La nuova Mangano è nata per telefono

1954-Silvana-Mangano

1954-02-16-Tempo-Silvana-Mangano

Il film "Mambo", che riprodurrà la festa di Palazzo Labia. ha avuto una strana elaborazione.

La lavorazione del film «Mambo» avrebbe dovuto iniziare il 17 gennaio, perchè il numero 17 è considerato da Silvana Mangano un menabuono sicuro. Molti fatti decisivi per la sua vita si verificarono infatti al diciassette del mese. La sua fiducia nel potere di questo numero è cieca. Non è superstizione, dice Silvana, è fede. Persino quando interpretava il personaggio di Circe nel film «Ulisse» aveva diciassette gocce di rugiada sul décolleté, e il giorno in cui una andò smarrita, fissate com'erano alla pelle con un pochino di mastice, l’attrice si rifiutò di girare sino a che non si fosse ricomposto il numero fatidico, «Mambo» avrebbe dovuto incominciare il 17 gennaio, dicevamo, ma poi. per una ragione o per l'altra, iniziò qualche giorno dopo. Silvana è piuttosto preoccupata. Attendeva questo film da almeno un anno e mezzo. Di «Mambo» in casa De Laurentiis si cominciò a parlare, come di un film, nel periodo iniziale di fortuna del soggetto scritto apposta per Silvana da Ivo Perilli e da Ennio De Concini. Poi se ne parlò come di un cane, perchè Silvana aveva dato il nome Mambo a un cocker biondo. Infine se ne riprese a parlare come di un grande film, dopo una gita in America di Ponti e De Laurentiis.

1954 02 16 Tempo Silvana Mangano f0

Le cose andarono più o meno come vi racconterò. I due giovani produttori italiani erano laggiù per mettere a punto un accordo di coproduzione con la Paramount. Tra un discorso e l’altro, tra un cocktail e un ricevimento, s'incontrarono con un produttore il cui nome fa in America il bello e il cattivo tempo. Chiacchierando di varie cose, anche per associazione d'idee, perchè alla riunione erano presenti Shelley Winters e Vittorio Gassman. i due italiani dissero: «Shelley e Vittorio potrebbero essere Toni Burns e Mario Rossi di "Mambo"». «Cos’è "Mambo"?» domandò subito il grosso produttore americano, che ha sempre avuto un debole per le ballerine. De Laurentiis raccontò brevemente il soggetto. «Oh», commentò l'americano, e domandò qualche minuto di raccoglimento. Poi ordinò tre Bourbon (whisky di fabbricazione americana, di sapore discutibile, ma molto caro agli statunitensi), bevendoseli a fontana uno dopo l'altro. Infine invitò i due italiani in un angolo relativamente tranquillo della grande villa di Hollywood dove la riunione aveva luogo. Là cominciò a parlare con la sicurezza dell’oracolo. Narrò «Mambo» a modo suo.

1954 02 16 Tempo Silvana Mangano f1
SILVANA MANGANO, smagrita dalla danza, fotografata durante la lavorazione di «Mambo». Regista è Bob Rossen, lo stesso di «Tutti gli uomini del Re»; operatore è Hal Rosson, noto per «Giungla d’Asfalto» e «La prova del fuoco».

Erano le sei pomeridiane a Hollywood. Alle due e mezzo di notte, quando trillò il telefono in casa De Concini a Roma. Ennio De Concini, che per ragioni di lavoro vive la sua giornata o almeno i due terzi di essa in vestaglia, se la infilò e si diresse mezzo addormentato verso il telefono. Lo risvegliò bruscamente uno spigolo contro cui ebbe a picchiare malamente la fronte. Bestemmiò prima di sapere chi era aU'apparecchio, poi si raddolcì quando senti la voce sonora di Ponti da Hollywood. Dopo Ponti parlò De Laurentiis. La telefonata durò quasi due ore. Alla fine De Concini era sveglio. Gli avevano raccontato al telefono come doveva essere il soggetto suo e di Perilli. Gli avevano ordinato di prepararlo per il venerdì successivo, che era quattro giorni dopo. De Concini aveva detto si. Il venerdì ci fu l'incontro decisivo tra i soggettisti e i produttori. De Concini aveva la fronte incerottata per l'urto di quella notte. Perilli gesticolava come sempre, e faceva riserve su certe proposte giunte dall'America via Italcable. De Concini lo guardava stupito, perchè infine le differenze tra il primo soggetto e quello raccontato dal grosso produttore americano non erano poi tanto grandi. ma Perilli non ricordava probabilmente più quello che aveva steso tempo prima con De Concini. L'accordo fu raggiunto, il regista Bob Rossen incaricato di mettere in scena il film. Katherine Dunham di istruire alla danza Silvana Mangano e di curare la coreografia dei balli. Il film «Mambo» cominciava così la sua nuova vita.

1954 02 16 Tempo Silvana Mangano f2
I DUE BALLI principali in cui Silvana Mangano si esibirà nel film «Mambo» sono il ”Baiao” (leggere Baiòn) e "La Lavandera". In alto, Silvana è colta al finale del "Baiao”. Il ballo è un adattamento per lo schermo di uno dei numeri preferiti di Katherine Dunham, ”la Veracruzana”, che la grande ballerina negra ha fatto conoscere in tutto il mondo durante le sue tournées. Sotto, SILVANA MANGANO durante una pausa. Dietro a lei uno dei quattro danzatori della troupe della Dunham che accompagnano l’attrice italiana nella travolgente danza sudamericana. Silvana Mangano ha sempre avuto passione per la danza al punto di augurarsi che almeno una delle sue due bambine possa diventare uh giorno una grande danzatrice. Si è preparata per «Mambo» con molto impegno, seguendo un vero corso sotto la guida di Katherine Dunham. Il corso è durato tre mesi.
1954 02 16 Tempo Silvana Mangano f3

Ed ecco il soggetto. Giovanna, una bellissima ragazza veneziana (Silvana Mangano), vive la sua giornata tra una squallida casa, nascosta in uno squero sporco e la vetreria dove lavora. Si incontra ogni giorno con Mario (Vittorio Gassman), un giovane cui piacciono i facili guadagni. Egli vorrebbe realizzare un colpo che possa sistemarlo per tutta la vita, ma non è facile. I loro rapporti, nonostante la parvenza d’amore che li lega, sono basati su una tacita intesa: la loro libertà non ne deve rimanere minimamente vincolata. La loro storia s'incrocia a un certo punto con quella di Enrico Morosini (Michael Rennie), ultimo erede di una nobile famiglia veneziana, molto ricca. I pochi scrupoli di Mario buttano la ragazza, come una prostituta, nelle braccia di Enrico, nel corso di una grande festa in costume. Lo choc è terribile. Giovanna rompe con Mario e con Enrico, e accetta di andare con Toni Burns (Shelley Winters), proprietaria di un grande balletto internazionale. Mesi e mesi di preparazione, la sbarra, l'allenamento. le pesanti ore d’insegnamento che le vengono impartite, rafforzano in Giovanna una fredda determinazione: arrivare a ogni costo. Giorno per giorno, però. Giovanna si accorge di essere irretita in una situazione ambigua. Vuole ribellarsi alla morbosa amicizia con Toni, e il pretesto glielo dà una lunga tournée, il ritorno a Venezia. Qui Giovanna ritorna da dominatrice: con un nome e una nuova personalità. Ora Enrico, che una volta le aveva dato prova del suo disprezzo, è ai suoi piedi. Ma Giovanna si prende la rivincita: torna con Mario, divenuto nel frattempo croupier nel Casinò.

La scelta di Giovanna implica l'abbandono di Toni. E Toni, disperata, perde la vita in un incidente, quando sta lasciando Venezia. Come liberata da un incubo. Giovanna vorrebbe vivere tranquilla. da brava borghese, accanto a Mario. Questi non è però l’uomo che possa accettare una soluzione di «tutti i giorni». Le sue aspirazioni sono diverse. E l’occasione tanto inseguita finalmente si presenta: Enrico vuole ancora Giovanna. a ogni costo; è pronto a sposarla. Giovanna rifiuta, ma Mario, per la seconda volta, là spinge fra le braccia di Enrico: Enrico ha il sangue inalato, ha pochi mesi di vita, logorato dall'implacabile morbo ereditario che ha distrutto tutta la sua famiglia. E' un'occasione meravigliosa... Il colpo che hanno sempre sognato. La loro separazione sarà breve. Fra pochi mesi potranno tornare insieme, ricchi. felici. Dopo una lunga resistenza Giovanna spiega alla volontà di Mario. Accetta. Le cose non vanno però come i due prevedevano. Doveva essere un mercato. uno sporco accordo... Ma la vita in comune, la dolcezza e l'affetto di Enrico, rivelano a Giovanna che lui è l’uomo che ha sempre desiderato, l'uomo verso il quale ella è stata sempre portata. La giovane è pronta perfino a battersi contro Mario, a respingerlo, pur di conservare fino all'ultimo giorno la felicità di Enrico. E quando il destino implacabile si compie ed Enrico muore, Giovanna rinuncia a ogni ricchezza, respinge l'ultimo tentativo di Mario per riprenderla, e torna al lavoro, alla danza, a quel duro mestiere che è l’unica conquista positiva delia sua vita.

1954 02 16 Tempo Silvana Mangano f4
UNA INQUADRATURA della sequenza del ”Baiao”. Silvana, sdraiata su un’amaca, canta in portoghese. La sorpresa del film sta nel fatto che la voce che gli spettatori udranno è proprio quella di Silvana Mangano. Ella ha rivelato un vero talento vocale, ma il merito della scoperta spetta al regista del film. Bob Rossen, la cui insistenza nel volere registrare la voce di Silvana riuscì a vincere i timori e le resistenze dell’attrice.

Silvana Mangano si è preparata al suo nuovo film con molta serietà e ha seguito per quasi tre mesi un corso di danza sotto la guida di Katherine Dunham. La grande negra è stata cosi la sua maestra nella realtà, ma lo sarà anche nel film, dove interpreterà se stessa. La nostra attrice si esibirà in due numeri di danza ’’a solo". Ha dovuto perdere di peso ma in compenso ha acquistato una linea straordinaria, e con quelle sue lunghissime gambe pare un insetto meraviglioso. Il regista Bob Rossen (uno dei pochi registi americani, credo, che giri "alla Rossellini”. cioè senza sceneggiatura) ha talmente insistito perchè Silvana non rinunciasse a cantare, che alla fine la nostra attrice ha accettato di incidere la propria voce: e questa è sorprendentemente piacevole, e la sua pronuncia del portoghese, nella canzone del Baido, quasi perfetta, tanto che il console brasiliano di Roma, signor Lima, invitato ad assirrtere a una ripresa di «Mambo», si è molto complimentato con lei.

Ora tutta la troupe di «Mambo» si è trasferita a Venezia, dove verrà girata una grande festa simile a quella che il miliardario Besteguey diede due anni fa a Palazzo Labia. A Venezia s’incontreranno Vittorio Gassman e Shelley Winters. dopo un mese di polemiche, di conferenze stampa e di ricoveri in clinica. Chissà? Forse l’atmosfera veneziana darà anche ai coniugi transoceanici un poco di serenità, e nella calma contemplazione dei canali e delle piazze tranquille anche il regista Bob Rossen diventerà meno burbero con la gente che lavora con lui.

Federico Patellani, «Tempo», anno XVI, n.7, 18 febbraio 1954


Tempo
Federico Patellani, «Tempo», anno XVI, n.7, 18 febbraio 1954