IL BEL CICCILLO

Trusiano - Capaldo, 1917

Io di nome mi chiamo don Ciccio
e mi firmo don Ciccio Salsiccio
io ovunque m'impaccio e m'impiccio
dove vado vi faccio un pasticcio e cosè per un puro capriccio
don Ciccio Pasticcio mi sento chiamar.

Ho sempre un biroccio
somiglio a un bamboccio
dal mulo e dal ciuccio mi faccio tirar.
In estate vo a caccia
d'inverno in barcaccia
di nulla mi cruccio
mi faccio ammirar.

Ciccio qua, Ciccio là.
Son bello e son ricco le donne le scaccio
ma dopo di averle ridotte uno straccio
don Ciccio Salsiccio pallottola in mano
sti figli di cane mi stanno a chiamar.

C'è la moglie del conte Borraccia
bella e buona di corpo e di faccia
che sovente al mio cuore s'allaccia
quasi folle mi guarda la faccia
e sono certo che questa mi spaccia
perchè tutti i giorni mi fa consumar.

Se il conte ci incoccia
ci rompe la boccia
del resto il capriccio
può farci passar.
Lei mi chiama mio Ciccio
mio Ciccio Salsiccio
facciamo il pasticcio
mi fai morir.
Ciccio qua, Ciccio là.


Il bel Ciccillo

La caricatura grottesca del damerino vanesio, tra narcisismo comico e guai sentimentali.

Discografia pubblicata

Scritto nel 1917 da Trusiano e Capaldo, il brano è diventato un cavallo di battaglia di Totò sin dai suoi esordi nel varietà. La versione più celebre è quella registrata per il film "Yvonne la Nuit" (1949). È stata pubblicata su 78 giri dall'etichetta Cetra e successivamente inclusa in innumerevoli raccolte su LP e CD dedicate alle "Macchiette" di Totò e alla canzone umoristica napoletana. Esistono diverse edizioni curate da etichette come EMI e Rhino Records che preservano le registrazioni originali degli anni '40 e '50.

Descrizione del contenuto

"Il bel Ciccillo" è una "macchietta", ovvero un ritratto satirico di un personaggio stereotipato. Don Ciccio Salsiccio (o Pasticcio) è un uomo che si crede un seduttore irresistibile, un "bello e ricco" che attira l'attenzione ovunque vada, nonostante la sua figura goffa ("somiglio a un bamboccio"). Il testo descrive le sue abitudini eccentriche e i suoi intrighi amorosi, in particolare quello con la moglie del "Conte Borraccia". La narrazione è rapida, basata su rime baciate e assonanze giocose che creano un effetto di filastrocca comica, tipica dell'avanspettacolo.

Logica e Filosofia della Lirica

  • Il paradosso del narcisismo: La logica del brano ruota attorno al contrasto tra come il protagonista si vede e come appare realmente. Don Ciccio è convinto di essere un Adone, ma i soprannomi che riceve ("Salsiccio", "Pasticcio") suggeriscono una realtà molto più prosaica e ridicola.
  • La satira del "Dandy" popolare: La filosofia del testo deride l'ostentazione sociale. Ciccio si vanta di andare a caccia o in barcaccia, simboli di uno status elevato che però stride con il fatto di farsi tirare "dal mulo e dal ciuccio".
  • L'amore come "Pasticcio": Nelle relazioni di Ciccio non c'è romanticismo, ma solo "capriccio" e complicazione. L'amore è visto come un gioco pericoloso e disordinato, dove il rischio di essere scoperti dal marito tradito fa parte del divertimento.
  • L'uso del non-sense ritmico: La filosofia compositiva privilegia il suono delle parole (le terminazioni in -iccio, -occio, -accia) rispetto al significato logico, creando una musicalità che riflette il caos mentale e comportamentale del personaggio.

Significato per l'ascoltatore

L'ascoltatore viene invitato a ridere della vanità umana. Don Ciccio rappresenta ognuno di noi quando cerchiamo di apparire migliori o più affascinanti di quanto siamo in realtà. Attraverso l'interpretazione magistrale di Totò, la canzone diventa un inno alla simpatia che scaturisce dal difetto: ci insegna che è meglio essere un "pasticcio" autentico e vitale piuttosto che una perfezione noiosa e statica.



Il bel Ciccillo

1911 Gustavo De Marco 04 L


Il bel Ciccillo è un brano musicale italiano; i versi sono di A. Trusiano, la musica di Salvatore Capaldo e fu una creazione dell’artista Giovanni Mongelluzzo, Napoli, Bideri, 1917. Divenne un cavallo di battaglia degli spettacoli di Gustavo De Marco al teatro Jovinelli in cui si esibiva anche il giovane Totò. Quando un giorno De Marco non poté presenziare per indisposizione Totò lo sostituì proponendo a sua volta la macchietta "il bel Ciccillo", imitando lo stile "marionettistico" di De Marco; il successo di quella serata ("sei meglio di De Marco" si dice urlassero dal pubblico) fece pian piano scalzare De Marco e Totò divenne titolare del numero.
Nella pellicola Yvonne la nuit del 1949 Totò ripropone "Il bel Ciccillo" in versione abbreviata senza la seconda strofa. Si ricordano anche la versione di Nino Taranto e, più recente, quella di Vittorio Marsiglia. Taluni lo ricordano con il titolo Don Ciccio pasticcio ma il titolo corretto e depositato da Mongelluzzo è Il bel Ciccillo.