Silvana Pampanini conquista lo squadrone

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Sebbene il cinematografo sia considerato uno dei mezzi più efficaci per migliorare i rapporti fra i popoli e abbattere le barriere che ancora dividono l’umanità, provatevi a toccare in un film le piaghe di un qualsiasi paese e vi tirerete subito addosso le ire della censura. Immediatamente infatti questo mostro che, allungando ogni giorno di più i suoi tentacoli, ha finito per far perdere il sonno ai produttori, correrà ai ripari, e non contento di comandare in casa propria, non esiterà a chiudervi la porta in faccia. Questa nuova offensiva della censura in difesa di una morale nazionalistica, e che tanto più ci stupisce perché proviene dalla Francia, paese che siamo abituati a considerare come la culla della libertà, ha allarmato i produttori dell’ Allegro squadrone, il film tratto da una commedia di Georges Courteline che il regista Paolo Moffa sta girando in questi giorni a Cinecittà.

Le notizie che provengono da Parigi sembrano infatti tali da giustificare il loro pessimismo. Secondo quanto si dice a Cinecittà, la censura francese si rifiuterebbe di concedere l’autorizzazione a questo film in cui sono messi in ridicolo i costumi della vita militare francese. Se queste voci corrispondono alla verità, ci troveremo di fronte ad un nuovo caso Antonioni, il quale, come si ricorderà, si vide sequestrare il film I vinti, perché riproduceva sullo schermo un episodio della delinquenza minorile di quel paese. Sebbene in quel racconto, già approvato dalla censura, fossero dati ai personaggi nomi immaginari, e si fosse rinunziato ad ogni accenno polemico nei riguardi della polizia, la pellicola venne fermata. Appigliandosi alla legge sulla gioventù traviata, legge che vieta la pubblicità cinematografica per i crimini compiuti da delinquenti al disotto di diciotto anni, il governo francese negò l’autorizzazione. Intorno a questo divieto (il film I vinti, che come L’allegro squadrone è una coproduzione italo-francese, passò così a carico del produttore italiano) si scatenò una violenta polemica in cui intervenne anche l’ambasciatore italiano a Parigi, Quaroni. Ma ogni tentativo di accomodamento fallì in seguito all'irrigidimento francese. Si parlò allora, da parte delle autorità italiane, di adeguate rappresaglie, quale quella di proibire l’ingresso in Italia ai film francesi. Ma furono minacce che non andarono mai al di là delle intenzioni.

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SILVANA PAMPANINI fra Vittorio De Sica (a destra) e Daniel Gélin in una scena de L'Allegro squadrone. Il film racconta le comiche vicende di una guarnigione francese.

Quale sarà dunque la sorte dell'Allegro squadrone? Si rassegneranno i francesi a vedere messo in ridicolo il loro esercito, anche se questa satira è stata ispirata dall’opera di un compatriota? Oppure avremo un caso Moffa? Georges Courteline, trasformando nella commedia Les gaités de Vescadron alcuni suoi bozzetti di vita militare, non avrà certamente supposto di scrivere un brillante soggetto cinematografico, con tutti i requisiti necessari per una buona sceneggiatura. L’allegro squadrone, come la commedia di Courteline, descrive una giornata della guarnigione di una delle più remote caserme della Francia, la caserma di Forlon-sur-Maine, un paesino che ebbe l’insolito onore dì possedere una guarnigione, grazie a un capriccio di Napoleone (Riccardo Feliini). Pare che passando un giorno da Forlon-sur-Maine l’imperatore pensasse di depositarvi un colonnello verso il quale nutriva pochissima simpatia. C’è però chi sostiene che Napoleone vi lasciò il colonnello, non perché provasse per quell’ufficiale una antipatia particolare ma per contentare una signora che un tempo gli aveva concesso i suoi favori. Questa signora volendo trasferirsi a Parigi, si trovava nella necessità di vendere il suo palazzo. E Napoleone, che per compiacerla l’aveva fatto acquistare, non trovò di meglio che trasformarlo in caserma. È passato quasi un secolo dall’epoca in cui il disgraziato ufficiale fu confinato a Forlon-sur-Maine, e la vita di quella caserma non è cambiata. Sul volto dei soldati infatti si scorge lo stesso malumore e la stessa aria annoiata che probabilmente si doveva leggere sul volto dei primi soldati inviativi di guarnigione da Napoleone.

Ciò non impedisce però che ai primi squilli di tromba l’intera guarnigione scatti in piedi. Soltanto Frédérick (Daniel Gélin), un soldato il quale, grazie alla sua amicizia colla cameriera del maggiore (Silvana Pampanini), si può permettere ogni giorno di marcare visita, dorme ancora. Il suo vicino di branda Léo (Jean Richard) lo guarda con invidia. Non sa rassegnarsi all’idea che, mentre lui e i suoi compagni marceranno nel cortile gelato, Frédérick continui, a dormire. E decide perciò, costi quel che costi, di marcare visita. Ma quando Léo si presenta davanti all’ufficiale medico convinto che, sano com’è, lo condanneranno a qualche giorno di prigione, ritiene superfluo accusare i sintomi di qualche grave malattia e denunzia soltanto un leggero mal di gola. La faccia del medico militare non esprime invece alcuna ironia ma quella muta comprensione con cui si considera un uomo colpito da una grave malattia. Dopo avergli riscontrato una terribile infiammazione alla gola, il medico gli consegna una boccetta contenente un liquido puzzolente, ordinandogli di fare subito degli sciacqui, i quali hanno su di lui un effetto imprevisto. Infatti dopo quegli sciacqui Léo non ha più bisogno di fingere perché la gola ha cominciato a fargli male davvero.

Anche i soldati della guarnigione di Forlon-sur-Maine, come tutti i soldati di questo mondo, si lamentano della qualità del rancio. Perciò pensano di aiutare il cuoco a renderlo ancora più cattivo in modo da provocare l’indignazione del comandante al momento dell’assaggio. E siccome i soldati consegnati vengono mandati in cucina ad aiutare il cuoco, il cui compito consiste nel gettare nella pentola ogni specie d'immondizie, la cosa non è difficile. Quegli aiutanti improvvisati infatti si riveleranno così bravi da meravigliare lo stesso cuoco, il quale, nonostante la sua abilità, dovrà ammettere di non essere mai riuscito a preparare un rancio così nauseante. Ed ecco che sopraggiunge l’ora tanto attesa, il momento in cui il comandante (Charles Va-nel) dopo aver inghiottito un cucchiaio di rancio, farà schioccare le labbra in segno di approvazione. In quel momento tutti i soldati fissano il superiore in attesa della sua sentenza. Ma il maggiore, dopo aver tuffato il cucchiaio nella caldaia, indugia nel portarlo alle labbra. Più volte ve lo accosta senza però decidersi ad assaggiarlo. I soldati che hanno subito notata la sua aria preoccupata lì per lì l’attribuiscono a un senso di repulsione provocato nel maggiore dalla vicinanza del rancio. Ma si tratta di ben altro.

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SILVANA PAMPANINI e Vittorio De Sica in un’altra scena del film. Silvana Pampanini interpreta la parte della cameriera del comandante della guarnigione, De Sica la parte di generale.

Se il maggiore è preoccupato e distratto al punto da dimenticarsi di assaggiare il rancio, lo è per altre ragioni. Poco prima infatti il comandante della guarnigione ha ricevuto un telegramma il cui testo è talmente confuso che non è stato ancora possibile decifrarlo interamente. Da quanto si è riusciti a capire però il telegramma annunzia fra l’altro l’arrivo del generale. Ecco perché il maggiore è così nervoso. Mentre il comandante e i suoi ufficiali stanno facendo colazione al circolo arriva il generale (Vittorio De Sica) e insieme al generale un contingente di richiamati, che il maggiore, come gli era stato ordinato nel telegramma indecifrato, deve provvedere a sistemare. E, come avviene sempre nella vita militare dove ogni ordine deve essere eseguito mediante la scala gerarchica dei gradi, il maggiore non trova di meglio che sbarazzarsi di questa responsabilità, incaricando della sistemazione dei nuovi venuti il capitano, il quale, a sua volta, per non venire meno alle regole, trasmetterà l’ordine al tenente, che affida quell’incarico a un sottufficiale. Il sottufficiale, benché sappia che in tutta la caserma non vi sono altre brande disponibili all’infuori di quelle già occupate dai soldati della guarnigione, è però deciso ad eseguire l’ordine. Addossando ai soldati colpe che non hanno commesse, egli ne caccia quanti più può in prigione. E quando le carceri sono piene comincia a concedere licenze. Finché, sgombrate le camerate, può annunziare ai superiori che gli ordini sono stati eseguiti. Al generale, la cui bonarietà però ha finito col tranquillizzare gli ufficiali, dopo avere ispezionato in lungo e in largo la caserma, viene in mente di visitare anche la prigione. Accompagnato da tutto il corpo degli ufficiali col trombettiere in testa, entra nella prigione e la trova piena di soldati. Va su tutte le furie. Chi ci rimetterà sarà il comandante della guarnigione il quale viene condannato a passare tutta la vita a Forlon-sur-Maine.

Mario Agatoni, «L'Europeo», anno X, n.10, 7 marzo 1954


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Mario Agatoni, «L'Europeo», anno X, n.10, 7 marzo 1954