Caro Totò, ti voglio presentare...

Caro_Toto_ti_voglio_presentare

Rai Uno, dicembre 1992. Una trasmissione in quattro puntate, in onda su RaiUno, "senza espedienti e furbate", senza filmati inediti, "un semplice, tenero, affettuoso omaggio al principe della risata". "Caro Totò, ti voglio presentare..." è il titolo della trasmissione "che non sarà una commemorazione perché Totò lo sentiamo ancora vicinissimo e grazie ai passaggi tv dei suoi film lo vediamo più spesso di certi parenti stretti che non incontriamo mai, come un mio zio di Foggia". In un salotto d' epoca, fine anni Quaranta, arredato come quelli che tante volte abbiamo visto nel cinema di Totò, Arbore presenterà spezzoni di film, "anche di quelli visti e rivisti, perché lui era un uomo straordinario, una persona perbene. Si leggeva nei suoi occhi, nello sguardo, aveva una luce particolare. Lui fa sempre ri-ridere, rispetto a tanti che fanno ridere una sola volta". La preoccupazione principale, per Arbore, è stata quella di rispettare i gusti di Totò.


Così la stampa dell'epoca

1992 12 16 Il Messaggero Arbore Programma TV Toto 2«Il Messaggero», 16 dicembre 1992


1992 11 14 Il Messaggero Arbore Programma TV Toto intro

Dal 16 dicembre Renzo condurrà quattro serate-omaggio a Totò. La decisione presa dopo che sono state superate le solite difficoltà economiche. Slitta a gennaio «Surprise» di Raidue

1992 11 14 Il Messaggero Arbore Programma TV Toto f1Porte sprangate, accesso rigidamente vietato ai «non addetti ai lavori», sorveglianza raddoppiata. Non stiamo parlando della base Nato di Sigonella, ma dello studio di Cinecittà che, dal 16 dicembre prossimo, dovrà ospitare il nuovo programma di Renzo Arbore per Raiuno. Un omaggio a Totò in quattro puntate, che andranno in onda per altrettanti mercoledì fino ai primi di gennaio. Un’idea che Arbore cova da tempo, che era stata più volte rimandata, che ha rischiato di saltare definitivamente per vari motivi, ma che si è concretizzata proprio in questa settimana, quando sono state superate le ultime difficoltà, manco a dirlo, di ordine finanziario. E il progetto è definitivamente decollato, con la decisione di partire, appunto, mercoledì 16 dicembre e di realizzare quattro puntate (anche se il numero è da considerarsi non ancora definitivo) anziché le due previste inizialmente.

Proprio ieri mattina, parlando a una radio privata del suo nuovo album «Napoli punto e a capo» realizzato con l’orchestra italiana, lo showman ha confermato la partenza del programma su Totò nel prossimo mese, anche se non ha voluto rivelare nulla sui contenuti. «Meglio non dire niente - ha affermato - perché ci sono un sacco di spie».

E per premunirsi contro le «spie» Arbore ha creato una barriera intorno allo studio di Cinecittà destinato ad ospitare la sua nuova trasmissione. Mancano solo i cavalli di frisia e le garitte con le sentinelle «colpo in canna» e sembrerebbe Fort Knox, la cittadella dove è custodito l’oro della Banca centrale americana. E dentro in effetti c’è l’oro: l’oro delle idee che in questo periodo sono l’elemento più prezioso e raro per chi lavora in televisione. Autorizzati a superare gli sbarramenti sono Arbore e il fido Ugo Porcelli (il cui silenzio è a prova di tortura), gli scenografi Cappelli e Licheri cui è stato affidato il compito di addobbare lo studio e pochissimi altri.

Tra gli autori del programma c’è anche Giancarlo Governi, il capo-struttura di Raiuno che di Totò sa tutto e che ha scritto due libri sul grande comico napoletano e gli ha già dedicato un programma televisivo. «Ma io - dice - sono presente solo come Totòlogo. Sulla trasmissione non so molto. Solo che sarà un omaggio del tutto particolare, alla maniera di Arbore, riverente ma anche giocoso». Renzo, comunque, ha già dato il via ai provini per scegliere il pubblico che, come sua abitudine, dovrebbe essere parte integrante dello spettacolo. A Cinecittà sono già sfilati uomini e donne di ogni età ai quali è richiesta però una precisa conoscenza del personaggio Totò.

Il ritorno in televisione di Renzo Arbore è probabilmente la «sorpresa» di cui aveva parlato il direttore di Raiuno Carlo Fu-scagni nel corso della cena per la presentazione del nuovo gioco di Domenica in «il tredicione». Ed è un ritorno che ravviva un po’ lo scenario televisivo di fine anno, dopo un autunno all’insegna della mediocrità e della ripetitività. E' da ricordare infatti che sempre a dicembre è annunciato l'arrivo sui teleschermi anche di Adriano Celentano col programma Svalutation che andrà in onda per due sabati su Raitre. Arbore e Celentano, pur tanto diversi l’uno dall’altro, assicurano (almeno nelle intenzioni) una televisione diversa, non legata a formule preconfezionate o a modelli già collaudati. Una tv, in qualche modo, d’autore.

L’arrivo di Arbore ha comunque già provocato una «vittima»: il programma di Raidue Surprise, condotto da Gabriella Cariucci e dal «redivivo» Marco Prcdolin che doveva partire proprio a metà dicembre sempre il mercoledì alle 20.30. La notizia che Surprise si sarebbe trovato come concorrente l’omaggio a Totò realizzato da Arbore ha spinto i dirigenti di Raidue a far slittare la trasmissione a gennaio. E gli stessi sponsor si sono trovati d’accordo nel non affrontare un inutile rischio proprio nella fase iniziale del programma della Cariucci e Prcdolin al quale, tra l’altro, stava lavorando lo stesso Ugo Porcelli che ora invece deve affiancare da autore-organizzatore Arbore, come già avvenuto in Quelli della notte, Indietro tutta e Il caso Sanremo. A Raidue quindi si è deciso di far slittare la partenza di Surprise al 13 gennaio quando il programma di Renzo avrà concluso il suo viaggio.

Gabriella Cariucci appena saputa la notizia ci è rimasta male, ma poi ha fatto i suoi conti e ha deciso che è meglio così. A mettere la testa nella bocca del leone c’è il rischio di restare decapitati.

Franco Leonardi, «Il Messaggero», 14 novembre 1992


1992 12 16 Il Piccolo Caro Toto ti voglio presentare TV intro

«Ma anche se fossi diventato un grande attore, cosa sarebbe cambiato? Gli attori non sono che cantastorie. Scrivono sulla sabbia: basta un'onda per cancellare la loro opera». Invece, nonostante queste parole, Totò è stato e resta ancora inarrivabile, un maestro. Proprio al grande attore napoletano, scomparso nel '67, Renzo Arbore dedica «Caro Totò, ti voglio presentare...», un programma in quattro puntate in onda da oggi su Raiuno alle 20.40. Verrà raccontato tutto l'universo Totò con gli interventi di amici e colleghi, della moglie Franca Faldini, della figlia Liliana. La colonna sonora del programma, scritto da Renzo Arbore e Ugo Porcelli, sarà affidata all'Orchestra di Musica Italiana, la regia a Rita Vicario.

«Sarà un programma "sciué-sciué” — dice Renzo Arbore — cioè leggero leggero. Un segno di affetto nei confronti di un artista che è un mito. Nata da un'idea della figlia Liliana, la trasmissione sarà, insomma, una festa con tutti "quelli di Totò": cioè ammiratori anonimi e non che hanno amato e ancora amano il principe De Curtis».

Come spiega la stima e l’affetto che raccoglie da tutti?

«Questo è il grande mistero di Totò, che cercheremo di capire proprio con il programma. Per me, attraverso gli occhi comunica un messaggio di bontà, di generosità, di superiorità sulle cose del mondo. Quando guarda l'interlocutore nei suoi occhi c'è un velo, è come se dicesse: "Guardate che noi stiamo scherzan-
do, le cose vedere della vita sono altre" E' un attore grande, perché non sente la cinepresa, lavora con ima naturalezza che appartiene a pochissimi attori. Emana verso la macchina da presa un fluido di complicità con il pubblico. Il fascino di Totò è proprio quell'ammiccamento continuo e assolutamente invisibile».

Qual è la caratteristica dei suoi film?

«Quella di non essere mai volgari. Totò può dire tutto. Anche quando dice: "La serva serve", parole che dette da altri farebbero rabbrividire, con lui perdono ogni durezza. E poi sul set era molto rispettoso delle donne».

Perché, pur essendo amato da tutti, non è stato riconosciuto come l'attore italiano più grande?

«C'è un pregiudizio contro l'attore comico. Io, invece, non avrei dubbi a definirlo il nostro più grande attore, assieme ad Alberto Sordi. Mentre ci sono attori drammatici che non sanno fare i comici, bastano poche scene per capire che Totò era anche un grande attore drammatico».

Perché il riconoscimento ad veri artisti viene sempre dato postumo?

«Perché siamo italiani, perché sotto abbiamo sempre una forma larvata di invidia per tutti quelli che sono benedetti dal Signore. Quando uno diventa "povero, come si dice dei morti, nasce un rimorso di coscienza. Tutto questo non è bello e non è giusto».

La stessa rivalutazione avverrà con Franco Franchi?

«Sicuramente. Insième a Franchi-Ingrassia, verranno rivalutati anche Terence Hill e Bud Spencer. Certe ! coppie dello spettacolo, così ben as- j sortite, indipendentemente dalla loro mancanza d'impegno, fanno spettacolo puro: una cosa che vale più di j tutto il "bla-bla” della satira incentrata sull'attualità»

Quando è nata la sua passione per Totò?

«Molti anni fa, vedendo il film "Fifa e arena". E' stato un innamoramento immediato. Purtroppo, però, non l'ho mai conosciuto di persona».

Quali dei 97 film girati dal «principe», preferisce in assoluto?

«"Guardie e ladri", "Totò, Peppi-no e la malafemmina", "Totò e i 7 re di Roma", "Totò all’inferno" e "Totò a colori", un film che è la summa, l'indispensabile dei suoi sketch. In-somma mi piacciono i film del Totò "povero", quelli più sottovalutati dalla critica».

Dopo la serata dedicata a Roberto Murolo, il «Canta Napoli», il disco «Napoli punto e a capo», adesso dedica questo programma a un altro genio partenopeo. Per ora, insomma, la sua attività è circoscritta a Napoli?

«Totò è la dimostrazione che questa città può far ridere tutto il mondo. E se con "Canta Napoli internazionale" ho dimostrato che la musica napoletana coinvolge tutti, con questo programma spero di fare altrettanto».

Umberto Piancatelli, «Il piccolo di Trieste», 16 dicembre 1992


1992 11 16 L Unita Caro Toto ti voglio presentare TV intro

«L'Unità», 16 dicembre 1992


1992 11 18 L Unita Caro Toto ti voglio presentare TV intro

«L'Unità», 17 dicembre 1992


1992 12 16 Il Messaggero Arbore Programma TV Toto intro

Un omaggio tenero e affettuoso con tanta musica e artisti che hanno lavorato con l’attore scomparso» spiega il conduttore. Interverranno, tra gli altri, Alberto Sordi, la Pampanini, Aroldo Tieri

1992 12 16 Il Messaggero Arbore Programma TV Toto f1E’ il dicembre dei grandi ritorni, sabato scorso abbiamo rivisto sua eccellenza (come lo chiama, con ironica deferenza. Bruno Gambarotla) Adriano Celeranno, dopo cinque anni di assenza dalla tv, ospitate c serate uniche a parte. Questa sera si concederà a noi, attraverso gli schermi televisivi, «Sua Ironia» Renzo Arbore, in un programma di quattro puntate che, secondo la più recente tradizione di Raiuno, non avrà un giorno fisso di programmazione. Dopo la prima di questa sera, mercoledì, lo rivedremo domenica 27 dicembre, mercoledì 30 e sabato 2 gennaio, sempre rigorosamente (almeno speriamo) alle 20.40.

Il titolo, lo avrete saputo dai numerosi divertenti pronto già andati in onda, è curioso: Caro Totò, ti voglio presentare... , ironica inversione dei ruoli che la dice lunga sull’atmosfera che Renzo vorrà creare in questa commemorazione non commemorativa del più grande attore comico italiano del dopoguerra. «Omaggio semplice, tenero, affettuoso» lo ha definito lo stesso autore e conduttore, che non ha perso l’occasione per una battutaccia delle sue: «Il programma - ha detto - avrà questo climax, ovvero un clima del tipo ics». Che è uno dei tanti modi scelti da Arbore per non dire nulla sul programma prima che vada in onda. Nonostante che questa volta, al contrario di quanto avvenuto per II Caso Sanremo, la trasmissione sia registrata e non in diretta. Come quasi tutte le puntate di Indietro tutta, d’altronde.

Comunque ieri, in una breve conferenza stampa, qualcosa Arbore ha detto. Ad esempio che la scenografia rappresenterà un salotto degli anni Quaranta «che sicuramente sarebbe piaciuto a Totò». Anche gli ospiti delle varie puntate sono stati selezionati cercando di interpretare i gusti dell’attore scomparso o comunque pescando fra coloro che con lui hanno lavorato: Alberto Sordi, Silvana Pampanini, Gianni Agus, Pietro De Vico, Anna Campori, Aroldo Tieri, oltre, ovviamente, alla compagna di Totò Franca Faldini e alla figlia Liliana, al cui libro sul padre Arbore ha scritto la prefazione.

Questa sera, nella prima puntata, l'ospite d’onore dovrebbe essere proprio Alberto Sordi, i cui destini artistici si sono più volte incontrati. Hanno infatti lavorato insieme in alcuni film come Totò e i re di Roma, Guardia guardia scelta brigadiere e maresciallo, Vacanze d'inverno. Naturalmente Arbore, oltre a condurre la trasmissione, canterà alcune canzoni insieme con l’Orchestra italiana. Canzoni in sintonia con la Napoli di Totò, mentre la sigla finale sarà Malafemmena, scritta dallo stesso attore. «E’ un motivo magico che contende questa caratteristica a Reginella - spiega Renzo - anzi ho scoperto che nei piano bar sono moltissimi i giovani che chiedono questi due motivi, praticamente immortali».

Anche nella scelta dei cantanti lo show-man pugliese si è rifatto ai gusti di Totò e ai suoi gradimenti musicali. Riascolteremo le voci di Giacomo Rondinella, di Achille Togliani, di Teddy Reno, tutti legati agli anni Cinquanta, quelli che videro crescere a dismisura la popolarità del comico napoletano, amato dalia gente ma non ancora dalla critica, che doveva «scoprirlo» molto più tardi. Risentiremo le note di canzoni allora molto popolari come «Chella là», «Maruzzella», «Luna rossa», «Voce e notte», tanto per citarne alcune.

La trasmissione conterrà anche spezzoni di film interpretati dal principe De Curtis «ma non scelti con rigore cronologico, come avvenuto in altri programmi rievocativi». «Il nostro - dice Arbore - è uno spettacolo sciuè sciuè, cotto e mangiato». Il conduttore tiene a far sapere che tutto sarà improvvisato, anche se ò ben noto che le sue improvvisazioni sono meticolosamente costruite e provate. A questo lavoro di costruzione partecipa, come sempre, Ugo Porcelli, uno dei fedelissimi collaboratori di Arbore, col quale ha condiviso gran parte dei successi televisivi. Un «polentone» (è di Udine) che ò in perfetta sintonia con un «terrone». Arbore ci tiene a sottolinearlo a margine delle polemiche che imperversano sul tema e alle quali lui ha voluto rispondere con Cantanapoli internazionale. «Ma non voglio tornare su questa storia - aggiunge - ho voluto fare solo una battuta a proposito ili Pomelli». Come esperto poi é stato scelto Carlo Molfese. attorce impresario, che ha lavorato a lungo con Totò e gli é stato vicino, praticamente fino alla morte del comico.

Anche se ormai ò diventato un esperto in commemorazioni di fatti e personaggi, viventi e non (dalla radio a Murolo, al Festival di Sanremo), Renzo assicura che le otto ore di Caro l'otò, ti voglio presentare... saranno rispettose, ma soprattutto un'occasione di spettacolo e divertimento. Nello spirito del personaggio cui l’omaggio é dedicato. «Ogni volta che lo vediamo Totò ci fa ri-ri-ridere. E dire - aggiunge Arbore - che lo vediamo più spesso di certi nostri parenti. lo ad esempio ho uno zio a Foggia, che non vedo mai. E' un parente, ma sinceramente non lo sento come tale. Totò invece è come se fosse uno zio anziano che ci fa sempre ridere».

Anche se ne parla come di uno di famiglia Arbore in realtà non ha mai conosciuto Totò. «L’ho visto una sola volta, da lontano, e in un posto stranissimo. Ero andato a Saint Tropez, in torpedone da Foggia, con un gruppo di amici per tentare di vedere dal vivo quel mito erotico della mia giovinezza, che era Brigitte Bardot. E li ho visto appunto Totò che passeggiava, teneramente abbracciato con Franca Faldini, la sua compagna. Poi non ho avuto più occasione. Ma è come se lo conoscessi da sempre».

Franco Leonardi, «Il Messaggero», 16 dicembre 1992


1992 12 15 L Unita Caro Toto ti voglio presentare intro

«L'Unità», 17 dicembre 1992


1992 12 16 Corriere della Sera Caro Toto ti voglio presentare intro

OMAGGIO AL MITO Parla il popolare showman che stasera condurrà la prima delle quattro puntate del suo programma dedicato al grande comico napoletano. "Non tornerò a trasmissioni come Quelli della notte" o "Indietro tutta" perché questi tempi hanno bisogno di sorrisi e non di risate. E poi, cosa volete, ormai ho cinquant'anni» «Anch'io mi sento un giullare che serve solo a distrarre la gente» U‘ anticipazioni della trasmissione in onda su Raiuno alle 20.40 

1992 12 16 Corriere della Sera Caro Toto ti voglio presentare f1

ROMA 

Vorrebbe mettersi una delle sue magliette hawaiane e partire per un'isola esotica, sogna un debutto alla chetichella, «lo sono nemico delle grandi attese», dice Renzo Arbore. Tanto più che il suo ritorno televisivo ha avuto una gestazione faticosa. Dubbi, incertezze: farlo o non farlo questo benedetto omaggio al «mitico» Totò a venticinque anni dalla morte? Il sipario finalmente s'alza ed è impossibile restare immuni dall'avidità della cronaca. E allora parliamo di «Caro Totò, ti voglio presentare...», quattro puntate in onda da questa sera alle 20.40 su Raiuno. 

Si suonerà più la corda della nostalgia o quella della festa? «Una via di mezzo, senza la pretesa di approfondimenti. Sarà una celebrazione leggera», dice lo showman. Ma lascia capire che il ritratto di Totò. la sua maschera di creta che in pochi secondi diventa uno sguardo corrucciato, stupefatto. imbronciato, audace, avrà il sorriso della malinconia.

È l'uomo Totò, più che il Totò artista, il primo pensiero di Renzo. Ma allo specchio le due facce si sovrappongono: «L'umanità era il segreto del suo successo, duraturo al punto da attraversare tutti i mutamenti della società». 

— Renzo Arbore, il principe De Curtis lasciava il comico nel camerino. Si e sempre discusso sulla sua capacità di essere, nel privato, sempre e soltanto una persona.

«Si. una classica personalità scissa. Aveva una concezione umile del proprio lavoro, ripeteva che degli attori non resta traccia. Per far ridere in modo cosi completo bisogna aver pianto mollo, vissuto grandi dolori. Non per niente le canzoni di Totò. da "Malafemmena" a "Nemica", raccontano amori traditi, passioni mai appagate». 

— Oggi Totò è mitizzalo, fino all'altro ieri era sottovalutato. Perchè in Italia il successo non si perdona? 

«Il successo si lega alla felicità, al benessere, alla ricchezza. Non si pensa, e il discorso vale anche per me. che i comici sorridono per dovere. E scatta una sorta di invidia. Noi italiani poi non abbiamo rispetto della nostra tradizione». 

— L’arte di improvvisare, l'importanza della «spalla», la paura del debutto: è questa l'eredita che Totò le ha lasciato? 

«Forse sarei presuntuoso se parlassi di eredità. però. sì. in quegli atteggiamenti mi riconosco. Molte mie invenzioni sono farina del suo sacco. Ci accomuna una certa comicità musicale, e anch'io mi rendo conto di essere un giullare che serve solo a distrarre la gente. Tant'è vero che negli ultimi tempi metto bocca su temi seri». 

— Le piace il Totò amaro. A quale film pensa? 

«Alla scena del guappo che. nell'"Oro di Napoli", fa il pazzariello per la strada ma nella vita è costretto a subire un prepotente in casti. L'allegoria di una città come Napoli». 

— Si sa che lei ha incontrato Totò una sola volta, sulla Costa Azzurra. Ma per pudore non l’ha fermato. Quando invece l’ha conosciuto come attore?

«Eh, avrò avuto dicci anni, abitavo ancora a Foggia. A scuola ripetevamo le sue battute. Non penso solo alla celeberrima "Siamo uomini o caporali?" ma a espressioni meno note, come: "Un servizio completo, vitto e alloggio, lavatura e stiratura", e faceva il gesto del ferro da stiro per mimare il rapporto sessuale. Ma non c'era ombra di volgarità. 

— Eppure c'era chi, come Antonio Petito, sosteneva che Totò era un grande attore usato in modo volgare. 

«Era il giudizio dell'Italia bigotta di allora. Totò. da bravo rivistaiuolo, era un tantinello avanti rispetto alla sua epoca. Isa Barzizza, che interverrà in una puntata, mi diceva che, quando sfiorava il seno o indicava il sedere della "serva" di turno, Totò non appariva mai morboso». 

— Il programma potrà essere una risposta alla tv spazzatura. Ma forse sta cambiando il suo modo di fare tv? 

«lo non voglio rispondere a nulla. Credo nei programmi "sani" con qualche contenuto dentro. Non credo che tornerò alla formula di "Quelli della notte" o "Indietro tutta”: questi tempi hanno bisogno di sorrisi e non di risale aperte. E io poi, cosa vuole, ho passalo i cinquant'anni». 


1992 12 16 Corriere della Sera Caro Toto ti voglio presentare intro1

ROMA 

Chi sono i cari amici vicini e lontani che ricordano Totò nel programma di Renzo Arbore? Si vorrebbe mantenere un filo di riserbo per non rovinare la festa a «Caro Totò, li voglio presentare...», in onda alle 20.40 su Raiuno. Stasera comunque ci saranno due parenti stretti del grande attore: la figlia Liliana e la moglie Franca Faldini. E poi Alberto Sordi, Silvana Pampanini e vecchi compagni d'avventura come Galeazzo Benti e Carlo Croccolo.

1992 12 16 Corriere della Sera Caro Toto ti voglio presentare f2

La puntata, che ha avuto una vigilia tormentata da inconvenienti tecnici, ruoterà tra ricordi, spezzoni di film e canzoni di Totò affidate all'Orchestra Italiana, che sotto la guida dello stesso Arbore ha recentemente pubblicato un album tutto dedicato alla canzone napoletana. Nei siparietti musicali appariranno nelle varie puntate Teddy Reno, Giacomo Rondinella e Achille Togliani. Altri ospiti, anche loro testimoni della vita e dell'opera di Antonio De Curtis, sono ancora in lista d'attesa: Gianni Agus, Pietro De Vico, Anna Campori, Aroldo Tieri, Mario Monicelli, Isa Barzizza. 

Carlo Molfese sarà il «totologo», essendo stato vicino a Totò soprattutto nell'ultimo periodo dell'attore. «Ma ci saranno anche semplici appassionali di Totò, gente comune che lo amava», racconta Renzo Arbore. Lo studio sarà un salotto stile anni Quaranta. Otto ore suddivise in quattro puntate: le altre sono previste per domenica 27, mercoledì 30 dicembre e sabato 2 gennaio (al posto di «Scommettiamo che?»: la puntala finale del varietà abbinalo alla Lotteria Italia sarà trasmessa, secondo tradizione, la sera dell'Epifania). 

Dice ancora Renzo Arbore: «Vorrei ricordare con il dovuto rispetto che Totò e stato anche un grande attore drammatico, e l'aver partecipalo a film sgangherali che lasciavano briglia sciolta all'estro fu la sua e la nostra fortuna». 

Valerio Cappelli, «Corriere della Sera», 16 dicembre 1992


1992 12 17 Corriere Della Sera Televisione Caro Toto ti voglio presentare intro

Basta una smorfia o una battuta o un gesto disarticolato e ogni volta, tutte le volte, ricomincia la magia di Totò. Anche il più scalcinato dei suoi film, proiettato nella più miseranda delle Tv locali, raccoglie a ogni ora del giorno schiere di finis in scomposta ammirazione. Anche Renzo Abore ha voluto porgere un omaggio «semplice, tenero, affettuoso» a Totò («Caro Totò, ti voglio presentare...», Raiuno, 20.45), attirandosi immediatamente il disappunto severo di Goffredo Fofi, un tempo fiammeggiante cinefilo represso e ora incupito difensore dell'ortodossia sudista. «La Tv è un rubinetto. Ti dà tutto quello che non vuoi quando non ti serve»; Woody Allen o Totò?

1992 12 17 Corriere Della Sera Televisione Caro Toto ti voglio presentare f1 

Totò, naturalmente (anche se, per amore di filologia, in «Totò Tarzan» al posto del televisore c'era una più generica «civiltà»). Ma sì. la Tv è solo uno stranito mondo capovolto: a volte basta una canzone, un po' di simpatia, un'ombra di leggerezza per raddrizzarlo. Ed è esattamente quello che ha tentalo di fare Arbore, dividendo lo studio in 4 settori: Zecchino d'oro (che imbarazzo vedere Renzo Zurlì nelle vesti di precettore di giocondità), Per voi giovani, Mi manda Totò e Quelli di Totò. 

Mai misurarsi con il Principe, qualunque sforzo per far ridere viene sempre ridicolizzalo dall'originale: la scena dell'esisienzialista in «Totò all'inferno» rende vana ogni spiritosaggine, ogni propedeutica al riso. E quando una ragazza in nero prende il microfono per pontificare «Totò non fa solo ridere ma fa riflettere, dà sempre dei messaggi», ti verrebbe voglia di tirarle il telecomando: ma mi faccia il piacere signorina, parli come bada! 

A proposito di lessico, il collage di esperanto inventato da Totò (mancava però il celeberrimo e recondito detto «les chaffeurs sont Iles chaffeurs») resta un fuoco pirotecnico di rara bellezza al cui confronto Gino Paoli — lui genovese che canta in napoletano Malafemmena — sembra uno scolaretto della Berlitz. Un brivido assale lo spettatore (tutto qui?) ma tosto il programma riprende quota con l’Orchestra italiana che esegue « Voce e notte» e con Alberto Sordi che rifà il carognone di «Totò e i re di Roma». 

Ma il mito di Antonio de Curtis resiste a tutto: in vita ha sopportato il dileggio dei critici, in morte le rivisitazioni dei totologi, in questi anni l'usura televisiva: tre brutte bestie che non sono riuscite a scalfire la più incredibile maschera comica che il cinema italiano ci abbia saputo regalare. Come ha detto una volta Fellini: «Non bisogna mai perdere di vista che Totò è un fatto naturale, un gatto, un pipistrello, qualcosa di compiuto in se stesso, che non puoi cambiare, tutt'al più fotografarlo. È uno di quei prodotti secretivi che vanno tramandati come sono, stando bene attenti a non alterarli». I bambini applaudono entusiasti, la luna è rossa ma. caro Albore, che modi sono questi? Ogni limite ha una pazienza. 

Aldo Grasso, «Corriere della Sera»,  17 dicembre 1992


 1992 12 17 Corriere Della Sera Televisione Caro Toto ti voglio presentare intro1

ROMA 

Un altro gol per Ronzo Arbore. La prima puntata di «Caro Totò ti voglio presentare», in onda l'altra sera su Raiuno alle ore 20.30, ha centrato la rete degli ascolti, con 7 milioni e 124 mila spettatori (26.20 per cento di share), battendo sia pure per poco il temibile Schwarzenegger nel film ««Codice Magnum»» in onda alla stessa ora su Raidue, che ha totalizzato 7 milioni e 62 mila spettatori (24.44 per cento di share). Commenta Arbore soddisfatto: «Il pubblico ha premiato il rigore con cui ho fatto il programma, nonostante che la concorrenza agguerrita mi avesse messo contro un film di grande richiamo. Io non faccio pronostici di audience, ma qualche mio collaboratore aveva puntato su un ascolto di almeno sei milioni. Non ci ho marciato, non ho fatto il furbo per accattivarmi le simpatie della platea».

1992 12 17 Corriere Della Sera Televisione Caro Toto ti voglio presentare f12

«Ho semplicemente — spiega lo showman — reso un omaggio a Totò. celebrandolo in maniera semplice, con il rispetto che gli si deve e contro la tendenza televisiva di questi tempi, che è tutta a base di espedienti pur di guadagnare qualche punto di share in più. Da me non ci sono state parolacce. quiz e nemmeno ‘‘malefemmine” in drappelli». 

Arbore ammette che la prima puntala del programma ha avuto alcuni difetti, con qualche lentezza e una certa mancanza di omogeneità: «Confesso che l'altra sera ero molto teso anche perché abbiamo avuto dei problemi tecnici con l’audio e con un proiettore che si è rotto all’ultimo momento. Inoltre avevo in sala non dei figuranti, professionisti dell’applauso, ma degli spettatori veri, che in quanto tali erano emozionati e non del tutto sciolti. 

«Ma soprattutto non ho voluto fare il protagonista io, lasciando lutto lo spazio alla figura del principe de Curtis. Per questo, forse, si è un po' avvertito il divario tra le immagini di repertorio e lo spettacolo in studio. Farò tesoro delle critiche per aggiustare il tiro nella prossima puntata che andrà in onda domenica sempre alle 20.30». 

Dopo l’autocritica. Renzo Arbore elenca anche quelli che, secondo lui, sono stati gli elementi che hanno funzionato. 

Dice: «Innanzitutto mi è piaciuto l'intervento spontaneo dei bambini, che con il loro entusiasmo. hanno testimoniato il fatto che Totò, come Stanlio e Ollio, non tramonterà mai. Poi sono soddisfatto dello spazio dato ai nuovi talenti, che conferma ancora una volta il mio desiderio di far largo agli altri. Infine, mi sono riconosciuto anche in quel leggero sapore di malinconia che pervadeva la trasmissione, contro il rumore della tv schiamazzante». 

Emilia Costantini, «Corriere dell'Informazione», 17 dicembre 1992


1992 11 18 La Stampa Caro Toto ti voglio presentare TV intro

Caro Renzo Arbore, le confesso che mi ero messa davanti al video, l'altra sera, con l'animo gravato da un pregiudizio: positivo. Mi dicevo che, tutto sommato, gli ultimi giorni televisivi non erano andati così male, c'era stato il programma di Celentano e Gambarotta, «Svalutation», criticabile ma non inguardabile, Gigi Proietti aveva sparso sorrisi e lacrime in uno sceneggiato fatto bene; «Un figlio a metà», e adesso arrivava lei con Totò su Raiuno, a farci riconciliare con il tubo catodico.

Lei che in tv inventa i prototipi, lei che ha le idee giuste al momento giusto, lei che ha stile e classe, lei che quando fa un programma, segna un'epoca. Ai tempi di «Quelli della notte», le confesso anche questo, non avevo ancora trent'anni e vivevo il periodo di rifiuto della tv, la guardavo pochissimo: eppure, per lei, per il suo programma, per il suo linguaggio, ero fra quelli che, la sera, si trovavano invischiati dal richiame di Raidue, dai vieni al cinema, sì, ma solo se andiamo al primo spettacolo perché poi c'è «Quelli della notte».

Può dunque immaginare il mio scoramento quando, dopo il bellissimo inizio tratto da una rivista di Totò, con le ballerine che escono dalle campane, lei ci ha illustrato lo studio diviso in settori. E di questi settori facevano parte, andando a ritroso rispetto all'ordine scelto da lei, «quelli di Totò» (le persone che avevano lavorato con lui), gli adulti, i giovani e, non ci potevo credere, i bambini. I bambini? Ma, signor Arbore: come da Pippo Baudo, come da Mike Bongiorno? Forse perché con i bambini l'audience ha sempre un'impennata? Scusi, ma da lei, una scelta così ruffianamente rivolta all'ascolto non ce la saremmo mai aspettata. Da lei ci aspettiamo più furbizia, ci aspettiamo una corsa all'audience un po' più mascherata. A meno che l'obiettivo così a lungo puntato sui bambini volesse rappresentare la grandezza universale di Totò, maschera che, a parte i critici quando era in vita, è comprensibile a tutti.

Scelta comunque ambigua. Poi c'erano i ragazzi, che dicevano banalità («Totò porta sempre messaggi»: signor Arbore, sembrava una caricatura delle caricature che faceva la Marchini nell'85), c'erano gli adulti non interpellati perché anche con i tempi c'è stato qualche problema (oltre che, secondo le sue stesse, ripetute dichiarazioni, con i mezzi tecnici); c'erano finalmente quelli che su Totò potevano raccontare qualcosa, Sordi, la Pampanini, Croccolo, De Vico e la Campori: ma hanno detto poco, li aspettiamo alle prossime puntate. Lo squilibrio era chiaro, com'è chiaro che qualcosa non ha funzionato, non è andato come lei, caro Renzo, aveva previsto. Lei stesso non era in forma, aveva l'aria stanca e la battuta rallentata, sembrava impacciato da uno schema non suo, continuava a spiegare e a giustificare il titolo scelto, «Caro Totò ti voglio presentare». Certo, il programma si impennava quando sullo schermo appariva il principe De Curtis: ma noi, da Arbore, ci aspettiamo che si impenni lui. L'audience comunque è andata bene, sette milioni 124 mila spettatori (share 26,2%). Se era questo che voleva, l'ha ottenuto. Ma non voleva solo questo, vero? La saluto caramente, sua

Alessandra Comazzi, «La Stampa», 18 dicembre 1992


1992 12 27 Il Messaggero Arbore Programma TV Toto intro

Oltre al comico romano e al decano dei presentatori saranno ospiti della serata Franca Faldini e il cantautore Enzo Jannacci

Franca Faldini, Gigi Proietti, Corrado, Enzo Jannacci saranno gli ospiti di Renzo Arbore nella seconda festa in onore di Totò, realizzata dallo showman pugliese con Ugo Porcelli e la collaborazione di Carlo Molfese. La prima puntata di rotò, li voglio presentare, andata in onda mercoledì della scorsa settimana, è stata seguita da oltre sette milioni di spettatori, anche se ha lasciato qualche perplessità. Nel senso che l’omaggio al «principe» dei comici è riuscito per quanto riguarda la parte antologica, gustosamente costruita al montaggio, mentre gli ospiti in studio, c lo stesso Arbore, non hanno realizzato uno spettacolo altrettanto interessante, se si esclude qualche gradevole intermezzo musicale.

Indubbiamente, lo abbiamo già detto, è difficile fare spettacolo, avendo come contraltare le immagini di Totò, delle sue gags terribilmente attuali e divertenti, nonostante siano state riproposte dalla tv centinaia (o migliaia?) di volte. Evidentemente preoccupato del confronto, Arbore ha evitato di mettere in competizione con il grande comico se stesso e i suoi ospiti, almeno nella prima puntata. Ne è uscita una serata formalmente elegante ma un po’ freddina, se si escludono, come abbiamo detto, i brani filmati dell’intramontabile attore.

Vedremo stasera (Ramno, ore 20.40) se Renzo proseguirà sulla stessa linea o se cambierà registro, sia pure parzialmente. Gli ospiti sono Franca Faldini, Gigi Proietti, Corrado ed Enzo Jannacci, oltre ai personaggi fissi che abbiamo già visto nella prima puntata. Un piccolo assaggio Arbore ce lo ha dato mercoledì scorso, quando, dopo la partita Sampdoria-Milan ha presentato un «promo» della puntata di stasera con numeri di Proietti, di Vittorio Marsiglia e dell'Orchestra Italiana, che sarà protagonista anche questa sera.

Franca Faldini, compagna di vita di Totò per oltre quindici anni, racconterà ai giovani in studio come si possa vivere felicemente un rapporto d’amore. nonostante la differenza d'età. Franca, che ha raccolto la sua esperienza in un libro, racconterà della assidua corte che le fece Totò prima di ottenere un appuntamento e, con grande emozione, ascolterà i versi della poesia inedita che l’attore napoletano scrisse il 16 maggio del 1953, intitolandola Alla mia branca.

Corrado, il decano dei presentatori televisivi, conobbe Totò durante una registrazione del celebre varietà radiofonico Rosso e nero e da quel giorno si porta dietro il soprannome che l’attore gli affibbiò. Gigi Proietti invece non ha conosciuto personalmente Totò, del quale e comunque un grande ammiratore. E in questa veste gli dedicherà un omaggio musicale ispiralo al film Fifa e arena, attraverso le cui immagini ha avuto il primo contatto con il comico.

Infine dal «profondo Nord» il milanese Enzo Jannacci porterà il suo omaggio al napoletanissimo Totò, che ha unito l’Italia in nome del divertimento.

Franco Leonardi, «Il Messaggero», 27 dicembre 1992


1992 12 27 L Unita Caro Toto ti voglio presentare TV intro

«Ma lei, come si chiama?» Corrado. «Senza cognome?» No. «Ma allora lei è un presentatore scognomato!» Cosi il grande comico fulminò con una perfida battuta Corrado, che ebbe modo di lavorare con lui una sola volta, durante la registrazione di una puntata del famoso programma radiofonico Rosso e nero. Il presentatore sarà uno degli ospiti della seconda puntala di «Caro Totò ti voglio presentare...» la trasmissione di Renzo Arbore e Ugo Porcelli, che va in onda stasera su Raiuno alle 20,40. In studio ospiti fissi come la compagna degli ultimi anni dell artista scomparso, Franca Faldini, ma anche personaggi del mondo dello spettacolo che avrebbero sempre voluto conoscerlo. Gigi Proietti, tra questi, che improvviserà un omaggio musicale con Arbore, dedicato a Fifa e arena, il film che gli ha fatto conoscere Totò, ed Enzo Jannacci. Gli interventi degli ospiti sono legati dai sapienti montaggi film più famosi del comico napoletano

In studio l‘Orchestra Italiana capitanata da Arbore, che si esibirà in brani del repertorio napoletano dell'Ottocento.

«L'Unità», 27 dicembre 1992


1992 12 27 La Stampa Caro Toto ti voglio presentare TV intro

Alle 20,40 su Raiuno seconda festa in onore di Totò, organizzata da Renzo Arbore e Ugo Porcelli, con la collaborazione di Carlo Molfese. Renzo Arbore in «Caro Totò, ti voglio presentare...», ospiterà tanti amici che Totò non ha mai potuto conoscere e altri che invece hanno diviso con «il Principe» indimenticabili esperienze.

Franca Faldini, compagna di vita di Totò per più di 15 anni, parlerà in studio di come si possa vivere felicemente un rapporto d'amore, nonostante la differenza d'età; racconterà della assidua corte che le aveva fatto Totò prima di ottenere un appuntamento e con grande emozione sentirà i versi della poesia inedita «Alla mia Franca», che Totò scrisse il 16 giugno 1953.

Un grande ammiratore del «Principe» che, però, non ha avuto la fortuna di conoscerlo personalmente, è Gigi Proietti che con Arbore improvviserà un omaggio musicale ispirato a «Fifa e Arena», il film che lo ha fatto avvicinare a Totò.

«La Stampa», 27 dicembre 1992


1992 12 28 Il Messaggero Arbore Programma TV Toto intro

Un omaggio più ironico e festaiolo. Con Jannacci e figlio che cantano «Malafemmina» il Nord va incontro al Sud

Non era diffìcile prevedere che la seconda puntata di Caro Totò ti voglio presentare sarebbe stata tutt’altra cosa rispetto alla prima. Puntuale è arrivata la conferma ieri sera su Raiuno. Con sincerità (e con un pizzico di astuzia) Arbore ha ammesso pubblicamente di essere stato un po' soggiogato, nella prima puntata, dal personaggio Totò e, rivolgendosi a lui direttamente, lo ha avvertito che stavolta il clima sarebbe stato un po' meno riverente e più festaiolo.

In realtà lo showman è stato tutt’altro che irriverente, (e come poteva?), ma ha costruito finalmente, intorno alle immagini dei film di Totò, uno spettacolo in cui l’omaggio si è aperto al sorriso e ali’ironia. Così le luci del varietà si sono riaccese quando lo stesso conduttore ha ingaggiato un simpatico «duello» canoro con il sempre generoso Gigi Proietti, oltre che per lo sketch di Vittorio Marsiglia, un caratterista che purtroppo in Italia è stato costretto a fare il «valletto» nel Pranzo è servito per sopravvivere.

Contenuti i bambini, che vanno bene se somministrati a piccole dosi, Arbore è riuscito a rivitalizzare anche gli adolescenti facendoli intervenire su un tema preciso (il rapporto tra Franca Faldini e Totò) anziché genericamente sull’attore, come era avvenuto l’altra volta. Insomma uno spettacolo gradevolmente garbato, elegante anche nei piccoli doppi sensi, in cui i filmati erano la ciliegina (anzi la ciliegiona) sulla torta anziché il contrario.

La serata è servita a Renzo anche per portare avanti il suo discorso, iniziato con Cantanapoli internazionale, sul tema nord-sud. Allo scopo si è prestato Enzo Jannacci col figlio Paolo, due milanesissimi che hanno intonato Malafemmina, canzone-simbolo della trasmissione. E Nanni Loy ha rincarato la dose, ricordando che «non esistono due Italie, ma esiste il nutrimento culturale che un’Italia ha dato all’altra». E’ cambiata anche l’atmosfera in studio, si è vista più gente, si sono rivisti «quelli di Arbore», si è rivisto sopratutto il vero Arbore che, alla fine, non ha nascosto la sua soddisfazione per come sono andate le cose.

«Abbiamo superato l’emozione - ha detto - abbiamo rotto il ghiaccio e ci siamo anche divertiti». E anche il pubblico dovrebbe essersi divertito. Sul tema delle due Italie Renzo ha ricordato l’adesione di Jannacci: «Ci ha pensato un po’ quando l'ho chiamato, ma poi ha detto: "Devo venire, specie dopo le elezioni di Varese e Monza. E’ necessario”. Mi sembra un gesto significativo. Per il resto il discorso è in parte voluto e in parte no. Io - continua Renzo - non voglio fare una trasmissione sudista o nordista, ma italiana. Credo però che in tutti i sud del mondo, tra vantaggi svantaggi, ci sia una maggiore inclinazione al sorriso. Senza nulla togliere al nord che ha altri meriti».

Franco Leonardi, «Il Messaggero», 28 dicembre 1992


1992 12 29 Il Messaggero Arbore Programma TV Toto intro

L’ascolto di «Caro Totò» è sceso proprio nella puntata migliore, ma Renzo non si dispera. Il conduttore, battuto dalle canzoncine di Canale 5, dice : «In questo periodo spadroneggiano i bimbi davanti alla tv». Intanto prepara il programma di domani nel quale ci sarà Lino Banfi. Toccherà a Fausto Leali cantare «Malafemmina»

Il programma migliora e l'ascolto scende. Cose che capitano in televisione, specie nella televisione di Natale. E’ successo domenica sera a Renzo Arbore, con la seconda puntata di Caro Totò, li voglio presentare... che è stata vista da cinque milioni e 773mila spettatori, pari al 25 per cento. Meglio è andato il varietà infantil-musicale di Canale 5 Canzoni sotto l'albero, vista da oltre sei milioni e mezzo di persone, il 27.74 per cento di coloro che guardavano la televisione. Rispetto alla prima puntata Arbore ha perso quasi un milione c mezzo di spettatori, ma solo poco più di un punto in percentuale, perché, rispetto a mercoledì 16 gennaio, domenica scorsa erano molto meno coloro che guardavano la tv tra le 20.30 e le 22.30.

Anche Renzo ha fatto queste valutazioni e quindi non versa lacrime sul dato d’ascolto, apparentemente declinante. «Debbo complimentarmi con Canale 5 per la scelta del programma da opporre al mio. Sono stati molto abili a far scendere in campo i bambini cantanti sotto le feste, quando gli adulti sono generalmente impegnati in altre faccende, lo che vengo dalla provincia conosco bene le abitudini della gente sotto Natale. I grandi giocano a carte o si dilettano intorno alla tavola, mentre i più piccoli spadroneggiano, per una volta, con il telecomando. E scelgono, ovviamente la trasmissione più congeniale a loro. La meno impegnativa».

La riprova è quindi rinviata a domani sera, quando andrà in onda la terza puntata. «Comunque vada - dice lo showman - sono felicissimo dei cinque milioni e settecentomila spettatori, ottenuti con un programma di contenuti e, quel che più conta, replicabile. Quella che detesto di più, infatti, non è la televisione urlata o quella definita spazzatura, ma la tv usa e getta, che si consuma in una serata. Invece in Caro Totò ci sono cose che restano, dalle macchiette di Vittorio Marsiglia ai brani accorpati dei film dell’attore, che sono una vera antologia per temi della sua comicità. E poi - prosegue - é una bella scommessa ottenere ascolto durante le feste con una trasmissione che non è solo evasione (come, ad esempio, Indietro tutta), ma anche tristezza, languore e, non vorrei autolodarmi troppo, anche un briciolo di poesia. Sono cose per le quali uno deve essere pronto a pagare lo scotto di qualche spettatore in meno».

Dunque Auditel, ma non solo. «Tutti i miei programmi - dice Arbore - sono realizzati non solo per la ricerca dell’ascolto ma si basano sulla tema Auditel, più critica, più risonanza. E io sono felice quando ho tutti i riscontri. Felice quando la gente mi ferma, è successo ieri, per dire che durante la puntata di Caro Totò gli è scappata una lacrima, come succedeva una volta con i film di Amedeo Nazzari e Yvonne Sanson». E sorride compiaciuto per la citazione popolar-colta.

Ma il compiacimento maggiore è per la scelta dei brani su Totò. «Da quello che abbiamo presentato, e presenteremo, esce fuori l’immagine di un Totò davvero inimitabile.

E non esito a dire - aggiunge abbassando la voce - che è forse il più grande del mondo nel suo genere. Secondo me non c’è Charlot che tenga. Chaplin era indubbiamente più intellettuale, più simbolico, ma rispetto a Totò aveva molte meno corde. Due o tre, non di più, contro la infinita gamma espressiva del comico napoletano. Il quale, secondo me, è destinato a "vivere” per chissà quanto tempo ancora, anche quando il ricordo di Chaplin si sarà affievolito. Perché Totò è veramente fuori dal tempo, non invecchia».

Renzo non sembra aver paura di smentite, e si riferisce, ovviamente, al nostro paese, dove il fascino di Totò è sempre vivo. Proprio domenica pomeriggio, poche ore prima del programma di Arbore, Raidue ha mandato in onda il film Totò, Peppino e la malafemmina che è stato seguito da tre milioni e 247mila persone, nonostante sia stato replicato decine di volte sul piccolo schermo. Praticamente il film ha avuto lo stesso numero di spettatori di Domenica in e di Buona domenica, i due contenitori contrapposti su Raiuno e Canale 5. «E’ la conferma di quanto dicevo» dichiara Renzo Arbore che non ha potuto essere fra i tre milioni di spettatori del film solo perché impegnato nel lavoro di preparazione delle prossime puntate della sua trasmissione.

Un lavoro reso complicato dalla ricerca dei personaggi da invitare in studio. Domani sera, ad esempio, ci sarà un altro pugliese «doc» come Lino Banfi, col quale Renzo ha realizzato, due stagioni or sono, Il caso Sanremo. «Ricostituiremo la coppia - dice Arbore - e vedrete che usciranno cose simpatiche». A cantare Malafemmina sarà stavolta Fausto Leali, un altro settentrionale dopo Paoli e Jannacci. Continua dunque la linea «Italia unita» che ha caratterizzato le prime puntate di Caro Totò, ma che è ormai una costante delle trasmissioni di Arbore. «Certo - dice Renzo - ma con Leali il discorso é prevalentemente musicale, perché lui interpreterà la canzone di Totò alla sua maniera, quasi moderna, accompagnato dall’Orchestra italiana. Quanto al discorso nord-sud io non lo cerco volutamente, ma visto che lo sento molto, viene da se, chiacchierando. Per il resto ribadisco che io non faccio un programma né nordista, né sudista. Persino nella scelta del pubblico cerco di bilanciare le presenze meridionali e quelle settentrionali».

Franco Leonardi, «Il Messaggero», 29 dicembre 1992


1992 12 30 La Stampa Caro Toto ti voglio presentare intro

Totò l'ho visto la prima volta al Gran cinema teatro Ciccolella di Foggia dove mio padre m'aveva portato a vedere «Fifa e arena». Colpì tanto la mia fantasia di bambino che poi volli vedere tutti i suoi film, citando e recitando anche a scuola le sue battute. «Alto gradimento», «L'altra domenica», «Quelli della notte», in fondo non sono che furti perpetrati da me ai danni di Totò. I suoi slogan costruiti sulle assonanze, quegli straordinari giochi di parole che inventava, quei tormentoni di cui si serviva per scatenare la comicità  sono stati i ferri del mio mestiere. E poi c'erano i suoi tenerissimi doppi sensi. Il suo «Vitto e alloggio, lavatura e stiratura» detto facendo il gesto di passare un ferro su un asse da stiro, per noi ragazzi di allora era diventato il modo di indicare una signorina che faceva il mestiere, il massimo della trasgressione ipotizzabile, un modo di dire su cui ridere come poi lo sono stati il «Buono, no bbuono» oppure «Non capisco ma m'adeguo», lanciati dalle mie trasmissioni.

Per anni la voce di Totò è stata un po' la colonna sonora delle mie giornate. Come i miei coetanei ascoltavano fino a consumarlo un disco dei Pink Floyd, così io e un mio amico ascoltavamo un «long playing» della Fonit Cetra che raccoglieva alcune scenette celebri di Totò. Totò non era un attore che recitava ma un artista che sapeva far vibrare la voce trasformandola in un canto. E' naturale che il conto aperto che io avevo con lui, prima o poi, volessi saldarlo dedicandogli uno spettacolo. Uno spettacolo che in un momento così difficile per il nostro Paese, con la gente che allarga le braccia colta dalla sfiducia e, se vota, vota per protesta, ha fatto di Totò, senza volerlo, un simbolo unificante. Perchè noi meridionali è vero che abbiamo molti difetti che provocano mali tremendi di cui siamo i primi colpevoli, ma, tra le nostre qualità , abbiamo quell'inclinazione al sorriso che Totò ha saputo incarnare meglio di chiunque altro. Per me lui è stato il più grande, più grande anche di Chaplin. E non mi pare neanche ipotizzabile l'idea di una Italia del Nord privata del gusto per la risata che aveva Totò, così come non si può pensare a un Sud senza la raffinatezza della grande pittura toscana. Sono finalmente entrati gli Anni Novanta e perfino lo spettacolo non può più prescindere da quel che avviene nel mondo. Perciò anche il povero Totò si è trovato, suo malgrado (o suo buon grado non si sa), proprio lui che ha sempre evitato la politica, in un guazzabuglio «politico», senza dubbio più «basso» (come dicono gli intellettuali) dell'arte modesta ma «alta» (sempre come dicono gli intellettuali) che lui ha rappresentato.

Renzo Arbore, «La Stampa», 30 dicembre 1992


1992 12 30 La Stampa Caro Toto ti voglio presentare TV intro

Hanno composto pure una canzoncina antileghista, quelli della banda Arbore, ben decisi a battersi, finché video ci sarà, in favore di una Italia unita, repubblicana, indipendente. Proprio come Giuseppe Mazzini, a metà del programma di stasera su Raiuno, dentro «Caro Totò... ti voglio presentare», Stefano Sabelli e il gruppo «Questa moneta servono», citazione obbligata da «Totò, Peppino e la Malafemmina», intoneranno la loro nuova composizione. Un attacco alla Lega, forza emergente del nostro panorama politico? Un inno in difesa del quadripartito che governa Paese e Rai? Una provocazione più forte di quella suscitata dalle battute di Enzo Jannacci e Nanni Loy? Niente di tutto questo. In realtà, più che di un documento politico, si tratta di uno sberleffo goliardico, uno dei tanti scherzi semiseri che hanno fatto grande Arbore. Giudicate voi. Ecco il testo della canzone.

«Dai, dammi retta un po'. Chi ce lo fa fare a stare qui, a litigare, a noi. Ma non senti già lì fuori come son violenti i cori, fra tangenti, nazi e spari? Noi? Noi teniamoci abbracciati, almeno noi. / Al caro Umberto la scriverei una letterina e su un carroccio al Senatur la porterei, purché a dettarmela sia il Principe in marsina che chiede: "Per andar dove dobbiamo andar, dove dobbiamo andar?" / Perché ormai questa moneta servono, questa moneta servono. Di gran moria di vacche è giunto il dì. E metto un punto, un punto e virgola, aggiungi un'altra virgola, abbonda pure con qualche punto in più. E questa gran punteggiatura non è gran letteratura ma con Totò si ride giù, ma pure su. / Dammi un bacio tu, non portarmi il broncio, non lasciarmi andare e facciamo l'amore di più. Ma non vedi che lì fuori tutti corron come pazzi, né si guardan più negli occhi e non ridono più, fanno solo conti. Ma con me non farli tu!».

«Andrei a Milano una mattina col colbacco, io con Totò e con Peppino e poi: "Perbacco!". A piazza Affari la Borsa avrebbe un'impennata, tutti che ridono e i titoli che vanno su, su, su perché: questa moneta servono, questa moneta servono, e le Generali vanno su. / E metti un punto e virgola, aggiungi un'altra virgola, abbonda pure con un punto in più. E questa gran punteggiatura non è gran letteratura e con Totò si ride giù ma pure su».

«La Stampa», 30 dicembre 1992


1959 08 16 Sorrisi e Canzoni TV intro

Fra quisquilie e pinzillacchere, l’inventore di tante trasmissioni di successo sta ultimando un programma dedicato al nostro più grande maestro della risata. «Sarà uno spettacolo — anticipa Arbore — sciuè sciuè, leggero leggero, un omaggio, una commemorazione festosa». Il conduttore rivela com’è nata la sua passione per Totò, quando l’ha visto per la prima volta e come ha reagito il giorno della sua scomparsa, a avvenuta 25 anni fa.

Patrizia Ricci, «Sorrisi e Canzoni TV», numero 50, 13-19- dicembre 1992


"Anche nella scelta delle canzoni mi sono basato su quello che piaceva a lui, da Maruzzella a Voce ' e notte da Malafemmena, che è la sigla finale, a Chella là. Verranno a cantarle Togliani e Giacomo Rondinella, e anch' io canterò con la mia Orchestra Italiana. Mi sono avvicinato a Totò con grande rispetto perché il rischio era quello di riproporre al pubblico cose che magari vede spesso. Spero di restituire la sua immagine più vera, che gli ha consentito di continuare a essere un mito anche dopo anni e anni dalla sua morte, mantenendo inalterato il rapporto che aveva con milioni di spettatori". Secondo Arbore, Totò continua a piacere tanto perché "è come quegli zii ' scapocchioni' , che fanno ridere, che in famiglia ci sconsigliano di frequentare". "L' umorismo di Totò era moderno e surreale" aggiunge "è difficile scegliere quale frase, quale battuta preferisco. Ma mi ha sempre fatto ridere la sua risposta ai contestatori che invitavano a mettere fiori nei cannoni: ' Ma benedetti ragazzi, poi nei portafiori che ci mettiamo, le palle di cannoni?' ". La storia di Totò sarà ricostruita attraverso le testimonianze della figlia, Liliana De Curtis, di Franca Faldini, di Silvana Pampanini, di Gianni Agus e poi di Alberto Sordi, Pietro De Vico, Anna Campori e Aroldo Tieri.