Sandra Milo vuol convertire lo «scapolo» Sordi

Sandra Milo

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Sandra Milo è una delle tre donne che in un nuovo film si daranno da fare per convincere Alberto Sordi ad abbandonare il celibato, ma la vicenda potrebbe ripetersi nella vita reale.

Roma, settembre

Qualche giorno prima di Ferragosto, Alberto Sordi, vestito sommariamente con pantaloni, maglietta e un paio di sandali, discese dalla sua auto dinanzi alla Casa di produzione per la quale deve interpretare il prossimo film. Fischiettava marzialmente come "l'americano" che ha creato e sgambettava nonostante il peso di una giornata di lavoro. Lo attendeva il regista Pietrangeli con il quale doveva rivedere qualche spunto del copione.

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Prima di mostrargli il copione. Pietrangeli gli disse: « Vieni con me di là. ti devo far vedere ima ragazza ».

«Ne vedo tante tutti i giorni! ».

« Appunto. Voglio sapere se ti piace ».

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Il regista aprì una porta. Nel salotto accanto, nella penombra del crepuscolo Alberto vide splendere due occhi. Improvvisamente fu di nuovo giorno chiaro. Poi nel vano della finestra Sordi potè constatare che intorno agli occhi c’era un volto delizioso e che sotto il volto c’era una splendida figura di giovane donna. La ragazza gli rivolse la parola come se lo conoscesse da lungo tempo.

Di fatto lo conosceva: chi non conosce Sordi? Pietrangeli non riuscì ad interloquire nel discorso fitto che si era avviato tra i due. L’attore aveva messo da parte la sua vena comica e discorreva anche troppo seriamente. La ragazza reggeva bene il fuoco di fila da cui era investita e riusciva spesso a ribattere. Il giuoco si prolungò oltre mezz’ora. Poi Pietrangeli si allontanò in punta di piedi e quando tornò non trovò più nessuno. Per quella sera il copione rimase intatto. Sordi intanto aveva fermato l’auto sotto la casa di Sandra Milo e continuava a chiacchierare. Parlò per molto altro tempo ancora.

Il mattino successivo fu svegliato da Pietrangeli che senza chiedergli nulla gli disse: « L’abbiamo scritturata ».

« Ma chi? ».

« Andiamo. L’abbiamo scritturata per il tuo film. Volevamo sapere cosa ne pensavi ».

« E perchè non me lo ha chiesto? ».

« Beh! Non ce n’era bisogno. Si vedeva ».

Quel giorno Alberto Sordi riuscì a guadagnare una mezz’ora sul programma di lavoro e ad essere prima del solito nell’ufficio del produttore. La ragazza, naturalmente, c’ era. Si rividero il giorno dopo e poi quello dopo ancora.

Per Ferragosto, Alberto aveva in programma ima breve vacanza con i suoi a Formia. Aveva promesso alle sorelle che sarebbe arrivato e arrivò. Ma non era solo. Lo accompagnava Sandra Milo.

Era la prima volta che Alberto conduceva una ragazza a casa sua. Le sorelle, le allegre sorelle che hanno lo stesso caratteri dell’attore e che rispondono sempre a tono, e spesso in "crescendo” alle sue battute, se ne stupirono un po’, ma furono subito convinte dalla bellezza e dalla grazia di Sandra. E poi Alberto sembrava diverso: meno giocherellone e un po’ più trasognato. A Formia fecero intensa vita di mare e poi improvvisamente decisero di, proseguire soli verso il Sud e di andare a finire la loro breve vacanza a Capri. Quando l’automobile che portava via Alberto e Sandra si fu allontanata una delle sorelle chiese all’altra: «Credi che sia la volta buona? ». e l’altra rispose: « Credo proprio di sì ».

Quello che Sandra ed Alberto si sono detti a Capri resta un segreto per tutti. Le fotografie che hanno riportate e che mostrano agli amici sono la documentazione di una vacanza di due persone giovani e spensierate che provano una reciproca simpatia. Niente di più e niente di meno. I protagonisti non parlano e la cronaca è costretta ad indovinare.

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Intanto si inizia a grandi passi la data fissata per il primo giro di manovella de "Lo scapolo”, il film che Pietrangeli sta preparando da alcuni mesi per la "Costellazione”. Nella vita de "Lo scapolo”, che è naturalmente Sordi, entrano tre donne e tra queste tre donne si dipana la storia della sua resistenza ad ogni tentativo di convertirlo in marito. Una delle donne è Rossana Podestà, l’altra, come abbiamo detto, Sandra Milo e la terza sarà una attrice sud-americana che costituirà una piacevole conoscenza per il pubblico italiano.

A questo punto la storia dell’attore Sordi comincia ad imbrogliarsi pericolosamente con quella del Sordi uomo. Lui non ha detto nulla a nessuno, Sandra non confida niente alle amiche, ma il fatto è che, prima ancora che il film si sia iniziato, la giornata del protagonista — quando è libero — è dedicata alla ragazza.

Se gli si chiede qualcosa. Sordi sorride ironicamente, oppure si "fabbrica” quella espressione dolciastra che è una delle sue trovate da "seduttore”. Sorride e tace. Ma i fatti parlano e la cerchia degli intimi afferma che non si tarderà a sapere che sono fidanzati.

Intanto Sordi si sta facendo una casa. Fino ad oggi ha abitato un confortevole appartamento in un quartiere elegante di Roma, ma da qualche mese, come molti suoi colie-ghi, ha deciso che vuol vivere fuori della città. E così è sorta, in una delle zone di verde che fasciano Roma, una bella casa moderna, elegante, semplice ed ariosa che tra pochi mesi sarà pronta per accogliere i suoi padroni. Della villa Sordi ha già parlato a tutti e ne ha parlato con quell’entusiasmo che tutti hanno per le cose belle che stanno per diventare proprie. Qualcuno gli ha chiesto: «Ci vai ad abitare solo? ». E Alberto ha risposto: « No, è troppo grande! Mi prenderò un gentiluomo di compagnia ».

Comunque sia, per ospitare il "gentiluomo” Sordi dedica all'allestimento della sua casa le massime cure. Da qualche tempo infatti trova sempre un’ora della sua giornata da dedicare agli antiquari ed ai mobilieri. E non vi si reca mai da solo.

Intanto il copione de ”Lo scapolo” ha preso posto accanto a Sordi. Lo accompagna nei teatri di posa e trova spazio la sera, sul suo tavolino da notte. Studia con impegno mentre Sandra va a lezione di recitazione da Wanda Capodaglio. Poi alla sera si preparano insieme a recitare la vicenda di uno scapolo che. come tutti gli scapoli, finirà per sposarsi.

U. d. F., «Tempo», anno XVII, n.38, 22 settembre 1955


Tempo
U. d. F., «Tempo», anno XVII, n.38, 22 settembre 1955