Totò e la televisione - Approfondimenti e rassegna stampa dell'epoca



Non ho alcuna intenzione di bruciare la mia carriera in poche ore di trasmissione televisiva. Il video è una buona cosa soltanto per i giovani che devono farsi conoscere.


Perché poi la televisione? Perché mi sono arreso a un genere di spettacolo che ho sempre guardato con sospetto e che mi ha visto sempre di passaggio? Ogni volta dicevo di no perché quel rettangolino luminoso che ci fa entrare nelle case di tutti è un coltello a doppio taglio: può dare, quando va bene, un'immediata popolarità, ma può anche tagliare le gambe. E a me, scusatemi, chi me lo fa fare di correre questo rischio? Avessi ancora venti o trent’anni, e dovessi cercarmi un mio pubblico sarebbe un’altra cosa.


Io sono un attore educato. Educato a non dire porcherie e a non giocare coi doppi sensi. Ma la televisione di ciò non tiene conto: fa lavorare con la camicia di forza, impone una censura che è davvero eccessiva. E poi ci sono troppi funzionari responsabili di una trasmissione. Ciascuno trova la mossa o la battuta che gli dà fastidio. E ciascuno richiede il suo bravo taglio, coi risultati che si possono immaginare.


Il rapporto di Totò con la televisione

Il rapporto tra Antonio de Curtis è la televisione è sempre stato conflittuale, anche se il mezzo si sarebbe prestato moltissimo a diffondere e a valorizzare, se mai ce ne fosse stato bisogno, ancora di più la figura e l'arte di Totò, che era squisitamente popolare. Dopo un periodo di quarantena per l’incidente al Musichiere, la Rai ha cominciato a ronzargli attorno facendo balenare varie ipotesi di collaborazione. La splendida incursione a Studio Uno nel 1965, unita al clamore per il ‘recupero’ operato da Pasolini, accendono gli entusiasmi dei dirigenti che riescono a sbloccare le diffidenze del principe. Ma la televisione dell'epoca - a parte il bigottismo che la caratterizzava nei suoi primi anni di vita e che la induceva a considerare con diffidenza Totò, in quanto personaggio sfuggente a ogni regola, e sicuramente laico - non era neppure "attrezzata" tecnicamente a dare voce a Totò, il cui personaggio oramai si nutriva esclusivamente del mezzo cinematografico. Non a caso, Totò consegna nelle mani della televisione il suo repertorio teatrale, proprio negli ultimi mesi della sua vita, quando la televisione comincia a produrre le sue prime serie cinematografiche.

Il risultato fu quel TuttoTotò, che ebbe il merito di raccogliere in extremis (il programma andò in onda pochi giorni dopo la morte) buona parte del repertorio storico del suo teatro, nonostante il tentativo maldestro di ricavare dagli scarti di moviola, rimpinguati da qualche scena girata dalla controfigura Dino Valdi e doppiata da Carlo Croccolo, un paio di puntate postume, approfittando probabilmente della morte del protagonista (Totò Ye-Ye e Totò Ciak).

La prima apparizione di Totò in televisione risale a Il Musichiere di Mario Riva del 1958. L'incontro con il popolare presentatore che aveva lavorato con lui in riviste dei primi anni del dopoguerra fu molto affettuoso, ma durante la trasmissione Totò si lasciò scappare un "Viva Lauro" che allarmò subito Mario Riva, il quale domandò: "Scusi, principe, ma che ci azzecca?". "Niente" rispose Totò "ma a me piace Lauro".

La cosa indignò i dirigenti democristiani della RAI, i quali, soprattutto in prossimità delle elezioni politiche, non potevano tollerare che un personaggio così popolare come Totò inneggiasse al capo del partito monarchico napoletano. E Totò per alcuni anni non fu più chiamato in televisione, se non per qualche fugace intervista, tra le quali quella celeberrima rilasciata a Lello Bersani (nel 1963, per il rotocalco televisivo TV7) fra la cucina a il salotto della sua casa di via Monti Parioli, sdoppiandosi tra i due personaggi del principe De Curtis e di Totò. L'intervista si chiudeva con la recita de "A livella".


Per me la televisione non esiste, è una diavoleria, come l'aereo: non mi fido.


Poco amore per la televisione

Nel 1966, nel quadro degli accordi per la produzione della serie TuttoTotò, il comico partecipò alla trasmissione di varietà più popolare di quegli anni: Studio Uno di Antonello Falqui e Guido Sacerdoti. La performance di Totò fu eccezionalmente lunga e i risultati furono certamente memorabili, soprattutto per il suo duetto con Mina, che cantò anche una sua canzone e per la scenetta Pasquale recitata con il fido Mario Castellani. Dopo la morte di Totò e dopo la trasmissione dei telefilm della serie TuttoTotò, ci sono cinque anni di silenzio, poi a dare inizio al revival tocca al ciclo Totò principe clown che, tra l'altro, comprende Totò le Mokò, Totò Sceicco, I due marescialli e Uccellacci e uccellini.
Di cicli ce ne furono altri e molti ce ne saranno soprattutto negli anni Ottanta, ma il programma più completo e più vasto che mai sia stato fatto su Totò è certamente Il pianeta Totò, di Giancarlo Governi, dove lo stesso titolo sottolinea la straordinarietà del personaggio e la vastità della sua opera. De Il pianeta Totò sono andate in onda tre edizioni, tutte rivedute e corrette, negli anni 1980, 1983 e 1988. Negli anni Novanta è andato in onda il programma Totò un altro pianeta, anche questo di Giancarlo Governi, in 15 puntate. Successivamente Tocco e ritocco, 4 puntate dedicate alle 'spalle' di Totò, La vita del Principe Totò, 2 puntate, e Totòcento, 2 puntate andate in onda in occasione del centenario della nascita.

Totò non amò mai la televisione e la televisione, rappresentata dai dirigenti di quegli anni non amò Totò. Infatti, oltre all'ostracismo del 1958, Totò dovette subire alcune censure: la prima proprio a Studio Uno. Fu lui stesso a rivelarlo in un'intervista a Maurizio Liverani: "la televisione brucia l'attore… Può giovare a uno sconosciuto. Non c'è libertà alla nostra televisione… A Studio Uno mi hanno tolto una battuta perché ironizzavo sugli onorevoli". La seconda censura oggi si direbbe "di palinsesto" perché si esercita nascondendo un programma sgradito in orari e date di trasmissione che allora venivano chiamati "riparati", nascosti, cioè, al grosso pubblico.
L'episodio Premio Nobel, probabilmente il più bello della serie TuttoTotò, andò in onda il 6 luglio perché conteneva lo sketch del vagone letto, quello in cui Totò "distruggeva" l'onorevole Trombetta.

Quanto alla televisione privata, possiamo dire che il suo rapporto con Totò è stato subito di tipo vampiresco. Fin dal 1976, quando la famosa sentenza della Corte Costituzionale dette il via alla nascita di centinaia di piccole emittenti locali, i magazzini dei distributori cinematografici furono subito saccheggiati e vecchie pellicole di Totò oramai a pezzi, con molte parti mancanti e praticamente inguardabili, diventarono il pezzo forte di palinsesti messi insieme alla buona. Eppure Totò riuscì a sopravvivere anche a questo. I grandi network commerciali migliorarono le cose dal punto di vista della qualità tecnica delle pellicole ma da loro non è mai venuto il più piccolo contributo alla conoscenza di questo straordinario fenomeno che è oramai divenuto Totò, i cui film troneggiano nei palinsesti estivi di tutte le televisioni, pubbliche e private, che sono riuscite ad accaparrarseli.


TRASMISSIONI TELEVISIVE IN CUI FU OSPITE TOTÒ

1958 - Totò appare per la prima volta in televisione, ospite di Mario Riva, nella trasmissione "Il Musichiere";
1959 - In "Serata di gala" Totò viene intervistato nel suo appartamento, in occasione dei festeggiamenti a Michele Galdieri;
1960 - Per "Souvenir" trasmessa il 12 aprile alle ore 22,15, Totò è ospite di Teddy Reno. L'intervento, causa sciopero, fu preventivamente registrato;
1961 - Per "Controfagotto" Totò e Franca Faldini sono intervistati in un canile dove Totò era solito fare beneficenza; 
1962 - Sul set de "I due colonnelli" Totò viene intervistato accanto a Walter Pidgeon;
1963 - Per il rotocalco televisivo TV7 della RAI, nello speciale intitolato "Dieci minuti con Totò", viene intervistato da Lello Bersani. Il servizio inizia con alcuni spezzoni filmati a Napoli lunedì 7 ottobre 1963 durante la terza giornata (tutta a lui dedicata) della prima edizionde degli Incontri Internazionali del Cinema. Successivamente si monta uno sketch il quale vede Antonio de Curtis nel salotto e Totò nella cucina della sua casa ai Parioli. L'intervista si chiude con la recita della poesia "A livella";
1963 - Per "Cinema d'oggi", un'intervista di Carlo Mazzarella;
1964 - Per "La fiera dei sogni", uno speciale andato in onda sulla RAI;
1965 - All'interno del programma "Segnalibro", un'intervista sul libro di Alberto Bevilacqua;
1965 - Partecipò alla trasmissione di varietà più popolare di quel periodo: Studio Uno, dove si presentò con i baffi che in quel periodo portava. In questa occasione Mina canta una poesia di Totò, "Baciami" e lui non riesce a celare la commozione;
1965 - Viene intervistato per la TV Svizzera Italiana, negli ultimi mesi del 1965, fra Lugano ed una pausa set per l'episodio del corvo di "Uccellacci e uccellini", da Fernaldo Di Giammatteo.
1966 - All'interno del programma della RAI "L'approdo", Totò parla delle sue poesie;
1966- Tornò ospite a Studio Uno dove, col fido Mario Castellani recitò la scenetta di "Pasquale" e con Mina una simpatica poesia a lei dedicata. In quello stesso anno "Studio Uno" cambiò titolo, in "Sabato sera";
1966 - Nello speciale RAI "Anteprima", intervista a proposito di "Uccellacci e uccellini";
1966 - Gira la prima serie di 5 Caroselli + 2 Arcobaleno per la Star, che andranno in onda nel varietà serale Carosello. Erano previste 3 serie per un totale di 21 spot pubblicitari tra Caroselli e Arcobaleno ma alla fine ne furono realizzati solo 9. La prima serie vide la regia di Luciano Emmer ed era pronta per fine anno, pare che il primo sia stato trasmesso il 13 gennaio 1967 (probabilmente trattasi di "Totò cassiere", con uno sketch che ricicla una idea già sviluppata nel lungometraggio "I soliti ignoti"). Nei primi mesi del 1967 inizia a girare la seconda serie, stavolta per la regia di Giuliano Biagetti. La terza serie non inizierà per la scomparsa di Totò.
1966 - L'unica serie girata per la TV, dal titolo "Tuttototò", fu realizzata e completata nei dieci episodi fra aprile e settembre 1966 fra Roma, il Lazio e Napoli. A parte la età anagrafica di Totò ed il fisico minato dal fumo e dalle terapie cortisoniche, la serie fu rovinata da subito dai censori dell'azienda Rai, cosa che fece arrabbiare Antonio de Curtis, come il medesimo confessò a nel dicembre di quell'anno a Roberto Gervaso. Accettò poi di rifare qualche sketch durante i primi mesi del '67. Dei 10 episodi girati nel 1966 ne sopravvivono 9, uno intero è completamente sparito. Il direttore di fotografia era Marco Scarpelli ed operatore alla macchina da presa, all'epoca alle prime armi, il premiato Maestro Vittorio Storaro.
1966 - Secondo canale RAI. La Settimana Motonautica di Napoli, giunta alla sua sedicesima edizione, si è conclusa, nella suggestiva cornice dell’Arena Flegrea, con uno spettacolo a carattere benefico patrocinato da un quotidiano locale. Il suo titolo, Tiritì-Tiritommolà, è lo stesso di una celebre composizione di Salvatore di Giacomo. Una «kermesse» di intramontabili melodie napoletane ed ha i due suoi maggiori punti di forza nella partecipazione di Totò e di Peppino De Filippo, da una giurìa di giornalisti precedentemente designati «napoletani dell’anno ». I due popolarissimi attori si presenteranno in veste di poeti: Peppino reciterà infatti tre sue composizioni: Cuntrora, ingenuità e L'avaro; Totò due suoi brani intitolati Acquaiola e ’A livella.
1967 - Intervista per il programma RAI "Cronache del cinema e del teatro";
1967 - Ultima intervista nel suo appartamento, per la RAI "Totò, il principe e la sua maschera".

TRASMISSIONI E SPECIAL TELEVISIVI POST-MORTEM DEDICATI A TOTÒ

1967 - PRESENTAZIONE DI TUTTO TOTO' - Programma Nazionale - Rai - Questa "introduzione" alla serie Tutto Totò, andata in onda pochi giorni dopo la scomparsa di Totò, la si può definire il "primo servizio dedicato a Totò dopo la sua scomparsa". Infatti, il produttore della seguitissima serie televisiva Rai (erano previsti 9 episodi, ma ne andarono in onda 8) , presenta questo "nuovo Totò", ovvero questa trasmissione inedita, intervistando Achille Campanile, Cesare Zavattini e Daniele D'Anza (il regista della serie). La presentazione dura più o meno un quarto d'ora e fu trasmessa il 4 maggio 1967, prima de "Il latitante", primo episodio della serie, dove Totò interpreta il ruolo del ladruncolo Gennaro La Pezza.
1973 - SAPERE - Un ciclo televisivo dedicato a Totò, con la rievocazione di Eduardo De Filippo, Vittorio Gassman, Pier Paolo Pasolini, Mario Monicelli e altri attori e registi trasmesso in cinque puntate nella rubrica TV «Sapere» da martedì 25 a sabato 29 dicembre 1973 alle 18.45 sul programma nazionale. La trasmissione, sarà presentata da Achille Millo. Totò è ricordato attraverso brani di film, tra i quali «Totò cerca casa», «L’imperatore di Capri», «Arrangiatevi», «Dov’è la libertà», «Animali pazzi», «Totò il buono», «Guardie e ladri», «I soliti ignoti», «Napoli milionaria», «San Giovanni Decollato», «Uccellacci e uccellini», e testimonianze di molti registi e attori.
1979 - OTTO TOTO' - Programma nazionale, RAI. Ciclo di 8 film di Totò.
1987 - W TOTO' - Rai Due - Programma televisivo del 1987 condotto da Nanny Loy e dedicato al Principe. All'interno spezzoni tratti da alcune celebri pellicole interpretate da Totò.
1988 - IL PIANETA TOTO' - Rai Tre - Rai Uno - Serie televisiva ideata e condotta da Giancarlo Governi, è stata trasmessa in tre edizioni diverse - riviste e corrette - a partire dal 1988. Nelle puntate viene raccontata la vita e la carriera di Totò, i suoi amori, il suo teatro, i suoi film. Numerose le interviste, tra queste spiccano quelle a Nino Taranto, Achille Campanile - tratta dalla "Presentazione della serie TuttoTotò" del 1967 - , Liliana De Curtis, Mario Mattoli, Diana Bandini Rogliani, Ninetto Davoli, Nanni Loy, Aldo Fabrizi, Alberto Sordi, Age e Scarpelli. La prima serie era di 30 puntate, la seconda di 25, la terza ancora di 30.
1992 - IL PIANETA TOTO' - Rai Due - Parte inTegrante dello spEciale degli anni Ottanta, trasmesso come capitolo unico, nel 1992.
1992 - CARO TOTO' TI VOGLIO PRESENTARE - Rai Uno - Programma del 1992 condotto da Renzo Arbore. Andato in onda su Raiuno in 4 puntate per un totale di 8 ore di trasmissione. Tra agli ospiti: Alberto Sordi, Renato Carosone, Liliana De Curtis, Roberto Murolo, Enrico Montesano, Lino Banfi, Vittorio Marsiglia, Enzo Jannacci, Gino Paoli, Corrado, Gianni Agus, Galeazzo Benti, Pietro De Vico, Anna Campori, Silvana Pampanini, Elena Giusti e Aldo Giuffrè.
1993 - TOTO', UN ALTRO PIANETA - Rai Uno - Speciale in 15 puntate trasmesso nel tardo pomeriggio su Rai Uno e curato da Giancarlo Governi. Per la prima volta si ascolta la sigla "Totò rap", pubbliata anche in cd. Lo si potrebbe considerare una versione aggiornata e corretta de "Il pianeta Totò".
1994 - ITALIARIDE: TOTO' E PEPPINO - Rai Due - Speciale curato da Giancarlo Governi per la serie "Italiaride" e dedicato ad una delle coppie storiche del cinema italiano, Totò e Peppino per l'appunto.
1995 - LA VITA DEL PRINCIPE TOTO' - Rai Uno - Speciale in 2 puntate ideato e condotto da Giancarlo Governi.
1996 - TOTO' TOCCO E RITOCCO - Rai Uno - Speciale in 4 puntate ideato e condotto da Giancarlo Governi dedicato a Totò e alle sue spalle.
1997 - OMAGGIO A TOTO' - Rai Uno - Speciale realizzato da Giancarlo Governi a trent'anni dalla scomparsa di Totò.
1998 - CHE CI IMPORTA DELLA LUNA - Rai Tre - Speciale del programma "Fuori orario" di Rai Tre, puntata dedicata ai film di Pasolini che vedono come protagonista Totò, ci sono brani tratti da "Cosa sono le nuvole" e "Totò al circo".
1998 - TOTO' CENTO - Rai Uno - Speciale in 2 puntate ideato e condotto da Giancarlo Governi per celebrare il centenario della nascita di Totò.
1998 - DETTI E CONTRADDETTI - Italia 1 - Quaranta minuti in compagnia di Totò, con spezzoni tratti da vari film.
1998 - ANTEPRIMA DI COMINCIAMO BENE: Speciale Totò - Rai Tre - Pino Strambioli e Paolo Fox, ricordano Totò nell'anteprima di "Cominciamo bene", un programma della terza rete. L'omaggio, che dura più o meno venti minuti, propone aneddoti della vita di Antonio De Curtis, e spezzoni tratti da storiche interpretazioni cinematografiche di Totò. Da ricordare anche le presentazioni dei film di Giancarlo Governi per il ciclo "Totò 100" del 1998. Bellissime presentazioni introdotte dalla sigla "Totò rap".
1999 - AFFETTI SPECIALI - Rete 4 - Una puntata del programma condotto di nell'autunno del 1999 - andava in onda il sabato pomeriggio - da Emanuela Folliero è dedicata al grande Totò. Tra gli ospiti in studio l'attore, regista e doppiatore Carlo Croccolo.
2000 - TOTO' 2001 - Rai Due - Maratona televisiva di 4 ore a cura di Marco Giusti trasmessa il 31 dicembre 2000, vengono mostrati brani tratti da film, brani da programmi televisivi, cinegiornali e interviste inedite.
2002 - VIENI AVANTI, CRETINO - Rai Due - Dal 19 aprile 2002, in 10 puntate settimanali, un' inchiesta-spettacolo sulla comicità popolare, dal teatro di rivista agli studi televisivi. Una passerella infinita di personaggi che hanno fatto la storia della risata, da Ettore Petrolini a Ugo Tognazzi, da Raimondo Vianello a Claudio Bisio, da Totò ad Anna Magnani.
2003 - NOVECENTO - Totò - Rai Tre - Nella primavera del 2003, Pippo Baudo dedica tre quarti d'ora del suo "Novecento", un programma ormai storico, alla figura di Totò, ospitando in studio sua figlia Liliana De Curtis, e proponendo brani tratti da vari successi cinematografici del Principe.
2003 - IL BAULE DI TOTO' - (Reti varie) - Si tratta di un documentario che descrive il contenuto del famosissimo baule di scena che Totò portava con se nei teatri e set cinematografici. La regia è di Gianni Turco.

2004 - LEI NON SA CHI E' TOTO' - Sky Cinema Classic - Documentario di 60 minuti con brani tratti da vari film di Totò, tra cui il raro cortometraggio "Totò al circo" del 1966 diretto da Pier Paolo Pasolini. Il film è narrato da Ernesto Mahieux. Interviste a Liliana De Curtis, Murray Abram, Ben Gazzara, Lina Wertmuller, Asor Rosa, Enzo Moscato, Goffredo Fofi e tanti altri ancora...


Oddio è finita, anche il prof. Alberto Asor Rosa recupera Totò: «Io non ci credo tanto che ci siano due Totò. Il principe è una sua costruzione tardiva, che lui crea nel momento in cui il successo gli permette di staccarsi dal cliché burattinesco». Così il principe De Curtis è sistemato. Aveva appena detto di Totò: «E un pagliaccio, fa l'attore, io sono una persona perbene. Io vivo alle spalle di Totò, lo sfrutto. Lui lavora e io mangio». Totò non è doppio, e nemmeno triplo: «E come la Cappella Sistina, come Picasso, come Charlot. Signori, Totò è patrimonio dell'umanità».

Con queste parole l'attore Ernesto Mahieux introduce «Lei non sa chi è Totò!» (Sky Cinema, a rotazione), documentario a cura di Katia Ippaso e Massimo Ferrari. A celebrare l'arte del Principe sono stati chiamati Renzo Arbore, Asor Rosa, Mike Bongiorno, Achille Bonito Oliva, Massimo Cacciati, Murray Abraham, Lucio Dalla, Ninetto Davoli, Antonio Monda, Enzo Moscato, Ben Gazzarra e Liliana De Curtis. Spiega Cacciati che la particolarità della maschera di Totò risiede nel «non essere» mai padrone di sé, ma nell'«essere» un terremotato nel volto e nei movimenti, un insieme di tanti io che suscitano la risata. Totò e la parola.

Sostiene Bonito Oliva: «E'un comico che lavora sullo strabismo. Le parole hanno un perbenismo, il suo corpo le smaltisce. Totò è un punto interrogativo». Totò e Pasolini. Arbore: «Il Totò migliore è quello che ha fatto quello che voleva, quello non guidato da grandi registi. Il Totò di Pasolini mi piace, però è un Totò minore, è un attore». Dice Totò (o il Principe?) di sé stesso: «E'bella la notte, è bella quanto il giorno è wlgare. Io amo tutto ciò che è scuro, tranquillo, senza rumore. La risata fa rumore, è come il giorno». Come Asor Rosa.

Aldo Grasso, «Corriere della Sera», 12 dicembre 2004

2005 - FERMO FOTOGRAMMA - IL PRINCIPE TOTO' - Rai Doc - Speciale dove si mostrano immagini di Totò commentate da una voce guida che ripercorre la vita e la carriera del Principe.
2005 - FERMO FOTOGRAMMA - ANCORA SUL PRINCIPE TOTO' - Rai Doc - Secondo appuntamento con lo speciale dove si mostrano immagini di Totò commentate da una voce guida che ripercorre la vita e la carriera del Principe.
2006 - RITRATTI: TOTO', A PRESCINDERE - Rai Tre - Speciale in due puntate curato da Giancarlo Governi andato in onda su Rai Tre nel luglio 2006.
2007 - EXTRATERRENI: NAPOLI - Raisat Extra - Speciale sul Cimitero degli Uomini Illustri di Napoli. L'attore Toni Servillo, al cimitero del Pianto - dove è sepolto Totò - , mostra cappelle di famosi napoletani. Un momento del documento è dedicato a Totò.
2007 - LA VALIGIA DEI SOGNI: SPECIALE TOTO' - La7 - Serie di presentazioni dei film di Totò - con una puntata speciale conclusiva della durata maggiore prima della messa in onda del celebre "I tartassati" - . La presentatrice di queste introduzioni parla del film ai quali il telespettatori assisteranno. Tra i film proposti, anche alcuni poco trasmessi come "La mandragola", "Totò e Marcellino" e "Risate all'italiana, un film di montaggio del 1964. Una curiosità: nella puntata de "La valigia dei sogni" che introduce il film "I tartassati", viene mostrato com'è oggi, la bottega di "Torquato Pezzella", il commerciante interpretato da Totò nella pellicola, condivisa con un grande Aldo Fabrizi e il grande comico francese Louis De Funes.
2007 - SPECIALE PORTA A PORTA: VIVA TOTO' - Rai Uno - Nel maggio 2007, per ricordare Totò a quarant'anni dalla sua scomparsa - 15 aprile 1967 - , Bruno Vespa conduce uno speciale del suo "Porta a porta". Ospiti in studio: Liliana De Curtis, Diana De Curtis, Giulio Andreotti, Silvana Pampanini, Teddy Reno, Tosca D'Aquino, Giancarlo Governi, Carlo Croccolo, Isa Barzizza, Enrico Montesano.
2007 - I FATTI VOSTRI - Intervista a Liliana e Diana De Curtis - Rai Due - Diciotto minuti del celebre programma Rai, sono dedicati al Grande Totò a quarant'anni dalla sua scomparsa. Giancarlo Magalli intervista Liliana e Diana De Curtis, rispettivamente figlia e nipote dell'attore.
2007 - IO LO CONOSCEVO BENE - Rai Tre - Speciale dedicato a Totò con interviste a Liliana De Curtis, Ninetto Davoli e Giacomo Furia. Vengono mostrati brani tratti da rari cinegiornali, interviste a Totò e spezzoni tratti da vari noti film.
2007 - IL NASO IN CUCINA: De Curtis Vs Governi - Alice Tv - Due famosi personaggi del mondo di Totò, Liliana De Curtis e Giancarlo Governi - grande giornalista e scrittore italiano, autore di famosi volumi e seguiti e collezionatissimi programmi televisivi su Totò - si cimentano in cucina. Vediamo infatti ai fornelli questi due grandi personaggi, Liliana De Curtis dalla sua casa romana, offre ad Alfonso Stagno, che presenta e cura il programma, gli "spaghetti alla Malafemmena", un piatto semplice e saporito, mentre Giancarlo Governi afferma, a fine programma, di non saper cucinare ma di saper fare un buon caffè. Nei quasi cinquanta minuti di programma vengono mostrate alcune fotografie rare di Totò con sua figlia Liliana, l'agenda "Un anno con Totò" e il libro "Un principe chiamato Totò" - Rizzoli

FO TOTO' - Rai Uno - Breve speciale curato dal giornalista Vincenzo Mollica

5 MINUTI CON TOTO' - Rai Uno - Brevissimo speciale con spezzoni tratti da una decina di film, andato in onda dopo una puntata di "Tocco e ritocco"

R COME RICORRENZE - Reti Rai - Speciale dedicato a Totò, con materiale riciclato.

VIDEOCOMIC - Rai Due - - Puntata dedicata a Totò. Curato da Nicoletta Leggeri. Andato in onda nel 1987 per la prima volta, e replicato - di notte - qualche anno dopo.

2017 - CINQUANTESIMO ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA DI TOTO'. Raccolta di speciali televisivi e telegiornali dedicati al ricordo di Totò a cinquant'anni dalla sua scomparsa.

Speciale TG1 - 2 aprile 2017, RAI 1

TG2 Dossier: Totò si nasce - 9 aprile 2017, RAI 2

Movie Mag - 12 aprile 2017, RAI Movie

Il laureato Totò - TG5 - 11 aprile 2017, Canale 5

50 anni senza Totò - 9 aprile 2017 - LA7

Cinquant'anni senza, ma l'Italia è ancora Totò - 9 aprile 2017 - LA7

Italiani con Paolo Mieli - “Antonio De Curtis, in arte Totò” - RAI Storia


TRASMISSIONI E PROGETTI TELEVISIVI MAI REALIZZATI

1960 - «NOVELLIERE» - Il 24 maggio 1960 la RAI trasmise uno «show letterario» dal titolo «Novelliere». Si trattava di una rubrica televisiva a puntate dedicata rispettivamente a Salvatore Di Giacomo, Pirandello, O' Henry, Cecov e Wilde. La trasmissione prevedeva la partecipazione di Totò, ma il progetto si realizzò senza la sua presenza.
1961 - «LADY FORTUNA» - super-show RAI con Totò, Sandra Milo, Anita Ekberg e Dorian Gray, congegnato in chiave di chiromanzia. Il programma non fu mai realizzato.

1963 - «IL COMMISSARIO TOTO'» La TV di Stato, su proposta dello stesso Totò, intende realizzare uno sceneggiato in sei episodi di un'ora ciascuno. Il progetto, mai realizzato, voleva essere l’«anti-Maigret», cioè raccontare le vicende di un poliziotto che ricalcava in chiave umoristica e con esiti disastrosi i metodi del “commissario” Gino Cervi del «Maigret» televisivo.

«Corriere della Sera», «Corriere d'Informazione», 6 marzo 1965


Totò ha rotto il ghiaccio con la TV e si presenterà dinanzi al «video». Egli sarà intatti l'«anti-Maigret», cioè un poliziotto che ricalcherà in chiave umoristica e con esiti disastrosi i metodi del «commissario» Gino Cervi. Autore della proposta è stato lo stesso Totò, che nella stesura e nella sceneggiatura del programma sarà affiancato da Bruno Corbucci e Giovanni Grimaldi.

La proposta, che naturalmente la TV ha subito accettato e che quanto prima passerà alla fuse realizzativa, riguarda sei episodi filmati, della durata ciascuno di circa un'ora, ed è nata dalla constatazione di Totò il quale si è reso conto delle enormi possibilità di un personaggio del genere.

In conseguenza di ciò è stata creata la figura dell'anti-Maigret, un segugio cioè che adotta anche esso il metodo psicologico e quasi «umanistico» del Maigret di Simenon.

Come dicevamo prima. Totò commissario ottiene effetti opposti, abborracciando psicologie contorte e buffe, con conseguenti equivoci e sconfitte, piste falce, assurdità e trovate continue che portano naturalmente al più completo e impensabile fallimento delle sue inchieste.

Ad ogni modo pare accertato che non ai tratterà di una parodia pura e semplice del personaggio di Maigret: Maigret ha dato l'idea, ma il «Commissario Totò» (questo è il titolo provvisorio del programma) sarà completamente autonomo da qualunque ricalco ispirato alla creatura di Simenon. In tal modo, oltre tutto, sarà possibile dare agli episodi una ambientazione totalmente italiana.

«Momento Sera», 10 marzo 1963


«Domenica del Corriere», 29 agosto 1965


Il suo pensiero e gli articoli di stampa

Che ne dice di una parodia di «Maigret», il suo programma preferito?

Il progetto non mi garba: per una questione di correttezza nei riguardi di Gino Cervi, che ha dato un'interpretazione tra le più felici del personaggio e perché un Maigret, sia pure in chiave comica, non mi permetterebbe di dire nulla.

E allora cosa?

Cinquant'anni di teatro comico italiano dal primo Novecento a oggi, un'antologia a puntate, commedia dell'arte, varietà, rivista, avanspettacolo, prosa dialettale, preceduta da una discussione a quattro, attore-autore-critico-impresario, ecco l'idea che mi rimugina e il lavoro col quale mi presenterei sui teleschermi anche domani. Ci tengo molto, in modo particolare perché chi non mi conosce o mi ha visto soltanto al cinema può credermi diverso da come sono. Mi vedrete come gli spettatori mi hanno visto in teatro per tanti anni, con quegli stessi panni che mi cascavano addosso come se fossi stato un manichino e che mi sono serviti come «costume», un tight che mi andava largo, una bombetta due numeri sotto, pantaloni «a saltafosso» e una stringa da scarpe per cravatta. Voglio, insomma, dimostrare di essere diverso da come sono apparso in molti film, anche recenti. (...) E dimostrare anche, se possibile, la validità di una «maschera», riportandovi indietro nel tempo fino al punto dal quale sono partito.


Qualche volta vedo la televisione, anche se non è proprio il mio hobby quello lì... Faccio una vita quasi monacale, nel senso che non vado in nessun posto, non esco... L'altra sera, giovedì scorso, mi sono tanto arrabbiato perché in un quiz hanno interrogato un ragazzo che si è presentato sulla rivista. Gli hanno fatto questa domanda: «Nella compagnia Totò c'erano quattro attori, chi erano? E quale era il nome dello spettacolo dove c'era una fontana che costava cinque milioni?» Il ragazzo ha risposto benissimo, i quattro attori erano Mario Castellani, Mario Riva, Elena Giusti e Isa Barzizza e lo spettacolo era "C'era una volta il mondo". Viceversa gli hanno detto che non era quello lo spettacolo. Ma era la compagnia mia... e chi può essere più esperto di me? La scena della fontana venne ripetuta qualche volta in "Bada che ti mangio!", ma venne fatta esclusivamente per "C'era una volta il mondo". E sia nella prima edizione che nella seconda c'erano questi quattro attori. Quindi il ragazzo ha risposto benissimo. Io ho telefonato a Milano, loro mi hanno chiesto scusa due volte. Ma non era esatto... Io per l'ingiustizia mi sono talmente arrabbiato che non ho dormito tutta la notte.


A me la televisione fa paura. Io la vedo sempre e rido poco. Voi pensate che la gente si divertirà con me?


La censura in tv. Non si può dire niente nel teleschermo. Il gesto più innocente è temuto come uno scandalo.


Non è esatto che io abbia querelato Alighiero Noschese. Querelai la ditta per reclamizzare il prodotto della quale sui teleschermi veniva presentato un «Carosello». Non trovavo giusto che, senza chiedermene l'autorizzazione, Noschese, con la sua bravura per le imitazioni a tutti nota, avesse dato la mia voce a uno dei pupazzi nel «Carosello» stesso.


Con la tv ci si brucia, mio caro, ci si brucia. È un rogo: e poi che si fa, eh?


Sebbene affermino che la tv tende a « bruciare » la popolarità di un attore nel momento stesso in cui sembra esaltarla, i grossi nomi della scena e dello schermo finiscono un poco alla volta per essere attratti dal nuovo mezzo di diffusione presso i più vasti strati di pubblico. Dopo Totò, che ha aderito a partecipare alla rubrica « Novelliere » che metterà in onda una serie di novelle sceneggiate a partire dal 10 maggio e con la prestazione di un gran numero di attori, è ora la volta di Alberto Sordi, il quale ha acconsentito ad intavolare trattative per apparire sul video probabilmente nel corso dell'estate. [...]

«La Stampa», 6 aprile 1960


Una lieta sorpresa (preventivamente registrata, a scanso di scioperi) riserva «Souvenir» di stasera agli ammiratori dell'impareggiabile Totò: il principe Antonio De Curtis di Bisanzio, come ama farsi chiamare dai propri dipendenti il più popolare fra i nostri attor comici, si è finalmente convinto a lasciarsi inquadrare il prestigioso mento dalle patrie telecamere; tutto merito dell'intraprendenza e del savoir faire del simpatico Teddy Reno, che in onore dell'ospite canterà "T'aggio lassà"; una canzone composta dallo stesso Totò.

«La Stampa», 12 aprile 1960


1961


Miracolo a Milano, diretto da Vittorio De Sica nel 1951, è «il film del mese» che andrà in onda questa sera alla televisione. Su un soggetto di Cesare Zavattini — elaborato in un primo tempo in collaborazione con Totò, che doveva esserne il protagonista, e poi con Suso Cecchi D'Amico, Mario Chiari, Aldo Franzi e lo stesso De Sica — il film suscitò, al suo apparire, contrastanti giudizi: vi furono cioè esaltatori e denigratori della nuova opera di De Sica, e, soprattutto, coloro che rimasero perplessi poiché ritenevano il simbolismo fiabesco del film privo di una profonda e convincente problematica e tale da farlo loro apparire nettamente inferiore ai precedenti film di De Sica, a carattere sociale, come — ad esempio — Sciuscià e Ladri di biciclette.

Il ruolo principale di Miracolo a Milano, che — come abbiamo detto — avrebbe dovuto essere sostenuto da Totò, fu affidato al giovane attore Francesco Golisano, scoperto e lanciato da Castellani, che ha avuto attorno a sé attori valorosi, rome Emma Gramatica e Paolo Stoppa e, inoltre, Brunella Bovo, Guglielmo Barnabò, Anna Carena, Arturo Bragaglia e alcuni autentici «barboni» milanesi.

La fiabesca vicenda ha inizio quando la vecchia Lolotta adotta un bambino trovato sotto un cavolo e gli dà il nome di Totò. Passano gli anni e un giorno la vecchietta muore,- sicché il bimbetto viene ricoverato in un orfanotrofio. Diventato un ragazzotto, Totò esce dall'orfanotrofio e casualmente viene a contatto con alcuni « barboni » accantonati alla periferia di Milano, i quali simpatizzano subito col bravo ragazzo.

Nella «bidonville» dei «barboni » capita un giorno un fatto nuovo e importante: nel sottosuolo dell'area occupata dalle misere baracche si scopre il petrolio; un industriale acquista quel terreno e, per far sloggiare i « barboni » chiede l'intervento della polizia. A questo punto appare lo spirito di Lolotta che dona al suo Totò una magica colomba. Con l'aiuto di questa, Totò compie sorprendenti azioni miracolose e riesce persino a sbaragliare gli agenti della forza pubblica. Ma, per una distrazione, due angeli si impossessano della colomba e i « barboni » sono costretti a cedere.

Ancora una volta ricompare lo spirito di Lolotta. che riconsegna la colomba a Totò che ora darà ai suoi amici «barboni» la possibilità di seguirlo in un mitico paese dove regna la bontà e la giustizia, dove — come dice la didascalia finale — « quando la gente dice buon giorno, intende davvero dire buon giorno» [...]

«Stampa Sera», 27 febbraio 1961


Tre «show» televisivi erano in programma fino a ieri: uno di Rascel, uno di Mina e uno di Gassman, ma tutti e tre sono finiti a carte Quarantotto. Rascel rimane sempre titubante, con una gran paura in corpo, se riaccostare o no il suo visetto comico alla lastra del video ancora arroventata; Mina si è «esaurita» e ha i nervi a catafascio dopo la mezza Waterloo di Sanremo; e Gassman è stato giudicato troppo pericoloso con le sue idee ardite.

Il «Mattatore», per dar vita a uno spettacolo anticonformista e funzionale, aveva proposto una satira su alcuni noti personaggi che ravvivano il teatro della politica contemporanea. In poche parole, voleva impersonare nn deputato, in senso lato, nelle sue acrobazie diplomatiche e burocratiche, cogliendolo nella campagna elettorale, nell’atto di elargire un sacco di promesse agli elettori, non mantenute, quando viene alle prese con le sue prime avventure nella grande città e via di questo passo. L’argomento presentava tutti i crismi dell’ originalità e dell’interesse pubblico, ma avrebbe coinvolto — anche preterintenzionalmente — più di qualche personalità politica, e per questo lo «show» è stato bocciato. C'è da premettere che l’attore aveva prescelto come regista Daniele D’Anza (ora caduto in disgrazia alla direzione della TV, causa quello scottante «Tempo di musica») e il copione sarebbe stato scritto da Guido Rocca e Federico Zardi; per di più, Gassman voleva carta bianca su tutto; prima d’ognì altra cosa, l’assoluto rispetto del copione e la scelta dei suoi collaboratori (si parlava che avrebbe lanciato Georgia Moll con Virna Lisi e Ilaria Occhini al suo fianco). Ma si poteva lasciar senza briglie, un Gassman dittatore, dopo «uel po’ po’ dì «bagarre» che s’è fatta recentemente nella riesumazione, in chiave satirica, delle ceneri del fascismo ?

Per non dire un «no» assoluto a colui che rimane sempre il «Mattatore» della TV, si è cercato in tutti i modi di fargli accettare la messa in onda dello «show» di Mina, apportando alcuni ritocchi al copione già approntato da Festa, Campanile e Franciosa. Ma Gassman sembra abbia risposto: «Tornerò sul video quando potrò fare qualcosa di veramente nuovo. Meglio del "Mattatore” per intenderci». Ed è tornato sul «set», a Napoli, ove, con De Sica, sta lavorando nel «Giudizio universale». Se i dirigenti televisivi avessero accettato le sue idee con le relative clausole, Gassman avrebbe sollevato di nuovo le quotazioni della TV rifiutando tutti i suoi attuali impegni cinematografici e teatrali. Ma ormai fino a novembre non se ne parla.

Peraltro non mancheranno le novità. Entro maggio dovrebbe essere varato un nuovo super-show, addirittura con Totò, Sandra Milo, Anita Ekberg e Dorian Gray; il super-show si chiamerebbe «Lady Fortuna» e sarebbe congegnato in chiave di chiromanzia. Vi prenderebbe parte anche Milva come cantante-vedette. Avremo, dunque, un programma televisivo imperniato sulla cabala, gli oroscopi e la cartomanzia. Sul filone di ma-ghi, astri e indovini, scorreranno canzoni e «sketchs» per un'ora di spettacolo che dovrebbe andare in onda il mercoledì sera.

Tornando al mancato «Mina-show», esso dovrebbe andare in onda a fine aprile, protagonista Annamaria Ferrero. Il copione è stato abbondantemente rinnovato. Festa Campanile e Franciosa avevano infatti cucito un abito su misura per l’urlatrice di Cremona, cantante-attrice; ora si tratta di rovesciare la formula e di approntare un copione per un’attrice-cantante.

«Il Piccolo di Trieste», 8 aprile 1961


Enzo Tortora, da quando è finito «Campanile sera», si è trasferito in Svizzera per presentare un programma di quiz. La trasmissione s’intitola «Terzo grado», è cominciata in dicembre e ha molto successo. In pratica si tratta di una rubrica che unisce i quiz tipo «Lascia o raddoppia» alle riprese esterne tipo «Campanile sera» (c’è una valletta alla maniera di Edy Campagnoli e c’è anche una teleintervistatrice alla maniera di Enza Sampò). A differenza di «Lascia o raddoppia», però, non c’è nessuna cabina: i candidati si siedono in una specie di poltrona d'onore.

Nell’ ultima puntata di «Terzo grado» è apparso Totò, il famoso comico napoletano che spesso si reca a Lugano in villeggiatura. Totò ha fatto da padrino a un concorrente. Il telequiz presentato da Enzo Tortora ha la cadenza mensile, ma non è escluso che esso. In estate, possa diventare quindicinale.

«Corriere d'Informazione», 28 aprile 1963


ROMA, 15 novembre.

Il principe Antonio De Curtis, in arte Totò, ha ribadito la sua ferma intenzione di non figurare sui teleschermi con una diffida, notificata oggi alla R.A.I., per suo conto, da un ufficiale giudiziario. Nell'atto si precisa che da tempo, settimanalmente, viene messo in onda dalla televisione uno «short» televisivo fatto di cartoni animati; nella scenetta uno dei personaggi, in un lungo recitativo, parla con ia voce di Totò e usa alcune espressioni inconfondibili che l'attore ha coniato per caratterizzare il suo famosissimo personaggio.

Poiché, è detto ancora nella diffida, nè la R.A.I. nè la ditta che ha fatto inserire lo «short» nei programmi di «Carosello» si sono preoccupati di chiedere l'autorizzazione al comico, nè appare mai nella scenetta un'avvertenza in cui si specifichi che si tratta di una imitazione, Totò diffida la R.A.I. a togliere quello «short» dai suoi programmi, riservandosi una azione giudiziaria.

«Corriere d'Informazione», 15 novembre 1963


Roma, 15 novembre.

Il principe Antonio De Curtis, in arte Totò, ha notificato una diffida alla Rai per uno «short» pubblicitario che viene messo in onda ogni martedì sera alla tv: un cartone animato con un lungo recitativo che, secondo il legale dell'attore, imita chiaramente la voce di Totò e le sue tipiche ed inconfondibili espressioni.

Né la Radio-televisione, né la ditta che fa pubblicità ai propri prodotti con il programma — rileva il testo della diffida — si sono preoccupate di informare i telespettatori che la voce non è quella del popolare comico. In tal modo chi segue lo «short» crede che sia Totò a commentare di persona il cartone animato. Dopo aver fatto rilevare che l'attore si è sempre rifiutato di partecipare a spettacoli pubblicitari di qualsiasi genere, il legale conclude la diffida affermando che Totò si riserva di promuovere un'azione giudiziaria per il risarcimento dei danni morali e materiali.

«La Stampa», 16 novembre 1963


Roma, 15 novembre.

Il principe Antonio De Curtis, in arte Totò, ha fatto notificare da un ufficiale giudiziario un atto di diffida alla Radiotelevisione italiana, lamentando che ogni settimana, precisamente il martedì sera, appare sugli schermi im cartone animato pubblicitario le cui sequenze sono accompagnate da un commento fatto da una voce che imita quella del popolare attore. Nella diffida si fa rilevare che nè la Televisione nè la ditta che ha varato quella forma dì pubblicità si sono date cura di informare i tele-spettatori che si tratta di una voce Imitata e non di quella autentica di Totò.

«Nella mia lunga carriera — si legge nella diffida — mi sono sempre rifiutato per ragioni di dignità di partecipare a cortometraggi di carattere pubblicitario, quantunque mi siano state offerte per essi somme talvolta ragguardevoli. Con l'imitazione che ogni martedì richiama l’attenzione dei tele-spettatori, ritengo che mi si arrechi un danno morale e materiale».

In forza di questo ragionamento Totò chiede che l’imitazione della sua voce scompaia da martedì prossimo dalla sequenza pubblicitaria, riservandosi di reclamare, ove occorra, a mezzo del proprio legale avvocato Eugenio De Si-mone, il risarcimento dei danni patiti.

«Corriere della Sera», 16 novembre 1963


UNA DIFFIDA DI TOTO’

Ieri mattina, l‘avv. Eugenio De Simone, nell'interesse del principe Antonio De Curtis, in arte Totò, ha notificato a mezzo ufficiale giudiziario una diffida stragiudiziale alla RAI-TV e ad una nota ditta di prodotti industriali reclamizzata attraverso la rubrica televisiva «Carosello».

Il popolare attore lamenta che da alcune settimane, il martedì la TV trasmette una serie di sketch pubblicitari lesivi dei suol interessi. Nel reclamizzare il prodotto, la TV trasmette un cartone animato con un lungo recitativo nel quale si imita la voce di Totò e si intercalano frasi tipiche ed inconfondibili del suo repertorio. L'attore non ha mai dato il suo consenso, e né la RAI-TV né la ditta si sono mai preoccupate di precisare al pubblico che si tratta solo di imitazioni. Totò si riserva di intraprendere azione giudiziaria contro la RAI-TV e contro la ditta.

«Tempo», 16 novembre 1963


Totò ha rotto il ghiaccio con la tv e si presenterà dinanzi al video. Egli sarà infatti l’«anti-Maigret», cioè un poliziotto che ricalcherà in chiave umoristica e con esiti disastrosi i metodi del “commissario” Gino Cervi. Autore della proposta è stato lo stesso Totò, che nella stesura e nella sceneggiatura del programma sarà affiancato da Bruno Corbucci e Giovanni Grimaldi. La proposta, che naturalmente la TV ha subito accettato e che quanto prima passerà alla fase realizzativa, riguarda sei episodi filmati della durata ciascuno di circa un'ora, ed è nata dalla constatazione di Totò il quale si è reso conto delle enormi possibilità di un personaggio del genere.

In conseguenza di ciò è stata creata la figura dell'«anti-Maigret», un segugio cioè che adotta anch'esso il metodo psicologico e quasi “umanesco” del Maigret di Simenon.

Come dicevamo prima, Totò commissario ottiene effetti opposti, abborracciando psicologie contorte e buffe, con conseguenti equivoci e sconfitte, piste false, assurdità e trovate continue che portano naturalmente al più completo è impensabile fallimento delle sue inchieste.

Ad ogni modo pare accertato che non si tratterà di una parodia pura e semplice del personaggio di Maigret: Maigret ha dato l’idea ma «Il commissario Totò», questo è il titolo provvisorio del programma, sarà completamente autonomo da qualunque ricalco ispirato alla creatura di Simenon. In tal modo, oltretutto, sarà possibile dare agli episodi un'ambientazione totalmente italiana.

«Momento Sera», 10 marzo 1965


Il pregio maggiore e più evidente della terza puntata di «Studio Uno» è stato il rapido ritmo: lo spettacolo, sfrondato (è stata soppressa la gara canora, troppo imbarazzante, per i perdenti), non ha avuto lungaggini, pause, divagazioni: i numeri si sono succeduti ai numeri a tamburo battente, come ci auguravamo. Purtroppo, accanto a questo pregio, bisogna subito annotare un difetto, un grosso difetto: la mancanza di un adeguato copione umoristico. Stavolta, gli autori, Castellano e Pipolo, che pure hanno al loro attivo sceneggiature di film ricche di spirito e di mordente, non sono riusciti a fare centro. Pensiamo al monologo di Salce: la settimana scorsa la chiacchierata di Salce era stata la cosa più divertente in assoluto: ieri, tolta qualche battuta iniziale sugli italiani ricchi che al momento ili pagare le tasse si mimetizzano da poveri, era tutta sforzata, smorta, arrancante. Pensiamo all'assolo di Panelli: già Gassman s'era vestito da donna e non era il caso di ripetere lo scherzo che tra l'altro è sempre rischioso perché fatalmente comporta una comicità al limite del lazzo volgare; comunque vada anche per Panelli vestito da donna: ma il guaio è che il raccontino non usciva dall'ambito di una serie di facezie adatte per un trattenimento di dilettanti (e non tiriamo fuori il solito avanspettacolo perche sui palcoscenici cosiddetti minori di roba del genere non ne circola più da un pezzo): a parte il fatto che è francamente diffìcile e non è sempre di buon gusto impiantare delle variazioni di pesante timbro farsesco sulle disavventure di una vecchia zitella con gli occhiali che nessun uomo s'è mai degnato di guardare. Panelli merita di più.

E mal servito dal copione è risultato lo stesso Totò, ospite d'onore del mini-show di Mina. Non sappiamo se Totò recitava battute del suo repertorio o se recitava un testo di altri: certo è che oggigiorno con freddure del tipo « Da giovane suonavo la fuga di Bach con la nonna di Beethoven», oppure «nei Paesi Bassi si sta scomodi perché bisogna camminare curvi» soltanto ed esclusivamente un comico del calibro di Totò sa far ridere e se le risate sono esplose scroscianti e se gli applausi non finivano più, il merito non era in ogni caso delle battute ma dell'antica mimica di questo attore (il roteare degli occhi, le mosse con la testa e con il collo, l'uso burattinesco delle gambe e delle braccia) mimica dinanzi alla quale il pubblico non si stanca ancora, di entusiasmarsi.

Che altro? Belle, amabili, ma un po' in ombra nel meccanismo dello spettacolo le Kessler. Matronale d'aspetto e sbarazzina nelle canzoni la Mina. Molto bene come sempre la Milly. Il presentatore Luttazzi in una cantatina ha rimpianto — e noi con lui — il tempo in cui faceva il musicista e non il presentatore. [...]

u. bz., «La Stampa», 28 febbraio 1965


Torna Maigret (Gino Cervi) alla TV, a dimostrare la fortuna del filone poliziesco. Ritorna con tre avventure (« Non si uccidono i poveri diavoli», «L’innamorato della signora Maigret» e «La vecchia signora di Bayeux») in una puntata e con un romanzo, « Il ladro pigro», in tre puntate.

Quest’anno però non vedremo soltanto gialli «veri» (ci sarà, è noto, un nuovo teleromanzo del tenente Sheridan, «La donna di fiori»), ma potremo godere anche di Cervi: il vero Maigret polizieschi «per ridere», o che almeno dovrebbero far ridere. Per esempio, è tornato d’attualità il progetto di far debuttare Totò alla televisione con una parodia, per l’occasione quella del commissario Maigret. Il famoso comico napoletano finora ha sempre detto di no alla TV, al pari di Sordi; poi il suo rifiuto si è fatto meno deciso, fino a diventare un ni. Adesso, si è arrivati al sì.

Antonio De Curtis, in arte Totò, anni attorno ai sessantacinque, «cede» al piccolo schermo dopo un centinaio di film. In cinema ha fatto tante e tante parti che troppo spesso hanno umiliato il suo genio comico. Accadrà cosi anche alla televisione? Si spera di no, ma bisogna dire subito che l’idea di riprendere in chiave farsesca le avventure del commissario Maigret non è irresistibile e tanto meno originale. [...]

«Domenica del Corriere», 29 agosto 1965


Un incontro inconsueto promette un altro servizio dell'Approdo, dedicato alla poesia dialettale d'oggi. Pochissimi certo conoscevano il comico Totò come autore di liriche in vernacolo napoletano. Un'autentica rivelazione, quindi, quella sulla segreta vena romantica dell'estroso attore. Ispirazione e rime, desidera che si precisi, sono del principe De Curtis, ma ad interpretarle sarà Totò, stavolta in gara con Arnoldo Foà, Enrico Maria Salerno e altri maestri della dizione. L'eccezionale apparizione, sia pure in una trasmissione culturale, di uno degli attori più ostinatamente schivi delle telecamere prelude intanto ad una capitolazione. Rivedremo infatti Totò sul video, protagonista di una serie di telefilm in corso di realizzazione negli studi di Milano.

«La Stampa», 7 giugno 1966


FANTASIA DI CANZONI NAPOLETANE 

secondo: ore 21,15 

Anche quest’anno La Settimana Motonautica di Napoli, giunta alla sua sedicesima edizione, si è conclusa, nella suggestiva cornice dell’Arena Flegrea, con uno spettacolo a carattere benefico patrocinato da un quotidiano locale. Il suo titolo, Tiritì-Tiritommolà, è lo stesso di una celebre composizione di Salvatore di Giacomo, musicata da Eduardo di Capua, con la quale si apre appunto la trasmissione di questa sera: il brano, interpretato da Nunzio Gallo e Lucia Valeri (con il Coro delle Voci Nuove e con il Balletto Parigino di Fernando Rego), narra le pene di un giovane spasimante per la bella proprietaria di una «cantina».

Tutto lo spettacolo, del resto, è una «kermesse» di intramontabili melodie napoletane ed ha i due suoi maggiori punti di forza nella partecipazione di Totò e di Peppino De Filippo, da una giurìa di giornalisti precedentemente designati «napoletani dell’anno ». I due popolarissimi attori si presenteranno in veste di poeti: Peppino reciterà infatti tre sue composizioni: Cuntrora, ingenuità e L'avaro; Totò due suoi brani intitolati Acquaiola e ’A livella.

Alla trasmissione, presentata da Pippo Baudo con la collaborazione di Enzo Berri e ripresa dinanzi ad un pubblico di circa diecimila persone, intervengono alcuni tra i nomi più popolari della canzone napoletana. Eccone, nell’ordine, la successione: Monica dal Po, una napoletana di origine ferrarese, interpreta la celebre 'N coppa ll'onne di Bovio-Lama; Pino Mauro Nuttata 'e sentimento: Wilma de Angelis presenta Cerasella, un motivo da lei portato al successo con Gloria Christian in un Festival napoletano di alcuni anni or sono; il giovane Mari Merola si esibirà in ’O mare 'e Mergellina, mentre Lucia Valeri riproporrà il capolavoro di Fusco e Falco Dicitencello vuie. 

Sarà quindi la volta di Nunzio Gallo in Sciuldezza bella!, una vecchia melodia giustamente tolta dal dimenticatoio in cui era caduta. Un omaggio alla memoria del compianto Michele Galdieri sarà poi Munasterio 'e Santa Chiara, interpretata da Donatella Moretti; quindi Tullio Pane canterà un'altra classica melodia partenopea, 'O paese d' 'o sole di Bovio e d’Annibale. Ascolteremo quindi Gloria Christian in Paese mio di Peppino De Filippo e un inedito Bobby Solo in Torna a Surriento. Ancora Mario Abbate in Luna rossa, Miranda Martino in Lilli Kangy, un’estrosa composizione di Capurro-Gambardella. Michele Juliano (giovanissimo vincitore insieme a Nello Ferrara del concorso «Due voci nuove per Napoli» in Malafemmena di Totò e infine, a chiusura di spettacolo, Sergio Bruni presenterà Suonno a Marechiaro.

«Radiocorriere TV», settembre 1966


Morto Totò, si è data la stura alle orazioni funebri, alle biografie dettagliate, alle rimembranze di ogni genere. Giusto. Ma si sa che senso di inutilità e spesso di fastidio si trascinino dietro gli encomi e i compianti d'occasione. Il migliore modo — l'unico modo — di ricordare un attore è quello (quando è tecnicamente possibile) di riascoltarlo e di rivederlo. Totò ha lasciato una valanga di pellicole, molte delle quali girate senza un discernimento, dove pareva che regista, soggettista e sceneggiatore fossero andati a gara per deprimere e impacciare anzichè esaltare le doti del grande comico. Probabilmente qualche casa di distribuzione riproporrà un certo numero di pellicole, scelte fra le valide che non mancano, e ci meravigliamo che l'iniziativa non sia stata già presa; probabilmente, quest'anno o l'anno prossimo per l'anniversario, la TV allestirà una delle consuete rassegne cinematografiche. Ma ora, subito, a pochi giorni dalla scomparsa, proprio la TV ha avuto da offrirci un documento di enorme interesse sull'estrema attività di Totò: questo show che impegnava l'attore da sei mesi e la cui fine di lavorazione ha coinciso con la sua scomparsa. [...] Ma in ogni caso resterà Totò e in noi resterà la convinzione — davanti a prove di vitalità artistica così inconfutabili — che il vecchio comico, sino all'ultimo, è stato un fuoriclasse.

Ugo Buzzolan,«Stampa Sera», 6 maggio 1967


Ho ancora nei cassetti lettere dell'anno scorso che sparano a zero contro «Tutto Totò», la trasmissione a puntate apparsa lo scorso anno subito dopo la morte del comico. Leggo qualche frase: «La Tv non avrebbe mai dovuto permettere l'andata in onda di un programma che infanga il ricordo di un attore come Totò»; oppure: «E' mai possibile che dal video Totò non riesca a farci fare una sola, dico unr sola risata?»: e ancora: «Ci domandiamo perché la città di Napoli, in blocco, non sia insorta, ecc., ecc.». A parte il fatto che un'insurrezione generale della pur generosa comunità partenopea sarebbe stata in questo caso eccessiva, bisogna riconoscere che il ciclo era stato un fallimento.

Ora, ad un anno di distanza, ecco un'altra commemorazione. Stavolta si è ricorsi a quella grande e sicura àncora di salvezza che è il cinema e si è varato una breve rassegna composta di quattro pellicole: abbiamo visto IL CORAGGIO e I TARTASSATI nelle settimane passate: mercoledì scorso abbiamo visto LA BANDA DEGLI ONESTI e mercoledì prossimo potremo assistere a QUARANTASETTE MORTO CHE PARLA. Sono, nella sostanza, dei filmetti. Ma non vogliamo riaprire qui la questione, su cui sono stati profusi ettolitri di inchiostro, del perché Totò accettasse ì filmetti («E' lavoro» mi disse nel 1956, a Torino, durante un'intervista). Piuttosto vogliamo far rilevare un'altra cesa, che nessuno ha protestato, nessuno ha scritto lettere colleriche o accorale.

I filmetti sono piaciuti. Non hanno entusiasmato, ma sono piaciuti: in realtà sono produzioni con un sacco di limiti, però dignitose, non prive di spunti e di battute dove Totò ha modo, per lo meno, di costruire compiutamente dei personaggi che sono farseschi ma non burattineschi, ossia non privi di uri certo approfondimento psicologico, di un certo calore umano. Senza contare che nei tre film già proiettati le «spalle» di Totò si chiamavano Gino Cervi, Aldo Fabrizi e Peppino De Filippo.

Ugo Buzzolan, «Stampa Sera», 4 maggio 1968


Roma, 14

Un ciclo televisivo dedicato a Totò, con la rievocazione di Eduardo De Filippo, Vittorio Gassman, Pier Paolo Pasolini, Mario Monicelli e altri attori e registi, sarà trasmesso in cinque puntate nella rubrica TV «Sapere» e andrà in onda ogni giorno da martedì 25 a sabato 29 dicembre alle 18.45 sul programma nazionale. La trasmissione, sarà presentata da Achille Millo. Totò sarà ricordato attraverso brani di film, tra i quali «Totò cerca casa», «L’imperatore di Capri», «Arrangiatevi», «Dov’è la libertà», «Animali pazzi», «Totò il buono», «Guardie e ladri», «I soliti ignoti», «Napoli milionaria», «San Giovanni Decollato», «Uccellacci e uccellini», e testimonianze di molti registi e attori. Saranno anche intervistate alcune attrici che hanno lavorato con il grande comico napoletano, come Isa Barzizza, Franca Marzi e Cieli Fiamma.

«Il Piccolo di Trieste», 15 dicembre 1973


[...] Eduardo De Filippo, impegnato con Franco Zeffirelli in una ghiotta conversazione, non solo culturale, su Pulcinella ieri e oggi. La dottrina teatrale di Eduardo ha reso attraente la storia della maschera napoletana, dalle origini alla commedia dell'arte. Il piacevole excursus è stato anche un doveroso omaggio ai grandi Pulcinella del passato, da Cammarano ad Antonio Petito, il maggiore di tutti, mentre opportuni inserti hanno consentito di ritrovare sia il Pulcinella di Petrolini sia l'altro di Totò. Eduardo ha conversato e recitato da maestro: la sequenza in cui, senza soluzione di continuità, è passato dal pianto al riso, dalla paura allo sdegno, dalla spavalderia alla tenerezza, è da antologia.

Ancora Totò: il comico illustre è rievocato sul Nazionale in queste sere (purtroppo non in un'ora delle più felici: le 18,45) in una trasmissione della rubrica « Sapere », intitolata « Perché Totò ». Insieme con un variegato ritratto dell'attore, essa dà una sorta di carrellata storica sull'ambiente teatrale partenopeo, dal quale Totò uscì per acquistare fama nazionale. Achille Millo è il bravo narratore-commentatore, al quale si alternano, evocando ricordi personali, attori e attrici che con il principe De Curtis percorsero la passerella del teatro di rivista dov'egli signoreggiò. Il suo cinema avrà risalto più avanti. [...]

vice, «La Stampa», 27 dicembre 1973


ROMA - A dodici anni dalla morte di Totò, la televisione lo ricorda, così come del resto ha fatto in passato, trasmettendo otto film, interpretati dal grande attore napoletano nell’arco di tempo compreso fra il 1939 e il ’61. Titolo della serie «Otto Totò». Sembrerebbe che la Rai voglia riparare un torto fatto in vita ad Antonio De Curtis di Bisanzio, in arte Totò, che nel 1967, prima di andarsene, si rivide in Tv con una certa amarezza.

A quell’epoca fu mandata in onda una serie di dieci puntate, «Tutto Totò», comprendente telefilm e show musicali. Milioni di telespettatori risero, o trascorsero, quanto meno, un’ora allegra ma, soprattutto, la sua maschera esercitò su di un pubblico eccezionalmente vasto il potere, attraverso tanti anni collaudato, di comunicare. Un potere misterioso collegato col successo, che, secondo lo stesso Totò, poteva essere identificato con un'«aureola» quella con la quale era nato il principe-attore.

«Nella mia lunga carriera -dichiarò Totò in un’intervista fattagli nel ’67 - ho vissuto tutte le esperienze nel campo dello spettacolo, dalla commedia dell’arte al varietà, all’operetta, alla rivista, al cinema, alla televisione: l’unico settore non affrontato è stato quello dell’opera lirica».

Con la sua voce grave di uomo sostanzialmente triste, solitario, scettico sulle soluzioni ottimistiche, soggiunse: «il cinema molto spesso l’ho subito con rassegnazione». Il suo «humour» straordinario, infatti, non traspare, in genere dai suoi film, che di lui, della sua maschera delle sue attività prestigiose, non offre il meglio.

Ecco l’elenco degli otti film che il pubblico è in procinto di rivedere sulla prima rete Tv, «Animali pazzi», del 1939, diretto da Carlo Lodovico Braga-glia, con Luisa Ferida: «Il ratto delle sabine», del ’45, di Mario Bonnard, con Clelia Matania e Carlo Campanini; «L’imperatore di Capri» ’49, di Luigi Comencini, con Yvonne Sanson e Marisa Merlini; «Il coraggio», del 55, diretto da Domenico Paolella, con Gino Cervi e Gianna Maria Canale: «Totò, Peppino e i fuorilegge», del ’56, di Camillo Mastrocinque, con Peppino De Filippo e Franco Interlenghi, «Signori si nasce» di Mario Mattioli, realizzato nel ’60 con Peppino De Filippo e Delia Scala; «Totò truffa '62» del ’61, di Camillo Mastrocinque, con Nino Taranto.

Il primo film della serie «Animali pazzi», va considerato «preistorico», ed è l’unica copia che resta.

«Il Piccolo di Trieste», 10 ottobre 1979


ROMA — «Il riso è un vento diabolico che deforma il volto e rende gli uomini simili alle scimmie», dice il vecchio Jorge Da Burgos ne «Il nome della rosa»; ma Sean Connery controbatte: «Le scimmie non ridono, il riso è proprio dell'uomo».

Ma che cosa è il riso? Quali sono i meccanismi della comicità? Che cosa è e da dove viene la comicità italiana? A questi e ad altri interrogativi risponde «Ridere all'italiana», la trasmissione televisiva che, a partire da domani sera, andrà in onda per cinque settimane su Raitre alle 20.30.

«Ridere all'italiana» è un saggio sulla comicità fatto a spezzoni, antologia di scene memorabili e di brani inediti del nostro cinema di ieri e di oggi. Per realizzare questa trasmissione di un’ora e dieci circa a puntata, Orio Caldiron e Matilde Hochkofler hanno «saccheggiato» più di trecento film degli ultimi cinquant'anni inaugurando, cosi, un nuovo modo di fare critica e spettacolo. A presentare, o meglio a cucire, il materiale di repertorio che spesso si alterna ad interviste e testimonianze sulla comicità in generale e su quella nostrana in particolare, è stato chiamato Sergio Corbucci che assolve da esperto il compito affidatogli.

La trasmissione è divisa in cinque puntate che, a partire da quella di domani sera, sono: «Vieni avanti cretino», «Senti chi parla», «Basta guardarlo», «Attenti al buffóne» e «Votate per Venere».

In questi cinque appuntamenti si affolla tutto il gotha della comicità italiana da Totò a Peppino De Filippo, da Abatantuono a Jerry Calà, da Petrolini a Gigi Proietti, da Franca Valeri a Monica Vitti. I personaggi citati nella vasta antologia sono tanti (più di 50!) perché non si tratta solo di comici ma anche di attori (Leopoldo Trieste, ad esempio, o Mariangela Melato, o ancora Laura Antonelli) semplicemente coinvolti in situazioni comiche. Citarli tutti, ovviamente, è impossibile.

Così come sono numerosi gli interventi di carattere sociologico, psicanalitico o semplicemente aneddotico ad opera di personaggi come Cesare Frugoni, Carlo Dapporto, Alberto Abruzzese, Age e Scarpelli, Forattini, Dino Risi, per citare solo alcuni nomi in scaletta.

Questo viaggio-spettacolo, abbiamo detto, ha cinque «fermate». Domani sera in «Vieni avanti cretino» che si aprirà proprio con la già citata scena de «Il nome della rosa» Corbucci, De Crescenzo, Piero Bellanova, Age, Dino Risi, Nanni Loy, Carlo Verdone. Leo Gullotta, Enrico Vanzina ed Alberto Abruzzese parleranno della comicità cercando di analizzarne ogni aspetto con il supporto di alcune delle tante scene estrapolate da film dell’ultimo cinquantennio.

Nella altre settimane alla ribalta saliranno nell’ordine: il telefono come spunto di comicità, quindi il volto, il potere e, per concludere, le risate che si possono fare anche sull’amore, sul sesso, sul rapporto in genere fra uomo e donna.

Maso Biggero, «Corriere della Sera» 5 aprile 1987


Quella mascella deragliata riempie i teleschermi d’estate: Raitre gli dedica il ciclo «Io piacciucchio» (stasera alle 20.30: «I ladri», 1959), Retequattro propone la serie «Super-Totò» (sabato alle 20.30 «Totòtruffa '62», 1961). E quei vecchi film sono protagonisti in molte altre videoserate: ottenendo anche oltre 3 milioni di spettatori, quanto show e film in prima visione. Successo che non conosce logorio.

«Totò non aveva bisogno di storie, le portava già tutte scritte sulla faccia e nel corpo disossato», ha detto e ribadisce Federico Fellini. Gli ascolti del pianeta Totò aumentano perché il gentiluomo con la faccia da clown, come sostiene Raimondo Vianello, «è "diabolicus" e sempre porta in scena qualcosa di speciale. Avevo forse una sola posa in ”I due orfanelli” e in 'Totò Diabolicus” ero suo marito e lui. vestito da donna, si faceva aria muovendo come un ventaglio la gonna. Mi prendeva da parte e diceva: "Facciamo una compagnia solo di nobili"».

Dice Lina Wertmuller: «La verità di quel successo è semplice, nei suoi film il principe fa piazza pulita di tutte quelle sovrastrutture sociali e culturali che Benedetto Croce definiva "pseudoconcetti"». Renzo Arbore ribadisce: «Se è vero che ogni spettatore si sceglie la sua risata, volgare o sofisticata, io scelgo sempre Totò e una sua frase: "Lo spettacolo è la vita fermata nei momenti a noi congeniali"».

«Ritomo bimbo con i bimbi che lo amano — commenta Alberto Lattuada — nell'osservare quella mostruosa abilità di scomporre il corpo come una marionetta con l'anima e col cuore di un poeta appeso a un filo». Mario Monicelli aggiunge: «Piacerà sempre perché parte da uno spunto e lo insulta, lo aggredisce, lo trasforma, modellandolo come se fosse argilla. Questa capacità di reinventare la parodia è la sua grande forza contro tutto ciò che è codificato. Forse cercava Pirandello. Forse abbiamo sbagliato qualcosa: il Totò più geniale è quello "scuro" e rendendolo troppo umano noi gli abbiamo tarpato la fantasia».

Tra i più giovani, lo sceneggiatore Enrico Vanzina, figlio di Steno, che ha scritto tanto e tanto diretto Totò, dichiara: «Papà dice che il principe ripeteva spesso: "In privato non rido mai. La risata non mi piace, è rumorosa e il rumore turba e disturba. Io amo tutto ciò che è scuro, tranquillo, senza rumore”. Spesso, cogliendo l'ombra della allegra malinconia dei suoi film, mi ritorna alla memoria questa frase».

Dice il comico, di gesti più che di di battuta, Franco Franchi: «All'inizio, Ingrassia ed io ci ripetevamo: "Anche noi, come lui, siamo stati e siamo costretti a improvvisare tutta la vita. Abbiamo preso a modello la sua comicità, prefiggendoci di essere il più elementari possibile». E un altro clown gentile, Maurizio Nichetti, aggiunge: «A me Totò piace tutto, come ai ragazzi di oggi, indipendentemente dal suoi film. Perché? Il suo è un personaggio realistico, che si esprime attraverso situazioni surreali».

Carlo Verdone: «E’ comicità essenziale e "povera". Conquista le nuove generazioni: scoprono ogni volta come i gesti e le cose minime possano diventare grandi. Uno dei tanti revival di Totò è datato anni Settanta e a riscoprirlo, è importante ricordarlo, fu quella generazione post-sessantottesca e delusa e ferita e forse anche un po' snob e anarcoide che si riconosceva nei suoi gentiluomini e sottoproletari. In lui si ama l'uomo libero, al di là del tecnicismo, della violenza, dei nuovi profughi con la fame atavica, della speranza del sole napoletano».

«Certo che ritorna con la sua difesa fisica e sentimentale alla sub-civiltà delle macchine — dice Riccardo Freda, che di Totò fu grande amico —. Fra tante parole, foto private e scatti d'attore, io voglio ricordare una frase che Totò diceva sempre: "Se fossi regista, vorrei fare un film su come sono davvero, su come sono dentro: magari ingoiando la macchina da presa"».

Ninetto Davoli, che con Totò interpretò «Uccellacci e uccellini» di Pasolini, conclude: «Mi riporta e ci riporta la giovinezza. Andai a trovarlo con Pier Paolo: indossavo i blue jeans e un maglione. Ci fece accomodare su divani di seta e lui indossava la vestaglia e la sciarpa di seta. Mi dissero che, quando me ne andai, Totò prese un insetticida e lo spruzzò sulla seggiola dove ero stato seduto. Forse non è vero, ma sembra la grande scena di un suo inimitabile sketch».

Giovanna Grassi, «Corriere della Sera», 12 agosto 1992


1993 02 05 Il Biellese Toto televisione intro

Beppe Anderi, «Il Biellese», 5 febbraio 1993


Per la prima volta nella storia della tv di Stato un evento è stato giudicato degno di essere visto in tutte le regioni dell’arco alpino (compresa la Liguria). Decisione presa dal terzo canale in nome di una identità culturale stabilita solo da Bossi, che su questo assunto ha basato molta della sua propaganda

Totò contro i druidi? Diciamo la verità, messi a scegliere da che parte stare, in Italia sarebbero in pochi ad avere dei dubbi, anche tra quel 4% scarso che ha votato per la Lega. Fatto sta che, ieri mattina, gli spettatori del Nord Italia che si stavano godendo su Raitre le ‘Risate all'italiana' e si sono visti interrompere il film per dare spazio a ‘Celtica’, manifestazione che si svolgeva sopra Courmayeur e sotto il Monte Bianco, hanno dovuto subire.

E il messaggio era questo: niente Totò, sopra il Po si festeggiano usi e costumi celtici, perché quella è la macroregione, praticamente la Padania di invenzione bossiana, in cui quegli usi e costumi hanno una tradizione (rubando il termine a Totò) verace’.

E questo anche se l'organizzatore di questa prima. clamorosa rottura dell'unità d'Italia virtuale, che è il direttore della sede Rai della Valle d'Aosta, Renzo Canciani, nega qualsiasi carattere leghista a quella che definisce invece ‘una sperimentazione di televisione territoriale’. Una sperimentazione partita molto prima che la Lega mettesse piede in Rai e mettesse mano (scusando il bisticcio) alla programmazione, insediando un suo esponente alla direzione di Raidue.

La prova di estraneità della 'sperimentazione' al progetto leghista sarebbe anche nel fatto che la manifestazione Celtica non ha alcun carattere politico, si svolge da parecchi anni e raccoglie espressioni artistiche di diversi paesi europei (dalla Scozia alla Spagna) che hanno la fortuna di non avere niente a che fare con Bossi.

Resta il fatto che per la prima volta nella storia Rai un evento è stato giudicato degno di vedere televisivamente unite (e divise dal resto d'Italia) le regioni dell'arco alpino (compresa la Liguria), raccolte sotto una presunta identità linguistica e culturale che in realtà non esiste affatto. Sostiene Canciani: «La somma dei localismi non produce programmazione nazionale. Il problema è trovare temi capaci di unire pezzi di territorio che hanno storia comune. L'evento non lo abbiamo creato: c'era già. Per realizzarlo non ho speso una lira, ho solo raccolto forze interne Rai. come il direttore della sede regionale dell'Emilia Romagna. Fabrizio Binacchi, che ha condotto la diretta da questa festa popolare, tra l'altro molto poco commerciale».

Alle 9.45 ecco la bionda annunciatrice di Raitre dare la notizia della interruzione del film nelle regioni dell'arco alpino. Appariva il bellissimo scenario naturale dove sorgeva quello che poteva sembrare un accampamento indiano. Invece era un accampamento celtico, nel quale si aggirava Fabrizio Binacchi facendo domande a persone in costume. Primo fra tutti il druido (così si è definito) Guido Crossard, esperto di astronomia celtica. Seguivano altre figure notevoli, per look e serietà. come il direttore artistico della manifestazione Riccardo Teraglio o un impiegato di Trezzo d'Aada con collana di denti di cavallo, che si interessa di costruzioni celtiche. Più altri individui, sempre in costume e truccati, che agitavano con impaccio grandi spade mimando un combattimento o si dedicavano alla costruzione di strumenti e attrezzi. Insomma. una festa tradizionale. se dobbiamo dire la verità, tra le meno allegre che ci sia capitato di vedere, ma senza alcuna ostentazione di bandiere o citazione di argomenti leghisti. Molto meno folcloristica delle adunate bossiane e, nel complesso, di una straordinaria pallosità. A parte alcune schede di documentazione, come quella sulla storia dei Celti, con la citazione di Diodoro Siculo, che li descrisse con estrema precisione per i loro 'corpi immani', le loro capigliature rossicce, le espressioni minacciose ed esaltate. ma anche per il loro ingegno acuto' (e qui la prova evidente che Borghezio non viene da li).

Ora, tra le migliaia di tradizioni e culture che hanno fatto l'Italia e che continueranno a farla nonostante Bossi, sicuramente ci saranno stati anche i Celti. Ma resta il fatto singolare e unico al mondo che il capo della Lega, dopo aver visto Mei Gibson (un australiano!) che interpretava l'eroe celtico William Wallace, passato alla storia come BravehearL ha deciso per simpatia la comune origine celtica di tutto il Nord Italia. Fornendo così una comoda identità in celluloide a tutta la sua padania e incentivando a dismisura la produzione di gadget, corna, bicorna (direbbe Totò) e altri orpelli barbarici, per far divertire le comitive di guerrieri del sabato leghista. Tutte invenzioni di cui. certo. non hanno alcuna colpa i cultori di vere tradizioni culturali, ma che comunque, tramite la diretta Rai. se non altro appaiono strumentalizzate per vellicare umori leghisti. Infatti, se la manifestazione Celtica' è così interessante da giustificare il coinvolgimento di tante sedi regionali, perché non estenderla a tutto il paese? E se invece rappresenta la direzione in cui muoversi per vitalizzare le sedi locali, allora non ci sono dubbi: aridatece Totò!

Maria Novella Oppo, «L'Unità», 8 luglio 2002


2017 04 18 Corriere della Sera Toto 50 TV intro

Sua Altezza Imperiale Antonio Porfirogenito della stirpe Costantiniana dei Focas, Angelo Flavio Ducas Commeno di Bisanzio principe di Cilicia, di Macedonia, di Dardania, di Tessaglia, del Ponto, di Moldava, di Illiria, del Poleponneso, duca di Cipro e di Epiro, conte e duca di Drivasto e Durazzo eccetera, in arte: Totò. A 50 anni dalla scomparsa del grande comico napoletano, su molte reti c’è stata un’invasione dei suoi film. Buon segno, visto come le sue opere sfidano il tempo con baldanza e allegria. Goffredo Fofi, che con il libro Totò. L’Uomo e la maschera, scritto con Franca Faldini e uscito all’inizio degli anni 70, ha contribuito in maniera decisiva alla legittimazione critica del «principe della risata», ha ricordato che «Totò non era semplicemente “umano”, era qualcosa di più, era una maschera, era uno strano diavoletto venuto dal profondo di un’antropologia contadina e sottoproletaria (il vicolo della grande città borbonica) che nella lotta per 1’esistenza portava la bizzarria dei travestimenti e delle soluzioni, la quasi infinita varietà dell’arte di arrangiarsi».

Rai2, in collaborazione con Rai Com e con il contributo della Regione Campania e Fondazione Campania Festival, ha dedicato a Totò una serata, registrata nell’Auditorium della Rai di Napoli, scritta da Ugo Porcelli, Marco Giusti, Luca Rea, Fabrizio Corallo, Gino Aveta, condotta da Serena Rossi, perla regia di Cristina Fayad (domenica, ore 23.30). Molti gli ospiti e moltissime le testimonianze del mondo dello spettacolo: ognuno coltiva il suo Totò, ognuno conserva memoria di un momento speciale. Per uno scherzo del destino era presente Renzo Albore, «totologo» da una vita, cultore supremo del «principe».

Poche ore prima lo avevamo visto affranto per la scomparsa di Gianni Boncompagni. Beati coloro che muoiono avendo conosciuto la felicità del riso e avendo regalato agli altri tante risate.

Aldo Grasso, «Corriere della Sera», 18 aprile 2017


In Italia la riscoperta filmica di Totò è iniziata, quasi per caso, negli anni settanta ed è dovuta all’attualità che ha questa marionetta «umana» per gli italiani di tutti i ceti, che si trovano a vivere fra contestazione e superlativismi di tecnicismo, fra la pesantezza viscerale della burocrazia, l’altoparlante oratoria di promesse sociali, e la libertà pornosessuale. Totò è per gli italiani più attuale del geniale Charlot perché rilassa e diverte, non incita alla rivoluzione con la sua maschera di fame atavica, di predestinato all’inguaiamento, che vive con una speranza carica di sole napoletano fatta di piccoli espedienti, che non è rassegnazione poiché lui, un piccolo di statura, è un non minore.

Totò, con l’essere marionetta non razionalmente ma biologicamente snodabile, capace di fare vedere, al forte ed al cattivo, che lui è talmente libero da riuscire persino a rendere ogni parte del suo corpo autonoma da un’altra, esprimeva con virulenza una reazione elementare di difesa fisica e sentimentale alla civiltà della macchina. Nei suoi film, anche nei più scadenti, ciò che conta è solamente lui, proprio per questo suo modo biologico di difesa che egli manifesta con l’essere irrazionale, aggressivo, scettico e crepuscolare, con l’amore stupefatto di un troglodita.

Egli vive e fa ridere spontaneamente anche oggi perché era e rimane un omino incredibile che, non avendo da comunicare nulla di logico, in quanto la logica è sempre battaglia anche in tempo di pace, voleva personificare a suo modo il polemico assurdo petroliniano. Il principe de Curtis, il burattino snodabile, di gesti iterati ed irripetibili, capace di fissarsi in pose di astratto e metafisico stupore, si ricomponeva improvvisamente in una dignità di uomo che amava con le lacrime agli occhi, pieni di speranza, la propria libertà nel rispetto degli altri.

Nel cinema di Totò l'attingere ai repertori del suo teatro, è la norma. Molti film saranno palesemente basati sulla riproposizione di interi quadri di riviste, perché la loro stessa riconoscibilità può essere utile nell’attrarre pubblico che quello sketch aveva visto a teatro, o di cui aveva sentito parlare. Il trasferimento di testi teatrali all'interno del cinema di Totò va molto oltre l’occasionalità di uno spunto, un confronto con i copioni teatrali mostra che l’attore portava in dote al ‘testo’ del film contributi di repertorio parecchio più ampi di quanto si creda; singole battute, scene, sketch, anche interi film sono basati su lavori già fatti a teatro, e rodati talmente bene da riuscire infallibili anche sotto l’occhio algido della cinepresa, senza un pubblico da provocare e da cui farsi eccitare. Anche da questo punto di vista il lavoro cinematografico di Totò è una propaggine, quasi un’appendice di quello teatrale.

L’utilizzo di materiale già rodato risponde in genere al desiderio dei produttori di organizzare e girare un film in tempi strettissimi: ingaggiando Totò come interprete ci si assicura al tempo stesso — e gratis — anche Totò come un vero e proprio co-autore. Si va da semplici spunti (come il nome dimenticato di qualcuno che ha telefonato, nella rivista Belle o brutte mi piaccion tutte, che in Totò e le donne diventerà un intero straordinario episodio) all’ossatura sostanziale di un lavoro trapiantata in un altro (come la rivista L’ultimo Tarzan che fornirà buona parte del materiale al Tototarzan di Mattoli). L’impossibilità di rivedere i lavori teatrali di Totò, completi delle variazioni via via apportate al copione, ha fatto perdere una quantità di riferimenti che negli anni Quaranta e Cinquanta apparivano evidenti, quasi un’orgogliosa rivendicazione del proprio lavoro d’attore davanti allo spettatore (ricordate il mio famoso sketch? ora ve lo rifaccio), e che oggi potrebbero sembrare dei furbi ricicli o addirittura degli autoplagi.

Erano tempi in cui la volatilità del concetto di diritto d’autore permetteva facilmente certe operazioni, ed era lo stesso Totò a concederle e spesso a suggerirle, preferendo esibirsi su canovacci già noti e sperimentati piuttosto che saltare nel buio di testi che gli erano estranei. Si parla qui beninteso di sceneggiature senza valore, perché quando i testi buoni — di Zavattini, di Flaiano, di Pasolini — ci sono, l’attore è in grado di farli propri e di dar loro il giusto peso.


Uno dietro l'altro tornano i film di Totò e le sale cinematografiche si riempiono. I noleggiatori avevano cominciato timidamente, ma adesso non ci sono più dubbi : il successo si va facendo clamoroso. In platea si trovano d’accordo spettatori d’ogni età, e certo è questo il fenomeno più rilevante, in un momento che vede giovani e anziani nettamente divisi nelle preferenze. A cinque anni dalla morte, Totò riesce a conciliare i gusti di due o tre generazioni, e in quest’opera di raccordo appare davvero un caso unico. È difficile dire con esattezza quanti siano i film che ha realizzati dal 1937 al 1967: non meno di 120, comunque, e quasi tutti mediocrissimi dal punto di vista della sceneggiatura e della regia. Molti appaiono invecchiati, altri erano già povere cose all’epoca della loro prima uscita sugli schermi. Ma quello che conta è soltanto lui, la gente vuole vedere lui. È sufficiente la sua presenza a suscitare ilarità nelle platee che avevano dimenticato da tempo la risata facile e spontanea. Si può addirittura affermare che alcune pellicole riscuotono oggi maggiori consensi di quanti ne ebbero vent’anni fa.

Anche questo è un sintomo, e conferma che la comicità di Totò non è legata ad una particolare epoca e che il suo personaggio è al di fuori delle mode. Le battute che ha rese famose - « Siamo uomini o caporali? », « Sono un uomo di mondo, ho fatto tre anni di militare a Cuneo », o iterazioni come « È ovvio », « Chicche e sia », « Ma mi faccia il piacere » - non avrebbero alcun senso pronunciate da altri. Come nessuno potrebbe ripetere le sfilate in passerella al termine degli spettacoli di rivista, quando Totò guidava la sua compagnia in una sfrenata corsa alla bersagliera.



E' tornato Totò

Perchè ridiamo come matti rivedendo i suoi vecchi film?

Uno dietro l'altro tornano i film di Totò e le sale cinematografiche si riempiono. I noleggiatori avevano cominciato timidamente, ma adesso non ci sono più dubbi: il successo si va facendo clamoroso. In platea si trovano d’accordo spettatori d’ogni età, e certo è questo il fenomeno più rilevante, in un momento che vede giovani e anziani nettamente divisi nelle preferenze. A cinque anni dalla morte, Totò riesce a conciliare i gusti di due o tre generazioni, e in quest’opera di raccordo appare davvero un caso unico. È difficile dire con esattezza quanti siano i film che ha realizzati dal 1937 al 1967: non meno di 120, comunque, e quasi tutti medioerissimi dal punto di vista della sceneggiatura e della regia. Molti appaiono invecchiati, altri erano già povere cose all’epoca della loro prima uscita sugli schermi. Ma quello che conta è soltanto lui, la gente vuole vedere lui.

È sufficiente la sua presenza a suscitare ilarità nelle platee che avevano dimenticato da tempo la risata facile e spontanea. Si può addirittura affermare che alcune pellicole riscuotono oggi maggiori consensi di quanti ne ebbero vent'anni fa. Anche questo è un sintomo, e conferma che la comicità di Totò non è legata ad una particolare epoca e che il suo personaggio è al di fuori delle mode. Le battute che ha rese famose - « Siamo uomini o caporali? », « Sono un uomo di mondo, ho fatto tre anni di militare a Cuneo », o iterazioni come « È ovvio », « Chicche e sia », « Ma mi faccia il piacere » - non avrebbero alcun senso pronunciate da altri. Come nessuno potrebbe ripetere le sfilate in passerella al termine degli spettacoli di rivista, quando Totò guidava la sua compagnia in una sfrenata corsa alla bersagliera.

Amiamo in lui l'uomo tutto libero

In Italia la riscoperta filmica di Totò è dovuta all’attualità che ha questa marionetta « umana » per gli italiani di tutti i ceti, che si trovano, soprattutto oggi, a vivere fra contestazione e superlativismi di tecnicismo, fra la pesantezza viscerale della burocrazia, l’altoparlante oratoria di promesse sociali, e la libertà pornosessuale. Totò è per gli italiani più attuale del geniale Charlot perché rilassa e diverte, non incita alla rivoluzione con la sua maschera di fame atavica, di predestinato all’inguaiamento, che vive con una speranza carica di sole napoletano fatta di piccoli espedienti, che non è rassegnazione poiché lui, un piccolo di statura, è un non minore.

Totò, con l’essere marionetta non razionalmente ma biologicamente snodabile, capace di fare vedere, al forte ed al cattivo, che lui è talmente libero da riuscire persino a rendere ogni parte del suo corpo autonoma da un’altra, esprimeva con virulenza una reazione elementare di difesa fìsica e sentimentale alla civiltà della macchina. Nei suoi film, anche nei più scadenti, ciò che conta è solamente lui, proprio per questo suo modo biologico di difesa che egli manifesta con l'essere irrazionale, aggressivo, scettico e crepuscolare, con l’amore stupefatto di un troglodita. Egli vive e fa ridere spontaneamente anche oggi perché era e rimane un omino incredibile che, non avendo da comunicare nulla di logico, in quanto la logica è sempre battaglia anche in tempo di pace, voleva personificare a suo modo il polemico assurdo petroliniano.

Il principe de Curtis, il burattino snodabile, di gesti iterati ed irripetibili, capace di fissarsi in pose di astratto e metafisico stupore, si ricomponeva improvvisamente in una dignità di uomo che amava con le lacrime agli occhi, pieni di speranza, la propria libertà nel rispetto degli altri.

Pier Angelo Morlotti, 1972


1990 08 21 Il Messaggero Toto TV f1

«Il Messaggero», 21 agosto 1990


Dagli anni 70 ritroviamo il cinema di Totò in grande forma...

Pagine di periodici risalenti agli anni 70. La riscoperta di Totò e dei suoi film, storia e vita della sua arte.


La televisione ricorda Totò, il giorno dopo la sua morte...

A volte la televisione, dopo orge di spettacoli di varietà di dubbio gusto, telefilm insensati, dopo telegiornali che se ne infischiano dei reali interessi e delle curiosità dei telespettatori, a volte, dicevamo, scopre la sua funzione, diventa attualità, penetra con il suo occhio candido, impietoso, ingenuo, con il suo occhio vero, con il suo occhio che è testimone, nella realtà. E coglie le emozioni che trascorrono, senza finzione, ferma momenti, puntualizza, senza forzare la mano, gli avvenimenti. E’ morto Totò. E una edizione speciale di «Prima Pagina» è stata dedicata da Pietro Pintus alla scomparsa di questo grande attore. Attraverso le testimonianze, i brani di film, gli sketches, abbiamo rivisto quel grande viso che è nato per le strade, quel grande comico che aveva l’autenticità del poeta nato, e un amore esclusivo per l’arte, una infinita capacità di umorismo e insieme una regalità naturale.

«Ventotto anni fa iniziai la mia carriera come attore, ed egli era già un maestro» ha detto Tognazzi iniziando. Niente era preparato. Tognazzi ha parlato a ruota libera. Ha detto cosa pensava. Ed ecco l’emozione genuina rampollare dalle sue parole. Ora Tognazzi ha accettato di sostituire Totò in un film. Certo: niente si ferma, il mondo dello spettacolo prosegue, tiene conto del passaggio di Totò, ma prosegue.

Ed è cominciata la collana di rievocazioni di alcune grandi interpretazioni di Totò. E’ cominciata con 'O Pazzariello da «L’oro di Napoli». Si dice che il grado di civiltà di una cultura si misura sulla qualità della sua produzione artistica. Ebbene, la nostra civiltà è una civiltà non in decadenza finché ci sono uomini come Totò a farne da testimoni. Molti, oggi che è morto, oggi che rivedono commossi i brani dei suol film alla TV, o le sue pellicole sparse qua e là nei cinema, nelle sale rionali, ripescate per fare una serata, molti ieri sera e oggi si sono accorti che Totò era qualcosa di più di un comico per spiriti sempliciotti; quasi tutti oggi parlano di lui con il rispetto e la gravità dovuta all’arte.

Ma ieri, chi era Totò? Quali sono i film che in tanti lustri di carriera gli sono stati affidati? Quali speculazioni commerciali sono state organizzate sul suo nome? Ieri sera alla televisione abbiamo visto un grande attore, e che fosse un grande attore lo hanno testimoniato gli intervenuti: un grande attore, pur con tutte le sue scintillanti contraddizioni. Ma allora perché non lo hanno mai elevato all adignità di un grande film? Perché tanti altri sì, e lui no. Certo, per molti in questo momento ci saranno dei rimpianti postumi, ma è quanto è affiorato dalla profondità di molte coscienze vedendo la trasmissione televisiva di ieri sera. E possedeva l’autenticità del poeta nato: ricordate la poesia che ha recitato ieri sera Nino Taranto, una poesia straordinaria, che ti lascia con gli occhi bassi e il nodo in gola.

La trasmissione televisiva, si capiva, era stata costruita in fretta, e forse per questo era più autentica. E non si sono viste lacrime, scene madri. Solo il commosso rimpianto. L’apparizione di Anna Magnani. Se ne stava lì con i suoi grandi occhi di chi sa tante cose, i suoi grandi occhi di chi vorrebbe dire ma non è questo il momento, i suoi grandi occhi di chi sa parlare da anima, ad anima, coi suoi grandi occhi. Si è chiesta: perché lo hanno ignorato per tanti anni? Si è chiesta: perché non gli hanno permesso di fare le cose importanti che egli voleva fare? Si è chiesta: perché non lo hanno aiutato a diventare un dei più grandi e famosi attori di questi anni? Ma ormai Totò è scomparso e le domande di Anna Magnani suonavano solo come rimpianto.

E la trasmissione televisiva è proseguita, inframezzando brani cinematografici ad altre interviste. Non ha creato facile commozione nei telespettatori, certo. Ma è servita a ricordare. E agli uomini di spettacolo, gli stessi che proseguono perché debbono proseguire, perché il cinema non si ferma, a loro ha detto: chinate la testa per un attimo, è morto un maestro.

Dario Argento, «Paese Sera», 16 aprile 1967


Riferimenti e bibliografie:

  • Dario Argento, «Paese Sera», 16 aprile 1967
  • Tino Ranieri, «L'Unità», 24 marzo 1973
  • Luigi Compagnone, «Corriere della Sera», 28 marzo 1973
  • "Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983