Sono una ragazza di famiglia

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Silvana Pampanini racconta ai lettori di “Tempo” uno degli episodi più commoventi della sua vita: il battesimo in San Pietro di Silvanella, la figlia della sorella minore

Roma, aprile

L'ultima novità su Silvana Pampanini che vi può raccontare Silvana Pampanini è che Silvana Pampanini è divantata zia. Questa è per me la novità più entusiasmante: quella che. in questo momento, mi occupa completamente e riempie le mie rare pause di ozio. Della mia vita privata parlo sempre poco: anzi non parlo mai. Per questo, forse. mi sono stati attribuiti fidanzati che non ho mai conosciuti e amori che non ho mai avuti. Vi potrà sembrare esagerato: ma la Silvana Pampanini che io conosco è una ragazza di famiglia, cioè una ragazza che vive, mangia, dorme, si diverte, viaggia e lavora in famiglia e che non sa immaginare una vita diversa da quella che fa con i suoi familiari. Sono, insomma, una figlia di famiglia che ha trovato un buon posto.

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Da quando si è iniziata la mia carriera cinematografica, non ancora lunga ma certamente fortunata, gli appassionati di cinema che attendono — bontà loro — fuori degli alberghi o dei teatri di posa per vedermi e chiedermi un autografo, mi hanno sempre visto accompagnata da un signore non troppo giovane nè troppo anziano, dagli occhi chiari, sempre autorevolmente atteggiato nei miei confronti. Lo chiamano tutti "commendatore" e questo contribuisce ad accrescere la sua autorità. Guida la macchina sulla quale viaggio, apre la mia posta, fissa le camere che occupiamo in albergo e si preoccupa sempre che mi senta bene e che non sia troppo stanca. Ogni tanto qualche osservatore può sorprendere le tenere occhiate che l'autorevole signore mi lancia. A seconda della località dove ci hanno visti e della fantasia di chi ci ha incontrato hanno pensato che quel signore fosse mio marito, il mio amante o il mio produttore. E invece mio padre, abbastanza giovane per non sembrarlo e troppo camerata per farlo apparire a prima vista. E’ lui che mi accompagna ovunque, organizza i miei orari, le mie giornate e mi protegge dai seccatori. E' anche il protettore del mio sonno, cioè di quelle otto ore di assoluto riposo di cui ho avuto sempre bisogno.

Fuori della mia attività cinematografica ogni altro interesse è per la mia famiglia. Tra mia sorella e me corrono due anni: lei ha ventun anno e io ventitré. Otto anni fa io ero una signorinetta e lei poco più di una bambina. Ostentavo nei suoi confronti una cert’aria di protezione in quanto un paio di ragazzi attendevano che io uscissi per far con me la strada fino a scuola. Poi crebbe anche lei e ci trovammo improvvisamente coetanee, signorinelle con gli stessi sogni, le stesse ambizioni, le stesse inconfessate speranze che poi si concretavano in una sola: il matrimonio. Matrimonio d’amore, naturalmente, con un uomo non ancora ben precisato ma che doveva almeno assomigliare agli eroi che il cinema ci dava in pasto. Facevamo. Maria Teresa ed io. una vita piuttosto pesante: oltre alla scuola, infatti, studiavamo: lei il pianoforte ed io il canto. Il canto doveva essere una specie di affermazione di famiglia, per seguire le orme di mia zia Rosetta Pampanini, un nome che gli appassionati del teatro lirico ancora hanno sulle labbra.

Avevo una discreta voce, dicono. e forse avrei potuto riuscire. Ma avevo paura di ingrossare: immagazzinar fiato gonfia va il torace e tener la voce faceva venir fuori lo stomaco. Cantavo, si, ma senza far nulla che potesse danneggiare il mio fisico. Poi arrivò, quasi all'improvviso, il cinema e questa è una storia che è già stata raccontata.

Mentre io trovavo ”il buon posto” di cui dicevo prima, mia sorella si prendeva la sua rivincita su me. sul terreno dei sogni Aveva conosciuto quello che è poi divenuto suo marito quando era poco più che bambina e aveva saputo conservarsi fedele all’amore unico, quello che era sta. to il miraggio dell’a nostra adolescenza. Devo confessore che il giorno del matrimonio di Maria Teresa, felice come ero di vederla felice, mi sentii un po' sconfitta? Tutti si felicitavano anche con me. per la mia carriera, per i miei successi e io, di fronte alla serena letizia di mia sorella, che vedeva soddisfatta ogni sua aspirazione, mi sentivo come una scolara che ha carpito un buon voto copiando il proprio compito e che quindi non può godere della generale soddisfazione. Questo vi servirà a comprendere perchè è tanto importante per me esser divenuta zia, zia per di più di Silvana jr. che io chiamo Silvanella. E’ stata, la sua nascita, una piacevole avventura. Ho girato tutti i negozi specializzati per acquistar personalmente un intero corredo per neonati. Chi mi riconosceva mi guardava interrogativamente e chiedeva: « Non sapevo che avesse sposato. I giornali non hanno detto nulla ». Spiegavo che neppure io sapevo di esser sposata perchè, infatti, non lo sono. Non so però se tutti abbiano creduto che gli acquisti cosi larghi di oggetti per neonato fossero soltanto per una nipote.

Silvanella è nata qualche settimana fa e la domenica delle Palme l'abbiamo portata a San Pietro, al fonte battesimale dei "romani di Roma". Io sono e mi sento romana e proprio io ho voluto che il battesimo della nipotina avvenisse in quella Basilica che i romani considerano come la loro parrocchia. Ebbi quella mattina il successo di pubblico che mi piace di più, c'erano intorno a me tutti i ragazzini che dal grande quartiere circo, stante sono soliti riunirsi nella piazza. Erano autentici ”regazzini” romani, vivi, schietti, affettuosi che mi chiamarono per nome dandomi del tu, non mi chiesero autografi e furono contenti di scortarmi Ano all'Ingresso della Basilica. Uno mi chiese di poter carezzare mia nipote e poi mi disse: « So' contento d'esserme aripulito stammattina che ho incontrato te ». Era infatti "ripulito" con la camicia di bucato e i calzoncini senza strappi ma io lo vidi come deve essere gli altri giorni, quando torna a casa, infangato e glorioso, dopo le imprese che lo spirito avventuroso dei ragazzi è pronto ogni giorno a suggerire.

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ALL’USCITA DALLA BASILICA di San Pietro, la mattina della domenica delle Palme, la attrice Silvana Pampanini, che portava in braccio la nipotina Silvanella, è stata festeggiata da alcuni ragazzini romani che le hanno dato familiarmente del tu. Accanto a Silvana, la sorella Maria Teresa e il cognato. La stessa domenica delle Palme, prima di recarsi in San Pietro, la Pampanini è stata madrina di un altro battesimo: quello di un galleggiante del Circolo Canottieri "Roma" di cui l’attrice innamorata del ”suo” Tevere è socia da molto tempo.

E' stata l'unica volta, quella mattina, che congedandomi dal mio pubblico non ho sentito la Umidezza e ho baciato sulle guance i più piccoli. E' stato una specie di congedo da Roma perchè sto per partire e per un periodo piuttosto lungo starò lontana dalla mia città.

Tra pochi giorni partirò per la Spagna, sosterò qualche giorno a Madrid e poi mi trasferirò a Las Palmas, dove interpreterò un film in coproduzione italo-spagnola che si intitola: « La regina delle Canarie ». Il film rievocherà la storia di una creola vissuta quattrocento anni fa e quella creola sarò io. Mi hanno annunciato dei grandiosi festeggiamenti tra cui una corrida in mio onore. E' naturale che ne sia felice, ma lasciare Roma mi dispiace ugualmente.

Il soggiorno alle Canarie è previsto per tre mesi. Spero che non si prolunghi di più perchè ho a disposizione appena quindici giorni per tornare a Roma, cambiare guardaroba e prendere poi il volo per il Brasile, dove ho in programma un lungo soggiorno per un film che gireremo percorrendo tutto il Paese: con una carovana montata su autorimorchi fermandoci dovunque troveremo i luoghi adatti per realizzare la storia che Michelangelo Antonioni si propone di narrare. Questa sarà certamente una avventura affascinante oltre che un duro impegno di lavoro. Al ritorno mi attende poi una nuova versione cinematografica de « Il cappello a tre punte » di Alercon che sarà diretta da Mario Soldati. Questo è il mio prossimo avvenire cinematografico. Quello di donna non credo sia tanto prossimo. Non ho rinunciato ancora però a portare un bimbo a battezzare a San Pietro e non come madrina. Ma per questo non posso aver propositi, ho soltanto speranze.

Silvana Pampanini, «Tempo», anno XVI, n.18, 6 maggio 1954


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Silvana Pampanini, «Tempo», anno XVI, n.18, 6 maggio 1954