Adesso recitiamo tutte e due

Virna-Lisi


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Virna Lisi fa un ritratto della propria famiglia a racconta come anche la sorella minore Esperia è divenuta attrice nella sua stessa compagnia di prosa

Roma, febbraio

Una settimana fa, quando ancora stavo provando la "Romagnola” Ubaldo mi disse: «Virna vuoi che ti accompagni?». Ubaldo è mio fratello, ha tre anni meno di me ma è già alto come mio padre, che è altissimo. Però è ancora un ragazzo, e il suo divertimento principale è quello di giocare a football nel campo della parrocchia, sotto casa nostra. «Vieni pure», gli dissi; ma. subito dopo, mi ero già pentita. Nel primo atto della commedia c’era una scena d’amore un po’ audace, del genere di quelle "vietate ai minori”. Mio fratello, vedendomi, che reazioni avrebbe avuto, che cosa avrebbe pensato di me? Ma. ormai, era tardi per contraddirsi, Ubaldo si era già precipitato per le scale, e cosi uscimmo insieme.

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I giovani Lisi al completo: da sinistra Virna, suo fratello Ubaldo ed Esperia, di 18 anni, attrice da una settimana

Le prove si svolgevano nella palestra di un ex-dopolavoro: Ubaldo si addossò a una parete e io, tutta presa dalla recitazione, mi dimenticai di lui.. Quando però venne il momento della scena d’amore (io e l’attore Giuffrè, distesi su una spiaggia, ci abbracciamo, baciamo, ci rotoliamo per terra), alzai gli occhi, guardando dalla sua parte. Ero incuriosita e intimidita. Ubaldo infatti mi fissava: ma con una espressione così comica di assenso, che scoppiai a ridere. Mi strizzava l'occhio e col pollice e l’indice della mano uniti, tracciava una linea in aria, come per dire: «Brava sorellina, bravissima, sei stata perfetta».

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Questo è Ubaldo, un ragazzo scanzonato e affettuoso, ma più affettuoso che scanzonato, che si dà arie, arbitrarie, da viveur. Io gli voglio un bene dell’anima e sono la sua confidente principale. Egli viene da me, con le foto delle sue amichette. chiedendomi consiglio, e talvolta mi legge i suoi racconti. Perchè Ubaldo, oltre che giocare al pallone, scrive. Giorni fa mi ha detto, con aria seria seria: «Virna, devo leggerti una cosa molto profonda». Ci siamo chiusi in camera e per un’ora mi ha declamato un racconto terribilmente commovente. Quando poi si avvicina il sabato, diventa ancora più affettuoso: mi ronza intorno, mi chiama Uci, e io non lo lascio neppure finire: «Allora, questa settimana quanto ti serve?».

Il sentimento che provo per lui (così ingenuo, così ragazzo: alla sua età io avevo già dei problemi grossissimi) ha qualcosa di materno. Con Esperia, invece, la mia sorella minore, è un’altra cosa. Esperia è tutto per me: la mia migliore amica, la mia segretaria, la mia accompagnatrice. la mia consigliera. E’ lei che legge per prima i copioni dei film e delle commedie, e mi consiglia se accettare o no; lei che mi ricorda l’intonazione di una battuta, durante le prove; lei il mio critico più imparziale e inflessibile. In tre anni, mi ha detto ”brava” una sola volta: l’anno scorso, quando interpretai, per la TV, "Leocadià”, la commedia di Anouilh. Ma, generalmente, ”non c’ è male”, ”discreto" "potevi far meglio", sono le espressioni glaciali con le quali accoglie il mio sguardo d’interrogazione, ai termine di ogni spettacolo.

E' curioso il modo come siamo diventate amiche, io ed Esperia. Quando eravamo ragazzine, la ignoravo del tutto, e la mia compagna preferita era mia cugina, che si atteggiava già a signorinetta. Esperia portava ancora i calzini bianchi sulle scarpe nere: una vera vergogna. Poi, col passare degli anni, ci siamo riavvicinate. Esperia ha perso l’aspetto da mocciosa, si è messa le scarpe coi tacchi alti e le calze di nylon, e un giorno, siccome la zia era occupata, mi accompagnò al lavoro. Da quel giorno non ci siamo più separate, siamo diventate le indivisibili per antonomasia. «Ecco — dicono i miei colleghi di lavoro quando ci vedono — stanno arrivando le indivisibili».

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In maggio Esperia farà un film con la Sassard.  Esperia abbraccia sua sorella. Il copione che Virna Lisi ha in mano è quello di un lavoro in trenta quadri e interpretato da cinquanta attori andato in scena fa in un teatro romano. Virna vi interpreta il personaggio di una libraia che si innamora di un pittore contadino. Il giovanotto però, deluso di sé. 

La nostra famiglia, ‘come avrete già compreso, è una famiglia molto unita. Questa unione è frutto un po' dell’affetto che ci portiamo, un po’ dell’educazione all’antica che ci è stata impartita. Fino ad un anno fa' mio padre non mi aveva ancora concesso la chiave di casa; e guai, se la sera rientravo oltre l’ora stabilita. Da vario tempo lavoro, guadagno, ma non mi è mai venuto in mente di poter fare una cosa di testa mia, che egli mi avesse proibito. Certe volte pensiamo che il signor Lisi esagera, e ci coalizziamo contro di lui; quanto ai risultati, però, nessuno di noi si fa delle illusioni. Ubaldo, per esempio, è un appassionato del camping, e l'estate scorsa si era attrezzato a puntino. Tenda, brandina, sacco, borracce: non gli mancava nulla, eccetto il permesso di papà. Io, Esperia e la mamma, c’impegnammo a farglielo ottenere; perorammo la sua causa, sotto tutti gli aspetti. in tutti i toni. Conclusione, niente: «Se alloggia in albergo, può andare dove gli pare».

Noi la conosciamo la storia dell’albergo: dopo qualche giorno, papà si attacca al telefono, poi non ce la fa più, salta sul treno e ci raggiunge, dovunque ci troviamo. Succede la stessa cosa con le mie lezioni di avioguida. Guidare l’aeroplano è la mia passione, e un giorno o l’altro finirò col comprarmene uno. Bene: quando mio padre sa che sto per uscire, mi viene vicino, mi fa una carezza, e poi mi dice: «Virna, se vuoi fare un piacere a babbino, oggi non andare a lezione». Qualche volta, il suo tono è così affettuoso, lo accontento; ma non sempre. Allora papà si agita, smania, gii viene la febbre, fino al momento in cui non mi rivede. Salvo poi, il giorno dopo, raccontare agli amici che ha una figlia veramente in gamba, coraggiosa: una ragazza che guida gli aeroplani.

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Virna Lisi nella sua stanza stipata di bambolotti di ogni genere. L’attrice, che per iniziare la sua carriera dovette faticosamente piegare una quasi irriducibile opposizione del padre, gode oggi in casa il privilegio di far un po’ da madre a tutti. A suo fratello ha promesso, se si farà promuovere, una automobile.

Ho detto che Esperia è una specie di factotum, ma non ho detto la cosa principale e più caratteristica: che ha una parlantina incredibilmente sciolta. Un mese fa, quando ancora ero incerta se accettare la parte di protagonista nella "Romagnola”, m’incontrai con Squarzina, per mettere in chiaro alcuni punti. Venne, naturalmente, anche Esperia; la quale, secondo il suo solito, s’era studiata la commedia dalla prima alla ultima parola. Così cominciò a discutere anche lei, s’infervoro, non c’era più verso di fermarla. Squarzina la osservava.

«Ho una parte per lei nella mia commedia», le disse ad un certo punto. Esperia si fermò, interdetta; poi scosse la testa, in segno di diniego, c Ma se le offro questa parte, lei si uccide?», insistè Squarzina.

«Oh, no». «Allora, domani alle cinque, venga alle prove».

E’ stato così che, da un momento all’altro, Esperia è diventata anche mia collega di lavoro. Nella "Romagnola” ha una piccola parte: una contadinella, tutta pepe e sale. Ma può darsi che questo non sia che il primo passo. Dopo le esitazioni iniziali. Esperia si è già entusiasmata all’idea, e quando s’entusiasma lei Dio ci scampi. I primi giorni io non partecipavo alle prove: ero ancora occupata a terminare un film, e tornavo a casa, morta di stanchezza, alle tre di notte. Mi ero appena seduta sul letto e già Esperia, lucida e spiritata, mi porgeva il copione. «Virna — mi diceva — insegnami la parte». Io e mia sorella dormiamo ancora insieme, come ai tempi dell’infanzia: se anche avessi voluto sfuggirle, non avrei potuto. L’alba ci sorprendeva in pigiama, gli occhi gonfi di sonno, chine sul copione, . con una matita in mano.

V. L., «Tempo», anno XXI, n.7, 17 febbraio 1959


Tempo
V. L., «Tempo», anno XXI, n.7, 17 febbraio 1959