Mina ha letto sul giornale che sta per sposarsi


Un giornalista romano ha scritto per Mina parole traboccanti di affetto. Poi un amico favorì il loro primo incontro; e da allora ci furono mazzi di rose rosse, voci, smentite, lunghissime telefonate e - in questi giorni - l’improvvisa partenza dei due per Lugano
Roma, febbraio
Invertendo l'ordine delle coppie, il risultato non cambia: tu dai il tuo uomo a me, io do mia moglie a te. Il carosello matrimoniale della café - society italiana non concede un attimo di respiro, come nella famosa canzone della Vanoni: senza fine, senza fine. Interrogativi strazianti o esortazioni moralistiche accompagnano la girandola mondano-sentimentale: chi insidia la felicità di Raf (Vallone) ? Oppure (al maestro-playboy Augusto Martelli) : attento Augusto, le tedeschine ti danno alla testa. All’approssimarsi dei festival, prevale invece il tono patetico-familiare del tipo: cinque mammine cantano e stanno in pena. Chi darà la pappa ai loro bebé?
Tutto ciò, ovviamente, sarebbe stucchevole se a ravvivare la monotonia del giro non subentrasse, di volta in volta, una nuova categoria professionale da accoppiare alle cantanti, alle vallette della TV o alle attrici in cerca di rugiada pubblicitaria che rinfreschi il fiore appena appassito della loro fama. Anni fa, a questa bisogna, si prestavano egregiamente i fotografi giramondo come David Bailey o Willy Rizzo: toccava a loro sposare le dive del momento; ora. invece, tocca ai giornalisti. Una nostra collega mette in crisi il ménage del "mago” del pallone, Helenio Herrera; Annabella incontrerà Paola Panni sposano due maestri della carta stampata; ed ora la notizia strabiliante: Mina, la mitica, ''favolosa” tigre di Cremona, la cantante più brava e accreditata della musica leggera italiana, ha capitolato davanti a una sfilza di righe di piombo indirizzatele al cuore da un giovane cronista di un quotidiano romano, una vera dichiarazione d’amore stampata in corpo sette, giustezza nove, pagina degli spettacoli.


«Forse non è bella — scrisse di lei Virgilio Crocco nel fatidico articolo — ma può piacere; così alta, piena e vitale. La gente in silenzio ascolta la sua voce lacerante... Son tutte storie disperate e struggenti c sembrano le sue storie, con quei brevi singulti, con quel rauco spegnere le note e le parole. con la violenza degli attacchi».
Due vite diverse
Ma nessuno si accorse che l'ardente fiamma del sentimento guizzava tra le righe di piombo, nessuno, nemmeno Mina. Solo alcuni colleghi del giornale s'impensierirono. «Sei un ragazzo serio — gli dissero — colto e per bene, perchè devi cacciarti in un'avventura?». Sembrava un discorso sensato, ma la logica dell'amore non accetta il buon senso. L'innamorato si compiace, a volte, di misurarsi con le difficoltà in una sorta di sfida tanto più eccitante quanto più ardua e remota sembra la meta da raggiungere.

«E’ una donna come le altre — rispose il giovane giornalista del Messaggero — non capisco che cosa ci troviate di strano in questa storia. Se poi siete ancora fermi al vecchio pregiudizio che identifica con una creatura perduta ogni donna che non eserciti una professione tradizionalmente borghese, allora considero chiuso l'argomento e non ne parliamo più». Risentiti. gli amici di redazione, aggirarono l'ostacolo: «Non si tratta di questo — argomentarono; — ma ti rendi conto che provenite, ciascuno, da due mondi diversi e vivete, in pratica, due vite diverse? Tu col tuo lavoro, i tuoi film, i tuoi interessi; lei le tournée, i festival, gli impegni mondani, i rapidi spostamenti da un punto all’atro della terra. Come farete i vivere insieme, ad armonizzare le vostre due esistenze?». Crocco scosse il capo: «Ce la faremo — disse, — ce la dovremo fare, niente è impossibile se ci si vuole veramente bene».
Era "cotto”, Virgilio Crocco, e non ne faceva mistero; Mina era stata da sempre la sua passione o, per meglio dire, gli era entrata nel cuore quando si accorse che non poteva restar fedele in eterno a una passione giovanile, nata sui banchi del liceo. Lei, ormai, si era sposata e lui aveva proseguito per la sua strada: sempre serio, riservato, un ragazzo d’altri tempi insomma. Ma, forse, anche l'amore di Crocco per Mina sarebbe rimasto confinato nella sfera del platonico se un collega, legato a lui da affettuosa consuetudine, non avesse involontariamente messo la paglia accanto al fuoco.
Faceva freddo, a Roma, quella sera del 6 febbraio. Col bavero del cappotto rialzato e le mani in tasca, Virgilio Crocco uscì dal palazzo del Messaggero e si fermò un attimo all'angolo di via del Tritone. Un colpo di clacson, un cenno: monta! «Dove vai? — chiese Virgilio al collega del suo giornale, — dove corri?». La risposta giunse secca come un colpo al cuore: «A Terni: domani consegnano alla Mina il "Valentino d'oro”. Che fai, m’accompagni?».
La sera del 7 febbraio. Mina, i due giornalisti romani, Sergio Bernardini, proprietario della "Bussola” di Viareggio e il manager della cantante, erano a cena insieme. Che si dissero, Anna Maria Mazzini e Virgilio Crocco? Quasi nulla; ma una strana intesa si stabilì subito fra loro. Un lungo discorso fatto di sguardi e di allusioni, un discorso che solo una donna può capire.

«Ci vediamo?»
Il mattino seguente, come è nella migliore tradizione. un fattorino dell’albergo bussò discretamente alla porta della diva: «E' per lei, signorina» ed era una splendida corbeille di rose accompagnata da un biglietto ancora più eloquente dei fiori: «Io ti amo, e tu?». Mina s’attaccò al telefono. «Ciao — disse con naturalezza la cantante. — Quando ci vediamo?».
E' difficile che l'intuito di una donna non colga nel segno. Quel ragazzo con la faccia che ricorda un po’ Paul McCartney dei Beatles, era diverso da tutti gli uomini che le erano ronzati intorno appropriandosi a volte del suo nome e sfruttando la sua fama. Era un giovane pulito, ecco; certo, un sentimentale. Ma questa non è una dote positiva al giorno d'oggi che non sai più a chi accordare la tua fiducia senza essere tradita, ingannata, delusa? Mina, che è una "totalitaria” nelle sue decisioni, una sera fu capace di spendere 125mila lire in telefonate per parlare con Virgilio, trattenuto a Roma da impegni di lavoro. Il filo del telefono, dunque, ha fatto da dolce raccordo sentimentale fra la cantante e il giornalista durante tutto il periodo che Mimi e Gaber sono rimasti in giro per l'Italia a presentare il loro spettacolo musicale.
Ma bastano le chilometriche telefonate, le sortite furtive, le sparizioni improvvise della cantante, a giustificare un passo decisivo come il matrimonio? Gli amici di Crocco ne sembrano convinti. «Volete che Virgilio, così serio com’è, impegnasse il suo autorevole giornale nella pubblicazione di una notizia tanto clamorosa se non fosse più che sicuro del fatto suo?».
Cerio, l’argomento è valido; ma l'atteggiamento di Mina, allora, che nei giorni scorsi s’è mostrata scettica e disincantata? F. poi, la cantante non era legata al maestro Augusto Martelli da una di quelle ‘affettuose amicizie” che paiono ormai consolidate e tenaci?
Innanzi tutto, replicano gli ottimisti, quella di Mina, nella smentita è un'abile tecnica. La ragazza non ne può più. Qualunque cosa faccia o dica succede l'iradiddio. Se dimagrisce giurano che è malata, se mette la parrucca coi riccioli insinuano che abbia un'altra crisi sentimentale, se va in clinica per disturbi epatici sussurrano che aspetta un bambino. E’ comprensibile, no, che si difenda? Quanto, poi. al maestro Martelli sembra che sì stia già consolando con una tedeschina bionda. Carla Hemke; una ragazza che fino a poco fa. circolava col paroliere Franco Califano.

Lunga vacanza
Allora, tutto rientrerà nell’ordine previsto? Virgilio Crocco, in partenza da Roma. dà risposte sibilline. «Le nozze con Mina? Certo, ma attenzione: o adesso o mai più. Il luogo degli sponsali? All’estero di certo, ma non so dove. In Svizzera, forse, o meglio in America». Ma la storia del papà, funzionario dello Stato, e della mamma che si opporrebbero alle nozze con una cantante? «Tutte bugie male inventale. E poi. sono un uomo, ho trenta anni (come Mina) saprò bene quello che faccio». Di più non è possibile cavargli. Per lui, abituato al silenzio e alla discrezione, è un momento delicato. Lo stesso direttore del Messaggero, con felice intuito, gli ha accordato una ventina di giorni di permesso.
La circostanza singolare, però, è che le vacanze di lui coincidono stranamente con il riposo di lei. Mina sostiene che aveva già deciso da tempo di trascorrere un periodo di libertà a Lugano, col figlioletto Massimiliano. Ma. se le nostre informazioni sono esatte, Lugano fu la città-galeotta, quella del "lungo incontro” in cui Mina e Virgilio decisero di unire per sempre le loro esistenze. Dunque, nozze a Lugano? Gli amici intimi di Crocco sorridono enigmatici: «Può anche darsi, ma chi può dirlo con certezza? Virgilio quasi non sì riconosce più. cosi teso c nervoso sarebbe capace di tutto, anche di dare un caldo ai suoi sogni. Un romantico è capace di queste crudeli beffe se solo si accorge che la sua felicità dipende da eventi che non può più controllare». Mina, comunque, anche a Lugano ha continuato a dire no.
Gianni Di Giovanni, «Tempo», 7 marzo 1970
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| Gianni Di Giovanni, «Tempo», 7 marzo 1970 |
