PICCERELLA NAPULITANA
(PICCERELLA PICCERÈ)
Si nata comme a me napulitana
ma 'mpietto tien' 'o core furastiero,
mo c' 'o blue-jeans fai l'americana
e t' he 'mparata a ddì pure "i love you".
Piccerè, piccerè,
tu si nata dint' 'o vico 'e Scassacocchio,
Piccerè, piccerè,
nun te credere ca i' sò nu battilocchio.
I' te saccio e te strasaccio,
tu si 'a figlia 'e Mastu Ciccio
ca venneva int' 'a Arenaccia
pesce fritto e baccalà.
Mo vuò fà Miss Universo,
tu si nata 'o mese 'e marzo,
sient' a me ca è tiempo perzo,
va, vattene addu mammà.
Piccerè, piccerè,
cagne strada, cagne strada,
siente a me.
Vuò fà tremila cose ogne mumento,
c' 'o motoscafo 'o sci pe 'ncoppa all'acqua,
'o sabato po' vai a fa' 'o week-end
e te trattiene fin' 'o lunnedi.
Piccerè, piccerè,
tu si nata dint' 'o vico 'e Scassacocchio,
Piccerè, piccerè,
nun te credere ca i' sò nu battilocchio.
I' te saccio e te strasaccio,
tu si 'a figlia 'e Mastu Ciccio
ca venneva int' 'a Arenaccia
pesce fritto e baccalà.
Mo vuò fà Miss Universo,
tu si nata 'o mese 'e marzo,
sient' a me ca è tiempo perzo,
va, vattene addu mammà.
Piccerè, piccerè,
cagne strada, cagne strada,
siente a me.

L’ironico scontro tra l'autenticità del vicolo e le nuove velleità della modernità americana.
Discografia pubblicata
Scritta da Antonio de Curtis con la musica di M. Cuzzoli, la canzone ha goduto di diverse interpretazioni nel panorama della musica napoletana. Tra le edizioni più significative si annovera quella interpretata da Giacomo Rondinella (grande interprete del repertorio di Totò) e versioni orchestrali pubblicate su vinile a 45 giri e 33 giri tra la fine degli anni '50 e gli anni '60, sotto etichette storiche come la Corso e Vis Radio. In epoca moderna, il brano è stato inserito in numerose raccolte su CD dedicate alle canzoni di Totò (come quelle prodotte da Cinevox), spesso accostato ai successi più celebri del Principe per evidenziarne il lato satirico e sociale.
Descrizione del contenuto
"Piccerella Napulitana" è un ritratto satirico e pungente dell'Italia del secondo dopoguerra, quando il mito americano e i nuovi costumi (i "blue-jeans", il "week-end", lo sci nautico) iniziarono a influenzare i quartieri popolari di Napoli. Il protagonista si rivolge a una ragazza che tenta di darsi arie da sofisticata "americana", parlando inglese e sognando di diventare Miss Universo.
Tuttavia, il narratore non si lascia incantare: con una schiettezza tutta partenopea, le ricorda le sue origini umili. La smaschera citando il "Vico Scassacocchio" (celebre vicolo del centro storico) e ricordandole che è la figlia di "Mastu Ciccio", un venditore di pesce fritto e baccalà all'Arenaccia. La canzone è un invito a non rinnegare se stessi per seguire mode effimere che non appartengono alla propria cultura, concludendosi con il consiglio paterno e un po' brusco di "tornare da mamma".
Logica e Filosofia della Lirica
- Il contrasto tra Essere e Apparire: La logica del testo risiede nello smascheramento della finzione. Totò utilizza la memoria storica del quartiere per abbattere la facciata modernista della ragazza: la verità del "baccalà" contro l'illusione del "blue-jeans".
- La critica all'esterofilia: Viene deriso il tentativo di scimmiottare culture straniere ("mo fai l'americana"). È una critica sociale verso chi perde la propria identità inseguendo uno stile di vita che non gli appartiene e che appare ridicolo agli occhi di chi conosce la realtà.
- L'identità come radice inamovibile: Il termine "battilocchio" (una persona sciocca, un allocco) definisce il punto di vista del narratore: lui non è uno stupido che si fa ingannare dalle apparenze. La filosofia di Totò qui è conservatrice nel senso nobile: l'orgoglio delle proprie origini popolari è più prezioso di qualsiasi titolo di Miss.
- L'ironia come strumento di verità: Attraverso l'uso di nomi buffi (Scassacocchio) e mestieri umili, Totò usa il sorriso per impartire una lezione di dignità e realismo.
Significato per l'ascoltatore
L'ascoltatore di oggi trova in questa lirica una riflessione ancora attualissima sull'omologazione culturale. Totò ci ricorda che, nonostante i tentativi di sembrare altro, le nostre radici restano scritte nel nostro DNA e nella nostra storia familiare. È un inno alla "veracità" e un monito a non dimenticare mai da dove veniamo, perché solo restando fedeli a se stessi si evita di diventare una caricatura di un mondo che non ci appartiene.
La canzone di Totò che doveva andare a Napoli
Il popolare principe-attore aveva presentato al Festival «Piccerella, napulitana», ma la commistione di lettura non l'ha inclusa nel programma della manifestazione. Insieme a quella di Totò, è stata "bocciata” anche una canzone di Peppino De Filippo.
L’universo artistico di Antonio de Curtis, non si esauriva davanti alla macchina da presa o sulle tavole del palcoscenico; la sua anima trovava rifugio e sfogo nella composizione musicale, un esercizio intimo che il Principe portava avanti con una dedizione quasi rituale. Al pianoforte, pizzicando i tasti con un solo dito ma con un’ispirazione inesauribile, Totò dava vita a melodie che riflettevano la malinconia e la passione della sua Napoli, sottoponendo poi ogni sua creazione al severo ma affettuoso giudizio della sua cerchia più ristretta: dalla compagna Franca Faldini ai collaboratori domestici, testimoni privilegiati di un processo creativo genuino e popolare.
- Il metodo compositivo del Principe rivela un approccio istintivo e solitario, caratterizzato da lunghe sessioni al pianoforte dove la melodia nasceva prima delle parole, per poi essere rifinita attraverso il confronto diretto con le persone a lui più care, considerate il miglior termometro per testare l’efficacia di un brano.
- Le polemiche con il Festival di Napoli segnarono tappe significative della sua carriera di autore, come dimostra il caso di "Piccerella napulitana" nel 1954, quando la canzone finì al centro di aspre controversie tra comitati organizzatori e stampa, evidenziando il rapporto talvolta conflittuale tra l'establishment artistico dell'epoca e l'estro libero di de Curtis.
- L’ispirazione biografica come motore poetico emerge prepotentemente nei suoi successi più grandi, in particolare in "Malafemmena", scritta nel 1951 e dedicata originariamente alla moglie Diana Bandini Lucchesini Rogliani (la "Minuzzina" delle dediche SIAE) dopo la fine della loro tormentata unione, smentendo le voci che per anni avevano attribuito il brano a Silvana Pampanini.
- La consacrazione oltre lo schermo testimonia come la produzione musicale di Totò non fosse un semplice hobby da celebrità, ma una vera e propria estensione della sua poetica, capace di unire la filosofia popolare della "Livella" al lirismo sentimentale delle canzoni, ottenendo successi strepitosi alla Piedigrotta e influenzando profondamente la cultura musicale italiana.
La figura di Totò compositore restituisce l’immagine di un uomo che ha saputo trasformare il dolore privato e l’osservazione acuta della realtà in un patrimonio collettivo. Le evidenze storiche, supportate dalle testimonianze dei familiari e dagli archivi d'epoca, confermano che ogni sua nota era intrisa di una "napoletanità" autentica, lontana dai cliché e vicina al cuore del popolo. La sua musica, nata spesso da un'ispirazione improvvisa su un pacchetto di sigarette, resta oggi la testimonianza più vivida di un artista totale, capace di ridere delle sventure della vita ma anche di piangerle con la dignità di un grande poeta.
Lyno Giusti, «Sorrisi e Canzoni TV», n.25, 21 giugno 1959

La figlia Liliana racconta del ritrovamento dei nuovi testi. «Non avevo mai ascoltato questi brani scoperti dai canadesi. Da noi si conosce solo “Malafemmena"»
Con l'estate, gli schermi tv tornano a farci sorridere con i film dì Totò. Ma il Totò più nascosto, un vero cantautore malinconico e introverso che trovava sfogo attraverso la musica e che regalò un gioiello come «Malafemmena», è tuttora di difficile accesso. Quattro sue canzoni inedite chiuse in un cd di proprietà canadese intitolato «Totò Lost Lyrics» e cantate da una bionda lettrice di inglese all'Università romana di padre napoletano, Alessandra Valente, aspettano con pazienza di trovare la strada dell'ascolto collettivo. Che non sarà necessariamente quella dei negozi né di Internet, ma forse una distribuzione privata, un bonus di qualche Azienda ancora illuminata in questi tempi bui. In un percorso rocambolesco che sembra preso da uno dei film d’avventura del grande Principe, le edizioni erano state acquistate in un negozio di Napoli dalla società canadese: poi i brani sono stati riarrangiati e attualizzati, senza stravolgerli, dal musicista torinese Guido Marcone nei suoi studi vicino Lucca, e la Valente scelta dopo numerose audizioni. «N' ce so' caduto» e «T' aggio lassa'» sono belle canzoni romantiche e malinconiche, che in qualche modo rimandano a «Malafemmina», «Piccerella napulitana» e «Dai dai bambina» sono invece più giocose. Ma la novità vera ora è che la figlia dell'attore, Liliana de Curtis, coinvolta da Marcone in questa operazione, è decisa e convinta a riportare a galla, a partire dall'autunno, l'intero patrimonio musicale di Totò.
Signora de Curtis, lei sapeva dell'esistenza di questi brani?
«Ho sempre detto a tutti che mio padre ha sempre depositato ciò che creava alla Siae. Il signor Marcone ha trovato il materiale in queste specie di negozi napoletani dovi vendono di tutio, spartiti compresi: ha adattato la musica, le parole sono quelle: ha fatto una cosa musicalmente splendida. Sono brani inediti perchè mai cantati, la gente non li ha mai sentiti, è bellissimo che siano finiti in un cd».
Lei aveva mai ascoltato questo materiale?
«Io mai. Papà ha scritto tantissimo, qualcosa come 45 canzoni. Continuiamo a sentire "Malafemmena" che è un inno nazionale, perchè non le altre? Questo è un primo passo, importante e bellissimo»
La ragazza che canta? «Intanto è una brava ragazza, cosa già molto difficile con i personaggi da cui siamo sovrastati; la voce poi è perfetta nella situazione attuale, moderna».
Trovare gli altri inediti sarebbe anche un grande business.
«Ma basta andare alla Siae o da me, che li ho tutti. Debbo solo riordinare un po' le mie cose, questo è un periodo difficile perché mia madre s'è rotta il femore e sono molto occupata. Bisognerà fare un controllo, soprattutto per vedere se siano mai stati incisi; ho desiderio di andare fino in fondo»
Coma ricorda suo padre musicista?
«La musica era forse la cosa che amava di più: tirava fuori la sua anima e infatti di canzoni allegre ve no sono poche. Gli venivano di getto, scriveva su qualunque cosa avesse in mano, anche sui pacchetti delle sigarette. Suonava il pianoforte con due dita, lui, incideva con il Geloso che io conservo e poi la mattina ci faceva ascoltare; il primo a sentire era Carlo Cafiero, il nostro autista di sempre. Era una cosa molto tenera: canzoni e poesia facevano parte della vita privata di papà».
Il musicista Guido Marcone sta ora lavorando a un musical del vecchio leone della discografia Ennio Melis da mettere in scena a Montreal; dal suo studio di Lucca spiega: «Alcuni brani sono la logica conseguenza di "Malafemmina". "N'ce so' caduto" è stato scritto prima, il più complicato e "T’aggia lassà"; "Piccirella napulitana" era stato cantato da Nino Taranto e gli altri provati, ma non con questi spartiti. Sappiamo anche con chi Totò aveva composto con un suo amico, Mario Gozzoli, di cui non troviamo eredi e non sappiamo nulla ma sugli spartiti ci sono le sue correzioni, era un trascrittore molto bravo, delle idee di Toto. Il giro armonico è simile a quello di "Malafemmena", perchè ogni autore è appassionato a certi "giri", da Gerry Mulligan a Totò.
Marinella Venegoni, 7 agosto 2000
Riferimenti e bibliografie:
- Marinella Venegoni, 7 agosto 2000
- Lyno Giusti, «Sorrisi e Canzoni TV», n.25, 21 giugno 1959