«Non ho alcuna intenzione di bruciare la mia carriera in poche ore di trasmissione televisiva. Il video è una buona cosa soltanto per i giovani che devono farsi conoscere.»

La diffidenza con la tv


toto-e-mike-lascia-o-raddoppia-300x225Con la Tv ci fu un rapporto di diffidenza, anche se il mezzo si sarebbe prestato moltissimo a diffondere e a valorizzare, se mai ce ne fosse stato bisogno, ancora di più la figura e l'arte di Totò, che era squisitamente popolare. Ma la televisione dell'epoca - a parte il bigottismo che la caratterizzava nei suoi primi anni di vita e che la induceva a considerare con diffidenza Totò, in quanto personaggio sfuggente a ogni regola, e sicuramente laico - non era neppure "attrezzata" tecnicamente a dare voce a Totò, il cui personaggio oramai si nutriva esclusivamente del mezzo cinematogra-fico. Non a caso, Totò consegna nelle mani della televisione il suo repertorio teatrale, proprio negli ultimi mesi della sua vita, quando la televisione comincia a produrre le sue prime serie cinematografiche.

Il risultato fu quel TuttoTotò, che ebbe il merito di raccogliere in extremis (il programma andò in onda pochi giorni dopo la morte) buona parte del repertorio storico del suo teatro, nonostante il tentativo maldestro di ricavare dagli scarti di moviola, rimpinguati da qualche scena girata dalla controfigura Dino Valdi e doppiata da Carlo Croccolo, un paio di puntate postume, approfittando probabilmente della morte del protagonista (Totò Ye-Ye e Totò Ciak).

La prima apparizione di Totò in televisione risale a Il Musichiere di Mario Riva del 1958. L'incontro con il popolare presentatore che aveva lavorato con lui in riviste dei primi anni del dopoguerra fu molto affettuoso, ma durante la trasmissione Totò si lasciò scappare un "Viva Lauro" che allarmò subito Mario Riva, il quale domandò: "Scusi, principe, ma che ci azzecca?". "Niente" rispose Totò "ma a me piace Lauro".

La cosa indignò i dirigenti democristiani della RAI, i quali, soprattutto in prossimità delle elezioni politiche, non potevano tollerare che un personaggio così popolare come Totò inneggiasse al capo del partito monarchico napoletano. E Totò per alcuni anni non fu più chiamato in televisione, se non per qualche fugace intervista, tra le quali quella celeberrima rilasciata a Lello Bersani (nel 1963, per il rotocalco televisivo TV7) fra la cucina a il salotto della sua casa di via Monti Parioli, sdoppiandosi tra i due personaggi del principe De Curtis e di Totò. L'intervista si chiudeva con la recita de "A livella".

«Per me la televisione non esiste, è una diavoleria, come l'aereo: non mi fido.»

Poco amore per la televisione

1961 Toto in TvNel 1966, nel quadro degli accordi per la produzione della serie TuttoTotò, il comico partecipò alla trasmissione di varietà più popolare di quegli anni: Studio Uno di Antonello Falqui e Guido Sacerdoti. La performance di Totò fu eccezionalmente lunga e i risultati furono certamente memorabili, soprattutto per il suo duetto con Mina, che cantò anche una sua canzone e per la scenetta Pasquale recitata con il fido Mario Castellani. Dopo la morte di Totò e dopo la trasmissione dei telefilm della serie TuttoTotò, ci sono cinque anni di silenzio, poi a dare inizio al revival tocca al ciclo Totò principe clown che, tra 1'altro, comprende Totò le Mokò, Totò Sceicco, I due marescialli e Uccellacci e uccellini.
Di cicli ce ne furono altri e molti ce ne saranno soprattutto negli anni Ottanta, ma il programma più completo e più vasto che mai sia stato fatto su Totò è certamente Il pianeta Totò, di Giancarlo Governi, dove lo stesso titolo sottolinea la straordinarietà del personaggio e la vastità della sua opera. De Il pianeta Totò sono andate in onda tre edizioni, tutte rivedute e corrette, negli anni 1980, 1983 e 1988. Negli anni Novanta è andato in onda il programma Totò un altro pianeta, anche questo di Giancarlo Governi, in 15 puntate. Successivamente Tocco e ritocco, 4 puntate dedicate alle 'spalle' di Totò, La vita del Principe Totò, 2 puntate, e Totòcento, 2 puntate andate in onda in occasione del Centenario della nascita.

Totò non amò mai la televisione e la televisione, rappresentata dai dirigenti di quegli anni non amò Totò. Infatti, oltre all'ostracismo del 1958, Totò dovette subire alcune censure: la prima proprio a Studio Uno. Fu lui stesso a rivelarlo in un'intervista a Maurizio Liverani: "la televisione brucia l'attore… Può giovare a uno sconosciuto. Non c'è libertà alla nostra televisione…A Studio Uno mi hanno tolto una battuta perché ironizzavo sugli onorevoli". La seconda censura oggi si direbbe "di palinsesto" perché si esercita nascondendo un programma sgradito in orari e date di trasmissione che allora venivano chiamati "riparati", nascosti, cioè, al grosso pubblico.
L'episodio Premio Nobel, probabilmente il più bello della serie TuttoTotò, andò in onda il 6 luglio perché conteneva lo sketch del vagone letto, quello in cui Totò "distruggeva" l'onorevole Trombetta.

Quanto alla televisione privata, possiamo dire che il suo rapporto con Totò è stato subito di tipo vampiresco. Fin dal 1976, quando la famosa sentenza della Corte Costituzionale dette il via alla nascita di centinaia di piccole emittenti locali, i magazzini dei distributori cinematografici furono subito saccheggiati e vecchie pellicole di Totò oramai a pezzi, con molte parti mancanti e praticamente inguardabili, diventarono il pezzo forte di palinsesti messi insieme alla buona. Eppure Totò riuscì a sopravvivere anche a questo. I grandi network commerciali migliorarono le cose dal punto di vista della qualità tecnica delle pellicole ma da loro non è mai venuto il più piccolo contributo alla conoscenza di questo straordinario fenomeno che è oramai divenuto Totò, i cui film troneggiano nei palinsesti estivi di tutte le televisioni, pubbliche e private, che sono riuscite ad accaparrarseli.

Prefazione tratta dal sito http://www.italiamemoria.it/pianetatoto.htm

Totò e la televisione: detti e contraddetti

Che ne dice di una parodia di «Maigret», il suo programma preferito?

 

Il progetto non mi garba: per una questione di correttezza nei riguardi di Gino Cervi, che ha dato un'interpretazione tra le più felici del personaggio e perché un Maigret, sia pure in chiave comica, non mi permetterebbe di dire nulla.

E allora cosa?

Cinquant'anni di teatro comico italiano dal primo Novecento a oggi, un'antologia a puntate, commedia dell'arte, varietà, rivista, avanspettacolo, prosa dialettale, preceduta da una discussione a quattro, attore-autore-critico-impresario, ecco l'idea che mi rimugina e il lavoro col quale mi presenterei sui teleschermi anche domani. Ci tengo molto, in modo particolare perché chi non mi conosce o mi ha visto soltanto al cinema può credermi diverso da come sono. Mi vedrete come gli spettatori mi hanno visto in teatro per tanti anni, con quegli stessi panni che mi cascavano addosso come se fossi stato un manichino e che mi sono serviti come «costume», un tight che mi andava largo, una bombetta due numeri sotto, pantaloni «a saltafosso» e una stringa da scarpe per cravatta. Voglio, insomma, dimostrare di essere diverso da come sono apparso in molti film, anche recenti. (...) E dimostrare anche, se possibile, la validità di una «maschera», riportandovi indietro nel tempo fino al punto dal quale sono partito.

Qualche volta vedo la televisione, anche se non è proprio il mio hobby quello lì... Faccio una vita quasi monacale, nel senso che non vado in nessun posto, non esco... L'altra sera, giovedì scorso, mi sono tanto arrabbiato perché in un quiz hanno interrogato un ragazzo che si è presentato sulla rivista. Gli hanno fatto questa domanda: «Nella compagnia Totò c'erano quattro attori, chi erano? E quale era il nome dello spettacolo dove c'era una fontana che costava cinque milioni?» Il ragazzo ha risposto benissimo, i quattro attori erano Mario Castellani, Mario Riva, Elena Giusti e Isa Barzizza e lo spettacolo era "C'era una volta il mondo". Viceversa gli hanno detto che non era quello lo spettacolo. Ma era la compagnia mia... e chi può essere più esperto di me? La scena della fontana venne ripetuta qualche volta in "Bada che ti mangio!", ma venne fatta esclusivamente per "C'era una volta il mondo". E sia nella prima edizione che nella seconda c'erano questi quattro attori. Quindi il ragazzo ha risposto benissimo. Io ho telefonato a Milano, loro mi hanno chiesto scusa due volte. Ma non era esatto... Io per l'ingiustizia mi sono talmente arrabbiato che non ho dormito tutta la notte.
A me la televisione fa paura. Io la vedo sempre e rido poco. Voi pensate che la gente si divertirà con me? (Totò a Sandro Bolchi e a Mario Lanfranchi, produttori di Tutto Totò)
La censura in tv. Non si può dire niente nel teleschermo. Il gesto più innocente è temuto come uno scandalo.
Non è esatto che io abbia querelato Alighiero Noschese. Querelai la ditta per reclamizzare il prodotto della quale sui teleschermi veniva presentato un «Carosello». Non trovavo giusto che, senza chiedermene l'autorizzazione, Noschese, con la sua bravura per le imitazioni a tutti nota, avesse dato la mia voce a uno dei pupazzi nel «Carosello» stesso.
Con la tv ci si brucia, mio caro, ci si brucia. È un rogo: e poi che si fa, eh?

Trasmissioni con Totò: 1958-1967

TRASMISSIONI TELEVISIVE IN CUI FU OSPITE TOTÒ

  1. 1958 - Totò appare per la prima volta in televisione, ospite di Mario Riva, nella trasmissione "Il Musichiere";

  2. 1959 - In "Serata di gala" Totò viene intervistato nel suo appartamento;

  3. 1961 - Per "Controfagotto" Totò e Franca Faldini sono intervistati in un canile dove Totò era solito fare beneficenza;

  4. 1962 - Sul set de "I due colonnelli" Totò viene intervistato accanto a Walter Pidgeon;

  5. 1963 - Per il rotocalco televisivo TV7 della RAI, viene intervistato da Lello Bersani. Si monta uno sketch il quale vede Antonio de Curtis nel salotto e Totò nella cucina della sua casa ai Parioli. L'intervista si chiude con la recita della poesia "A livella";

  6. 1963 - Uno speciale di TV7 della RAI intitolato "Dieci minuti con Totò" vede la famosa intervista fatta da Lello Bersani nell'appartamento di Totò;

  7. 1963 - Per "Cinema d'oggi", un'intervista di Carlo Mazzarella;

  8. 1964 - Per "La fiera dei sogni", uno speciale andato in onda sulla RAI;

  9. 1965 - All'interno del programma "Segnalibro", un'intervista sul libro di Alberto Bevilacqua;

  10. 1965 - Partecipò alla trasmissione di varietà più popolare di quel periodo: Studio Uno, dove si presentò con i baffi che in quel periodo portava, durante la lavorazione di "Uccellacci e uccellini". In questa occasione Mina canta una poesia di Totò e lui non riesce a celare la commozione;

  11. 1966 - All'interno del programma della RAI "L'approdo", Totò parla delle sue poesie;
    logo 1966 06 07 Toto apprizione TV

  12. Nel 1966 tornò ospite a Studio Uno dove, col fido Mario Castellani recitò la scenetta di "Pasquale" e con Mina una simpatica poesia a lei dedicata;

  13. 1966 - Nello speciale RAI "Anteprima", intervista a proposito di "Uccellacci e uccellini";

  14. 1966 - Gira nove spot pubblicitari per la Star, che andranno in onda in Carosello. Conemporaneamente venne girata la serie televisiva "Tutto Totò" che ebbe il merito di raccogliere in extremis (il programma andò in onda pochi giorni dopo la morte) gran parte del suo repertorio teatrale;

  15. 1967 - Intervista per il programma RAI "Cronache del cinema e del teatro";

  16. 1967 - Ultima intervista nel suo appartamento, per la RAI "Totò, il principe e la sua maschera".