Controintervista con Nino Manfredi sul set del film «Nell’anno del Signore»

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1969 11 15 Noi donne Nino Manfredi intro

Accalappiato tra un impegno e l'altro, abbiamo costretto Nino Manfredi a parlarci del suo ultimo personaggio, Cornacchia, il ciabattino che scrive le pasquinate contro il governo pon tificio nella Roma dell’ottocento, protagonista del film di grande successo «Nell’anno del Signore», scritto e diretto da Luigi Magni

ROMA, novembre

Completo di velluto blu notte, austero ma con un lieve sapore beat, camicia classica ma cintura con la fibbia di ottone, un gran barbone che gli invade la faccia e gli mangialineamenti: a vederlo stenteresti a riconoscerlo. E' lui, oppure no?

— Faccia lei, io so' troppo stanco. Me so’ fatto 'na magnata che se nun moro sta vorta, nun moro più.

Ecco, s'è tradito, è proprio lui, Nino Manfredi.

Fategli fare il barbiere o lo stregone baluba, l'innamorato romano o il ladro di San Gennaro, l'impiegatino dai sogni proibiti o lo psicopatico della linea Firenze-Bologna. Mettetegli il costume da buzzurro, la mantiglia da spagnola, disegnategli la bocca a cuore con il rossetto, ficcategli in testa la parrucca spinosa da pastore, gli occhiali da miope o le treccine giù per le orecchie: quando apre bocca, fuori dal set Manfredi resta sempre ciociaro puro sangue.

«Fusse che fusse la vorta bbona», insomma. Il barista di Ceccano che conquistò una decina di anni fa gli italiani, lo strofinaccio in mano e l'arguzia sulla punta della lingua, è diventato un attore maturo, ha un nome in cartellone grosso come una casa, sempre il primo della lista, ma ciociaro era. e ciociaro è rimasto. Sicché, anche se di ogni personaggio che interpreta trova l'intonazione giusta. la dimensione adatta il meglio di se stesso gli viene quando è Rugantino, a teatro, oppure Cornacchia, al cinema Allora, parliamo di Cornacchia: l'ultimo film interpretato da Manfredi si intitola * Nell'anno del Signore». ambientato a Roma, 1825.

ME CHIAMANO CORNACCHIA Nino Manfredi nei panni di Cornacchia, il protagonista del film di Luigi Magni «Nell’anno del Signore». Al film partecipano anche Claudia Cardinale, Ugo Tognazzi ed Alberto Sordi, oltre a Britt Ekland, Robert Hossein, Renaud Varley ed Enrico Maria Salerno nei panni del colonnello Nardoni. I costumi, davvero felici, sono della brava Lucia Murisola.

— Allora signor Manfredi, ci vuol parlare di Cornacchia.

— E perché?

— Come perché? Vengo qui, per intervistarla, e voglio sapere come vede que j ato personaggio che sta avendo tanto successo: il pubblico ride,critici dicono che è bravissimo, se normi parla lei di Cornacchia chi vuole che me ne parli? In fondo, lo ammetta: il suo penultimo film «Vedo nudo» ha avuto un gran suecesso, ma era una raccoltadi barzellette, condite conun po' di donnine nude. Cornacchia invece parla di libertà, di rivoluzione, tira in ballo il papa della Gente, fi scrive la Pasquinate, insomma fa quasi il giornalista politico.

— Embeh? Lo vede che sa il tutto lei? lo che parlo a fa? A parte che sarebbe più giusto parlare con Luigi Magni, il regista del film, che lo ha anche scritto dalla primaparola all'ultima. E poi. scusi, lei l'ha visto il film?

— Certo che l'ho visto. Per chi mi prende? Vengo a farle l'intervista senza neanche documentarmi. Ma le pare serio?

Quaranta notti sul set

— Nun s’arrabbi, chiedo così per informarmi. Se ne sentono certe... Ecco, allora se il film l'ha visto, faccia il favore, me lo racconti lei.

Ci ho sudato per mesi, su quel personaggio. Quaranta notti senza dormire, perché si gira tutto di notte, e Magni nun dorme manco a morì. Un saltapicchio. Adesso me la vuol dare la soddisfazione di sentire com'è venuto? Che impressione fa sul pubblico? Non le pare un mio diritto? Tutti che domandano, e io devo sempre rispondere. E no, 'na vorta tanto parla lei. E me racconta tutto, ma proprio tutto, mica solo de Cornacchia, proprio il film, dal principio alla fine. Così fa contenti pure i lettori. O sbaglio?

— Se lo dice lei. Allora, Cornacchia è un calzolaio!

— Questo l’avevo capito. Continui.

— Un ciabattino della Roma papalina, quelli oppressi dal papa Leone XII, con il coprifuoco, il ghetto degli ebrei, la ronda che gira di notte. E Cornacchia, un paio di braghe di fustagno, la borsa a tracolla, il panchetto par poggiare i piedi dei denti, sembra l'emblema del popolo piegato all’autoritarismo, al potere assoluto della chiesa. Della rivoluzione francese, delle scorrerie napoleoniche in Italia non è rimasta alcuna traccia, tranne la ghigliottina. Neppure le conquiste scientifiche perché il papa ha vietato anche la vaccinazione antivaiolosa «una diavoleria giacobina». Cornacchia vive con Giuditta De Castro, una «giudia» che non può sposare perché lo vietano le leggi. L’unico posto concesso ai «giudii» è il ghetto a non se ne parli di mescolare le razze. Va bene, signor Manfredi?

Da morti due eroi da vivi due fresconi

— Sì, va bene, ma string,. che ce vole pure l'azione?

— Abbia pazienza, che ci arrivo. Dunque Cornacchia sembra un povero tontolone, invece niente affatto: perché è lui, che pur fingendosi analfabeta, scrive le pasquinate, i libelli contro il governo dei preti e li attacca alla statua di Pasquino. Ed è lui che va ad avvertire i carbonari che uno di loro, il principe Spada, un tiepido liberale, li ha denunciati. Secondo le leggi della Carboneria vengono estratti a sorte due congiurati, Leonida Montanari e Angelo Targhini, che hanno il compito di far fuori il principe Spada prima che questo dica i nomi di tutti i cospiratori. Di Montanari è innamorata Giuditta, che tenta in tutti i modi di dissuaderlo. Ma a niente valgono le sue proteste. I due congiurati tentano di assassinare il principe Spada, invece lo feriscono soltanto e nonostante Cornacchia e Giuditta tentino di farli scappare e di proteggerli, vengono presi dal colonnello Nardoni. della polizia pontificia e imprigionati. Cornacchia prima è travolto dall'amarezza nello scoprire che Giuditta è innamorata di Montanari, poi in un impeto di generosità, decide addirittura di denunciare l'autore delle Pasquinate, e cioè se stesso, in cambio della libertà dei due condannati. Ma all'ultimo momento ci ripensa.

— E qui vié er dunque. Dica. dica, secondo lei perché Cornacchia ci ripensa?

— Non è poi tanto difficile capirlo: lo dice lui nel film chiaro e tondo: «se verranno graziati saranno due fresconi, come noi. Ma se muoiono, diventano due eroi».

— Brava. Mo' concluda, che siamo quasi a cavallo

— E no. Adesso basta. Adesso conclude lei. Mi racconta lei la morte dei carbonari. condannati senza processo. mi descrive lei il disinteresse del popolo, la decisione di Cornacchia di farsi frate, di intrufolarsi sempre più. come un serpe, di seminare la rivolta.

Le musiche sono di Armando Trovajoli e il montaggio e stato curato da Ruggero Mastroianni, che ha montato le due pellicole più prestigiose di quest’anno: il «Fellini Satirycon» e «La caduta degli Dei».

Pasquino è la voce di Roma

Non con l'atteggiamento aristocratico dei carbonari, che anche davanti alla morte. cosi come davanti alla rivoluzione si sono trovati soli, ma con lo spirito del popolo.

— Ah, lo vede che ha detto tutto lei? Nun vale. Lei vié quà per senti me e manca poco me racconta anche la storia della sua vita Ma che chiacchierona

— Basta, non mi prenda più in girti. Adesso non dico più una parola, tocca a lei.

— Va bene, non s'arrabbi. Mamma mia quant'è nervosa. Ma che vuole che le dica? Che son contento? Che Cornacchia è come fosse mio fratello tanto gli assomiglio? Che lui e Rugantino dovuti tutti e due alla penna di Magni, sono i personaggi della mia carriera che amo di più? Che dietro alla figura de Cornacchia non ci sono soltanto due risate, ma c’è tutto un discorso politico? Non serve. Cornacchia l'hanno capito. Se l'ha capito lei. l'hanno capito tutti. Perché non è una marionetta in costume. due battute, un par de ciufoii, e la gente ride. Tant'é vero che il film si chiude su la Roma di oggi, sulla lapide che ricorda i due carbonari. Targhini e Montanari, che sono realmente esistiti, e sulle finestre sprangate, proprio come centocinquant'anni fa.

Ecco. Famo er punto. Proprio di questo sono contento: che anche se Cornacchia ti fa ridere, se gli guardi il berretto e la maglia da sotto fermata con la spilla di sicurezza, quando esci in tasca hai il biglietto usa to. ma dentro anche un dubbio. l'amaro sapore di quanto, sempre, sia difficile e faticosa la conquista della libertà.

Patrizia Carrano, «Noi donne», anno XXIV, n.45, 15 novembre 1969


Patrizia Carrano, «Noi donne», anno XXIV, n.45, 15 novembre 1969
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