Walter Chiari: «non risponderò a un matrimonio con un altro matrimonio»

Chari-Bosè


1955 03 03 Tempo Walter Chiari intro

In questo articolo scritto per i lettori di “Tempo” Walter Chiari racconta con molta sincerità le ultime vicende della sua storia d'amore con Lucia Bosè e parla del suo lavoro, dei suoi progetti, del cinema

Quando ero un ragazzo, e debbo riconoscere che ero un ragazzo piuttosto vivace, se mi tiravano una sassata, rispondevo con una sassata. Non mi pare una buona ragione per rispondere a un matrimonio con un matrimonio. Sarebbe oltre a tutto una cosa di cattivo gusto.

1955 03 03 Tempo Walter Chiari f1

Questo è tutto quello che posso dire a commento di quanto hanno scritto in questi giorni i giornali di me, di Lucia Bosè, di Emanuela Castelbarco e del torero Dominguin. Lucia si sposa, o almeno ha intenzione di sposarsi e anche molto in fretta. Così mi ha detto nel nostro ultimo incontro a Milano. Debbo precisare però che non è stato nel corso di questo incontro che abbiamo preso la decisione di lasciarci. Non è vero che ci siamo lasciati perchè Lucia si sposa, è vero piuttosto che Lucia si sposa perchè ci siamo lasciati. La decisione era stata presa già qualche mese fa in un incontro molto importante per la nostra storia e che fortunatamente era passato inosservato alla curiosità dei cronisti mondani. Dunque Lucia si è fidanzata con Dominguin quando era già libera di disporre come meglio credeva della sua vita e io ero già un personaggio fuori scena.

Perchè abbiamo preso la decisione di rompere il nostro lungo fidanzamento? Non è una domanda che meriti una risposta troppo arzigogolata. Abbiamo preso questa decisione per lo stesso motivo, eterno e banale, per cui la prendono i fidanzati che si separano, da quando mondo è mondo. Perchè ci siamo accorti che un matrimonio tra di noi sarebbe stato un errore e che la vita insieme non sarebbe stata per noi una vita felice. Nessuna crisi, nessuna tragedia, nessun rancore nè da una parte nè dall'altra in una decisione di questo genere. Anzi, mutata la natura del rapporto, un’autentica amicizia tra me e Lucia potrà essere non solo una cosa bella e pulita, ma anche una cosa utile per tutti e due.

Del resto è un’amicizia che esiste: i nostri ultimi colloqui sono stati quanto di più cordiale e potrei dire affettuoso si possa immaginare. Potrà sembrare strano, ma eliminato il problema del nostro matrimonio, la confidenza tra noi due è aumentata invece di diminuire. Significa che il nostro non era quello che comunemente si dice ”un vero amore"? Potrebbe anche darsi, ma certo è una cosa molto difficile da dire. Per quanto mi riguarda posso dire che ho voluto molto bene a Lucia. Lei forse non mi ha capito mai interamente e non mi ha voluto lo stesso bene che le volevo io. Nulla di male naturalmente in questo: sono equivoci in cui possono cadere tutti. Importante è solo che si riesca a chiarirli prima che sia troppo tardi.

Adesso Lucia sta molto bene di salute. Ed è una circostanza che mi consola. Quando ci siamo conosciuti, quattro anni fa. o per meglio dire quando mi sono innamorato di lei. era una ragazzina ammalata, molto ammalata, sperduta in un enorme letto e con una gran voglia di lasciarsi andare e di non vivere più. Usciva da una grossa batosta sia fìsica che spirituale. E io mi ero messo in mente di salvarla: credo di esserci riuscito. L’ho riaffezionata alla vita; l'ho fatta ridere anche quando aveva voglia di piangere: e questo fa parte del mio mestiere; le ho ridato fiducia in se stessa; le ho restituito il coraggio. E insomma vorrei dire che è uscita nuova dalle mie mani e un'altra volta capace di muoversi da sè. Per questo, quando dico che Lucia Bosè è in qualche modo ”mia figlia”, non mi. sembra di fare un discorso paradossale.

Adesso non posso non trovare giusto che faccia la sua vita, quella che meglio conviene a lei. Se sarà felice sarò io il primo a goderne. Vorrei soltanto che i suoi passi non fossero troppo precipitati. Non mi posso nascondere che un matrimonio deciso e concluso in pochi mesi è per lo meno imprudente. Ed è questa la sola contrarietà seria che provo di fronte alla decisione della mia ex-fidanzata. C’è viceversa un aspetto della storia come la hanno raccontata i giornali che francamente non mi piace e al quale sento il dovere di reagire. Quello che ritarda Emanuela Castelbarco. Non sono fidanzato con Emanuela. Se lo fossi lo direi. Ne sarei tanto orgoglioso che pregherei io i giornali di parlarne. Con Emanuela Castelbarco siamo amici di vecchia data: questo è vero, ma non c’è altro. Emanuela è una donna eccezionale, ed è profondamente diversa da Lucia. Logico che in questi giorni io sia ricorso un po’ alla sua amicizia, non per cercare consolazione, che sarebbe inesatto, ma per parlare dei casi miei. Di queste cose si parla volentieri con una donna, tanto più se è sensibile e intelligente come Emanuela Castelbarco.

Il futuro si sa che è sulle ginocchia di Giove. Non posso dire oggi quello che accadrà domani, ma se ci fosse qualche cosa di nuovo in questo campo state sicuri che non lo nasconderò. Per il momento sono pettegolezzi non diversi da quelli che ci sono stati a proposito di Ava Gardner. Io sono stato così "bravo” nei quattro anni di fidanzamento con Lucia che bastava vedermi due volte di seguito con una donna per parlare, se non di matrimonio, almeno di folle passione. E si badi che all’epoca della mia amicizia per la Gardner io ero libero, perchè con Lucia c’era stata una delle nostre numerose rotture.

Adesso io ho il mio lavoro, che mi impegna a fondo. Lasciatemi dire una frase importante, di quelle che si attribuiscono ai grandi uomini: «il pubblico è per me una specie di fidanzata perenne!». Piaciuto? Anche a me. Ma bando agli scherzi, il lavoro mi assorbe davvero quasi totalmente. Dire che ho provocato una rivoluzione nel campo della rivista sarebbe eccessivo. Tuttavia ho la presunzione di affermare che qualche cosa ho fatto di nuovo; e qualche cosa di molto diverso dagli esperimenti della "rivista da camera”. Io non ho capovolto la formula del teatro tradizionale: penso che il farlo porti a lungo andare a una autodistruzione. Mi sono limitato a sfrondare la rivista di quanto mi pareva superfluo e troppo facile. E se sono arrivato alla conclusione di scrivere io stesso i miei testi, ci sono arrivato perchè sono convinto che ogni comico vero lo dovrebbe fare.

1955 03 03 Tempo Walter Chiari f2

L’anno venturo andrò in scena non più con una rivista, ma con una commedia che sto scrivendo. E non è escluso che in questa commedia ci possa essere anche un balletto. Perchè il teatro è soprattutto libera ispirazione.

1955 03 03 Tempo Walter Chiari f3

E il cinema? Piace anche a me, naturalmente. Ma la notizia è un altra. Che tra pochi mesi comincerò a girare a Torino un film italo-francese diretto da Jacques Becker. Il titolo del film è "Permette questo ballo?”. Ed è la storia di due innamorati che si amano appassionatamente e altrettanto appassionatamente litigano e si riconciliano. A ogni riconciliazione mettono al grammofono un disco, sempre lo stesso, e lui invita lei: «Permette questo ballo?». La faccenda è un po’ lunga: dura dai venti ai settant'anni. Mi accorgo adesso che somiglia molto alla storia della mia vita. Significa che io dirò ancora una volta a Lucia Bosè: «Permette questo ballo»? Tutto può darsi al mondo. Ma in piena sincerità non mi sembra molto probabile.

Walter Chiari, «Tempo», anno XVII, n.9, 3 marzo 1955


Tempo
Walter Chiari, «Tempo», anno XVII, n.9, 3 marzo 1955