Vittorio Gassman centro attacco del teatro

Vittorio-Gassman

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L’attore che ha detto no a Hollywood, tornato in tempo per ricevere il Premio San Genesio, pensa a un teatro stabile per commedie italiane.

Vittorio Gassman è venuto a Milano, da Roma, per ricevere il Premio San Genesio, per leggere alla televisione l’ultimo canto del Paradiso dantesco e per preparare, con Annamaria Ferrero, Elena Zareschi e Mario Luciani, l’edizione televisiva dell’Amleto. Lui e Giorgio Strehler erano, dei cinque premiati, i soli presenti alla cerimonia della consegna del Premio. La Brignone, Pierfederici e Mario Chiari erano trattenuti altrove da impegni di lavoro; l’applauso più lungo, quando Renato Perugia, segretario del Premio, lesse i nomi dei cinque lo ebbero la Brignone e Gassman; c’era un pubblico fatto di attori, di critici, di giornalisti, di gente di teatro.

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Sopra Gassman, in camerino, durante un intervallo del Kean di Dumas-Sartre, interpretato Vanno scorso. A Gassman, recentemente tornato da Hollywood, dove ha rotto il contratto che lo legava alla « Metro » è stato assegnato il Premio San Genesio per la migliore interpretazione. Sotto: L'attore durante una prova.
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Gassman e Strehler se ne stavano in piedi, accanto alla tavola dietro la quale erano schierati i componenti della Giuria e tenevano sotto il braccio gli astucci rossi nei quali erano chiuse le statuette dorate del Patrono degli attori. Non dicevano nulla; una comune espressione di serietà faceva simili i loro volti, assoluta-mente diversi. Ma erano, in diverso modo, due facce « teatrali », avevano una comune espressione di famiglia: due volti giovani del teatro italiano (e non importa che l’uno sia attore e l’altro regista; Strehler d’altronde cominciò come attore ed era piuttosto dotato).

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Sopra: Meditazione su un copione. Gassman è uno dei pochi nostri attori che si interessi alla produzione contemporanea italiana e che cerchi opere d'autori nuovi. Ha intenzione di costituire una compagnia per rappresentare prevalentemente commedie di giovani autori italiani. Sotto: Autocritica dell’attore che si ascolta al magnetofono.
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Gassman è, inevitabilmente e si potrebbe dire senza remissione, un uomo di teatro. Questa sua essenza è rivelata dalla figura e dal volto prima che dalla stessa voce: quella sua figura per eroi classici e quel suo volto da enfant terrible, delicato e duro. Ci vuole il teatro, per lui. Come per Gerard Philippe in Francia, le evasioni verso il cinema procederanno sempre da ragioni pratiche. Sono, lui e Gérard Philippe, «animali da teatro », senza scampo; e l’italiano forse con più prepotenza e meno discrezione del francese. In fondo, sono degli individualisti accaniti: il lavoro di staft del cinema non è per loro. « Il mito del grande attore » ci ha detto Gassman, « resiste come idea romantica. È un’immagine da tener presente, non perché possa servire da modello, oggi, ma perché è un incitamento allo studio, una spinta al miglioramento di se stessi. D’altronde, per dirla in termini calcistici, una compagnia deve avere un centro attacco, no? E a me piace fare il centro attacco. Anche nel calcio.»

Roberto De Monticelli (servizio fotografico di Carlo Bavagnoli), «Epoca», anno VI, n.263, 16 ottobre 1955


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Roberto De Monticelli (servizio fotografico di Carlo Bavagnoli), «Epoca», anno VI, n.263, 16 ottobre 1955