ANTONIO GRIFFO FOCAS FLAVIO ANGELO DUCAS PORFIROGENITO GAGLIARDI DE CURTIS DI BISANZIO


La sezione è in stato di revisione grafica ma i suoi contenuti sono comunque frubili. Ci scusiamo per il momentaneo disagio.


1898

Sono le 07.30 del 15 febbraio 1898 e nel rione Sanità a Napoli, numero civico 107 di via Santa Maria Antesaecula nasce Antonio Vincenzo Stefano Clemente, in arte Totò

Casa Toto 107

All'anagrafe viene registrato col cognome della madre, Anna Clemente, nubile. Il padre naturale era Giuseppe De Curtis, figlio di un nobile decaduto, un marchese che non aveva mai gradito e per questo si era sempre opposto alla relazione di Giuseppe (senza lavoro e da lui dipendente), con la bella popolana Anna. La nascita viene denunciata dallo zio materno, Vincenzo Clemente, meccanico.

Atto nascita Toto1928 Vincenzo Clemente 2 L
Atto di nascita di TotòVincenzo Clemente, fratello di Anna e zio di Totò

1904

Giuseppe de Curtis vivono un amore tanto grande quanto contrastato e ostacolato dai genitori di Giuseppe che per molti anni tiene la relazione con Anna nascosta. L’amore tra il Marchese e la giovanissima Anna è grande e nonostante non vivano insieme si vedono tutte le sere, Anna s’imbelletta e per uscire con il suo amato lascia il piccolo alle cure amorevoli degli zii e della nonna. Nonostante tanto amore parentale il piccolo Antonio cresce malinconico e timido, poco sopporta di essere un figlio di N.N.

1901 Anna Clemente L1930 Giuseppe De Curtis 01 L
Anna ClementeGiuseppe de Curtis

Inizia a frequentare le scuole elementari, ma preferisce passare il tempo tra i vicoli del rione.

I compagni a scuola lo allontanano, lui si sente emarginato e si difende nel solo modo che può, ribellandosi a quei compagni e alla povertà che lo costringe a indossare indumenti ricavati dalle gonne dismesse della madre, pantaloni con disegni a fiori inducono i suoi compagni a burlarsi di lui chiamandolo ”femminiello, ricchione” . Il piccolo Totò si difende da quesgli attacchi facendo smorfie ed esibendosi in movimenti con il corpo atti solo a disprezzare gli antipatici compagni ma con sua grande sorpresa, appaiono divertiti e lo applaudono. Totò per tutta la sua infanzia rimane un bambino chiuso e solitario.

Cresce in condizioni estremamente disagiate e fin da bambino dimostra una forte vocazione artistica che gli impedisce di dedicarsi allo studio, cosicché dalla quarta elementare viene retrocesso in terza. Ciò non crea in lui molto imbarazzo, anzi intrattiene spesso i suoi compagni di classe con piccole recite, esibendosi con smorfie e battute. Il bambino riempie spesso le sue giornate osservando di nascosto le persone, in particolare quelle che gli appaiono più eccentriche, cercando di imitarne i movimenti, e facendosi attribuire così il nomignolo di «'o spione». Questo suo curioso metodo di "studio" lo aiuta molto per la caratterizzazione di alcuni personaggi interpretati durante la sua carriera.

I suoi giochi variano dalla campana al calcio ad un barattolo per strada, si deve arrangiare visto la mancanza del pallone… ma c’era un gioco che amava fare più degli altri, forse perché includeva il rispetto della figura, ”Il prete” . Si traveste di un autorità bonaria, in completa autonomia, immaginando di essere rispettato dai parenti dalla madre e dai compagni, inscenava altarini con immagini sacre e preparava funerali agli animali morti che trovava per strada deponendoli in scatole, trascinandoli per le strade per dargli una degna sepoltura.


1905

Anna Clemente mette a rischio l'incolumità del piccolo Antonio: nell'atto di punirlo perchè prende una foglia di insalata dal piatto con le mani, lo ferisce involontariamente con una forchetta all'occhio sinistro


1906

1906 Antonio Clemente 000 000 L
Antonio Clemente all'età di 8 anni

1909

L’educazione del piccolo Totò si limita a dei sonori ceffoni che la madre gli somministra ogni qualvolta si sente minacciata dalla ribellione del figlio, il padre è poco presente e Anna (affermava: «Meglio ‘nu figlio prevete ca ‘nu figlio artista»), sente tutto il peso della responsabilità di quel bambino. Totò è ribelle e svogliato a scuola piuttosto che studiare si limita a osservare, a spiare i compagni e i maestri e una volta a casa ne fa le imitazioni, viene bocciato e retrocesso dalla classe 4° alla classe 3° ma a lui sembra non pesare la cosa e continua con le sue macchiette a far divertire i compagni.


1910

Terminate a fatica le elementari, viene iscritto al collegio Cimino nel palazzo del Principe di Santobuono in via San Giovanni a Carbonara. Nel collegio non fa progressi, decide di abbandonare prematuramente gli studi senza ottenere perciò la licenza ginnasiale. La madre lo vuole sacerdote, in un primo tempo deve quindi frequentare la parrocchia come chierichetto. Viene duramente rimproverato dalla madre che lo accusa di non saper fare neanche il prete.


1911

Presso il Collegio Cimino per un banale incidente con uno dei precettori, che lo colpisce involontariamente con un pugno, il suo viso subisce una particolare conformazione del naso e del mento e questo determinò un dislivello di un centimetro fra i due lati del volto caratterizzando in maniera inconfondibile l'espressione di Totò; una asimmetria che determina in parte la sua "maschera".
Durante le cosiddette "periodiche", le feste fra amici e parenti, in cui inizia a francesizzare il suo cognome facendosi chiamare "Antonio Clerment", si diverte ad imitare il fantasista Gustavo De Marco, molto noto a Napoli in quel periodo. Quando confessa alla madre il suo desiderio di diventare attore e la donna non vede di buon occhio questa "professione", decide di farsi prete. Inizia "la carriera" come chierichetto ma quando il prete della parrocchia di San Vincenzo finalmente decide che sarà proprio Totò ad aiutarlo sull'altare per la messa, per l'emozione dimentica le battute in latino, e si prende ceffoni dalla madre e rimproveri dal prete.

In questo periodo si innamora di Vincenzella, figlia di un fruttivendolo del quartiere.


1912

Frequenta i teatrini periferici esibendosi in macchiette e imitazioni del repertorio di Gustavo De Marco, l'interprete napoletano dalla grande mimica e dalle movenze snodate, simili a quelle d'un burattino. Proprio su quei palcoscenici di periferia incontra attori come Eduardo De Filippo, Peppino De Filippo e i musicisti Cesare Andrea Bixio e Armando Fragna.

A 14 anni lascia gli studi va a lavorare come aiutante di mastro Alfonso, pittore di appartamenti, ma anche in questo lavoro non dura molto.

Finalmente incontra il suo beniamino, Gustavo De Marco, andandolo a salutare nei camerini del Teatro Trianon. Curioso, gli domanda come avesse imparato quei movimenti. De Marco risponde che aveva imparato da solo, studiandosi davanti ad uno specchio oppure osservando il suo viso deformato all'interno di un cucchiaio. Ha la sua prima esperienza con la "nave scuola" Carmela, una vecchia prostituta del quartiere che aveva avviato al sesso tutti gli adolescenti della Sanità. Paga care le conseguenze poichè contrae lo scolo, una malattia venerea frequente in quei periodi che se non curata, poteva avere conseguenze drammatiche. Chiede aiuto allo zio materno Federico Clemente, che lo tira fuori dai guai ma non evita le sberle della madre.


1914

Muove i primi passi negli scalcinati teatrini di periferia, tra i rioni Vasto e Porta Capuana, costituiti da fatiscenti tendoni, qualche sedia e pubblico della peggior risma. In uno di questi tuguri situato dalle parti di Piazza Garibaldi, per una lira e ottanta Antonio si esibisce, utilizzando il repertorio di De Marco.


1915

Tutti i biografi immaginano un Totò poco più che sedicenne quando decise di avanzare la domanda di volontario al Distretto militare di Napoli e l’inizio della ferma tra 1914 e 1915. Ma se la domanda fu da volontario, non potè essere presentata prima della dichiarazione di guerra, che è del maggio 1915, e allora Totò aveva compiuto diciassette anni, era un ragazzo fatto anche se non maggiorenne; se la domanda fu presentata poco dopo quella data, le apparizioni di Totò sui palcoscenici romani e campani tra 1916 e 1917 appaiono comunque inconciliabili. Le biografie sono concordi però sul constatare che Totò si presentò volontario alla leva, suffragato ciò dalle dichiarazioni prima di Antonio de Curtis e successivamente da Franca Faldini («L'amor di patria in armi - un amore che gli rimase intatto fino alla fine [...] - lo spinse ad arruolarsi volontario»). La figlia Liliana invece sostiene che Totò «fu richiamato alle armi».

È più plausibile sostenere che l'arruolamento non fu spontaneo e che sia avvenuto non all'inizio del primo conflitto mondiale, bensì alla fine.

Attività artistica:

il 20 ottobre 1915 è a Roma, Sala Statuto, dove viene segnalato "Totò, comico esilarantissimo". Intanto lo pseudonimo Clerment è sparito.


1916

Ottiene una piccola scrittura nella modesta compagnia di Mimì Maggio, all' Orfeo di Napoli, dove si rappresentava per la prima volta una "sceneggiata".

Il figlio Beniamino, in un'intervista del 1980, racconta: "Mio padre non lo voleva in compagnia perché Totò sfondava le scene. Nel senso che il pubblico per indurlo a fare alcuni numeri fuori programma glieli sollecitava lanciando monete da due soldi o da quattro soldi, monete pesanti che finivano quasi sempre sui fondali di carta, bucandoli. E allora un fondale dipinto costava trecento lire..."

Attività artistica:

E' presente a Napoli, ai Teatri Partenope, Trianon e Orfeo. Al Partenope una locandina presenta Totò in un numero acrobatico, dopo la commedia di Scarpetta in programma. All'Orfeo, con Domenico Maggio è nella scaletta e presenta numeri di arte varia ed acrobazie, nonché macchiette del repertorio di Peppino Villani.

Da maggio a giugno è a Roma, dove si esibisce nei teatri Statuto e Diocleziano. Parte integrante del suo repertorio è l'imitazione del più famoso comico Gustavo De Marco e viene recensito dalla stampa del periodo come "emulo e degno erede di Gustavo De Marco", nonché "artista di splendido avvenire nel suo ruolo di comico-parodista".


1917

Il secondo amore giovanile più importante per Antonio è per una macchiettista, che lo spinse definitivamente a calcare le scene e a creare la maschera di "Totò".

1919 Antonio Clemente 001 000 L

Dai documenti esistenti nell'Archivio di Stato di Napoli risulta che Antonio Clemente fu convocato dal Distretto Militare di Napoli per essere sottoposto alla visita di leva per i giovani della classe 1898. Non essendo in quel periodo a Napoli, fu «ammesso a visita per delegazione a Roma», dove fu giudicato «rivedibile». Sei mesi dopo fu dichiarato «renitente», poichè non si presentò alla seconda visita. Cosa che fece successivamente ed il 15 settembre 1917 fu dichiarato «abile arruolato di prima categoria». Come figlio unico di madre nubile poteva evitare il servizio militare, ma fu arruolato egualmente. Forse è questo il fraintendimento tra i biografi che porta alla "leggenda" del suo arruolamento volontario.

Attività artistica:

debutta con successo al "Varietà Statuto" di Roma. Nel maggio 1917 risulta al teatro Sacchini di Pozzuoli e in estate a Bari. Intanto continua a saggiare il pubblico della capitale: in settembre “Il Cafè Chantant” lo segnala a Roma al Teatro Diocleziano, e tre mesi dopo al Salone Elena di piazza Risorgimento, all’interno della compagnia di Francesco De Marco che si esibiva negli stessi giorni. Definita "esageratissima" l'esibizione di Totò nell'imitazione di Gustavo De Marco.


1918

Perdonato e stimato per l'audacia, in seguito ad uno sgarro a danno di Luigi Campoluongo caporione della Sanità, detto Nas' 'e cane.

Nas e cane

Antonio avrà da lui stesso assicurata la "protezione" e l'amicizia.


1919

1949 Yvonne La Nuit 018 L

Dopo il servizio militare, avrebbe dovuto fare l'ufficiale di marina ma, non digerendo la disciplina, scappa di casa per esibirsi ancora come macchiettista; viene scritturato dall'impresario Eduardo D'Acierno e recita le "macchiette" alla "Pasqualino 'o barbiere" il quale vanta moltissime conoscenze e amicizie importanti in campo teatrale, a causa della sua attività.

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Nonostante il successo stia aumentando, Totò non riesce ancora a comprarsi un vestito nuovo, va in giro accompagnato ad un lungo cappotto che non toglie mai perché gli serve per nascondere le toppe ai pantaloni, e quando un giorno si presenta dal barbiere Pasqualino, senza cappotto e vestito con un abito da cerimonia, quest’ultimo gli chiede se deve andare a cantare ad un matrimonio. Totò gli racconta che ha dovuto aspettare la fine della scrittura con Jovinelli per barattare il cappotto con un suo conoscente, che gli ha dato quell’abito ed ha preteso anche 23 lire, prima non aveva soldi e non poteva comprarsi niente.

Attività artistica: la prima apparizione di cui si ha notizia dopo il servizio militare è ancora a Livorno, forse appena congedato, per una settimana nel giugno 1919, in un programma misto, comprensivo di film, al Cinema Centrale della città. In agosto c’è già una prima esibizione allo Jovinelli di Roma; a settembre è in Puglia, fra Taranto e Bari.


1919 Antonio Clemente 000 000 L

Ottiene un primo successo alla Sala Napoli, locale minore del capoluogo campano, con una parodia della canzone di E. A. Mario Teatro Trianon con il suo repertorio di macchiette.


1920

Si innamora davvero, per la prima volta, di una sartina dai capelli neri, occhi verdi e bocca di corallo alla quale trent'anni dopo dedicherà una poesia: 'Ngulina'. La vede per la prima volta davanti allo stabilimento dove lavorava, accompagnando un amico fidanzato con un'altra sartina. Gli ultimi giorni dell'anno muore il Marchese Luigi De Curtis.

Attività artistica: nelle trasferte romane il comico napoletano è già annunciato con il nome di Totò, specificando che la sua specialità è l’imitazione di Gustavo De Marco e dei suoi 'sturzellamient’, le slogature surreali che si ricompongono per incanto all’ultimo colpo di grancassa. “Il Cafe-chantant” del 12 gennaio 1920 lo dà genericamente a Roma, con la definizione di “eccentrico parodista. Un breve redazionale ne parla così:

“Totò: è strano, stranissimo: o ci troviamo dinanzi a un fenomeno, o abbiamo noi le traveggole. Guardiamo bene, fissiamo meglio! Anzi, ricorriamo all’ausilio delle lenti d’ingrandimento. Niente, ci raccapezziamo meno di prima, ma si è de Marco!... No... non è... esso. Questo qui è molto più corretto, molto ma molto più artistico... e quanto originale nella sua linea!... E allora, indubbiamente, è Totò: ci giochiamo la testa”.

Il giornale pubblica anche una foto pubblicitaria in cui è chiamato “Totò il comicissimo” mentre la sua espressione, palpebra stanca e volto poggiato su una mano, è per contrasto surrealmente triste.

1920 Toto Cafe Chantant L

La sua fama cresce, sottolineata dalle scelte aggettivali che i cronisti del “Cafè Chantant”, il giornale di riferimento in fatto di comici e varietà, gli dedicano anno dopo anno: già nel 1916 è “degno emulo” di De Marco, l’anno dopo è autore di una imitazione “esageratissima”, nel 1920 sarà addirittura “meglio dell’originale”. Alcune macchiette, tra cui Il bel Ciccillo e Il Paraguay, sono proprio tolte di peso dal repertorio di De Marco e riprodotte, oltre che nelle movenze, nei versi, nella musica, nei costumi. A marzo ci sono le prime esibizioni di cui si ha notizia in Sicilia, al Cinema Olympia di Catania e al Teatro Parisien di Messina. Sempre nel ’20, Nino Taranto lo ricorda all’Orfeo di Napoli, ancora vestito da militare.

Alla Sala di Napoli in Piazza Carità, il proprietario di questo locale è il Sig. Occhiuti. Totò si afferma con le parodie, iniziando con la nota canzone Vipera, di E.A. Mario, portata al successo dalla chanteuse
Anna Fougez, la canzone citata diventa, a questo punto, Vicoli che in chiave autobiografica racconta la scoperta di un adolescente della propria mascolinità. La caricatura benché divertente non può essere replicata per sempre, quindi ancora una volta cambia vestito diventando Biscia, che Totò interpreta con movimenti del corpo e del collo, che diventano la sua caratteristica. Il teatro Trianon diventa un altra tappa delle sue esibizioni, ma le cose non vanno bene, Totò non riesce ad avere il successo desiderato e decide di trasferirsi a Roma con i suoi genitori. Una volta lì, deciso a perseguire la sua vocazione, si presenta ai più noti impresari declamando successi ottenuti a Napoli, ma la risposta è sempre la stessa ”il personale artistico è al completo“.

Primo attore era Francesco De Marco (non parente di Gustavo) detto "nfrù". Totò recitava farse con Pulcinella e le maschere classiche del teatro napoletano. In queste occasioni rivestiva il ruolo di mamo, il giovanotto un po' stupido e sempre deriso. Era solo un figurante, sempre posizionato sui lati del palcoscenico. Pur lavorando nelle controscene ed in piccoli ritagli, riusciva meglio del capocomico. Ciò gli valse il primo di altri licenziamenti.

Il 2 settembre dello stesso anno è di nuovo allo Jovinelli di Roma, in una serie di serate con la dizione “comico eccentrico” (lui ha il primo numero, il meno importante, mentre il posto d’onore, in chiusura, è una commedia pulcinellesca con Salvatore De Muto). A novembre è segnalato ancora a Roma, all’Aurora. La fisionomia della maschera continua intanto a precisarsi; nella filigrana consunta del “Cafe-chantant” di gennaio s’intravede il fracchettino ereditato dal nonno, la stringa di scarpe per cravattino, una lobbia che presto lascerà il posto a una bombetta; sotto, invisibile nella foto, dovrebbero esserci anche i pantaloni troppo larghi, presi dall’armadio del padre.

Antonio Clemente

Iniziò da lì la scalata al successo. Il giovane attore sostituisce il suo vecchio costume di scena, un anonimo abito, con un vestito estroso dettato dalla povertà, che diventerà poi il suo biglietto da visita: una bombetta vecchia, un tight di un paio di misure più grandi, una camicia consunta con il colletto corto e basso, per cravatta una semplice stringa, pantaloni a saltafosso e scarpe basse. La prima al teatro Sala Umberto I risulta un successone. Per l’entusiasmo, Totò, che si sente a casa felice di tutto ciò che lo circonda, si lascia andare ad una serie di esibizioni, che lasciano il pubblico, contento di applaudirlo, di chiedere il bis per assistere alle sue mimiche facciali, alle sue macchiette che regolarmente ripropone: ll bel Ciccillo, Vicoli, Il Paraguay, con continui doppi sensi e sberleffi. Totò da il meglio di se stesso per ringraziare quel pubblico entusiasta. E’ fatta!


1921

Il 24 febbraio Anna Clemente, sua madre, sposa Giuseppe de Curtis.

Attività artistica : nell’agosto 1921 è segnalato per la prima volta alla prestigiosa Sala Umberto di Roma. Ormai accompagnato sempre sui cartelloni con l’epiteto di “comicissimo”, continuò a partecipare agli spettacoli messi su all’impronta alla Sala Napoli, ma non più nel ruolo del marno. Il ragionier Occhiuti si rese conto del suo talento innato, che faceva ridere il pubblico anche da muto e da fermo, e lo scritturò per sceneggiare in parodia la famosa canzone di E.A. Mario Vicolo , che lo stesso Totò aveva ribattezzato Vipera . In verità l’attore, appena rientrato dalla guerra e sempre al teatro Orfeo, aveva visto Nino Taranto interpretare la stessa parodia e ne aveva trascritto le parole, ma certamente la sua interpretazione era più originale e ricca di trovate particolari.

Fortunatamente Totò vive con i genitori, alla fine ottiene una scrittura, non pagata, nella compagnia dell’impresario Umberto Capece, al teatro Salone Sant’Elena in Piazza Risorgimento. In effetti si tratta di una baracca di legno dove vengono alternati drammi a tinte forti ( Le due orfanelle, La cieca di sorrento ecc ecc ). Il metodo di Capece è basato sull’improvvisazione, le prove si fanno 2 ore prima dello spettacolo che stesso gli attori arricchiscono con battute fatte sul momento, Totò abita lontano, per arrivare in teatro deve attraversare mezza Roma. Una sera in cui la pioggia era forte e battente, Totò arriva in ritardo in teatro e viene cacciato malamente. Il freddo forte lo costringe a fermarsi e a riscaldarsi le mani davanti ad un braciere di una venditrice di castagne che riconoscendolo gli regala una manciata di castagne. La definizione di “imitatore” sparisce infatti presto da manifesti e recensioni, non perché il pubblico nel frattempo si dimentichi dell’originale ma perché il numero, la macchietta, l’esibizione inizialmente ispirata a Gustavo De Marco sarà talmente personalizzata dal suo discepolo da divenire una creazione autonoma.


1922

All'inizio degli anni '20 il marchese Giuseppe de Curtis riconosce Totò come figlio e regolarizza la situazione familiare.

1922 Antonio Clemente 000 000 L

A gennaio 1922 Totò risulta al Politeama Garibaldi di Palermo, e a fine mese al Teatro Olympia della stessa città. E questa Giuseppe Jovinelli

proprietario dell’omonimo Pasquariello. Nell’ottobre del 1922 è a L’Aquila, al teatro Orfeo. Nella difficile ricostruzione temporale della biografia artistica di Totò, risulta piuttosto improbabile che nel 1922 il capocomico Umberto Capece licenzi Totò — peraltro assunto senza paga in qualità di “straordinario” - dagli spettacoli al Salone Elena di piazza Risorgimento, solo per essersi sentito chiedere mezza lira per un tram da Termini al quartiere Prati. Possibile che dopo anni di gavetta anche romana e un piccolo nome già in cartellone allo Jovinelli, Totò fosse retrocesso alla casella dell’apprendista non pagato? L’episodio dell’ingresso di Totò allo Jovinelli (sempre descritto come avvenuto nel 1922, ma sappiamo che vi aveva già recitato alcuni anni prima), ottenuto in seguito a un litigio tra il proprietario don Peppe Jovinelli e Gustavo De Marco in persona, ha il sapore favolistico di un fatale passaggio di consegne, una provvidenziale staffetta dal maestro riconosciuto al suo allievo più geniale. Importare è notare che la compagnia di Umberto Capece (che comunque al Salone Elena viene segnalata almeno una volta nel 1922, in dicembre, dal “Messaggero”) era una compagnia di comici dell’arte, specializzata nell’allestimento di farse pulcinellesche, una di quelle congreghe di artisti che un paio d’ore prima di entrare in scena, sulla base delle indicazioni del capocomico, si dividevano i ruoli su un intreccio di massima, attenti a entrare’ e ‘uscire’ ai segnali convenuti, e affidandosi ‘a soggetto’ al repertorio accumulato con l’esperienza. È una delle occasioni in cui Totò si confronta con Pulcinella, la maschera più caratteristica di Napoli, l’ingombrante antenato di ogni artista partenopeo.


1923

Per la prima volta in vita sua usa un vagone letto per andare a Milano. L'episodio sarà rielaborato in futuro nella famosa scena del "wagon lit" . Gli fu assegnata la cabina n.13 ma non volle entrarci prima di aver svitato la targhetta con la nefasta cifra. Attività artistica : dalla sera dell'esordio allo Jovinelli l’attore da il meglio di sé, lasciandosi andare in mimiche facciali, piroette, doppi sensi e le immancabili macchiette di Gustavo De Marco . Tra grida di bis ed applausi, l’esperienza al salone Umberto I segna per Totò l’affermazione definitiva nello spettacolo di varietà. Dopo la consacrazione della Sala Umberto, dal '23 al '27 si esibisce nei principali caffè-concerto italiani, dal Teatro Trianon al San Martino di Milano, al Teatro Maffei di Torino. Il repertorio rimane quello collaudato di macchiette e parodie in cui si esplica il tipo della marionetta disarticolata, che inizia a diventare famoso come "l'uomo di gomma". Il consenso del pubblico ottenuto al teatro non compensa però con lo stile di vita dell’artista: la paga è molto bassa e non può neanche permettersi abiti eleganti e accessori raffinati (ai quali lui tiene molto) o un taglio di capelli caratteristico, con le basette come quelle di Rodolfo Valentino.


1924

Viene annunciato allo Jovinelli un “Grande Spettacolo di Varietà con TOTO’ sempre in crescente successo” come prologo comico di una serata d’onore dell’attrice Niny Biricchina, compagnia Salvatore De Muto; è probabilmente nello stesso anno che don Peppe Jovinelli, visto che il suo teatro è anche occasionalmente usato per incontri di boxe. Totò firma un contratto prolungato con Giuseppe Jovinelli, che lo usa spesso in varie parti dello spettacolo e che organizza addirittura un finto match tra lui e il pugile Oddo Ferretti, un peso medio campione di boxe; l’idea è quella di inscenare un finto incontro, ma Totò era troppo entusiasta e suo malgrado inizia a tirate pugni un po’ troppo pesanti al campione che innervosito risponde con pesanti diretti, Totò si spaventa e scappa, inizia a correre in platea seguito dal campione, un pubblico entusiasta applaude il suo beniamino credendo di assistere ad una recita. Nel dicembre 1924 il "Il Messaggero" presenta Totò come "il comico coutchone"

1924 - Locandina Jovinelli

Il comico firma un contratto prolungato con Oddo Ferretti, un peso medio campione di boxe; l’idea è quella di inscenare un finto incontro, ma Totò era troppo entusiasta e suo malgrado inizia a tirate pugni un po’ troppo pesanti al campione che innervosito risponde con pesanti diretti, Totò si spaventa e scappa, inizia a correre in platea seguito dal campione, un pubblico entusiasta applaude il suo beniamino credendo di assistere ad una recita. Nel dicembre 1924 il "Il Messaggero" presenta Totò come "il comico coutchone"


1925

Attività artistica: Totò sta diventando una stella del varietà romano, il numero uno dell'Umberto I e nei manifesti troneggia a caratteri cubitali il suo nome. Il successo era finalmente arrivato e Totò, molto richiesto dalla Sala Umberto e da altri teatri romani del varietà, cominciava a essere conosciuto e apprezzato. I manifesti che venivano affissi sui muri di Roma non indicavano più «...e con Totò» , ma «Totò a grande richiesta» oppure solo «Totò» , sempre a caratteri cubitali. Dopo oltre dieci anni, durante i quali le sue esibizioni teatrali continuavano a ruotare intorno alle macchiette di De Marco, finalmente il suo repertorio andava lentamente modificandosi, fino ad approdare a contesti originali recitati in forme autonome, con un linguaggio più aperto all’ironia e alla satira esplicita, anziché basato sul marionettismo puro e semplice. Anche se continuava a riproporre le stesse macchiette, ora le scomponeva, le destrutturava e le ricomponeva fino a trasformarle completamente, sempre basandosi su un assioma preciso della sua recitazione, quello dell’improvvisazione, e sullo scatto immediato, così come si recitava la commedia dell'arte. E' a Napoli, all’Eden, dove ripropone le stesse macchiette demarchiane che lo avevano fatto fischiare ad Aversa, riuscendone stavolta in un trionfo tale che Gustavo De Marco si dice sia venuto a congratularsi di persona. A settembre è a Torino al Teatro Maffei e così scrivono i giornali: «Ha debuttato con successo Totò, "comico esilarantissimo"».


1926

Attività artistica : in gennaio lo troviamo ancora a Napoli, per due tappe, al teatro Eden e la rivista "Café-Chantant" lo descrive "in grande vedetta l'agilissimo Totò, sempre in vena gioconda" , a febbraio è ad Avellino al Teatro Giordano, poi nuovamente a Napoli. Da marzo a fine luglio prende parte, con la Compagnia Pittaluga, ad una tournée nazionale con compagnie di avanspettacolo. Il 24 luglio si esibisce a Torino, al Teatro Maffei e la rivista "Café-Chantant" n.14 del 25 luglio 1926, segnala "Totò nel suo originale repertorio comico, festeggiato con inusitate e vibranti manifestazioni d'entusiasmo". In agosto è a Viareggio (Lu), al Teatro Eden e viene segnala il suo debutto "applauditissimo". Novembre e dicembre Totò è a Roma, alla Sala Umberto I. La stampa dell'epoca si sbizzarrisce nelle più vibranti e positive recensioni: "con le sue assurdità comiche e trovate grottesche, vi fa sbellicare dalle risa" , "[...] Totò fa far buon sangue col suo repertorio", "Totò, il comico flessibile ed unico nel suo genere".


1927

Attività artistica : ritorna a Napoli, all’Eden. Il marzo 1927 lo passa in Sicilia, prima al Politeama Garibaldi di Palermo, poi al Sangiorgi di Catania, in coppia con la soubrette Ria Rosa. Dal 1923 al 1927, Totò calca i teatri principali d’Italia come il Teatro Trianon , San Martino di Milano, Teatro Maffei di Torino. L’uomo gomma , così viene chiamato per il suo modo particolare e unico di contorcersi nelle sue esibizioni, finalmente può vestirsi in modo elegante, con i capelli impomatati e le basette alla Rodolfo Valentino, moda dell’epoca. Le donne lo trovano irresistibile e lui colleziona storie e relazioni con quelle che la mamma Anna chiama senza molta simpatia ” signorine puttane ”.

Ma a lui piacciono more e formose con biancheria di seta; sarà molto generoso con le sue amanti, ma non vuole legami, dice di sovente "Un attore deve essere libero" e nonostante il successo, rimane una persone umile. Ora tutti sentono quasi un dovere essergli amico, anche chi non lo conosce o lo ha semplicemente incrociato qualche volta. Scritturato da Achille Maresca, titolare di due compagnie di rivista e di operetta, entra a far parte da prima della compagnia di rivista e operetta Maresca n. 2 di cui è soubrette Isa Bluette , poi della compagnia Maresca n 1 di cui è soubrette Angela Ippaviz (dall'estate del '27 all'estate del '29). Verso la fine dell’estate del 1927 si trova a Milano anche il torinese Erminio Macario, quattro anni più giovane di Totò, e leggermente più avanti di lui nella carriera; è impegnato nelle repliche della rivista Madama Follia di Ripp e Bel Ami, recitata in coppia con Teresa Ferrerò in arte Isa Bluette, ma medita di lasciare la compagnia per andare a formarne una con Titina (che non è la sorella di Eduardo e Peppino De Filippo ma una ex bambina prodigio, allora molto famosa, all’anagrafe Tina Cocchia) .

L’impresario Achille Maresca promette di lasciarlo libero a patto che gli trovi un degno sostituto. Il repertorio delle due compagnie comprende tra l'altro Madama Follia , Mille e una donna , Girotondo , Baraonda , Si si Susette di Luigi Miaglia Anacleto Francini con gli pseudonimi di Ripp e Bel Ami e sono tra i più prolifici autori del genere. Scritturato dalla ripresa Eugenio Aulicino nel settembre del '29 debutta al Teatro Nuovo di Napoli con la Compagnia Stabile Napoletana Molinari in Messalina di Kokasse (Mario Mangini) e Maria Scarpetta dove è un irresistibile Caio Silio. Notevole successo arride anche I tre moschettieri di Kokasse e Maria Scarpetta in cui è uno straordinario D'Artagnan . Il repertorio della compagnia in cui c'è anche Titina De Filippo , comprende numerosi testi del teatro in vernacolo tra cui quelli di Eduardo Scarpetta: 'Na santarella, 'Nu turco napoletano, 'O balcone, Mettiteve a ffa' l'ammore cu mme, Li nepute de lu sinneco, Na criatura sperduta.


1928

Giuseppe de Curtis si è finalmente deciso a riconoscere Antonio come figlio proprio, togliendogli il cognome materno e soprattutto l’odioso marchio di NN. Ottiene il riconoscimento dal padre naturale Giuseppe de Curtis ereditando il titolo di Principe. Antonio Clemente, figlio di N.N., da questo momento diventa a pieno titolo e con tutti gli effetti legali il marchese e Principe Antonio de Curtis. Totò ama molto lavorare, ma non rinnega il dolce far niente. In tutti gli anni di varietà viaggia con la sua inseparabile valigetta di cartone dove custodisce i suoi risparmi, all’epoca le banconote da cento lire sono grandi, riempie la sua valigia e, a scrittura terminata sparisce. A Rapallo possiede una casetta, Totò si rifugia lì ogni volta che può, dove resta finché non gli finiscono i risparmi. Il lavoro gli piace e in pochi anni si affianca alla spumeggiante Isa Bluette

Isa Bluette 3

e alla grande Angela Ippaviz,

Angela Ippaviz 05 L

esibendosi in nuovi repertori, che privilegiano lo spettacolo e le coreografie. Attività artistica : il 25 gennaio 1928, Totò venne chiamato a sostituire l’attore Eugenio Testa - che si era improvvisamente ammalato - e debuttò alla Sala Umberto di Roma con la Compagnia Isa Bluette, diretta da Achille Maresca, in Madama Follia di Luigi Miaglia (in arte Ripp) e Anacleto Francini (in arte Bel Ami), nella quale recitavano appunto Isa Bluette e Mario Castellani, che sarà poi la spalla di Totò in cinquantasette film. Bisogna comunque dire che era stato Macario a fare il nome di Totò, proponendolo alla compagnia Maresca n.2. Pochi giorni dopo, nello stesso teatro, la compagnia presenta una nuova rivista di Ripp e Bel Ami, "Il paradiso delle donne" , l’11 febbraio è la volta di "Mille e una donna" , ripresa da un’edizione precedente; e solo quattro giorni dopo debutta "Girotondo", sempre di Ripp e Bel Ami. In estate, con la Compagnia Maresca n.1 e la soubrette Angela Ippaviz, è a Napoli, Roma e Milano ricevendo critiche sempre lusinghiere.

La critica, tra il 1928 e il 1929 lo definisce un "comico grottesco" della storia contemporanea e si consacra sulle cronache di testate giornalistiche importanti. Continua ad esibirsi con la compagnia Maresca n° 1 e n° 2 , affiancato dalle soubrette più ammirate del momento. Nella compagnia conosce Mario Castellani . La sua paga giornaliera è di 75 lire al giorno, ma già verso la fine dell'anno il suo compenso triplica, passando a 200 lire al giorno (equivalenti a 160 euro).

Produzioni teatrali nel 1928

  • Girotondo
  • Il paradiso delle donne
  • La stella del Charleston
  • Madama Follia
  • Mille e una donna
  • Peccati...e poi virtudi
  • Sì, sì, Susette

1929

Il 1 febbraio con "Monna Eva" è al "Lirico" di Milano, il 19 marzo con "La giostra dell'amore" è all'Adriano di Roma, il 18 settembre con "Messalina" al Teatro Nuovo di Napoli: in questa occasione è il debutto di Totò capocomico della compagnia Molinari e come direttore artistico del "Nuovo" (settembre 1929 - gennaio 1930).
Al Teatro "Nuovo" di Napoli è il 18 ottobre con "Santarellina" e il 25 ottobre con "Amore e Cinema" , il 9 novembre con "Il processo di Mary de' Can" , il 19 novembre con "Li nepute de lu sinnaco" , il 22 novembre in "Miseria e nobiltà" , il 24 novembre in "Monna Eva" , il 29 novembre in "'Na criatura sperduta" , il 2 dicembre in "Metteteve a ffa' l'ammore cu' me" , il 10 dicembre con "'O balcone 'e Rusiniella" (con Titina De Filippo), il 14 dicembre in "Bacco tabacco e Venere". Una decisione presa sul momento da un impresario, fa di Totò il successore di Gennaro Di Napoli, animatore della Compagnia Molinari. Mentre Totò si trova a La Spezia con la compagnia Maresca, viene chiamato dal Barone Vincenzo Scala, titolare del botteghino del Teatro Nuovo di Napoli, che lo scrittura come primo attore, dopo la morte di Di Napoli con il compenso di trecento lire, una cifra altissima all’epoca. Totò inizia così a lavorare e recitare con Liliana Castagnola . Sarà un amore breve e tragico.

 1929 Liliana Castagnola 000 L

Produzioni teatrali nel 1929

  • Amore e cinema
  • Bacco, tabacco e venere
  • Il processo di Mary de' Can
  • La giostra dell'amore
  • Messalina
  • Monna Eva
  • Santarellina

1930

Le soddisfazioni professionali dell'attore non vanno però di pari passo con quelle sentimentali. Nonostante il suo successo con le donne e le numerose avventure, il giovane si sente inappagato. Fino a quando non irrompe nella sua vita Liliana Castagnola , che Totò nota su alcune sue fotografie in un provocante abito di scena, rimanendone subito colpito. La sciantosa, fino a quel momento, era stata costante oggetto delle cronache mondane: fu espulsa dalla Francia per aver indotto due uomini al duello, e un suo amante respinto si tolse la vita dopo averle sparato un colpo di pistola che la ferì di striscio al viso (a causa della cicatrice, sebbene lieve, la Castagnola adottò la pettinatura "a caschetto" che le copriva le guance). La donna giunse a Napoli per lavoro, e incuriosita dal veder recitare l’artista napoletano, si presenta una sera ad un suo spettacolo. Totò non si lascia sfuggire l’occasione ed inizia a corteggiarla mandandole, alla pensione degli artisti dove lei abitava, mazzi di rose con un biglietto d’ammirazione, al quale lei risponde con una lettera d’invito ad una sua esibizione. Sono questi gli inizi di un'intensa (seppur breve e tormentata) storia d’amore. Sebbene sia una donna fatale, sia sul palcoscenico sia nella vita reale, la Castagnola ha per l'artista napoletano un sentimento sincero e passionale. Dopo il primo periodo iniziano però i problemi legati alla gelosia: Totò non sopporta l’idea che Liliana , durante le sue tournée, venga corteggiata dagli ammiratori e ciò lo induge a pensare a eventuali tradimenti, che danno origine a continui litigi.

Entrambi sono poi vittime di malelingue e pettegolezzi, la donna entra in un profondo stato di depressione e la loro relazione inizia sempre più a deteriorare. Liliana , accrescendo un senso di attaccamento morboso al suo uomo, pur di restargli accanto propone di farsi scritturare nella sua stessa compagnia; ma Totò, sentendosi continuamente oppresso dal comportamento della donna, è più volte sull'orlo di lasciarla, fino a quando decide di accettare un contratto con la compagnia “Cabiria", che lo avrebbe portato a Padova. L'epilogo fu che Liliana , sentitasi abbandonata dall’amato, si suicida ingerendo un intero tubetto di sonniferi. Viene trovata morta nella sua stanza d’albergo, con al suo fianco una lettera d'addio a Totò. L'attore, che ritrova il corpo esanime della donna il mattino seguente, ne rimane sconvolto, si sente in qualche modo responsabile e il rimorso lo accompagnò per tutta la sua vita, tanto che in seguito decise di seppellirla nella cappella dei de Curtis a Napoli e decreta che, qualora avesse avuto una figlia, invece di battezzarla col nome della nonna paterna (secondo l’uso napoletano), le avrebbe dato il nome di Liliana. In merito all’impegno già preso, la sera stessa partì per la tournée con la compagnia. Tornato a Roma il mese di giugno, si esibisce nuovamente in numerosi spettacoli alla Sala Umberto I, dove ripropone il suo repertorio di macchiette e nuove creazioni, impersonando anche Charlot, come umile omaggio a Chaplin. Torna poi a lavorare con l’impresario Achille Maresca, con il quale inizia una nuova tournée riproponendo i successi degli anni precedenti, con la compagnia Cabiria e successivamente in numerosi spettacoli di varietà nei più noti caffè-concerto d'Italia. Nell’anno dell’avvento del sonoro Stefano Pittaluga, che produsse con la Cines La canzone dell'amore (il primo film italiano sonoro), è alla ricerca di nuovi volti da portare sul grande schermo. Le doti comiche di Totò non gli sfuggono e, dato che era in procinto di produzione un film chiamato "Il ladro disgraziato" , gli fece fare un provino . La pellicola non vide mai la luce, anche per il fatto che il regista avrebbe voluto che Totò imitasse Buster Keaton, idea che all’attore non garbava affatto.

La sua paga giornaliera passa a 1000 lire al giorno (equivalenti a 800 euro).

Produzioni teatrali nel 1930

  • I tre moschettieri
  • Charlot per amore

1931

Dopo lo shock della violenta morte della Castagnola, abbandona la compagnia Stabile Molinari, interrompendo il rapporto col Teatro Nuovo di Napoli. Si getta a capofitto nel varietà, agli sketch di rivista e alle macchiette dell'avanspettacolo, forse per avere maggiori stimoli artistici scegliendo l'incertezza dell'ingaggio "a tempo", mettendosi alla prova con pubblici più variegati e soprattutto per produrre in proprio gli sketch. E' il primo passo per fondare una propria compagnia, cosa che farà a breve. Fra aprile e maggio è al Barberini di Roma con le riviste L’uccello di fuoco e Ricchezza del mare , poi al Santa Lucia di Napoli con i due spettacoli citati e la ripresa di Madama Follia e Santarellina , ridotti in forma di avanspettacolo. A fine agosto è a Firenze, a fare il numero di chiusura alle “Follie Estive”.
La compagnia di riviste Totò ripropone il repertorio degli anni precedenti con alcune novità come il Vergine folle ovvero Trik-Trak e la Vile seduttrice entrambe di Diana Bandini Lucchesini Rogliani , una ragazza fiorentina sedicenne di cui si innamora.

 1944 Diana Bandini Rogliani 020 L

1932

Dalla stagione 1932-'33 in poi è capocomico di Compagnie di Rivista e Fantasie Comiche ed in base al tipo di teatro o cinema-teatro (della città via via tappa della tournèe), dà i propri spettacoli completi in 3 atti oppure in un atto se in "avanspettacolo". Dopo lo Charlot di Amore e cinema , il primo banco di prova è un intrigogo sessual-avventuroso dai multipli titoli, Tric Trac oppure Il vergine folle ovvero La vile seduttrice , ancora a firma di Ripp e Bel Ami, che Tòto poi all’Eliseo di Roma nel gennaio del 1932 tornando momentaneamente con Achille Maresca; l’intreccio viene quindi modificato e ridotto ad atto unico il mese successivo per il Teatro Morgana di Roma, con il titolo La vergine di Budda , in cui Totò interpreta Gelsomino (o Serafino, a seconda delle versioni). Momentaneamente accantonata l’eventualità di entrare nel cinema, diviene quindi uno dei protagonisti più importanti in Italia, dell' avanspettacolo .

Fino al 1939 darà vita a una serie di proprie formazioni di avanspettacolo che facendo base a Roma portano le maggiori cinema teatri della penisola: Colori nuovi, Ridi che ti passa, Era lui sì sì era lei no no, La vergine indiana, Se quell' evaso fossi io, La banda delle gialle, 50 milioni c'è da impazzire, Uomini a nolo, L' ultimo Tarzan, Fra moglie e marito la suocera è il dito e le altre riviste a cui arriva un grande successo popolare soprattutto per la pirotecnica vivacità del protagonista, il quale si prodiga in una girandola di scherzi destinati a diventare proverbiali che dopo l'ultimo quadro si concludeva regolarmente con la passerella finale scandita dalla Marcia dei Bersaglieri. Guglielmo Inglese e Eduardo Passarelli sono in questo periodo le spalle più assidue e meglio sintonizzate con gli scarti del comico. Le soubrettes sono di volta a volta Adriana Edelweiss, Clely Fiamma , Olivia Fried, Gioconda de Vinci. Il lungo tirocinio dell'avanspettacolo consolida definitivamente il suo successo, tanto che negli anni 30 rappresenta una delle figure più amate ed entusiasticamente apprezzate dai pubblici popolari di tutta Italia. Viene scoperto anche da una particolare platea di intellettuali e di critici che si avventurano nelle sale dei cinema varietà. Se Cesare Zavattini e Umberto Barbaro sono tra i primi intellettuali a intuirne le straordinarie possibilità, tra i critici teatrali sono sin da allora i suoi seguaci e ammiratori Renato Simoni, Eugenio Ferdinando Palmieri, Sandro De Feo, Adolfo Franci, Marco Ramperti.

Produzioni teatrali nel 1932

  • La vile seduttrice

1933

In maggio debutta Il mondo è tuo ovvero Di male in peggio, firmato da Totò con Cliquette (pseudonimo di Diana Bandini Rogliani, associata per la prima e unica volta all’attività artistica del compagno), dove Totò è una sorta di Sancho Panza al servizio di un Contino ansioso di affrontare l’ignoto. In autunno ci sono gli sketch di Dalla calza al dollaro , firmato da Paolo Rampezzotti Tramonti, in cui il finale è il già noto sketch in cui Totò si traveste da sposina; Questo non è sonoro è un ampliamento di Totò, Charlot per amore, in cui il personaggio chapliniano viene sostituito da quello western di Tom Mix; Il Grand’Otello di Bel Ami riprende un’antica macchietta demarchiana e gioca sui temi della gelosia parodiando la tragedia di Shakespeare; Era lei sì sì, era lei no no, era lei che lo voleva è ancora una versione alternativa di Tric Trac/La vergine di Budda , La banda delle bambole bionde, poi La banda delle gialle , poi Quello della mano verde di Paolo Rampezzotti Tramonti ripesca La camera fittata per tre , fa la parodia del noir americano e mette in scena il rapimento di un bimbo. Intanto la notizia che Totò è in cerca di casato nobiliare si è diffusa e l’attore riceve offerte e lusinghe da aristocratici che vengono a proporsi come padri adottivi; di uno di questi, il marchese Dassergio, le cronache tramandano l’incarico che Totò gli diede assumendolo nella propria compagnia: tirare i siparietti alla fine di ogni scena o balletto. Si tratta in genere di personaggi squattrinati, disposti a vendere il cognome in cambio di una piccola rendita, e tra loro non mancano autentici imbroglioni, come quel duca che dopo una settimana viene riaccompagnato alla stazione perché l’avvocato di Totò ha appurato che il suo sangue non era poi così blu come sosteneva. Intanto il marchese Francesco Maria Gagliardi Focas lo adotta trasmettendogli i suoi titoli nobiliari. Con l'aiuto del Marchese Gaspare de Curtis ritrova presso il castello de Curtis, a Somma Vesuviana in provincia di Napoli, un'enorme quantità di di documenti attestanti la discendenza bizantina della famiglia. Il 10 maggio nasce sua figlia a cui, in ricordo della Castagnola, dà il nome di Liliana.

1935 Antonio de Curtis Liliana de Curtis L

In quel periodo che alcune personalità importanti nel mondo della cultura e dello spettacolo, tentano di imporlo al cinema: tra di loro Umberto Barbaro e soprattutto Cesare Zavattini.


1935

Nel 1935 un Totò affermatissimo realizza il suo sogno: una casa a Roma in via Tibullo 20. La bella e felice famiglia è cresciuta, Totò è felice, ha una bella moglie, una bella figlia, fa un lavoro tanto sudato, quanto agognato che gli piace, lo gratifica ed economicamente è abbastanza soddisfatto ma una cosa lo tormenta: una insana, immotivata e ossessiva gelosia per la moglie Diana . Questa gelosia inizierà a rovinare la loro relazione. Tipico maschio latino Totò, che nonostante conosca bene la sensazione e il sentimento della gelosia, non si lascia scappare brevi avventure con compagne di viaggio e lavoro. Chiude a chiave nel camerino la moglie solo perché un ignaro giovanotto l’ha guardata, mette del borotalco sulla soglia di casa per controllare impronte di eventuali sconosciuti. Ama passare del tempo con la piccola Liliana che scorrazza per Roma in una Balilla comprata di seconda mano.

Il 6 marzo dopo la tormentata "fuga" da Firenze ed aver rischiato l'arresto per aver circuito una minorenne, sposa Diana Bandini Lucchesini Rogliani nella chiesa di Piazza San Lorenzo in Lucina a Roma. Il successo di Totò continua di compagnia in compagnia, di teatro in teatro; molto scrupoloso nei confronti degli attori che scrittura, a volte si accontenta di mangiare un panino con mortadella mentre loro vanno al ristorante, per stare nelle spese. Straordinario il successo all’Olimpo di Milano in Don Giovanni sono io , dove sperimenta le sue doti migliori in mimica e invenzioni linguistiche. È l'incontro con Gustavo Lombardo che aprirà a Totò le porte del cinema per una carriera trentennale, ricca di successi.

Progetti non realizzati

  • Darò un milione
    La surreale maschera di Blim, in un primo tempo assegnata a Totò, verrà affidata a Luigi Almirante. Calandrino da Boccaccio scritto da Ettore Maria Margadonna, per la regia di Carlo Ludovico Bragaglia e la produzione Tirrenia Film; ma quella di Totò è solo una delle ipotesi (in concorrenza ancora con Keaton, il tedesco Paul Kemp, Umberto Sacripante, di nuovo Luigi Almirante) e alla fine il film neanche si fa. Gira voce anche di un Pinocchio , uno dei progetti cinematografici che Antonio de Curtis accarezzerà inutilmente per tutta la vita.

1937

Il successo di Totò riscontrato a teatro suscita nei registi cinematografici così grande ammirazione che iniziano a proporgli il cinema, lo invogliano, lo corteggiano, tranne qualcuno che continua a scegliere altri attori più affermati, perché non se la sentono di puntare su un attore ancora poco conosciuto sugli schermi cinematografici. Man mano Totò si avvicina al cinema, ma l’affetto e il calore del pubblico gli manca, un pubblico anche critico ma che lo vuole a teatro, ecco perché il tentativo del cinema gli riesce ancora difficile. Debutto cinematografico con Fermo con le mani! , un film concepito con mezzi molto scarsi, la cui intenzione primaria era proporre al pubblico italiano un'alternativa del personaggio di Charlot, cui farà seguito Animali pazzi entrambi prodotti da Eduardo Passarelli.

 1942 Orlando Curioso 01 L

(fratellastro dei De Filippo), che reciterà anche in svariati film al fianco di Totò. Un pubblico affezionato applaude un Totò sempre più fantasioso nell'interpretare i suoi svariati personaggi, ma tutto volge al termine e anche l’epoca dell’ avanspettacolo finisce e uno scaltro Totò sa ritirarsi in tempo da questa forma teatrale ormai superata.

Produzioni cinematografiche nel 1937

  • Fermo con le mani!

1938

In agosto, mentre si trova in vacanza a Viareggio, Antonio accusa un abbassamento di vista a un occhio. Non è soddisfatto del suo debutto cinematografico con Fermo con le mani , ma si sa lui è un ribelle, quindi prova a sfidare la sorte e a ripetere la prova, che lo porterà film dopo film, regista dopo regista al successo tanto sperato. In ambito personale, la vera fine del matrimonio è causata dalla passione di Totò per le donne, le ballerine soprattutto, più che l'assenza da casa per le tournée teatrali in giro per l'Italia. Già dall'anno precedente i coniugi sono già in rotta e la bambina è affidata ad un asilo nido, ma alcuni mesi dopo Totò e Diana si rappacificano per amore di Liliana. Non dura molto.


1939

In seguito al distacco di retina traumatico all’occhio sinistro, per cui viene operato in una clinica romana, con esito negativo, dal Professore Speciale Piccichè e rimane con gli occhi bendati per alcune settimane; si ritrova di fatto quasi cieco da un occhio, cosa di cui erano al corrente soltanto i familiari stretti. La sua assurda gelosia coniugale però, gli gioca un brutto scherzo. Antonio è in clinica, dopo l’operazione, entrambi gli occhi bendati, e Diana è sempre accanto al suo letto; a un certo punto la sente alzarsi, allontanarsi un momento, e lui s’insospettisce, si allarma, vuol vedere dove sta andando, arriva a togliersi la benda... Annullati in un attimo i benefici dell’intervento, l’attore viene sottoposto a una seconda operazione che non serve a nulla: perde definitivamente la vista dall’occhio sinistro. Nonostante l'incidente, trova la forza di riaffacciarsi per un breve periodo al teatro d’ Guglielmo Inglese e già mostrato al pubblico italiano anni prima.

1939 Tournee in Africa 005 L

Produzioni cinematografiche nel 1939

  • Animali pazzi

1940

Totò entra nell’enciclopedia degli Attori tragici e attori comici, dov’è definito “comico bizzarro e violento; si lega alla tradizione per un piglio popolaresco d’immediata efficacia ed è moderno per le caratteristiche della sua espressività singolare, che esprime la reazione delle classi povere al macchinismo deformatore. Infatti è famoso per i suoi marionettistici sgambetti, per il suo volto di pupazzo tragico, per la sua voce roca e per un che di morboso che è nella sua recitazione che non sempre è ben accetta ai pubblici borghesi” Il 22 marzo rientra a Napoli, dopo la tournée in Etiopia. Nuova occasione cinematografica con San Giovanni Decollato. Tratto dalla commedia di Nino Martoglio, considerata il cavallo di battaglia di Angelo Musco. Collabora alla sceneggiatura Cesare Zavattini e discusso con Totò, il soggetto di un film che doveva avere il titolo di "Totò il buono", al quale lavorano entrambi.

Produzioni teatrali nel 1940

  • Quando meno te l'aspetti

1941

Nel mese di maggio arriva la notizia tanto attesa: un decreto ministeriale riconosce ad Antonio de Curtis il titolo di Nobile Cavaliere del Sacro Romano Impero, e il diritto a essere iscritto nel Libro d’Oro della Nobiltà italiana: è marchese e principe, ufficialmente. La sua casa è ormai piena di documenti, pergamene, bolle scovate e inviategli dall’avvocato Bizzarro e di ritratti degli avi che l’attore compra in giro per l’Italia.

Produzioni cinematografiche nel 1941

  • L'allegro fantasma San Giovanni decollato

1942

Il 22 febbraio 1942 Totò si trova a Ferrara con Michele Galdieri per battezzare al Verdi un nuovo lavoro, Clelia Matania , sua compagna di lavoro, gli chiede il motivo per cui non si fosse tolto il costume prima di fuggire ritenendolo ridicolo. Le rispose: ”E secondo voi i’ songo accussì fesso da finì acciso sott' 'e bombe pe' colpa 'e nu pennacchio?” E' così spontanea la sua risposta che tutti per un attimo dimenticano la paura e applaudono divertiti.

Gli spettacoli si svolgono in un clima di disagio e paura in teatri freddi, gli attori quasi sempre rimangono senza cibo per la scarsità di alimenti; non solo a Milano, ma anche a Roma la situazione era grave.

Produzioni teatrali nel 1942

  • Volumineide
  • Orlando curioso

1943

L’epoca è quella che è e nonostante Totò porti all’occhiello della giacca il distintivo del partito fascista , le sue idee politiche sono assolutamente diverse. Lui è un Principe, il Principe de Curtis e mai potrà sentirsi in sintonia con la presunzione e il potere dei “caporali”, tra l’altro combattuti da lui stesso, nel periodo nazista con l'unico mezzo che aveva a disposizione: la satira. Anche durante gli spettacoli con la complicità di Michele Galdieri , direttore di una nuova rivista, spesso nelle sue esibizioni lancia messaggi di insubordinazione, rientrando subito nei canoni stabiliti dal periodo, solo per quieto vivere. Siamo agli inizi dell'anno e ritrova Anna Magnani in molte riviste, in questo periodo difficile di stenti e privazioni, ma nonostante ciò, carico di speranze. Con la scarsità di mezzi di trasporto e benzina, che veniva razionata, Totò arriva in teatro in bici e la Magnani su di un carretto tirato da un pony chiamato Banana, che mangiava erba perché la biada era introvabile.

Lo spettacolo deve andare in scena tutte le sere. Tra il dicembre del 1943 e il gennaio del 1944 Anna Magnani torna a lavorare con Totò in Che ti sei messo in testa? in scena al Teatro Valle di Roma. Il titolo originale sarebbe dovuto essere Che si sono messi in testa? ma la censura lo fa cambiare, causa di allusioni alla pretesa nazifascista di tenere soggiogati interi popoli e di conquistare il dominio sul mondo. Una sera si sparge la voce dell'attentato ad Hitler e Totò, che adatta il copione all'attualità di quei giorni, si presenta improvvisamente in scena coi baffetti e col ciuffo, incerottato e fasciato e attraversa la scena nel bel mezzo di un numero che tratta tutt'altro, e zoppicando scompare tra l'ilarità generale. Quella sera stessa un colonnello tedesco, suo amico, gli confida che il mattino seguente avrebbero arrestato sia lui che i fratelli De Filippo, poiché anche loro avevano preso in giro i nazisti. Il 19 luglio un violento bombardamento colpisce Roma, il giorno successivo, dopo aver avvertito Peppino, Totò preoccupato prende Diana e la piccola Liliana e va a nascondersi dalla fidata famiglia De Santis, una coppia di ammiratori sfegatati che è sempre presente ai suoi spettacoli e occasionalmente invia cibo e leccornie prelibate, nei pressi dell'Aurelia.

Si rende subito conto che è ancora più pericolosa quella zona, trovandosi nelle vicinanze di una polveriera e quindi bombardata più spesso. In quel periodo, nonostante la fame e la paura, la gente è molto più propensa ad andare al cinema o al teatro se non altro per avere qualche ora di distrazione e per sorridere se lo spettacolo prometteva risate.

Produzioni cinematografiche nel 1943

  • Due cuori fra le belve Produzioni teatrali nel 1943
  • Aria nuova

1944

Il 29 settembre Giuseppe de Curtis , padre di Totò, muore a Roma, nella casa del figlio, al numero 42 di via Monti Parioli.

Produzioni teatrali nel 1944

  • Che ti sei messo in testa?
  • Con un palmo di naso

1945

Con sentenza del 18 luglio 1945, il Tribunale di Napoli gli riconosce il diritto di fregiarsi dei nomi e dei titoli di Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio, Altezza Imperiale, conte palatino, cavaliere del Sacro Romano Impero, esarca di Ravenna, duca di Macedonia di Illyria, principe di Costantinopoli, di Cilicia, di Tessaglia, di Ponto, di Moldavia, di Dardania, del Peloponneso, conte di Cipro e di Epiro, Conte Duca di Drivasto e di Durazzo, che si trovano riportati, con molti altri ancora, nel Libro d'Oro della Nobiltà Italiana . La discendenza di Antonio de Curtis e dei Suoi diritti erano già stati riconosciuti con decreto Ministeriale del 6 maggio 1941 e saranno riconfermati da vari tribunali degli anni successivi ..

Totò fu membro della Loggia massonica "Fulgor" di Napoli dal luglio 1945 e, in seguito, della Loggia "Fulgor Artis" di Roma, da lui stesso fondata. Entrambe le Logge appartenevano alla "Serenissima Gran Loggia Nazionale Italiana" di Piazza del Gesù, oggi Gran Loggia d'Italia degli Alam.

Il 22 gennaio 1945, quando Antonio de Curtis debutta a Siena con Lucy D’Albert in Imputati, alziamoci!, collaudato testo di Galdieri, Anna è impegnata a girare il film di Rossellini e a recitare in Soffia so’, rivista di Garinei e Giovannini. Il sodalizio teatrale de Curtis-Magnani s’è interrotto, Anna preferisce compagni di lavoro meno irruenti e aggressivi, che sul palco le lascino un po’ più di spazio; l’accoppiata sarebbe comunque praticamente impossibile perché lei lavora a Roma mentre il comico deve portare la rivista in tournée per l’Italia. La compagnia si trasferì, pochi giorni dopo, a Firenze, dove Totò fu coinvolto, suo malgrado, in un increscioso incidente con uno spettatore . Totò faceva la macchietta di Napoleone, e a un certo punto un attore gli domandava: “Compagno?”. “No, camarade”, rispondeva Totò, storpiando la parola francese che suonasse quasi come l’italiano e fascista “camerata”. L’altro stupito, chiedeva: “Camarade?" E Totò: “Va bè, fa come vuoi. Camarade o compagno è lo stesso”. Dopo lo spettacolo, un partigiano con la scusa di un autografo, andò in camerino e gli domandò: “Veramente per lei camerata e compagno è la stessa cosa?”. Preso alla sprovvista, Totò rispose: “Mah, non so... ”. Il partigiano non lo lasciò finire: con una mossa fulminea lo colpì con un pugno in faccia, spaccandogli le labbra. Per fortuna, c'era il macchinista Silvio Viglino (futuro suocero di Dino Valdi ) che s’intromise, impedendo così all’energumeno di continuare il massacro.

A giugno Totò torna in scena a Roma, al Quattro Fontane, ancora con Lucy D’Albert in Un anno dopo di Oreste Biancoli. In estate si reca a Capri per una breve vacanza, in compagnia della moglie Diana e della figlia Liliana.

Produzioni teatrali nel 1945

  • Un anno dopo
  • Imputati, alziamoci!

Produzioni cinematografiche nel 1945

  • Il ratto delle Sabine

1946

Appena liberata Roma, a braccetto con la nuova rivista di Michele Galdieri che ha debuttato al Teatro Valle il 26 giugno del 1944 Con un palmo di naso , in una nuova rivista con argomenti attuali di satira politica, ritroviamo un Totò-Pinocchio-Mussolini e un Totò-Hitler in imitazioni di ciò che è successo negli anni passati e fortunatamente superati: Eravamo sette sorelle Il primo gennaio, proprio durante la rappresentazione di Eravamo sette sorelle , nasce l'invenzione della passarella finale col piumino da bersagliere.

E' proprio un bersagliere infatti che, preso da un entusiasmo incontenibile durante lo spettacolo, al momento dell'uscita degli attori per i saluti di rito, lancia il suo copricapo piumato. Facendo un cenno d'intesa con l'orchestra, Totò improvvisa la famosa marcia indossando il copricapo, introducendo così una novità che sarebbe durata per tutto il periodo in cui fece teatro: la sfilata finale al ritmo della marcia dei bersaglieri.

Mentre prosegue con successo la sua intensa attività teatrale, Totò riesce a reggere ininterrottamente la commedia musicale di Michele Galdieri in tournée in quel periodo e non desiste dalla battaglia araldica che, assistito dal suo amico avvocato Eugenio De Simone, lo vede impegnato a respingere le frequenti contestazioni e dei numerosi pretendenti nelle aule di molti tribunali.

Totò riprende freneticamente le sue ricerche araldiche un po’ in tutta Italia. Al teatro Reale dove recita in quel periodo, una sera manca all’appuntamento di lavoro, cosa stranissima visto la sua puntualità e precisione, l’impresario Elio Gigante decide di andare a cercarlo perché preoccupato, lo trova in compagnia di sua maestà l’imperatore di Serbia che, perché la famiglia gli nega i titoli, appare vestito male e molto trasandato, questo imperatore chiede una mano a Totò in cambio della promessa del titolo di principe a breve tempo, intanto lo nomina ambasciatore. La cosa finisce li senza seguito, ma Totò per un po’ di tempo ha l’illusione di essere davvero ambasciatore della Serbia. Nonostante si renda conto che la sua è una fissazione, continua le ricerche, tiene troppo alle sue discendenze nobiliari, se non altro per onorare i suoi avi ritenuti da lui stesso dei valorosi, ed in questa spasmodica ricerca, lo assiste il fedele avvocato Eugenio De Simone, pronto a sostenere il principe sui dubbi che possono suscitare i suoi tanto declamati titoli nobiliari, scoprendo in quel periodo che il Marchese Giuseppe De Curtis, suo padre naturale, fu adottato dal Marchese Francesco Maria Gagliardi Focas lontano parente di sua nonna materna, la Contessa De Grazia. Nell' aprile del 1946 la Corte di Appello di Napoli conferma Totò ultimo discendente della stirpe imperiale bizantina.

1947 Antonio De Curtis 003 L

Nello stesso mese di aprile Totò è a Parma dove, presso lo Stadio Tardini, dà il calcio d'inizio alla partita di calcio fra Artisti e Giornalisti.

1945 Antonio de Curtis L

In novembre porta in tournée in Spagna, a Barcellona, la rivista "Entre dos noches" , dove riscuote un successo così clamoroso che riceve proposte di lavoro anche dal Messico, ma decide di ritornare in Italia dove porta al successo altri spettacoli in cui gli è accanto Mario Castellani , attore della compagnia di Achille Maresca con cui si è rincontrato in "Quando meno te l'aspetti" nelle altre riviste di Michele Galdieri , destinato a diventare nella lunga carriera cinematografica del dopoguerra la sua spalla più assidua e affiatata.

Produzioni teatrali nel 1946

  • Eravamo sette sorelle

1947

I due orfanelli di Mario Mattoli segna nel 1947 il suo nuovo è più felice incontro con il cinema e prefigura la clamorosa fortuna degli anni successivi, avviata già nel 1948 con Fifa e arena . Nel 1948-1949 apparvero tre suoi film: Fifa e arena 395 milioni e il quinto posto nella classifica commerciale, Totò al Giro d'Italia 302 milioni e l'ottavo posto, I pompieri di Viggiù 400 milioni e il quarto posto. Il boom di Totò non poteva essere più clamoroso la stagione successiva l'attore che interpretò ben sei film, uno di essi ottenne un incasso superiore ai 200 milioni 2 ai 300, 1 a 500. Totò cerca casa figurò al secondo posto in classifica (dopo Catene ), L'imperatore di Capri al sesto, Totò le Mokò al settimo. 1950-1951 altri 6 film, il meno fortunato dei quali ottenne 280 milioni, mentre tutti gli altri oscillano fra i 400 e il 500 due punti Totò sceicco , 47 morto che parla, Napoli milionaria, Figaro qua Figaro la, raggiungano rispettivamente il quinto, settimo, ottavo e decimo posto in graduatoria. Da allora sino al 1956-1957 almeno un film di Totò è sempre compreso nell'elenco dei dei primi 10 classificati stagione per stagione.

Muore Anna Clemente in de Curtis, madre di Totò.

Produzioni teatrali nel 1947

  • C'era una volta il mondo
  • Ma se ci toccano nel nostro debole

Produzioni cinematografiche nel 1947

  • I due orfanelli

1948

Dopo il successo insperato per il recupero del film I due orfanelli e malgrado l’incasso, non si poteva parlare ancora di successo, ma la via era stata aperta. Man mano che i mesi passano si va delineando sempre più il successo che porterà Totò, l’attore comico, a divo del cinema italiano. Il 10 luglio riceve al parco del Colle Oppio la " per la sua attività artistica. Nel novembre del 1948 un decreto sancisce la nascita di un Ordine da lui fondato e presieduto, che riprende l’idea di una milizia istituita da Costantino dopo la battaglia in cui ebbe la visione della croce e restò ucciso Massenzio: l’imperatore aveva ordinato di innanzare il Sacro Segno su uno stendardo affidato poi ai suoi cinquanta cavalieri più valorosi, un nobile drappello mantenuto vivo dai successori al trono di Bisanzio di cui Totò viene a trovarsi legittimo pretendente. L’Ordine Militare Angelico Costantiniano voluto dall’attore, con sede a Milano in via della Passione 11, ha come missione quella di “ingentilire i costumi, onorare ed esaltare la virtù, insegnare con l’esempio a vivere con dignità ed onore, rinnovando le gesta dei Maggiori perché la civiltà non muoia e il mondo ritorni alla serenità della vita”; Antonio de Curtis è naturalmente il reggente dell’Ordine, con il titolo di Sovrano Gran Maestro.

 

Produzioni cinematografiche nel 1948

  • Fifa e arena
  • Totò al giro d'Italia

Progetti non realizzati

  • Buongiorno elefante!
    di Luigi Comencini
    Soggetto di Cesare Zavattini e Suso Cecchi d'Amico. Realizzato nel 1951 da Gianni Franciolini
  • Totò il buono
    di Vittorio De Sica
    Soggetto di Cesare Zavattini. Realizzato nel 1951 col titolo di Miracolo a Milano con Francesco Golisano al posto di Totò.

1949

il 3 marzo 1949 Totò debutta al Nuovo di Milano nella rivista Bada che ti mangio! di Galdieri, l’ultima rivista prima di una lunga pausa dal palcoscenico.

Produzioni teatrali nel 1949

  • Bada che ti mangio

Produzioni cinematografiche nel 1949

  • I pompieri di Viggiù
  • L'imperatore di Capri
  • Totò cerca casa
  • Totò le Mokò
  • Yvonne la nuit

Progetti non realizzati

  • Adamo ed Eva
    di Mario Mattoli
    Con Totò e Silvana Mangano, realizzato successivamente da Macario e Isa Barzizza
  • Cornuto e Bastonato
    Soggetto di Dino Risi e Fabio Carpi dalla novella di Luigi Pirandello Va bene
  • I tre moschettieri
    Produzione Forum Film
  • Duello nel sale
  • Via col mento!
  • Totò ha scelto la libertà
    di Steno e Monicelli, produzione Carlo Ponti
  • Il prode Anselmo
    Soggetto di Cesare Zavattini, con Totò e Isa Barzizza
    Realizzato da Gianni Franciolini con Gino Cervi e Gina Lollobrigida, dal titolo Anselmo ha fretta/La sposa non può attendere
  • Marcantonio e Cleopatra
    Produzione G. Amati, con Totò e Isa Barzizza
  • Don Chisciotte della Mancia
    di Aldo Vergano-René Clair. Rid. cinematografica dal romanzo di M. de Cervantes, di Antonio Pietrangeli, Lucio Battistrada, Marcello Bollero, Cesare Zavattini, Umberto Barbaro, Aldo Vergano. Prod. Organizzazione Films internazionali

1950

Presenta alla radio un proprio programma settimanale, Tutto Totò, la cui idea centrale sarà ripresa nell'omonimo ciclo televisivo degli ultimi anni. Conosce Tribunale di Napoli delibera che Antonio de Curtis, iscritto al n° 259 del registro dei nati di sezione Stella dell’anno 1898, nel senso che, dove leggesi: “De Curtis, Focas, Gagliardi”, vi si legge “Focas, Flavio, Angelo, Ducas, Comneno, De Curtis, di Bisanzio, Gagliardi”. Nel maggio 1950, il trionfo di Totò è sotto gli occhi di tutti: nella classifica dei film italiani più visti i primi quattro posti sono occupati da "Totò cerca casa", "L’imperatore di Capri", "Totò le Moko" e "Totò cerca moglie". Sulla stampa si parla di “Totòmania”

Produzioni cinematografiche nel 1950

  • 47 morto che parla
  • Figaro quà, figaro là
  • Napoli milionaria
  • Totò cerca moglie
  • Le sei mogli di Barbablù

Progetti non realizzati

  • Totò sordomuto
  • Atollo K (1950) di Léo Joannon
    con Stan Laurei, Oliver Hardy, Totò, Femandel.
    Realizzato con S. Laurei, O. Hardy, Max Elloy, Luigi Tosi e Adriano Rimoldi.
  • Mille miglia (1950)
    Con Totò, Carlo Ninchi.
  • Totò e i dischi volanti (1950)
    Un film (1950/1951) di Carlo Ludovico Bragaglia Con Totò, Anna Magnani.
    Produzione Golden Film.
  • Le avventure di Pulcinella (1950/1951) di Carlo Ludovico Bragaglia
    Con Totò, Isa Barzizza.
    Sceneggiatura di Metz e Marchesi.
    Produzione Golden Film.
  • Questi fantasmi (1950/1951) di Eduardo De Filippo Con Eduardo De Filippo, Totò, Titina De Filippo, Tamara Lees. Sceneggiatura E. De Filippo e Giuseppe Marotta dalla commedia di E. De Filippo. Produzione Dino De Laurentiis.
    Realizzato nel ’54 con Renato Rascel.

1951

L'interpretazione dell'umanissimo personaggio del ladruncolo in Guardie e ladri di Steno e Monicelli, gli vale il "Nastro d'Argento" del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici per il migliore attore protagonista dell'anno. Accusato di aver usurpato i suoi titoli nobiliari ne dimostra ancora una volta la legittimità. Diana Bandini Lucchesini Rogliani sposa l'avvocato Michele Tufaroli, da cui si separa da qualche anno dopo. Il principe di Bisanzio si ritrova così tutto solo nel nuovo appartamento acquistato l’anno prima in viale Bruno Buozzi 98, unica compagnia Dick, un cane pastore regalatogli da Bartali durante le riprese di Totò al giro d’Italia. La Golden Film, che ha ancora un film in contratto col principe, tenta di riaggiudicarselo.

Bragaglia vorrebbe fargli fare un Le avventure di Pulcinella , accanto alla Barzizza e con un copione di Metz e Marchesi, ma Amati non è molto entusiasta. Nel frattempo il progetto di un film drammatico in coppia con la Magnani si dilunga per le trattative tra i due attori, ciascuno dei quali vorrebbe il proprio nome prima dell’altro. Bragaglia inventa una ruota in cui i due nomi si sarebbero seguiti uno dopo l’altro, annullando cosi ogni precedenza. Finché il principe cede: sul contratto con la Golden Film, l’attore accetta che esso abbia a protagonista Anna Magnani, ed in considerazione dei precedenti impegni della signora Magnani con case americane che le impongono speciali modalità pubblicitarie, acconsente a che il suo nome figuri nei titoli di testa del film con un cartello speciale portante la dicitura ‘Con la partecipazione straordinaria di Totò’ oppure ‘il personaggio è interpretato da Totò’ . Giovanni Amati, dall’inizio poco entusiasta all’idea del film drammatico, manda però tutto all’aria. Vorrebbe trovare una nuova moglie, una degna compagna da portare all’altare e con la quale assicurare una linea maschile alla discendenza del casato; in questo periodo gli viene insistentemente attribuita una relazione con Diana Helen Tamara Mapplebeck, in arte Tamara Lees , la maliarda regina d’Atlantide di Totò sceicco.

1951 Liliana de Curtis Matrimonio Liliana De Curtis 04 L

Nonostante l'iniziale divieto del padre, Liliana sposa Gianni Buffardi , da cui ha due figli (Antonello e Diana ); negli anni successivi diventerà produttore di numerosi film di Totò.

Scrive la famosa canzone Malafemmena (editrice La Canzonetta) per il concorso di Piedigrotta “La Canzonetta 1951″ e fu assegnata a Mario Abbate che la incise su disco Vis Radio. Fu, in seguito, portata al successo da Giacomo Rondinella.

L'indicazione esplicita di Bisanzio nella serie dei sui titoli ufficiali caratterizza il cippo nobiliare delle sue origini, dal momento che, con una sentenza emessa il 27 aprile 1951 si riconosceva a Totò il diritto di fregiarsi di gli appellativi Flavio, Angelo, Ducas, Comneno, di Bisanzio e ammetteva la discendenza dall'imperatore Costantino il Grande, fondatore di Bisanzio.​

Si parla di un Mille miglia , probabilmente una versione automobilistica di Totò al giro d’Italia, in cui l’attore dovrebbe apparire accanto agli assi del volante. Ma anche di Questi fantasmi , diretto e interpretato da Eduardo De Filippo, con un cast in cui troverebbero posto pure Titina De Filippo e Tamara Lees (verrà girato nel ’54 con Rascel). Salvo D’Angelo dell’Universalia lo vorrebbe in Atollo K accanto a Stan Laurei, Oliver Hardy e Fernandel, ma il progetto incontra diversi problemi e né Totò né Fernandel saranno della partita. Salterà anche La paura numero uno, ancora di e con Eduardo De Filippo, stavolta per l’opposizione della censura.

Antonio de Curtis torna ad essere afferrato dall’ambizione, dalla tentazione di risalire sul palcoscenico per provare qualcosa di più importante della rivista. Remigio Paone lo coglie al varco e lo scrittura per un corso di recite da effettuarsi nel 1951. La notizia trapela sulla stampa e Antonio de Curtis conferma: si darà al teatro di prosa, mescolando drammatico e comico, magari ispirandosi alle atellane di Plauto. La Rai lo chiama per un programma radiofonico, Totò uno e due , che andrà in onda da ottobre a dicembre all’ora di pranzo di mercoledì sul secondo canale. Esponenti politici vengono perfino a blandirlo per inserirlo nelle loro liste.

Produzioni cinematografiche nel 1951

  • Guardie e ladri
  • Sette ore di guai

Progetti non realizzati

  • Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno (1951)
    Con Aldo Fabrizi, Totò, Rascel.
    Poi realizzato da Mario Amendola con altri attori.
  • La paura numero 1 (1951) di Eduardo De Filippo Con Totò, Peppino De Filippo.
    Sceneggiatura di E. De Filippo, Luigi De Filippo, Antonio Ghirelli, Piero Teliini dalla commedia di E. De Filippo. Produzione Golden Film e Humanitas Film.
  • Cani e gatti (1951) di Steno con Totò e Fabrizi (lo girerà Leonardo De Mitri, con un altro cast)
  • Siamo uomini o caporali (1951) che le cronache dell’epoca annunciano prima per Mattoli (Totò dovrebbe interpretarvi un sacerdote!) e poi per la coppia Steno-Monicelli.

1952

Conosciuta attraverso una foto di giornale entra nella vita di Totò la ventenne Franca Faldini, romana di nascita da famiglia ebrea.

 1952 Franca Faldini 032 1952 L

Appena vede quella foto sul giornale Totò se ne innamora subito e come al solito manda un cestino di rose accompagnato da un biglietto in cui le chiede un appuntamento. La Faldini acconsente a patto che siano presentati da amici comuni. Dopo il primo appuntamento si vedono sempre più spesso e tra loro nasce l'amore. Il 15 marzo in una conferenza stampa nel suo appartamento in viale Bruno Buozzi numero 64, annuncia il fidanzamento con Franca Faldini. Non si sposeranno mai, a causa della differenza di età (la Faldini ha 21 anni, essendo nata a Roma il primo febbraio 1931) . Vivranno assieme fino alla morte di Totò.

Collabora con Alessandro Ferraù ed Eduardo Passarelli alla stesura di Siamo uomini o caporali?, la biografia di Totò pubblicata presso l'editore Capriotti con il suo nome. Totò è sereno, l’armonia familiare gli fa bene, ma nonostante questo non riesce ancora ad essere del tutto soddisfatto, non riesce ancora ad emergere nella musica, un altra sua grande passione, lui scrive versi, poesie a cui vengono regalate musiche, i suoi versi sono interpretati da artisti quali Achille Togliani e Nilla Pizzi. Nel novembre 1952 riceve il premio per il cinema "Nastro d'Argento" come miglior attore protagonista per la sua interpretazione nel film "Guardie e ladri"

Produzioni cinematografiche nel 1952

  • Dov'è la libertà?
  • Totò a colori
  • Totò e i Re di Roma
  • Totò e le donne

Progetti non realizzati

  • Gaetana e il cavallo bianco (1952?)
    Con Totò, Giulietta Masina.
    Produzione Giuseppe Amato.
  • Cani e gatti (1952) di Steno Con Totò, Aldo Fabrizi.
    Produzione Ponti-De Laurentiis.
    Poi realizzato da Leonardo De Mitri con Titina De Filippo e Umberto Melnati.
  • Progetto senza titolo (1952) di Augusto Genina
  • Anni facili (1952) di Luigi Zampa
    Sceneggiatura Vitaliano Brancati, L. Zampa, Sergio Amidei, Vincenzo Talarico.
    Realizzato nel ’53 con Nino Taranto al posto di Totò.

1953

In seguito ad alcune illustrazioni di Totò il buono disegnate dallo sceneggiatore Ruggero Maccari su Tempo illustrato , furono (con l'ovvio consenso dell'attore) stampati e distribuiti degli albi a fumetti di Totò, rappresentato naturalmente in forma caricaturale, raccolti in una collana chiamata semplicemente Totò a fumetti , che illustrava storie liberamente ispirate ad alcune sue esibizioni teatrali. La collana venne pubblicata dalle Edizioni Diana di Roma.

Diversi periodici cinematografici annunciano Totò come protagonista di "Anni facili" di Luigi Zampa; i contrasti con la censura preventiva, che si è dilungata un po’ troppo nelle discussioni sul copione, hanno fatto saltare i piani e Zampa ha quindi deciso di prendere Nino Taranto (che otterrà il Nastro d’Argento). Nella storia del cinema italiano è "Totò e Carolina" film più tartassato dalla censura . « Hanno fatto ottantadue tagli - ricordava il principe de Curtis a un intervistatore nel 1965. - Hanno persino voluto la soppressione del nome del mio personaggio che si presentava dicendo: "Caccavallo, agente dell' Urbe ».
A Piedigrotta partecipa all'omonimo Festival della canzone napoletana, dove Virginia da Brescia interpreta la sua canzone Aggio perduto 'ammore.

1953 Festival della Canzone Napoletana Virginia da Brescia 000 L

Produzioni cinematografiche nel 1953

  • Il più comico spettacolo del mondo

Progetti non realizzati

  • Un film (1953) di Steno
    Produzione Excelsa Film. In Ferraniacolor.
  • Noi uomini (1953)

1954

Nei primi mesi del 1954, durante le riprese del "L'oro di Napoli", Eduardo De Filippo, impegnato contemporaneamente al Teatro San Ferdinando, dove una sera Totò lo viene a vedere suscitando il giubilo della platea, gli propone un film da girare insieme, con la complicità di Marotta: la storiella di un uomo arrivato talmente stanco al matrimonio che ogni suo tentativo di mettersi fra le lenzuola suscita nei familiari e nella servitù sospetti e congetture. Il progetto finirà presto nel novero dei sogni mai realizzati, insieme a Totò e figlio , che Ponti e De Laurentiis annunciano con Sordi, e altri titoli e ipotesi che si affacciano sulla stampa in questi congestionati anni Cinquanta.

Alla fine delle riprese del film "Il medico dei pazzi" (giugno 1954) Antonio de Curtis scappa infatti dal set e se ne va a Montecarlo; vincendo la sua ostilità per i viaggi, la Faldini riesce a fargli amare la Costa Azzurra. Partecipa al 4° Festival della canzone italiana a Sanremo con la canzone Con te! interpretata da Achille Togliani diretto dall'orchestra Angelini e dalla coppia Flo Sandon's e Natalino Otto accompagnati dall'orchestra Semprini, di cui fu autore Antonio de Curtis.

Il Principe vuole Franca sempre accanto a sé e le trova anche una parte nel film L'uomo, la bestia e la virtù. Quotidiani e rotocalchi danno sempre più insistentemente la notizia che, dopo pochi anni di fidanzamento, il matrimonio sia stato celebrato segretamente in Svizzera con rito civile, poiché il vincolo religioso con Diana non era stato possibile annullarlo. La stessa Franca ha sempre smentito che il matrimonio sia avvenuto; fu indetta una conferenza stampa per comunicare l'ufficialità della notizia, soprattutto per mettere a tacere le continue chiacchiere e i pettegolezzi che crescevano sempre più intorno alla coppia. L’attore è felice, non sta nella pelle: si fa sfuggire con la stampa che Franca sta per dargli un figlio. Se femmina si chiamerà Teodora, come l’imperatrice di Bisanzio moglie di Giustiniano; se maschio Massenzio, come l’autoproclamato imperatore sconfitto e ucciso dal rivale Costantino. I rotocalchi raccontano che la coppia rimarrà a Montecarlo fino ad agosto per poi tornarci a novembre: lì desiderano che nasca il figlio e lì vorrebbero prendere la cittadinanza.

L’Italia ipocrita e perbenista si scatena: Franca Faldini viene continuamente definita “fidanzata”, un epiteto virgolettato da intendere come “concubina” e “peccatrice”. I giornali inzuppano il pane nel gossip, i lettori scrivono missive indignate, i più intrepidi le mandano anonime. Antonio e Franca sono costretti a fare dichiarazioni alla stampa, a ribadire che si sposeranno quando lo vorranno, e che un certificato nuziale non li renderebbe genitori più degni. Nell'ottobre del 1954 Franca Faldini da alla luce un bambino, Massenzio , che purtroppo muore il giorno stesso in cui nasce e Franca, colpita da albumina gravidica, si salva per miracolo. Massenzio viene sepolto a Napoli nella cappella gentilizia dei De Curtis. Per la morte del figlio lo abbatte profondamente e solo l'amore per Franca , pallida e smagrita a causa della malattia, gli da la forza di continuare a vivere e a lavorare.

Produzioni cinematografiche nel 1954

  • I tre ladri
  • Il medico dei pazzi
  • L'oro di Napoli
  • Miseria e nobiltà
  • Questa è la vita
  • Tempi nostri
  • Totò cerca pace

Progetti non realizzati

  • Totò morto di sonno (1954) di Eduardo De Filippo
    Sceneggiatura di E. De Filippo e Giuseppe Marotta.

«È una mia idea, un giochetto che si basa tutto sulla recitazione. Lo spunto me l’ha dato una vecchia commedia francese». Il film, che verrebbe sceneggiato da Giuseppe Marotta, viene riassunto così dallo stesso Eduardo: «Un uomo, giovane e ricco, arriva stanco al matrimonio. Stanco fisicamente: ha sonno, un sonno terribile, ossessionante. Il poveretto fugge qualsiasi iniziativa che la moglie, desiderosa di divertirsi, gli suggerisce. Vaga per le stanze, all’affannosa ricerca di un posticino nascosto. La servitù, i familiari, lo scoprono negli angoli più bui, dietro le tende, a ridosso di una porta e già sospettano di lui cose strane e misteriose. Basta, il giovane si confida con un amico. Allontanarsi per qualche giorno con una scusa e rifugiarsi in un albergo, è il consiglio. Questo povero morto di sonno, così fa, ma la moglie, che suppone il tradimento, lo pedina e irrompe nella stanza mentre egli sta per infilarsi beatamente tra le lenzuola. Grida, minacce, improperi: l’albergo è in subbuglio. Infine il marito confessa ogni cosa: è colpa del sonno, ecco tutto. “E non potevi dirmelo subito”, dice la donna. “Ora ti porto a casa e ti metto io stessa a letto e così potrai dormire tranquillamente”. Le ultime inquadrature mostreranno lui che riposa in un grandissimo letto e lei che, dopo aver socchiuso le imposte, gli sussurra: “buon sonno”. Antonio farà ridere nella parte del morto di sonno, ne sono certo».

Eduardo De Filippo, 1954

  • Totò e figlio (1954)
    Con Totò e Alberto Sordi.
    Produzione Excelsa Film.
  • Un film muto (circa 1954)
    Sceneggiatura Age e Scarpelli.

1955

A cavallo tra il 1954 e il 1955 Antonio de Curtis propone a Ponti e De Laurentiis un film muto, tutto basato sulla mimica, una pellicola che lo affranchi dal ricatto della battuta e dalla girandola dei doppi sensi, che metta in rilievo le sue ascendenze lunari e la sua capacità di disarticolarsi, che tronchi sul nascere il sospetto di una comicità regionalistica, che gli apra le porte alla notorietà mondiale. Di questo progetto, che da solo dimostra quanto in fondo Antonio de Curtis tenesse a realizzare un prodotto di qualità, e quanto fosse anche consapevole delle potenzialità astratte della sua comicità, rimane traccia nel prologo di Totò all’inferno, che l’attore interpreta in autunno per la Excelsa Film (ennesima sottomarca della galassia Ponti-De Laurentiis) al posto dell’annunciato Totò e figlio con Sordi. L'Amministratore Renato Libassi, insieme ad Alfredo De Laurentiis, fratello del produttore Dino, con l'ispirazione del genero Gianni Buffardi , convincono Totò a fondare la società Produttiva DDL (dalle iniziali dei cognomi de Curtis, De Laurentiis e Libassi), viene scelto, come sede legale, il domicilio di Antonio de Curtis.

A fine aprile il principe convoca i giornalisti in viale Bruno Buozzi e annuncia di essere diventato produttore. “Non voglio più fare film Vietati ai minori di sedici anni”’ , dichiara alla stampa, “come non voglio più interpretare soggetti scadenti e di pessima lega... Quando ho potuto, mi sono rifiutato di lavorare in film non di mio gusto. In questi ultimi tempi ho rifiutato diversi contratti; mi sono state fatte offerte per film come Totò e la balia, Totò-calcio, Pane, burro e marmellata... Dei miei quarantadue film sono rimasto soddisfatto di pochissimi. Giustamente la critica è stata spesso dura con me; se per l’avvenire sbaglierò, reciterò il mea culpa... Ho ‘chiuso’ molto bene con la rivista e intendo fare altrettanto con il cinematografo”.

Annuncia un Don Pietro Caruso , dalla commedia di Roberto Bracco, e i due progetti a cui pensa da una vita, un Don Chisciotte da realizzarsi in Cinemascope e Technicolor, e un Pinocchio “come l’ha inteso e descritto Collodi, anche se la vicenda sarà trasferita ai tempi nostri” e con un nuovo finale: “Resterò burattino di legno, in fondo ci sono tanti burattini nella vita”. Sente di aver ripreso in mano il proprio destino: libero da contratti in esclusiva, produttore di se stesso, decide con Franca di diffondere la notizia di un loro matrimonio in modo da impedire ulteriori pettegolezzi, e se ne va in vacanza sull’ Alcor, un chris craft acquistato a Santa Margherita in un momento di noia estiva. Ad Antonio de Curtis, per il quale i genitori avevano sognato un futuro da ufficiale di marina, si apre un mondo: per due mesi, da metà luglio a metà settembre costeggia la Liguria, il sud della Francia, e poi al ritorno l’amata Rapallo, Porto Venere, Viareggio, Porto S. Stefano. Ancorato l’Alcor a Fiumicino, scappa tutti i pomeriggi a Roma, a lavorare alle successive imprese della DDL.

Il 13 settembre 1955 in occasione del galà di consegna per le " Maschere d'argento " a Totò viene attribuito il premio con la seguente motivazione: "per aver contribuito nel decennio, con il suo apporto artistico, alla valorizzazione della rivista e del varietà e della musica leggera italiana". Nell’autunno del 1955, Siamo uomini o caporali? si piazzerà subito tra i campioni d’incasso della stagione, smentendo quanti davano l’attore in declino. Rinunzia alla commedia "Il malato per tutti" , un atto unico scritto da Giuseppe Marotta in coppia con Belisario Randone che Totò avrebbe dovuto interpretare e dirigere nei teatri di Milano e Roma (nelle altre piazze gli sarebbe subentrato Mario Castellani). In una locandina dell’iniziativa, Totò è annunciato come partecipazione straordinaria, specificando che l’attore “ha voluto generosamente e affettuosamente dimostrare la sua solidarietà all’iniziativa” , un programma di atti unici, Il teatro delle 15 novità , organizzato dall’impresario Maner Lualdi

II 29 novembre 1955, al debutto al teatro Olimpia di Milano, in scena c’è Castellani. E un’altra occasione perduta, anche perché le recensioni dello spettacolo sono entusiastiche, e il personaggio della pièce, un falso malato che raccoglie medicine da dispensare ad infermi autentici, sembra proprio scritta su misura per Totò.

Produzioni cinematografiche nel 1955

  • Destinazione Piovarolo Il coraggio
  • Racconti romani
  • Siamo uomini o caporali
  • Totò all'inferno

Progetti non realizzati

  • Totoscope (1955)
  • Totò-calcio (1955)
  • Totò e il controfagotto (1955)
    Titolo del primo progetto che poi diventò invece "Totò lascia o raddoppia?". Produzione Lux Film.

1956

Nei primi giorni del mese di gennaio iniziano le riprese del film "La banda degli onesti". Il 19 gennaio 1956, in occasione della terza edizione dell'annuale riconoscimento denominato Medaglia d'oro - La vita per il cinema, è fra i premiati con la motivazione: "Per aver creato con la sua inconfondibile personalità di attore, un genere di film che ha suscitato un così vasto consenso di pubblico, contribuendo validamente all'affermazione del film comico italiano".

Continua il lavoro cinematografico: ritorna tra il 1956 e il 1957 sul set interpretando a catena cinque film di Camillo Mastrocinque, che raggiunge il punto più alto del suo sodalizio con l'attore dirigendolo in Totò, Peppino e... la malafemmina (in cui si colloca la nota scena della “lettera”) e ne La banda degli onesti, scritto da Carlo Ludovico Bragaglia, Age & Scarpelli e interpretato insieme a Peppino De Filippo e Giacomo Furia.

Nell'aprile o maggio del 1956 è ospite ad una puntata di "Lascia o raddoppia?" presso gli studi Rai Tv della Fiera di Milano per promuovere il film girato a Roma con Mike Bongiorno. In quei giorni, inoltre, è a  Milano anche per girare all'esterno alla stazione ferroviaria di Milano Centrale il film "Totò, Peppino... e la malafemmina"; si incontra con l'impresario Remigio Paone per la firma del contratto per la stagione 1956-1957 con la rivista "A prescindere". Superato il dolore della perdita del figlio, alla quale Totò reagì malissimo rinchiudendosi in casa per settimane, la tentazione di ritornare a teatro lo vince e, spronato anche dall'impresario Remigio Paone, finalmente recita nella rivista "A prescindere" (che prende il nome da uno dei suoi tanti modi di dire), che debutta al teatro Sistina di Roma il 23 novembre e che venne portata in tournée in tutta Italia.

Produzioni teatrali nel 1956

  • A prescindere

Produzioni cinematografiche nel 1956

  • La banda degli onesti
  • Totò lascia o raddoppia?
  • Totò, Peppino e i fuorilegge
  • Totò, Peppino e... la malafemmena

Progetti non realizzati

  • Don Pietro Caruso (1956)
    Sceneggiatura Ettore M. Margadonna dall’atto unico di Roberto Bracco. Produzione D.D.L.
  • Don Chisciotte (1956)
    In Technicolor e Cinemascope. Produzione D.D.L.
  • Pinocchio (1956)
    Produzione D.D.L.

1957

Nel mese di febbraio del 1957, a Milano, Totò viene colpito da una broncopolmonite virale e, nonostante i pareri dei medici che gli consigliano di riposare, torna sul palco dopo alcuni giorni; ciò gli causa uno svenimento appena prima di entrare in scena. I medici gli prescrivono almeno due settimane di assoluto riposo, ma Totò ritorna ugualmente a recitare esibendosi a Biella, Bergamo e Sanremo, dove comincia ad avvertire i primi sintomi dell'imminente malattia alla vista. Il 3 maggio la situazione precipita: mentre recita al Teatro Politeama Garibaldi di Palermo, si avvicina alla Faldini (che sostituisce l'attrice Franca May e recita sul palco insieme a lui) sussurrandole che non vede più; contando perciò solo sulle sue abilità e sull'appoggio degli altri attori, fa in modo di accelerare la conclusione dello spettacolo. Nonostante lo sconforto e la quasi totale cecità, cerca di resistere e, per non deludere il pubblico ritorna sul palcoscenico - con un paio di spessi occhiali da sole - la sera del 4 maggio e, in due spettacoli, il giorno 5. L'interruzione della rivista è comunque inevitabile e inizialmente, ritenuto dai medici che fosse un problema derivato dai denti, gli viene diagnosticata una "corioretinite emorragica all’occhio destro" . L’impresario della compagnia, Remigio Paone , convinto dagli impresari dei teatri delle città dove doveva concludersi la tournée, richiede una visita fiscale con la pretesa che che Totò torni a recitare.

Ciò causerà in futuro la rottura di ogni rapporto, professionale e umano, con Remigio Paone . Totò inizialmente è quasi completamente cieco e anche dopo dei lievi miglioramenti, una volta riassorbita l’emorragia, non riesce più a riacquisire integralmente la vista. Deve abbandonare definitivamente il teatro. Nel 1957 resta quasi inattivo e interpreta solo un film, Totò, Vittorio e la dottoressa , di Camillo Mastrocinque . Per problemi economici è costretto a vendere alcune proprietà e successivamente decide di soggiornare per qualche giorno a Lugano, pensando di trasferirvisi definitivamente ma ritorna a Roma e si trasferisce in un appartamento in affitto in Via Parioli con Franca Faldini , che gli rimane sempre vicino. In futuro dovrà tornare sul set ed interpretare svariati film per fronteggiare il debito fiscale che ammonta a qualche centinaio di milioni, che gli viene notificato con l’avvento della riforma Vanoni. Nonostante il costante successo dei film da lui interpretati, il suo cachet è, come in passato, sempre modesto. Eduardo Clemente , cugino, figlio del fratello preferito della madre, insieme al suo autista, Carlo Cafiero saranno sempre vicini all’attore, e non lo lasceranno mai fino alla sua morte.

Produzioni cinematografiche nel 1957

  • Totò, Vittorio e la dottoressa

Progetti non realizzati

  • Totò e Peppino mariti imbroglioni alias Totò, Peppino e i promessi sposi (1957) di Camillo Mastrocinque
    Con Totò, Peppino De Filippo, Giulia Rubini, Teddy Reno.
    Dalla commedia di Eduardo Scarpetta Duje mante ‘mbrugliune (1880). Produzione D.D.L.
  • Totò e Peppino in Via Veneto alias Totò, Peppino e le manie del giorno (1957) di Steno Con Totò, Peppino De Filippo, Gabriele Tinti, Valeria Moriconi. Produzione D.D.L.
    Realizzato da Sergio Corbucci nel ‘60 col titolo Totò, Peppino e... la dolce vita.

1958

Ha riacquistato la vista ai bordi esterni della pupilla, “alla periferia dell’occhio” dice lui. Può girare solo per periodi limitati, e appena il regista dà lo stop deve subito inforcare un paio di occhialoni scuri. Da questo momento, durante le riprese dei suoi film, per contratto lavora non più di sei ore, dalle 12 alle 18, più spesso dalle 14 alle 20: è puntualissimo ad arrivare e lo è altrettanto ad andare via. C’è sempre qualcuno vicino per aiutarlo a muoversi, ma quando viene battuto il ciak la sua concentrazione gli permette di muoversi con apparente disinvoltura.

Pur non coltivando molto interesse per l'ambito televisivo, accetta l'invito come ospite d'onore nel programma Il Musichiere condotto da Mario Riva, con il quale aveva lavorato anni prima in alcuni film e in molte riviste teatrali. Durante la trasmissione l'attore si lascia scappare un «Viva Lauro!», riferendosi ad Achille Lauro, l'allora capo del Partito Monarchico Popolare ; questa sua sgradita, seppur scherzosa, considerazione politica, gli costa un allontanamento dal piccolo schermo (salvando alcune interviste in privato, un collegamento da casa nel 1959 in occasione della serata di gala su Michele Galdieri e nel marzo 1960 ospite della rubrica "Souvenir") sino al 1965, quando duetta con Mina a Studio Uno.

Dopo il forzato distacco dalla televisione, riprende a lavorare nel cinema. Recita con l’attore francese Fernandel in La legge è legge e, tra le altre pellicole, prende parte al celebre film I soliti ignoti di Mario Monicelli, interpretando lo scassinatore in pensione Dante Cruciani e recitando, tra gli altri, con gli affermati attori Vittorio Gassman e Marcello Mastroianni . Tra i vari premi e riconoscimenti, nel 1958 ad Antonio de Curtis vengono assegnati: la "Maschera d'argento", il premio "Ulivo d'oro" al festival del film comico e umoristico di Bordighera per i film Gambe d'oro e I soliti ignoti.

Produzioni cinematografiche nel 1958

Gambe d'oro I soliti ignoti La legge è legge Totò a Parigi Totò e Marcellino Totò nella luna Totò, Peppino e le fanatiche

Progetti non realizzati

Tutti a casa (1958) di Mario Monicelli Con Vittorio Gassman, Totò.
Realizzato nel ’60 da Luigi Comencini con Alberto Sordi e Eduardo De Filippo.

1959

La sua salute improvvisamente peggiora: durante la lavorazione del film La cambiale ha una ricaduta e non lavora per due settimane, prima di concludere le riprese. Con Macario gira solo per due giorni, il 5 e il 6 giugno. La malattia ha un’improvvisa recrudescenza, una nuova emorragia gli riempie gli occhi di sangue; è costretto a lasciare il set e a chiudersi nuovamente in casa a tempo indefinito. Seguendo i consigli medici si concede alcuni mesi di riposo. Il 31 ottobre Totò torna nei teatri di posa della Titanus e riesce a girare tutta la parte mancante del film in una settimana. Il suo visus gli permette solo di distinguere solo le sagome delle persone.

Dopo essersi ripreso invia una sua canzone, Piccerella Napulitana, al Festival di Sanremo 1959, che però viene scartata, insieme ad un'altra di Peppino De Filippo. Totò accetta comunque di occupare il posto come Presidente della giuria al Festival di Sanremo, in seguito alle insistenze di Ezio Radaelli, rifiutando tra l'altro un cospicuo pagamento giornaliero; però, in seguito a un disaccordo col resto della commissione, abbandona prestissimo l'incarico.

In quel periodo, proprio all'apice del successo, l'agenzia artistica statunitense Ronald A. Wilford Associates di New York desidera scritturarlo per uno spettacolo da rappresentare in America, insieme a Maurice Chevalier, Marcel Marceau e anche Fernandel. Naturalmente Totò non se la sente e preferisce rimanere in Italia e continuare in modo più "rilassante" con la cinematografia, rifiutando così, anche se malvolentieri, un'offerta importante e un altissimo compenso. Un'altra occasione persa per diventare un'attore internazionale.

Purtroppo le cattive condizioni di salute costringono Totò a rifiutare il film a colori Ferdinando I re di Napoli, che l’avrebbe visto ancora al lavoro con Peppino; la parte dell’assistito che dà i numeri da giocare al lotto viene ceduta a Pietro De Vico. Torna con Steno nel film I tartassati, nuovamente al fianco di Aldo Fabrizi, a cui si aggiunge in un ruolo secondario l’attore francese Louis de Funès . In novembre gli viene assegnata dall'Anica una targa d'oro in riconoscimento della sua lunga carriera artistica ed il suo contributo al cinema italiano.

Produzioni cinematografiche nel 1959

Arrangiatevi! I ladri I tartassati La cambiale Totò, Eva e il pennello proibito

Progetti non realizzati

Ferdinando I re di Napoli (1959) di Gianni Franciolini Realizzato senza Totò.

1960

Pubblica per beneficenza, a cura del suo amico conte Paolo Gaetani e di sua madre, il libretto "Sarchiapone e Ludovico" Va ad abitare, con Microfono d'argento "

Produzioni cinematografiche nel 1960

Chi si ferma è perduto Letto a tre piazze Noi duri Risate di gioia Signori si nasce Totò, Fabrizi e i giovani d'oggi

Progetti non realizzati

Io e il federale (1960) di Giorgio Bianchi Con Totò e Vittorio De Sica.
Realizzato nel ’6l da Luciano Salce col titolo Il federale, con Ugo Tognazzi e Georges Wilson.

1961

Gli viene comunicato che risulta vincitore della " «Appena sento il ciak, vedo tutto. È un effetto nervoso» .

Produzioni cinematografiche nel 1961

I due marescialli Sua Eccellenza si fermò a mangiare Totò, Peppino e... la dolce vita Tototruffa '62

Progetti non realizzati

Totò e i suoi cognati (1961)

II giudizio universale (1961) di Vittorio De Sica Realizzato senza Totò.

1962

Vince il Festival di Zurigo con la dolcissima canzone dal titolo L’ammore avess’a essere


Antonio de Curtis pensa ad un soggetto evidentemente autobiografico che andrebbe consegnato a uno psicanalista. E la storia di due fratelli, “rampolli di una famiglia principesca ormai decaduta, addirittura in miseria” , uno altero e parassita, attaccato al blasone, l’altro pagliaccio e faticatore, che tira la carretta per entrambi esibendosi a teatro; finché, stanco di essere sfruttato, l’attore si finge malato costringendo l’altro a salire sul palcoscenico al suo posto. Il critico-attore Vincenzo Talarico ipotizza che il progetto non sia stato realizzato per l’insipienza dei produttori, o forse perché lo stesso Totò lo ha lasciato a livello di intuizione. A Totò arrivano anche proposte avvilenti. Alcune (Totò e i suoi cognati, Totò in orbita) riesce a evitarle, ad altre finisce per cedere. Viene organizzata una cena in casa di Giulietta Masina e Federico Fellini, alla quale il principe si reca trepidante. “Totò era molto speranzoso che ne uscisse qualche cosa” , ricorderà la Faldini. “Andammo a casa loro, ai Parioli, non erano ancora in via Margutta, ma Totò rimase in grandissima soggezione di fronte a Fellini. Di solito era loquace, sciolto, una persona piacevole, ma di fronte alla gente di cultura diventava molto timido. C’erano anche altri invitati, non eravamo noi quattro soltanto. Io lo sentivo, lo sapevo che lui ci teneva tanto, però questo dialogo, questo scambio tra i due non si creò mai”. (Franca Faldini, 1997)

Produzioni cinematografiche nel 1962

I due colonnelli Il giorno più corto Lo smemorato di Collegno Totò contro Maciste Totò di notte n.1 Totò Diabolicus Totò e Peppino divisi a Berlino

Progetti non realizzati

Anni ruggenti (1962) di Luigi Zampa Realizzato senza Totò.

Totò in orbita (1962)

I giorni contati (1962) di Elio Petri Realizzato con Salvo Randone al posto di Totò.

1963

Il 10 marzo Antonio de Curtis, accompagnato da Franca Faldini ed Eduardo Clemente, consegna un {tip image="images/sampledata/00-Immagini_Introvabili/Zoom/Leoncino_Zoo_di_Roma.jpg"}leoncino allo Zoo di Roma, a nome di un collega attore. Fu un evento mondano, ripreso dalla cronaca dell'epoca . Nell’autunno 1963 Antonio de Curtis ha sessantacinque anni ma ne dimostra qualcuno in più. Si alza sempre molto tardi, gira per la casa in vestaglia e pantofole, se non lavora fischietta motivi per nuove canzoni o detta alla Faldini delle poesie. Le tasse gli hanno imposto di disfarsi di tutti gli appartamenti a cominciare da quello enorme di viale Bruno Buozzi; ora vivono in affitto, in via dei Monti Parioli 4; i collaboratori sono il cugino segretario Edoardo Clemente, l’autista Carlo Cafiero, una cameriera, una cuoca. Nei pomeriggi si concede qualche passeggiata inella cadillac nera che Cafiero guida a bassa velocità; Antonio non scende mai, osserva quello che può da dietro il finestrino, e fa fermare per bere un caffè che si fa servire all’interno dell’abitacolo. Di tazzine continua a berne una quindicina al giorno, accompagnate da sessanta, anche ottanta sigarette Turmac. I medici lo visitano con regolarità e lui è orgoglioso del suo “cuore da atleta”. La malattia agli occhi si è arrestata, lasciandogli un barlume di vista ai bordi della pupilla, con la quale riesce comunque a seguire la televisione.

Produzioni cinematografiche nel 1963

Gli onorevoli Il monaco di Monza Le motorizzate Totò contro i quattro Totò e Cleopatra Totò sexy

1964

I ritmi di lavoro rallentano, il principe pensa anche ad altro. È riuscito a ottenere che suo nipote Salvatore Antonio, primogenito di Liliana, conservi il cognome de Curtis e lo stemma di famiglia. Vorrebbe ottenere l’annullamento del matrimonio con Diana anche dalla Sacra Rota, in modo da potere sposare Franca (i rotocalchi credono ancora che i due si siano uniti anni prima in Svizzera con rito civile). Sta per dare alle stampe, a cura dell'editore Fausto Fiorentino di Napoli, la sua prima raccolta di poesie, intitolata alla composizione che diventerà celebre, {tip image="images/sampledata/00-Immagini_Introvabili/Zoom/A_livella_fiorentino.jpg"}'A livella, su quella grande appianatrice di persone e di titoli alla quale Antonio rivolge sempre più spesso il pensiero.

Produzioni cinematografiche nel 1964

Che fine ha fatto Totò baby? Il comandante Le belle famiglie Totò contro il pirata nero

Progetti non realizzati

II mostro di Roma (1964) di Steno Con Totò, Boris Karloff.
Soggetto e sceneggiatura Alessandro Continenza e Steno. Prodotto da Gianni Buffardi. Poi realizzato con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia col titolo Un mostro e mezzo.

La (Ri)cotta (1964) di Pier Paolo Pasolini Con Totò, Rossana Di Rocco.

1965

Invitato da La cattura di Pirandello, una novella su un vecchio rapito dai briganti talmente felice di ritrovarsi senza famiglia e senza averi da finire lietamente i propri giorni con i rapitori. Il principe sarebbe d’accordo, il progetto piace anche a lui, ma produttori più veloci vengono con i soldi in mano, e lo rapiscono loro, su set meno nobili, lasciando a Lattuada il rimpianto di un’occasione non realizzata.

Produzioni cinematografiche nel 1965

Gli amanti latini La Mandragola Rita, la figlia americana Totò d'Arabia

Progetti non realizzati

La cattura (1965) di Alberto Lattuada. Dalla novella di Luigi Pirandello.

1966

Nella seconda puntata di "Globo d'oro" dei critici stranieri in Italia. La Rai Tv gli offre uno special in più puntate in cui rievocare i bei tempi della rivista, i giornalisti bussano sempre più numerosi alla sua porta, ripetendogli che il pubblico lo adora. Totò scrive con Carlo Croccolo la sceneggiatura di Fidanzamento all’italiana , il cui contenuto doveva con ogni probabilità rientrare nel filone parodistico aperto da Divorzio all’italiana . Storia di un ragazzo veneto (Croccolo) che si trasferisce a Roma per lavorare in un ministero, e si fidanza con la figlia di un inventore mezzo matto (Totò) che lo mette economicamente in guai maggiori di quanto già non sia. Ma non si riesce a trovare un produttore disponibile, e il principe de Curtis cede allora alle sirene del piccolo schermo. Anche il desiderio di Mauro Bolognini di scritturarlo per Arabella e per I fratelli Cuccoli rimase inattuato per lo stesso motivo. Lo stesso accadde con Ugo Gregoretti, che lo aveva chiesto insistentemente per il suo sceneggiato televisivo “Il circolo Pickwick”. Federico Fellini, a metà del ’66, dichiarò al produttore De Laurentiis che avrebbe voluto dirigere Totò nel fantomatico e tormentato Mastorna nel ruolo di se stesso. Totò, che aveva appena finito di girare con Lattuada La Mandragola e stava lavorando in Uccellacci e uccellini di Pasolini, aspettava con ansia il giorno in cui Fellini l’avrebbe chiamato per girare. Ma fu una grande illusione perché quel film, accarezzato da Fellini per tanti anni, non venne mai realizzato.

Produzioni cinematografiche nel 1966

Operazione San Gennaro Uccellacci e uccellini

Progetti non realizzati

Pinocchio (1966/1967) di Pier Paolo Pasolini Con Totò (Geppetto), Ninetto Davoli (Pinocchio), Vittorio Caprioli (il Gatto), Franca Valeri (la Volpe).

Il viaggio di G. Mastoma (1966/1967) di Federico Fellini Con Marcello Mastroianni/Ugo Tognazzi, Totò, Fanfulla, Vittorio De Sica, Carlo Dapporto, Macario, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Wanda Osiris, Mina.
Prodotto da Dino De Laurentiis.

Fidanzamento all’italiana (1966)
Soggetto di Antonio de Curtis e Carlo Croccolo.

1967

Agli inizi dell'anno interpreta negli studi Rai del Teatro delle Vittorie gli episodi della serie Aldo Palazzeschi . Luchino Visconti aveva progettato un film su Antonio Petito, Totonno , con Totò protagonista, ma anche questo film non vide mai la luce. Suso Cecchi d'Amico, sceneggiatrice di Visconti, avrebbe smantito l'idea di questo progetto.
Nell’ultimo anno della sua vita Totò fu tutto un fermento: meditava seriamente con Mario Castellani di tornare al teatro, per recitare nel Malato immaginario di Molière, con la regia di Sandro Bolchi, prodotto da quel Remigio Paone con il quale aveva rotto ogni rapporto all’epoca della sua malattia agli occhi. Francesco Rosi lo avrebbe voluto per il suo C’era una volta , nel ruolo di frate volante ma furono i numerosi impegni di Totò a impedire che il progetto si realizzasse. Subito dopo aver realizzato lo splendido trittico di Uccellaci e uccellini, La terra vista dalla luna e Che cosa sono le nuvole? (gli ultimi due episodi rispettivamente dei film corali Le streghe e Capriccio all’italiana ), Pasolini aveva in mente di fargli interpretare il ruolo di Geppetto per il suo Pinocchio , quello di uno dei Magi nell’altro film che avrebbe voluto realizzare, Le avventure del Re Magio Randagio e il suo schiavetto Schiaffo , che era una rielaborazione di un vangelo apocrifo contaminato con i problemi del mondo contemporaneo, e da ultimo Mandolini, con il quale avrebbe riproposto ancora una volta la coppia Totò-Ninetto Davoli. La televisione, già avviata verso l’egemonia e il monopolio dello spettacolo in Italia, tentò in ogni modo il grande assalto finale nei confronti di Totò, ma ormai era troppo tardi: Totò ebbe appena il tempo di registrare, durante l’estate del ’66, andati in onda nel 1967, una serie di mediometraggi dal titolo “TuttoTotò”, con la regia di Daniele Danza.

La sera del 13 aprile Totò confessa all'autista, Liliana Castagnola .

Produzioni cinematografiche nel 1967

Capriccio all'italiana Le streghe

Produzioni televisive nel 1967

Tuttototò

Serie televisiva composta da 9 episodi che Totò girò nel 1967, durante gli ultimi mesi della sua vita. Egli infatti avrebbe voluto riciclare per il piccolo schermo tutti i vecchi sketch teatrali degli anni d'oro.

Progetti non realizzati

Il circolo Pickwick (1967) di Ugo Gregoretti. Sceneggiato televisivo.
Realizzato con Tino Buazzelli al posto di Totò.


Riferimenti e bibliografie:

"Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
"I film di Totò, 1930-1945: l'estro funambolo e l'ameno spettro" (Alberto Anile), Le Mani-Microart'S, 1997
"I film di Totò, 1946-1967: La maschera tradita" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998
"Totò, l'uomo e la maschera" (Franca Faldini - Goffredo Fofi) - Feltrinelli, 1977
"Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
"Vita di Totò" - (Ennio Bìspuri) - Gremese, 2000
"Totò partenopeo e parte napoletano", (Associazione Antonio de Curtis), Marsilio Editore 1999
http://www.napoliflash24.it/ - A cura di Emanuela Genta


La ricostruzione storico-crono-biografica dell'opera di Totò si è resa possibile grazie al raffronto fra fonti di stampa originali dell'epoca, materiale reperito su internet ed approfondimento su autorevoli testi biografici sulla vita del comico, prime fra tutte le opere di Alberto Anile, sopra citate, poi Orio Caldiron, Goffredo Fofi e Franca Faldini.

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