CARMÈ CARMÈ

Antonio de Curtis

Carmè, Carmè
Pure 'st' anno 'a primmavera,
me trasuto dint'o core
cu 'na smania 'e fa l'ammore
cu 'nu fuoco 'e giuventu',
quanno veco a 'na figliola,
me va o sango dint'a ll'uocchie
po' me tremmano 'e denocchie
e nun garro niente cchiu'?

Carmè, Carmè,
tu sola nun me basta,
me ce ne vonno tre,
Carmè, Carmè,
i' songo 'e bona pasta
v'accuntento a' tutte' e ttre.
Carmè, Carmè,
io nun'o faccia apposta,
e tu chesta ll'he 'a sapè,
Carmè, Carmè,
io tengo a capa tosta,
tosta, tosta
comma 'a chè.

Per ogni uomo, tre mugliere
steva scritto, int'o giurnale
mo 'na legge speciale
faciarranno 'e ssaie pecchè,
pecchè l'uommene so' poche,
mentre a donna è in abbondanza
me ne voglio fa 'na panza,
n'ti ddoie a fore 'e te.

Carmè, Carmè,
tu sola nun me basta,
me ce ne vonno tre.
Carmè, Carmè,
i' songo 'e bona pasta
v'accuntento 'a tutte 'e ttre.
Carmè, Carmè,
i' nun 'o faccia apposta,
e tu chesta ll'he 'a sapè,
Carmè, Carmè,
i' tengo a capa tosta,
tosta, tosta comm'a chè.


L'esuberanza primaverile di un seduttore impenitente che gioca con l'abbondanza del desiderio.

Discografia pubblicata

Questa canzone appartiene al repertorio più brillante di Totò, spesso eseguita in contesti di varietà o legata a quella produzione comico-musicale tipica degli anni '50.

  • Edizioni Storiche: Presente nell'album Totò: Le canzoni del Principe - Vol. 1 (Fonit Cetra).
  • Interpretazioni: Oltre alle versioni dello stesso Antonio de Curtis, il brano è stato interpretato da Nino Taranto, che ne esaltava la vis comica, e da altri esponenti della canzone umoristica napoletana.
  • Formati: Pubblicata originariamente su 78 giri e successivamente inclusa in diverse antologie su CD dedicate al "Totò che canta", come Totò: L'umorista (Warner Music Italy).

Descrizione del contenuto

Il testo è un'esplosione di vitalità stagionale. Con l'arrivo della primavera, il protagonista viene travolto da una "smania 'e fa l'ammore" che lo riporta a una gioventù quasi aggressiva: la vista di una bella ragazza gli offusca la vista e gli fa tremare le ginocchia. Tuttavia, il tono non è drammatico, ma giocoso e iperbolico.

Il cuore del brano è la surreale richiesta fatta alla compagna, Carmela: una sola donna non basta più. Il protagonista cita una fantomatica "legge speciale" letta sul giornale secondo cui, essendoci scarsità di uomini e abbondanza di donne, ogni uomo dovrebbe avere tre mogli. Con una faccia tosta (la "capa tosta") tipica delle macchiette del teatro di varietà, egli si propone come un generoso "benefattore" disposto a sacrificarsi per accontentarle tutte e tre, pur rassicurando Carmela sulla sua "buona pasta" (indole buona).

Logica e Filosofia della Lirica

  1. La Primavera come risveglio dionisiaco: La logica del testo vede la natura come un motore inarrestabile. Il "fuoco 'e giuventù" giustifica l'irrequietezza del protagonista, trasformando l'infedeltà in un impulso naturale e quasi innocente.
  2. L'assurdo come giustificazione: La filosofia della lirica gioca sull'uso di argomentazioni pseudo-razionali (la notizia del giornale, la legge speciale) per giustificare desideri irrazionali. È la tipica retorica del personaggio di Totò: usare la logica per servire l'assurdo.
  3. Il seduttore "vittima" di se stesso: Il protagonista dichiara "i' nun 'o faccio apposta". Qui emerge la filosofia della maschera che non è cattiva, ma semplicemente soggetta a istinti più forti della sua volontà, chiedendo comprensione alla vittima stessa del suo desiderio (Carmela).
  4. L'abbondanza contro la carestia: Il testo riflette, in chiave comica, una realtà post-bellica dove l'equilibrio tra i sessi era alterato. Totò trasforma una condizione sociale in un'occasione di "panza" (scorpacciata) amorosa, ribaltando la povertà in opulenza sentimentale.

Significato per l'ascoltatore

L'ascoltatore viene trascinato in un clima di allegria contagiosa. Carmè, Carmè non vuole essere un manifesto del maschilismo, ma una caricatura della "guapperia" amorosa e dell'incapacità dell'uomo di resistere alla bellezza. Il significato profondo risiede nella capacità tutta napoletana di ridere dei propri vizi, trasformando una potenziale lite domestica in una farsa musicale dove la "capa tosta" diventa un tratto distintivo di simpatica ostinazione.