STATUINA A FRANCESCA

Antonio de Curtis

Tu s a cchiù bella 'e tutt' 'e principesse,
'e tutt' 'e principesse si 'a riggina.
Pe tutt' 'a vita addenucchiato io stesse
a cuntemplà sta grazia accussì fina.

Tu femmena nun sì, tu sì na fata
impastata 'e latte, porcellana e rrose,
sta pella è d'alabbastro avvellutata...
(Perdoname si dico chesti ccose).

'Ncopp' a sta vocca fatta cu 'e ccerase,
e 'ncopp' a chesta massa 'e seta nera
ca tiene pe capille, quanta vase
io nce vulesse dà... matina e sera.

Chist'uocchie tuoie chin' 'e malincunia
ca tiene 'nfronte songo comm' a ll'esca,
songh'uocchie ca me fanno asci 'mpazzia.

St'anema mia s'addorme 'a notte e sonna
sunnanno 'e te, nun te chiamma Francesca;
ma saie comme te chiamma a tte? Madonna!


L'estasi contemplativa di un amore che trasforma la donna in un idolo sacro e incorporeo.

Discografia pubblicata

Questa lirica, pur essendo meno nota al grande pubblico rispetto ai successi radiofonici, rappresenta una delle vette della produzione poetica di Antonio de Curtis, spesso inserita in raccolte dedicate al suo lato più raffinato e letterario.

  • Interpreti: È stata interpretata magistralmente da Giacomo Rondinella, la cui voce tenorile ben si adattava ai toni aulici del testo. Esistono anche versioni recitate dallo stesso Totò.
  • Edizioni e Formati:
    • Vinile 45 giri: Inserita in produzioni degli anni '50 e '60 (etichetta Vis Radio) dedicate alle poesie messe in musica.
    • LP: Presente nell'album Totò: Poesie e Canzoni, che raccoglie il materiale più intimo dell'artista.
    • CD: Reperibile nelle antologie complete edite da Warner Music o RTI, spesso all'interno di cofanetti celebrativi della cultura napoletana.
    • Libri/Testi: Il testo è celebre per essere apparso nella raccolta poetica 'A livella, dove la componente letteraria prevale su quella melodica.

Descrizione del contenuto

"Statuina a Francesca" è un inno alla bellezza muliebre, ma privo di carnalità volgare. Il poeta descrive Francesca non come un essere umano, ma come un oggetto d'arte prezioso: è fatta di porcellana, latte, rose e alabastro. La descrizione procede per dettagli visivi quasi tattili: i capelli sono "seta nera", la bocca è fatta di "cerase" (ciliegie). Il protagonista dichiara di voler restare inginocchiato tutta la vita a contemplare tale grazia, chiedendo quasi perdono per l'ardire delle sue parole. Il finale eleva la figura femminile dal piano fiabesco ("fata") a quello religioso: l'anima del poeta, nel sogno, non osa chiamarla per nome, ma la invoca come "Madonna".

Logica e Filosofia della Lirica

  • La deificazione della donna: La logica del testo segue il canone del Dolce Stil Novo filtrato dalla sensibilità napoletana. La donna non è una compagna, ma una divinità da adorare a distanza, un'immagine che ispira devozione assoluta.
  • Il materiale dell'anima: Totò sceglie materiali freddi e preziosi (alabastro, porcellana) per sottolineare la purezza e l'intangibilità dell'amata. Questa "statuina" è un ideale di perfezione che il tempo non può scalfire.
  • Il binomio Sogno-Realtà: La filosofia espressa suggerisce che la vera essenza della persona amata si riveli solo nel sogno. Nella realtà è "Francesca", ma nella dimensione onirica dell'anima rivela la sua natura sacra.
  • Il rispetto reverenziale: L'uso della parentesi "(Perdoname si dico chesti ccose)" rivela la "signorilità" di Totò: l'uomo sente il peso della propria audacia nel desiderare di baciare una creatura così elevata, mostrando una nobiltà d'altri tempi.

Significato per l'ascoltatore

L'ascoltatore viene trasportato in una dimensione di amore platonico e purissimo. In un'epoca di sentimenti spesso consumati velocemente, questa canzone ricorda il valore della contemplazione e del rispetto. Ci insegna che l'amore può essere una forma di preghiera e che la bellezza, quando è "fina" e autentica, ha il potere di elevare l'animo umano verso il sacro.