La povera Sofia!


Derubata di 350 milioni di gioielli, tutti legati a dei ricordi Sofia Loren ha avuto la consolazione di essere stata posta al centro dell’attenzione del mondo intero. Tutti hanno spasmodicamente elogiato il suo coraggio, pianto con lacrime amare la sua sciagura. Ma c'è stato però chi ha detto: si consolerà con i 145 milioni del suo prossimo film
Quando l’investigatore Charles Sommer varcò la soglia di uno dei villini stile norvegese della collina di Elstree, non immaginava di dover affrontare, oltre che un rompicapo poliziesco, anche il flash di innumerevoli fotografi e un ressa incredibile di giornalisti che si accalcavamo sulla porta per avere un «primo piano» dell’attrice più famosa dei nosttri tempi corrucciata o in lacrime, e disposti a qualunque cosa al fine di stapparle un’intervista da pubblicare su tutti i quotidiani. L’ispettore di Scotland Yard, in genere poco disposto a commuoversi, abituato a non far commenti e a procedere con lo stile e la calma tipica degli inglesi, lha dovuto accettare una popolarità che non desiderava, è stato costretto) a rilasciare dichiarazioni e promettere che l’affare si sarebbe potuto risolvere: Sofia Loren, una vittima di eccezione, aveva subito un furto d’eccezione. Era il più clamoroso che gli fosse capitato di studiare nella sua carriera di stimato poliziotto, e il secondo perpetrato negli ultimi trent’anni in tutta l’Inghilterra. Il precedente riguardava infatti l’intera collezione Werner costituita da gioie del valore di 400 milioni, che era stata sottratta da un austero palazzo di Piccadilly nel pieno centro di Londra.
«Deve essere il lavoro di un amatore» : questa fu la prima, poco consolante conclusione dell’investigatore dopo gli accertamenti compiuti nella stanza dell’attrice. L’ignoto ladro infatti, penetrato nella villetta mentre Sofia era andata all’aeroporto a prendere il marito che arrivava alle dieci di sera, era riuscito a entrare, indisturbato, a salire al secondo piano, jad aprire un cassetto del comodino chiuso a chiave senza forzarlo. Ma mollto abilmente non aveva lasciato impronte digitali da nessuna parte: un lavoro insomma, effettuato con grande stile. Per di più, aveva sottratto anelli di brillanti, collane di rubini, parure di smeraldi e di diamanti, lasciando intatto un voluminoso pacchetto di banconote: esattamente ttre milioni, uno sull’altro. Ma era una magra consolazione sapere di essere capitati a indagare su un collezionista di gioielli: costui, oltre ad amarne la raffinatezza, doveva essere senza dubbio al corrente del loro ingentissimo valore: 350 milioni.
«Non so dove abbia preso tanta forza d’animo, ma è una donna meravigliosa, è un esempio da additare alle attricette d’oggi che per un dispiacere amoroso ingoiano un tranquillante e tentano il suicidio». Con queste commosse parole il produttore Pierre Rouve ha accolto l’indomani Sofia Loren negli studi della Metro Goldwin Mayer dove l’attrice si è recata con la sua lussuosa Roll’s Royce: l’ha difesa dal nuovo assalto dei giornalisti e dei fotografi, l’ha consolata, l’ha pubblicamente elogiata. In realtà, a quella cinquantina di curiosi che spiavano ogni mossa del suo volto fiero e aggressivo, la povera Sofia appariva piuttosto depressa e avvilita, e dimostrava di avere inghiottito anche lei diversi tranquillanti per poter far fronte senza crollare alle emozioni del giorno precedente.
«E’ stato il più grande dispiacere della mia vita», ha confessato senza ritegno l’attrice, sorretta dal conforto dei presenti che compativano il suo dolore e la sua sorte senza poterli condividere fino in fondo, perchè ognuno di essi tentava di vedere il dispiacere della diva dal proprio angolo visuale, e con l’aiuto delle proprie esperienze. Perdere il portafoglio in tram con tutto lo stipendio di un mese, farsi rubare l’utilitaria, o una macchina fotografica, sono grossi inconvenienti, che innervosiscono per una settimana e fanno mordere le mani o piangere dalla rabbia: ma come paragonare queste «inezie» con il furto subito da Sofia, che si è vista portar via sotto il naso gioielli che valgono 350 milioni? La cifra sbalorditiva e favolosa, faceva pensare ad ognuno che il dolore dovesse essere tanto intenso da non potersi valutare con il criterio dell’uomo della strada. Da questa constatazione sono nati probabilmente i commenti pieni di ammirazione per il contegno disinvolto che Sofia ha tenuto, nonostante il duro colpo.

Li ritroverà, non li ritroverà? Ormai tutti a Londra da sabato 28 maggio parlano dei gioielli della diva, e l’argomento ha riempito le pagine dei giornali che sonnecchiavano senza notizie clamorose, dopo le nozze di Margaret. Nel frattempo, c’è aria di mobilitazione generale, internazionale. Scotland Yard, la più famosa polizia del mondo, senza falsi pudori, ha chiesto la collaborazione dell’Interpol, dell’americana F.B.I.; tutte le frontiere sono sorvegliate, le navi in partenza controllate, soprattutto da quando il barcaiolo Fred Smith ha pescato sul Tamigi, all’altezza del ponte girevole, una valigetta di cuoio con una spinetta d’oro, un biglietto d’aereo strappato a metà e alcune carte appartenenti a Sofia, per cui si è pensato che l’ignoto ladro abbia gettato il malloppo salpando per l’Europa, per far perdere le sue tracce. Dopo la promessa dell’attrice, che ha dichiarato di regalare 35 milioni a chi le riporterà i braccialetti e le sue collane, persino gli straccioni e i ladri di Soho, il sobborgo malfamato di Londra, quartier generale della malavita, hanno offerto la loro collaborazione, escludendo che uno dei loro abbia potuto infrangere i doveri dell’ospitalità e derubare l’attrice italiana, di cui sono ferventi ammiratori. Non si aspetta che un’interrogazione alla Camera dei Lords, e poi la popolarità di Sofia e le sue sventure diventeranno un affare di Stato.

Intanto, su questa ridda di milioni che fanno girare la testa, tutti parlano e commentano nei modi più svariati. Nella elegante periferia di campagna dove l’attrice ha preso in affitto il suo cottage di legno, i ragazzi hanno inventato un giuoco che consiste nel dire il più velocemente possibile, quante cose si possono acquistare con 350 milioni, cioè con il denaro corrispondente ai gioielli rubati : una nave da carico, un aeroplano, quattro case a cinque piani, seicento automobili utilitarie, tremilacinquecento biciclette, una fattoria con cinquemila mucche. I fornitori, il personale di servizio di tutte quelle casette dall’apparenza modesta, ma che costano agli attori di passaggio e alle dive, dalle cinquanta alle sessanta mila lire d’affitto alla settimana, sono gli unici saggi, in tutta la ventata di follia che ha sorpreso una città austera come Londra a piangere e a commuoversi sulla sorte della diva, considerata ormai un’eroina per la saggezza e il «self-control» dimostrati nella disavventura. «Da noi ci vivono per un anno trentacinque famiglie composte da quattro o cinque persone con tutti quei soldi !» — ha detto la cuoca italiana di Sofia che peraltro è una sua fervente ammiratrice e tiene nel portafoglio le fotografie di «Orchidea nera» e di «Un marito per Cinzia». Ha seguito la Loren per tutta l’Europa, in Francia, in Svizzera, in Inghilterra, in Germania, fin da quando lo scandalo con il produttore Carlo Ponti è scoppiato e l’attrice è stata costretta all’esilio e a vagare un po’ dappertutto, fuori dall’Italia, perchè secondo la nostra legge è una concubina, e potrebbe essere perseguitata se rimettesse piede nel Paese. «Ma perchè le fanno dei complimenti solo adesso? Certo è un bel guaio che le abbiano rubato i gioielli, ma nessuno l’ha mai difesa nè tanto meno elogiata per il suo coraggio quando ha scelto la difficile via del matrimonio con il signor Ponti: e pensare che ne ha sofferte tante!».

Oggi invece assistiamo ad un coro di osanna, e le persone vicine all’attrice fanno a gara nel rammentare pateticamente che in ogni collana di brillanti e di rubini, in ogni braccialetto di smeraldi, Sofia aveva riposto i suoi ricordi e i suoi sentimenti, sostenendo che tutto quello scintillìo d’oro e diamanti era riuscito a cancellare per sempre l’amarezza dei tempi trascorsi in miseria. Non l’hanno nemmeno salvata dal ridicolo nel riportare le parole, vere o false che fossero, dette dalla ex pizzaiola allo indirizzo di Carlo Ponti : «questo è l’unico gioiello che mi rimane». Qualcuno, per consolarla definitivamente, le ha persino scritto per ricordarle i 145 milioni che guadagnerà nel prossimo film. Potranno colmare, sia pure in parte, la perdita subita?

Il più realista di tutti è stato il produttore, lo stesso che ha contribuito con i suoi elogi a rendere l’atmosfera dell’incontro di Sofia con la stampa un misto di buoni sentimenti e di patetico coraggio, quando ha interrotto le chiacchiere senza tanti complimenti : «Beh, adesso basta, riprendiamo a lavorare ; per noi ogni minuto significa denaro». La diligente Sofia ha inghiottito le lacrime e da brava, senza battere ciglio, sì è dichiarata disposta a gettarsi nell’acqua interamente vestita, secondo le esigenze del copione. Nel film recita la parte di una ragazza povera che si trova da un momento all’altro con la borsetta piena di soldi per un colpo di fortuna, ma proprio perchè le sono piombati così tra capo e collo, dimostra di non essere troppo attaccata al denaro. Ironia della sorte, la storia, tratta da una commedia del famoso autore inglese Bernard Shaw, sì intitola «La milionaria»: per Interpretarla, Sofia dovrà rassegnarsi a portare, nelle scene principali, del gioielli falsi.
Giulietta Ascoli, «Noi donne», giugno 1960
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| Giulietta Ascoli, «Noi donne», giugno 1960 |
