Irma la dolce non è meno seria di Otello

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Vittorio Gassman racconta ai lettori di “Tempo” le ragioni che lo hanno indotto a cimentarsi, e finora con successo, nel genere leggero, quale la nuova commedia musicale che egli presenta in questi giorni in un teatro di provincia.

Cesena, ottobre

«La sua sfrontatezza non conosce limiti. Passare da Eschilo e Shakespeare alla commedia musicale, domani magari alla rivista, poi al circo! La vedremo fare anche il clown? Ma lei crede che il pubblico sia tutto fatto di imbecilli? Verrò a fischiare con i miei amici! Fischieremo!». Non è un originale, anzi qua e là ho dovuto fare delle correzioni, altrimenti questo articolo non avrebbe potuto essere stampato. Ma di lettere, naturalmente anonime, concepite cosi, ne ricevo quattro o cinque alla settimana. Alcune mi accusano di pedanteria e mi incitano ad accantonare Shakespeare e i classici greci per orientarmi sul repertorio borghese, indossare smoking e frack, discutere futilmente di adulteri e di vacanze sulla Costa Azzurra, magari interpretare consunti ruoli di "artista" innamorato (un bel violinista, perchè no? o un romantico pittore squattrinato, magari). Altre mi maltrattano perchè di tanto in tanto sconfino dal mio territorio di caccia (che sembra essere quello degli eroi classici) per fare spettacoli di "infima bassezza" (come scrisse uno riferendosi ai miei Tromboni); il più categorico fu uno che mi mandò un intero foglio di carta protocollo con sopra solo queste parole: «Ma perchè, brutto com’è, si ostina ancora a voler fare l’attore?».

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A sinistra: Anna Maria Ferrero e Carlo Hintermann durante le prove che si svolgono in questi giorni in un teatro romagnolo. Lo spettacolo sarà presentato, in anteprima assoluta per l’Italia, il 4 novembre, nel teatro Comunale di Cesena. I due attori vi sostengono le parti di Irma la dolce e Bob la feccia. Vittorio Gassman in ”Irma la dolce” si è limitato alla regia; vi prendono invece parte, oltre ad Alberto Bonucci tutti gli altri componenti della sua consueta compagnia. Il lavoro, di cui egli stesso ha curato la traduzione dall'originale francese di Breffort e la trasposizione in una epoca meno recente, il 1925, ha già riscosso grande successo all’estero, Londra e Parigi, dove tiene ancora il cartellone a tre anni dal debutto. Nella foto sotto Bonucci, protagonista maschile.
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Quest’attività epistolare, questa floridità di detrattori, che sono in fondo il più saporito stimolo della mia carriera, hanno conosciuto un periodo veramente intenso in occasione del mio lavoro di regista per Irma-la-Dolce, la commedia di I Breffort che sto mettendo in scena insieme a Luciano Lucignani, con Anna Maria Ferrero e Alberto Bonucci nei ruoli dei protagonisti, e tutta una schiera di "quasi giovani" attori, da Hintermann a Bonagura, da Bosic a Congia, a Maranzana, a Curcio, al cantante Elio Mauro e ad altri. Tutti i giornalisti che sono venuti ad intervistarmi mi hanno chiesto perchè, dopo aver diretto e interpretato Oreste di Alfieri ed Edipo re di Sofocle, ho accettato di mettere in scena Irma-la-Dolce, che certamente è un tantino più "frivola” delle tragedie citate.

L’equivoco, secondo me, nasce dal fatto che la serietà d'un professionista (in teatro come nelle altre attività) non viene giudicata dall’impegno con cui esegue (mentre l’attore, e il regista, sono principalmente degli esecutori) ma dalle velleità che mostra nel suo lavoro. Irma-la-Dolce, nel suo genere non è meno seria di quanto lo sia Otello nella scala shakespeariana. A parte il fatto che ciò che soprattutto ha attirato me e Lucignani (ognuno di noi parla sempre a nome di tutti e due, giacché la nostra collaborazione è contraddistinta da una quasi "assoluta identità di vedute” per usare un linguaggio diplomatico) è stata l’occasione, offertaci dal più esperto ed entusiasta degli impresari italiani, Remigio Paone, l’intramontabile ”Errepi”, di cimentarsi con uno spettacolo, tecnicamente almeno, diverso da ogni nostra precedente esperienza, e crediamo, diverso anche da ciò che finora è stato fatto in Italia, anche nel campo più affine, che è quello della rivista. Irma-la-Dolce per una certa convenzionalità della storia, convenzionalità voluta, naturalmente, può apparentarsi alla commedia musicale americana, ma per l’ambiente evocato (il milieu delle prostitute e dei loro sfruttatori, in una Parigi leggendaria e realistica al tempo stesso) è anche parente, alla lontana magari, della Dreigroschenoper di Brecht e Weill. Di questo abbiamo tenuto conto nell’impostare lo spettacolo: recitato e cantato da attori che cantano e recitano (è questo il nostro segreto vanto), senza equilibrio fra due momenti che per essere parti di una stessa storia, dovevano avere, come ci auguriamo che abbiano, lo stesso identico risalto.

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In alto Vittorio Gassman, durante una pausa, dà alcuni consigli agli attori e (sotto) si ristora con un panino. Le prove sono state infatti molto faticose e si sono spesso protratte ininterrottamente per tutta la giornata. E’ questo, dopo il film "I soliti ignoti”, il secondo sconfinamento che l’attore compie da quel genere serio che il suo pubblico gli aveva sempre ritenuto più congeniale.
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Anna Maria Ferrero ha alle spalle una breve ma intensa carriera teatrale, con almeno in paio di personaggi shakespeariani nel suo "pedigree”: Ofelia e Desdemona; ma chi la vedrà in Irma si stupirà. Crediamo, che il teatro leggero non l'abbia avuta prima di ora come deliziosa "soubrette” (e, forse, non l’avrà mai). Bonucci viene dai "Gobbi", ha scritto, diretto, interpretato spettacoli, ha vissuto a lungo a Parigi: il ruolo di Nestore-lo-Sgualcito, il geloso e romantico sfruttatore di Irma, gli apparteneva. Ed altri illustri collaboratori (collaboratori nel senso vero del termine, fusi in un’atmosfera di lavoro che pur lasciando libera la personalità di ognuno di svilupparsi, non ha creato il minimo attrito nello ”stato maggiore”) sono stati Mario Chiari per le scene, Maria De Matteis per i costumi, Gisa Geert per le coreografie, il maestro Schisa per l'istruzione dei cantanti e l'impianto dell'orchestra, e tutti i nostri meravigliosi tecnici.
Certo collaborare con me non è cosa facile, richiede una particolare strategia; bisogna, come diceva qualche giorno fa Lucignani, cogliere il momento opportuno, la pausa di cinque minuti, la sosta al caffè la sera, la strada in macchina per andare o venire dal luogo dove lavoriamo.

Però le solite previsioni catastrofiche che si fanno all'inizio questa volta non si sono avverate e tutto lascia prevedere che non si avvereranno: filiamo perfettamente d'accordo, e non ci sono dominatori o dominati, servi o padroni, ma solo persone che hanno una reciproca stima e una meta comune. Un lavoro intenso, tranquillo. entusiasmante, direi, benché il nostro orario non lasci margini nè per il riposo nè per gli entusiasmi: dalle 10 di mattina alla una di notte la nostra compagnia prova quasi ininterrottamente. Forse una spiegazione banale, ma abbastanza vicina alla verità, è che noi tutti crediamo nel nostro lavoro, e nel successo dello spettacolo. Deciderà il pubblico, come suol dirsi. E lasciatemi essere ottimista: è lo stesso pubblico, in fondo, che sembra molto contento, in queste settimane, di scoprirmi attor comico ne "I soliti ignoti", con un trucco da èbete e la dizione inceppata dal dialetto e dalla balbuzie.

Vittorio Gassman, «Tempo», anno XX, n.45, 4 novembre 1958


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Vittorio Gassman, «Tempo», anno XX, n.45, 4 novembre 1958