Il lungo viaggio di Kirk Douglas fra due Mangano

Silvana Mangano


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La vera storia del film "Ulisse" non è meno avventurosa di quella del suo eroe, nè meno misteriosa della doppia personificazione di Silvana Mangano, maga Circe e saggia Penelope.

Giorni fa una delle signorine dell’ufficio telegrafico di Piazza San Silvestro a Roma, si vide allo sportello un signore massiccio vestito elegantemente di scuro. Quando lesse il telegramma che il signore voleva inviare a Bruxelles, lo guardò di sottecchi. Diceva il telegramma, indirizzato a Fernand Bachelard: «Mi interessate moltissimo stop pregovi inviarmi vostra foto possibilmente nudo». Il signore in abito scuro a righe era l’avvocato Todini, organizzatore generale del film "Ulisse”, tratto dalla Odissea di Omero.

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Il signor Fernand Bachelard è invece un gigante belga, che probabilmente sarà Polifemo. Giunse la risposta dal Belgio qualche giorno dopo. Diceva il telegramma: «Eccovi miei dati stop ventinove anni peso duecentoventi chilogrammi altezza due e trentacinque torace uno e cinquantotto braccia aperte due e quarantotto scarpe sessantatre polso ventotto centimetri guadagno cinquantamila franchi per sera stop spiacente non ho fotografie nudo». L’organizzatore generale dell' "Ulisse” ha trovato Polifemo, ma non lo ha ancora veduto nudo, e non sa se abbia i fasci muscolari sviluppati come si conviene a un ciclope.

Il film "Ulisse” è ormai alla sua terza settimana di lavorazione Non molti credevano che la pesante macchina sarebbe riuscita mai a muoversi. C'è voluta la caparbia e ambiziosa volontà del produttore Dino De Laurentiis, per superare, o almeno di volta in volta comporre temporaneamente. le mille difficoltà. Il film tratto dall’Odissea ha avuto una sua odissea. Vedrò di riassumerla nel minor numero di parole possibili. Molti registi avevano pensato a una nuova riduzione delle avventure di Ulisse, e tra gli altri Pabst. Quando il regista tedesco e Dino De Laurentiis s’incontrarono sembrò che tutto fosse ormai chiaro. Pabst, si racconta, pensa all’Odissea da data immemorabile, e leggeva tutte le sere, prima di addormentarsi, alcuni versi del capolavoro di Omero. Dino De Laurentiis, in qualità di marito-produttore, poteva contare su Silvana Mangano. Si accordarono perchè la Mangano interpretasse tre ruoli femminili, Penelope. Circe e Calipso. Per giustificare queste tre parti affidate alla stessa interprete. la soluzione fu presto trovata: Ulisse, durante il suo peregrinare, s’innamora di donne che assomigliano a Penelope. Capita anche nella vita, che un uomo sia fedele allo stesso tipo femminile Perchè ciò non doveva avvenire anche ai tempi omerici?

Nacquero però difficoltà il giorno in cui il mercato americano fece sentire la propria voce il mercato americano lo può assicurare almeno un divo hollywoodiano di prima grandezza. La scelta cadde alla fine su Kirk Douglas. Si era cominciato col parlare di Gregory Peek. che prima di entrare in conversazione volle essere ragguagliato sulle qualità dell'autore del racconto dell’Odissea, che non conosceva: poi si fece il nome di Burt Lancaster; poi quello di Sir Laurence Olivier. Quando venne fissato Kirk Douglas, siccome in America gli attori hanno soggettisti e sceneggiatori di loro fiducia, toccò a nuove persone d’interessarsi di Omero. Lo fecero a modo loro, con franco distacco dalle vedute tradizionali. Ciò non poteva andare a genio a Pabst La verità di Omero, come per il droghiere-archeologo Schliemann che si lasciò guidare dai versi dell’Iliade per scoprire Troia, deve essere un assoluto per Pabst O forse egli pensava che soltanto la sua riduzione del poema non irritasse Omero nel suo Olimpo. Fatto si è che i produttori rinunciarono alla collaborazione di Pabst e questi all’Odissea. Toccò a Mario Camerini di raccogliere la pesante eredità. Egli aveva già da tempo pensato all'Odissea, e anzi proprio la Ponti-De Laurentiis era già stata in parola con lui. Anche a Lattuada era stata offerta, si dice e anche a Beppe De Sanctis. Camerini fa l’Odissea perchè è un uomo di coraggio. convinto di riuscire a riportare con grazia e autorità le cose entro i dovuti limiti. Possibilista come ogni buon politico, deciso come il buon medico, Mario Camerini farà del suo meglio.

Non prende di petto nulla e nessuno. Riuscirà però a medicare buona parte delle ferite più sanguinose inferte a Omero. A giustificazione di tutte le persone che nominerò qui di seguito, come collaboratori alla riduzione cinematografica dell'Odissea e alle varie sceneggiature non dimentichiamo l'estrema difficoltà di creare un personaggio di Ulisse credibile o accettabile nel 1953, e l'impossibilità di mantenere il racconto in un’atmosfera di favola eroica, specie quando il film è realizzato a colori.

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Ci vorrebbe qui un lungo discorso. Ma, sia pure brevemente, bisogna dire quanto il colore sia definitivo, e limiti i compiti della fantasia del realizzatore e dello spettatore i sogni sono generalmente in bianco e nero, il sogno a colori è un’eccezione Fortunatamente si è rinunciato a realizzare il film in terza dimensione. Questa vuole solo la realtà più cruda, non tollera mistificazione o trucchi, die è come dire in certi casi il magico e il meraviglioso. La terza dimensione avrebbe tolto all'Ulisse quanto di fantasia e di poesia sopravvivrà anche sotto i riflettori e la macchina da presa, in un film che invece non dovrebbe mai appoggiare i piedi sulla terra.

Dicevo della delicatezza del compito dei riduttori e sceneggiatori. Quanta gente ha lavorato. in un primo o in un secondo tempo all’Odissea? Cominciarono Perilli (ora aiuto regista di Camerini) Brusati e De Concini. Poi fu la volta di Pabst. Treuberg e Paolicelli. In America, con Perilli e Brusati, vi dedicarono giorni e notti Ben Hecht, Bill Sbore. Hugh Gray. Ora vi lavorano Camerini. Perilli, Brusati e soprattutto Irwin Shaw. Alla fatica degli sceneggiatori, intesi come scrittori, non dimentichiamoci di aggiungere le loro discussioni con certi attori, i lunghi conclavi a fumata nera il più delle volte, con i produttori. Questi sono la Lux e la Ponti-De Laurentìis. Tutte le cose però, nello studio di Dino De Laurentìis si risolvono, e i conclavi si concludono infine con una fumata bianca. Salvo poi vedere tutto ancora compromesso, quando in teatro sorgono nuove difficolti, qualche volta anche per l'intervento di Bill Shore. coproduttore americano e manager spirituale di Kirk Douglas. Camerini, pazientemente. come Penelope, fa e disfa la tela. Si stizziscono i Proci, ma Penelope oppone la sua calma fermezza.

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Camerini ha ai suoi ordini quattro aiuti registi, sei operatori. a capo dei quali Hai Rosson, fotografo tra l’altro di ”La prova del fuoco” e di "Cantando sotto la pioggia ”, quaranta attori, tremila comparse. Il film costerà circa un miliardo e mezzo di lire, durerà probabilmente quattro mesi si gireranno settantamila metri di pellicola technicolor. E’ il film più costoso che si sia mai girato in Italia con capitali dichiarati per interamente italiani, e sarà un affare se il mercato americano frutterà un incasso di nove milioni di dollari La grande popolarità di Kirk Douglas e della Mangano pare consentano previsioni ottimistiche. Douglas, che costa circa duecento milioni di lire, ci è parso un Ulisse assai preciso, convinto nelle diavolerie e nella cattiveria.

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La Mangano ha ora solo due ruoli molto difficili. e si è messa d’impegno. Da molti mesi studia l’antica civiltà greco-troiana, e sa quali parentele corrano tra gli dei dell’Olimpo. La natura pare averla favorita: ha in sè la dolce fermezza di Penelope, e il suo corpo può sprigionare la seduzione di Circe maga e dea. Nel personaggio di Circe, infatti, l’ultima sceneggiatura compendia i due personaggi femminili omerici di Circe. maga, e di Calipso. dea. Ciò snellisce il racconto, e consente un approfondimento del carattere di Ulisse, non più costretto ad avventure a ripetizione.

E’ ora di riassumere quanto vedranno di Omero, o dei suoi riduttori cinematografici, gli spettatori delle sale. Dopo avere sgominato la resistenza dei troiani con la diabolica invenzione del cavallo dal ventre cavo, Ulisse riparte verso Itaca. Lo vediamo svenuto e ricoperto di alghe sulla spiaggia dell’isola dei Feaci, gettatovi dalle onde del mare. Nausicaa lo porta alla reggia, il medico Diomede lo cura. La salute di Ulisse presto rifiorisce, ma egli, che pure ha salutato Alcino re dei Feaci. seguendo il cerimoniale di un re che saluta un suo pari, non ricorda nulla del suo passato. Solo il mattino del giorno in cui deve sposare Nausicaa, sceso alla spiaggia, Ulisse rivede quasi per incanto il suo passato: le lunghe peregrinazioni sul mare nemico da che egli ha provocato la collera di Nettuno, ingiuriandolo: l’isola delle sirene; l’ubriacatura di Polifemo e la fuga dalla prigionia; l’altra lunga schiavitù, tra le braccia di Circe; la morte degli uomini che avevano sfidato Nettuno senza di lui.

Sulla spiaggia dell’isola dei Feaci. Ulisse ricorda chi è. «Sono Ulisse, figlio di Laerte, dirà ad Alcinoo, dammi una nave perchè io torni a Itaca». E il viaggio riprende. A Itaca frattanto i Proci hanno insidiato Penelope, questa per difendersi ha inventato la storia della tela; invano Telemaco (che nel film sarà più giovane che non nell’Odissea, perchè è figlio di due genitori più giovani di quanto non siano Ulisse e Penelope in Omero) cerca di farsi rispettare. Torna Ulisse, sotto le spoglie del mendicante, riesce a tendere lo arco che nessun altro uomo era mai riuscito a usare, viene riconosciuto. i Proci cercano scampo nella fuga, Penelope riceve il premio della sua lunga fedeltà.

Dicono gli autori: «Questa è una storia di dei ed eroi mitici, di mostri e di imprese leggendarie. E’ La storia di un mondo favoloso. nel quale la realtà e il soprannaturale si confondono, e gli uomini e le divinità immortali lottano fra loro. E’ il poema dell’eroe Ulisse, che Omero, il più antico e grande poeta del mondo, cantò tremila anni fa».

Se gli autori sapranno tenere fede a queste parole, se riusciranno a far si che realtà e soprannaturale si confondano, se i personaggi si muoveranno in una atmosfera magica per fantasia e per tono poetico, avranno ben meritato dal cinema italiano. Se il film riuscirà come autori e produttori si propongono, sarà un affare e giustificherà il suo costo astronomico.

Federico Patellani, «Tempo», anno XV, n.25, 20 giugno 1953


Tempo
Federico Patellani, «Tempo», anno XV, n.25, 20 giugno 1953