Reno Teddy (Merk Ricordi Ferruccio)

Nome d'arte di Ferruccio Merk Ricordi (Trieste, 11 luglio 1926), è un cantante, produttore discografico e attore italiano naturalizzato svizzero.


L’unico ruolo cinematografico di cui vado fiero è quello in Totò, Peppino e la malafemmina dove faccio il giovane che i fratelli Capone cercano di distogliere dalla sbandata per una soubrette. Contrariamente a quanto è accaduto dopo la sua morte, Totò era allora molto osteggiato dalla critica, i suoi film si giravano con quattro lire e con copioni praticamente inesistenti. La lettera che ormai è diventata un cult nacque perché la sceneggiatura di Edoardo Anton e altri risultava debolissima. Giravamo alla De Paolis e, in mancanza di camerini, Totò, Peppino e io dividevamo uno squallido camerone. Totò si era sistemato al centro, io sulla sinistra e Peppino a destra. Ogni giorno perciò li udivo brontolare perché quello che trovavano scritto sulle pagine della sceneggiatura non faceva ridere. La loro conclusione era sempre la stessa: “E mo’ che ci inventiamo?". E inventavano, e come! Accadde anche con la lettera. Se ben ricordo fu Peppino a rammentarsi di una missiva in Miseria e nobiltà di Scarpetta. In quel lavoro era la spalla a dettarla al comico e la situazione era diversa, loro invece decisero di invertire i ruoli. E al ciack, senza fare alcuna prova, la inventarono di sana pianta scatenandosi come se invece che su un set si trovassero su un palcoscenico, davanti al pubblico pagante.


Biografia

Nasce a Trieste, figlio dell'ingegnere Giorgio Merk di famiglia austroungarica, di origini aristocratiche, e di Paola Sanguinetti Sacerdote, romana, di ascendenza ebraica. Negli anni trenta il padre dovette cambiare il cognome nobiliare austro-ungarico, Merk Von Merkenstein, in Ricordi. Nel 1943 la famiglia si trasferì a Cesena per motivi di lavoro. Debuttò nel 1938 a un concorso per dilettanti che si tenne a Rimini, cantando la canzone Tu sei la musica. Dopo l'8 settembre i Merk riuscirono a sfuggire alla cattura da parte dei tedeschi finché nel giugno 1944 trovarono un rifugio sicuro a Milano Marittima sotto falsa identità. In dicembre si trasferirono nel ferrarese, ma qui furono catturati e rinchiusi nel carcere di Codigoro; fortunosamente riuscirono a riacquistare la libertà.

Esordì a Radio Trieste durante l'amministrazione angloamericana della città, lanciando, con l'orchestra del maestro Guido Cergoli, la canzone Eterno ritornello (Te vojo ben) di Bidoli.

Nel 1946 effettua una tournée in Germania con l'orchestra inglese di Teddy Foster: attraversando il Reno gli viene l'idea dello pseudonimo, usando il nome del direttore d'orchestra e come cognome il fiume. Dopo essersi esibito per le truppe angloamericane in Europa (1945-47) e in seguito alla RAI di Torino con l'orchestra di Pippo Barzizza (1948) partecipò a svariate trasmissioni con l'orchestra diretta dal maestro Nicelli, in particolare Il braccialetto di Sheherazade, condotta da Nunzio Filogamo.

L'attività radiofonica ne favorì presto il successo discografico: con la CGD (casa discografica da lui fondata), fra il 1948 e il 1961 si distinse come interprete del genere romantico-melodico con canzoni di grande successo come Addormentarmi così (ripresa di un successo della cantante torinese Lidia Martorana), Trieste mia, Muleta mia, Aggio perduto o' suonno, Accarezzame, Na voce na chitarra e o' poco e' luna, Chella lla, Piccolissima serenata, Come sinfonia, con le quali raggiunse una notorietà internazionale. Ancora alla radio, fu tra i protagonisti di popolari trasmissioni come Nati per la musica (1953-54) e Punto interrogativo (1952).

Il Festival di Sanremo

Secondo e terzo classificato al Festival di Sanremo 1953, dal 1954 si dedicò soprattutto alla TV con programmi (da Canzoni al caminetto, 1955-1956, a Souvenir, 1960) che ospitarono personaggi d'eccezione come le attrici Jennifer Jones e Kim Novak o il cancelliere della Germania Ovest Konrad Adenauer. Vincitore del Festival di Napoli 1959 con Sarrà chissà di Murolo, fu attivo anche in teatro (ne L'adorabile Giulio di Garinei e Giovannini, 1957) e al cinema (Totò, Peppino e la... malafemmina di Mastrocinque, 1956).

Nel 1961 ritornò ad occuparsi attivamente di discografia fondando una nuova etichetta, la Galleria del Corso, con la quale lanciò, tra gli altri, Bruno Lauzi. Nello stesso anno inventò il Festival degli sconosciuti di Ariccia con l'obiettivo di scoprire e lanciare nuovi talenti; la prima edizione si tenne nel 1962 e fu vinta da una giovanissima cantante di Torino, Rita Pavone, che sposerà Teddy Reno in Svizzera con il rito religioso officiato a Lugano nel 1968 dopo una serie di polemiche a causa della grossa differenza d'età tra i due, e soprattutto per il fatto che nel 1960 Teddy Reno era separato dalla prima moglie (dalla quale ottenne il divorzio dopo l'entrata in vigore della legge nel 1971), la produttrice cinematografica Vania Protti (poi Vania Protti Traxler), che aveva già presentato ai telespettatori di Canzoni al caminetto, e aveva un figlio, Franco Ricordi, dal quale avrà due nipoti. Dopo il 1976 Teddy Reno e Rita Pavone si sposarono civilmente ad Ariccia.

Con Rita avrà due figli. Insieme risiederanno in Svizzera, a partire dal 1968. Qui Ferruccio Ricordi riprenderà il suo cognome originale, Merk. Nel corso degli anni rallenta l'attività di cantante, che comunque continua tuttora: a dicembre del 2007 pubblica Se questo non è amore, album in cui ricanta i suoi più grandi successi con nuovi arrangiamenti curati dal maestro Paolo Ormi e da Victor Bach, ed in cui include un brano nuovo, Se questo non è amore, scritto da Emanuela Tomasini e Roberto Fia.

Il 6 luglio 2013 gli è stato conferito il premio speciale " Grand Prix Corallo città di Alghero " alla carriera.

Nel 2014 in occasione dei suoi 70 anni di carriera Teddy Reno incide un CD dal titolo Teddy Reno 70 anni (di carriera).

Onorificenze

Sigillo trecentesco

Il 25 ottobre 2016 per mozione del Consiglio Comunale di Trieste, gli è stato consegnato dal Sindaco di Trieste Roberto Dipiazza il Sigillo Trecentesco in argento, durante una cerimonia tenutasi nel salotto azzurro del palazzo municipale alla quale ha presenziato anche la moglie Rita Pavone. “Novant'anni e non li dimostri -ha detto il sindaco Roberto Dipiazza consegnando il sigillo a Teddy Reno- ti ringraziamo di cuore per quello che hai fatto nella tua vita, portando sempre alto il vessillo di quella Trieste che tutti noi amiamo”.

“È una delle più belle giornate della mia vita” -ha aggiunto Teddy Reno- che nell'occasione ha voluto rivolgere un pensiero particolare anche all'amico Lelio Luttazzi con cui, nel 1948, iniziò la carriera. La semplice e partecipata cerimonia è proseguita tra i ricordi, le note di “Trieste mia che nostalgia..” e simpatici aneddoti di vita. Come segno di stima e apprezzamento, il sindaco Roberto Dipiazza ha consegnato a Rita Pavone il “crest” ufficiale del Comune di Trieste, perché -ha detto- “i fiori appassiscono e questo rimane” e “grazie per averlo sopportato”.


Teddy Reno si racconta «Io, Totò e la malafemmena»

«Sono l’unico vivente di quel film, diventato un cult. Totò, Peppino e la malafemmena ha incassato di più di tutti gli altri 96 girati dal Principe». Teddy Reno, Ferruccio Merk Ricordi, gioca sulla cosa e, nonostante i suoi quasi 91 anni ( 11 luglio 1926), con entusiasmo e spirito giovanile ricorda con piacere quel 1956 quando gli arrivò la telefonata della casa di produzione Titanus. «Ero a New York alla fine del 1956 per una serie di spettacoli, in un locale che si chiamava Blue Angels. Mi chiamarono da Roma dicendomi che il principe Antonio De Curtis mi voleva al suo fianco nel film con Peppino De Filippo per interpretare un giovane che avrebbe dovuto cantare delle canzoni napoletane».

Ma come? Un triestino scelto per cantare in napoletano?

È esattamente quello che dissi a caldo: “con tanti cantanti napoletani di successo, come Giacomo Rondinella, Sergio Bruni, Aurelio Fierro e tanti altri scegliete me? ” Loro obiettarono decisi: “Totò vuole proprio te”. Lui mi conosceva e mi stimava come cantante. Mi lusingò molto il fatto che il Principe avesse pensato proprio a me. Annullai in fretta e furia due concerti, uno Pittsburg e l’altro a New York, e tornai a Roma.

Come se la cavò con il napoletano?

Incontrai Totò e mi disse di non preoccuparmi, mi avrebbe dato lezioni di lingua napoletana. “Non è un dialetto, ma una lingua”, mi disse. Decidemmo così che sarei andato a casa sua a Roma, dove viveva con Franca Faldini, per studiare la lingua.

Un maestro d’eccezione.

Direi proprio di sì, ma io ero un allievo molto attento. Le posso raccontare un aneddoto molto illuminante, in proposito. La prima cosa che mi scrisse su un foglietto fu “aggio perduto ‘ o suonno” e io da buon triestino la cantai alla lettera, con tutte le consonanti e le vocali. Totò mi fermò e mi disse: “Noi napoletani siamo pigri, sfumiamo… quindi non diciamo suonno, ma suonn”. Capì al volo la lezione. Dopo una quindicina di giorni di studio il Principe mi disse che ero pronto per il film. Cominciammo a girare gli interni alla Dear di Roma e gli esterni tra Napoli e Salerno. Tranne, ovviamente, le famose scene alla stazione di Milano e in piazza Duomo.

Lei nella sua carriera ha fatto tante cose, ma è conosciutissimo soprattutto per Totò, Peppino e la malafemmena.

Tenga presente che da allora, quando vado in giro per il mondo, sono considerato un cantante napoletano e questo è tutto merito di Totò. In quel film cantai Statte vicino a ‘ mme, Aggio perduto o suonno, Chella llà, Accarezzame, Na’ voce, na’ chitarra e ‘ o poco ‘ e luna ( e l’intervista si trasforma in un piccolo concerto con Teddy Reno che canta…). E poi c’era Malafemmena alla quale Totò teneva moltissimo. La sera prima della scena nella quale avrei dovuto cantarla mi insegnò, strofa per strofa, sia la dizione sia la mimica e alla fine fu molto soddisfatto di come l’avevo interpretata.

Girare un film con Totò e con Peppino De Filippo sarà stato divertente.

Molto divertente. A cominciare dalle battute spontanee che i due facevano sul set, perché non c’era un copione rigido, ma un canovaccio con libertà di improvvisare e, quasi sempre, le battute migliori nascevano così. Ricordo su tutte la scena nella quale Peppino, che teneva i soldi nascosti in una scatola e veniva derubato regolarmente da suo fratello Totò, conta le banconote e si accorge che mancano e chiede: “Ma come io avevo un milione e mi ritrovo 700mila lire” e Totò prontissimo risponde “La moneta si svaluta. È l’inflazione”, una battuta che non c’era in copione, ma che è diventata un cult. Il clima era molto bello e ci si divertiva con tutto. Pensi che ogni giorno veniva sul set un rappresentante della Titanus, il dottor Rompini, che si raccomandava di evitare che la scena del bacio tra me e Dorian Gray fosse troppo passionale, perché il film sarebbe dovuto passare al vaglio del ministero per avere dei contributi. Totò allora organizzò uno scherzo, d’accordo con il regista Camillo Mastrocinque e con gli attori, al dottor Rompini, sul cui cognome ironizzava alla grande. Girammo così una finta scena nella quale io e Dorian ci scambiavamo un bacio molto voluttuoso. Il funzionario Titanus irruppe sul set gridando “Fermi, fermi, così perdiamo i soldi del ministero” e allora Totò gli rispose “statte bbuono Rompini… ti abbiamo fatto uno scherzo”. In quei giorni mi successe un’altra cosa che non dimenticherò mai.

Ci dica…

Nello stesso periodo Vittorio De Sica stava girando L’oro di Napoli e mentre la nostra troupe alloggiava all’hotel Royal, loro erano all’hotel Vesuvio. La sera ci ritrovavamo tutti al ristorante “La bersagliera”. Tra le attrici dell’Oro di Napoli c’era una ragazza bellissima, non molto conosciuta all’epoca, alla quale tutti facevano la corte, a cominciare da me. Io ci provavo sempre, fino a quando una volta riuscii a strapparle un invito a cena per la sera, ma proprio quel giorno siccome giravamo tra Napoli e Salerno per una serie di problemi sul set non riuscii a rientrare per l’appuntamento alle 20 e 30. Quando arrivai alle 22 e 30 alla “Bersagliera” lei non c’era più e il proprietario del locale che mi conosceva bene mi disse: “Ma tu tratti così le donne? Quella ragazza è stata due ore ad aspettarti, poi è andata via molto arrabbiata”. Allora mi sono precipitato all’Hotel Vesuvio, dove alloggiava, per scusarmi e spiegarle che cosa era accaduto. Lei era già in camera, l’ho fatta chiamare al telefono per chiederle di vederci, mi ha risposto che doveva dormire perché il giorno dopo avrebbe dovuto girare una scena con De Sica. Ho insistito per vederla almeno per un minuto e alla fine lei mi ha fatto salire in camera. Mi ha accolto con un bacino amichevole sulla guancia. Ho pensato: “È fatta”. Ci siamo messi a parlare sul letto per un po’ di tempo dei film che stavamo girando e quando io ho tentato qualche avance per concludere la serata in bellezza, lei mi ha detto in napoletano “che te si mise dint’a capa”. Con quella frase gelò i miei bollori: mi rimane il ricordo di due ore trascorse a letto con Sophia Loren a parlare…

Con Totò lei ha girato altri film?

Altri due: Totò, Peppino e i fuorilegge, Totò, Vittorio e la dottoressa, dove c’era anche Vittorio De Sica. Con De Filippo Peppino, le modelle e chella là. Ho continuato a frequentare Totò fino a quando si è ammalato seriamente. Lo chiamavo spesso e parlavo con Franca Faldini, perché lui non voleva sentire più nessuno. Mi è dispiaciuto moltissimo non andare al suo funerale perché ero all’estero per dei concerti. Con lui c’è stato un rapporto bellissimo, più di un’amicizia.

Che giudizio ha dell’attore Totò?

È il più grande attore comico di tutti i tempi. Questo spiega anche l’affetto che il pubblico ha nei suoi confronti e che rimane inalterato anche nelle giovani generazioni. All’epoca c’erano degli attori comici bravissimi, come Macario, Dapporto, ma nessuno si è avvicinato lontanamente alla bravura di Totò, soprattutto nei film.

Teddy Reno lei è stato anche un produttore discografico, un talent scout di successo. Giusto?

Diciamo che ne ho fatte tante nella mia vita. Dopo la guerra la mia città, Trieste, non è ritornata subito all’Italia, ma per nove anni, dal 1945 a 1954, sotto il governo militare anglo- americano. Durante la guerra c’era il divieto, firmato dal feldmaresciallo tedesco Kesselring, che diceva testualmente “chiunque sia trovato in flagrante ascoltazione della radio nemica, cioè angloamericana, sarà fucilato sul posto” ( In quel periodo la sua famiglia, il padre Giorgio Merk di famiglia austroungarica ingegnere e la madre Paola Sanguinetti Sacerdote, romana, di ascendenza ebraica, ebbe problemi con il regime. Negli anni trenta il padre dovette cambiare il cognome nobiliare austro- ungarico in Ricordi. Dopo l’ 8 settembre i Merk riuscirono a sfuggire alla cattura da parte dei tedeschi finché nel giugno 1944 trovarono un rifugio sicuro a Milano Marittima sotto falsa identità. In dicembre si trasferirono nel ferrarese, ma qui furono catturati e rinchiusi nel carcere di Codigoro; fortunosamente riuscirono a riacquistare la libertà. ndr). All’epoca abitavo in una tenuta di famiglia tra Ravenna e Ferrara e riuscivo ad ascoltare la radio senza particolari problemi. Mi interessavo alle notizie della guerra, ma soprattutto ero innamorato di una voce incredibile che cantava in modo eccezionale, facendo capire perfettamente addirittura ogni sillaba. È stato il mio specialissimo professore d’inglese: era Frank Sinatra. Un’artista che ho sempre ammirato e che poi ho avuto il piacere di incontrare molte volte.

Quindi finita la guerra e conoscendo l’inglese che cosa ha fatto? Lavoravo come cantante nei locali frequentati dagli anglo- americani e un mio amico faceva una sorta di piano bar. Parlo del grande Lelio Luttazzi, triestino anche lui. Un giorno dissi a Luttazzi in dialetto: “Lelio, te vol venir a Milan in cerca de fortuna?”. E lui mi ha risposto: “Andemo”. Era il primo gennaio 1948, avevo affittato degli uffici in Galleria che era il tempio della musica italiana, da Verdi a Puccini a Mascagni. Dopo otto mesi la Cgd ( Compagnia Generale del Disco) con quattro canzoni scritte da Luttazzi e cantate da me, “Addormentarmi così”, “Trieste mia”, “Muletta mia” e “Vecchia America” ( e qui parte il Teddy Reno cantante che canta questo swing) ha venduto talmente tanto da battere giganti come “La Voce del padrone” e la “Cetra”.

E da lì è partita anche la sua carriera da talent scout? Infatti oltre a Lelio Luttazzi e me, abbiamo lanciato, Jula De Palma, Betty Curtis, l’orchestrina di Bruno Quirinetta che anticipò lo stile di Renato Carosone. Con noi c’erano Giorgio Consolini e Johnny Dorelli.

La sua vita ebbe un’altra svolta ad Ariccia.

Era il 1962, abitavo ad Ariccia nei Castelli romani famosa per la porchetta e la sua sagra, ero assessore alla Cultura e mi inventai il “Festival degli sconosciuti”. È stato il primo talent show e in giuria avevo fatto venire Totò, Alberto Sordi, Peppino De Filippo, Gina Lollobrigida, Anita Ekberg. La prima edizione la vinse Rita Pavone, aveva 17 anni ed era vestita come una studentessa, che mi colpì per la sua voce e la sua grinta. La stessa impressione la ebbero i giurati che la incoronarono vincitrice della prima edizione del “Festival degli sconosciuti di Ariccia”. Era il 2 settembre 1962 e da lì è partita la carriera eccezionale di Rita e il nostro amore.

Il talent è continuato?

Certamente e con successo. Nel 1963 vinse Dino, nel ’ 66 Mal. Da quel palco sono passati Shel Shapiro e i Rokes, Marcella Bella, Ivan Cattaneo, Enrico Montesano e un signore che si chiama Claudio Baglioni. Direi che come talent quello di Ariccia può essere considerato il numero uno.


Galleria fotografica e stampa dell'epoca

1949 Assi e stelle della Radio Teddy Reno intro
 

Teddy Reno non è americano, come ancora molti ritengono, nuche se parla a perfezione l’inglese e canta le canzoni americane con la stessa disinvoltura di un « boy » del Far West. E' nato a Trieste nel 1926 e si trovava nella sua città, studente del primo anno di legge. quando — nel 1945 — vi arrivarono gli alleati. Gli piaceva Frank Sinatra. che aveva ammirato sullo schermo, e ne ripeteva alcune canzoni, credendo forse di imitarlo, senza neppure immaginare che egli, invece, sapeva dare a quelle canzoni una propria originalissima impronta, facendone delle vere creazioni personali. Si rivelò una sera in cui. durante uno spettacolo di varietà organizzato per le « Allied Forces ». essendo venuto a mancare per una improvvisa indisposizione uno dei numeri del programma, egli fu invitato a sostituirlo e si esibì timidamente con la canzone « I dream of you ». a cui molte altre seguirono fra un entusiastico crescendo di applausi.

Il maestro inglese Foster, che dirigeva lo spettacolo, lo volle con sé in una tournée che faceva per le truppe alleate, ed egli lo segui in diversi centri della zona di occupazione, ottenendo ovunque i più lusinghieri successi. Tornato a Trieste, cominciò a cantare alla radio e a farsi conoscere da un pubblico sempre più vasto: la sua voce morbida e insieme vibrante e appassionata, a cui egli sa dare delle indefinibili e suggestive sfumature, piacque: cominciò a ricevere valanghe di lettere di ammiratrici, oltreché offerte di concerti e di incisioni. Sorpreso dalla fama, Teddy, tuttavia, non perdè la testa, e recatosi a Milano, proseguì i suoi studi di giurisprudenza. Aveva sempre pensato di diventare un grande avvocato, forse ci pensa ancora: fatto sta che dà perfino degli esami e conta di laurearsi. Ma la fama che egli sognava gli è giunta per tutt’altra via.

Certo, è bello avere un posto nell'anima delle folle. Dumas dice che l’uomo è sempre fiero di avere scritto il suo nome su qualche cosa, magari sulla scorza di un albero. Ma Teddy, il suo nome, oltre che su innumerevoli e teneri cuori femminili, lo ha inciso ormai su centinaia di dischi C.G.D., grazie soprattutto ai quali ha raggiunto con tanta rapidità una così alta affermazione. Quei suoi dischi, lanciati ora negli Stati Uniti riescono ad entusiasmare anche il pubblico americano.

Teddy Reno trasmette attualmente da Radio Milano col maestro Luttazzi, in un grande programma pubblicitario. Ha recapito a Milano, in Galleria del Corso, 4.

«Assi e stelle della Radio», 1949


1952 11 29 Epoca Teddy Reno intro

La polizia di Buenos Aires ha dovuto organizzare speciali servizi d’ordine per proteggere il nostro cantante dal pericoloso entusiasmo delle ammiratrici. L’unica volta che gli agenti non sono arrivati in tempo migliaia di ragazze hanno strappato a Teddy Reno gli abiti di aosso lottando poi furiosamente per averne un pezzo in ricordo.

Buenos Aires, novembre

Gli scioperi in Argentina, da quando è al potere il generale Peron, salvo rare eccezioni, non hanno carattere e scopi economici. Sono scioperi politici, ma non nel significato che altrove si dà a queste manifestazioni. Incrociano le braccia, i «descamisados», non in segno di ostilità o per far pressione sul governo, ma per testimoniare anzi a chi regge il timone della cosa pubblica la più incondizionata solidarietà. Così avvenne per l’affare della «Prensa», cosi si verificò durante il periodo elettorale quando alcuni ambienti politici e giornalistici stranieri fecero oggetto il generale Peron di una violenta campagna denigratoria, scioperi - a singhiozzo c scioperi simbolici vennero proclamati quando l'anno scorso una piccola corrente si dichiarò ostile alla candidatura della signora Peron alla vice presidenza della Nazione, e sospensioni dal lavoro vennero decretate nei giorni della malattia di Evita e nel periodo di «duelo profundo» che segui alla sua scomparsa e che si prolungò per diverse settimane.

1952 11 29 Epoca Teddy Reno f1

In questi ultimi tempi si è verificato però un «paro», come si dice qui, o per essere più precisi stava per verificarsi uno sciopero che non aveva carattere né politico, né economico. Si trattava dell’astensione dal lavoro minacciata dalle telefoniste del Plaza Palace. All'albergo aveva preso dimora Teddy Reno e per tutte le ventiquattro ore della giornata, comprese le ore piccine della notte, era un susseguirsi di chiamate: Està Teddy? Se puede hablar con Teddy Reno? Por favor me comunica, con Teddy Reno?... In una sola giornata si ebbero, debitamente registrate, 1172 chiamate per il
giovane cantante italiano. Se a queste si aggiungono le comunicazioni degli altri clienti. non si può dar torto alle telefoniste del Plaza. Ma lo sciopero non si verificò perché Teddy Reno, per evitare noie alla direzione dell'albergo, ma soprattutto per far perdere le tracce alle troppo ardenti ammiratrici che gli impedivano puranco di riposare, si decise a cambiar alloggio.

L'episodio ed altri fatti del genere dicono del successo strepitoso del «ragazzo triestino» e della strage di cuori femminili - troppa grazia Sant’Antonio, dice l’interessato da lui fatta durante questo suo soggiorno in Argentina.

Ne sa qualche cosa la polizia di Buenos Aires che ha dovuto organizzare speciali servizi d’ordine per tutto il periodo della sua permanenza e specialmente in occasione delle varie recite. Le trasmissioni radiofoniche (quest’anno Teddy Reno ha cantato per Radio Splendid, l’anno scorso per radio El Mundo, le due più importanti trasmittenti sudamericane) sono delle vere e proprie rappresentazioni alle quali si può assistere se muniti di speciali biglietti d'invito. Ora, per procurarsi uno di questi biglietti, per sentire Teddy, la caccia incominciava quindici giorni prima e diverse ore avanti la rappresentazione la gente, donne di tutte le età e di tutte le condizioni sociali, per la quasi totalità, formava una lunghissima coda allo scopo di conquistar un posto. Gli svenimenti in queste attese, sotto la pioggia scrosciante o quando il termometro suggeriva di alleggerire gli abiti, non si contavano tanto che la polizia, dopo gli incidenti dello prime sere, provvide opportunamente a far sostare nei pressi della stazione radio alcune autoambulanze.

Al termine delle audizioni le cose, poi, si complicavano ancora. Tutti volevano avere l'autografo, un ricordo, un qualche cosa del beniamino e ne andava di mezzo l’abbigliamento del cantante, che una sera si vide perfino spogliato della giacca, un magnifico doppiopetto blu che, strappato in tanti pezzi, fu conteso da cento e mille ragazze innamorate. Per far sì che il «ragazzo triestino» dalla sala di trasmissione potesse raggiungere l’automobile che lo attendeva in strada ed allontanarsi, i poliziotti dovevano poi formare un quadrato. una specie di fortezza ambulante, e procedere roteando i manganelli di cui sono muniti, per fare strada libera.

Sembrerà tutto questo incredibile o per lo meno enorme al lettore europeo se non tiene conto della esuberante sensibilità delle folle sudamericane. facili ad accendersi al fuoco delle passioni, sensibilità di cui si è avuta testimonianza clamorosa nella triste circostanza della morte della signora Èva Peron, quando la vita di un paese di 18 milioni di abitanti è stata completamente paralizzata per diverse settimane, quando per molti giorni e notti consecutivi, donne, uomini e bambini, senza concedersi il riposo di un’ora o il conforto di una bibita, hanno stazionato in piedi in interminabili code, pur di sfilare innanzi la salma lacrimata e deporvi un fiore.

In occasione della morte di Evita si è pure avuto un altro episodio clamoroso della tournée sudamericana del giovane cantante italiano. Proclamato il lutto nazionale. sospese, come è noto, tutte le manifestazioni artistiche (i teatri, i cinematografi rimasero chiusi per oltre un mese e in questo periodo le radio trasmisero solo musica sacra) le ammiratrici di Teddy Reno, e si contano a decine di migliaia, c gli stessi amici constatarono un giorno la scomparsa del cantante.

Dall’albergo ove risiedeva, era sparito senza lasciar traccia, nessun indizio negli altri ambienti che egli di solito frequentava per cui vi fu chi, preoccupato che gli fosse accaduta una disgrazia, segnalò la scomparsa alla polizia e alle autorità consolari italiane. Ricerche affannose vennero subito compiute senza alcun risuitato. Si parlò di fuga sentimentale, di rapimento. si pose la scomparsa di Teddy in relazione coi quella di una signora brasi

liana separata dal marito, un nobile francese, che era stata notata a tutte le audizioni di Radio Splendid. si parlò di una «Cadillac» nera che una sera fu vista allontanarsi da Buenos Aires a tutta velocità. Nulla di tutto questo. Il mistero fu chiarito alcuni giorni dopo quando i giornali giunti da Monte video recarono la notizia delio strepitoso successo da lui ottenuto nella vicina capitale. Teddy Reno aveva approfittato del forzato riposo cui era costretto in Argentina, per accettare la scrittura offertagli da un impresario uruguayano.

Figliol prodigo

La sua partenza non venne rilevata dalla polizia che nei giorni delle ricerche non aveva mancato di controllare gli esodi verso l’estero, per la semplice ragione che egli naturalmente aveva viaggiato con le sue vere generalità: Ferruccio Ricordi di anni 25, nato a Trieste, di professione studente. Teddy è iscritto alla facoltà, di giurisprudenza dell’Università di Milano, nei ritagli di tempo prepara la tesi di laurea e la sua aspirazione è quella di fare un giorno la professione di giornalista, forse per occuparsi dei fatti altrui dopo che gli altri si sono interessati dei suoi.

Il suo ritorno a Buenos Aires, dopo la felice parenti di Montevideo, può paragonarsi a quello del rientro in famiglia del figliol prodgo: mobilitazione generale di ammiratrici, scene indescrivibili di entusiasmo, intervento di forza della polizia, accorgimenti per porlo in salvo.

Qualcuno si chiederà quale è il segreto del giovane cantante per farsi strada. Le ragioni del successo in Sudamerica di Teddy Reno si possono ricercare oltreché nell sua voce calda ed armoniosa nel gesto cordiale e semplice che accompagna il suo canto e nella sua giovane personalità che, pur essendo un'espressione del mondo moderno, sprigiona il fascino del romanticismo che sonnecchia nel fondo del cuore di ognuno Il suo impresario Jacques Canetti, il vecchio impresario di Chevalier, che lo dirìge da Parigi, lo ha definito «la voce confidenziale, per le persone intelligenti» e questo slogan lo accompagna, unito ad altri come quello di «ultimo romantico d'Europa», nelle tournée sudamericane, assicurandogli ovunque - in Argentina come nell’Uruguay, nel Cile come nel Perù, nel Paraguay come in Bolivia una notorietà che si può dire non ha riscontro nel passato e nel presente. Un autorevole collega tempo fa scrisse che l’ultimo cantante italiano che trascinò al delirio le folle di questo continente fu Buti. E per la verità ancora si ricordano in questi paesi le trionfali serate di Buti quando, al termine delle rappresentazioni. il cantante italiano veniva portato in trionfo. Ma Teddy Reno ha superato Buti.

Il fatto è che quest’ultimo cantava per gli italiani, che qui si contano a centinaia di migliaia, e li trascinava alla commozione. Teddy Reno invece canta per tutti, canta per gli italiani, per gli spagnoli, per gli inglesi, per i francesi, la perfetta conoscenza di queste quattro lingue gli consente di presentare il più completo repertorio moderno, tanto da poter essere definito il più popolare «chansonnier» d’Europa, di trovarsi come a casa sua tanto a Milano come a Montevideo, sia a Parigi che a Santiago, a Madrid come a Buenos Aires. Canta soprattutto per le donne e, si sa, quando si è conquistato l’elemento femminile si è conquistato la gloria. Per dire della popolarità di Teddy in Argentina sarà sufficiente ricordare che in meno di un mese si sono qui venduti 75 mila dischi di «Good Night, Irene» e 162 mila dischi di «Addormentarmi cosi», oltre a numerose altre decine di migliaia di dischi pure da lui incisi.

Il disco «Addormentarmi così» reca nel retro la canzone «Trieste mia». Ed a questo proposito ci piace dire che fra tutti gli appellativi coi quali è qui chiamato, quello che più preferisce e che bene merita è quello di «ambasciatore di Trieste».

La causa della città contesa alla Patria ha avuto ed ha qui forti sostenitori. Non solo gli italiani difendono a spada tratta il diritto della gente giuliana di decidere sulla sua sorte, ma tutta l’opinione pubblica sudamericana è conscia della giustizia delle nostre rivendicazioni e prova ne è l’appoggio che tutte le venti potenze sudamericane danno alla tesi italiana in seno all’ONU. Hanno contribuito a chiarire la situazione le opportunissime note informative diramate da Palazzo Chigi, l’atteggiamento deciso delle autorità e della cittadinanza triestine, ma chi ha fatto breccia nei cuori è stato Teddy Reno. Ha cantato in cento e più serate e in ognuna di esse, nel repertorio internazionale non è mancato mai un motivo triestino. Se non era «Trieste mia» in programma, vi figurava «Te volo ben» oppure «Muleta mia» oppure «Vola colomba» e questi pezzi venivano cantati con maggiore passione e nell’accento vibrava una commozione che l’uditorio avvertiva non trattarsi di un artificio scenico, ma espressione di un sentimento sincero.

1952 11 29 Epoca Teddy Reno f21952 11 29 Epoca Teddy Reno f3
 Teddy Reno saluta la folla, rimanendo prudentemente riparato dietro una finestra del primo piano del suo albergo. La folla si accalca in attesa che il cantante esca per andare alla stazione radio. La polizia è stata costretta ad intervenire.

Ed una sera che il suo canto si concluse non solo tra i consueti applausi, ma tra appassionate grida di «Trieste italiana». lanciate da un gruppo di connazionali che si trovavano nella sala. Teddy Reno, dimenticando di trovarsi in mezzo ad un pubblico cosmopolita nel quale l’elemento italiano era una minoranza. da cantante si trasformò in oratore. Per la prima volta forse, in un locale alla moda, dove ci si reca per trascorrere alcuni istanti di spensieratezza, fu pronunciata ed ascoltata una perorazione a sfondo politico.

“Vuelve pronto"

Dopo tre mesi di permanenza in questi paesi, Teddy Reno ha concluso, in questi giorni, la sua tournée sudamericana, ripartendo per l’Europa. All’aeroporto a salutarlo vi erano migliaia di persone, quante non ne convengono nemmeno quando partono personaggi di primo piano.

Vi era una moltitudine di donne che gridava: «Ritorna, Teddy! Vuelve pronto!». Ma il saluto che lo ha certamente più commosso ed

accompagnato lungo il viaggio è stato quello di un gruppo di compaesani che, per l’occasione, aveva intonato un motivo che ora è, qui, il più popolare : «O Dio dei cielo - se fossi una colomba - vorrei volar laggiù - dov'è il mio amore - che inginocchiato a San Giusto - prega con animo mesto - fa che il mio amore torni e torni presto».

É questa, come tutti sanno, una canzonetta, ma cantata in quel modo ed in quella circostanza, aveva accenti di preghiera.

Deodato Foà, «Epoca», anno III, n.92, 12 luglio 1952



Settimana Radio e Tv, 16 marzo 1955



Tempo, 21 novembre 1970



Discografia

33 giri - 25 cm

1954: 1a Selezione successi napoletani (CGD, MV 0191)
1955: Sognate con Teddy Reno (CGD, MV 0196)
1955: In due si canta meglio (CGD, MV 0197; con Marisa Brando)
1956: Teddy Reno International (CGD, MV 0198)
1956 - Viaggio a Napoli con T. Reno – orch. Gianni Ferrio (CGD, MV 0213) Chella llà (Bertini – Taccani) / Suspiranno mon amour (Cesareo – Lombardi) / Vurria sape' pecché (Nisa –Redi) / Guaglione (Nisa – Fanciulli) / Malatia (Romeo) / Nisciuna è cchiù bella ‘e te (Coppola – Nisa) / Chi s'innamora ‘e te (Trinacria – Bonagura) / Nata tu si' pe' mme (Bittafava – Rusconi)
1957: Canzoni al caminetto (CGD, MV 0219)
1957: Confidenze musicali (CGD, MV 0221)
1957: Confidenze musicali n° 2 (CGD, MV 0227)
33 giri - 30 cm[modifica | modifica wikitesto]
1958: II "Sagra della Canzone Nova" Assisi 1958 (RCA Italiana, PML 10030; con Paolo Bacilieri, Nilla Pizzi e altri artisti)
1958: In hi-fi (RCA Italiana, LPM 10034)
1959: 20 canzoni di Sanremo '59 (RCA Italiana, LPM 10038; con Nilla Pizzi e Miranda Martino)
1959: Napoli '59. Le 20 canzoni del festival (RCA Italiana, LPM 10060; con Nilla Pizzi, Elio Mauro, Stella Dizzy e Miranda Martino)
1974: American Classics for Loving and Dancing Pleasure (RCA Italiana, TPL 1-1027)
1975: Italian Hits - Successi 1940-50 (RCA Italiana, TPL 1-1123)

78 giri

1948: White Christmas/You Keep Coming Back Like a Song (CGD, SO 1100)
1949: Manana/Laroo laroo (Lily Bolerro) (CGD, PV 1231)
1949: Nature Boy/Civilization (Bongo bongo bongo) (CGD, PV 1232)
1949: Il mare/Veleno (CGD, PV 1323)
1949: Begin the Beguine/Stormy Weather (CGD, PV 1403)
1949: Nature Boy/La Vie En Rose/Long Ago (CGD, PV 1421; con Jula de Palma)
1949: Again/Quizas Quizas (CGD, PV 1449)
1950: Les Feuilles Mortes/Aimez Toujours (CGD, PV 1496; lato B con Jula de Palma)
Music music music / Mona Lisa - (CGD ) - PV 1573
1950: September Song/Mona Lisa (CGD, PV 1573)
1951: Ciliegi rosa/Veronica (CGD, PV 1592)
1951: Vecchia America/Luna malinconica (CGD, PV 1594)
1951: Grazie dei fiori/Desiderio (CGD, PV 1605)
1951: Patricia/Solitude (CGD, PV 1646)
1951: Aquellos Ojos Verdes/Jungle Drums (CGD, PV 1649)
Too young / Would I love you - (CGD) - PV 1672
1951: With A Song In My Heart/If (CGD, PV 1673)
1952: Cabeza Hinchada/Maria Dolores (CGD, PV 1694)
1952: N'angelo/Aggio perduto o' suonno (CGD, PV 1724)
1952: Jezebel/Vecchia America (CGD, PV 1729)
1952: Be My Love/Whilelmina (CGD, PV 1732)
1953: Merci Beaucoup/La mia donna si chiama desiderio (CGD, PV 1853)
1953: Ba-ba-baciami piccina/Eternamente-Arlecchinata (CGD, PV 1864)
1953: Sugarbusch/Charmaine (CGD, PV 1873; lato A con Jula de Palma)
1953: Un bacio a mezzanotte/Amico Bing non piangere (CGD, PV 1876)
1953: Moulin Rouge/Un bacio ancor (CGD, PV 1890)
Te sto aspettanno / Ombra 'e stu suonno - (CGD ) - PV 1898
1954: Il cappello di paglia di Firenze/Un bacio ancora (Kiss) (CGD, PV 1917)
1954: Ombra 'e stu suonno/Statte vicino a mme (scritta da Armando Ciervo) (CGD, PV 1947)
1955: Core malato/Statte vicino a mme (pe n'ata sera) (CGD, RE 1)
1955: Un napoletano a Milano/Te voglio bene (CGD, RE 2)
Accarezzame / 'Na voce 'na chitarra e o poco 'e luna - (CGD ) - RE 17
1955: Nisciuna è cchiù bella 'e te/Accarezzame (CGD, RE 20)
1955: Andemo a Miramar/Come il sole (CGD, RE 26)
1955: Malatia/Zitto...zitto...zitto... (CGD, RE 31)
1955: Maruzzella Maruzze'/Nata tu si pe' mme (CGD, RE 34)
25 novembre 1955: Se bacio te/Ciumachella (CGD, RE 37)
25 novembre 1955: Addormentarmi così/L'Amour, Madame... (CGD, RE 39)
1956: Chella llà/Zitto...zitto...zitto... (CGD, RE 46)
1956: Arrivederci Roma/Ciumachella (CGD, RE 47)
1957: Innamorata/Piccolissima serenata (CGD, RE 77)
1957: Sott'er cielo de Roma/Piccolissima serenata (CGD, RE 78)
1957: Intorno al mondo/Valzer delle candele (CGD, RE 86)
1958: Giuro d'amarti così/Non potrai dimenticare (CGD, RE 89)
? Night and day/Temptation (con Lelio Luttazzi e i suoi "Archi") (CGD, ?)

EP

(formato maxi)

1957: Sognate con Teddy Reno (CGD, E 6010)
1957: Passeggiando per Napoli (CGD, E 6015)
1957: Luna di miele a Sanremo (CGD, E 6022)
1957: Festival di Napoli 1957 (CGD, E 6025)
1957: Piccolissima serenata/La più bella del mondo/'a sonnambula/Vivrò (CGD, E 6031)
1957: Teddy Reno presenta Musiche da film (CGD, E 6032)
1957: Teddy Reno ed i suoi piccoli amici (CGD, E 6033)
1959: Sanremo '59 (RCA Italiana, EPA 10-038)
1959: Lettera da Ischia (RCA Italiana, EPA 30-355; con Miranda Martino)
45 giri[modifica | modifica wikitesto]
1956: Statte vicino a 'mme / Na voce, 'na chitarra 'e o poco 'e luna (CGD, N 9001)
1957: Piccolissima serenata / Cet soir (CGD, N 9014)
1957: Ninna nanna del cavallino / Tanti auguri a te (CGD, N 9021)
1957: 'A sunnambola / Simpatica (CGD, N 9025)
1958: Giuro d'amarti così / Non potrai dimenticare (CGD, N 9025)
1958: Cumpagna d' 'a luna / E dimme... ca me vuo' bbene (CGD, N 9035)
1958: Buenas Noches Mi Amor / Ciacole (CGD, N 9037)
1958: Confidenziale/ Perry Como (CGD, N 9056)
1958: Tre volte baciami / Con tutto il cuor (CGD, N 9057)
1958: Tu che ti senti divina / Non partir (CGD, N 9058)
1958: Zitta nun 'o ddi / Un gettone nel juke box (CGD, N 9059)
1958: Piccolissima serenata / Eclipse (RCA Italiana, 45N-0746)
1959: Conoscerti / Una marcia in fa (RCA Italiana, 45N-0780)
1959: Lì per lì / Avevamo la stessa età (RCA Italiana, 45N-0781)
1959: Scurdammoce 'e cose d' 'o munno! / Accussì (RCA Italiana, 45N-0850)
1959: Sarrà .... chi sa .... / 'Sta miss 'nciucio (RCA Italiana, 45N-0961)
1959: Temptation / Canzone di Rossana (RCA Italiana, 45N-0964)
1959: The Hula Hoop Song / Tempo di hula hoop (RCA Italiana, 45N-0969; il lato B è cantato dal Quartetto Due + Due)
1960: È Vero/Quando viene la sera (RCA Italiana), 45N-1021
1960: Ragazzina / Importante (RCA Italiana, 45N-1041)
1960: Souvenir / Ragazzina (RCA Italiana, 45N-1057)
1961: Non mi dire chi sei / Come sinfonia (Galleria del Corso, GC 014)
1961: Gli spostati / Exodus (Galleria del Corso, GC 018)
1961: Questa notte o mai più / Morire d'amore (Galleria del Corso, GC 024)
1962: Una fra mille / Quando finisce un amore (RCA Italiana, PM45-3066)

Pubblicati in Germania

Es war in Napoli vor vielen Jahren - Villa Bella (Polydor 22319 *1954*)
Senor - Der Weg zu deinem Herzen (Polydor 22355 *1954*)
Einmal im Leben - Sonnenlied (Polydor 22356 *1954*)
Addio - Baby, mein Baby (Polydor 23107 *1955*)
In San Marino - Bleib bei mir (Polydor 23161 *1955*)
Unter Palmen am blauen Meer - Serenata D'amore (Polydor 23458 *1957*)
Piccolissima Serenata - Amore Mio (Polydor 23703 *1958*)
Schenk deiner Frau doch hin und wieder rote Rosen - Tanz diesen Tanz mit mir (Polydor 53170 *1969*)

CD

2007: Se questo non è amore (Delta Italiana, DEDL 21555)
2008: Vecchia America - Incisioni a 78 giri dal 1948 al 1956 (Twilight Music, TWI CD AS DS 08 01)

EP pubblicati all'estero

1958: Chanson d'Italie (Versailles, EP 90 S 114; pubblicato in Francia)
1959: Teddy Reno con Gianni Ferrio e la sua orchestra (Hispavox, 7705; pubblicato in Spagna)

Filmografia

Miracolo a Viggiù, regia di Luigi Giachino (1951)
Saluti e baci, regia di Giorgio Simonelli (1953)
Le vacanze del sor Clemente, regia di Camillo Mastrocinque (1954)
I cinque dell'Adamello, regia di Pino Mercanti (1954)
Ballata tragica, regia di Luigi Capuano (1954)
Vendicata!, regia di Giuseppe Vari (1955)
Una voce una chitarra un po' di luna, regia di Giacomo Gentilomo (1956)
Totò, Peppino e la... malafemmina, regia di Camillo Mastrocinque (1956)
Totò, Peppino e i fuorilegge, regia di Camillo Mastrocinque (1956)
Due sosia in allegria, regia di Ignazio Ferronetti (1956)
Vacanze a Portofino, regia di Hans Deppe (1957)
Totò, Vittorio e la dottoressa, regia di Camillo Mastrocinque (1957)
Peppino, le modelle e chella là, regia di Mario Mattoli (1957)
Il nemico di mia moglie, regia di Gianni Puccini (1959)
Destinazione Sanremo, regia di Domenico Paolella (1959)
I Teddy boys della canzone, regia di Domenico Paolella (1960)
Sanremo - La grande sfida, regia di Piero Vivarelli (1960)
Il giorno più corto, regia di Sergio Corbucci (1962)
Rita la zanzara, regia di Lina Wertmüller (1966)
Non stuzzicate la zanzara, regia di Lina Wertmüller (1967)
La feldmarescialla, regia di Steno (1967)
Little Rita nel West, regia di Ferdinando Baldi (1967)

Programmi radio RAI

Canzoni del sabato sera, presentate da Teddy Reno, orchestra diretta da Gianni Ferrio, sabato 17 agosto 1956, secondo programma, ore 20,30.
Nastro di partenza, musica leggera in anteprima presentata da Teddy Reno, regia di Luigi Grillo, programma nazionale, 1976.

Programmi televisivi

Confidenze musicali, con Teddy Reno, orchestra diretta da Gianni Ferrio, i lunedì, ore 21,30 sulla RAI, estate 1956.

Il teatro di rivista

Rosso e nero, rivista di Oreste Biancoli, Marcello Ciorciolini e Mantoni, con Teddy Reno, Alberto Talegalli, Nilla Pizzi, Corrado, Luciano Sangiorgi (1954).

Riferimenti e bibliografie:

  • Intervista a Teddy Reno in http://ildubbio.news/ildubbio/2017/04/26/teddy-reno/
  • "L'avventurosa storia del cinema italiano", Franca Faldini e Goffredo Fofi, Cineteca di Bologna, 2011
  • Deodato Foà, «Epoca», anno III, n.92, 12 luglio 1952
  • «Assi e stelle della Radio», 1949