'A LIVELLA
La poesia è ambientata in un cimitero, dove un malcapitato rimane chiuso. Questi assiste incredulo al discorso tra due ombre: un marchese e un netturbino. Il marchese si lamenta del fatto che il netturbino si sia fatto seppellire accanto a lui, ma il netturbino gli fa notare che non è stato lui a scegliere dove esser seppellito; vedendo che il marchese continua con il suo lamento, il netturbino perde la pazienza e gli fa notare che, indipendentemente da ciò che si era in vita, col sopraggiungere della morte si diventa tutti uguali. La poesia è scritta in dialetto napoletano.





La morte come estrema livellatrice che annulla ogni privilegio, gerarchia e vanto della vanità umana.
Descrizione del contenuto
Ambientata in un cimitero il giorno della commemorazione dei defunti, la poesia narra l'incontro surreale tra le ombre di un nobile Marchese e un umile netturbino, Gennaro. Il Marchese, arrogante anche nell'aldilà, rimprovera il povero Gennaro per essere stato sepolto in una fossa comune troppo vicina alla sua lussuosa cappella gentilizia. Ne nasce un dialogo magistrale in cui la superbia aristocratica si scontra con la rassegnata saggezza popolare. La disputa si risolve quando Gennaro ricorda al nobile che, una volta varcata la soglia della morte, i titoli e i blasoni non hanno più alcun valore: la morte è una "livella", lo strumento del muratore che rende perfettamente piana ogni superficie, eliminando ogni differenza di altezza e di ceto.
Logica e Filosofia della Lirica
- La Morte come Democrazia Suprema: La filosofia di Totò identifica la morte come l'unico evento realmente equo, capace di spogliare l'uomo di ogni sovrastruttura sociale e materiale.
- L'inutilità del Blasone: Il testo critica ferocemente l'attaccamento ai titoli nobiliari ("'a marchese, 'o duca, 'o principe") definendoli "pagliacciate" che appartengono solo al mondo dei vivi.
- L'accettazione del Destino: Attraverso le parole di Gennaro, emerge la consapevolezza che "nuie simmo serie... appartenimmo 'a morte", suggerendo che la vera serietà risiede nel riconoscere la propria finitudine.
- Il distacco dai beni terreni: La logica della lirica invita a guardare oltre l'apparenza e il possesso, poiché nell'aldilà ciò che resta è solo l'essenza dell'individuo, nudo di fronte all'eternità.
Significato per il lettore
Leggere 'A livella è un esercizio di umiltà. Totò non vuole spaventare il lettore con l'idea della fine, ma invitarlo a vivere con meno arroganza e più solidarietà. Il messaggio è un potente monito contro il narcisismo e la discriminazione: se il traguardo finale è identico per tutti, non ha senso nutrire rancori o pretese di superiorità durante il cammino. È un invito a riscoprire l'umanità comune, ricordandoci che la dignità di un uomo non si misura dal marmo della sua tomba, ma dalla traccia che lascia nel cuore degli altri.
La poesia recitata da Nino Taranto
Patchwork Animations di Giovanni Saponaro Animazione della poesia Un cortometraggio della poesia
Totò - 'A Livella from Bottega di Steli on Vimeo
Livelle e massoni
La poesia più nota di Totò è senza dubbio « ’A livella», dove l’Autore prende ispirazione da uno strumento edile, conosciuto fin dai tempi dell’antico Egitto, per sottolineare uno dei più importanti valori della libera muratoria. La livella si presenta, in genere, con la forma di una A maiuscola, al vertice della quale è sospeso un filo a piombo, parte integrante dell’attrezzo. Quando quest’ultimo coincide con precisione alla tacca posta al centro della sbarra trasversale, è segno che la superficie del piano è in perfetta posizione orizzontale.
Nel linguaggio iniziatico, il simbolo assiale della livella esprime la «manifestazione della Volontà celeste al centro del cosmo», la realizzazione di un compiuto congiungimento fra il verticale e l’orizzontale, tra il Cielo e la Terra, tra l’Essere Supremo e l’Uomo.
La parola deriva dal lat. libella, diminutivo di libra, ‘bilancia’, il cui etimo risale alla radice indoeuropea LIBH/LUBH, ‘amore’, ‘desiderio’. Nel mondo ellenico, la bilancia (con la sua costellazione) è considerata un simbolo dell’equilibrio, dell’armonia e dell’uguaglianza.
Totò affronta dunque il tema della morte, associandola alla libratio, al ‘livellamento’ di tutti gli uomini davanti ad essa:
...morto si’tu e morto so’pur ’io; ognuno comme a ’na ’ato è tale e quale.
’A morte ’o ssaje che d’è? ...è una livella
A chi è diretto il messaggio di Totò?
I versi della « ’A livella» furono pubblicati, per la prima volta, in appendice ad un suo libro «Siamo uomini o caporali?», dove vengono offerti ed illustrati ad un vasto pubblico alcuni episodi della propria vita.
Era il 1952: l’entusiasmo che aleggiava nell’animo puro e generoso del Maestro Venerabile Antonio De Curtis iniziava poco alla volta a vacillare sotto i colpi di anomali comportamenti di «fratelli» senza scrupoli, di lotte intestine per appropriarsi di prebende e di gradi, di umane e grette gelosie. Vito Signorelli affermava in una sua balaustra che il degrado del costume nazionale aveva contagiato anche la libera muratoria, «che avrebbe dovuto essere e conservarsi sotto ogni aspetto eletta, hanno potuto largamente fiorire la vanità e la menzogna, l ’intolleranza e la corruzione». [...] Tenendo presente l’anno in cui fu concepita « ’A livella», si può affermare con certezza che la data della sua messa in «sonno» risale alla prima metà degli anni ’50, dopo sette/otto anni di entusiasta militanza.
II suo distacco fu certamente dettato da una delle tante scissioni di cui fu vittima la Serenissima Gran Loggia di Piazza del Gesù', in particolare vanno, per gli anni di cui sopra, segnalate quella dell’ottobre 1952 che coinvolse il prof. Salvatore Altomare, e quella del dicembre 1953, detta «secessione Moroli». Non v’è dubbio che, al suo allontanamento, contribuì anche il fallimento dei numerosi tentativi di fusione tra i vari gruppi massonici, una unità che il marchese aveva sempre vagheggiato e sostenuto.
Il messaggio era innanzitutto diretto a coloro che, attraverso appellativi altisonanti, sciarpe e decorazioni varie, volevano imporre la propria personalità, spesso gretta ed insulsa, su quella degli altri «fratelli», calpestando uno dei valori portanti della massoneria. Desta, al riguardo, meraviglia ed ammirazione che tale raro ed onesto atteggiamento - che definirei improntato al-l’autoironia - sia stato assunto da un uomo alla perenne ricerca di una radice nobiliare delle proprie origini.
« ’A livella» rappresenta, dunque, il suo «addio» in versi all’attiva partecipazione ai «travagli» massonici. Il ritiro coinciderà, in tutti i casi, con l’aggravarsi della malattia agli occhi. Aveva, infatti, difficoltà a reggere il «maglietto» di Maestro Venerabile, che comportava anche lunghe letture rituali al lume di candele.
Ruggiero Di Castiglione
Così la stampa dell'epoca
Totò «poeta-becchino»
Il primo disco del celebre comico napoletano. E' uscito un "33 giri" con la registrazione di una scenetta di "Studio Uno" e una lirica macabro-umoristica
Totò ha inciso il suo primo disco (33 girl, 17 cm. Cetra). E' una gradita sorpresa per quanti amano la bonaria, macchiettistica comicità del principe Do Curtis. In una facciata ascoltiamo una famosa scenetta elle fa parte del repertorio del vecchio varietà, riproposta l'anno scorso in «Studio Uno». Si intitola «Pasquale». Totò ha per "spalla" l'attore Mario Castellani. Con le tipiche battute rispolverate dalla sua esperienza nel cinema e nella rivista, Totò riesce a suscitare un po' d'ilarità. Ma la cosa migliore del disco è la poesia in dialetto partenopeo «'A livella», che prende lo spunto dal seppellimento in tombe vicine di un povero scopino e di uno schizzinoso «gentiluomo». L'attore ha affrontato con entusiasmo l'avventura discografica. Già si preannuncia la pubblicazione di un «long play» con altre brillanti scenette.
«Stampa Sera», 12 aprile 1967
Un disco di Totò: «'A livella» e «Pasquale»
Totò: «'A livella» e «Pasquale», Cetra LC 18 33 giri, 17 cm
Alcuni mesi fa la Cetra aveva annunciato la prossima uscita di un disco, microsolco, con la partecipazione di Totò (principe De Curtis). Ora in una veste piuttosto dimessa il disco è apparso; si tratta dì un microsolco di 17 cm inciso bene, contiene due pezzi dell'inesauribile repertorio di Totò.
Ad ascoltarlo ci si contorce dalle risa tanto è il caustico humour dell'attore napoletano. Su una facciata del disco vi è una nota poesia dello stesso Totò, «'A livella», strumento dei muratori che qui serve al poeta-attore per prendersi burla della presunzione di un blasonato. Tra due morti, un ricco aristocratico e un misero poverello, la morte ha fatto 'a livella, ha uguagliato tutto e tutti. Totò recita la propria poesia con fare garbato, ma assai sbrigativo. Il suo verso è scarno, rapido, colpisce senza troppi preamboli. E pur ammirando sia la poesia, del resto molto nota sia la dizione (che non dà fastidio seppure mantenuta in stretto e bello dialetto napoletano), si resta un po’ delusi, ci si aspettava di più La consolazione giunge sulla seconda facciata del disco, con «Pasquale»: dove è ripreso dal vivo un numero di Totò in una rivista (oltre alla sua voce e a quella di Mario Castellani, si odono fragorosi applausi del pubblico). Da una battuta all'altra, da un trucco consumato dal comici di tutto il mondo. (E' morto Diocleziano? Come passo il tempo, ragazzi!) ad una trovata fresca fresca ci si trattiene a stento dal continuo ridere.
Buona l'idea di far uscire dischi con recitazioni comiche, sarebbe bene continuare la serie magari un po' più curata.
«L'Unità», 14 aprile 1967
Considerazioni: 'A livella & C.
Il principe napoletano Antonio de Curtis, in arte Totò, oltre che ad essere quel grandissimo attor comico di teatro e di cinema, che in questi anni le varie televisioni continuano a riproporci, è stato anche musicista, ora si direbbe canzonettista (sua la celebre ’’Malafemmena”), e, questo pochi lo sapranno, poeta. A testimonianza di questo suo impegno con la musa della poesia, Totò ci ha lasciato un volume di liriche dal titolo “’A livella” (Ed. Fiorentino, Napoli), titolo ripreso dalla poesia forse più bella della raccolta e che riassumiamo. In essa l’artista finge un dialogo, a cui gli è capitato di assistere, tra un Marchese e uno spazzino, con il primo, pieno di boria e di disprezzo, che non sopporta di trovarsi vicino nella tomba un pezzente poveraccio come uno spazzino, e questi a dirgli di abbassare le ali, che non è il caso di prendersela troppo, che la morte è una livella e che nel loro mondo le differenze che c’erano tra vivi ora non contano più: ”Sti ppagliacciate ’e ffanno sale ’e vive: nuje simmo serie...appartenimmo ’a morte!”
Tutto questo antefatto ci serve per arrivare al becchino del comune di Pallanzeno, che a quanto pare, lucrando sulla ’’pietas” dei familiari dei defunti, quando riesumava i resti non si preoccupava di matterli nelle urne per poi riporre queste nelle celle acquistate dai parenti, ma li buttava tutti nell’ossario del cimitero nella più completa ed irrimediabile confusione. E quindi intascava i soldi delle urne. E ’ una storia che, da vivi, un poco ci offende e ci rattrista e certamente ci penserà la giustizia, dopo gli accertamenti d ’uso, a far pagare all’intraprendente necroforo pallanzenese le sue infrazioni al Codice Penale. Quello che però vorremmo suggerire è che il nostro giudizio sull’operato di quel curatore d ’ossa non sia eccessivamente severo. Teniamo presente che di là ci sono regole completamente diverse dalle nostre e il lavoro fatto dal becchino truffaldino è stato solo succedaneo a quello della grande livellatrice. Un lavoro da socio, insomma, anche se inconsapevole.
G. Man., «Eco-Risveglio Ossolano», 11 settembre 1986
Gli insegnamenti della poesia
Una poesia di Totò al cimitero contro le bombe troppo costose
ISPICA (Ragusa)
Quando si è sottoterra censo e onori non fanno più differenza perché la morte «riequilibra», fa tutti «uguali» («Muorto sì tu e muorto so' pur io: /Ognuno comm’e nato e tale e quale») come diceva il principe Antonio De Curtis, in arte Totò, nella poesia «’A livella». A pensarla come Totò sono in molti, primi fra tutti gli amministratori comunali di Ispica, cittadina di 13 mila abitanti in provincia di Ragusa. E così per scoraggiare l'abitudine ormai consolidata nel Ragusano nel fare a gara per avere tombe e lapidi sempre più «faraoniche- dove trionfano marmi pregiati e sculture, l’assessore ai servizi sociali Carmelo Zocco, ha avuto un’idea: fare incidere proprio i celebri di versi di Totò su una lapide che verrà posta in bella vista all’ingresso del cimitero. Servirà da monito a chi non ha capito che troppo sfarzo fa male al ricordo dei defunti.
Ma non solo: «L’obiettivo è duplice — fa sapere il promotore dell’iniziativa, l’assessore ai servizi sociali Carmelo Zocco —. Commemorare l’artista, nel centenario della nascita, e invitare alla riflessione e alla sobrietà di comportamenti i nostri concittadini. L’idea della «pagina di marmo-, che il primo novembre sarà ancorata a un ceppo realizzato dagli anziani del centro geriatrico, ha trovato d’accordo il sindaco di Ispica Rosario Gugliotta. «Vuole rendere omaggio — ha spiegato — ai più importanti valori della vita che, purtroppo, si scoprono solo al pensiero della morte».
«Corriere della Sera», 30 ottobre 1998
Riferimenti e bibliografie:
- Disegni di Andrea Pazienza
- Totò - 'A Livella from Bottega di Steli on Vimeo. Dal Capolavoro del Principe Antonio De Curtis fuori concorso per l'undicesima edizione dell'Ischia Film Festival 2013 la Bottega di Steli presenta: "Totò - 'A Livella" - Regia di Stefano Cortellessa con Claudio Di Somma - Helias Tramontano - Adattamento cinematografico di Elisa Iazzetta - Stefano Cortellessa - Direzione tecnica e del suono Pierluigi Scarivaglione - Segreteria di produzione Emanuela Cortellessa - Elaborazioni fotografiche Lucio Carbonelli - Montaggio Elisa Iazzetta - Stefano Cortellessa Fotografia Fernando Pila - Trucco speciale Mariagrazia Cianfrano - Costumi Artinà - Napoli - Colonna sonora: "Ti Ricordi il Mio Dolore?" di Dino Fumaretto/Elia Billoni - Edizioni Musicali A Buzz Supreme - per gentile concessione di Trovarobato
- "Non ascolto nessuno" di Ettore Giuradei - Etichetta Mizar Records - per gentile concessione True Booking - "La Tarantella" di Giovanni Bottesini - opere per contrabbasso e pianoforte - eseguito da Gabriele Ragghianti e Tiziano Mealli - Edizioni Tactus "Valse Miniature" di Serge Koussevitzky - Testo finale - Elisa Iazzetta
- Livelle e massoni da "Totò Massone" (Ruggiero Di Castiglione), Poligrafica Laziale srl, 2017
- «Stampa Sera», 12 aprile 1967
- «L'Unità», 14 aprile 1967
- G. Man., «Eco-Risveglio Ossolano», 11 settembre 1986
- «Corriere della Sera», 30 ottobre 1998