Carla Gravina e Gianmaria Volontè vivono come due studenti

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Carla Gravina e Gianmaria Volontè non assomigliano a nessun'altra coppia dello spettacolo: abitano in un appartamento modesto e odiano le abitudini mondane. La cosa in cui credono di più è la indissolubilità della loro unione

Roma, dicembre

Le case in questo quartiere della periferia che fa perno intorno a viale Tiziano sono tutte uguali. Bianche, simmetriche e un po’ tristi. Lo stabile dove abita la giovane coppia. anonimo e dignitoso come tutti quelli dell’edilizia senza pretese; la portinaia è arrogante, le scale sanno di spaghetti alla Carbonara. Carla Gravina e Gianmaria Volontè mi aspettano nel soggiorno-studio-pranzo che è tutto arredato con mobili di vimini tipo artigianato della Brianza. Per chi ha gli occhi pieni di dive che bamboleggiano davanti alla consolle del ’700, col piedino posato sul tappeto persiano e una mano che accarezza la collezione di porcellane di Sèvres, questa cornice di semplicità francescana può anche essere ragione di sollievo. E al primo momento non si pensa a tirare le somme: avranno scelto un ambiente simile per coerenza verso le proprie ideologie, da veri giovani intellettuali ài sinistra o solo per spirito di attente formiche, come due borghesissimi sposini che si costruiscono il nido pietra dopo pietra?

«Se il nostro obiettivo fosse il guadagno, continuerei a fare il cinema invece di votarmi al teatro», dice Carla Gravina che due anni fa ha rotto il contratto che la legava al produttore De Laurentiis.

«A noi non interessa il repertorio commerciale; tant’ è vero che abbiamo debuttato con Goldoni», dice Gianmaria Volontè. Insieme alla Gravina, a Ilaria Occhini, a Corrado Pani e a Luca Ronconi, l’attore infatti quest’anno ha fondato la compagnia dei "Nuovi giovani", con programmi molto seri e ambiziosi, sulla scia del più famoso gruppo de ”I giovani”. De Lullo, Valli, Guarnieri e Falk.

«Chi di voi due è la mente pratica?», domando.

«Nessuno. Io, i soldi non so neppure cosa siano».

«Il denaro mi serve così poco. L’affitto, certo, lo stipendio per la bambinaia di Giovanna. E poi nient’altro. O quasi. Non mi trucco, non vado dal parrucchiere, non ho manie, non faccio collezioni. Porto gli stessi pullover di Gianmaria, le sue camicie di flanella». Ma non dice, per pudore o perchè la considera ima cosa ovvia, che i suoi guadagni servono anche a pagare l’affitto dell’appartamento dove abitano i genitori e le sorelle. Sono seri e "impegnati”, Gianmaria e Carla. Ci tengono ad esserlo ma non fanno nessuno sforzo per sembrarlo, perchè già ogni gesto, ogni parola, lo rivelano con naturalezza. Lei è diventata maggiorenne solo da pochi mesi, lui non sfiora i trent’anni. eppure non assomigliano in nulla all’ immagine più o meno convenzionale di tante giovani coppie dello spettacolo che si prendono e si lasciano per capriccio, pubblicità o noia, che del successo hanno mangiato subito la fetta più vistosa, pensando subito a esibire lunghe macchine e brevi amori, bagni coi rubinetti d’oro e ombelichi nudi; la falsa spregiudicatezza che fa da maschera al più vieto conformismo. Le convinzioni anticonformiste di Carla Gravina e Gianmaria Volontè non nascondono invece nessuna seconda faccia, nè l'illusione di distinguersi dalla "massa": saranno giuste o sbagliate, non sta a noi deciderlo, ma sono già parte di loro stessi, non li obbligano a una doppia vita.

1964 01 11 Tempo Carla Gravina f1Carla Gravina e Gianmaria Volontè leggono un nuovo copione nel soggiorno-studio della loro casa romana. L’attore, dopo l’interpretazione di alcuni film di successo, tra i quali ”Le quattro giornate di Napoli", "La commare secca", "Il terrorista”, ha lasciato l’attività cinematografica per fare parte della compagnia de "I nuovi giovani" che ha presentato "La putta onorata’’ e "La buona moglie" di Goldoni. In cartellone c’è anche una novità italiana: "Storia di viti" di Rosanna Faggioni.

«La vostra situazione illegale non vi dà fastidio?».

«Nè fastidio nè senso di colpa — risponde lui. — Anzi sono convinto che sia meglio così: vivere insieme senza un legame codificato fa sì che ogni cosa, ogni motivo per cui ci si vuol bene, si rinnovi ogni giorno. Forse è solo una sensazione, ma la consapevolezza che tutto può finire da un momento all’altro, mi sembra renda i rapporti più solidi».

«Specialmente in Italia, una donna che si sposa, non si sa perchè, si sente subito "signora", si siede insomma, si atrofizza». dice lei.

«Anche l'uomo, forse. Io, quando vivevo con mia moglie, stavo già per entrare in questa "routine’’ sentimentale...».

«Allora è per questo che ha sentito il bisogno di dare una scossa, di un altro incontro insomma?».

«No. Il mio era un matrimonio sbagliato, ma non me ne sono accorto finché non ho incontrato Carla: se mi sono innamorato di lei evidentemente l’unione con Tiziana era fasulla».

«E sua moglie come ha reagito a questa "dimostrazione"?».

«Oh, lei è una donna intelligente: ha capito benissimo. E’ stata molto carina con me e Carla. Proprio pochi giorni fa mi ha annunciato che la bambina, segnata all’anagrafe come Giovanna Gravina, potrà aggiungere il mio cognome: è Stata lei a interessarsi per superare gli scogli legali della questione. Sa che Tiziana ha avuto due gemelli? Sono molto contento».

«Mi fa piacere. Ma adesso farete qualcosa per annullare il matrimonio?».

«Oh, no. Prima di tutto perchè non ne abbiamo il tempo. E poi perchè stiamo bene così».

Gianmaria Volontà dice queste cose grosse con tranquillità, senza mai sorridere, come un ragazzo che si sia preso sulle spalle tutto il peso del mondo e lo porti a spasso senza fatica. L’unico segno esterno della sua precoce maturità — quasi il marchio di uno sforzo sproporzionato ai suoi anni — potrebbe essere il gran ciuffo di capelli bianchi che gli attraversa la testa nera. Vicino a lui, così lunga e sottile, col corpo di adolescente affamato, le scarpe basse, il viso lentigginoso, un golf informe da monello, Carla, più che la compagna della sua vita, sembra un amico che spartisce battaglie e fatiche. Ma non gli stacca gli occhi di dosso, non perde una delle sillabe che escono dalla sua bocca. E viene naturale domandarsi a prezzo di quali crisi questa ragazza cresciuta nella famiglia quasi ottocentesca di un colonnello a riposo, questa attrice per caso che le compagne di collegio descrivono "prude", riservata fino alla noia e nemica del flirt, abbia accettato una situazione irregolare.

«L’amore per Gianmaria non mi ha posto mai nessun problema — dice invece lei senza esitazioni. — Quando ci siamo conosciuti ero troppo giovane, l’idea del matrimonio mi era completamente estranea. Cosi, fin dal principio, non ho sentito il peso dell’illegalità».

«Ma non ha avuto mai nessun dubbio?».

«No, tutto è accaduto così rapidamente... Non ho avuto il tempo di domandarmi cosa succederà dopo, cosa dirà la gente eccetera. L’unico complesso era nei confronti dei miei genitori».

«E come l’ha superato?».

«Niente. Un giorno ho deciso di andare a vivere con lui e l’ho fatto. Certo, è successo il finimondo...».

«Quel giorno lei sapeva già di aspettare la bambina?».

«Si. Ma questo non c’entra. L’avrei fatto comunque. Non ci si può voler bene in modo definitivo e fingere di giocare ai fidanzatini per tutta la vita».

«Non ha mai pensato che

questo passo avrebbe potuto danneggiare la sua carriera?».

«Si. Anzi, mi aspettavo che il pubblico reagisse in modo più violento; credevo che il nucleo più sostanzioso della nostra società mi avrebbe messo al bando. Invece ho trovato molta comprensione, perfino affetto. A parte le innumerevoli lettere di ragazze che si trovavano nella mia stessa situazione, ci sono stati altri più sorprendenti messaggi di incoraggiamento: a Gianmaria — proprio a lui! — ha scritto anche un prete; diceva di stare tranquillo, di avere fiducia che tutto si sarebbe sistemato».

«Non crede che Giovanna soffrirà per questa situazione?».

«Perchè mai? L’importante per lei come per tutti i bambini è crescere fra genitori che si vogliono bene, che hanno il senso della famiglia... e a noi questo non manca, non ci sono dubbi».

«Allora pensa di avere altri figli?».

«Certamente. Molti. Non ora però, bisogna appettare il momento psicologicamente adatto».

Interrompe Gianmaria: «Vede, la nota più curiosa e straordinaria della personalità di Carla è proprio la capacità di infrangere certi tabù con assoluta naturalezza. Per un’altra ragazza del suo ambiente e della sua educazione volermi bene sarebbe stato un drammone con morti e feriti, vincitori e vinti».

«Ma non c’è neppure una nota stonata in lei?», domando, quasi incominciassi a provare un senso di irritazione verso questi ragazzi che non hanno rimproveri da farsi, non litigano mai e si assomigliano così tanto da specchiarsi a vicenda negli occhi per vedere soltanto un’immagine della propria perfetta coerenza e volontà.

«Almeno due — risponde, senza accorgersi della mia soddisfazione. — Carla a volte è cocciuta come un mulo, oppure pigra come un lucertolone orientale: davanti a certi problemi si blocca. Ma io ho imparato che in questi casi bisogna lasciarla stare: dopo qualche giorno si muove da sola».

«Qual è il difetto di Gianmaria che le è più difficile sopportare?», domando a Carla.

«Per carità, non mi faccia questa domanda. Tutte le volte che mi hanno chiesto cosa apprezzo, cosa disprezzo in lui, mi sono sentita svenire. E’ più forte di me, non so proprio che diavolo rispondere. Ma non lo scriva, per carità».

Ecco, è caduta in uno dei suoi momenti "orientali”: meglio aspettare che si muova da sola. Anche Volontè deve averlo capito perchè mi guarda con il primo sorriso d’intesa della giornata. Ne approfitto per chiedergli di definirsi da solo. Non sembra impacciato: «La mia migliore qualità è aver voglia di vivere».

«Ma parliamo anche dei difetti: lei sa di essersi creato la fama del ribelle per le sue improvvise e irrimediabili impennate in cinema e in televisione?». «Altro che ribelle. Rompiscatole. Sono un vero rompiscatole: il fatto è che quando il lavoro non va come dico io, me ne vado. E me ne vado spesso. In TV ho lasciato "Delitto e castigo” dopo molti giorni di prove: sapevo di mettere il regista nei pasticci ma non potevo fame a meno. La rottura più clamorosa è stata però durante le riprese de ”Le quattro giornate di Napoli". Sempre, comunque, io mi comporto con coerenza: un artista serio non può accettare le improvvisazioni e i giochetti».

«Vede come è forte? Quello eh» ammiro di più in lui è la capacità di fare e disfare, senza spaventarsi del produttore che fa la voce grossa, degli avvocati e della povertà — dice Carla dimenticandosi di fare il mulo. — Io ho bisogno della sua forza: sembro sicura ma senza di lui non sono nè carne nè pesce».

La passione dà una certa enfasi alla tranquilla cadenza veneta di Carla, ma i fatti confermano la sua intuizione amorosa. Fino a qualche anno fa questa giovane attrice era soltanto un volto nuovo del nostro cinema, il volto tutto lentiggini e fossette dell’ingenua per bene, ma dietro ai lineamenti da cassetta non si nascondeva una personalità altrettanto definita: troppo poco aggressiva per andare fino in fondo alla sua strada, troppo poco realmente ingenua per interpretare a lungo con convinzione il suo ruolo.

«La vita con Gianmaria mi ha maturata, anche nel lavoro. Adesso mi rendo conto che il cinema lo facevo un po’ per caso».

«E’ stato lui a indirizzarla verso le scene?».

Risponde Volontè: «No. Quando l’ho conosciuta c’era già in lei il desiderio di inserirsi professionalmente nel teatro, ma le mancava l’esperienza. Sia chiaro che io non sono il suo Pigmalione, tant’è vero che ho voluto si facesse prima una dura "routine” da sola: per un anno Carla è stata nella compagnia del teatro Stabile di Torino e in tutto quel periodo non le ho mai dato neppure un consiglio».

1964 01 11 Tempo Carla Gravina f2Giovanna, due anni, fotografata tra i genitori sul terrazzino del loro appartamento. Carla Gravina, che il pubblico conosce soprattutto per i suoi ruoli di ragazzina ingenua in "Amore e chiacchiere", "Tutti a casa", "I soliti ignoti”, "Esterina", ha deciso di dedicarsi per ora unicamente al teatro; anche per stare più vicino a Gianmaria Volontè: tornerà all’attività cinematografica - afferma - solo se potrà affrontare ruoli impegnativi e completamente nuovi.

«Ma adesso che recitate insieme ci sarà un legame più preciso nell’impostazione del lavoro di Carla?».

«No. So per esperienza che può essere molto pericoloso stabilire un rapporto di direzione con la persona che ha in comune con noi anche la vita privata. Mi limito a darle qualche suggerimento perchè non perda di vista l'arco generale del personaggio e la invito, invece, a farmi tutte le critiche possibili».

L’attore che rifiuta con sdegno la parte di Pigmalione si illumina tutto quando lei salta su a dire: «L'amore per Gianmaria mi ha stimolato anche sul piano politico e intellettuale. Io non sono molto portata per quelle cose lì; lo confesso, ancora oggi ho una gran pigrizia nel leggere perchè non so mai da che parte incominciare, ma almeno adesso capisco l'importanza della cultura. Lui non ha fatto di me una intellettuale perchè non si crea dal nulla, ma mi ha costruito una coscienza intellettuale».

Quasi tutti i giovani che vogliono fare gli "engagés" a un certo punto scoprono il loro vero volto di ragazzotti spensierati e giocherelloni: parlano solo di Marx e di critica della ragion pura ma poi comprano il giornale solo per vedere i risultati della partita di foot-ball, organizzano riunioni culturali, ma poi finiscono per ballare l’hully-gully e dare la caccia alle ragazzine, dichiarano di voler dedicare tutta la loro vita agli studi psicologici e perdono intere giornate dietro la raccolta di macchinine inglesi, gatti di porcellana, farfalle imbalsamate e scatole di fiammiferi. Quale sarà il tallone di Achille di Gianmaria Volontè?

«La vita mondana? Macché, una vera allergia. Gli amici? No, le amicizie non riesce a conservarle. Il tempo libero? Il suo hobby, se avesse tempo, sarebbe di occuparsi seriamente e a fondo, sul piano sindacale, dei problemi della sua categoria perchè si accorge di lavorare in mezzo alla disorganizzazione più pazzesca. Niente da fare, dunque: l'attore assomiglia al ritratto che si è costruito. in modo così perfetto che ormai non è più possibile distinguere la sua immagine dalla sua realtà. Forse l'unica screpolatura, attraverso la quale si intravvede una sostanziale semplicità, è il fatto di aver scelto come compagna della vita una ragazza senza complicazioni metafisiche, una veneta insieme cocciuta e plasmabile, più ricca di lentiggini che di problemi socialculturali. Ma lei, perchè avrà scelto un tipo simile?

«Le prime volte che ci siamo incontrati, durante le prove di lettura di "Giulietta e Romeo”, a Roma, non mi è piaciuto neanche un po’. Mi metteva una terribile soggezione, così serio, orso e austero, diciamolo pure, un po’ noioso, con in testa soltanto l’idea fissa del lavoro». Poi, bastò forse l’atmosfera magica di Verona, le prove in costume per sentirsi veramente Giulietta e innamorarsi del suo Romeo, come di un destino. Ma a nessuno dei due piace questa interpretazione tipo romanzetto a fumetti.

«La tragedia degli amanti adolescenti non c’entra niente — dice lei. — Ci siamo innamorati perchè... non si spiega il perchè: è scoppiato tutto d’un colpo ma evidentemente maturava già da tempo. Lui non mi ha fatto neppure la corte:
le sembra un comportamento da Romeo?».

«Io non mi sono mai sentito un Romeo e tanto meno in quello spettacolo all’Arena di Verona, così poco shakespeariano, così superficiale».

No, Gianmaria Volontà non assomiglia all’eroe diciottenne di Shakespeare, non ha i suoi slanci patetici e assurdi nè le sue frenesie; non è neppure geloso perchè "la gelosia è irrazionale", come dice lui. E Carla non è Giulietta anche se possiede qualche sfumatura della sua anima: l’istintività, ad esempio, che nessuna coscienza intellettuale potrà toglierle.

«Sono gelosa in modo quasi morboso, sempre all’erta quando lui lavora con un’altra partner. Diventerei una belva se solo sospettassi qualcosa».

In piedi, davanti al tavolo di vimini, Carla Gravina stringe i pugni e fa gli occhi feroci guardando fissa la porta come se la sua rivale potesse entrare da un momento all’altro e lei si tenesse pronta per assalirla e sbranarla. Invece entra Giovanna, due anni e mezzo. La bambinaia non può occuparsi di lei perchè deve sostituire la donna a ore, scomparsa. Lentamente si arrampica sul divano e siede composta ad ascoltare i grandi. Non interrompe mai, non ride: guarda soltanto, e gli occhi nerissimi, attoniti, sembrano due biglie luminose. Non assomiglia ai figli viziati dei divi e dei ricchi: Giovanna è una bambina seria, "impegnata”, come i suoi genitori. Forse, come loro, diventerà adulta e matura senza avere il tempo e la volontà di essere giovane.

Marisa Rusconi, «Tempo», anno XXVI, n.2, 11 gennaio 1964


Tempo
Marisa Rusconi, «Tempo», anno XXVI, n.2, 11 gennaio 1964
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