Sua Eccellenza si fermò a mangiare
(Il dottor Tanzarella, medico personale del... fondatore dell'Impero)

Dottor Biagio Tanzanella
Inizio riprese: gennaio 1961, Stabilimenti INCIR - De Paolis, Roma
Autorizzazione censura e distribuzione: 17 marzo 1961 - Incasso lire 316.719.000 - Spettatori 1.632.573
Titolo originale Sua Eccellenza si fermò a mangiare
Paese Italia - Anno 1961 - Durata 101’ - B/N - Audio sonoro - Genere commedia - Regia Mario Mattoli - Soggetto Roberto Gianviti, Vittorio Metz - Sceneggiatura Roberto Gianviti, Vittorio Metz - Fotografia Alvaro Mancori - Montaggio Gisa Radicchi Levi - Musiche Gianni Ferrio - Scenografia Alberto Boccianti - Costumi Giuliano Papi - Trucco Titi Efrade
Totò: dott. Biagio Tanzarella - Ugo Tognazzi: Ernesto - Virna Lisi: Silvia - Raimondo Vianello: Sua Eccellenza il ministro - Lauretta Masiero: Lauretta - Lia Zoppelli: contessa Clara Bernabei - Francesco Mulè: il commissario - Nando Bruno: l'oste - Anna Campori: la moglie dell'oste - Pietro De Vico: il cameriere dei Bernabei - Vittorio Congia: il segretario Bini - Mario Siletti: il conte Tommaso Bernabei - Ignazio Leone: Gennarino, il complice ladro - Nando Angelini: il giovane brigadiere - Ughetto Bertucci: un fascista - Salvo Libassi: un fascista - Edy Biagetti: il podestà - Flora Carosello: la portavoce delle 'Giovani Italiane'

Soggetto
Durate un pranzo nella villa umbra della contessa Bernabei, organizzato per l'inaugurazione di un piccolo monumento in memoria di un campione sportivo locale, si trovano riuniti per l'occasione, oltre ai coniugi ospitanti, la figlia Silvia, il marito di lei Ernesto, l'amante di Ernesto, Lauretta, spacciata per moglie di un truffatore che si presenta come il dottor Tanzarella, medico del Duce, ma si trova lì in realtà per ricattare Ernesto, del cui tradimento coniugale con Lauretta è stato testimone. Il ministro è preoccupato dalla presenza di Lauretta: infatti teme che si possa sapere in giro di una sua improvvisa défaillance sessuale durante un incontro con la donna. Il falso dottor Tanzarella, deciso ad andarsene dopo aver notato la presenza del commissario, si ferma a pranzo quando scopre che verrà usato, in onore del ministro, un servizio di posate d'oro cesellate da Benvenuto Cellini. Il furto delle posate riesce, grazie ad uno strategemma: il truffatore finge, alla presenza di tutti, di telefonare a Mussolini e nell'occasione di ricevere da lui l'incarico di prelevare le preziosissime posate per destinarle a una mostra.
Critica e curiosità
🎩 Sua Eccellenza si fermò a mangiare – Il banchetto grottesco della commedia italiana
Già titolo iniziale — E il ministro si fermò a mangiare — suona già come una beffa all’Italietta delle raccomandazioni e delle pastette ministeriali. Un titolo che sa di satira servita su piatto d’argento, ma che alla censura di fine anni ’50 fece salire il sangue agli occhi. Risultato? Rimescolamento in sala titoli e uscita ufficiale come Sua Eccellenza si fermò a mangiare — con bonus di divieto ai minori di 16 anni, ché si sa, le défaillance amorose e le critiche al Ventennio fascista fanno più male di un film horror.
E come se non bastasse, nel 1967 il piatto viene riscaldato e servito sotto mentite spoglie con un nuovo titolo Il dottor Tanzarella, medico personale del... fondatore dell’Impero, con tanto di puntini di sospensione per non turbare eccessivamente i benpensanti. Ma il succo resta lo stesso: un'elegante parodia del potere, della mediocrità borghese e dell'opportunismo italiota, cucinata con spezie teatrali e una cottura lenta, quasi da commedia da salotto.
🎭 Totò: una "partecipazione" da protagonista assoluto
Diciamolo chiaro e forte: il film dovrebbe chiamarsi Sua Altezza si mangiò il film. Perché, per quanto sia accreditato come semplice comparsa d'onore, Totò regge l'intera architettura narrativa col solo sguardo. Il suo personaggio, il dottor Tanzarella, medico fittizio ma imbrogliatore reale, è un aristocrate decaduto à la Totò, un truffatore d’alto lignaggio che odora più di nobiltà farlocca che di disinfettante da ambulatorio.
In questa pellicola Totò si muove con la grazia del prestigiatore di altri tempi, rifacendosi a tratti archetipici già sperimentati — basti pensare al Marchese travestito di Miseria e nobiltà o al Paolino di L’uomo, la bestia e la virtù. Ma qui il tono è più intimo, la comicità più garbata e mai fuori misura, come se il Principe sapesse bene di trovarsi su una scena teatrale e non su un palcoscenico da avanspettacolo.
L’interpretazione è misurata, cesellata, quasi chirurgica, eppure lo scalpore comico emerge con forza — basti pensare alla scena della trattoria con il vecchio paziente e l'inossidabile “trapano”, gag riciclata con orgoglio dalla celebre Totò, Vittorio e la dottoressa. Ma stavolta è calata in un contesto più compresso, più borghese, e proprio per questo più letale.
📺 Interni, interni e ancora interni (e non solo scenografici)
Il film è girato quasi tutto in ambienti chiusi, in pieno stile teatrale, come piaceva a Mattoli, e anche a Totò quando era dell’umore giusto. È una pochade da salotto, con ritmi più da pièce da camera che da commedia popolare, ma con una tensione sotterranea sempre in ebollizione, pronta a far esplodere i suoi personaggi come pentole a pressione travestite da porcellana.
Ed ecco il paradosso: i veri protagonisti (Tognazzi e Vianello) sono formalmente al centro della narrazione, ma la regia lascia chiaramente campo libero al dottor Tanzarella/Totò, il quale — con l’aria di chi ha letto tutto Pirandello ma si diverte ancora con Petrolini — si appropria del palcoscenico con la furia cortese del truffatore col monocolo.
📞 Errore di sceneggiatura (servito con contorno di telefono fantasma)
Ahimè, non tutte le gag vengono per nuocere, ma alcune sì. E infatti c’è una grossolana svista nella sceneggiatura: la telefonata fatta alla villa da Gennarino, che dovrebbe non sapere assolutamente dove si trovi il dottor Tanzarella, ma che invece — puff! — lo chiama come se avesse la lista dei contatti VIP in rubrica. Un inciampo che spezza la (già traballante) credibilità della trama, e che resta lì come una macchia di sugo sulla camicia immacolata del film.
🎬 Mattoli e Totò: quando “coso” è una dichiarazione di guerra
E veniamo al gossip di set, perché nessuna grande pellicola comica è completa senza un bel litigio artistico. Il regista Mario Mattoli, uomo pragmatico e sbrigativo, aveva il vizietto di chiamare gli attori con un generico “coso”. Ora, immaginate la reazione di Totò, Principe di Bisanzio, quando si sente apostrofare in tal guisa. Risultato? Totò, offesissimo, redarguisce Mattoli davanti a tutto il cast, e — ça va sans dire — questa sarà la loro ultima collaborazione. Una rottura che odora più di teatro classico che di camerini, ma che segna la fine di un’epoca di sodalizi burrascosi.
🎭 Un personaggio senza spalla… eppure colossale
Strano a dirsi per un film con Totò, ma qui il personaggio del dottor Tanzarella è praticamente privo di spalla. Niente Castellani, niente Isa Barzizza, niente gag a due. Eppure questo non penalizza la performance: la figura è sufficientemente credibile, non marionettistica, e mantiene quel “minimo sindacale di realismo” che consente al pubblico di abboccare — magari ridendo — al grande inganno messo in atto. Certo, il dottore si trova coinvolto in una truffa che non ha ideato, ma che accoglie con la nonchalance del nobile decaduto che, quando la vita ti serve un’occasione su un vassoio d’argento, non chiede il conto ma ordina il dessert.
📜 Niente giochi di parole, pochi lazzi, ma tanto mestiere
Inaspettatamente, i virtuosismi linguistici di Totò sono qui ridotti al minimo. Forse per scelta registica, forse per una precisa intenzione del copione firmato da Metz e compagnia. Ma questo non sminuisce la portata del personaggio, che resta scolpito non attraverso le parole, ma attraverso la postura, lo sguardo, il gesto impercettibile. E proprio qui sta l’eleganza: nel trattenere la battuta per far esplodere l’espressione.
🍷 In conclusione: un film da gustare con digestivo satirico
Sua Eccellenza si fermò a mangiare è una parodia dolceamara, una pochade travestita da farsa di costume, un one man show in cui l’uomo non dovrebbe nemmeno essere al centro della locandina. È una critica sottile e corrosiva alla mediocrità e all’arrivismo, condita con sorrisi, ammiccamenti e trappole narrative. Totò, con la sua compostezza esilarante, si muove come un burattinaio invisibile che tiene i fili di una recita sociale dove tutti si fingono qualcosa: medici, ministri, galantuomini… quando in realtà sono tutti truffatori. Chi in senso reale, chi in senso metaforico.
E quando Sua Eccellenza si ferma a mangiare, il pubblico ride — non solo per le gag, ma perché riconosce, fra una forchettata e l’altra, il sapore inconfondibile dell’Italia che fu (e che, purtroppo o per fortuna, ancora è).
Le scene più memorabili del film Sua Eccellenza si fermò a mangiare, in cui Totò, pur dichiarato come semplice “partecipazione”, divora la scena a morsi eleganti, con il savoir-faire di un truffatore da salotto buono. Le scene iconiche sono il piatto forte della pellicola, servito con contorno di satira borghese, ridicolo istituzionale e comicità di precisione.
🍝 Il pranzo con Sua Eccellenza: satire in salsa tricolore
La scena clou del titolo — Sua Eccellenza si fermò a mangiare — è una satira in piena regola del potere fascista, una farsa ben condita in cui il Ministro si ferma per un pranzo apparentemente casuale in una villa borghese, ma il contesto è tutto tranne che innocente.
Totò, nel ruolo del finto medico Tanzarella, si trova invischiato in una trama che non ha architettato ma che fiuta come una tartufo a chilometro zero: annusa la situazione, la assaggia e la cucina a modo suo.
La scena funziona come una radiografia della mediocrità borghese e dell’opportunismo italiano, con Totò che sfoggia un aplomb da falso professionista capace di mantenere la faccia di bronzo anche davanti alla più grossolana ipocrisia politica.
👉 Memorabile il modo in cui Totò placca con garbo i sospetti del Ministro, dispensando latinorum e iperbole cliniche da manuale di fuffologia medica. Lo fa con sguardi obliqui, pause chirurgiche e quel tono rassicurante che solo il vero imbroglione gentiluomo sa dosare.
🛠️ La scena del trapano: odontoiatria da camera con gag riciclata (ma brillante)
Un altro momento culto è la scena nella trattoria, dove il dottor Tanzarella viene chiamato a soccorrere un anziano cliente con dolori alla mandibola. Qui Totò estrae dal baule della sua comicità una gag già vista in “Totò, Vittorio e la dottoressa”, ma la ripropone con variazioni di fino, adattandola al contesto più “intellettuale” e borghese del film.
L’uso del trapano per “curare” il malcapitato paziente è una gag che rasenta il demenziale, ma è confezionata con una tale eleganza e con tempi comici così impeccabili da diventare un classico istantaneo. Non c’è urlo, non c’è esagerazione farsesca: tutto è sottotraccia, misurato, chirurgico.
👉 Geniale il gioco di contrasti: strumentazione spaventosa usata con la delicatezza di un violinista; paziente inconsapevole, e il pubblico che ride a crepapelle perché sa già dove si andrà a finire, ma non vede l’ora che succeda.
📞 La telefonata impossibile: la gag dello sbaglio narrativo
Forse non celebre per la sua comicità, ma indimenticabile per i suoi risvolti tragicomici, è la scena della telefonata fatta da Gennarino. Si tratta in realtà di un madornale errore di sceneggiatura, che tuttavia è talmente assurdo da risultare — involontariamente — comico.
Gennarino telefona alla villa dove si trova Totò, pur non avendo alcuna informazione sulla sua ubicazione. Il cortocircuito logico è tale che sembra quasi una scena scritta da Ionesco.
👉 Il pubblico più attento si gratta la testa, mentre quello più indulgente si gode l’assurdo come fosse una gag da cabaret dell’incongruenza.
👨⚕️ Totò medico per caso: l’arrivo in villa e l’assunzione del ruolo
Un momento fondamentale è l’arrivo di Totò nella villa borghese, dove viene scambiato per un luminare della medicina. Qui entra in scena il trasformismo comico di Totò, che passa in un istante da persona qualunque a stimato dottore, senza battere ciglio.
La scena è tutta giocata sul non detto, sull’equivoco permanente, con Totò che non smentisce mai l’equivoco ma nemmeno lo alimenta attivamente. È il gioco dell’attesa, della suspence buffa, in cui il pubblico si chiede quanto riuscirà a reggere la messinscena.
👉 Totò dosa i silenzi come monete d’oro, ogni pausa è una smorfia trattenuta, ogni gesto è calcolato come in una partita a scacchi… della comicità.
📚 Il consulto medico-letterario: l’invenzione della terminologia
Altra scena da antologia è il consulto in cui Totò, chiamato a dare un parere medico, comincia a snocciolare termini altisonanti, frutto di un lessico inventato o di reminiscenze scolastiche deformate, come era solito fare nei suoi monologhi più sofisticati (si pensi a Sarchiapone o Pasquale Lo Iacono).
👉 Qui però il tono è volutamente sommesso, la comicità non esplode mai in baracconate, ma si insinua, sottile, come una coltellata data col guanto bianco. L’effetto è surreale, raffinato, quasi intellettuale.
🎩 Il finale: il truffatore che resta elegante
La scena conclusiva è una sintesi perfetta del “Totò gentiluomo”: il personaggio non viene punito, non viene smascherato, non paga per le sue bugie. Anzi, se la cava con una sorta di inchino morale: l’imbroglio non viene denunciato, perché è troppo elegante per essere volgare, troppo arguto per essere criminale.
👉 È un finale amarognolo, dove la risata si mescola con un senso di complicità. Il pubblico, anziché condannare Totò, lo applaude come si applaude un prestigiatore, un illusionista della parola e del gesto, che ha saputo muoversi nel labirinto dell’inganno senza mai perdere stile.
🎭 Conclusione: una commedia di maschere invisibili
In definitiva, Sua Eccellenza si fermò a mangiare è una collezione di scene memorabili non tanto per gli eccessi, quanto per l'equilibrio millimetrico fra farsa, satira e teatro borghese. Totò non gigioneggia, non si sbrodola, ma recita con l’essenzialità di un attore consumato che gioca sul filo sottile tra realtà e finzione.
Le scene qui descritte non solo sono memorabili, ma costruiscono una drammaturgia sottile: quella della comicità che non ha bisogno di urlare per farsi sentire, che non ha bisogno di travestimenti per trasformarsi, e che fa ridere — o sorridere amaro — anche mentre scivola verso il paradosso più elegante.
Così la stampa dell'epoca
L'accoglienza che Sua Eccellenza si fermò a mangiare ricevette all'epoca della sua uscita, analizzando con cura e ironia i tre fronti decisivi: critica, pubblico e soprattutto censura, quest’ultima più affamata del Ministro protagonista.
📰 Accoglienza della critica: applausi a denti stretti (con sospetto aristocratico)
Al momento della sua uscita nelle sale, Sua Eccellenza si fermò a mangiare ricevette recensioni misurate, talvolta infastidite, talvolta perplesse, raramente entusiastiche. E questo per diverse ragioni che toccavano tanto il gusto cinematografico quanto il contesto politico e culturale dell’Italia di fine anni ’50.
La critica, ancora legata al neorealismo ma già incuriosita dal cinema di costume satirico, non sapeva bene dove collocare il film di Mattoli. Da un lato lo considerava un'operetta farsesca con ambizioni satiriche; dall’altro, ne percepiva la potenza corrosiva, soprattutto nella rappresentazione degli anni del fascismo come un’epoca grottesca e mediocrissima, piena di arrivisti, imbrogli, furti e moralismi d’accatto.
Totò, come sempre, divise. I critici più radical-chic lo vedevano ancora come attore da varietà, incapace di reggere trame “importanti”; altri, più accorti, cominciavano a cogliere in lui la raffinata maschera tragico-comica di un'Italia che ride per non piangere.
In particolare, il personaggio del dottor Tanzarella fu letto come una figura ambigua e intrigante: c’era chi lo accusava di essere troppo “leggero” per un film che tentava di toccare temi così spinosi, e chi invece ne lodava l’eleganza strisciante, il trasformismo da commedia dell’arte e l’intelligenza attoriale del Principe De Curtis.
🔎 Nota interessante: alcune riviste dell’epoca — Film d’Oggi, Cinema Nuovo — ironizzarono sul fatto che Totò fosse accreditato con una semplice “partecipazione”: un’ingiustizia agli occhi di chi aveva capito che, senza di lui, il film sarebbe evaporato in una cena noiosa.
🍿 Accoglienza del pubblico: risate discrete, più affetto che entusiasmo
Il pubblico accolse il film con curiosità iniziale, affetto consolidato per Totò, ma senza code ai botteghini. Non fu un fiasco, ma nemmeno un trionfo. Si posizionò nella zona grigia dei “film che si vedono volentieri, ma di cui non si parla a lungo”.
Bisogna tener conto che nel 1959 l’Italia stava entrando in pieno boom economico. Il pubblico voleva commedie brillanti, evasione, magari ammiccamenti erotici, ma senza troppe complicazioni satiriche.
Un film ambientato durante il fascismo, con un protagonista truffatore, un Ministro ambiguo, e una villa piena di borghesi ipocriti, non era esattamente il massimo per chi cercava solo un’ora e mezza di leggerezza.
🔍 Il grande Totò, pur amatissimo, non era ancora il Totò “riscoperto” e incensato che diventerà tra la fine degli anni ’60 e il boom delle repliche televisive degli anni ’70. Il suo umorismo, ancora troppo fine per i più giovani e troppo teatrale per i critici “moderni”, passava spesso sotto traccia nei film “di mezzo”, come questo.
Successo sì, ma tiepido. Una commedia da seconda serata, più che da grande evento cinematografico.
⛔ La censura: allerta massima e colpi di forbice preventivi
E qui, signori e signore, veniamo al piatto forte: la censura, vera protagonista occulta di tutta la vicenda.
Il film fu seguito fin dalla fase di scrittura da funzionari ministeriali preoccupati per:
- L’ambientazione nel Ventennio fascista (già problematica nel ’59, quando la memoria era ancora fresca),
- Il personaggio di un Ministro goffo, corrotto, arrapato e ingenuo (cioè: un italiano qualunque in abito da parata),
- Il protagonista Totò, finto medico, truffatore e mistificatore, che ne esce impunito, anzi: quasi premiato.
Per la Commissione di Revisione Cinematografica era troppo. Non scandaloso, no — ma sottile, insinuante, destabilizzante, e dunque molto più pericoloso dei film esplicitamente scandalosi.
👉 Alla fine, il film uscì con divieto ai minori di 16 anni, motivato ufficialmente con “tematiche adulte e ambiguità morale”, ma in realtà per evitare che i giovani italiani crescessero con l’idea che i medici fossero truffatori e i Ministri pure.
E non finisce qui: nel 1967, quando il film fu rieditato con il titolo Il dottor Tanzarella, medico personale del... fondatore dell’Impero, fu nuovamente vagliato per verificare che il riferimento al “fondatore” (Mussolini, ovviamente) non fosse troppo diretto.
Il titolo fu accettato a malincuore, solo grazie all’uso del geniale e subdolo “...”, quei tre puntini sospensivi che — come Totò ben sapeva — possono dire tutto senza dire niente.
📼 Retrospettive e rivalutazione postuma: un film rivalutato a bassa voce
Negli anni successivi, grazie alla progressiva rivalutazione di Totò come figura culturale e simbolica, Sua Eccellenza si fermò a mangiare venne riconsiderato con maggiore attenzione. Critici come Goffredo Fofi, Alberto Farassino, e persino Roberto Escobar ne hanno evidenziato la raffinatezza sotto la scorza farsesca, soprattutto per l’uso sapiente del non detto, del doppio senso sociale e della sottile messa in ridicolo delle autorità.
In molte retrospective Rai e rassegne d’essai è stato proposto come esempio di “commedia dell’inganno e della metamorfosi”, una sorta di Piccolo Principe dei truffatori, dove la nobiltà sta nel gesto teatrale più che nella morale.
🎬 In conclusione: un film "camuffato", ma indimenticabile
Sua Eccellenza si fermò a mangiare fu un film che non fu compreso del tutto all’uscita, ma che aveva già dentro il germe della satira elegante, il gusto per il paradosso aristocratico e la forza corrosiva del personaggio di Totò — truffatore e giullare, nobile e buffone, medico finto ma guaritore dell’anima.
Fu accolto con timore, affetto distratto e diffidenza. Ma oggi, lo si può dire: fu uno dei primi esempi di “commedia dell’Italia vera sotto maschera”, un pasto scomodo per chi ama mangiare senza pensare. 🍽️
Il film viene inizialmente battezzato E il ministro si fermò a mangiare, ma la censura, messa in allarme dall'accostamento tra una carica pubblica e una funzione fisiologica passibile di facili allusioni, boccia decisamente il titolo; non basta che il ministro del film appartenga all'epoca di Starace, il titolo viene ammorbidito in un più blando Sua eccellenza si fermò a mangiare. Il soggetto, imbastito da Metz e Gianviti, è un intreccio farsesco fin troppo ricco di equivoci e di tradimenti, con un cast in cui trovano posto, oltre a Totò, Lauretta Masiero, Virna Lisi, Lia Zoppelli, Ugo Tognazzi, Raimondo Vianello, Mario Siletti e Pietro De Vico. [...]
Alberto Anile
L’ultimo film di Totò con Mattòli si inserisce senza molta originalità nel filone che rievoca il ventennio con toni burleschi: si salva solo Totò nei panni di un ladro incorreggibile.
Paolo Mereghetti, 1961
Il principe Antonio de Curtis è tornato a Roma con Franca Faldini, dopo aver trascorso alcuni giorni a Montecarlo. Il giorno di Capodanno — ha dichiarato Totò — sono stati concretati gli ultimi accordi per il film « ... E il ministro si fermò a mangiare » di cui Totò sarà il principale interprete insieme a Ugo Tognazzi, Virna Lisi e Lauretta Masiero.
«Corriere dell'Informazione», 5 gennaio 1961
La trama è talmente cucita di gags che nessuno ci ha capito nulla; poi Totò e Tognazzi si incaricano di cambiare ogni giorno il copione. Il regista gira tutto in presa diretta: ritiene che la commedia brillante deve essere recitata dal vivo e non tollera doppiaggi. E lo dice con tanta convinzione che bisogna credergli, così come gli attori credono al macchinoso copione.
«La Fiera del Cinema», n. 3, marzo 1961
Pochade inoffensiva sotto ogni aspetto, ma che, anche per pressioni dall’alto, fu rititolata Dott. Tanzanella, medico personale del… fondatore dell’impero. Ultimo film di Totò con Mattòli, e non tra i più riusciti anche perché deve cedere il posto all’invadente coppia Tognazzi - Vianello. Con la sua mimica prodigiosa, ì lazzi assaettati, l'inimitabile tempo, Totò domina da cima a fondo questa pochade che avrebbe dovuto trovare il suo pepe nell'ambientazione [...] Ma lo sfondo è sempre casuale, l'azione è praticamente fuori tempo [...] Il film è inoffensivo sotto ogni aspetto e, senza Totò, sarebbe il deserto anche sul piano della comicità più facile.
Morando Morandini, «La Notte», 22 marzo 1961
Ispirato ad una vecchia pochade e liberamente ambientato nei primi anni del ventennio «littorio», questo allegro film dell’inesauribile Mario Mattoli [...]I colpi di scena e le sorprese si succedono a ritmo vertiginoso in una girandola di trovate e di effetti quasi sempre vecchiotti e risaputi, ma tra i quali mostrano di disimpegnarsi a loro agio Ugo Tognazzi (il marito), Virna Lisi (la moglie), Raimondo Vianello (il gerarca), Lauretta Masiero (l’amante), il sempre divertente Totò (il lestofante) e, in parti minori, Lia Zoppelli, Francesco Mulè e Vittorio Congia.
«Il Messaggero», 2 aprile 1961
Ugo Tognazzi, marito della glaciale Virna Lisi, si consola con l'esuberante Lauretta Masiero: la tresca però viene scoperta e in quattro e quattr’otto l’uomo deve fornire un alibi inventato, nè sa trovare nulla di meglio del duce (poiché la vicenda si svolge negli anni delle camicie nere e dei balilla). Da questo spunto abbastanza geniale Mario Mattoli ha tratto una farsa che non sempre regge sul piano dell’eleganza e del brio.
La faccenda infatti si complica con l’intervento di Totò, ladro quasi gentiluomo, che si finge il medico e fornisce l’alibi a Tognazzi, ma poi approfitta del favore fatto per partecipare a un pranzo a cui interviene il ministro Raimondo Vianello e per rubare tutte le posate d’oro. Risate non mancano, ma non sempre — come abbiamo detto — lo spirito è di buona lega.
«Corriere dell'Informazione», 21 aprile 1961
Una farsesca presa in giro degli anni in cui il «saluto romano» era obbligatorio vuol essere Sua Eccellenza si fermò a mangiare, di Mattoli. [...] Abbondano le allusioni pesanti ed i doppi sensi di dubbio gusto. Resta, malgrado tutto, la bravura dell’infaticabile Totò. Nel periodo al quale il filmetto si riferisce simili canovacci erano ambientati in Ungheria; oggi si attribuiscono all’epoca del fascismo. Una rivalsa che può essere comprensibile; tuttavia è lo spettatore che ci va di mezzo.
«Corriere della Sera», 22 aprile 1961
Ambientato nei primi anni del consolidamento del fascismo in Italia, Sua Eccellenza si fermò a mangiare non è tuttavia una satira di quei tempi, essendo abbastanza evidente che la vicenda è stata retrodatata soltanto per motivi di prudenza, se non di pressioni dall'alto: il film infatti prende per il bavero un ministro. Ma questi non compare subito.
Bisogna prima dar tempo a Tognazzi di inventarsi un amico per giustificare con la moglie una scappatella; e a Totò, che ha fiutato il ricatto, di piombare in casa di Tognazzi spacciandosi per quell'amico. Totò non solo è ben accolto dai familiari di Tognazzi, che sta al gioco per amore di quieto vivere, ma addirittura creduto il medico personale di Mussolini; ed è perciò trattato con tutti i riguardi sino ad essere invitato in una villa do- ve dovrà soggiornare un ministro (Raimondo Vianello).
Riuniti così i numerosi personaggi nello stesso luogo, si dà inizio alla consueta comma dia degli equivoci: mentre Totò pesca nel torbido mirando a certe posate d'oro, il posciadlstico andirivieni da una camera da letto all'altra rimane il solo puntello della farsetta, ma conducendo il regista Mattòli l'azione con minor disordine che in altri suoi film, le risate, piuttosto rare nella prima parte, qui s'infittiscono anche se a provocarle sono pesanti doppi sensi e scherzi volgarucci. I comici suddetti, e in particolare Totò, sono gli artefici del modesto divertimento avendo come indispensabili collaboratrici la spigliata Lauretta Masiero, Vlrna Lisi, cui si addice la parte di una moglie di ghiaccio, e Lia Zoppelli.
Leo Pestelli, «La Stampa», 13 maggio 1961
🎞️ Flani pubblicitari: Totò al cinema, a caratteri di piombo 🎞️
I flani pubblicitari erano piccoli annunci a pagamento, pubblicati su quotidiani e riviste specializzate, che anticipavano l’uscita del film. Alcuni recavano titoli alternativi, errori di stampa, o locandine diverse da quelle ufficiali. In questa galleria abbiamo raccolto le versioni più rare e curiose riguardanti Totò.
La censura
La condizione che la Commissione di revisione censura impone alla produzione, è il divieto di visione ai minori di anni 16. Vengono inoltre epurate alcune battute ritenute “offensive del decoro e del prestigio dei funzionari della Forza Pubblica”. Solo undici anni dopo la visione del film è autorizzata senza limiti di età. Successivamente riproposta in VHS prima e in DVD poi, nel 1972 su segnalazione della SIAE viene bloccata la distribuzione nei cinema del film, poichè riproposto indebitamente col titolo “Il dott. Tanzarella medico personale del... fondatore dell'impero”.
Documenti censura del film Sua Eccellenza si fermò a mangiare, 1961 - I Edizione - Direzione Generale Cinema
Ministero del Turismo e dello Spettacolo - Direzione Generale dello Spettacolo
Domanda di revisione 34271 in data 13 marzo 1961
«Revisionato il film il giorno 16 marzo 1961, si esprime parere favorevole alla programmazione in pubblico a condizione che sia VIETATO AI MINORI DI ANNI 16 e siano eliminate:
1 - le battute dell'agente di PS che, all'affermazione del lestofante Gennarino, che in Italia non ci sono più ladri, risponde: "Ha ragione, mi scusasse, scusasse tanto!..." (I rullo)
2 - la battuta del commissario di PS che, su invito di Totò ad arrestare il presunto ministro ladro, esclama: "Ho famiglia" (X rullo). Tali battute, a parere della Commissione, debbono ritenersi "offensive del decoro e del prestigio dei funzionari ed agenti della forza pubblica, ai sensi dell'art. 3 lettera C del Reg. annesso al Decreto 24 settembre 1923 n.3287 e di autorità pubbliche (norma citata)"
4 - Sia ridotta la scena della ragazza coi seni eccessivamente scoperti visitata da Totò finto medico (Ridotta m. 4 - art. 3 lettera A del Reg. annesso al Decreto 24 settembre 1923 n.3287) Il rappresentante del Ministero dell'Interno, in base alla disposizione citata, esprime l'avviso, peraltro non condiviso dagli altri due componenti la commissione, che debbano essere eliminate:
1). la battuta di Gennarino "...finiti i ladri... In Italia i ladri non ci sono più, brigadie'..." (I rullo);
2). la scena dei due carabinieri che, in alta uniforme, salutano militarmente al passaggio del ministro in macchina (VIII rullo);
3). la battuta di Totò, rivolto al commissario: "Un ministro ha sempre qualche cosettina sulla coscienza" (X rullo).
Lunghezza dichiarata m.2805, dopo i tagli m.2738
Revisionato il film nuovamente il giorno 28 marzo 1961, si constata l'effettuazione dei tagli prescritti.»
Roma, 17 marzo 1961
Vanno eliminate o modificate tre battute:
1) Nella scena iniziale viene tagliata la risposta di una guardia («Ha ragione, mi scusasse, mi scusasse tanto!»)
2) La battuta di un commissario di PS: «Ho famiglia» diventa: «Ma scherziamo?».
3) La maliziosa battuta di Totò: «Se è ministro, per forza» viene modificata: «Eh già, è un cleptomane!».
4) Vengono effettuati tagli alla scena della ragazza coi seni eccessivamente scoperti visitata da Totò finto medico (detta scena è stata ridotta a complessivi 4 metri, n.208 fotogrammi)
Vanno inoltre eliminate le battute:
1) Gennarino: «... finiti i ladri... In Italia i ladri non ci sono più brigadiè»;
2) la scena dei due carabinieri che, in alta uniforme, salutano militarmente al passaggio del Ministro in macchina;
3) la battuta di Totò, rivolta al Commissario: «Un ministro ha sempre qualche cosettina sulla coscienza».
A seguito di un controllo della Questura di Napoli, il Direttore Generale Nicola De Pirro rileva alla produzione DDL:
La Questura di Napoli ha segnalato che da un controllo effettuato alle copie del film "Sua eccellenza si fermò a mangiare" è stato rilevato che non risulta essere stata effettuata la riduzione a soli metri 4 della scena del film "in cui appare una ragazza con i seni eccessivamente scoperti visitata da Totò finto medico" in conformità di quanto è stabilito sul relativo nulla osta n.34271 del 28 marzo 1961.
Indipendentemente dai provvedimenti che potranno essere presi dalle competenti Autorità di P.S. si diffida codesta Società ad effettuare immediati controlli su tutte le copie in circolazione al fine di assicurare che tutte le copie stesse siano rispondenti alle condizioni alle quali fu a suo tempo rilasciato il nulla osta di proiezione in pubblico e si fa presente che qualora dovessero verificarsi la proiezione in pubblico dì copie del film non corrispondenti alla copia approvata saranno applicate a carico di codesta Società le sanzioni previste dal regolamento annesso al R.D. 24 settembre 1923, n.3287.
Con l'occasione si invita codesta Società a voler far conoscere i motivi che hanno determinato questa infrazione.
f.to Il Direttore Generale Nicola De Pirro
Roma, 21 aprile 1961
La Società DDL in data 8 maggio 1961 comunica di aver apportato i tagli richiesti, chiedendo che ne siano informate le questure di Roma e Napoli, onde evitare «spiacevoli e immeritate conseguenze legali».
Ministero del Turismo e dello Spettacolo - Direzione Generale dello Spettacolo
Domanda di revisione (2a Edizione) 58350 in data 28 maggio 1971
«Si esprime parere favorevole alla visione in pubblico senza limiti di età»
Vengono aggiunti mt 150 di repertorio dell'epoca (1923)
Roma, 9 maggio 1971
SIAE - Roma
Al Ministero del Turismo e dello Spettacolo - Direzione Generale dello Spettacolo
Oggetto: film "Il Dott. Tanzarella medico fondatore dell'Impero"
Si porta a conoscenza di codesto Ministero che la pellicola in oggetto, alla quale non risulta sia stato rilasciato il nulla osta di proiezione in pubblico, è stata proiettata nelle località e nei giorni che qui di seguito si elencano: [...] E' stato segnalato a questi Uffici che la pellicola in questione dovrebbe essere una riedizione del film "SUA ECCELLENZA SI FERMO' A MANGIARE" che il 17/3/1961 ottenne il nulla osta n. 34271 e il 4/6/1971, come riedizione, il nulla osta n. 58350.-
Roma, 27 novembre 1972
MANENTI Film - Roma
Al Ministero del Turismo e dello Spettacolo - Direzione Generale dello Spettacolo
Oggetto: film "Il Dott. Tanzarella medico fondatore dell'Impero"
La sottoscritta MANENTI FILM, in merito alla sospensione del visto di libera circolazione in pubblico relativa al film "SUA ECCELLENZA SI FERMO' A MANGIARE" decisa da codesto On.le Ministero, nel mentre conferma di avere variato senza autorizzazione il titolo del film in "DOTT. TANZARELLA, MEDICO PERSONALE DEL FONDATORE DELL'IMPERO", si impegna formalmente a rispristinare i vecchi titoli onde poter riottenere la libera circolazione del film in Italia.
La sottoscritta fa presente che il film di cui sopra è stato acquistato per un periodo determinato di esclusiva scadente, appunto, entro il prossimo anno. Per quanto precede, essendo obiettivamente onerosa la spesa del nuovo materiale pubblicitario che dovrebbe essere ristampata con il vecchioi titolo, si impega alla ristampa dei rappezzi e comunque alla totale eliminazione del titolo abusivamente apposto [...]
Roma, 5 dicembre 1973
La contadina formosa non piace al censore

La Commissione censura di 2a istanza, impone che «sia ridotta la scena della ragazza coi seni eccessivamente scoperti, visitata da Totò finto medico», nella quale il medico personale del Duce del fascismo visita accuratamente anzichè un vecchietto novantenne («Questo se ne va, se ne va...»), la sua giovane nipote, ben dotata di «freschezza, giovinezza, bellezza e opulenza».
Questo il dialogo censurato:
Ragazza: «Come?»
Totò: «Opulenza.»
Ragazza: «Ma che è?»
Totò: «Sì, io più ti guardo e più mi convinco che tu sei opulenta.»
Ragazza: «Ma che è, una cosa grave?»
Totò: «Sì, in questi casi io consiglio sempre di mettersi a letto. Ah!oh...»
Ragazza: «Ma che fa?»
Totò: «Voltati, fammi sentire, fammi sentire. Queste villane! Oh!»
I documenti
Uscite in home video di Sua Eccellenza si fermò a mangiare (aka Il dottor Tanzarella…), suddivise per formati, edizioni, anni e contenuti bonus (quando disponibili).
📼 VHS
- Edizione Azzurra Club (anni '90)
Videocassetta PAL, distribuita da Azzurra Club Home Video (etichetta raffigurata su eBay, presumibilmente anni ’90–2000). Non ci sono note su contenuti extra: si tratta di una riedizione standard, custodia color azzurro intenso, stampa buona condizioni - Edizione "Da collezione" (anni '90)
VHS in buone condizioni venduta da Mike00Store (eBay, 2025). Caduta in distribuzione commerciale limitata, nessun bonus segnalato - Varianti “editoriale”
Altre VHS (catalogate su PicClick) comprendono edizioni generiche senza informazioni sui contenuti extra
➡️ Sintesi VHS: tutte le edizioni sembrano cassette standard, con qualità immagine mediamente buona, nessun contenuto speciale, lanciate negli anni ’90 e vendute da collezionisti.
💿 DVD
- Edizione Amazon Italia (~2000)
In vendita su Amazon: DVD monodisco a circa 34 €. Rating 2,4/5 stelle su 5 . Nessun riferimento a contenuti extra (making‑of, introduzioni, trailer etc.).
➡️ Sintesi DVD: unica edizione nota, distribuita senza contenuti speciali, DVD singolo distribuito attraverso canali retail classici.
📁 No Blu‑Ray o edizioni recenti restaurate
- Nessuna notizia di versioni rimasterizzate, restauri o edizioni speciali in Blu‑Ray. Il film è assente da collane cinematografiche moderne (es. Cineteca, CG Entertainment). Le uniche versioni ufficiali rimangono quelle VHS e il DVD Amazon.
📋 Tabella riepilogativa
| Formato | Etichetta & Anno | Note | Contenuti speciali |
|---|---|---|---|
| VHS | Azzurra Club (’90–’00?) | Custodia azzurra, originale | Nessuno |
| VHS | Edizione “Da collezione” | Venduta da collezionisti | Nessuno |
| VHS | Altre generiche (PicClick) | Senza dettagli distribuzioni | Nessuno |
| DVD | Edizione retail (~2000) | In vendita su Amazon | Nessuno |
🔍 Conclusioni
Da quanto emerge, Sua Eccellenza si fermò a mangiare è stato rilasciato su home video solo in formati VHS (anni ’90) e DVD (anni 2000), senza alcun contenuto speciale, al luglio del 2025. Non esistono versioni restaurate o Blu‑Ray, né supplementi come interviste, commenti audio, clip promozionali o documentari. Le uscite più diffuse sono quelle VHS da collezione, mentre l’unica edizione DVD è un rilascio standard, reperibile ancora su Amazon. Vanno comunque prese in considerazione le iniziative di cineclub, Cineteca di Bologna o collezionisti privati: finora, però, non ci sono segnalazioni ufficiali.
Totò, Mattoli, Sua eccellenza e il "coso"

"Sua Eccellenza si fermò a mangiare" rieditato nel 1967 col titolo "Il dottor Tanzarella, medico personale del... fondatore dell'Impero", segna anche la fine del rapporto artistico Totò - Mattoli. Il regista aveva la fastidiosa abitudine di chiamare i suoi attori "coso" e talvolta accadeva anche con Antonio de Curtis, il quale già in passato aveva avuto da ridire sul discutibile modo di fare di Mattoli. Successe di nuovo durante la lavorazione di questo film e, dopo una breve discussione, Totò decide di interrompere ogni rapporto di lavoro col regista.
Cosa ne pensa il pubblico...

I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com
- Divertente pochade (**½) basata su sostituzioni di persona, equivoci e coincidenze: niente di nuovo ma il film è divertente, riscuote non poche risate e molti sorrisi. Cast meraviglioso, con Totò in gran forma (il suo duetto in veneto con Mulè è un piccolo capolavoro), un ottimo Tognazzi, una splendida Virna Lisi e via dicendo. A un certo punto De Vico pronuncia una battuta sicuramente di Metz: "Sì, signora Contessa"! Curioso che si dichiari nei crediti iniziali che la vicenda si svolge nel 1923, perché la cosa non torna: nel '23 non c'era il Regime, non c'erano le Giovani Italiane eccetera.
- Commedia degli equivoci diretta dal bravo Mattoli. La trama è degna di una pochade con equivoci, doppi sensi, allusioni e quant'altro ma la sceneggiatura è ben congegnata, il regista mantiene un ritmo elevato e il cast presenta un Totò in grandissima forma ben supportato da un cast più che degno. Divertente.
- Che dietro l'ambientazione nel '23 ci sia l'Italia democristiana lo rivelano gli accenni anacronistici al frigorifero: del resto, il guazzabuglio gogoliano in cui affondano le ipocrisie del ministro e del sottobosco che lo circonda (con giro di oro rubato, impotenza sessuale, corna varie e inchini al potere) sarebbe davvero troppo spinto. "Sarebbe" perché poi il plot (ben costruito) si attesta a un livello più soft e convenzionale, diluendone la carica potenziale. Ma a far ridere e divertire ci pensa Totò, con buone spalle maschili e femminili.
- Per salvare il matrimonio, un possidente deve far passare la propria amante per la moglie di un ladro, che a sua volta si spaccia per il medico personale del Duce. A complicare le cose, l'arrivo di un onorevole con qualche problema di prestazione. Tardo Totò, che deve lasciare spazio alla coppia Tognazzi-Vianello, per questa pochade che tuttavia trova proprio nella sua presenza le principali occasioni di divertimento. Nonostante il cast, il film è modesto, la satira politica all'acqua di rose, la comicità volgarotta.
- Discreta commediola fornita di un buon ritmo, di una regia di buon livello e, cosa più importante, di un cast affiatatissimo. La coppia Totò/Tognazzi fa faville, con battute e situazioni esplosive che li vedono grandi protagonisti. Notevole anche il resto del cast dove spiccano gli esilaranti Vianello, Congia, Mulè e De Vico. Da riscoprire.
- Divertente pochade che se da una parte presenta situazioni abbastanza prevedibili, dall'altra lo fa con un tale ritmo che impedisce di annoiarsi. Ma quello che fa la differenza è, ovviamente, un Totò che si divora la scena nei panni del delinquente spacciato per illustre medico, uno di quei ruoli in cui esprime il meglio di sé. Equivoci come se piovesse, attori brillanti ed un Totò monumentale: quanto basta per divertirsi un'ora e mezza.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Le spiegazioni mediche di Totò.
- Farsa ad equivoci che più che dalla storia (abbastanza esile) viene tenuta in piedi dall'ottimo cast. Totò ovviamente è una spanna sopra gli altri, ma Tognazzi si dimostra un buon co-protagonista, anche se ancora lontano dalle interpretazioni future. Divertente il commissario credulone interpretato da Mulè, così come il discorso fatto da Vianello (l'onorevole) senza sapere di chi sta parlando.
- Niente di rilevante. Il duo Tognazzi-Vianello mai funziona: Tognazzi perché non ha ancora trovato il registro drammatico-grottesco della carriera, Vianello poiché privo di forza attoriale propria. Ci si trastulla in equivoci e scipiti doppi sensi, anche un po' volgari. Le uniche impennate (diluite nella mediocrità generale, purtroppo) si hanno con Totò, devastante quando si disinteressa della sorte del vorace novantenne e poi lo "salva" con una dieta ipercalorica.
- Una simpatica commedia basata su una serie di divertenti equivoci e una situazione inverosimile dove sia Totò che il resto del cast riescono a imperversare con buoni risultati. La prima parte è nettamente la migliore, la seconda si perde parecchio nei meandri di una sceneggiatura che inizia a smarrirsi e finire le idee. Comunque piacevole e meritevole di una visione.
- Divertente commedia degli equivoci che sfoggia un Totò in gran forma. Si ripropone nella seconda parte l'accoppiata Tognazzi/Vianello, ma con risultati non particolarmente brillanti. Meglio la sempre ironica Masiero, ma è un po' tutto il cast che si coordina bene, merito anche di una trama che non prende vie scontate.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Ricordati che non tutte le opulenze vengono col buco!
- Buona commedia degli equivoci con un cast di tutto rispetto a cominciare da un Totò sicuramente in forma che ci regala alcuni momenti divertenti. Da sottolineare una bellissima e divina Virna Lisi agli albori che ha come marito un altrettanto bravo Ugo Tognazzi. Bene anche la Masiero e Vianello. Traspare un po' di noia, ma tutto sommato lo spettacolo è assicurato.
- Non amo le 'pochades' e questa non fa eccezione (oltretutto non sono obiettivo giacché DETESTO la Masiero: l'ho sempre detestata!). Uno dei film pià brutti (sebbene non fra i più brutti in assoluto) nei quali sia coinvolto il grande Totò -- ma come ha giustamente osservato un altro amico davinottiano, si tratta più che altro di un film di Tognazzi-Vianello. Si salvano a malapena alcune battute ("l'opulenza", "ne avete di finocchi?" "beh, in paese qualcuno se ne trova") ma il bilancio complessivo è purtroppo negativo.
- Divertente commedia di Mattoli con un soggetto à la Feydeau sceneggiato con gusto e ritmo. Totò, orfano delle sue spalle storiche, lascia spazio al collaudato duo Tognazzi e Vianello che improvvisano straordinari duetti. Grandi prove anche della Lisi e della Masiero, che in più di un'occasione rubano la scena agli uomini. Se si chiude un occhio sulle solite approssimazioni di regia (il fascismo nel '23...) ci si diverte, sorridendo spesso, quasi mai di pancia. Pregevoli duetti fra Totò e Mulè infarciti di doppi sensi anche raffinati. Buono!• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: I duetti Totò-Mulè; Tognazzi che preferisce passare per ladro piuttosto che per cornuto; "Mal costume mezzo gaudio"; La telefonata finale di Totò.
- Ultimo film di Totò diretto da Mattoli. Qui, in questa modesta pochade, il comico raggiunge uno dei vertici più alti della sua carriera. E’ assoluto protagonista nonché dominatore della scena, interpreta il falso dottor Tanzanella in chiave farsesca rompendo l’ordine delle gerarchie e opponendo il suo anarchico cinismo alla forza dell’autorità costituita, ma il suo estro recitativo, ricco di sfumature psicologiche e di invenzioni verbali, si impone in modo misurato, con realismo e credibilità, senza che l’attore calchi troppo il pedale del grottesco.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: I caratteristi, Vianello, Tognazzi, Virna Lisi, De Vico, Lia Zoppelli, Lauretta Masiero... offrono un sontuoso accompagnamento recitativo all'assolo di Totò.
- Dove c'è Totò è difficile non trovare divertimento e gradevole cinema. Anche in questo film, che pure in alcune occasioni rallenta e si perde nella pochade più scontata, la presenza del Principe determina il salto di qualità. D'altronde il cast è di ottimo livello (un cenno particolare alla meravigliosa Virna Lisi), con nomi illustri all'altezza della situazione.
- L'equivoco è il filo conduttore di questa simpatica commedia di Mattoli ambientata nel ventennio fascista. Totò come spesso accade è il fulcro del film mentre Tognazzi e Vianello sono ottime spalle; tra le donne si distingue una bellissima Virna Lisi. Un susseguirsi continuo di equivoci che portano a un finale molto divertente.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Totò che invita i commensali a urlare Eia Eia Alalà è da morire dal ridere.
- Film con protagonista un ottimo Tognazzi che riesce a reggere il confronto con un Totò meno presente ma non per questo meno divertente. Gioco degli equivoci a catena, sorretto da un cast di tutto rispetto, che non si aggroviglia su se stesso e riesce a intrattenere fino alle battute finali. Certo, le situazioni non sono originalissime (tradimenti coniugali, onorevoli birbanti, metus reverentialis verso il duce) ma poco male, si ride lo stesso.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il commissario che porta l'ultima forchetta al Dottore, sperando in una promozione; Tanzarella che scopre il male da cui è affetto il vecchino.
- Uno spunto stuzzicante, un soggetto pruriginoso, un ambiente circoscritto che ben si presta ai mille equivoci e scambi di persona della pochade (in questo caso, però, un po' "meccanici" e poco fantasiosi), un gruppo di attori di gran mestiere. Il film è tutto qui, con in più un tocco di innocua satira del fascismo. Fastidiosamente moraleggiante nel licenziare il tradimento di lui come banale incidente di percorso, laddove il vero fattaccio secondo la morale dell'epoca (e non solo), le corna da parte di lei, è usato solo come espediente.• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Lo scambio di battute finale tra il sedicente dott. Tanzarella e il commissario, che finisce "cornuto e mazziato".
Le incongruenze
- La "Camera di Garibaldi", costruita al piano terra, dopo la venuta di "sua eccellenza" risulta al primo piano: infatti Tognazzi, dovendo andare a chiamare il ministro nella camera, sale le scale!
- Ernesto (Ugo Tognazzi) a inizio film chiama il centralino telefonico componendo un numero solo,la suocera (Lia Zoppelli) qualche tempo dopo ne compone ben quattro per la stessa operazione.
- Il film è rieditato (nei titoli di testa) con il titolo "Il Dott. Tanzarella medico personale del... fondatore dell'impero", peccato che sempre nei titoli di testa si evince la data "venerdì 23/2/1923, e l'impero venne fondato nel 1936 .
- Mussolini, mai citato esplicitamente, è sempre chiamato "Duce", appellativo assegnatogli molto dopo 1923, anno di ambientazione del film.
- Siamo sempre nel 1923 e viene raccontato come Ernesto e il dottore si siano conosciuti durante la guerra "dieci anni fa". Ma a quale guerra del 1913 si riferiscono? Quella di Libia è del 1911/12 e quella mondiale è del 1915/18
- Un pò durante tutto il film, ma in particolar modo all'inizio quella di Ernesto, le sigarette fumate cambiano la loro lunghezza a seconda delle inquadrature
- All'inizio del film, la distanza tra il ladro (compare di Totò) ed il poliziotto con cui parla, varia al cambio d'inquadratura.
- All'inizio del film Totò entra, dalla finestra, nel palazzo ove si tiene una festa. L'inquadratura è principalmente sulle scarpe con "caloches" di Totò, ma un singolo fotogramma rivela (nella fattispecie, quando entra dalla suddetta finestra) che in realtà si tratta di una controfigura, mostrandone il viso
- Quando, all'inizio del film, Ernesto lascia l'amante e prende il taxi dà all'autista l'indirizzo: "Via Ciro Menotti 2". Però, quando la mattina seguente arriva la suocera a bordo di un calesse, il civico dove entrerà è visibilmente il numero 1
- All'inizio del film, quando Totò entra dalla finestra nel palazzo, le inquadrature sono tutte sulle parti basse del busto. Però, esattamente quando l'inquadratura passa all'interno ed entra dalla portafinestra, un fotogramma mostra che la persona non è affatto Totò ma una controfigura - e molto più giovane.
- Al ricevimento nella casa di campagna, Virna Lisi suona al pianoforte. Lia Zoppelli (la contessa Bernabei), invita Virna a suonare il nuovo tango. La melodia si rivela la stessa suonata immediatamente prima.
- Lauretta entra nella camera di Ernesto (nella casa di campagna) e la porta, aprendosi, cigola da matti mentre quando la stessa Lauretta esce sembra perfettamente oliata
- Durante il film, ambientato durante il "ventennio", i protagonisti, tutti appartenenti all'elite fascista (gerarchi, onorevoli, ufficiali, forze dell'ordine) si danno del "lei", cosa vietata dal regime (era obbligatorio il "voi"). Errore che delle persone così inserito all'entourage fascista non avrebbero mai fatto.
- Il film è ambientato nel 1923, peccato però che Virna Lisi suoni al pianoforte le canzoni "Creola" e "Tango della gelosia", composte rispettivamente nel 1926 e nel 1930
- Nel film - che ricordo essere ambientato nel 1923 - i personaggi fanno accenno al noto caso Bruneri-Canella, caso di cronaca che però venne alla ribalta solo nel 1926-27.
www.bloopers.it
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| Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo. | |
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LA CASA DELLA MASIERO - Inizio film: La casa di Lauretta (Masiero), amante di Ernesto (Ugo Tognazzi), dove Gennarino (Ignazio Leone) fa da palo a Totò, è in Via Eleonora Pimentel 2 (quartiere delle Vittorie) a Roma |
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| Quando Gennarino si volta verso l'alto per guardare il balcone dove si è intrufolato Totò abbiamo la certezza che il posto sia quello. Si noti che l'ingresso opposto dello stesso palazzone diverrà, 40 anni più tardi, la casa di Ricky Tognazzi in Commedia sexy. | |
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LA CASA DI ERNESTO (UGO TOGNAZZI) - Seguiamo la carrozza arrivare in via Ciro Menotti a Roma, perchè per riconoscere la casa di Tognazzi bisogna partire da qui, dal momento che è cambiata radicalmente |
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| Una volta appreso (anche dal cartello) che siamo in via Menotti, seguiamo la carrozza svoltare per trovarsi di fronte alla casa di Tognazzi, che sta quindi in via Ciro Menotti 1 a Roma. Non ci sono stacchi, per cui possiamo dire con certezza (per quanto possa sembrare incredibile) che la casa di Tognazzi è esattamente quella che vedete qui sopra | |
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La villa dei Bernabei dove si svolge gran parte del film e dove Tanzarella (Totò) cerca di rubare le posate è la stessa Casale di Santa Maria Nova sull'Appia Antoca dove è stato girato anche Che fine ha fatto Totò baby?,già inquadrata lo stesso anno in Sei donne per l'assassino. |
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| Questo l'interno, già incontrato altre volte e sempre riferito a questa villa |
Sua eccellenza si fermò a mangiare (1961) - Biografie e articoli correlati
Angelini Nando
Approfondimenti e rassegna stampa - Virna Lisi
Articoli & Ritagli di stampa - Rassegna 1961
Bertucci Ughetto (Ugo)
Biagetti Edy (Edoardo)
Bruno Nando (Ferdinando)
Campori Anna
Carosello Flora
Castellani Mario
Congia Vittorio
De Vico Pietro
Drudi Vera
Ferrio Gianni
Fifa e arena (1948)
Filadoro Giovanni (Filidoro)
I pompieri di Viggiù (1949)
Il principe e la ballerina – «L'Europeo», 23 giugno 1990 — La storia di Liliana Castagnola e l’amore impossibile con Totò
La censura contro Totò – Quando la sua comicità faceva paura: tagli, accuse e moralismo nel cinema e nel teatro di Totò
La promessa mancata di Virna Lisi — «Tempo», 18 febbraio 1961 — Il rientro dell'attrice sul set cinematografico con Totò
Laurenti Romolo
Leone Ignazio
Libassi Renato
Libassi Salvo (Salvatore)
Lisi Virna (Pieralisi Virna)
Mancori Alvaro
Mancori Sandro
Masiero Lauretta
Mattòli Mario
Metz Vittorio
Mignone Toto (Ottone o Totò)
Mulè Francesco
Siletti Mario
Tognazzi Ugo
Totò 1971 - Totò al Giro d'Italia — «ABC», 24 dicembre 1971 — Il boom postumo di Totò nei cinema d’essai nel terzo momento magico di Totò
Totò al Giro d'Italia (1948)
Totò e... Mario Mattoli
Totò terzo uomo (1951)
Ugo Tognazzi — Un povero Nero Wolfe con famiglia a carico — «Tempo», 2 maggio 1970 — Tognazzi e il ritorno alla TV
Ugo Tognazzi con i capelli grigi — «Tempo», 3 marzo 1962 — Il personaggio de La voglia matta
Ugo Tognazzi ha fatto tutto: rivista, cinema, teatro, TV — «Radiocorriere TV», 17 novembre 1990 — Il ricordo di un gigante
Ugo Tognazzi padre di sé stesso — «Epoca», 27 febbraio 1972 — Il cinema di Alberto Bevilacqua
Ugo Tognazzi sposerà Franca Bettoja — «Tempo», 17 febbraio 1965 — Retroscena sentimentali di un attore famoso
Ugo Tognazzi, il seduttore geloso — «Tempo», 4 luglio 1964 — Vita privata e recitazione
Vianello Raimondo
Virna Lisi — Prenderà il posto di Marilyn? — «Epoca», 24 maggio 1964 — Il debutto hollywoodiano e la trasformazione di una diva
Virna Lisi — Virna di ferro — «Epoca», 2 dicembre 1962 — Il ritratto di una star tra successi cinematografici e vita privata
Virna Lisi diventerà maggiorenne in America — «Tempo», 8 aprile 1958 — La determinazione di una giovane star
Zoppelli Lia
Riferimenti e bibliografie:
- "Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
- "Totò proibito" (Alberto Anile) - Ed. Lundau, 2005
- "Totò: principe clown", Ennio Bìspuri - Guida Editori, 1997
- "Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
- "I film di Totò, 1946-1967: La maschera tradita" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998
- Clara Maffei, Associazione culturale - Mario Mattoli associazioneclaramaffei.org
Sintesi delle notizie estrapolate dagli archivi storici dei seguenti quotidiani e periodici:
- Paolo Mereghetti, 1961
- «Corriere dell'Informazione», 5 gennaio 1961
- «La Fiera del Cinema», n. 3, marzo 1961
- Morando Morandini, «La Notte», 22 marzo 1961
- «Il Messaggero», 2 aprile 1961
- «Corriere dell'Informazione», 21 aprile 1961
- «Corriere della Sera», 22 aprile 1961
- Leo Pestelli, «La Stampa», 13 maggio 1961












