emerge con chiarezza di fronte alle continue insinuazioni della stampa scandalistica, con la ventunenne artista determinata a pronunciare il fatidico "sì" non appena possibile per mettere fine ai pettegolezzi e alle ostilità moralistiche, rivendicando il diritto alla propria felicità sentimentale accanto a un uomo anagraficamente più grande e già separato di fatto da molti anni.
  • La testimonianza di Vania Protti arricchisce il resoconto con una prospettiva intima e disincantata, in cui la donna rievoca le origini del suo amore giovanile con Reno (allora noto come Ferruccio Ricordi) e la successiva rottura, difendendo la trasparenza della propria condotta e la scelta di accettare la transazione economica esclusivamente per tutelare l'educazione e il futuro del figlio, che frequenta una prestigiosa scuola elementare a Roma accanto ai figli di altri divi come Milko Skofic e Gina Lollobrigida.
  • Le vicende giudiziarie collegate vengono richiamate per documentare il clima di forte pressione giudiziaria che ha circondato la coppia negli ultimi tempi, menzionando la recente comparsa di Rita Pavone davanti al Tribunale di Milano per un processo di diffamazione nato dalle passate accuse rivolte al suo primo maestro di canto e danza, Gustav Rehard.

Sotto il profilo storico e biografico, questo documento fissa con precisione chirurgica uno dei passaggi più significativi e discussi del costume e della sociologia italiana a ridosso degli anni Settanta. Le vicende personali di Rita Pavone e Teddy Reno (all'anagrafe Ferruccio Ricordi) si configurano come un perfetto specchio delle profonde contraddizioni legali e morali dell'Italia pre-divorzio, un'epoca in cui le unioni asimmetriche e i successivi legami sentimentali dei coniugi separati erano costretti a ricorrere a intricate transazioni estere e a pesanti accordi economici per trovare una legittimazione formale. L'evidenza che emerge dall'inchiesta documenta inoltre la transizione dell'industria discografica italiana verso l'era dei grandi ingaggi miliardari, in cui i proventi artistici delle stelle del pop venivano direttamente impiegati per risolvere complesse controversie di natura civilistica e familiare. Il resoconto consegna ai posteri il ritratto di una stagione culturale in cui il divismo della canzone non era più un semplice fenomeno d'intrattenimento leggero, ma un potente fattore di trasformazione antropologica capace di scardinare i vecchi tabù e di imporre nuovi modelli di autonomia e di scelta personale di fronte all'opinione pubblica nazionale.

«Bolero Teletutto», 15 ottobre 1967


Il servizio giornalistico firmato da Toni Rasi annuncia ufficialmente la svolta sentimentale e legale dell'unione tra Rita Pavone e Teddy Reno, i quali dichiarano con entusiasmo l'intenzione di sposarsi nel mese di settembre. L'articolo, ambientato a Milano, prende le mosse dall'avvenuto annullamento da parte dei giudici messicani del precedente matrimonio civile che legava il produttore a Vania Protti dal 1957. Attraverso un colloquio intimo e ricco di dettagli privati svoltosi nella hall di un albergo milanese, i due artisti confessano la propria euforia per la ritrovata libertà legale, descrivendo i retroscena della notizia, la pianificazione delle future nozze, il progetto della luna di miele in Oriente e le residue resistenze della famiglia dell'artista, in un sincero scambio che mette a nudo la forte intesa emotiva e la complicità della coppia di fronte alla pressione dei media.

  • L'annullamento delle nozze messicane rappresenta la chiave di volta legale che permette a Teddy Reno di considerarsi finalmente e autenticamente il fidanzato ufficiale di Rita Pavone, eliminando le ambiguità e le virgolette giornalistiche che avevano accompagnato la coppia fin dal febbraio del 1957, data del precedente legame del manager con Vania Protti.
  • La bizzarra celebrazione a Roma viene rievocata dai protagonisti nel quartiere Parioli, dove i due, appresa la notizia dell'annullamento mentre si trovavano a casa di amici, si sono lasciati travolgere dall'euforia brindando in un locale vicino che, solo in un secondo momento e dopo aver ordinato dello champagne servito curiosamente in fiaschi di vino, si è rivelato essere una semplice mensa aziendale per impiegati.
  • I piani per il matrimonio a settembre delineano i progetti futuri del binomio artistico, con Teddy Reno che indica il mese autunnale come data ideale per la cerimonia se l'iter burocratico proseguirà a gonfie vele, confermando come unico dettaglio già stabilito e definitivo un suggestivo viaggio di nozze da tenersi in Oriente.
  • Le confidenze sulla gelosia e sul carattere svelano la dimensione più autentica e umana della coppia, con la ventiduenne Rita Pavone che ammette senza ipocrisie di essere estremamente gelosa del passato sentimentale del compagno, elogiandone al contempo la saggezza, lo spirito giovanile e il grande senso di protezione, mentre Reno ricambia definendola un concentrato di dolcezza e vitalità capace di ringiovanirlo continuamente.
  • La persistente intransigenza paterna emerge nel finale del colloquio, in cui l'artista rivela come suo padre mantenga ancora una posizione di fermezza e rigetto nei confronti di questa unione nonostante la sentenza messicana, pur dichiarandosi assolutamente certa che l'uomo non le farà mancare il suo braccio per accompagnarla all'altare il giorno delle nozze, una confessione che per la prima volta riga di commozione e lacrime il volto di Teddy Reno.

Questo documento della fine degli anni Sessanta costituisce un tassello di fondamentale importanza per comprendere l'evoluzione del costume, della morale e del divismo nell'Italia del secondo dopoguerra. Le vicende personali di Rita Pavone e Teddy Reno riflettono in modo speculare il difficile cammino sociologico e legislativo di una nazione ancora priva di una legge sul divorzio, costringendo le coppie celebri a tortuosi e costosi espedienti legali d'oltreoceano per vedere legittimati i propri sentimenti di fronte alla società e alla legge. L'evidenza che emerge dal testo attesta la nascita di un nuovo modello di autonomia giovanile e femminile, incarnato dalla Pavone, capace di difendere le proprie scelte affettive ed esistenziali anche a costo di scontrarsi con la rigida autorità patriarcale dell'epoca. Il reportage fissa così l'istante preciso in cui il binomio professionale più celebre della musica leggera italiana si spoglia definitivamente della propria corazza promozionale per rivendicare, con orgoglio e commozione, il diritto alla normalità e alla costruzione di una nuova dimensione familiare.

«Grand Hotel», 1968 - Teddy Reno e Rita Pavone


Discografia

33 giri - 25 cm

1954: 1a Selezione successi napoletani (CGD, MV 0191)
1955: Sognate con Teddy Reno (CGD, MV 0196)
1955: In due si canta meglio (CGD, MV 0197; con Marisa Brando)
1956: Teddy Reno International (CGD, MV 0198)
1956 - Viaggio a Napoli con T. Reno – orch. Gianni Ferrio (CGD, MV 0213) Chella llà (Bertini – Taccani) / Suspiranno mon amour (Cesareo – Lombardi) / Vurria sape' pecché (Nisa –Redi) / Guaglione (Nisa – Fanciulli) / Malatia (Romeo) / Nisciuna è cchiù bella ‘e te (Coppola – Nisa) / Chi s'innamora ‘e te (Trinacria – Bonagura) / Nata tu si' pe' mme (Bittafava – Rusconi)
1957: Canzoni al caminetto (CGD, MV 0219)
1957: Confidenze musicali (CGD, MV 0221)
1957: Confidenze musicali n° 2 (CGD, MV 0227)
33 giri - 30 cm[modifica | modifica wikitesto]
1958: II "Sagra della Canzone Nova" Assisi 1958 (RCA Italiana, PML 10030; con Paolo Bacilieri, Nilla Pizzi e altri artisti)
1958: In hi-fi (RCA Italiana, LPM 10034)
1959: 20 canzoni di Sanremo '59 (RCA Italiana, LPM 10038; con Nilla Pizzi e Miranda Martino)
1959: Napoli '59. Le 20 canzoni del festival (RCA Italiana, LPM 10060; con Nilla Pizzi, Elio Mauro, Stella Dizzy e Miranda Martino)
1974: American Classics for Loving and Dancing Pleasure (RCA Italiana, TPL 1-1027)
1975: Italian Hits - Successi 1940-50 (RCA Italiana, TPL 1-1123)

78 giri

1948: White Christmas/You Keep Coming Back Like a Song (CGD, SO 1100)
1949: Manana/Laroo laroo (Lily Bolerro) (CGD, PV 1231)
1949: Nature Boy/Civilization (Bongo bongo bongo) (CGD, PV 1232)
1949: Il mare/Veleno (CGD, PV 1323)
1949: Begin the Beguine/Stormy Weather (CGD, PV 1403)
1949: Nature Boy/La Vie En Rose/Long Ago (CGD, PV 1421; con Jula de Palma)
1949: Again/Quizas Quizas (CGD, PV 1449)
1950: Les Feuilles Mortes/Aimez Toujours (CGD, PV 1496; lato B con Jula de Palma)
Music music music / Mona Lisa - (CGD ) - PV 1573
1950: September Song/Mona Lisa (CGD, PV 1573)
1951: Ciliegi rosa/Veronica (CGD, PV 1592)
1951: Vecchia America/Luna malinconica (CGD, PV 1594)
1951: Grazie dei fiori/Desiderio (CGD, PV 1605)
1951: Patricia/Solitude (CGD, PV 1646)
1951: Aquellos Ojos Verdes/Jungle Drums (CGD, PV 1649)
Too young / Would I love you - (CGD) - PV 1672
1951: With A Song In My Heart/If (CGD, PV 1673)
1952: Cabeza Hinchada/Maria Dolores (CGD, PV 1694)
1952: N'angelo/Aggio perduto o' suonno (CGD, PV 1724)
1952: Jezebel/Vecchia America (CGD, PV 1729)
1952: Be My Love/Whilelmina (CGD, PV 1732)
1953: Merci Beaucoup/La mia donna si chiama desiderio (CGD, PV 1853)
1953: Ba-ba-baciami piccina/Eternamente-Arlecchinata (CGD, PV 1864)
1953: Sugarbusch/Charmaine (CGD, PV 1873; lato A con Jula de Palma)
1953: Un bacio a mezzanotte/Amico Bing non piangere (CGD, PV 1876)
1953: Moulin Rouge/Un bacio ancor (CGD, PV 1890)
Te sto aspettanno / Ombra 'e stu suonno - (CGD ) - PV 1898
1954: Il cappello di paglia di Firenze/Un bacio ancora (Kiss) (CGD, PV 1917)
1954: Ombra 'e stu suonno/Statte vicino a mme (scritta da Armando Ciervo) (CGD, PV 1947)
1955: Core malato/Statte vicino a mme (pe n'ata sera) (CGD, RE 1)
1955: Un napoletano a Milano/Te voglio bene (CGD, RE 2)
Accarezzame / 'Na voce 'na chitarra e o poco 'e luna - (CGD ) - RE 17
1955: Nisciuna è cchiù bella 'e te/Accarezzame (CGD, RE 20)
1955: Andemo a Miramar/Come il sole (CGD, RE 26)
1955: Malatia/Zitto...zitto...zitto... (CGD, RE 31)
1955: Maruzzella Maruzze'/Nata tu si pe' mme (CGD, RE 34)
25 novembre 1955: Se bacio te/Ciumachella (CGD, RE 37)
25 novembre 1955: Addormentarmi così/L'Amour, Madame... (CGD, RE 39)
1956: Chella llà/Zitto...zitto...zitto... (CGD, RE 46)
1956: Arrivederci Roma/Ciumachella (CGD, RE 47)
1957: Innamorata/Piccolissima serenata (CGD, RE 77)
1957: Sott'er cielo de Roma/Piccolissima serenata (CGD, RE 78)
1957: Intorno al mondo/Valzer delle candele (CGD, RE 86)
1958: Giuro d'amarti così/Non potrai dimenticare (CGD, RE 89)
? Night and day/Temptation (con Lelio Luttazzi e i suoi "Archi") (CGD, ?)

EP

(formato maxi)

1957: Sognate con Teddy Reno (CGD, E 6010)
1957: Passeggiando per Napoli (CGD, E 6015)
1957: Luna di miele a Sanremo (CGD, E 6022)
1957: Festival di Napoli 1957 (CGD, E 6025)
1957: Piccolissima serenata/La più bella del mondo/'a sonnambula/Vivrò (CGD, E 6031)
1957: Teddy Reno presenta Musiche da film (CGD, E 6032)
1957: Teddy Reno ed i suoi piccoli amici (CGD, E 6033)
1959: Sanremo '59 (RCA Italiana, EPA 10-038)
1959: Lettera da Ischia (RCA Italiana, EPA 30-355; con Miranda Martino)
45 giri[modifica | modifica wikitesto]
1956: Statte vicino a 'mme / Na voce, 'na chitarra 'e o poco 'e luna (CGD, N 9001)
1957: Piccolissima serenata / Cet soir (CGD, N 9014)
1957: Ninna nanna del cavallino / Tanti auguri a te (CGD, N 9021)
1957: 'A sunnambola / Simpatica (CGD, N 9025)
1958: Giuro d'amarti così / Non potrai dimenticare (CGD, N 9025)
1958: Cumpagna d' 'a luna / E dimme... ca me vuo' bbene (CGD, N 9035)
1958: Buenas Noches Mi Amor / Ciacole (CGD, N 9037)
1958: Confidenziale/ Perry Como (CGD, N 9056)
1958: Tre volte baciami / Con tutto il cuor (CGD, N 9057)
1958: Tu che ti senti divina / Non partir (CGD, N 9058)
1958: Zitta nun 'o ddi / Un gettone nel juke box (CGD, N 9059)
1958: Piccolissima serenata / Eclipse (RCA Italiana, 45N-0746)
1959: Conoscerti / Una marcia in fa (RCA Italiana, 45N-0780)
1959: Lì per lì / Avevamo la stessa età (RCA Italiana, 45N-0781)
1959: Scurdammoce 'e cose d' 'o munno! / Accussì (RCA Italiana, 45N-0850)
1959: Sarrà .... chi sa .... / 'Sta miss 'nciucio (RCA Italiana, 45N-0961)
1959: Temptation / Canzone di Rossana (RCA Italiana, 45N-0964)
1959: The Hula Hoop Song / Tempo di hula hoop (RCA Italiana, 45N-0969; il lato B è cantato dal Quartetto Due + Due)
1960: È Vero/Quando viene la sera (RCA Italiana), 45N-1021
1960: Ragazzina / Importante (RCA Italiana, 45N-1041)
1960: Souvenir / Ragazzina (RCA Italiana, 45N-1057)
1961: Non mi dire chi sei / Come sinfonia (Galleria del Corso, GC 014)
1961: Gli spostati / Exodus (Galleria del Corso, GC 018)
1961: Questa notte o mai più / Morire d'amore (Galleria del Corso, GC 024)
1962: Una fra mille / Quando finisce un amore (RCA Italiana, PM45-3066)

Pubblicati in Germania

Es war in Napoli vor vielen Jahren - Villa Bella (Polydor 22319 *1954*)
Senor - Der Weg zu deinem Herzen (Polydor 22355 *1954*)
Einmal im Leben - Sonnenlied (Polydor 22356 *1954*)
Addio - Baby, mein Baby (Polydor 23107 *1955*)
In San Marino - Bleib bei mir (Polydor 23161 *1955*)
Unter Palmen am blauen Meer - Serenata D'amore (Polydor 23458 *1957*)
Piccolissima Serenata - Amore Mio (Polydor 23703 *1958*)
Schenk deiner Frau doch hin und wieder rote Rosen - Tanz diesen Tanz mit mir (Polydor 53170 *1969*)

CD

2007: Se questo non è amore (Delta Italiana, DEDL 21555)
2008: Vecchia America - Incisioni a 78 giri dal 1948 al 1956 (Twilight Music, TWI CD AS DS 08 01)

EP pubblicati all'estero

1958: Chanson d'Italie (Versailles, EP 90 S 114; pubblicato in Francia)
1959: Teddy Reno con Gianni Ferrio e la sua orchestra (Hispavox, 7705; pubblicato in Spagna)

Filmografia

Miracolo a Viggiù, regia di Luigi Giachino (1951)
Saluti e baci, regia di Giorgio Simonelli (1953)
Le vacanze del sor Clemente, regia di Camillo Mastrocinque (1954)
I cinque dell'Adamello, regia di Pino Mercanti (1954)
Ballata tragica, regia di Luigi Capuano (1954)
Vendicata!, regia di Giuseppe Vari (1955)
Una voce una chitarra un po' di luna, regia di Giacomo Gentilomo (1956)
Totò, Peppino e la... malafemmina, regia di Camillo Mastrocinque (1956)
Totò, Peppino e i fuorilegge, regia di Camillo Mastrocinque (1956)
Due sosia in allegria, regia di Ignazio Ferronetti (1956)
Vacanze a Portofino, regia di Hans Deppe (1957)
Totò, Vittorio e la dottoressa, regia di Camillo Mastrocinque (1957)
Peppino, le modelle e chella là, regia di Mario Mattoli (1957)
Il nemico di mia moglie, regia di Gianni Puccini (1959)
Destinazione Sanremo, regia di Domenico Paolella (1959)
I Teddy boys della canzone, regia di Domenico Paolella (1960)
Sanremo - La grande sfida, regia di Piero Vivarelli (1960)
Il giorno più corto, regia di Sergio Corbucci (1962)
Rita la zanzara, regia di Lina Wertmüller (1966)
Non stuzzicate la zanzara, regia di Lina Wertmüller (1967)
La feldmarescialla, regia di Steno (1967)
Little Rita nel West, regia di Ferdinando Baldi (1967)

Programmi radio RAI

Canzoni del sabato sera, presentate da Teddy Reno, orchestra diretta da Gianni Ferrio, sabato 17 agosto 1956, secondo programma, ore 20,30.
Nastro di partenza, musica leggera in anteprima presentata da Teddy Reno, regia di Luigi Grillo, programma nazionale, 1976.

Programmi televisivi

Confidenze musicali, con Teddy Reno, orchestra diretta da Gianni Ferrio, i lunedì, ore 21,30 sulla RAI, estate 1956.

Il teatro di rivista

Rosso e nero, rivista di Oreste Biancoli, Marcello Ciorciolini e Mantoni, con Teddy Reno, Alberto Talegalli, Nilla Pizzi, Corrado, Luciano Sangiorgi (1954).

Riferimenti e bibliografie:

  • Intervista a Teddy Reno in http://ildubbio.news/ildubbio/2017/04/26/teddy-reno/
  • "L'avventurosa storia del cinema italiano", Franca Faldini e Goffredo Fofi, Cineteca di Bologna, 2011

Sintesi delle notizie estrapolate dagli archivi storici dei seguenti quotidiani e periodici:

  • «Assi e stelle della Radio», 1949
  • Emilio Springolo, «Il Piccolo di Trieste», 22 febbraio 1950
  • Deodato Foà, «Epoca», anno III, n.92, 12 luglio 1952
  • «Noi Donne», anno X, 13 giugno 1955
  • Giorgio Mottola, «Sorrisi e Canzoni», anno VIII, n.13, 29 marzo 1959
  • «Il Messaggero», 18 luglio 1966
  • «Il Messaggero», 1 febbraio 1967
  • «Il Messaggero», 4 maggio 1967
  • «Bolero Teletutto», 15 ottobre 1967
  • «Grand Hotel», 1968
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