Talegalli Alberto

(Spoleto, 2 ottobre 1913 – Fossato di Vico, 10 luglio 1961) è stato un attore, sceneggiatore e conduttore radiofonico italiano.

Biografia

Figlio di artigiani, iniziò presto a lavorare, prima nella sua città Spoleto, poi, con il treno, ogni giorno a Terni, ma la sua vera passione era il teatro, smise presto gli abiti del pendolare per indossare quelli del Sor Clemente.

Umorista e poeta, si impose al grande pubblico negli anni cinquanta, grazie a una serie di sketch comici trasmessi alla radio, nel programma Rosso e nero di Corrado, nei quali interpretava il suo personaggio, il Sor Clemente, un campagnolo che, arricchitosi grazie a un'eredità, va a vivere nell'elegante quartiere romano dei Parioli, a contatto con l'alta società. Tiranneggiato da una moglie, Gerza, gelosa e autoritaria, il Sor Clemente trova complicità nello Zio Angelino, o meglio ziu 'Ngilinu, (interpretato al cinema dall'attore romano Virgilio Riento) con il quale architetta stratagemmi per divertirsi di nascosto delle rispettive mogli, che però non vanno mai a buon fine.

La sua bonaria ma efficacissima comicità era basata su un'irresistibile accento spoletino e su trovate sempre geniali e genuine; con il suo umorismo, mai grottesco e impegnato, ma umano, sottile e spontaneo, esaltava le caratteristiche semplici e "ruspanti" della gente spoletina.

« Alberto Talegalli non è stato un "comico dialettale" come superficialmente qualche distratto può aver sostenuto. Non è stato una maschera, ma un umorista vero e cioè un uomo intelligente e sensibile che, in più degli altri sensibili e intelligenti, ha avuto il dono dell'ironia. »
(Enrico Vaime, prefazione a: Le avventure del Sor Clemente)

Nel biennio 1953-54 portò al cinema il suo fortunato personaggio in due film diretti da Camillo Mastrocinque, dei quali scrisse anche la sceneggiatura: Café chantant e Le vacanze del Sor Clemente.

Il successo ottenuto lo portò a interpretare nell'arco degli anni cinquanta una trentina di film, spaziando dal cinema al teatro, alla radio e alla nascente televisione.

Negli anni 1958-59 ottenne la conduzione di un programma radiofonico serale, tutto suo, l'Alberto Talegalli show.

Nel 1961 un incidente automobilistico nei pressi di Fossato di Vico pose fine prematuramente alla sua carriera in continua ascesa.

Il Giornalista Umberto Marini lo ricorda così: «Ho conosciuto personalmente Alberto Talegalli a Terni nel 1954 in una occasione ludica di carattere sociale, successivamente a Roma, alla Rai, per invitarlo quale ospite d’onore ad un veglione della stampa e quindi al teatro Morlacchi in un “Rosso e Nero” che, da trasmissione radiofonica di grandissimo successo che il giovedì sera teneva incollati alla radio milioni di ascoltatori, si era trasformata in rivista teatrale in cui Alberto aveva un ruolo da protagonista accanto a Corrado Mantoni, che ne era il conduttore.
In quelle occasioni, ebbi precisa percezione di trovarmi al cospetto di uno straordinario umorista, e non di un comico dialettale . Nelle sue spassosissime “avventure”, che recitava con ironia tutta spoletina, c’era difatti la descrizione di vicende giornaliere che esaltava ed esasperava fino al ridicolo, nelle quali era presente l’oggettività delle insofferenze che si vivevano nella quotidianità. In quelle “realtà” che erano sostanzialmente comuni nella maggior parte degli italiani di quei tempi, ci si riconoscevano tutti, tanto che era capito e stimato anche da colore che poco o nulla sapevano dell’Umbria che per la verità in quel periodo era emarginata e colpevolmente tenuta in scarsa considerazione dai “potenti” di allora. Quando quel 10 luglio 1961 la sua “voce” si interruppe per sempre, le più, e forse le migliori, doveva ancora raccontarcele. L ’Umbria perse il suo straordinario cantore.»


Galleria fotografica e stampa dell'epoca

1982 - Ricordo di Alberto Talegalli (filmato Rai Storia) - Regia di Pino tolla con Enrico Vaime e Federico Sanguigni

Cinema


Non é più giovanissimo, nè un “fusto" irresistibile, tuttavia Alberto Talegalli è assediato dalle ammiratrici che gli fanno continue proposte di matrimonio. E’ assai probabile, però, che il simpatico ex-falegname di Spoleto resti scapolo per tutta la vita: non riesce ancora a dimenticare Fiammetta, la protagonista idei suo primo sfortunato amore.

Fu per caso che i due ex fidanzati si incontrarono dopo tanti anni a Firenze, sul Ponte Vecchio. Fiammetta ed Alberto si riconobbero subito e si ritrovarono con le mani nelle mani, senza parole, sommersi da una valanga di ricordi. Tanti anni prima, dieci forse, avevano deciso di troncare il loro fidanzamento, pur amandosi alla follia. Erano poveri entrambi, troppo poveri per potersi illudere di coronare col matrimonio il loro sogno d’amore. Cosi avevano deciso di dirsi addio, di andare ognuno per la propria strada nella speranza che il destino riservasse loro, separatamente, quella felicità che uniti non potevano avere. Rieccoli a quattr’occhi: hanno un mondo di cose da dirsi ed il nodo alla gola. Lei è sposata, ha avuto dei figli ed è stata sfiorata da qualche raggio di sole, forse è felice, ma in fondo al suo cuore c’è ancora l’amarezza di quel triste addio di allora. Il suo uomo si chiamava Alberto e l’altro che si è sostituito a lui, per quanto sia animato dalla migliore volontà, non può eguagliarlo. Il primo amore non si scorda veramente mai, non si può scordare. Anche Alberto racconta: la miseria non c’è più, con l’agiatezza ha avuto anche la popolarità, in Italia lo conoscono tutti e ovunque vada gli fanno festa. Ma festa ed agiatezza non sono la felicità. In lui è rimasto un vuoto incolmabile col necessario distacco e quel vuoto è tuttora presente, la ferita è sempre aperta, spesso sanguina.

Il ricordo di Fiammetta ha detto di no a tutti i prorompenti amori che sono andati alla conquista del cuore di Talegalli. Si, Talegalli, perchè l’Alberto dell’incontro altri non è che il sor Clemente, il popolare attore della Radio italiana.

Prima ancora di raccontare altre cose voglio subito dire che oggi come oggi Alberto Talegalli è uno degli uomini più corteggiati d’Italia. Non si contano più le donne che gli scrivono, che gli telefonano, che si inginocchiano ai suoi piedi. Lui non è un Rodolfo Valentino, non è un «fusto» irresistibile, ma più di un Valentino e più di un Mister Universo ha fatto breccia nei cuori femminili. Ho raccolto in proposito confidenze decisive. Non mi addentro in particolari per non mettere in imbarazzo il simpatico attore e per non tradire il segreto delle interessate, ma assicuro di dire la verità. Aggiungo che tra le aspiranti al cuore di Talegalli vi sono nomi altisonanti, appartenenti alla più genuina nobiltà. Sono migliaia le aspiranti tra le quali Alberto potrebbe scegliere ed andare oltre al capriccio, ma lui è rimasto indifferente a tutti gli appelli. Perchè, si capisce chiaramente, in lui è ancora molto vivo il ricordo di Fiammetta. Nessun palpito ha ancora potuto superare quello ardentissimo della fanciulla fiorentina. Questo è il motivo, ne sono certo, per cui Talegalli, già oltre la quarantina, non si è ancora sposato. E scapolo rimarrà sino a che non incontrerà sul suo cammino una Fiammetta almeno pari alla prima.

1959 04 19 Sorrisi e Canzoni a8 n16 Alberto Talegalli f1Alberto Talegalli impegnato in una scherzosa "corrida" con Antigone Costanda, la bellissima attrice egiziana che si mise in luce due anni fa nel concorso per «Miss Mondo»

1959 04 19 Sorrisi e Canzoni a8 n16 Alberto Talegalli f2Il «Sor Clemente» è nato a Spoleto 45 anni fa: alla Radio è stato "scoperto" dal regista Riccardo Mantoni, fratello di Corrado. Attualmente è impegnato in uno show radiofonico

Chi è Talegalli? Descriverlo non è facile. Ad un certo punto ho pensato di farmelo descrivere da Angelina, la sua governante. Penso ne sia uscito il ritratto fedele. Angelina è una donna di mezza età, nativa di Campobasso, nè bella nè brutta, di poca cultura ma dai riflessi pronti è di viva intelligenza. Le ho detto:

— Supponga che io non conosca il signor Talegalli e che desideri sapere chi è attraverso la sua descrizione.

Angelina non mi ha capito. Allora sono sceso ai particolari:

— Come è, cosa fa il suo padrone?

— E' bravissimo! Fa l'attore alla Radio, al teatro e al cinema.

— E fisicamente? E' bello o è brutto?

— Bello non è, ma è molto simpatico. Come età non è molto giovane, ma di spirito è giovanissimo.

Poi Angelina, che è al suo servizio da quasi tre anni, si sbottona interamente:

— Ero convinta di trovare un padrone normale, soggetto cioè ad alti e bassi, a gentilezze e sgridate. Ma nel corso di questi anni ho scoperto nel signor Talegalli soltanto delle qualità positive. E' buono, premuroso, generoso, sempre allegro, sempre gentile, mai soggetto ad arrabbiature. A casa è come alla Radio: sempre gaio, sempre spiritoso. Quando sono stata ammalata mi ha curato come una sorella. Un cuore grande cosi, lo creda. Unico mio cruccio, in questa casa, è la battaglia che debbo sostenere col telefono. Tante, troppe donne cercano e scocciano il mio padrone. Talune con una insistenza e con una invadenza che supera la più larga immaginazione. Ma le assicuro che trovano in me pane per i loro denti. Cosa credono quelle...? Il signor Alberto ha da lavorare... Bisogna che lo lascino in pace. E questa pace io la difendo con tutte le mie forze. Come potrebbe lavorare se desse retta a tutte?

Il Talegalli Show

Angelina, logicamente, vorrebbe che Talegalli rimanesse scapolo, ma non vedrebbe come un disastro un eventuale matrimonio del suo padrone. Dice però che dovrebbe scegliersi una donna in gamba, veramente in gamba.

Le chiedo come prenderebbe un eventuale licenziamento.

— In questo caso — afferma la donna con voce infinitamente triste — non potrei più ascoltarlo alla Radio e neppure sentire la sua voce al telefono. Risentirlo, non essendo più con lui, vorrebbe dire commozione troppo grossa, un nodo alla gola capace di soffocarmi.

Una lacrima è spuntata ora negli occhioni buoni di Angelina. Talegalli è nel bagno: sta vestendosi per partecipare ad uno spettacolo di beneficenza. E lei, con la scusa di andare ad aiutarlo, mi pianta, vergognosa del suo turbamento.

Attualmente Alberto Talegalli ha due rubriche fìsse alla Radio:

«Talegalli Show», che dura da nove mesi e il suo «Talegior-nale, lubrica di attualità» in «Gran Gala». E' stato scritto che il sor Clemente passerà alla televisione, ma che per tale circostanza Talegalli dovrà tagliarsi i baffi. Storie. Se e quando Alberto passerà alla TV non sarà necessario alcun taglio di baffi. Quando? Date sicure non se ne possono fare, ma è più che certo che la promozione ci sarà. Ed è ben meritata.

Sino ad oggi Talegalli ha preso parte alla lavorazione di una trentina di films, senza tuttavia sostenere una parte di suo completo gradimento. Spera però di arrivare presto anche a questa soddisfazione. Non è che pretenda di fare il protagonista assoluto, ma di poter ricoprire un ruolo veramente suo, sentito.

1959 04 19 Sorrisi e Canzoni a8 n16 Alberto Talegalli f3

Il primo amore

Alberto Talegalli è nato a Spoleto quarantacinque anni fa. Suo padre era portiere del locale ospedale civile e le loro condizioni economiche erano cosi così. C'era da mangiare in quella casa, ma di agiatezze neppure l'ombra. Alberto, quando frequentava le scuole elementari, che allora arrivavano sino alla settima, negli intervalli delle lezioni andava ad imparare un mestiere, quello di falegname. Il suo principale era anche custode del locale teatro. E la sera quando c'era spettacolo, il ragazzino se ne stava tra le quinte ammirato.

Fu allora che nacque in lui la sfrenata passione del teatro. Avuta la licenza elementare, il piccolo Alberto fu destinato definitivamente alla falegnameria. Ma lui, desioso di istruirsi, decise di prendere lezioni private. E fu tanta e tale la sua costanza che un bel giorùo, come privatista, riuscì a superare l'esame di diploma della scuola media. Forte di quel suo titolo di studio, ottenne un impiego: eccolo alla Cassa di Risparmio di Spoleto, ufficio portafoglio. Poi, dopo qualche tempo, si trasferisce al Monte dei Paschi, con destinazione ufficio conti correnti. Ma guadagna poco. Per avere uno stipendio un po' più alto ottiene un altro posto presso la miniera di lignite della «Temi» a Margnano di Spoleto. Nel frattempo frequenta la filodrammatica locale, sostenendo moli drammatici, il sogno di tutti i neo attori. Pare ci sapesse fare ed i ruoli che gli affidavano erano sempre più impegnativi. E lui mieteva sempre più copiosi e nutriti gli applausi.

Di tanto in tanto, nelle giornate festive, si recava a San Giovanni Valdamo, presso alcuni parenti e spesso, in quelle occasioni, si spingeva a Montevarchi, dove davano certe feste di ballo che gli piacevano tanto. Fu lì, a Montevarchi, che Talegalli incontrò Fiammetta. Al primo ballo era già cotto di lei. Fiammetta lo fu al secondo. Si scrissero, si rividero tante altre volte, giurandosi eterno amore. Ma erano poveri tutti e due. Lo stipendio di Alberto era appena sufficiente a mantenere la famiglia, dato che suo padre era andato in pensione con quattro soldi. Lei era di famiglia ancora più povera e di quattrini ne vedeva pochi. Per incontrarsi i due amorosi decisero di dividere le spese, vedendosi a metà strada.

Una bocciatura alla Rai

Quando cominciarono a fare progetti di matrimonio trovarono che i conti non quadravano. Come avrebbero potuto mettere su casa? Tra tutti e due non avevano neppure un paio di centinaia di lire a disposizione. Continuarono ad amarsi e a sognare per qualche tempo ancora e poi, di comune accordo, arrivarono alla decisione di andare ognuno per la propria strada. Fu un addio doloroso, ma inevitabile.

E lì, sul Ponte Vecchio di Firenze, dieci anni dopo, quell'addio è con loro. Lei sa che lui è diventato celebre. Ha ascoltato quasi tutte le sue trasmissioni, a cominciare dalle prime, da quel «Rosso e Nero» che vide debuttare il filodrammatico spole tino. Avrebbe voluto scrivergli, ma ormai era già sposata ad un altro, ormai era troppo tardi per dirgli che l’amava ancora. E così decise di tacere, di rimanere nell'ombra, lasciando al caf' so l'incarico di un eventuale incontro.

Rieccoli, dunque, le mani nelle mani, col desiderio pazzo di baciarsi sulla bocca. Ma c'è di mezzo un marito, dei figli, il dolce ricordo di allora da salvare. E alle sole mani e agli occhi viene demandato il compito di dirsi tutto. Ed è un altro addio, una altra pagina di tormento. La carriera di Alberto Talegalli come attore alla Radio cominciò nel 1947. Avendo capito che in nessun caso poteva sperare di coronare il proprio sogno senza venire a Roma, si fece trasferire nella capitale, sempre alle dipendenze della «Temi». Un giorno riuscì a presentarsi alla Rai per una prova come attore. Si ebbe una solenne bocciatura. Ma non si arrese. Se non poteva riuscire come attore doveva ben esistere un altro modo per entrare in quel mondo incantato che sognava giorno e notte. Gira e rigira riuscì a farsi ricevere da qualcuno della Rai. A questo qualcuno consegnò un foglio sul quale lui stesso aveva scritto qualcosa da recitare in dialetto umbro. Quel foglio, dopo una attesa che non finiva più, capitò in mano del regista Riccardo Man-toni il quale pensò che valeva la pena di tentare. E così Talegalli apparve per pochi minuti nella rubrica radiofonica «Rosso e Nero». E fu l’inizio della sua fortunata carriera. Il resto è storia recente. Una storia che dice chiaramente che la costanza è una delle doti essenziali per riuscire. Si capisce che questa qualità da sola non serve a niente, ma quando è al servizio di un certo saper fare apre qualunque porta, anche la più ferrata ed ostica.

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E Fiammetta? Fiammetta vive a Firenze, col marito, coi figli e col segreto rammarico di non essere la compagna per la vita del suo Alberto. I due non si scrivono. Dopo rincontro sul Ponte Vecchio non si sono più incontrati, non si sono scambiati neppure una sola cartolina.

«Amore» non ha voluto premiarli. Lei certamente continuerà ad ascoltare le trasmissioni di lui, del suo idolo, con la segreta speranza che qualcuna di esse le sia dedicata. E lui, forse, scrivendo e poi recitando le sue composizioni si ispirerà al perduto bene, sperando che Cupido compia il miracolo di fargli incontrare finalmente un cuore dolce e grosso così, che possa fargli dimenticare e nello stesso tempo che possa ricordargli la sua Fiammetta, il suo amore perduto, il suo primo e grande amore.

Giuseppe Palmas, «Sorrisi e Canzoni, anno VIII, n.16, 19 aprile 1959


1961 07 11 La Stampa Alberto Talegalli morte intro

«La Stampa», 11 luglio 1961


Le disavventure raccontate da Alberto Talegalli riuscivano a far ridere, anche quelle drammatiche: era questo l’indice più certo della spontaneità dell’attore, scomparso giorni fa in un incidente stradale

Roma, luglio

Sembra quasi una storia raccontata da lui: «...la rota è finita dentro lo tombino». Nelle vicende create dalla fantasia di Alberto Talegalli le cose acquistavano spesso una volontà nemica; contro il "sor Clemente” si accanivano perfino gli oggetti: le chiavi che; non aprivano le serrature, l’apriscatole che si rifiutava di espletare il suo compito; il quadro che si staccava dal chiodo ed andava a frantumarsi sulla testa dell’ospite di riguardo, il juke-box che ingoiava monete senza emettere canzoni, l’automobile che si metteva in moto da sola, la valigia di ”zio ’Ncilino” che si spalancava riversando il suo contenuto sui marciapiedi della stazione.

Le sue storie si concludevano sempre in un piccolo dramma che coinvolgeva il protagonista e i suoi amici. Personaggio della commedia all’antica, Alberto Talegalli era sempre al centro di coincidenze rovinose. Ma erano rovine che si concludevano in una risata.

1961 07 22 Tempo Alberto Talegalli introUna recente immagine di Alberto Talegalli. Il comico si era fatto conoscere nel 1952 portando davanti ai microfoni della radio, "Sor Clemente”, il divertente personaggio, incolto ma arguto che egli stesso aveva creato. La radio aveva rappresentato il suo vero debutto nel mondo dello spettacolo; prima di allora Talegalli era impiegato in un’acciaieria. Era nato a Spoleto nel 1913.

Ha continuato a far ridere fino a poche ore prima della morte. A Faenza, come sempre, Talegalli si era prodigato per far contento il pubblico che amava tanto. Era partito alle 1.30 con la sua 1100 diretto a Spoleto, la città dove era nato e dove amava fermarsi ogni volta che poteva. Spoletini erano i suoi compagni di viaggio. Quando l’auto si è mossa da Faenza la morte già attendeva appostata sulla Flaminia. Aveva soltanto tre ore ed un quarto di vita.

Se l’incidente non fosse finito così tragicamente, se si fosse risolto in una semplice cappottata con qualche frattura, avremmo sentito raccontare da Talegalli: «...la rota finì dentro lo tombino» e avremmo riso ancora, come sempre. Le sue disavventure riuscivano sempre a farci ridere. Anche quelle vere. Bisognava averlo sentito raccontare a via Veneto certe avventure teatrali in provincia.

Alberto Talegalli era nato al microfono, non aveva avuto esperienze col pubblico se non dopo aver acquistato la più vasta notorietà. Aveva vocazione di attore ma non lo ha saputo fino al momento del successo. Nato a Spoleto nel 1913 aveva vissuto con un impiego alla Terni fino a dopo la guerra. Godeva di una piccola celebrità locale come spiritoso e formidabile narratore di barzellette. Era uno scapolo impenitente, buon mangiatore, allegro compagnone; un personaggio di provincia. Ma possedeva una arguzia sottile, attenta; eccellente osservatore imitava perfettamente i personaggi più curiosi che gli passavano vicino.

1961 07 22 Tempo Alberto Talegalli f2Talegalli nella sua casa di Roma. Di natura senz’altro socievole, si era immediatamente adattato all’ambiente della grande città. Le sue macchiette nascevano da un’attenta osservazione della realtà. Mesi fa dette vita a un ennesimo personaggio fortunato: il "Portiere” di "Canzonissima”.

La Terni lo trasferì ai suoi uffici di Roma e nella città più vasta non si sperdette. Scapolo, frequentava le trattorie e i caffè e ben presto fu noto come un tipo divertente che riusciva a tenere allegra una intera comitiva. Più di una volta a Spoleto e a Temi gli avevano detto: «Dovresti far del teatro», ma lui non ci aveva creduto. A Roma qualcuno che gli udì narrare i pezzi più celebri del suo repertorio di storielle gli disse con maggiore convinzione: «Dovresti provare alla radio». Questa volta il consiglio non restò inascoltato.

Nacque così il ”sor Clemente”, il personaggio incolto, arguto, arruffone, saccente che gli dette la notorietà. Il "sor Clemente” era un marchigiano, anzi un ”marchiciano”, come li chiamano gli umbri e i romani imitando l’accento delle Marche. Solo a Roma, dove i "buzzurri” hanno una popolarità, il personaggio di Talegalli poteva acquistar rapidamente tanta notorietà.

Ogni mattina a Roma scendono dagli accelerati che vengono da Ancona degli uomini che indossano abiti ostentata-mente contadini e che trasportano faticosamente due pesanti valigie di fibra. Sono i "corrieri”, piccoli commercianti che acquistano nei luoghi di produzione generi alimentari di buona qualità — burro, carni, insaccati, olio — e li portano a Roma per distribuirli a prezzi quasi sempre più bassi di quelli del mercato cittadino. Hanno ognuno una piccola clientela affezionata e fiduciosa che sa di poter contare sulla genuinità dei prodotti.

Il sor Clemente era un personaggio ricalcato sui corrieri marchigiani. Era un contadino benestante che coglie ogni pretesto per passare qualche giorno in città, che pretende di saper tutto, di giudicar tutti. Nelle sue prime apparizioni al cinema e sul video portava addirittura la cacciatora di velluto come i mercanti di campagna che si danno convegno ogni mattina a Piazza del Pantheon per trattare i loro affari.

1961 07 22 Tempo Alberto Talegalli f3Anita Ekberg ascolta divertita Alberto Talegalli. Il comico, aveva trasferito nel cinema molte fra le sue macchiette più fortunate. Nonostante il successo conduceva vita semplice.

Dopo il debutto in "Rosso e nero” Alberto Talegalli aveva trovato tutte le porte aperte. Aveva l’aria di non credere al successo. Per molto tempo continuò a fare il sor Clemente sdoppiandosi dalla personalità di impiegato alla Temi che intendeva conservare. Si decise a lasciar l’impiego soltanto quando venne la prima scrittura per uno spettacolo di rivista, ”Valentina” di Metz e Marchesi. In quello spettacolo impersonò un brigadiere che gli era stato tagliato addosso dagli abili autori.

Successivamente "Rosso e nero” si trasformò in "Gran gala” ed egli perfezionò la sua macchietta legandola sempre più alla attualità. Era, in sostanza, il riesumatore di un genere teatrale che aveva avuto gran voga in passato e che era decaduto nei primi anni del secolo: il monologo. Non si rivolgeva mai ad autori per trovare gli spunti per i suoi racconti: il repertorio era suo ed inconfondibile.

Il cinema lo afferrò quasi subito e gli impose di trasferire sullo schermo le stesse macchiette che' gli avevano procurato la celebrità. Interpretò molti film senza pretese artistiche ma di incasso come: Cinque poveri in automobile, Una di quelle, Ci troviamo in galleria, Café chantant, La domenica della buona gente, Donne proibite, Due notti con Cleopatra, Le vacanze del sor Clemente, Fantasmi e ladri, Tre straniere a Roma, Arriva la banda. Le sue apparizioni sullo schermo erano spesso brevi, quel tanto che serviva al produttore per mettere il suo nome sul manifesto dove, i noleggiatori e gli esercenti lo sapevano bene, esercitava un immancabile richiamo.

Il suo personaggio, nato alla radio, era riuscito a trasferirsi al "video” senza incertezze. Mentre molte altre creazioni radiofoniche soccombevano dinanzi alla telecamera, il ”sor Clemente”, opportunamente ritoccato, appariva in: Sintonia, Canzonissima, Controcanale e L’amico del giaguaro.

Era rimasto quello che era sempre stato: un maturo scapolo, affezionatissimo ai genitori, buon amico ed eccellente compagno di lavoro. Nessuno mai aveva dovuto lamentarsi di lui. Godeva serenamente del proprio successo e si compiaceva dei successi avuti. Dopo aver fatto ridere il pubblico di Faenza si era diretto a casa con gli amici spoletini che lo avevano accompagnato nella breve trasferta teatrale. Durante il ritorno si era sentito stanco ed aveva ceduto il volante dell’auto ad uno degli amici. Lo attendeva un incidente che il ”sor Clemente” non ci potrà raccontare.

Umberto De Franciscis, «Tempo», anno XXIII, n.29, 22 luglio 1961


1961 07 23 Noi Donne Alberto Talegalli intro

Alberto Talegalli è morto sulla sua modesta millecento, mentre tornava da uno spettacolo nel quale aveva lavorato. Aveva faticato molto per riuscire: la sua fama era tranquilla, priva di capricci divistici; il suo successo, come egli stesso spesso diceva, era un successo dalle tempie grigie.

1961 07 23 Noi Donne Alberto Talegalli f1Alberto Talegalli soleva dire, con una punta di amarezza, di aver cominciato la sua carriera con i primi capelli grigi sulle tempie. Aveva quasi 40 anni quando, un giorno della primavera del 1952, decise di venire a Roma per «farsi ascoltare» da qualcuno. Cominciò a girare attorno agli studi radiofonici di Via Asiago, a Roma, e scoprì di non essere il solo a voler essere ascoltato. Non c’era la televisione, allora, e tutta la folla dei geni della recitazione, dei poveri illusi, dei matti, che ora premono ai cancelli di Via Teulada, faceva ressa, allora, al portone di Via Asiago.

Alberto Talegalli fu fortunato, o meglio aveva qualcosa da dire, e il famoso portone, per lui, si schiuse. Fu Riccardo Mantoni, il regista della radio fratello di Corrado, a notare, incuriosito, quel signore grassoccio, con due baffoni bruni, tutto chiuso in un doppio-petto blu, con un colletto strettissimo e l’aria impacciata, immagine classica del provinciale dei film comici. Volle ascoltarlo, e lo pilotò in uno «studio» radiofonico, ove il buon Talegalli, pallido per la emozione, cominciò a raccontargli una storia scucita, in uno strano dialetto un po’ umbro, un po’ sabino, e molto personale. Nella storia facevano capolino una certa Gerza, un certo ’zi ’Ngllino e altri personaggi. «Ma che lingua parla lei?», chiese Mantoni, ridendo, a quello strano ometto che gli gesticolava davanti. «Spoletino», rispose lui, senza scomporsi.

A Mantoni piacque l’idea di inserire in una puntata della rivista che stava preparando, che era poi Rosso e nero, un «numero» in umbro, in un dialetto, cioè, che non aveva mai conosciuto i fastigi del palcoscenico e del microfono, e che pure, dai discorsi di quello strano Talegalli, sembrava così espressivo, pieno di vivacità e di freschezza. Convocò, dunque, il Talegalli per il mercoledì successivo, giorno di andata in onda della rivista, e parlò della cosa al fratello, Corrado, il presentatore.

Giunto il mercoledì sera, il Talegalli si avviò agli «studi», che erano quelli del Foro Italico, e quale non fu la sua emozione quando scoprì che non si trattava di recitare davanti a una macchina inanimata, ma ad una platea vastissima. Rosso e nero, infatti, andava in onda «dal vivo» in teatro.

Quando venne il suo turno, Corrado lo prese per mano e gli fece coraggio, sottovoce. Quindi lo presentò: «Alberto Talegalli, di Spoleto, impiegato». Talegalli si avvicinò al microfono e incominciò a raccontare la storia di un certo sor Clemente, un uomo pacifico, amante della quiete, delle lunghe soste sotto i pergolati, delle bocce e del tresette che una moglie in fregola di snobismi, la signora Gerza, trascina in società, e uno zio furbastro e amante delle avventure, ’Ngiulino, precipita nei guai peggiori. La storia di un pover’uomo costretto dalle ambizioni sbagliate della moglie a vivere in un ambiente che non è il suo, e da quelle dello zio a viverci male, con vergogna, e che si vendica criticando con bonomia contadinesca, ma spietata i fatti e i vizi ridicoli della società nella quale lo si vuole introdurre. Il suo personaggio, il sor Clemente, era presentato al pubblico da un dialogo brevissimo, divenuto, giustamente famoso perchè in poche e rapide frasi delineava, e con straordinaria felicità, un carattere.

Diceva il Talegalli : «’ncontro Pasquale che me fa: ’nnamo? Dico: no. Dice: paco io. Dico: allora ’nnamo». Il pubblico del Foro Italico, che fino a quel momento aveva seguito quell’ometto mai sentito con una certa curiosità, scoppiò in una gran risata e in un applauso cordiale. E un altro applauso salutò Talegalli alla fine dello sketch, quando, rosso di piacere e di emozione, si inchinò davanti al pubblico. Corrado gli strinse la mano e lo accompagnò dietro il palcoscenico, ove il povero Alberto si abbattè su una sedià, sopraffatto dall’emozione.

Alla fine, vennero il regista stesso, Riccardo Mantoni, e un funzionario della radio, a complimentarsi con lui. «Lei — gli disse il regista — tornerà quest'altra settimana». «Sempre col sor Clemente?». «Sì, sempre col sor Clemente».

Riccardo Mantoni pensava che quel personaggio avrebbe potuto durare forse, due, forse anche tre settimane. Ma quando, la volta dopo, il sor Clemente cominciò a raccontare la storia mirabolante del suo matrimonio con la contessa Gerza, del paese Tincano di cui era «sindaco», e dove funzionavano i semafori per il traffico delle pecore, la risata del pubblico fu ancora più forte, e l’applauso più convinto. Era nato il sor Clemente, la radio, in un periodo di straordinaria espansione che l’aveva portata dal milione di abbonati deila fine della guerra ai 4-5 milioni di quell’anno, aveva scoperto un nuovo personaggio, che continuava il successo del «compagnuccio della parrocchietta» di Sordi, di «Anacleto il gasista» di Franco Parenti, della «signorina snob» di Franca Valeri, dell’«uomo dal crik» di Enrico Luzi.

I dirigenti della RAI non tardarono a scoprire che il sor Clemente era straordinariamente popolare soprattutto fra il pubblico di provincia, e nelle campagne, ove, per l’appunto, in quegli anni la radio si andava espandendo. Il fatto è che il pubblico più umile si riconosceva nel sor Clemente, il contadino furbo, bonario, apparentemente sempliciotto, che con la sua arguzia metteva a nudo le incongruenze del mondo cittadino, i piccoli vizi ridicoli di una società falsamente snob. E in fondo le sue liti con la moglie Gerza, una piccoloborghese cafoncella che voleva fare la nobildonna e non lo era, crearono appunto questo motivo: che il sor Clemente, a differenza di sua moglie, conosceva i suoi limiti di uomo alla buona, vissuto e allevato in campagna, ma ne apprezzava anche i vantaggi, e non intendeva scambiarli con quelli, eventuali, di un ambiente e di un modo di vita che non era il suo. In questo senso, il personaggio del sor Clemente faceva pensare a quello dell’«abruzzese a Roma», creato da uh altro attore scomparso, Virgilio Riento. L’uno e l’altro erano tipici di un processo di inurbazione, che portava dalla campagna verso la città le popolazioni contadine, creando, almeno all’inizio, uno scontro e una incomprensione fra modi di vita e mentalità del tutto differenti.

1961 07 23 Noi Donne Alberto Talegalli f2

Alberto Talegalli era arrivato per caso, per pura intuizione, a creare suo personaggio. «Sono piccole cose, sono stupidaggini» soleva dire a chi lo complimentava, «non vale nemmeno la pena di parlarne». Il fatto è che Alberto Talegalli non si infatuò mai del suo successo. A differenza della maggioranza degli attori, che alle prime affermazioni perdono la testa, cominciano a cambiare con la stessa velocità abitudini, mogli, automobili, Talegalli restò sempre diffidente nei riguardi di un successo che lo colse all’improvviso, e forse impreparato. E’ morto su una vecchia «1100», alla quale era assai affezionato, quando un attore meno noto e arrivato di lui avrebbe pilotato almeno una «M. G.».

Ma Alberto Talegalli, pervenuto al successo con le tempie già grigie, aveva troppo sofferto per montarsi la testa e per non restare, anche nella prosperità, umile e modesto.

Era nato nel 1913, a Spoleto, figlio maggiore del portiere dell’ospedale cittadino. I soldi in casa Talegalli non abbondavano, e Alberto, conseguita la licenza elementare, dovette abbandonare gli studi e cominciare a lavorare. Per poche lire la settimana, trovò posto presso un grossista d’olio, poi fece il falegname, quindi si trovò un impiego alla «Terni» che gli assicurò una sistemazione un po’ più tranquilla. E fu proprio con la filodrammatica della «Terni», che cominciò a recitare. Si esibiva per il proprio divertimento e per quello degli amici, imitando alcuni personaggi caratteristici di Spoleto, le cui stravaganze facevano ridere la città. L’Idea del sor Clemente gliela diede un contadino arricchito, e tuttora vivente, che il matrimonio con una borghesuccia trascinò nel ridicolo, sempre alla ricerca di una distinzione di modi che era ben lungi dal possedere. Le macchiette e le facezie di Talegalli erano sempre più richieste, e avevano più successo delle commedie che la filodrammatica, con grande dispendio di tempo e di energie, andava allestendo.

Poi venne la guerra, e Talegalli ebbe modo di sperimentare ancora le sue qualità di comico. In Africa settentrionale allestiva continua-mente delle recite per i suoi commilitoni. che mostravano di apprezzare moltissimo le sue storie. Tornato nella natia Spoleto, riprese il lavoro alla «Terni», e le recite alla filodrammatica. Ma ormai nella sua mente aveva cominciato a maturare il progetto di sfruttare in qualche modo questa sua bravura, e questa sua forza comunicativa. Erano gli amici che gli dicevano, forse perchè confrontavano i suoi monologhi con quelli che sentivano alla radio: «Dovresti andare a Roma, dovresti andare alla radio».

Per Talegalli divenne una fissazione. Quando qualche Compagnia teatrale si fermava a Spoleto, o in qualche cittadina delle vicinanze, egli' partiva, e lo vedevano ronzare attorno ai camerini, coi suoi baffoni neri. impacciato, eppure risoluto a farsi ascoltare. Dopo che ebbe conosciuto successo e notorietà, gli attori più celebri si contesero l'onore di averlo «scoperto». La verità è che nessuno seppe dargli più che una parola di vago incoraggiamento. Andò a bussare ai camerini di Totò, di Viarisio, di Dapporto, ma nessuno volle ascoltarlo. Fino a che, deciso a «sfondare», un giorno della primavera del 1952, parti per Roma, e si presentò alla radio.

Arrivò il successo, e insieme arrivò, da Spoleto una lettera di licenziamento dalla «Temi». Avevano notato la sua assenza dal posto di lavoro, motivata con le solite «ragioni familiari» e lo avevano ascoltato alla radio: la pena era il licenziamento in tronco. Ma ormai Alberto Talegalli aveva tagliato i ponti col passato, con una vita modesta, relativamente tranquilla. Volente o nolente, il sor Clemente si trovava a Roma, nell’ambiente della radio, del cinema, del teatro. Tuttavia non vi si mischiò mai compieta-mente. Faceva vita assai appartata, e. appena poteva, tornava nella sua Spoleto, ove lo aspettava la mamma, ormai vecchissima. Abitava nella stessa casetta, a un piano, vicino alla piazza del Duomo, e girava per la città col suo aspetto florido, i grossi baffi, come un tranquillo negoziante, o un decoroso funzionario statale. Non aveva molte amicizie, e non ne cercava. A 48 anni, è morto solo. Ai suoi amici che lo esortavano a sposarsi diceva sempre, scherzosamente, che Gerza gli aveva tolto la voglia di avvicinare le donne. Aggiungeva che era sempre alla ricerca di «una regazzetta tutta per la casa e li regazzini», ma di non averla trovata. Che quando l’avesse trovata, allora sarebbe stato davvero completamente felice.

Arturo Gismondi, «Noi donne», 23 luglio 1961


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Filmografia

5 poveri in automobile, regia di Mario Mattoli (1952)
Ci troviamo in galleria, regia di Mauro Bolognini (1953)
Una di quelle, regia di Aldo Fabrizi (1953)
Siamo tutti inquilini, regia di Mario Mattoli (1953)
La domenica della buona gente, regia di Anton Giulio Majano (1953)
Café chantant, regia di Camillo Mastrocinque (1953) - anche sceneggiatore
Donne proibite, regia di Giuseppe Amato (1953)
Canzone d'amore, regia di Giorgio Simonelli (1953)
Due notti con Cleopatra, regia di Mario Mattoli (1953)
Le vacanze del Sor Clemente, regia di Camillo Mastrocinque (1954) - anche sceneggiatore
Cento serenate, regia di Anton Giulio Majano (1954)
Ridere! Ridere! Ridere!, regia di Edoardo Anton (1954)
Mai ti scorderò, regia di Giuseppe Guarino (1954)
Il paese dei campanelli, regia di Jean Boyer (1954)
Due sosia in allegria, regia di Ignazio Ferronetti (1956)
È arrivata la parigina, regia di Camillo Mastrocinque (1957)
Mia nonna poliziotto, regia di Steno (1958)
Fantasmi e ladri , regia di Giorgio Simonelli (1958)
Sorrisi e canzoni, regia di Luigi Capuano (1958)
3 straniere a Roma, regia di Claudio Gora (1958)
L'amico del giaguaro di Giuseppe Bennati (1958)
Uomini e nobiluomini, regia di Giorgio Bianchi (1959)
Spavaldi e innamorati, regia di Giuseppe Vari (1959)
La cento chilometri, regia di Giulio Petroni (1959)
Destinazione Sanremo, regia di Domenico Paolella (1959)
Arriva la banda, regia di Tanio Boccia (1959)
Genitori in blue-jeans, regia di Camillo Mastrocinque (1960)
Appuntamento a Ischia, regia di Mario Mattoli (1960)
Chi si ferma è perduto, regia di Sergio Corbucci (1960)
Ferragosto in bikini, regia di Marino Girolami (1960)
Bellezze sulla spiaggia, regia di Romolo Guerrieri (1961)
A porte chiuse, regia di Dino Risi (1961)
Cacciatori di dote, regia di Mario Amendola (1961)
Che femmina!! e... che dollari!, regia di Giorgio Simonelli (1961)
Rocco e le sorelle, regia di Giorgio Simonelli (1961)

Programmi radio RAI

Rosso e nero 1951 1956
Era di mircurdì 17, Rivistina calibro 9 di Dino Verde, con Alberto Talegalli e la Compagnia di riviste di Roma, regia di Riccardo Mantoni, trasmessa nell'estate 1957.
A.A.A. Affaronissimo rivista di Dino Verde interpretata da Alberto Talegalli regia Giulio Scarnicci i sabato sera 1957 1958
Alberto Talegalli Show 1958 1959


Riferimenti e bibliografie:

  • Umberto De Franciscis, «Tempo», anno XXIII, n.29, 22 luglio 1961