'E DDUJE 'NNAMMURATE

Antonio de Curtis

For' 'o balcone tengo na cajola
cu dinto nu canario 'ncardellato,
che canta tutt' 'o iuorno a squarciagola
pecchè st'aucelluzzo è 'nnammurato.

'E na canaria bionda comm' a ll'oro,
comm' 'e capille d' 'a padrona soja;
e io pure pe 'sta bionda me ne moro
e canto appriesso a isso... ch'aggia fà?

E tutt' e dduje cantammo inutilmente
isso "Volare" e io "Anema e core".
Ma 'sta signora bionda è indifferente
e nun o vvò capì ca mme ne moro.

Pure 'a canaria fa comm' 'a padrona,
e st'aucelluzzo mio sta ascenno pazzo.
'E vvote po', si canta, piglia e stona
e i' stono appriesso a isso... ch'aggia fà?


Un parallelo ironico e amaro tra il desiderio di un uccellino e quello del suo padrone.

Discografia pubblicata

La canzone è stata incisa e interpretata da diversi artisti del panorama napoletano. Tra le versioni più note si ricorda quella di Giacomo Rondinella e quella dello stesso Totò (spesso in versioni parlate o recitate-cantate). È presente in numerose raccolte dedicate alla produzione musicale del Principe della risata, come l'album Il Principe Totò (pubblicato in vari formati tra cui LP e successivamente CD da etichette come Cinevox e BMG Ricordi). Le edizioni cartacee dei testi sono spesso incluse nelle raccolte di poesie di Totò, come la celebre 'A livella.

Descrizione del contenuto

Il testo mette in scena un "duetto" della solitudine. Il protagonista possiede un canarino (un "canario 'ncardellato", ovvero un incrocio tra canarino e cardellino) che canta disperatamente perché innamorato di una canarina bionda. Questa uccellina appartiene alla padrona di casa, una donna bionda di cui lo stesso protagonista è segretamente e perdutamente innamorato.

Si crea così una simmetria perfetta: l'uomo e l'uccellino cantano le loro pene d'amore, cercando di attirare l'attenzione delle rispettive "belle". Mentre l'uccellino canta a squarciagola, l'uomo intona classici come "Anema e core". Tuttavia, il risultato è un fallimento corale: sia la donna che la canarina restano indifferenti, spingendo i due amanti verso una divertente, ma triste, perdita di senno e di intonazione.

Logica e Filosofia della Lirica

  • Il parallelismo antropomorfico: Totò utilizza la figura dell'animale per riflettere i sentimenti umani. La sofferenza dell'uccellino non è diversa da quella dell'uomo; entrambi sono prigionieri (l'uno della gabbia, l'altro del proprio sentimento).
  • L'ironia sul tragico: Nonostante il tema sia la sofferenza amorosa, la struttura è quasi teatrale e comica. Il fatto che l'uccellino "stoni" per il dolore e il padrone lo segua nella stonatura rompe la solennità del dramma e lo trasforma in una farsa umana.
  • L'inutilità del corteggiamento: Emerge una filosofia della rassegnazione. Non importa quanto impegno si metta nel "cantare" (o nel corteggiare), l'indifferenza dell'oggetto amato è una barriera insuperabile.
  • La biondezza come ideale: Il colore biondo accomuna la canarina e la padrona, diventando il simbolo di una bellezza eterea e distante, quasi "straniera" rispetto alla radice mediterranea del protagonista.

Significato per il lettore

Per chi legge oggi questo testo, il messaggio è di una tenerezza disarmante. Totò ci insegna che il dolore per un amore non corrisposto è universale e livella tutti gli esseri viventi: dal piccolo canarino al grande uomo. La canzone invita a sorridere delle proprie pene, trovando conforto nella condivisione della sfortuna. In un mondo che ci vuole sempre vincenti, questa lirica celebra la fratellanza nel fallimento e la bellezza del "cantarne" comunque, anche a costo di stonare.