IL DRAMMA DI DON CICCIO CACCAVALLE
Il testo descrive le varianti redazionali di una poesia di Totò: il titolo originale era "Don Ciccio Caccavallo" (versione a sinistra) e, poi modificato nella forma definitiva "Don Ciccio Caccavalle" (versione a destra). Rispetto alla versione pubblicata, quella originale è priva di una strofa iniziale aggiunta in seguito, e presenta alcune differenze lessicali. Le due versioni vengono messe a confronto visivo, con il testo edito a sinistra e quello manoscritto originale a destra.
La lotta quotidiana tra povertà, dovere familiare e l'amaro desiderio di liberazione.
Descrizione del contenuto
In questa lirica, Totò dipinge il ritratto di Don Ciccio Caccavallo, un umile bottegaio del quartiere Cavone che vive una situazione di estrema indigenza. La sua "putechella" di animali non rende più, i debiti aumentano e l'affitto è arretrato. Il fulcro del dramma è però domestico: Don Ciccio deve accudire un suocero anziano, malato e pretenzioso, le cui cure (medicine, carne, vino e sigari) prosciugano le scarse risorse della famiglia. La narrazione culmina in una preghiera paradossale a San Gennaro: il protagonista, stremato dal peso della vita, giunge a chiedere la morte del vecchio come unica forma di "grazia" per poter finalmente respirare.
Logica e Filosofia della Lirica
- L'economia della miseria: Totò esplora come la povertà estrema possa logorare i sentimenti più nobili, trasformando l'assistenza a un congiunto in un fardello insopportabile che genera risentimento.
- Il sacro come contratto: La preghiera a San Gennaro non è un atto di devozione pura, ma una transazione disperata. Don Ciccio offre un ex-voto d'argento in cambio della fine delle sofferenze (sue e del vecchio), evidenziando un rapporto confidenziale e quasi commerciale con la divinità, tipico della cultura popolare napoletana.
- Il decoro nella sventura: Nonostante la fame, la moglie Aminta mantiene la casa "linda e pinta". Questo dettaglio filosofico sottolinea la dignità del povero che non si arrende al degrado estetico, pur essendo distrutto da quello economico.
- L'attenuante morale: La chiusura della poesia riabilita Don Ciccio. Il poeta ci dice che il suo "cinismo" è giustificato dalla disperazione ("tene n'attenuante"), a differenza di chi è ricco e ha il "cuore peloso", ovvero è egoista per scelta e non per necessità.
Significato per il lettore
Questa poesia è un invito alla comprensione profonda delle fragilità umane. Totò ci insegna a non giudicare chi, schiacciato dalle responsabilità e dalla mancanza di mezzi, arriva a formulare pensieri oscuri. È una riflessione amara sulla "croce" che molti portano in silenzio, senza pensioni o sussidi, ricordandoci che la vera crudeltà non è quella di chi è disperato, ma quella di una società indifferente che lascia l'individuo solo a gestire il peso della vecchiaia e della
Sistemando e rileggendo le varie copie originali dattiloscritte delle poesie di Totò che gelosamente conservo, per la prima volta due della stessa poesia hanno attirato la mia attenzione e precisamente quella dal titolo “Il dramma di Don Ciccio Caccavalle” pubblicata nei testi “Dedicate all’amore” - Colonnese Editore e “Totò, il Principe poeta” curato da Elena Anticoli Decurtis. Con sorpresa ho verificato che originariamente il titolo dato da Totò era “Don Ciccio Caccavallo” e che successivamente vi ha aggiunto una strofa iniziale e alcune parole diverse da quelle editate.
Federico Clemente

