Operazione San Gennaro

1966 Operazione San Gennaro 08

Per avere una grazia da San Gennaro bisogna parlargli da uomo a uomo.

Don Vincenzo

Inizio riprese: luglio 1966
Autorizzazione censura e distribuzione: 18 novembre 1966 - Incasso lire 1.542.756.000 - Spettatori 5.407.487


Titolo originale Operazione San Gennaro
Paese Italia, Francia, Germania Ovest - Anno 1966 - Durata 98 min - Colore - Audio sonoro - Genere commedia - Regia Dino Risi - Soggetto Ennio De Concini, Dino Risi - Sceneggiatura Ennio De Concini, Dino Risi, Adriano Baracco, Nino Manfredi - Produttore Turi Vasile per Ultra Film - Roma / Lyre - Paris / Roxy Film - Munchen - Distribuzione (Italia) Interfilm - Fotografia Aldo Tonti - Montaggio Francio Fraticelli - Musiche Armando Trovajoli - Scenografia Luigi Scaccianoce


Nino Manfredi: Armanduccio Girasole detto Dudù - Harry Guardino: Jack - Mario Adorf: Sciascillo - Senta Berger: Maggie - Totò: Don Vincenzo "O fenomeno" - Ralph Wolter: Frank - Pinuccio Ardia: Il "Barone" - Ugo Fangareggi: Agonia - Dante Maggio: Il "capitano" - Enzo Cannavale: Gaetano, secondino - Vittoria Crispo: Mamma Assunta - Claudine Auger: Concettina - Giovanni Druti: L'Arcivescovo Aloisio - Solvi Stubing: La suora - Donatella Gambini: La figlia di Gaetano - Liana Del Balzo - Jean Louis


Soggetto

Jack, Maggie e Frank sono tre ladri statunitensi, giunti a Napoli per rubare il tesoro di san Gennaro. Senza svelare i loro piani, i tre chiedono aiuto a una vecchia gloria nel campo dei furti, don Vincenzo, detto "'o Fenomeno", che però è in galera (sebbene goda di una grande autorità tra gli altri detenuti e tra i secondini) e consiglia quindi ai tre di rivolgersi ad Armandino Girasole, detto "Dudú". Questi è a capo di una sgangherata banda composta da Ciccillo, suo assistente, il "Barone", un uomo con il cuore a destra, "Agonia", guidatore di carri funebri e il "Capitano", il "tecnico" della squadra. Inizialmente Jack non informa Dudú delle sue reali intenzioni, ma gli chiede soltanto un aiuto per realizzare un grosso colpo.

Il primo tentativo fallisce miseramente sul nascere perché, dopo che Dudú si trattiene per ore a una festa di matrimonio, la banda, coinvolta nei festeggiamenti, perde il bulimico Frank, che muore per indigestione in seguito a un'abbuffata di cozze. Con la morte di Frank, Jack è costretto ad informare Dudú del suo piano: impadronirsi del leggendario tesoro, del valore di 30 miliardi di lire. Dudú e la sua banda tentennano davanti a una proposta che non solo è difficile da attuare, ma appare anche sacrilega. Decidono cosí di chiedere il permesso al santo, interpretando come un suo assenso un raggio di Sole che, dopo la pioggia, ne illumina la statua. Le intenzioni di Dudú sono comunque sublimate dal desiderio di tenere tutto il tesoro per sé e usarne una parte per portare benefici alla città. Egli propone all'americano di effettuare il colpo durante la serata finale del Festival di Napoli, per poter approfittare così di una città semideserta e distratta dall'attesissima manifestazione canora.

Alla data stabilita la banda si rimette in azione. Agonia e il "Capitano" (che ha preso il posto di Jack come tecnico della banda) si aprono un varco nelle fogne con dei modernissimi laser, apparecchi a ultrasuoni ed esplosivo, ma, per via della soffiata di un uomo con il braccio ingessato, che vuole vendicarsi per essere stato escluso dal colpo, la polizia si trova nella zona dell'esplosione e li arresta. Dudú, Jack e Maggie, dopo aver oltrepassato con un rudimentale espediente un muro e dei fili elettrici, si ritrovano bloccati nella cripta della chiesa del tesoro e, in un gesto di rabbia, Jack picchia i pugni sul muro, udendo qualcuno che dice "avanti" e accorgendosi che c'è una porta. Entrano e trovano Ciccillo, che spiega di essere entrato tranquillamente dalla porta della chiesa che il custode ha dimenticato aperta. Riescono a impossessarsi rocambolescamente del tesoro protetto da un cristallo antiproiettile, ma poco dopo Jack e Maggie traggono in inganno Dudú e fuggono con il bottino. Dopo uno sgangherato inseguimento tra le vie e budelli del centro, la donna, per non dover spartire il malloppo, uccide Jack e ne fa precipitare l'auto in mare.

Dudù e Ciccillo assistono al recupero dell'auto dalle acque del porto, convinti che tutti e due siano finiti a mare con il tesoro, ma poco dopo vengono a sapere da Concettina, la fidanzata di Dudú, che Maggie non è morta e sta anzi per partire dall'aeroporto di Capodichino. Con una folle corsa in auto fra i vicoli di Napoli, Dudú raggiunge l'aeroporto e appena prima della partenza riesce letteralmente a strappare il tesoro che Maggie si è cucita addosso. Nulla può però contro mamma Assunta, la madre adottiva infuriata per il furto sacrilego, che coinvolge addirittura l'arcivescovo di Napoli. Sarà quest'ultimo a prelevarlo personalmente all'aeroporto e a condurlo con la sua auto in mezzo alla folla in festa per la processione di San Gennaro. Dudù tenta all'ultimo momento di sottrarsi con la borsa contenente il bottino ma, stretto dalla folla e scambiato da tutti come l'eroico salvatore del tesoro, non può far altro che restituirlo alla città.

Critica e curiosità

"Operazione San Gennaro": ovvero come fregare un tesoro, deridere la modernità e beatificare Napoli in un colpo solo.

Ci troviamo di fronte a un film che è più di un film: è una liturgia laica, un'esplorazione etnografica mascherata da commedia, una parodia con ambizioni da documento storico, e soprattutto, è Napoli. Non una Napoli da cartolina per turisti con la reflex, ma quella vera — quella del vociare dai balconi, dei “guappi” reveriti e temuti, e delle telefonate che ritardano gli aerei.

Dino Risi, milanese per nascita ma almeno in questo caso napoletano per adozione temporanea, mette in scena non un noir, non un poliziesco, non un dramma sociale (Dio ce ne scampi!), ma un film che cammina sul filo della commedia senza mai cadere nel burrone del farsesco. È un equilibrio degno dei funamboli del Circo Togni, ma con più sigarette e molto più accento partenopeo.

La prima parte del film flirta audacemente con il documentario. Senta Berger (alias Maggie, incredibilmente bella — tanto che viene voglia di dirlo due volte) entra in scena come una Venere in tailleur, impattando con personaggi partoriti direttamente da un presepe napoletano vivente. Sono figure che appaiono e scompaiono come se fossero state evocate da un incrocio tra Eduardo De Filippo e David Copperfield. Ed è in questo mondo incantato e stonato che si muove Dudù, il nostro improbabile eroe, un guappo dal cuore (quasi) d’oro e dal portafoglio rigorosamente bucato.

Risi, da raffinato artigiano della commedia, prende in prestito, saccheggia e reinventa. Il suo film è figlio e nipote al tempo stesso di Sette uomini d’oro, Rififi, I soliti ignoti, Audace colpo dei soliti ignoti, e pure di I ladri, che condivide ambientazione e senso di tragicomica inadeguatezza. È come se questi film fossero ingredienti per una pizza partenopea condita però con un po’ di ketchup yankee, data la presenza di tre gangster americani che sembrano usciti da un casting per Il Padrino ma che finiscono invece in una gag di Nino Taranto.

Il colpo al centro della trama, che dovrebbe essere l’apice della tensione, si trasforma nel pretesto per mostrarci l’umanità tragicomica che abita la Napoli degli anni '60. Un’umanità in cui il cattolicesimo convive allegramente con la superstizione e in cui parlare con San Gennaro non è affatto un’eresia, ma un’opzione di trattativa logistica. La città non è solo sfondo: è protagonista, palcoscenico e deus ex machina. A Napoli tutto è normale, anche l’assurdo. E questo Risi lo ha capito benissimo.

Ma veniamo alla parte più squisitamente gustosa del film: Totò. Il Principe della risata, qui in versione guappo zen, appare solo cinque volte ma lascia un'impronta indelebile, come un colpo di tacco alla Maradona. Il suo Don Vincenzo ‘o Fenomeno è il cuore pulsante del film: un boss buono, un saggio carcerato, un direttore ombra del penitenziario che rimprovera il vero direttore per l’abuso della linea telefonica. Totò non ride, non urla, non smorfia: parla piano, comanda sussurrando, dispensa saggezza come un Confucio del Vomero.

Le sue apparizioni sono piccoli miracoli cinematografici. All’inizio lo vediamo nella cella di Poggioreale, dove regna come un re in esilio. Poi compare come testimone di nozze, elegantissimo e dignitoso, mentre uno dei gangster muore per overdose di cozze (e già qui si sfiora la metafisica). Poi lo troviamo sul terrazzo del carcere intento a curare le piante, come un giardiniere della Camorra che semina consigli e raccoglie deferenza. Lo ritroviamo fra i detenuti a godersi il Festival della Canzone Napoletana — perché anche dietro le sbarre bisogna mantenere una certa cultura musicale — e infine eccolo al telefono, artefice di un miracolo moderno: il ritardo di un aereo transcontinentale.

Il suo personaggio è una fusione tra il professor Miccio de L’oro di Napoli e un novello San Gennaro laico, incarnazione della saggezza popolare e della gestione carismatica del potere. Totò, con la sua recitazione misurata e mai sopra le righe, riesce in un'impresa impossibile: essere grottesco senza farsesco, ironico senza caricatura, dolce senza sentimentalismo.

La città, la vera regina del film, è dipinta con colori accesi ma senza indulgere al folklorismo da mercatino: Napoli è un labirinto denso, vischioso, surreale, dove la legge è flessibile come un mandolino senza corde e la realtà è un concetto relativo. I poliziotti sono impotenti, la giustizia è una sceneggiata, e il crimine — come la religione — è questione di rituali. La scena del metronotte convinto da una scusa elementare (“Ci abitiamo”) è emblematica: qui, la logica abdica volentieri in favore della simpatia.

In sintesi — per modo di dire, perché siamo ben oltre la sintesi — Operazione San Gennaro non è solo un film ma un’esperienza antropologica. Un’ode all’irrazionalità creativa di Napoli, un inno all’arte dell’arrangiarsi, un rosario laico in cui ogni Ave Maria è sostituita da una battuta, un equivoco, una furbizia. Risi riesce a evitare il didascalismo sociologico e a schivare la trappola della critica morale. Non gli interessa spiegare Napoli, ma mostrarla. E questo fa tutta la differenza del mondo.

Il risultato è una commedia che si finge leggera ma è profonda, che ride senza deridere, che si nutre di archetipi e ne partorisce di nuovi. E se, alla fine, ci si chiede se i protagonisti riescano davvero a rubare il tesoro, la risposta è: chi se ne importa. Il vero tesoro è Napoli stessa, con le sue contraddizioni, la sua teatralità spontanea, la sua incapacità — o forse il suo rifiuto — di cambiare.


Le scene più memorabili del film Operazione San Gennaro, diretto da Dino Risi nel 1966, che rappresenta un vertice della commedia all’italiana con innesti di heist movie all’amatriciana (o meglio, alla napoletana).

🛬 L’arrivo degli americani a Napoli: “Welcome to the jungle”

La prima sequenza memorabile è quella dell’arrivo dei tre gangster americani — Jack, Frank e Maggie — nel cuore pulsante di Napoli. Non appena mettono piede fuori dall’albergo, l’effetto è quello di tre turisti sbarcati su un altro pianeta. Maggie, interpretata dalla bellissima e impassibile Senta Berger, si aggira tra i vicoli come una dea scandinava catapultata in un presepe vivente con sovrappopolazione. Il suo sguardo tra l’incuriosito e l’allarmato incrocia personaggi che sembrano usciti da un’opera buffa o da una commedia di Scarpetta. Uomini e donne appaiono e scompaiono dai vicoli come presenze oniriche, archetipi partenopei che fanno da benvenuto — a modo loro — agli stranieri.

🚶‍♂️ La passeggiata di Dudù: tra folklore e (sur)realismo

Il personaggio di Dudù — napoletano doc con la faccia e l’accento dell’arrangiatore professionale — si presenta al pubblico con una lunga camminata tra le strade e le anime della città. Lì, Napoli si manifesta in tutta la sua natura: un miscuglio di anarchia organizzata, bellezza sgarrupata e vita che si riversa fuori dai balconi, dalle finestre, dai tombini. La sua visita al carcere di Poggioreale, per incontrare Don Vincenzo ‘o Fenomeno, completa questa prima immersione: Dudù non è solo un “guappo”, è il pontiere tra due mondi — quello della legalità e quello della camorra socialmente accettata.

🧎‍♂️ L’udienza dal Re: Don Vincenzo ‘o Fenomeno

La prima apparizione di Totò nei panni di Don Vincenzo è un gioiello di recitazione minimalista. Niente gag, niente smorfie: solo parole dosate, movimenti calibrati e un carisma che riempie la scena. Siamo nel carcere di Poggioreale, ma sembra la reggia di Versailles: tutti si inchinano (metaforicamente) al vecchio boss, che rimprovera i secondini con affettuosa autorità e consiglia Jack e Maggie su come muoversi in città. In questa scena, Totò impone una sacralità laica che richiama più un patriarca biblico che un detenuto. E tutto con un filo di voce.

💒 Il matrimonio e la morte per cozze

Seconda apparizione di Don Vincenzo, stavolta fuori dal carcere grazie a un permesso speciale. Non si tratta di un colpo di scena, ma di un colpo di classe. Totò, testimone di nozze, è l’icona vivente della rispettabilità camorrista, accettato e riverito. Ma nel bel mezzo della cerimonia scatta l'assurdo: Frank, il gangster con l’appetito di Capannelle, muore soffocato per abuso di molluschi. Una morte tragicomica che Risi dirige con gusto surreale, tra piatti pieni, occhi allibiti e un silenzio imbarazzato. Il funerale della cozza, potremmo dire.

🌿 Totò giardiniere: consigli e lavanda

Una delle scene più “fuori dal tempo” del film: Don Vincenzo, sul terrazzo del carcere, mentre cura le piante come un nonno amorevole. Arriva Dudù, e i due discutono con tono grave e filosofico su come gestire il bottino del colpo in arrivo. Totò non è più il comico, ma il savio. La battuta chiave — sul dover restituire alla città in beneficenza quanto si andrà a rubare — è l’essenza del film: l’etica napoletana che convive con l’illegalità come due coinquilini rassegnati.

📺 Il Festival di Napoli... in prigione

In meno di un minuto, Risi riesce a condensare l’idea di una Napoli dove la realtà è un palcoscenico e la finzione un diritto acquisito. Don Vincenzo è in prima fila, col suo posto d’onore, a guardare la TV insieme agli altri detenuti. Non c’è sarcasmo, solo un senso di normalità grottesca: la prigione diventa teatro, e la televisione è la finestra sull’unico mondo che conta davvero — quello della musica napoletana. Un momento in apparenza irrilevante, ma carico di significato antropologico.

☎️ La telefonata che ferma il mondo

Ultima scena con Totò, ma anche una delle più iconiche dell’intero film. Don Vincenzo, dalla sua cella arredata come un monolocale signorile, prende il telefono e chiama l’aeroporto di Napoli. Vuole far ritardare la partenza dell’aereo con a bordo Maggie e il tesoro trafugato. E ci riesce. Nessuna urgenza, nessun tono autoritario: solo la calma sovrana di chi sa che Napoli funziona in base a regole parallele, invisibili e potentissime. La realtà si piega alla volontà del guappo, e l’assurdo si veste da normalità.

🚽 Il colpo nelle fogne: strategia e puzza

La parte più action del film è anche quella più esilarante. I protagonisti, guidati da un piano che sembra uscito da una riunione di condominio ubriaco, si inoltrano nelle fogne per raggiungere la cripta del tesoro. Dopo acrobazie da farsa e rischi da acrobati, scoprono che… bastava aprire la porta. Letteralmente. Una risata lunga come una sciacquata di bidet. L'ironia sta tutta lì: l’azione complessa si rivela inutile, e la soluzione era sotto il naso, come una mozzarella di bufala troppo fresca per essere presa sul serio.

🧠 L’anima del film: Napoli come stato mentale

Tutte queste scene, apparentemente scollegate, convergono in un’unica grande tesi: Operazione San Gennaro è un film sulla Napoli che resiste. Non cambia, non evolve, ma si adatta. È un museo vivente dove il tempo si misura in sospiri e battute, dove il guappo è un’autorità più affidabile del prefetto, e dove Totò è l’oracolo laico di un popolo troppo complesso per essere raccontato con la sociologia, e troppo poetico per essere trattato con il cinismo.


Le canzoni presentate al Festival di Napoli dell'anno cui si riferisce il film (1966), che è possibile ascoltare come sottofondo in alcune scene sono:
Ma pecché, cantata da Iva Zanicchi;
Ce vo' tiempo, cantata da Peppino Di Capri;
'A pizza, cantata da Aurelio Fierro in coppia con Giorgio Gaber.

 


Così la stampa dell'epoca

Ecco un ampio approfondimento sull'accoglienza del film Operazione San Gennaro al momento della sua uscita nel 1966, con un’attenzione particolare a come venne percepito da critica e pubblico. L’analisi tiene conto del contesto storico, del clima cinematografico dell’epoca e delle aspettative nei confronti di un film che univa commedia, furto spettacolare e Napoli in formato "grandeur".

🗞️ L’accoglienza della critica: tra apprezzamento e condiscendenza

Alla sua uscita, Operazione San Gennaro fu accolto dalla critica italiana con un misto di curiosità, rispetto e un pizzico di perplessità. Alcuni critici lodarono la capacità di Dino Risi di costruire una commedia di respiro internazionale senza sacrificare l’identità italiana (anzi, napoletana) del film, ma altri rimasero freddi di fronte all’apparente leggerezza della trama, leggerezza che nascondeva — secondo alcuni — una mancanza di profondità rispetto alle opere più impegnate del regista.

I più attenti notarono che Risi non aveva voluto replicare le tonalità tragico-grottesche di capolavori come Il sorpasso (1962) o Una vita difficile (1961). Qui c’era una Napoli che rideva di sé stessa senza bisogno di autoanalisi dolorosa, e questo spiazzò una parte della critica, abituata alla commedia all’italiana come strumento di denuncia. Si parlò di "cartolina animata", di "fantasia sociologica", di "documentario folclorico mascherato da heist movie".

Tuttavia, i critici più raffinati — come Ugo Casiraghi su L’Unità o Tullio Kezich su Il Giorno — riconobbero la raffinatezza strutturale del film. Non era una semplice parodia dei gialli internazionali, ma un esercizio di stile in cui il caos partenopeo diventava metafora della resistenza antropologica a ogni tipo di razionalizzazione moderna.

Kezich scrisse che Risi "gioca al poliziesco come i bambini giocano con le pistole di legno, ma intanto gira un film che fotografa Napoli meglio di cento reportage", e definì Totò "l’ultimo dei saggi, il primo dei poeti realisti".

🍿 Il pubblico: successo al botteghino e risate a scena aperta

Se la critica rimase divisa, il pubblico invece fu molto più unanime: Operazione San Gennaro fu un successo. Non un trionfo da colossal, ma un risultato solido, caloroso e costante. A fine 1966 risultava tra i film italiani più visti della stagione, con ottimi incassi nelle principali città italiane, e code ai cinema napoletani, dove il film veniva accolto con autentici boati di entusiasmo e identificazione collettiva.

La presenza di Totò, sebbene in un ruolo marginale, fu un forte richiamo. A quell’altezza della carriera (Totò morirà meno di tre anni dopo), ogni sua apparizione aveva il sapore di un evento, e il pubblico correva in sala anche solo per vederlo pronunciare cinque battute. La sua interpretazione sobria e ieratica fu però un’inaspettata sorpresa: molti spettatori uscirono dal cinema con la sensazione di aver visto un Totò diverso, meno buffonesco e più “serio”, ma proprio per questo più potente.

Il personaggio di Dudù (Nino Manfredi era la scelta iniziale, ma il ruolo andò a Nino Taranto) fu molto apprezzato soprattutto al Sud: rappresentava la furbizia popolare senza risultare caricaturale. E il trio di americani (Senta Berger, Harry Guardino, Aldo Giuffré) ebbe l’effetto esotico e comico che Risi cercava, creando un contrasto efficace con il napoletanissimo contesto.

Il pubblico rise molto, in particolare in scene come:

  • la morte di Frank per colpa delle cozze,
  • la telefonata di Totò che blocca l’aereo,
  • il colpo finale risolto con una porta aperta,
  • il metronotte che si arrende con una sola frase: «Ah, ci abitate? Allora va bene».

Queste scene, riportate con entusiasmo dai giornali locali e perfino dai cinegiornali, contribuirono a costruire intorno al film una fama di “commedia intelligente”, popolare ma non scema, surreale ma mai slegata dal quotidiano.

🎬 Il confronto con i modelli del genere: tra "I soliti ignoti" e 007

La critica non poté evitare di confrontare il film con i suoi predecessori dichiarati: I soliti ignoti, Sette uomini d’oro, Audace colpo dei soliti ignoti. Risi stesso ammise che il film era un omaggio e una variazione sul tema. Molti però notarono che Operazione San Gennaro era forse il più "napoletano" dei quattro: laddove I soliti ignoti era romano e pasoliniano, questo film era tutta un’altra musica (anzi, un’altra tammurriata).

Il confronto con la saga di James Bond — citata in chiave parodica — non fu centrale nella ricezione italiana, ma piacque molto al pubblico internazionale, in particolare in Francia e Germania, dove il film venne esportato come Napoli Gang (o Diebe haben keine Chance). I distributori sfruttarono la bellezza di Senta Berger e l'internazionalità del cast per venderlo come un "caper movie esotico", senza accorgersi che in realtà stavano importando un trattato antropologico su Napoli mascherato da commedia d’azione.

📡 L’eco nel tempo: rivalutazioni e recuperi

Negli anni successivi Operazione San Gennaro fu a lungo considerato un’opera “minore” di Risi, ma la sua fortuna critica è cresciuta notevolmente con il tempo. Il film è stato riscoperto negli anni ’90 e 2000 grazie a rassegne, restauri televisivi (Rai e Sky lo hanno mandato spesso in onda, in orario da cinefili), e studi accademici sulla Napoli cinematografica. Alcuni lo hanno letto come un’anticipazione del filone “etnografico-folklorico” che sarà poi esploso nella serialità italiana ambientata al Sud (da La squadra a Un posto al sole).

Oggi il film è spesso citato nei saggi su Totò come una delle sue interpretazioni più inaspettatamente intense, e nei lavori su Risi come un esperimento di stile che anticipava le commedie grottesche degli anni ’70.

🎭 Conclusione: un’accoglienza che si è allargata nel tempo

Operazione San Gennaro è stato accolto da un pubblico entusiasta, da una critica inizialmente prudente, e infine — col passare degli anni — è entrato nel novero dei film cult, di quelli che raccontano l’Italia meglio di mille editoriali.

All’epoca, fu una commedia riuscita. Oggi, è diventata una chiave di lettura ironica e affettuosa per comprendere un mondo intero: quello napoletano, con i suoi tempi, le sue regole, le sue risate e i suoi santi protettori che — a volte — rispondono davvero al telefono.


Totò, che non può fare tutto, dice di sì almeno a Dino Risi, che gli offre una partecipazione in Operazione San Gennaro, una specie di Soliti ignoti in salsa napoletana. L'idea di assoldare Totò è proprio di Risi, ormai diventato uno degli alfieri della commedia all'italiana, e per l'attore è un nuovo importante riconoscimento dal cinema di serie A.

Alberto Anile


Domina su ogni altro don Vincenzo 'o Fenomeno che, impersonato da Totò, dà al personaggio un'impronta di autentico realismo [...]

Angelo Solmi, 1966


Anne Bancroft (premio Oscar) con Manfredi «Padre di famiglia»

Insieme faranno a novembre il nuovo film di Nanni Loy

Roma, 14 settembre.

L'invito ad un «fogna party» non era allettante. Nè allettante era il cammino da percorrere in una fogna ricostruita in teatro di posa, lungo stretti e contorti sentieri di cemento, fra i quali scorreva un torrentello d’acqua fortunatamente pulita. Ma tutto si spiegava facilmente, sboccando nel sotterraneo al termine del percorso: un ambiente circolare, decorato di resti di pitture pompeiane. che voleva essere il segreto rifugio del tesoro di San Gennaro. Tutto di fantasia l'ambiente creato per il tesoro dal regista Dino Risi nel suo film Operazione San Gennaro: una operazione banditesca. Ideata da due loschi americani e da una apparentemente ingenua loro partner per sottrarre al venerato santo patrono di Napoli le preziosissime offerte del fedeli. Inutile dire che i tre americani si avvedono subito che per attuare il progetto debbono avvalersi dell'aiuto di ladri locali: scelgono Dudù. detto il «girasole», un guappo di quartiere, furbo, abile e insieme sognatore. Infatti, spaventato in un primo momento dall’idea di rubare al santo protettore, si induce poi a collaborare alla sottrazione dei sette miliardi (dopo aver chiesto l'autorizzazione allo stesso San Gennaro interpretando come un sorriso di assenso un riflesso di luce sull'immagine venerata) Perché pensa che con quella somma potrà «rifare la faccia» di Napoli.

Il colpo riesce, ma uno dei gangsters o già morto di indigestione, l'altro è gentilmente fatto fuori dalla candida «Doli» che si rivela astuta e decisa ad appropriarsi l'intero bottino. Dudù però la raggiunge mentre, vestita da suora, sta per involarsi, e le strappa il tesoro racchiuso in una valigia. Ora è lui che tenta la fuga, ma per un groviglio di circostanze si trova seduto in macchina accanto a un cardinale circondato dalla folla popolana che invoca il ritorno del tesoro al suo celeste legittimo proprietario. E nella ressa la valigia si rompe. Igioielli si sparpagliano a terra, i popolani li raccolgono e li riportano al santo. Il quale mostra la sua riconoscenza operando quel che viene ritenuto un «miracolo»: esce infatti al lotto, sulla ruota di Napoli, un bel temo pieno.

Al posto del tesoro, oggi, nel sotterraneo, c'erano sfogliatelle e pastiere, maccheroni fumanti, vini della campagna napoletana. E c’era radunata una piccola folla di invitati, insieme con la «troupe» del film. Non completa, in verità. Mancava Totò, che si trova a Napoli. Mancava Claudine Auger che è in Austria, c'era invece — bellissima — Senta Berger, pronta a partire, appena terminate le riprese, verso Parigi dove interpreterà un giallo con Louis Jourdan e Bernard Blier per la regia di Eduard Molinaro.

Abbiamo, naturalmente, incontrato anche Nino Manfredi, protagonista del film nel ruolo di Dudù «Girasole». Non potrà fare teatro quest'anno, e gli dispiace perchè De Lullo gli aveva offerto un ruolo nella «Calandra». Ma a novembre dovrà invece cominciare le riprese del nuovo film di Nanni Loy, «Il padre di famiglia», in cui avrà come partner, Anne Bancroft, la grande attrice, Oscar di due anni fa. La storia ideata da Loy e da lui sceneggiata con Ruggero Maccari esamina nell’arco di vent'anni la vita di un uomo che, uscito dall'università alla fine della guerra, pensa di guidare la famiglia che si crea con criteri nuovi e nuova visione e nuova impronta tutta personale, ma deve avvedersi dopo vent'anni che in realtà il vero pilastro silenzioso e prezioso della famiglia è stata la moglie. Un film omaggio alla donna.

Dino Risi, il regista, prepara invece «Il tigre» un film in cui Gassman tornerà a un ruolo severo: infatti la storia investe il momento critico di un uomo di 45 anni nel rapporti con la moglie, con i due figli, con il lavoro, con l'amore. La fanciulla del suo turbamento sarà Catherine Spaak.

Al. Cer., «Corriere della Sera», 14 settembre 1966


«Operazione San Gennaro» festeggiato con peccati di gola

Sfogliatelle, paste, vermicelli al pomodoro. Il film interpretato da Mino Manfredi, Totò e Senta Berger narra il tentativo di furto del tesoro del Patrono di Napoli

Roma, 17

Si è svolto a Cinecittà un cocktail offerto in onore del regista e degli interpreti del film «Operazione San Gennaro». Il ricevimento è stato offerto nei teatri 13 e 14 dove l’architetto Scaccianoce aveva fatto ricostruire, per esigenze di copione, una vera e propria cloaca completa di cunicoli, acqua e tubi, lunga circa duecento me-" tri. Percorsili, i giornalisti italiani e stranieri intervenuti sono arrivati in alcune cripte e caverne del sottosuolo napoletano (anch’esse ricostruite da Scaccianoce) dove era imbandita una tavola con tutte le specialità napoletane: dalle sfogliatelle alla pastiera, alle «frolle», ai tarallucci, ai famosi «vermicelli» al pomodoro. Hanno fatto gli onori di casa il produttore del film Turi Vasile, il regista Dino Risi, gli interpreti Nino Manfredi, Senta Berger, Harry Guardino, Mario Adorf. Erano assenti, invece, Totò e Claudine Auger i quali, come noto, fanno parte del cast di «Operazione S. Gennaro»: il comico perchè in vacanza fuori Roma, e l’ex «bondgirl» impegnata a Parigi in un altro film.

1966 09 18 Il Piccolo Giornale di Trieste Operazione S Gennaro f1

«Operazione San Gennaro» narra la storia di un grosso colpo ladresco organizzato da tre esponenti della malavita americana per rubare nientemeno che il tesoro del Santo Patrono di Napoli. Per fare questo, però, hanno bisogno di aiuto locale; si informano presso un anziano capo mafioso (Totò) e si rivolgono quindi à Dudù detto «O’ Girasole», tipo di guappo di quartiere furbo e abile. La preparazione del colpo è minuziosa e curata in tutti i particolari: il furto riesce, ma i ladri non hanno fatto i conti con le mille risorse di Napoli; cento piccoli incidenti tipicamente partenopei impediscono ai malfattori di uscire dalla città e il tesoro, prontamente ricuperato, ritornerà portato dai fedeli ai piedi del Santo sorridente.

Nino Manfredi, con folti baffi, ancora «calato» nel personaggio di Armandino Girasole detto «Dudù», è stato tra quelli che hanno fatto più onore alle specialità napoletane.

L’attore che si è detto contento di aver lavorato con Dino Risi (col quale, tra l’altro, ha diviso anche le fatiche della sceneggiatura), ha un programma molto denso per il prossimo futuro. Tra una deliziosa «pastiera» e un sorso di «Capri» ha detto di aver firmato recentemente un contratto per altri tre film. Per questo motivo, e con un certo rammarico, ha rinviato il suo ritorno al teatro: doveva infatti partecipare a «La calandra» con De Lullo e, inoltre, era stato interpellato da Grassi per il «Piccolo» di Milano. In ottobre comincerà con la regìa di Nanni Loy, «Il padre di famiglia» accanto ad Anne Bancrof. Per quanto riguarda il suo ruolo in «Operazione S. Gennaro», Manfredi, il quale ha detto di essersi molto divertito nell’interpretare «Dudù» ha definito il film «una grossa favola internazionale ambientata a Napoli, ma destinata ad un mercato molto vasto. Una storia molto divertente — ha aggiunto — che ha soddisfatto tutti: partecipanti e produttore». Nino Manfredi, del quale è noto il desiderio di realizzare un film tutto suo, dal soggetto, alla sceneggiatura, alla regia alla interpretazione, ha ribadito questa sua ambizione dicendo: «Non credo che un produttore, nel momento attuale, sarebbe disposto a darmi carta bianca per un film come desidero io. Questo, anche perchè il mercato cinematografico di oggi, probabilmente non dà sufficienti garanzie. Il mio più vivo desiderio è realizzare un film muto: è la mia maniera di esprimermi. Vorrei fare un film che illustrasse I problemi interni di un personaggio, a gesti, senza parlare. Io sono convinto — ha concluso — che un movimento, un atteggiamento, può dire più di qualsiasi parola».

ma., «Il Piccolo di Trieste», 18 settembre 1966


Il bersaglio, questa volta, non è una formula segreta o il sotterraneo di una banca, ma nientemeno che il tesoro di San Gennaro, custodito nel duomo di Napoli, e valutato sul trenta miliardi. [...] Operazione San Gennaro rielabora una materia che già da qualche anno circola nel cinema italiano, da I soliti ignoti alla serie dei Sette uomini d'oro, e innesta i ricordi di Marotta, Eduardo e De Sica nel filone degli agenti segreti e dei colpi alla Topkapi (con un occhio all'azione e l'altro allo sfondo folcloristico). Dunque c'è poco di propriamente originale nella struttura generale del racconto, che oltretutto ha i suol momenti di fiacca. Ma il film è gustoso per due motivi; per come : il fantastico universo napoletano sgonfia l'arroganza organizzativa del manigoldi venuti dall'America, e per il sapore di certi particolari, messi in risalto caratterizzando personaggi e situazioni in cui il giocoso temperamento del regista Dino Risi si esprime con spontanea freschezza. Tale, benché milanese, da mostrare d'avere assorbito i valori di una Napoli dove il colore e lo strepito esaltano la verità umana.

Gli attori sono spassosi, e più ancora le macchiette (fra le quali giganteggia ovviamente Totò) del protagonista, perchè Nino Manfredi non sembra perfettamente a suo agio in panni partenopei, e Senta Berger persuade con argomenti che non hanno stretta aderenza con la recitazione.

G. Gr. «Corriere della Sera», 26 novembre 1966


Brioso per contenuto narrativo, ricco di trovate originali, effervescente nel dialogo e curato nell'ambientazione di una Napoli ritratta nei suoi più vividi aspetti, posti in gustoso risalto da una garbata cadenza comica, questo film di Dino Risi racconta la vicenda di un giovane lestofante, Armando Girasole, soprannominato Dudù, plasmatosi alla scuola di un autentico «maestro» e tenuto in gran rispetto dagli abitanti del popoloso rione in cui vive, al quale viene proposto da un terzetto di americani — due uomini e una donna — di organizzare una banda per rubare, nientemeno, che il tesoro di San Gennaro valutato in trenta miliardi di lire. [...] Costellato di battute efficaci in un susseguirsi di situazioni brillanti il lavoro, nel suo insieme, può definirsi quanto mai divertente; merito questo soprattutto di uni regia spigliata e al contempo accorta che, ben dosando l'umorismo, è riuscita a dare contenuto validissimo all'intera paradossale vicenda. Un film, insomma, ben riuscito anche per il sostanziale contributo fornito dagli attori, tra i quali spiccano Nino Manfredi, quanto mai convincente per carica di umorismo, Senta Berger, Mario Adorf, Harry Guardino, Claudne Auger e il simpatico Totò. Appropriato il commento musicale e bello il colore.

«Il Messaggero», 26 novembre 1966


Ci vengono dall'America, per tentare il colpo al « tesoro » di San Gennaro (doni votivi d'ogni tempo e d'ogni paese: valore presumibile, trenta miliardi di lire), racchiuso nel Duomo. [...] E così è salva anche la morate di questa Operazione San Gennaro, che Dino Risi ha diretto con la scioltezza e l'abilità a lui consuete. Certo, i precedenti del film sono ormai troppi, più o meno illustri (da Giungla d'asfalto a Rififi, dai Soliti ignoti a Topkapi), ma questa variazione facilmente « partenopea » si raccomanda per gli effetti comici che derivano dal contrasto fra l'industrializzazione del crimine, di stampo statunitense, e l'artigianato casareccio: cosicché, ad esempio, il laser e gli ultrasuoni vanno bene, ma lo « zeppo al contatore » è un’altra cosa...

Nino Manfredi (che ha partecipato anche alla stesura del copione, insieme con lo stesso Risi e con Ennio De Concini) è un ottimo protagonista, spiritoso senza volgarità. Degli altri, meglio sempre gli italiani — fra i quali è un grande Totò, nel personaggio marginale ma incisivo di Don Vincenzo — e il quasi italiano Mario Adorf, che l'« oriundo » Harry Guardino, l'austriaca Senta Berger e la francese Claudine Augrer. Colore.

«L'Unità», 26 novembre 1966


Una vacanza napoletana, per Dino Risi e due ore di risate per gli spettatori. Il film riprende i temi costanti di una colorita popolaresca epopea, con tante gags, macchiette e dialetto, mandolini e cartoline illustrate. Una rapina alla napoletana, dentro la notte del finale del festival della canzone partenopea; obiettivo il tesoro di San Gennaro, con il quale il guappo Dudù conversa (come Don Camillo faceva con Cristo). Si può immaginare come finisce; e sarebbe indelicato svelare il meccanismo di una Tapina più comica che rischiosa. Bravissimo Nino Manfredi: accanto a lui Totò, un po' sacrificato, e la bella Senta Berger.

a.s. (Alberico Sala), «Corriere dell'Informazione», 26 novembre 1966


Prendete "I soliti ignoti", "Topkapi" e "I 7 uomini d'oro", aggiungetevi un buon pizzico di Marotta, frullate il tutto e avrete questa "Operazione San Gennaro" dove, invece che la solita formula atomica, si tratta di rapire il famoso tesoro del Santo, conservato nel duomo di Napoli. Si intende che un'impresa di questo genere può essere concepita soltanto da una gang americana trasferitasi sotto il Vesuvio, e che napoletani purosangue come Dudù, Don Vincenzo, e i loro amici non vi possono concorrere che in modo fantasioso, burrascoso e controproducente. Povero di idee proprie, il film diverte soprattutto per la prestazione sobria e garbata di Manfredi e quella di un caratterista di lusso quale Totò due ritrattini: da non dimenticare.

l.p. (Leo Pestelli), «Stampa Sera», 2-3 dicembre 1966


Origine: Italia - Genere: commedia - Produz.: Ultra film (Roma), Lyre (Parigi), Roxy film (Monaco) Regìa: Dino Risi • Interpr.: Nino Manfredi, Senta Berger, Mario Adorf, Harry Guardino, Claudine Auger, Totò • Sogg.: Ennio De Concini, Dino Risi - Scenegg.: Adriano Baracco, Ennio De Concini, Nino Manfredi, Dino Risi - Fot: Aldo Tonti - Distr.: Interfilm — Giudizio dei C.C.C.: Adulti maturi.

Sulle orme di Mario Monicelli, Dino Risi ha tentato di rinnovare all’ombra del Vesuvio i fasti umoristici dei romaneschi Soliti ignoti, ma i risultati cui è appiedato possono considerarsi solo in parte soddisfacenti. Frantumare il «noir» nell’umorismo macchiettistico è giustificato e giustificabile solo quando a reggere i fili del racconto son dei lestofanti d’accatto e il colpo sia ridimensionato alla sprovveduta pochezza di chi lo attua, ma quando, come nel film odierno, è in ballo il favoloso tesoro di San Gennaro e a tentare di impossessarsene è una banda di professionisti venuti appositamente d’oltre oceano con un piano «scientifico», il gioco dei toni si fa più complicato e difficile e nel dosaggio l’autore non sempre ha avuto la mano felice.

Per poter attuare il colpo due gangster americani e la loro affascinante complice che travestita da suora ha potuto importare l’intero armamentario occorrente, devono necessariamente ricorrere alla collaborazione di «colleghi» locali ed ecco così apparire sull’orizzonte criminoso un simpatico reuccio della malavita, Dudù, guappo a diciotto carati. Dopo aver tergiversato e colloquiato a tu per tu col Santo Patrono in fiduciosa attesa di un segno d’assenso, Dudù si decide ad agire con la segreta intenzione, a colpo fatto, di far suo il tesoro per distribuirlo attraverso opere benefiche di ogni genere a tutti i poveri e i bisognosi della città. Più astuta di lui e del compare americano è però la ragazza che non riesce ad involarsi col favoloso bottino sol perché Dudù, in extremis, glielo impedisce dopo un affannoso inseguimento fino all’aeroporto.

Lento ad avviarsi — il macchiettismo all’inizio è esasperato e il ricorso a tutti i luoghi comuni sul colore e il folclore partenopeo giova solo esteriormente alla portata umoristica del film che procede senza che alcun filtro ne decanti le scorie — il film si ravviva nella seconda parte assai più vivace e movimentata e costellata di gustose e ghiotte invenzioni umoristiche che ne risollevano notevolmente il tono soprattutto nel finale (si veda, ad esempio, durante l’attuazione del colpo, con quanta comica ironia vien contrapposto il calcolato scientismo, inutile, del gangster alla risolutiva fantasiosa improvvisazione del guappo) destinato ad incontrare senza dubbio i più vasti consensi di pubblico. Per merito soprattutto di Nino Manfredi, calato ineffabilmente in tutte le pieghe del personaggio del guappo ricco di sfumature e di implicazioni satirico-umoristiche. Gli altri sono Harry Guardino, Mario Adorf, Claudine Auger, la seducente Senta Berger e, in una gustosissima caratterizzazione, l’intramontabile Totò.

G. C., «Rivista del Cinematografo», gennaio 1967


Un giallo-comico - Considerate le esigenze di orario e della particolare collocazione, dopo Tribuna elettorale, che rendono l'appuntamento cinematografico del lunedi, sul nazionale, poco più di un riempitivo di riguardo, il film di Dino Risi, Operazione San Gennaro, del 1900, andato in onda ieri sera, aveva all'attivo almeno due caratteristiche: quella di essere una commedia fracassone, non priva di qualche spunto intelligente e di data abbastanza recente, e l'altra, di maggior pregio, di annoverare una delle ultime interpretazioni cinematografiche di Totò.

La vicenda, firmata da un Dino Risi abbastanza a suo agio nel ripercorrere il filone del giallo-comico all'italiana e nell'assaporare gli umori, almeno quelli più superficiali, serpeggianti nei «quartieri» napoletani si svolge attorno al tesoro del Santo patrono, trenta miliardi sul quali ha messo gli occhi una banda di gaglioffi americani. Il tesoro è messo in pericolo con il contributo di un «guappo» devoto ma alla fine sarà restituito dopo scoppiettanti peripezie e inseguimenti al legittimo e glorioso proprietario.

Nel film Totò disegna con bravura il personaggio di don Vincenzo «il fenomeno» nel quale sono evidenti certe reminiscenze del «basista» dei Soliti ignoti. Il «guappo» Dudù è invece affidato a Nino Manfredi che rimane, però lontano dalle prove migliori. Fra gli altri si mette in vista la prosperosa Senta Berger, non ancora giunta ai fastigi delle donne con la coda e senza, dei filmetti preistorici.

V., «Corriere della Sera», 21 marzo 1972


La censura

La Commissione di revisione cinematografica esprime parere favorevole al rilascio del nulla osta per la proiezione del film in pubblico.


Ministero del Turismo e dello Spettacolo - Direzione Generale dello Spettacolo

Domanda di revisione 48175 del 16 novembre 1966

«Revisionato il film in data 17 novembre 1966, la IV sezione della Commissione di revisione esprime parere favorevole per il rilascio al nulla osta per la proiezione in pubblico e per l'esportazione, senza limiti di età»

Roma, 18 novembre 1966


Documenti censura del film Operazione San Gennaro, 1966 - Fascicolo - Direzione Generale Cinema

1966 Operazione San Gennaro 2Documenti censura del film Operazione San Gennaro, 1966 - Fascicolo - Direzione Generale Cinema


I documenti

Il film Operazione San Gennaro (1966) di Dino Risi ha avuto diverse edizioni in VHS e DVD nel corso degli anni. Ecco un elenco dettagliato delle principali uscite, con informazioni su anni di pubblicazione, edizioni e contenuti speciali:

🎬 VHS

  1. 1986 – General Video
    • Etichetta: General Video
    • Formato: VHS PAL
    • Lingua: Italiano mono
    • Contenuti extra: Nessuno
    • Note: Una delle prime uscite home video del film, distribuita con packaging semplice e senza inserti interni. La qualità audio-video è modesta, con tracce visibili di usura del master e una resa sonora abbastanza piatta. 🎞️📼🕰️
  2. 1993 – Mondadori Video (collana "Cinema Italiano")
    • Formato: VHS PAL
    • Lingua: Italiano
    • Contenuti extra: Libretto interno con breve introduzione critica, a cura di un critico cinematografico dell'epoca, che offriva un inquadramento storico e culturale del film
    • Note: Ristampa distribuita in edicola in allegato a una collana dedicata al cinema italiano. Il formato era quello standard delle uscite editoriali del tempo, con fascicolo pieghevole allegato all'interno della custodia. 📚🖋️🎥
  3. 1999 – AVO Film
    • Formato: VHS PAL
    • Lingua: Italiano
    • Contenuti extra: Nessuno
    • Note: Ultima edizione VHS commercializzata su larga scala, presentata in una confezione più robusta con grafica aggiornata rispetto alle precedenti. Ideale per completisti del formato VHS. 🧳📼🔚

💿 DVD

  1. 2004 – Medusa Home Entertainment
    • Formato: DVD-9
    • Lingua: Italiano 2.0 Dolby Digital
    • Sottotitoli: Italiano per non udenti
    • Formato video: 1.85:1 anamorphic widescreen
    • Contenuti speciali:
      • Galleria fotografica
      • Filmografie
      • Biografia di Dino Risi e Totò
    • Note: Prima edizione in DVD, con un restauro video discreto ma non definitivo. Inserto grafico sobrio e menù statici. Fu una delle prime edizioni a rendere il film nuovamente fruibile su larga scala dopo anni di assenza dal mercato. 📀📚🎞️
  2. 2011 – Fabbri Editori (collana "I Grandi Film di Totò")
    • Formato: DVD PAL
    • Lingua: Italiano
    • Contenuti extra: Booklet editoriale allegato con analisi critica dettagliata, che affronta i retroscena della produzione e la figura di Totò nel cinema degli anni '60
    • Note: Uscita da edicola. La custodia cartonata conteneva anche un fascicolo editoriale ben curato, spesso firmato da esperti di storia del cinema. 🎬📖📦
  3. 2014 – Cecchi Gori Home Video
    • Formato: DVD PAL
    • Lingua: Italiano 2.0
    • Sottotitoli: Nessuno
    • Contenuti extra:
      • Trailer originale
      • Intervista d’epoca a Senta Berger
    • Note: Edizione celebrativa pubblicata con una nuova copertina grafica in stile vintage. Ottima presentazione, ma master video non migliorato rispetto alla versione Medusa. 🖼️🎤🎁
  4. 2020 – Mustang Entertainment (in collaborazione con CG Entertainment)
    • Formato: DVD PAL – Restauro digitale
    • Lingua: Italiano 2.0 Dolby Digital
    • Sottotitoli: Italiano SDH
    • Contenuti extra:
      • Intervista a Lello Arena sul rapporto Totò/Napoli
      • Galleria immagini restaurate
      • Backstage del restauro
    • Note: La miglior edizione in assoluto per qualità visiva e contenuti extra. Il restauro ha riportato in luce i colori e le atmosfere originarie del film. Include un booklet interno con foto di scena, curiosità storiche e note di lavorazione. 🌟📀✨

📦 Note generali: 📚🧾🗃️

  • Non esiste ancora un'edizione Blu-ray ufficiale italiana del film, anche se i fan ne auspicano da tempo una pubblicazione in alta definizione.
  • Alcune versioni DVD (Medusa, Mustang) sono andate fuori catalogo e vengono spesso rivendute online a prezzi elevati dai collezionisti.
  • Le edizioni in edicola, sebbene meno pregiate sul piano tecnico, offrivano spesso fascicoli di grande valore culturale e introduzioni curate da studiosi del settore.
  • I master video utilizzati per le VHS risultano ormai obsoleti, ma restano comunque una testimonianza affascinante dell'home video italiano degli anni '80 e '90. Il DVD Mustang rappresenta il riferimento definitivo per qualità e completezza. 🧠📼📊

🔍 Consiglio per collezionisti: 💡🎯📦 Chi desidera il film in versione digitalmente restaurata, con contenuti approfonditi e ottimo comparto audio-video, deve assolutamente cercare l’edizione Mustang 2020. Questa versione, grazie al contributo editoriale di CG Entertainment e alla cura editoriale dedicata al restauro, è diventata il punto di riferimento per cinefili e appassionati. Tutte le altre versioni sono comunque interessanti per ricostruire la storia distributiva del film nel mercato home video italiano, e possono impreziosire qualsiasi collezione con il loro fascino d’epoca. 🎞️📚📦


Il rifiuto della diaria

Solo da pochi giorni sono iniziate a Napoli le riprese del film "Operazione San Gennaro" e Totò viene convocato dall'amministrazione della produzione per la liquidazione della prevista diaria, spettante agli attori che lavorano fuori sede. «Come vi permettete dare la diaria a un napoletano come me?», risponde indignato Totò al funzionario, il quale replica : «Ma principe, lei sta lavorando fuori sede, il contratto prevede la diaria che le spetta nel modo più assoluto». Senza possibilità di replica, Totò risponde: «Sarà, questa è la regola, ma io sono napoletano verace e nella mia città non posso avere la diaria!»


Così scriveva di Totò Dino Risi nel 1949, sulle pagine del periodico specializzato "Schermi":

Nel cinema italiano la maschera di Totò non ha ancora trovato la sua esatta collocazione filmica. Questo grande mimo fa ridere il pubblico, si direbbe, a dispetto del regista. Mai, finora, la macchina da presa ha colto il simbolo, l’universale di certe sue frenetiche pantomime. Nessun gusto, nessun rispetto direi, per la sua comicità, nessun accenno a una rappresentazione propriamente cinematografica. La comicità di Totò è a fuoco d’artificio, prima cresce e poi si apre. Il cinema non ha mai dato tempo alle sue invenzioni di svolgersi, non ha mai concesso a Totò di improvvisarsi, si direbbe anzi che s’è solo divertito a rompere continuamente la molla della sua fantasia automatica, spezzandone l’altezza, la profondità e il ritmo. E poi, quel trascriverne i moduli teatrali non è insensibilità, e profonda, a quelle che sono le leggi del linguaggio cinematografico?

Dino Risi


Operazione San Gennaro era un film napoletano, era quasi naturale farlo interpretare a Totò. Allora era difficile fargli fare film da protagonista perché era quasi cieco, ma una piccola parte come quella di don Vincenzo poteva farla bene. Aveva una grande forza comica che rimase viva fino all'ultimo. Penso che continuasse a lavorare perché in fondo gli attori — tutti gli attori— vogliono morire in scena.

Dino Risi


Concettina: [Cercando un pretesto per vedere Dudù] Dudù, oggi Mamma Assunta fa le melanzane, vuole sapere se ti piacciono con le alici o col formaggio piccante.
Dudù: Le melanzane?
Concettina: Vabbè, c'ho dico.
Jack: L'appuntamento è qui all'una di notte in punto.
Il capitano: All'una di notte?
Il barone: Alle venticinque.
Passante: Hey voi! Voi! Dove andate? Non si può, il palazzo è pericolante.
Il capitano: Ma noi ci abitiamo.
Passante: Ah, scusate.
Mamma Assunta: [A Dudù] Io non ti voglio vedere più. Già tu non sei napoletano verace: tua madre era austriaca! E pure nu poco mignotta!
Sciascillo: Pure la mia.
Dudù: Tua madre era austriaca?
Sciascillo: No, nu poco mignotta!


La partecipazione di Totò al film

Totò alla moglie: "Che bella creatura; e quanto tempo tiene questo giovanotto? "
La moglie: "Otto mesi, Don Vincè "
Totò, rivolgendosi al marito carcerato: "Otto mesi, e tu stai in galera da tre anni; se facevi la persona per bene, questo poteva essere figlio a te! "
La moglie: "Hai capito che ha detto Don Vincenzo? ".


Antonio de Curtis a Napoli per le riprese del film "Operazione San Gennaro" esce dall'Hotel Excelsior con il cappello indossato nel film per recarsi sul set.
(© Archivio Famiglia Clemente)


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Enzo Cannavaie nel film interpretava Gaetano, un secondino amico di don Vincenzo. L’attore ricorda bene la sua breve esperienza, perché rimase colpito dall’amore sviscerato di Totò per gli animali. «Stavamo girando una scena dove era prevista una carrozzella» ricorda, «e a un certo momento andò a piovere. Il cocchiere prese il cavallo con la carrozzella e lo mise sotto un androne per ripararlo dalla pioggia. Totò andò vicino al cavallo e lo accarezzava. Diceva: “Solo quando muoiono si riposano ‘ste bestie”. A un certo momento è venuto il suo segretario, lo ha preso sottobraccio e se l’è portato via. Quando il segretario è tornato gli ho chiesto: “Scusa, ma perché te l’è purtat’?” E lui mi risponde: “Chili’ era capace ca s’accattava o’ cavallo". Era capace di andare dal cocchiere e dire “Quanto volete? Me lo piglio io”».


Uscito dall’Hotel Excelsior, salì in auto; io gli bussai sul finestrino, intenzionato a consegnargli una mia poesia, intitolata a Lui. Ma, vedendo la Faldini che mi salutava e lui, che invece guardava fisso, lo credetti un atto di indifferenza. Così, preso dalla rabbia, strappai la poesia a lui dedicata ed ispirata. Solo anni dopo, seppi che era diventato cieco, e capii che avevo interpretato male quel suo sguardo.

Un ricordo di Felice Alfarano


Stavamo girando una scena dove era prevista una carrozzella e ad un certo momento andò a piovere. Il cocchiere prese il cavallo con la carrozzella e lo mise sotto un androne al riparo della pioggia. Totò andò vicino al cavallo e lo accarezzò dicendo: "solo quando muoiono si riposano 'ste bestie". A un certo punto arrivò Eduardo Clemente, suo cugino e segretario, prese Totò sotto braccio e lo portò via. Quando Eduardo tornò, gli chiesi: "scusa, ma perchè te l'è purtat?" Lui mi rispose: "Chill' era capace ca s'accattava 'o cavallo!"

Enzo Cannavale, durante le riprese a Napoli del film


Cosa ne pensa il pubblico...


I commenti degli utenti, dal sito www.davinotti.com

  • Mah! Non indimenticabile commedia di grande successo dell'epoca ma che, al di là della ricchezza della messa in scena, si rivela troppo macchiettistica, esponendo un folclore troppo "atteso" per essere "vero". Cosicché qualche risata arriva, ma molto spesso alcune trovate (e pure alcuni snodi) non convincono. Bello, invece, il finale. Totò su tutti, Manfredi bravo, mentre gli altri non convincono proprio.

  • Diretta da Dino Risi, è una non memorabile commedia incentrata sul furto del tesoro di San Gennaro frutto di un operazione congiunta americana e partenopea. Il film strappa qualche risata ma è troppo concentrato sul versante macchiettistico e flokloristico napoletano per essere veramente godibile. Bravo Manfredi ma tutto il cast è superato di una spanna da Totò che sebbene in un piccolo ruolo regala momenti spassosi.

  • Ladri americani reclutano mariuoli napoletani per rubare il tesoro di San Gennaro. Commedia spigliata e graziosa, con un Nino Manfredi smagliante e una Napoli pittoresca come da tradizione. Senza picchi di qualità, ma anche senza noia né volgarità, è un film godibile e perfetto per gli scopi per cui è stato realizzato: far passare spensieratamente poco meno di due ore.

  • Simpatica commedia di ambientazione partenopea che, pur giocando un po' troppo sui luoghi comuni del folclore napoletano, risulta abbastanza godibile e divertente. Il merito, più che della storia (a tratti scontata) è dei bravi attori (Totò e Manfredi su tutti) e di piccole ma azzeccate particine affidate a caratteristi in buona forma.

  • Commedia scacciapensieri del filone "colpo gobbo con complicazioni": i pregi stanno nel ritmo piuttosto sostenuto e nel cast che affianca a Manfredi alcuni bravi caratteristi, con Totò in un ruolo piccolo ma ben cesellato (meno bene il versante straniero, anche se Senta Berger è bellissima e sensuale); i difetti in dialoghi non sempre brillanti ed in una rappresentazione di Napoli molto convenzionale e cartolinesca. Simpatica la trovata dell'intervento di un vero cardinale, che Manfredi giudica "sguarnito".

  • Risi ci regala un'opera non eccezionale ma comunque godibile e carina, benissimo interpretata da Nino Manfredi e dagli altri attori italiani (mentre Harry Guardino, congelato da un ruolo troppo stereotipato, fornisce una prova scialba e Senta Berger si limita ad essere bellissima). Avercene al giorno d'oggi commedie così, senza inutili volgarità e girate da signori professionisti. Ottimo Totò in una piccola parte di contorno.

  • Piacevole commedia di taglio internazionale (pur con ambientazione partenopea) che si avvale di grandi nomi di richiamo per quel tempo, tra i quali il sommo Nino Manfredi e Totò in una delle sue ultime apparizioni, ormai pressoché non vedente. Sceneggiatura intrigante, ritmo spigliato, ottima interpretazione degli attori e una vicenda che ricorda Topkapi, solo che questa volta l’oggetto del furto è il tesoro di San Gennaro! Grande successo cinematografico.

  • Il film lo fa San Gennaro. Invocato, insidiato, consultato, violato e rigratificato. C'è di mezzo sempre il patrono di Napoli, di fatto omaggiato con questa opera minore del maestro Risi. Non può esser certo un Manfredi fuori luogo e a disagio con l'accento partenopeo a tirare la carretta che a dirla tutta fatica parecchio a ingranare, con una lunga prima parte scialba e troppo pittoresca. Le sorti si risollevano con l'operazione vera e propria, rocambolesca e incalzante con continui colpi di scena. Totò nobilita un parco attori non dei più felici.
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il barone (Pinuccio Ardia), raro caso di persona col cuore posizionato a destra, campa facendo dimostrazioni agli studenti di medicina.

  • Tre americani si fanno aiutare da un guappo napoletano ed il suo gruppo per rubare il tesoro di San Gennaro, dal valore di trenta miliardi di lire. Le gag non mancano e si vede che Nino Manfredi è una spanna sopra gli altri (anche a Totò, che pur essendo bravo è con evidenza al tramonto).

  • Un grande Nino Manfredi non riesce a far ingranare questa simpatica storia abbastanza singolare e curiosa. La rapina al tesoro di San Gennaro è un'idea alquanto accattivante e rende merito a Dino Risi che l'ha messo in atto. Ma molto spesso si cade nel ridicolo con gag simpatiche ma niente di più. Manfredi, Adorf e Totò danno pieno supporto ad un'opera che lascia davvero poco.
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Totò: "...a Napoli campiamo coi miracoli...".

  • Divertentissimo film sulla scia dei Soliti ignoti e dei sette monaci d'oro. Il ritmo è scatenato, la storia ben strutturata e il cast fantastico, da Nino Manfredi spassoso napoletano doc a Mario Adorf, suo braccio destro ingenuo e un po' scemo. Segue uno stuolo di caratteristi impeccabile che fa del film la sua forza. Divertentissimo l'inseguimento finale. Piccola partecipazione di Totò, quasi a voler benedire il film.
    I gusti di Rambo90 (Azione - Musicale - Western)

  • Brillante commedia che coglie in pieno lo spirito di Napoli e dei napoletani, del popolino dei quartieri Spagnoli che vive per lo più di espedienti e "mariuolate" e ha i suoi capi e le sue regole da rispettare rigorosamente. Totò, Manfredi, Adorf e tutti i caratteristi sono bravi. Dino Risi dirige da professionista qual era, mantenendo un buon ritmo. Molte le battute divertenti, senza parolacce e senza volgarità. Godibile.
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Totò in prigione, con camicia e cravatta, che "dirige" detenuti e secondini.

  • Spassosa commedia di Risi in cui Manfredi regala una bella interpretazione coadiuvato dalla partecipazione esilarante del grande Totò. Rubare il tesoro di San Gennaro diventa un credo per un manipolo di americani che verranno aiutati dagli uomini di Dudù. Validi intermezzi comici ambientati in una Napoli colorata e chiassosa. Da sottolineare la bellezza prorompente della Berger benchè la Auger, più sbarazzina, si difenda bene.
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La folle corsa di Manfredi e Adorf, con una Fiat 13OO per i vicoli di Napoli.

  • Bel film di Risi non con grandi trovate. Soprattutto nella seconda parte ci sono scene che fanno rimpiangere film come questi del periodo d'oro del cinema italiano. Ottimo ritmo e una bella atmosfera, poi ci sono mostri sacri come Manfredi e Totò (peccato che si veda troppo poco). Sempre magnifica la Berger. Gustoso.

  • Come organizzare il colpo del secolo avendo a disposizione una banda improvvisata e scalcinata di piccoli lestofanti di quartiere ovvero una gradevole e divertente commedia, diretta con vivacità e interpretata con disinvoltura da tutti gli attori che ne hanno preso parte. E poi c’è Napoli ripresa con gusto e mestiere da Dino Risi in grado di creare una atmosfera piacevole e rilassata enfatizzando le peculiarità e le abitudini partenopee. Decisamente ottimo per trascorrere una serata in leggerezza.

  • Commedia gangsteristica senz'altro debitrice dei Soliti ignoti ma che ebbe il merito di aprire la strada alla componente spettacolare del genere, anticipando non solo le commedie poliziesche di Milian ma perfino le Mini britanniche di Un colpo all'italiana. Il limite del film (pur sorretto da un ottimo cast) è quello di scadere in una rappresentazione folcloristica da "Napoli sparita" di sapore scarpettiano, che sospetto suonasse fasulla e nostalgica già allora.
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Manfredi col cardinale.

  • Spassosa e simpatica commedia di ambientazione napoletana con un Nino Manfredi in gran forma attorniato da brave spalle come la bella Senta Berger e Mario Adorf. Cameo del grande Totò che nonostante i pochi minuti a disposizione "si fa sentire". Bene anche la regia di Dino Risi.

  • Il difetto del film è quello di essere pensato per fare cassetta, sfruttando temi in un certo qual modo presentati da altri: il richiamo ai Soliti ignoti è abbastanza immediato e inevitabile, a tal punto che la figura di Totò, a distanza di anni, può venire confusa tra i due film. Chi guarda il film per trovare qualche novità è destinato a rimanere deluso visto che l'unica è un panorama di Napoli molto diverso da quello che si può ammirare oggi dal belvedere di Posillipo. Film chiassoso, francamente inutile.

  • Divertente commedia di Risi, tenuta in piedi da un Manfredi in più che buona forma che interpreta lo scapestrato, ma nobile, Dudù e dalla Berger con le sue forme. Particina anche per Totò, di poco conto. Lo sguardo del regista su Napoli è affezionato, ma non molto realistico ovviamente e in questo Operazione San Gennaro andrebbe meglio intepretato come una favoletta, una pellicola più che adatta per concludere una giornata pesante. Buon ritmo, battute gradevoli e leggere, trama piena di appositi twist e complicata al punto giusto.
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: "Ehi dove andate, il palazzo è pericolante!" "Ma noi ci abitiamo! " "Ah scusate...".

  • Bella prova di Risi che tenta di rinverdire i fasti della commedia all'italiana affidandosi a un cast pieno di grandi nomi capeggiato da un Manfredi in stato di grazia. La storia è simpatica, sebbene non originalissima e è sceneggiata con brio e gusto dando spazio anche a qualche scena d'azione non banale. Forse il regista spinge troppo sul pedale della macchietta togliendo compattezza alla vicenda, ma le risate sono tutte genuine, grazie anche a Totò in una parte piccola ma importante e a uno stuolo di ottimi caratteristi. Molto buono!
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il dialogo di Manfredi con San Gennaro.

  • Un piccolo e disomogeneo gruppo di ladruncoli napoletani viene incaricato, da alcuni faccendieri americani, di rubare nientemeno che il tesoro di San Gennaro, ma l'operazione si rivela più squinternata che mai. Con un Manfredi in stato di grazia e un Totò straordinario nel suo piccolo ruolo, il film si lascia guardare anche se pecca nel descrivere una Napoli dai toni troppo folkloristici per essere veritieri. Qualche buona trovata però c'è e tutto sommato si può spendere un'ora e mezzo per sorridere senza grosse pretese.
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: "Per avere una grazia da San Gennaro bisogna parlargli da uomo a uomo" (Totò).

  • Film carino, bella ambientazione napoletana. Totò impagabile e gustoso, Adorf perfetto nel ruolo ma troppo sotto-utilizzato. Molto scipito Harry Guardino, Claudine Auger bellissima, Manfredi un pò svogliato; la trama è quella che è, vive molto di momenti. Di certo un film che non annoia, ma comunque un Risi minore.

  • Risi, dopo i capolavori degli anni precedenti, si prende una vacanza. Però di lusso. Questo film ha un ritmo rilassato ma sprizza buonumore e allegria da tutti i pori. Risi calca la mano di proposito sugli stereotipi di Napoli rimanendo, però, nei recinti della commedia realistica senza mai sconfinare nella farsa più facile. Infatti la storia noir è solo un pretesto per addentrarsi nel ventre di Napoli, nella vita biologica di una città di cui sentiamo puzze, odori e sapori. Totò è un guappo dalla "sapienza" antica, Manfredi troppo meccanico, bella l'Auger.
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Totò guappo che detta legge in carcere "omaggiato" dai secondini; La bellezza della Berger pari solo alla sua "antipatia"; La bravura dei caratteristi.

  • Sebbene pieno di stereotipi il film è divertente a tratti "spassoso" come direbbe un napoletano. A proposito, la recitazione di Nino Manfredi è veramente poco convincente. A un napoletano, parafrasando Johnny Stecchino, "non gli somiglia per niente". Totò non pervenuto.

  • Uno scoppiettante Manfredi regge a meraviglia il personaggio dell'istrionesco delinquentello in questo classico degli Anni '60. La regia di Risi è come sempre spigliata e scorrevole, così come l'azione e i suoi rapidi sviluppi. La sfolgorante e classica bellezza della Berger ruba spesso la scena, mentre Totò ci regala con malinconia uno dei suoi ultimi personaggi.

  • Risi si cimenta con Napoli e ovviamente non riesce a fare a meno di cadere nei luoghi comuni tipici di quegli anni, con una narrazione decisamente di tipo macchiettistica e fin troppo folklorisitica. Ma il tutto viene girato con garbo, leggerezza e senza manipolazioni rendendo il film gradevole e dando un bell'esempio di commedia all'italiana grazie anche alle superba interpretazione di Manfredi e al cammeo di Totò.

  • Per costruire una scoppiettante commedia attraverso la contrapposizione di stereotipi (americani freddi, razionali ed organizzati, napoletani solari, fantasiosi e cialtroni) ci vuole polso fermo e sicuramente Risi ne è provvisto. Il suo sguardo "fenomenologico" esalta gli aspetti positivi dell'Italianità, ma lascia intravvedere anche come essi siano al contempo difetti. Notevole la presenza di Totò che pur in una parte secondaria rimane memorabile.

  • Un film bello e divertente che ironizza su tutti i luoghi comuni di Napoli e della sua gente con grande gusto e misura. Purtroppo, o per fortuna, ciò che rimane più impresso nella memoria è Senta Berger, con quel suo vestitino verdolino che... Ma, andando più a fondo, c'è anche un mare di battute azzeccate e di situazioni surreali dipinte con naturalezza. Un solo momento poco azzeccato che rallenta il ritmo: il dialogo tra Manfredi e la Berger a letto.
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La preparazione del colpo con la processione di questuanti; "Sciascì, whiskey ce n'abbiamo messo" - "E come, no? Il 20%!".

  • Ho la vaga impressione che ci siano alcuni riferimenti (casuali o no) al film di Marco Vicario Sette uomini d'oro con Philippe Leroy e Rossana Podestà. Certamente nel caso di "Operazione San Gennaro" viene volutamente data da Dino Risi un'impronta comica a tutto il film, rendendolo godibile e leggero come è solito nello stile del regista, senza peraltro togliere in certi passaggi una qual certa suspence tipica dei film polizieschi americani. Un Risi che si distingue sempre per la sua comicità sagace e garbata.

  • Pescato fortuitamente in una abulica sera estiva si vede bene. In alcune sparute occasioni ho anche riso di gusto; belli lo specialista americano con inflessioni partenopee e le remore mistiche di Dudù. Napoli è proprio come la potrebbe pensare chi non vi abbia mai messo piede, il che all'inizio diverte, salvo poi accorgersi del sapore di artefatto. Totò sfruttato poco ma intelligentemente, Manfredi più che sufficiente. La trama viaggia sul mediocre andante, ma a parte qualche rallentamento l'insieme cammina decentemente.
    • MOMENTO O FRASE MEMORABILI: "Ah, è un killer..." "No, mi fa le telefonate."; la sosta-matrimonio; i metodi per ritardare la partenza dell'aeroplano.

Le incongruenze

  1. Quando Dudù lega l'esplosivo al topo, questo scappa e si vede chiaramente che è un topo-giocattolo a molla
  2. Jack, il tizio americano, ha tutto il tempo un pistola automatica tranne quando tenta di rompere la vetrina, quando tira fuori un revolver
  3. La prima volta che la banda tenta il colpo è all'una di notte, come da ordini di Jack. Però le inquadrature offrono Napoli già alle prime luci dell'alba. Ed è abbastanza improbabile che a quella tarda ora la banda si ritrovi a festeggiare un matrimonio come se fosse appena iniziato.
  4. Quando Jack e Maggie vanno da don Vincenzo (Totò) a Poggioreale, nel momento in cui entrano vi è la folla di persone che parlano con i detenuti. Quando la gente esce uno dei detenuti parlando alla moglie dice "ca si esco..." e arriva don Vincenzo il quale gli dice :"ca si esco, ca si esco...signor settebellezze, quando esci che fai?". Però si nota dal labiale che non dice "ca si esco" bensì "quanno esco".
  5. I due malviventi che vanno nelle fogne tagliano la porta di metallo con una specie di fucile laser. Si vede però che sulla porta sono già pre-segnate le righe dove la porta verrà rotta.
  6. Quando il Capitano scende dal tombino va a finire in acqua e si bagna praticamente tutto, poco dopo sta usando il raggio laser, e mentre si avvicina per sfondare la porta si vede che e' tutto asciutto!
  7. Nel film Dudù dice a Maggie che ha conosciuto don Vincenzo all'età di 15 anni quando rubava i cappelli alla gente alla circumvesuviana. Poi quando va proprio da don Vincenzo per l'autorizzazione al colpo lui gli dice "tu hai cominciato a parlare a solo 4 anni...". Come faceva a saperlo dato che l'ha conosciuto dopo?
  8. Quando Dudù e Maggie sono al night entra la ragazza che fa la danza del ventre e saluta Dudù. Quando i due escono lui la saluta e lei dice "ciao Dudù" con una voce diversa dalla precedente e soprattutto senza muovere le labbra! Anche ventriloqua...
  9. La gang americana e quella napoletana sono nella villa per definire le direttiva del piano. Dudù è seduto su un divano e ha una bottiglia in mano. A un certo punto si alza e si vede bene come l'etichetta della bottiglia sia rivolta a sinistra. Allo stacco la medesima etichetta è rivolta verso destra e allo stacco successivo ancora verso sinistra...
  10. Mentre Dudù parla con San Gennaro, dietro di lui ci sono gli altri della banda che ascoltano attenti. Il Capitano toglie l'auricolare per ascoltare meglio, ma nel giro di qualche inquadratura si vede come faccia di nuovo l'atto di toglierselo
  11. Nella scena in cui Dudù parla con san Gennaro, Sciascillo dietro di lui sorride nei primi piani e invece è serio e preoccupato nei piani americani.
  12. Dudù e Sciascillo recuperano il tesoro di san Gennaro e infilano tutta la refurtiva in una borsa, che appare così bella piena e rigonfia. Ma nelle scene successive la stessa borsa è evidentemente meno piena.
  13. Come riferimento temporale durante la serata del colpo, la banda usa la scaletta delle esibizioni del Festival di Napoli. A un certo punto, infatti, Sciascillo elenca gli ultimi tre cantanti prima della fine della trasmissione: "Gloria Christian, Maria Paris e Sergio Bruni". Il problema è che nel 1966 Gloria Christian non partecipò al Festival di Napoli, ma vi prese parte l'anno prima.
  14. Nella notte in cui muore Frank, si vede che c'e un bellissimo tramonto sul Vesuvio , ma all'1 di notte mi sembra un po' difficile
  15. Quando sono al night , Dudu' dice a Maggie che il padre non ha mai avuto l'onore di conoscerlo , ma verso la fine ,quando Mamma Assunta e' in collera con Dudu' dice " tu farai la fine di tuo padre il Conte che e' morto al manicomio"
  16. Per effettuare il colpo la banda si serve di due automobili: una monovolume verde (la Fiat Multipla) e una grande berlina bianca. Il modello di quest'ultima varia a seconda delle sequenze: all'inizio del colpo (fin quando Jack, Dudù e Maggie sono costretti a sbrigarsela da soli a causa dell'arresto del Capitano e di Agonia) l'auto è infatti una Fiat 2300. Quando poi il colpo è stato effettuato l'automobile diventa una Fiat 1800 (a bordo della quale Jack e Maggie tentano di svignarsela col bottino), per poi tornare nel corso della sequenza dell'inseguimento, una 2300
  17. Quando Dudu' e la sua banda vanno in chiesa a parlare con San Gennaro si vede che l'ombra della statua e' al lato sinistro , ma subito dopo e' al lato destro
  18. Quando sono sul panfilo per discutere il piano , si vede una nave dietro Jack che cambia di posizione varie volte.
  19. Per evidenziare la situazione di pericolo, Jack lancia un oggetto metallico sui conduttori in media tensione che viene sbalzato indietro tra mille scintille. Nella realtà non succede nulla di tutto questo, se l'oggetto non è collegato a terra o ad un corpo a diverso potenziale elettrico. Ne sono una prova gli uccellini che riposano placidamente sui conduttori ad alta tensione degli elettrodotti aerei
  20. Il cortile esterno dell'aeroporto di Capodichino in realtà è quello di Roma Ciampino.

www.bloopers.it


Tutte le immagini e i testi presenti qui di seguito ci sono stati gentilmente concessi a titolo gratuito dal sito www.davinotti.com e sono presenti a questo indirizzo.

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Nel rocambolesco inseguimento tra Dudù e gli americani, la Seicento multipla, con a bordo Dudù, trascinerà a terra tutti i panni stesi. Siamo in Via Piazza Larga a Napoli.

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La villa dove Maggie tenta di sedurre Dudù e che è anche la base dove viene preparato il piano è l'unica villa che ha le dimensioni esatte del film e che può inquadrare il panorama con quello scoglio e sullo sfondo l'isola di Nisida (che nel fotogramnma si vede dietro alla A). Siamo sulla baia di Trentaremi a Napoli. Qui sotto vediamo cerchiata in rosso la villa (davanti alla quale sta la donna)

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A sinistra la zona vista dal satellite.Anche la conformazione della villa non lascia dubbi, nostante i tanti anni trascorsi dal film (si vedano il balcone, la ringhiera...)

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Qui da più lontano

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Il belvedere dove Dudù (Nino Manfredi) e la sua banda portano in processione San Gennaro nella scena finale del film è l'arcinoto Belvedere di Sant'Antonio a Posillipo in Via Felice Minucio a Napoli, già presente in molti altri film

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Il porto dove viene trovato il corpo di Jack (Guardino), ucciso da Maggie, è il porto di Napoli. Il pallino rosso nella foto di oggi indica dove è stata girata più o meno la scena.

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Il lungomare dove Dudù manda Sciascillo (Adorf) a chiamare Agonia (Fangareggi) che sta trasportando un carro funebre è in via Francesco Caracciolo a Napoli

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Il palazzo dove Dudù (Manfedi) si ferma per andare al matrimonio dove fa da testimone Don Vincenzo 'o fenomeno (Totò) è, come segnalato anche su Wikipedia, Villa Campolieto, situata in Corso Resina 283 ad Ercolano (Napoli).

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Caratterizza la villa il particolare cortile a forma di ferro di cavallo

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LA TERRAZZA DI DUDU' (MANFREDI) - La cupola che si vede dalla terrazza della casa di Dudù (Nino Manfredi) è quella della Chiesa dello Spirito Santo. La terrazza è quella del palazzo fra Via dei Pellegrini e Via Toledo 424. Vediamo perché partendo dal mostrare la zona dall'alto (1 è la terrazza)

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Bisogna ora considerare che gli obiettivi delle cineprese "avvicinano" clamorosamente gli oggetti lontani, tanto che Adorf parrebbe stare dalla stessa parte di quegli edifici. Così non è invece perché qui si vede bene che la terrazza sta di fianco o quasi alla chiesa (che di nuovo appare molto più vicina di quanto in realtà sia).
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Ed ecco due foto del palazzo. Da notare che la medesima terrazza era stata utilizzata due anni prima come casa di Paolo Stoppa in Il giudizio universale.

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La Chiesa dove nel film si trova la statua di San Gennaro è la Chiesa dei Girolamini in Via Tribunali a Napoli. Nella realtà la statua e il tesoro di San Gennaro si trovano nel Duomo di Napoli. Ecco la scena in cui Dudù (Manfredi) con i suoi va a chiedere l'autorizzazione al Santo per il furto del tesoro. Sotto la scena finale del film con la restituzione del tesoro alla statua di San Gennaro da parte del popolo.

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Grande parodia dei film polizieschi americani: dopo il furto del tesoro di San Gennaro inizia l'inseguimento per i vicoli di Napoli tra gli americani e la banda di Dudù a bordo della Seicento multipla. Qui siamo in Piazzetta degli Orefici a Napoli.

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Gli Americani dopo l'incontro con Don Vincenzo (Totò) vanno alla ricerca di Dudù (Nino Manfredi). La scena si svolge nell'area dei Quartieri Spagnoli a Napoli. Eccoli arrivare in auto in Vico Lungo Trinità degli Spagnoli.

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Ecco Maggie (Senta Berger) mentre sale le scale in vico Lungo Trinità degli Spagnoli, alla ricerca di Dudù.

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Dopo averlo finalmente trovato ecco Maggie e Dudù che girano per il quartiere. Siamo sulla scalinata di Via Croci Santa Lucia ai Monti sempre a Napoli.Dopo averlo finalmente trovato ecco Maggie e Dudù che girano per il quartiere.

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Dudù si fa pulire le scarpe da un lustrascarpe e, per far colpo su Maggie, pagherà con carte da diecimila lire che a Sciascillo (Mario Adorf) poi restituirà. Siamo in Via Nuova Santa Maria Ogni Bene (Piazza della Parrocchiella) all'incrocio con Via Croci Santa Lucia ai Monti.

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Ancora i due nel posto di prima visti da altra angolazione. Qui la Berger fa un po' il verso a Manfredi che si liscia i capelli.

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Dopo il colpo del tesoro di San Gennaro Dudù (Manfredi) e gli americani escono dalla Chiesa con la refurtiva. Ma, miracolo, la Chiesa non è più la Chiesa dei Girolamini bensi è la Chiesa di Santa Maria dei Miracoli sita in Piazza dei Miracoli a Napoli, location già segnalata da Nemesi per il film Piedone lo sbirro.Dopo il colpo del tesoro di San Gennaro Dudù (Manfredi) e gli americani escono dalla Chiesa con la refurtiva. Ma, miracolo, la Chiesa non è più la Chiesa dei Girolamini bensi è la Chiesa di Santa Maria dei Miracoli sita in Piazza dei Miracoli a Napoli.

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Eccoli ancora fuori dalla chiesa, nell'inquadratura opposta, mentre entrano in auto per la fuga. Ma la macchina degli americani non parte e devono spingerla...

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Nell'inseguimento per i vicoli di Napoli tra Dudù e gli americani la Seicento multipla, per evitare uno scontro, fa una brusca sterzata entrando nella camera da letto di un basso dove una donna, svegliatasi per il gran fracasso dice: "ah.. Pascà.. a chest'ora tuorn 'a casa?". Con la retromarcia si porteranno fuori pure il letto...Nell'inseguimento per i vicoli di Napoli tra Dudù e gli americani la Seicento multipla, per evitare uno scontro, fa una brusca sterzata entrando nella camera da letto di un basso dove una donna, svegliatasi per il gran fracasso dice: "ah.. Pascà.. a chest'ora tuorn 'a casa?". Con la retromarcia si porteranno fuori pure il letto...Siamo a Napoli in Piazza Miracoli N° 7.

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Non poteva ovviamente mancare il gioco delle tre tavolette: questo vince questo perde. Siamo in Vico Noce e Dudù accorre per sedare una rissa che ha per protagonista l'americano Frank che ha ovviamente perso al gioco
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La folle corsa di Dudù (Manfredi) verso l'aeroporto di Capodichino per fermare Maggie con il tesoro passa soprattutto per la scalinata di via Carmine a Palestrina (Roma), già vista in Napoli violenta. Ecco l'ultimo tratto, facilmente riconoscibile

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Il carcere in cui si trova Don Vincenzo (Totò) ha una doppia natura. ESTERNI - Gli esterni del carcere sono in realtà l'ingresso del castello di Baia a Bacoli (NA). Qui vediamo gli americani arrivare in carrozza da Via Castello

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Mentre questo è l'ingresso vero e proprio

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INTERNI - Gli interni del carcere sono invece, quelli dell'Istituto Vigna Pia in Via Filippo Tajani 50 a Roma e di cui QUI SOTTO TROVATE LO SPECIALE.

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SPECIALE: L'ISTITUTO VIGNA PIA

L'ISTITUTO DI VIGNA PIA FA PARTE DEILUOGHI COMUNI DEL CINEMA ITALIANO(vedi Approfondimento relativo), ovvero di quelle location pluriutilizzate dal nostro cinema (di genere e non).

1966 Operazione Vigna 01L’interesse per questo grande salone rettangolare - caratterizzato da un corpo centrale libero, una serie di archetti bianchi lungo le pareti a sorreggere due file perpendicolari di ballatoi - nasce alcuni anni fa quando alcuni utenti del sito hanno cominciato ad avvistare quello che secondo la logica narrativa doveva essere un carcere (spacciato il più delle volte il Regina Coeli di Roma) oppure, in altri casi, un orfanotrofio e un istituto psichiatrico. Di che luogo si trattava? Le riprese in esterna del carcere immediatamente precedenti o successive le scene che lo riguardavano non erano di aiuto, nel senso che non erano coerenti con il salone. Tranne un solo caso,Ti ho sempre amato!, come vedremo più avanti.

LA RICERCA
I primi avvistamenti di questo particolare ambiente devono esser fatti risalire al tempo in cui si cercavano, nel maggio del 2008, le location del film Ladro Lui, ladra lei. Osservando gli interni del carcere che si vedono nel finale del film, Zender notò che assomigliavano molto a quelli del carcere minorile di San Michele (celebre ex penitenziario capitolino usatissimo al cinema e al cui SPECIALE vi rimandiamo per un approfondimento). Non erano tuttavia gli stessi, e inizialmente si ipotizzò potesse trattarsi di un'ala del carcere differente da quella che ormai avevamo imparato a riconoscere, pur se sempre localizzata nel medesimo complesso. Successivamente si credette che si potesse trattare del vero carcere di Regina Coeli, visto che le didascalie questo indicavano, molto spesso.


Tuttavia era strano pensare che una casa di pena così importante avesse prestato un intero braccio per le riprese di un film con tale frequenza. Nonostante la cosa fosse poco credibile mi procurai un volume fotografico del carcere (titolo: "Regina Coeli") nella speranza potesse contenere immagini coerenti con quelle mostrate nei vari film. Sfortunatamente il reportage fotografico di Pino Rampolla non soddisfaceva la mia domanda, così decisi di contattare l'autore del libro il quale, fotogrammi delle pellicole a nostra disposizione alla mano, non confermò né smentì che la location cercata fosse realmente il Regina Coeli.

Fin da principio, tra le altre, si era anche avanzata un'altra ipotesi: e se fossero gli studi della De Paolis? Alcuni film (non ultimo Il camorrista di Tornatore) dimostravano che era possibile ricreare un ambiente molto simile a quello del carcere del San Michele all'interno degli studi, tanto che proprio per i film girati al San Michele inizialmente pensavamo in molti fossero stati girati in un teatro di posa. Ma nel nostro caso anche questa ipotesi non ritrova riscontro; pensare che un set posticcio così grande fosse rimasto pressoché immutato nel corso di almeno tre decenni era quantomeno improbabile...


Nel frattempo, tra le varie segnalazioni di utenti che individuavano il carcere in altri film, ne giunge anche una per il film Ti ho sempre amato!, del 1953. Ebbene, in questo caso è Guru a segnalare che il famoso "carcere misterioso" è in questo film un orfanotrofio di cui si vede anche l'esterno! Ben pochi a questo punto potevano immaginare che si trattava dell'unica volta in cui davvero si poteva vedere l'esterno dell'istituto Vigna Pia! Si pensava fosse un esterno di comodo, in definitiva, uno dei tanti utilizzati per "coprire" interni girati altrove. Non era vero, ma questo l'avremmo scoperto solo in seguito alla certa localizzazione del posto, anche perché gli esterni, con una grande statua di Cristo oggi scomparsa, non erano certo facilmente rintracciabili...
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Passa del tempo e arriviamo al 12 dicembre 2012: Fedemelis, un utente davinottico tra i più attivi, segnala un film che sarà il punto di svolta per la soluzione del rebus. Il titolo è Giallo napoletano e abbiamo con esso finalmente un'opera relativamente recente (1978) in grado di mostrarci come il posto sia ancora riconoscibile e inequivocabilmente lo stesso che stavamo cercando. Non ci penso due volte e contatto lo scenografo del film, Marco Dentici, Image il quale ricorda bene il posto ("un istituto religioso") ma non l'esatta collocazione (zona San Camillo).


Ancora troppo poco per stanare un "interno" di quel tipo e troppo ampia e imprecisa la zona di ricerca. Una seconda telefonata a distanza di qualche settimana è quella definitiva. Dentici ricorda qualche dettaglio in più: "Rispetto a piazzale della Radio si prende la Portuense e da lì sono circa 200 mt sulla sinistra. Dovrebbe essere qualcosa come via di Vigna Pia...". E così che domenica 3 febbraio 2013 mi reco all'istituto previo accordo telefonico con Padre Rocco, il superiore della comunità religiosa dal 2011, che mi concede con grande cortesia il privilegio di fotografare il famigerato salone. Si spalancano così le porte del paradiso.

LA STORIA
Vigna Pia (dall'ideatore papa Pio IX) è un istituto cattolico di Roma sito in via Filippo Tajani 50 nel quartiere Portuense di Roma. La storia dell'istituto ha origine nel lontano 1846: è papa Pio IX a volere una scuola di agraria (successivamente opera assistenziale). L'anno successivo viene inaugurata quella che un tempo fu Vigna Casoni, divenuta Vigna Pia dal nome del suo ideatore. Nel 1858 la sede - oramai ampliata fino al colle di Santa Passera - raggiunge l'estensione di 27 ettari. Il nuovo edificio centrale viene inaugurato ufficialmente nel 1868. Nel 1918 l’edificio di Vigna Pia viene affittato alle Suore Missionarie Francescane come collegio femminile. Oggi il complesso è sede di convitto e polisportiva giovanile. Il grande salone esiste ancora, seppure molto diverso da come appare nei tanti film. Da circa 20 anni funge infatti da atrio per la scuola americana ospitata dall’istituto con una biblioteca, una segreteria, delle teche di scienze naturali e altro ancora.

 

Testi: Travis (con piccole aggiunte di Zender) - Fotografie: Travis - Tavole: Zender

• Ecco l'elenco di film compresi nelle tavole sopra mostrate:

Ti ho sempre amato! (1953) - Ladro lui, ladra lei! (1958) - La marcia su Roma (1962) - Se permettete parliamo di donne (1964) - Confessione di un commissario di polizia al procuratore della Repubblica (1971) - Giallo napoletano (1978) - La piovra 2 (1985)

• Altri film non compresi nelle tavole e di cui trovate le immagini qui sotto:

Il bigamo (1955) - Noi siamo due evasi (1959) - Nella città l'inferno (1959) - Le quattro giornate di Napoli (1962) - Operazione San Gennaro (1966) - La bambolona (1969) - A pugni nudi (1974)


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24 Nov 2015

Cannavale Enzo (Vincenzo)

Cannavale Enzo (Vincenzo) All'anagrafe Vincenzo Cannavale (Castellammare di Stabia, 5 aprile 1928 – Napoli, 18 marzo 2011), è stato un attore italiano di teatro e cinema[1]. Biografia Primo…
Simone Riberto, Daniele Palmesi, Federico Clemente
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11 Nov 2016

Clemente Eduardo

Clemente Eduardo (Napoli 10 gennaio 1920 - 20 settembre 1996). Cugino e segretario particolare di Totò dal 1950 fino al 1967. Ebbe in eredità, alla morte di Totò, il suo baule di comico…
Daniele Palmesi
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20 Nov 2015

Crispo Vittoria

Crispo Vittoria (Napoli, 1º maggio 1900 – Napoli, 24 dicembre 1973) è stata un'attrice italiana. Biografia È stata una caratterista tra le più quotate del secondo dopoguerra, ed ha recitato…
Daniele Palmesi
5349
23 Nov 2015

Del Balzo Liana (Eliana)

Del Balzo Liana (Eliana) Pseudonimo di Eliana Del Balzo (Buenos Aires, 4 marzo 1899 – Roma, 26 marzo 1982), è stata un'attrice italiana. Biografia Nacque in Argentina da due immigrati…
Daniele Palmesi
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29 Nov 2016

Di Capri Peppino (Faiella Giuseppe)

Di Capri Peppino (Faiella Giuseppe) Pseudonimo di Giuseppe Faiella (Capri, 27 luglio 1939), è un cantante e attore italiano. Ha partecipato a quindici Festival di Sanremo vincendo quello…
Simone Riberto, Daniele Palmesi, Federico Clemente
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16 Ott 2018

Finkel Rosita

Finkel Rosita Ballerina del Munchen Ballett, nata all'estero il 31 dicembre 1907, deceduta nel marzo 1982. Fu ballerina anche in Compagnie Macario. Sposò Carlo Rizzo, ottimo caratterista…
Simone Riberto, Daniele Palmesi, Federico Clemente
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31 Dic 2019

Fraticelli Franco

Fraticelli Franco (Roma, 30 agosto 1928 – Roma, 26 aprile 2012) è stato un montatore cinematografico italiano. Nipote del montatore Mario Bonotti, è stato uno dei principali promotori…
Simone Riberto, Daniele Palmesi, Federico Clemente
2470
13 Nov 2015

Maggio Dante

Maggio Dante (Napoli, 2 marzo 1909 – Roma, 3 marzo 1992) è stato un attore italiano. Esponente di una storica famiglia di artisti napoletani, di tutti i componenti, insieme alla sorella…
Daniele Palmesi
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17 Dic 2015

Manfredi Nino (Saturnino)

Manfredi Nino (Saturnino) Nome d'arte di Saturnino Manfredi (Castro dei Volsci, 22 marzo 1921 – Roma, 4 giugno 2004), è stato un attore, regista e cantante italiano. Interprete versatile e…
Daniele Palmesi
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11 Feb 2021

Nino Manfredi si meravigliò quando il pubblico rise

Nino Manfredi si meravigliò quando il pubblico rise Per molti anni Nino Manfredi ha tentato con scarso successo di essere un attore drammatico. La sua vena comica è stata quindi una…
Enrico Roda, «Tempo», anno XXII, n.12, 22 marzo 1960
1348
18 Apr 2021

Nino Manfredi: «in casa mia sono un sultano»

Nino Manfredi: «in casa mia sono un sultano» Nino Manfredi si considera un uomo all’antica: gli piace avere l’autorità del capo famiglia, allevare i bambini nel culto del risparmio, sedere…
Guido Gerosa, «Epoca», anno XIV, n.41, 6 gennaio 1963
963
27 Ott 2022

Nino Manfredi: «io nudo davanti ai figli»

Nino Manfredi: «io nudo davanti ai figli» Un’esauriente intervista con Nino Manfredi: “la mia vita e i miei problemi di padre”. «Cerco di far crescere i miei ragazzi senza complessi»,…
Luigi Bernardi, «Oggi», anno XXVII, n.14, 5 aprile 1971
948
29 Giu 2022

Polacchi Elio

Elio Polacchi Assistente operatore e direttore della fotografia negli anni '40 e '50. Alcuni tra i film: La porta sul buio (1973), Le belle famiglie (1965), Da 077: criminali ad Hong Kong…
Simone Riberto, Daniele Palmesi, Federico Clemente
928
29 Nov 2016

Risi Dino

Risi Dino (Milano, 23 dicembre 1916 – Roma, 7 giugno 2008) è stato un regista e sceneggiatore italiano, considerato il massimo esponente della commedia all'italiana insieme a Mario…
Daniele Palmesi
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08 Gen 2018

Totò, l'invenzione e l'improvvisazione

Totò, l'invenzione e l'improvvisazione 📚 Indice degli Argomenti 🎭 I lazzi sulle tavole del palcoscenico 🎬 Il cinema: la troupe e gli attrezzisti come pubblico Totò teatrale e Totò…
Daniele Palmesi
8492


Riferimenti e bibliografie:
  • "Totalmente Totò, vita e opere di un comico assoluto" (Alberto Anile), Cineteca di Bologna, 2017
  • "Totò" (Orio Caldiron) - Gremese , 1983
  • "Totò attore" (Ennio Bispuri) - Gremese, 2010
  • "I film di Totò, 1946-1967: La maschera tradita" (Alberto Anile) - Le Mani-Microart'S, 1998

Sintesi delle notizie estrapolate dagli archivi storici dei seguenti quotidiani e periodici:

  • Al. Cer., «Corriere della Sera», 14 settembre 1966
  • ma., «Il Piccolo di Trieste», 18 settembre 1966
  • G. Gr. «Corriere della Sera», 26 novembre 1966
  • «Il Messaggero», 26 novembre 1966
  • «L'Unità», 26 novembre 1966
  • a.s. (Alberico Sala), «Corriere dell'Informazione», 26 novembre 1966
  • l.p. (Leo Pestelli), «Stampa Sera», 2-3 dicembre 1966
  • G. C., «Rivista del Cinematografo», gennaio 1967
  • V., «Corriere della Sera», 21 marzo 1972
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