L'anno di Sophia

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Tutto lascia prevedere che la giovane attrice nel 1955 conquisterà definitivamente il mondo del cinema. Forse anche per lei si apriranno le porte delle Reggie.

Mario Soldati, impegnato a fare il panegirico di Sophia Loren (al secolo Sofia ScicoIone) dagli schermi della TV, si è servito di un ricordo americano. Ha avvertito gli italiani in ascolto che una volta, trovandosi nel Kentucky, gli capitò di cavalcare un puledro bizzarro, insofferente del morso, delia briglia e del cavaliere; ebbe paura e per alcuni giorni, dopo, non gli riusci più di camminare, tanto aveva le ossa rotte. «La stessa impressione» ha confessato Soldati «l'ho avuta la prima volta che vidi Sophia.» L’incontro avvenne in uno dei tanti film comici che il regista ha diretto all'insegna dell'abbiamo famiglia, ma Soldati, convinto che sotto la buccia della vamp rionale si nascondesse il temperamento della vera attrice, tanto ha fatto e detto che. finalmente, è riuscito a convincere il produttore Carlo Ponti ad affidare a Sophia la parte di protagonista drammatica del suo ~ ultimo film La dotino del fiume. «E questa volta» ha detto il regista soddisfatto «Sophia parlerà con la sua voce, senza essere doppiata.»

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La signorina Scicolone si avvia dunque alla conquista del 1955 decisa a riuscirvi. Il passo è buono; le gambe sono solide. Chi l’ha vista, sia pure di spalle, camminare sotto la pioggia per tornare alla sua pizzeria (L'oro di Napoli, secondo racconto) non ha dubbi. £ una ragazza che sa andare per la sua strada e che conosce alla perfezione quello che il pubblico desidera da lei; è perfino al corrente che «una attrice è, innanzi tutto, una somma di aspirazioni, di ambizioni, di ansie e di ferrea volontà». A una ragazza di vent’anni non si può chiedere di più.

Sofia Scicolone appartiene a quella schiera di ragazze che hanno cominciato a sognare il cinema, e gli attori cinematografici, fin da bambine. Per lei, poi, il cinema era una malattia ereditaria: a Pozzuoli la madre Romilda si era fatta notare in un concorso di bellezza per la sua somiglianza con Greta Garbo e perfino la nonna, ai suoi tempi, aveva nutrito sogni di gloria. Alla fine della guerra, quando aveva dieci anni. Sofia già immaginava di essere contesa da Gregory Peck e Tyrone Power. Nella realtà, era il 1944, quando Sofia usciva di casa i ragazzi di Pozzuoli la chiamavano Stecchetto. tanto i pregi della ragazza. allora, erano nascosti. Ma a quattordici anni Sofia aveva già qualcosa da dire. Il suo professore di ginnastica, dopo averla tenuta in prima fila, calzoncini e maglietta, per qualche mese, si presentò in casa Scicolone con intenzioni matrimoniali. Fu respinto. Era giovane, alto, biondo; non rassomigliava a nessuno degli attori alla moda. Per giunta si chiamava soltanto Manlio. Sofia aveva ben altro per la mente. A Napoli si doveva eleggere la «Principessa del mare»; la signora Romilda Scicolone vi condusse la figlia quattordicenne. con i capelli pettinati in su e l’abitino da sera vastamente scollato, litigò con i giudici i quali consideravano ancora tenera l’età della ragazza e, alla fine, ottenne dalla giuria un secondo premio. Non era molto, ma la signora Scicolone non si perse d'animo. Rivesti la figlia, prese il treno, piombò a Roma, montò sul tram per Cinecittà e si presentò a Mervyn Le Roy. Forse Sofia avrebbe avuto una parte in Quo Vadis. Ottenne soltanto una «presenza» fra le comparse, a ventimila lire tutto compreso. Ancora oggi la signora Romilda non ha perdonato a Hollywood l’affronto fatto a sua figlia e Sophia Loren forse per questo non accetta i contratti che le offrono d’oltre Oceano.

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Ormai madre e figlia si trovavano a Roma e l’occasione doveva essere sfruttata. Si informarono sui locali frequentati da attori, registi, produttori e divennero assidue clienti dei bar di via Veneto. Una sera, al Colle Oppio, Sofìa incontrò un produttore che la convinse a mettersi in gara per un concorso di bellezza. La giuria la classificò seconda. ma il giorno dopo Sofia si presentò per un «provino». Ottenne anche una parte, meglio una particina ne La tratta delle bianche. Doveva salire su una pedana e accennare qualche passo di danza. Sofia sali e accennò. Forse il cinema le aveva spalancato le porte? Dovette essere una delusione amara se la Diva, nelle sue memorie, ha lasciato pagine come: «Tutto il giorno vagavo da una anticamera all’altra per sentirmi dire che avevo numeri sufficienti, che lasciassi indirizzo e telefono. Spesso i complimenti generici erano seguiti da perentori inviti a cena».

Una delle anticamere più fortunate fu quella di un giornale a fumetti. Sofia Scicolone potè finalmente scegliersi un nome d’arte e chiamarsi Sofia Lazzaro. Interpretando con Achille Togliani il drammatico fotoromanzo Non posto amarti guadagnò 150 mila lire. Non era ancora l’Arte con la maiuscola, ma l’affitto e i pasti erano assicurati

In cerca di gloria

In cerca di gloria la giovane si trasferì a Salsomaggiore, aspirante al titolo di Miss Italia Si piazzò seconda. Tornata a Roma fu ricondotta ai fumetti con il romanzo La principessa del mare. I cronisti la «fidanzarono» con Achille Togliani prima e con Teddy Reno poi. I due cantanti dovevano portarle fortuna. Sofia lavorò in uno sbiadito film a colori. Ci troviamo in galleria, e, finalmente, qualcuno le offri una vera parte di protagonista in Africa sotto i mari. Il produttore la battezzò Sophia, con il piacca, Loren perché gli spettatori stranieri cadessero nell'errore di crederla attrice esotica. Sophia doveva interpretare un film subacqueo e non sapeva nuotare. Gli amici la portarono al largo dell’isola di Ponza e la buttarono in mare. O imparava a muovere le bracca o rinunciava alla carriera. Imparò. La signora Romilda non partì per Massaua; la parte di accompagnatore fu affidata allo zio Mario. Per Sofia Loren il mestiere di attrice era diventato una realtà. L’acclamavano gli spettatori del Festival di Cannes e quelli, più freddini del Festival di Berlino. Gli ammiratori cominciavano a scriverle le prime lettere incendiarie. Dopo averla vista, tutta scura, nei panni di Aida, una di quelle lettere diceva: «O dolce mia Diva - prediletta, delle immagini - tu sei la più perfetta. Se ad un tuo ammiratore - vuuoi lenire il dolore - mandagli una foto -gli ridarai vigore - e gli farai un favore». Gli italiani hanno la poesia facile. La lettera di un altro ammiratore, invece, prevedeva un piano di fuga, il giovanotto voleva rapire Sophia all’insaputa della signora Romilda e aveva preparato una scala di corda per scendere dal quinto piano.

Primo personaggio

Forse, oggi, Sophia Loren si permette di sorridere al ricordo di quelle lettcrr Ma appena due anni fa devono averle fatto piacere. Erano i primi sintomi di una popolarità che stava crescendo; e non solo in Italia. Nelle redazioni dei giornali francesi circolavano fotografie, scattate apposta per quel pubblico, da togliere il fiato. Purtroppo i film nei quali appariva la signorina Scicolone non eran di quelli che il cinema tramanda alla storia. Due notti con Cleopatra era una comica messa insieme per Alberto Sordi ; Un giorno in pretura sembrava fatto apposta per Walter Chiari; Carosello napoletano aveva altre attrazioni. E lo stesso Oro di Napoli, che pure ci ha dato fino ad oggi la migliore Sophia, era anche il film di Silvana Mangano, di Totò, di De Sica, di Eduardo, di Stoppa. Non era ancora, insomma, l’opera creata su misura per il suo temperamento d’attrice insomma di aspirazioni, ambizioni, ansie e ferrea volontà».

D’altra parte, compiuti i vent’anni, era tempo che la Diva vedesse alla fine riconosciute le sue qualità. Se le aspirazioni eran forti, figuriamoci le ambizioni. Un giornale francese aveva scritto che era più bella della Lollo; a Londra, dove era apparsa con un tailleur rosso fiamma e si era presentata alla Regina con un diadema di diamanti, quasi una sfida, avevano pubblicato una sua foto che superava, nelle dimensioni, quella di Elisabetta. Ci voleva Soldati con La donna del fiume, un film «tutto parlato» da Sophia Loren: il suo primo personaggio vero e vivo, capace, forse, di soffrire.

F pare che Soldati abbia dato veramente il «via» a una scalpitante Sofia, senza il piacca, nuova di nome e di temperamento. Finito il tempo delle comiche, dei melodrammi, dei film-sesso, comincia ora, nel 1955, quello delle pellicole di Blasetti, con Peccato che sia una canaglia; di De Sica, con La chiromante e con Re Ferdinando addirittura in Cinemascope. I grandi registi l’hanno scoperta. Di questo passo la signorina Scicolone andrà lontano. Sarà contenta la signora Romilda.


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I REGISTI LA CONSIDERANO

Vittorio De Sica, dopo averle fatto interpretare un personaggio nel suo film L'oro di Napoli, ha detto: «È una ragazza meravigliosa e una grande attrice». Lo stesso De Sica ha offerto alla Loren di interpretare altre due pellicole, La chiromante e Re Ferdinando, in cinemascope.

Mario Soldati paragona Sophia Loren a un puledro scalpitante del Kentucky. Incontrò l’attrice, ancora esordiente, in un film comico e per due anni ha fatto di tutto per averla quale interprete di un suo film drammatico. Ci è riuscito nei mesi scorsi affidando alla Loren la parte di protagonista della sua prima pellicola a colori, La donna del fiume.

Cedi B. De Mille, specialista in film storici e in costume, ha visto la Loren nel melodramma a colori Aida ed ha chiesto alla sua Casa di produzione di scritturare questa attrice ad ogni costo. De Mille ha detto: «Ah, se potessi averla nel mio prossimo supercolosso».

Mervyn Le Roy, autore di Quo Vadis, si è espresso così: «Peccato che Sophia non conosca l’inglese. Sarebbe un bel colpo per Hollywood».

GLI ATTORI L’AMMIRANO

Anthony Quinn, attore americano trasferitosi forse per sempre in Italia, ha lavorato una volta sola con la Loren ed ha manifestato così la sua impressione: «Sophia non parla inglese, ma questo non ha proprio nessuna importanza».

George Raft conobbe la Loren due anni fa, al bar di un grande albergo romano. La invitò a cena, con la mamma e ne fu entusiasta. La sua opinione: «Sophia è il Vesuvio, l’Etna, e il Krakatoa messi insieme. E per conto mio. io adoro i vulcani».

Gérard Oury ha interpretato con Sophia il film La donna del fiume. In una scena, girata nella palude, Oury, nel tentativo di abbracciare la Loren, finisce per fare un bagno inaspettato. La sua opinione: «È una grande attrice, ma io non posso dire tutto quello che penso perché avrei parecchi fastidi da mia moglie».

Alberto Sordi ha lavorato con Sophia in Due notti con Cleopatra, un film parodia. Il suo giudizio è sintetico: «Mamma mia, che impressione».

LE ATTRICI LA IGNORANO

Gina Lollobrigida è stata vicina a Sophia Loren nell’atrio del cinema Tivoli, a Londra, durante la presentazione alla Regina Elisabetta. Il suo giudizio è diplomatico: «Sono molto spiacente ma sono così occupata a lavorare che non trovo il tempo di occuparmi delle mie amiche».

Marilyn Monroe non si è mai incontrata con Sophia, della quale ha visto soltanto qualche fotografìa e i film meno impegnativi. A chi le chiedeva di dare un giudizio su questa rivale, ha risposto: «Sophia Loren? E chi è? È una che posa per le copertine dei calendari?».

Martine Carol trova già difficile difendersi dalla popolarità che hanno conquistato in Francia la Lollobrigida e la Pampanini. Una terza concorrente le darebbe estremamente fastidio. La sua opinione, anche se apparentemente gentile, è sofferta: «Sophia è una ragazza molto elegante»-

Silvana Mangano, che partecipò al concorso di Miss Italia dopo aver vinto il titolo di Miss Roma, non perdona alla sua più giovane amica di essere sempre arrivata seconda in tutte le gare: «Sophia? Ma se non è stata nemmeno Miss Roma».

Alfredo Panicucci, «Epoca», anno VI, n.224, 16 gennaio 1955


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Alfredo Panicucci, «Epoca», anno VI, n.224, 16 gennaio 1955