Carla Gravina, la colpa è di Shakespeare

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1961 02 18 Tempo Carla Gravina intro

La finzione teatrale che vide sul palcoscenico di Verona Carla Gravina e Gian Maria Volontè nelle parti di Giulietta e Romeo sembra in questi giorni divenuta realtà per i due attori

«Carla non sta più qui. Ha cambiato indirizzo», rispondono con voce che vorrebbe essere naturale e indifferente in casa Gravina. E aggiungono: «Vuole il nuovo numero di telefono?». «Allora è vero che è uscita di casa?». «Purtroppo sì, è vero» risponde la voce non più sicura ma un po’ emozionata. E’ la madre. Sua figlia ha da qualche giorno lasciato il tetto paterno, le quattro sorelle, la cameretta piena di fantocci che lei stessa confezionava usando tutto quello che le capitava sottomano (un turacciolo, un uovo, un pezzo di legno) per andare a vivere con l’attore Gian Maria Volontè. Un colpo duro per una famiglia tradizionale, guidata dal colonnello in pensione Igino Gravina. Un crollo. «Abbiamo fatto di tutto per dissuaderla — continua la madre — ma sa com'è fatta Carla: testarda. E poi il cinema. Sì, il cinema ha moltissima colpa in tutta questa faccenda».

1961 02 18 Tempo Carla Gravina f1Il gesto di Carla Gravina, che ha lasciato la casa dei genitori per andare a vivere per conto suo, oltre a creare un comprensibile dramma familiare, ha messo in imbarazzo gli uffici stampa della Casa di produzione per la duale lavora. La Gravina era stata sempre presentata come l’ "ingenua” del cinema italiano: anche i suoi possibili amori non avrebbero dovuto mai contraddire al tipo convenzionale. Gian Maria Volontè è sposato e ha un figlio, ma è separato dalla moglie.

Sembra che anche la casa produttrice che l’ha sotto contratto non abbia gradito molto la decisione della signorina Gravina. Dopo averla reclamizzata per anni come "l’ingenua" del cinema italiano, i press-agents avranno il loro daffare per trovarle una nuova etichetta. Non si tratta infatti di mettere le mani nel solito flirt più o meno spontaneo, bensì di una faccenda nella quale sono implicati una moglie ufficiale e, se non sbagliamo, anche un figlio di Volontè. Un bel pasticcio in un Paese dove si denunciano alle autorità giudiziarie gli scienziati che sperimentano "in vitro” la fecondazione artificiale.
Proviamo a metterci in contatto con la fuggitiva. Risponde. «Non vorrei dare interviste su cose che non riguardano la mia attività professionale» afferma Carla Gravina. «D’accordo ma... qui ci sono dichiarazioni, fotografie, indiscrezioni sui giornali». Sospira. «Non so. Con Gian Maria avevamo deciso di non parlarne... Ma se è necessario... Mi telefoni domani». E il giorno dopo capitola con un: «Va be’» duro e secco.

Appuntamento a mezzogiorno. Nella casa nuova, una palazzina bianca di calce di fronte al Palazzetto dello Sport. Piano terzo, interno 15. La porta è ostruita da una pila di scatole di cartone vuote. Il campanello suona inutilmente. Si sentono dei movimenti guardinghi ma nessuno apre. La portiera non sa che dire.

«La macchina è lì fuori» e indica la utilitaria della Gravina. «Li sto aspettando anch’io perchè hanno lasciato tutte quelle scatole sul pianerottolo e gli altri inquilini si lamentano... Forse non sanno che la roba va portata giù». Prova a far suonare il citofono. Niente. «Dormono ancora... sa, vanno a letto tardi... sono attori». Lo dice con un tono che sottintende: sui loro appuntamenti non bisogna mai fare eccessivo conto. Sarà! Ma perchè danno gli appuntamenti? Chi glielo fa fare? Sono obbligati? No. E allora!

Comunque tutto cominciò a Verona nella primavera scorsa. Il regista Franco Enriquez, dovendo allestire "Giulietta e Romeo” nel cortile di Castel-vecchio. aveva affidato alla debuttante Gravina e al giovane primo attore Volontè i ruoli principali. E non si accorse che i due, trascinati dalle parole di Shakespeare, facevano sul serio. «Avvicinati nutrice. Chi è quel gentiluomo laggiù?». «Non lo conosco». «Va a chiedere il suo nome... se egli è ammogliato credo che la tomba sarà il mio letto nuziale». Il grande Guglielmo era portato alla tragedia. E i tempi gli davano, in un certo senso, ragione. Ma sono passati quattrocento anni e i letti nuziali sono sorretti da ben altra filosofia.

Ma la poesia di Shakespeare è sempre galeotta. Carla-Giulietta che non aveva mai frequentato scuole di recitazione nè di dizione, perchè il cinema è corrivo su questi requisiti usciva tranquillamente sul verone avendo sul viso ”la maschera della notte”. E Romeo-Gian Maria l’ aizzava. «Ecco che ella appoggia la guancia sulla sua mano. Oh! fossi io il guanto di quella mano per toccare quella gota!». Breve schermaglia dentro e fuori il teatro. E poi la risoluzione ardita. Ti amo. «Oh! gentil Romeo, io sento che amo troppo e la mia condotta potrebbe sembrarti leggeia, ma confida in me e mi troverai più sincera di quelle che sanno ostentare maggior riserva». Romeo non ha dubbi in proposito. Lo dimostra, del resto, la sua presenza in quel luogo pericoloso. «Con le ali d’amore ho scavalcato quei muri perchè nessuna barriera è efficace contro l’amore... perciò il pensiero dei tuoi parenti non poteva trattenermi».

1961 02 18 Tempo Carla Gravina f2Sulle rive dell’Adige a Verona, l'anno scorso durante le prove di "Giulietta e Romeo”. Gli attori si erano appena conosciuti e soltanto nella finzione teatrale dovevano amarsi follemente.

1961 02 18 Tempo Carla Gravina f3La serie fotografica a cui appartengono questa e l'altra immagine scattata sulle rive del fiume che attraversa Verona, fu una trovata pubblicitaria per il lancio dei protagonisti della tragedia scespiriana. Ora è divenuta di stretta attualità. Gian Maria Volontè è impegnato nelle recito romane di "Sacco e Vanzetti" con la Compagnia degli Attori Associati, diretta da Sbragia. Della Gravina sta per essere programmato il film girato in Polesine quest’estate: "Scano Boa”.

Superato dunque il timore dei parenti, rassicurati sulla reciproca sincerità d’intenzioni, i due colombi chi li tiene più? La rappresentazione non fu, per il pubblico e per la critica, di quelle che si ricordano, ma aveva legato indissolubilmente i due protagonisti. Carla lasciò da parte i libri di Paperino e di Pecos Bill che le piacevano tanto e cominciò ad andare a scuola di dizione. Era ora. Gian Maria si fece strada lentamente ma sicuramente davanti alle telecamere e sui palcoscenici. Sistemò anche i suoi precedenti impegni, «Tiziana (cioè sua moglie) — ha dichiarato — si è comportata anche questa volta con molta comprensione. Siamo e resteremo sempre buoni amici». In casa Gravina le cose andarono invece un po’ più rudemente come si conviene alle famiglie "rispettabili ma legate a principi tradizionali". Ma nè gli urli dell’ attempato colonnello, nè le preghiere della madre valsero a distogliere Carla dal suo sogno d’amore. «Io sono testona, più mi dicono di fare una cosa e meno la faccio». E cosi con le trecentomila lire al mese che le passa De Laurentiis per contratto («più mezzo milione di premio per ogni film interpretato, ma se non fossi legata potrei guadagnare otto, nove milioni a film») Carla Gravina ha fatto il fagotto ed è andata ad abitare lontano dal quartiere dove ha vissuto finora. Felice? Si direbbe di sì anche se «l’amore ha sconvolto la sua vita».

Ora, naturalmente pensa al teatro. Volontè recita al Pario-li nella Compagnia degli Attori Associati di cui fanno parte Sbragia. Enrico Maria Salerno e Ivo Garrani e lei ogni sera arriva in palcoscenico col cappottino di loden verde, le calze nere, le scarpe senza tacco e aspetta che Nicola Sacco (la commedia che si recita rievoca il caso Sacco e Vanzetti) muoia sulla sedia elettrica per riportarselo a casa, al terzo piano, interno quindici di via dei Satisovino.

P. R., «Tempo», anno XXIII, n.7, 18 febbraio 1961


Tempo
P. R., «Tempo», anno XXIII, n.7, 18 febbraio 1961
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