PASSIONE


Sulla mia bocca ancora c'è il sapore delle tue labbra come un fiore rosso, l'alito profumato, il tuo calore di questa febbre che mi hai messo addosso.
Mi brucia questa febbre nelle vene e sol per te questo mio cuore duole, duole d'amor perché ti vuole bene, morir d'amor per te, sol questo vuole.
Bella superba come un'orchidea creatura concepita in una serra, nata dal folle amore d'una Dea con tutti i più bei fiori della terra.
Dal fascino del mare misterioso che hai negli occhi come calamita vorrei fuggir lontano, ma non oso, signora ormai tu sei della mia vita.
Come uno schiavo sono incatenato alle catene della tua malia e mai vorrei che fosse ahimè spezzato il dolce incanto della mia follia.

Un’estasi dei sensi che trasforma l’amore in una febbre divina e in una dolce schiavitù.

Descrizione del contenuto

In questa poesia, Totò descrive l'amore come una forza fisica e travolgente, una "febbre" che brucia nelle vene e lascia il sapore del desiderio sulle labbra. L'amata viene idealizzata come una creatura soprannaturale, una "superba orchidea" nata dall'unione tra una divinità e la natura terrestre. Il poeta si dichiara completamente soggiogato dal fascino magnetico dei suoi occhi, paragonando la sua condizione a quella di uno schiavo incatenato. Nonostante la sofferenza e il desiderio di fuga, egli sceglie di restare prigioniero di questo "dolce incanto", preferendo la follia d'amore alla libertà della solitudine.

Logica e Filosofia della Lirica

  • L'amore come patologia: L'uso ricorrente del termine "febbre" e del verbo "bruciare" suggerisce che la passione non sia uno stato di quiete, ma una condizione alterata del corpo e della mente, quasi una malattia necessaria e vitale.
  • L'idealizzazione botanica: Paragonare la donna a un'orchidea "concepita in una serra" enfatizza la sua rarità e preziosità. Non è un fiore di campo comune, ma un prodotto d'eccellenza, fragile e potente al tempo stesso, che richiede dedizione assoluta.
  • Il magnetismo dell'ignoto: Gli occhi dell'amata sono descritti come una "calamita" legata al mare misterioso. Questa immagine filosofica indica che l'amore è un richiamo dell'abisso a cui l'anima non può e non vuole opporre resistenza.
  • La schiavitù volontaria: Totò introduce il concetto del "dolce incanto della mia follia". La logica della lirica risiede nell'accettazione consapevole delle catene: il poeta preferisce essere schiavo di un amore nobile e bruciante piuttosto che padrone di un'esistenza vuota e razionale.

Significato per il lettore

"Passione" invita il lettore a riflettere sulla natura totalizzante del sentimento. Totò ci insegna che l'amore autentico non è mai tiepido; esso deve "dolere" e "bruciare" per essere reale. Il significato profondo risiede nel coraggio di restare: anche quando il legame diventa una catena ("non oso fuggire"), la bellezza dell'incanto giustifica il sacrificio della propria indipendenza. È un inno a chi decide di vivere i sentimenti fino in fondo, accettando la "follia" come la forma più alta e autentica di saggezza del cuore.