Si perde la pista dei gioielli di Sofia Loren


Abbiamo interrogato a Londra gli agenti investigativi incaricati dall’attrice di recuperare, collaborando con Scotland Yard, i gioielli rubati nel giugno scorso; ed ecco il romanzesco quadro delle indagini, condotte ancora con accanimento ma anche con poche speranze
Londra, novembre
“Se Sofìa Loren spera ancora di recuperare i suoi gioielli, è meglio che se lo levi di mente. Personalmente, rimarrei strabiliato se saltassero fuori». Con queste parole, Mr. A. J. Balcombe, agente investigativo della Loren nella City di Londra, ha fatto il punto di una situazione di cui non sì parla più nei giornali, ma di cui ci proponiamo di fare un riassunto destinato, probabilmente, ad essere l’ultimo. Che cosa è accaduto dei gioielli della Loren da quando furono rubati nel giugno scorso in Inghilterra mentre la ”diva” girava La Milionaria? Mr. Balcombe è del parere che sia stato fatto un tentativo di contrabbandarli in Italia, e infatti il mese scorso uno dei suoi fratelli (sono una ditta familiare di così detti assessors) si è recato a Roma per indagare sulla cosa e discutere con la Loren gli sviluppi delle infruttuose ricerche. Nulla, però, è emerso da queste indagini. «Forse sono stati fatti entrare in Italia, forse sono ancora in Inghilterra. Francamente, nessuno è in grado di saperlo. Chiunque può azzardare un’ipotesi».
Alcuni dei gioielli rubati all’attrice, in foto eseguite poco prima del furto. Il valore complessivo di essi fu stimato in oltre trecento milioni di lire. Si noti, nell'ultima foto a destra, l'anello con la perla bianca e la perla nera.
Gli indizi non sono mancati. E vediamoli. Il 5 giugno scorso, a pochi giorni di distanza dal furto, un uomo venne "fermato” agli studi cinematografici di Elstree, dove la Loren stava "girando”, e interrogato
per parecchie ore al commissariato di polizia di Boreham Wood, nel nord di Londra. Due detectives di Scotland Yard, il Superintendent Eric Shepherd e l’ispettore Donald McCleod, che sono tutt’ora incaricati della faccenda, erano presenti. L’uomo in questione, di cui non è stato rivelato il nome, era un giovane fra venti e trent’anni, e fu. rilasciato dopo prelievo di impronte digitali. Scotland Yard ritiene che si trattasse del medesimo sconosciuto che per diversi giorni aveva assillato di telefonate gli studi cinematografici affermando che suo padre era l’autore del furto. Si era perfino dichiarato disposto a ricevere solamente 5 mila sterline di mancia, invece delle 20 mila promesse dalla Loren, se gli fosse stato concesso di parlare personalmente con l'attrice.
Il giorno dopo, un prigioniero di Pentonville, a Londra, scriveva una lettera alla Loren per dirle che era in possesso di informazioni utili al recupero della preziosa refurtiva. La Loren passava la lettera alla ditta Balcombe, la quale faceva richiesta al Ministero degli Interni di poter conferire col detenuto personalmente nelle carceri. Il 9 giugno, uno dei fratelli Balcombe partiva improvvisamente in aereo per Amsterdam dove, secondo le informazioni ricevute dal suddetto prigioniero, sarebbe stato possibile sco-
prire una pista decisiva. Il prigioniero aveva fornito nome e indirizzo di una donna. Sia l’uno che l’altro risultarono veri, ma la donna era partita il lunedì precedente per una vacanza in Spagna. Il suo indirizzo era presso un bar di un quartiere di Amsterdam analogo a quello di Soho a Londra, cioè non perfettamente ortodosso. Ma se questa misteriosa donna fosse una criminale o una rispettabile signora, l’inviato dei Balcombe non potè accertarlo.
Il 12 giugno — cioè quando la notizia del furto era ancora calda — un reparto di agenti i della Squadra Investigativa di Scotland Yard, forte di 40 uomini, faceva un rastrellamento di 48 ore in night-club, abitazioni private, caravans cioè abitazioni su ruote, e automobili private in vari distretti di Londra, compreso quello di Kensington, uno dei più centrali. Ai 40 agenti, radunati nottetempo al commissariato periferico di Golders Green, erano state fornite fotografie dei gioielli rubati. Tra le località "visitate” figuravano abitazioni e uffici di noti ricettatori e ladri di gioielli. Automobili di lusso furono letteralmente schiodate, e rimesse insieme. Scotland Yard aveva agito nella convinzione che la refurtiva si trovasse ancora in Inghilterra.
Poi, il 2 luglio, ci fu l’episodio dei due uomini spogliati, perquisiti e interrogati dalla dogana di Dover mentre si accingevano a passare nel continente. Eric Shepherd e Donald McLeod, i due detectives di Scotland Yard, erano presenti. Avevano agito in base a informazioni provenienti dal "sottosuolo” della malavita secondo le quali due uomini, uno con un’ampia ferita sulla guancia destra, l’altra un tipo alto e muscoloso, sarebbero passati da Dover diretti in Francia. I due uomini ammisero che si recavano in Francia per una vacanza e che intendevano fare dei soldi nei vari casinò. Si dichiararono completamente al di fuori dell’affare Loren. Fu permesso loro di imbarcarsi e scomparvero. Entrambi erano dotati di passaporti rilasciati a Londra soltanto da due o tre settimane. Uno di essi fu identificato dalla polizia per un elemento noto nelle case da gioco illegali di Londra.
Nel frattempo sia Scotland Yard che i fratelli Balcombe avevano mantenuto attivi i legami immediatamente stretti, tramite Interpol, con le varie polizie europee e con i più noti mercanti di gemme di Amsterdam e della Svizzera, cui erano state inviate le foto dei singoli gioielli. Ma l’unico elemento di fatto — poi risultato sbagliato — caduto in questa fitta rete di informazione fu un orologino d’oro "della Loren” trovato dalla polizia austriaca a Vienna il 3 settembre. Era stato impegnato presso una bottega di gioielliere da una donna che parlava tedesco, la quale però non aveva lasciato alcun nome. La polizia austriaca faceva del suo meglio per rintracciarla. Ma uno dei fratelli Balcombe, da noi interrogato, ha smentito categoricamente che potesse trattarsi dell’orologino della Loren. La sua descrizione non corrispondeva affatto a quella del gioiello della diva.
Questo è tutto. Naturalmente, Scotland Yard e la ditta Balcombe hanno ricevuto numerose altre ”inforinazioni”, ora da elementi della malavita ora da persone estranee, ma senza, o quasi, alcun costrutto. «Vede — ci ha detto uno dei Balcombe — c’è tanta gente che parla perchè crede di sapere, e tanta altra che parla per amore del sensazionale...». Gli unici indizi di fatto emersi fino ad oggi sono quelli che abbiamo elencato. E’, riteniamo, in base a questi elementi che i Balcombe si dichiarano assolutamente scettici sulla possibilità di ritrovare i gioielli.
«Per un verso, ci ha spiegato S. Balcombe, la mancia offerta dalla Loren non è abbastanza appetibile. Abbiamo cercato di persuaderla a offrire di più». La Loren, come abbiamo detto, ha offerto 20 mila sterline, che sono una somma assai ragguardevole ma non ancora abbastanza. E’ noto che le compagnie di assicurazione londinesi offrono il 25 per cento della merce rubata o scomparsa, pur di tornarne in possesso; e in occasione del grande tentativo di rapina di lingotti d’oro effettuato nel 1948 all’aeroporto di Londra, furono pagate a un informatore parecchie migliaia di sterline perchè la polizia potesse piombare sulla gang proprio nel momento che questa metteva le mani sul lucente malloppo: ciò che fece. D’altra parte, si fa osservare, la Loren non aveva assicurato le sue gioie e pertanto, offrendo lei personalmente 20 mila sterline, già si dichiarava disposta a perdere una grossa somma, che diversamente perderebbe la compagnia di assicurazione.
I gioielli, dunque, si stanno allontanando sempre più dalla vista della proprietaria e da quella di Scotland Yard e dei Balcombe stessi. Si può dire che sono ormai fuori vista. E’ possibile che siano stati smontati e fatti a pezzi? Questa è la pratica normale. Il loro valore, naturalmente, decresce subito; ma nel caso dei gioielli della Loren, valutati 185 mila sterline, rimarrebbe ugualmente alto, anche se fatti a pezzi. Ci ha detto A. J. Balcombe: «Considerevolmente più aito che le 20 mila sterline di mancia competente».
«E d’altra parte — ha precisato un’altro dei Balcombe — anche nella fortunata ipotesi che si facesse avanti un informatore, magari il ladro stesso per metterci in grado di recuperare la refurtiva, non sarebbe tanto facile per lui intascare la mancia. Non parliamo, naturalmente, dei rischi a cui egli si esporrebbe nei confronti della malavita, ma del conflitto legale che nascerebbe. Poiché noi non potremmo certo coprire le tracce di un reato pur di soddisfare la nostra cliente. Commetteremmo un reato noi stessi. Quella della mancia pagata a un informatore è sempre una questione spinosa».
Una rassegna statistica dei furti di gioielli e del loro ritrovamento confermerebbe le parole degli agenti della Loren. E’ ben raro che una refurtiva del genere venga recuperata tramite informazioni segrete. Se lo è, lo è solamente in parte minore e come conseguenza di indagini dirette della polizia. Valga il caso accaduto nel febbraio scorso a Londra. Due uomini, certi James Whelan di 32 anni e Timothy McGuire di 34, l’uno mobiliere e l’altro fioraio, furono arrestati di sorpresa da Scotland Yard mentre uscivano da un’abitazione nel distretto di Wembley. Ognuno dei due portava una borsa. Gli agenti balzarono loro addosso mentre si accingevano a entrare in un’automobile. Dopo breve colluttazione, il mobiliere e il fioraio si arrendevano. Nelle loro borse e sotto i sedili dell’automobile venivano trovati gioielli per il valore di 33 mila sterline, che i due detenevano in qualità di semplici ricettatori. Facevano parte di un bottino di ben 155 mila sterline raccolto durante il week end dal 10 al 12 ottobre dell’anno scorso, rimasto famoso, allorché una banda di ladri svaligiò uno dopo l’altro quattro negozi di gioiellieri nel West End di. Londra. Ai due ricettatori è stata inflitta una condanna di 12 anni di prigione, ma gli altri gioielli per il valore di 122 mila sterline devono ancora essere rintracciati, ed è passato ormai più di un anno.
E valga anche il caso (Sofìa Loren con ci voglia male) del ladro di gioielli del Duca di Windsor che, improvvisamente pentitosi, si costituiva il mese scorso a Scotland Yard chiedendo di scontare i suoi'peccati. L’Old Baìley l’ha accontentato mandandolo in prigione per sei anni, ma Scotland Yard è rimasta alquanto scornata. Il vecchio ladro, certo Richard Dunphie, di 49 anni, ha confessato di aver rubato, durante la sua carriera ventennale, gioielli per 89 mila sterline così ripartite: 20 mila dalla casa del Duca e della Duchessa di Windsor nel Berkshire; 18 mila dalla casa di Sir Francis Whitmore nell’Essex; 715 da Blanheim Palace, residenza del Duca di Marlborough (dove nacque Winston
Churchill); e altre somme variamente distribuite. Nessuno di questi gioielli è mai stato recuperato, e se non fosse stato per la tardiva confessione del penitente (anche la malavita ha i suoi eccentrici, almeno in Inghilterra) Scotland Yard non sarebbe mai venuta j nemmeno a conoscenza dei reati commessi.
Infine, chi può aver rubato i gioielli della Loren? E’ stata l’opera di un singolo ladro o di una banda organizzata? In questo momento Scotland Yard è più propensa per la seconda ipotesi, stimolata dalla, constatazione che dal 1954 ad oggi sono stati rubati a celebrità dello spettacolo in Inghilterra qualcosa come 250 mila sterline in gioielli e pellicce. La serie cominciò nel febbraio del 1954 quando dalla casa del pianista Winifred Atwell scomparvero gioielli e pellicce per 4 mila sterline mentre egli stava ascoltando se stesso alla radio. Nel gennaio del 1958 alla commediografa Patricia Hollender venivano rubate 4 mila sterline. L’anno dopo, alla moglie di Michael Wilding, venivano rubate 25 mila sterline di merce preziosa, e 600 in contanti. Nel marzo dello stesso anno Lauren Bacali si allontanava per sole due ore dal suo appartamento in Cadogan Square a Londra e quando vi tornava lo trovava alleggerito di gioielli per 5 mila sterline. Seguiva il produttore David Rose, che trovava mancanti gioie per 20 mila sterline dall’appartamento. E poi Gregory Peck, poche settimane prima dei furto della Loren: 5 mila sterline all’uno, e il record di 185 mila all’altra. Infine, il mese scorso, a Dawn Addams venivano rubate gemme per 3 mila sterline; e giorni fa a Vaserie Hobson, l'attrice inglese ritiratasi e ora moglie di un ministro di gabinetto, John Profuqio, scomparivano dalla sua camera da letto pellicce per il valore di alcune migliaia di sterline. In tutti i casi, le vittime si erano allontanate momentaneamente da casa (la Loren per andare a ricevere suo marito all’aeroporto).
Tutto, dunque, indurrebbe a credere che esista effettivamente una banda specializzatasi nel furto di preziosi ai divi dello spettacolo grazie al fatto che questi sono, per evidenti ragioni professionali, i più esposti: perchè sono costretti a vivere continuamente in alberghi o abitazioni di affitto; e soprattutto perchè debbono portarsi dietro gioielli e pellicce con cui "rifulgere”. Corre voce, addirittura, che nel firmamento delle stelle si celi un individuo intimamente, o quasi, connesso alle medesime. Una master - mind. Una specie di Arsenio Lupin in cilindro ed egli stesso rifulgente. Ma si tratta, probabilmente, di voci puramente cinematografiche.
L’opinione espressaci dalla ditta Balcombe a proposito dei gioielli di Sofìa Loren è ben più dura e spietata: «Rimarremmo strabiliati se risaltassero fuori».
Carlo Fenoglio, «Tempo», anno XXII, n.48, 26 novembre 1960
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| Carlo Fenoglio, «Tempo», anno XXII, n.48, 26 novembre 1960 |
