MA CHE DULORE!
La difesa della canzone napoletana classica contro il degrado del tema del tradimento
Descrizione del Contenuto
In questo componimento, Antonio De Curtis esprime con forza e passione il proprio sdegno per l'evoluzione — o meglio, l'involuzione — della canzone napoletana a lui contemporanea. Il poeta lamenta come la nobile tradizione musicale partenopea sia stata "stroppiata" e ridotta a un unico, ossessivo argomento: il tradimento amoroso. Ricordando con nostalgia i classici che celebravano la bellezza di Napoli (il sole, Posillipo, Sorrento, la vita semplice dei pescatori), l'autore definisce le nuove composizioni una "schifezza" che genera tristezza anziché allegria. La lirica si chiude con un appello accorato a smettere di cantare di amanti infedeli, paragonando queste canzoni a un desolante "lamento dei cornuti".
Logica e Filosofia della Lirica
La filosofia di Totò in questi versi si fonda sul rispetto per l'identità culturale e sull'estetica del sentimento:
- L’Identità come Patrimonio da Custodire: La logica del testo vede la canzone napoletana come una "cosa che sta a cuore a tutti quanti noi". Per l'autore, vedere questa forma d'arte deturpata è un dolore quasi fisico, una ferita all'orgoglio collettivo che suscita una rabbia incontenibile ("me magnasse 'e mmane").
- Il Contrasto tra Bellezza e Bassezza: Il poeta mette a confronto due mondi poetici. Da un lato, la filosofia solare e descrittiva dei classici (Marechiaro, il Vomero, le lampare) che portava "allerezza" al cuore; dall'altro, la monotonia del lamento moderno, visto come una degradazione del sentimento che scade nel ridicolo e nel patetico.
- L’Appello alla Dignità Artistica: La filosofia dell'opera è un invito alla dignità. "Mettimmoce 'na pezza" è l'esortazione finale a porre rimedio a questa deriva, rifiutando la retorica del tradimento per tornare a cantare temi che elevano lo spirito invece di umiliarlo con narrazioni di sventure coniugali volgari o ripetitive.
Significato per il lettore
Ma che dulore invita a riflettere sul valore della tradizione e sulla qualità dei contenuti culturali che scegliamo di accogliere. Totò ci insegna che l'arte dovrebbe essere fonte di gioia e bellezza, non un veicolo di lamentele qualunquiste. La lirica è un monito a non svendere la propria eredità culturale per inseguire mode facili, ricordandoci che la vera poesia nasce dalla capacità di cantare l'incanto del mondo e non solo le proprie miserie personali.