Le poesie di Walter Chiari

Un volto intimo tra versi e riflessione

Walter Chiari ritratto in un articolo del 1957 dedicato alle sue poesie e alla sua sensibilità artistica


In questo articolo del 1957 emerge il lato più intimo di Walter Chiari attraverso la poesia, intrecciando scrittura personale, sensibilità artistica, cultura italiana, spettacolo, riflessione interiore, espressione creativa, notorietà, immagine pubblica e contesto culturale degli anni Cinquanta.


“Me l’hanno fatta fuggire!” è questa l'unica ammissione che il popolare comico fa sulle sue recenti vicende sentimentali. I segreti del cuore li affida probabilmente soltanto all’album delle sue poesie

«Se ha scritto poesie Garibaldi», dice Walter Chiari, «non si vede per quale ragione non debba averne scritte anch’io!». In realtà la battuta scherzosa è solo una difesa o un'abitudine. Le sue poesie non sono un argomento sul quale Chiari è disposto a scherzare più che tanto. Quando gliene abbiamo parlato la sua prima reazione stata quella di arrossire e di schermirsi; per aggiungere subito dopo, con una modestia eccessiva per essere del tutto sincera, che erano cose di nessunissimo conto, e che, ad ogni modo, da parecchio tempo non ne scriveva più. C’è voluta una lunga opera di diplomazia perchè si convincesse a recitarne qualcuna e alla fine a regalarcene copia.

In questi ultimi tempi Walter, fuori scena, non è allegro. E infatti la più recente delle tre poesie che ci ha dato è questa:

«Se è vero che il dolore - rende più nobile - l’animo umano - nel mio animo - ora - c’è un’intera stirpe di re. - E se è vero - che la sofferenza che la donna dd all’uomo - l’uomo la ricambia - di maggiore amore -allora - non farmi più soffrire -ché - più di cosi - non posso amarti».

Walter Chiari ritratto in un articolo del 1957 dedicato alle sue poesie e alla sua sensibilità artisticaWalter Chiari alla finestra della sua casa di Milano. Al mattino alle dieci l'attore è già in piedi per quanto sia abituato a coricarsi tardi. Prima di colazione va per mezz'ora in palestra e fa, spesso, qualche partita di tennis.

Il titolo è "Epigramma triste”. E prima di consegnarci il foglietto Walter ne ha strappato con cura un angolo, quello sul quale stava scritta la data.
In modo che nessun riferimento alla sua vita sentimentale fosse possibile. Dopo gli ultimi avvenimenti è questo un terreno sul quale l’attore è impenetrabile: a parlargliene diventa immediatamente serio e addirittura aggressivo, «La verità è una sola, in questo momento», dice, «che me l’hanno fatta fuggire!». E allude alle indiscrezioni, ai pettegolezzi, alle voci vere e false, alle notizie più o meno tendenziose che i giornali hanno pubblicato sul "romanzo d’amore" tra lui e Ava Gardner.

Non sapremo perciò se la donna a cui Chiari ha dedicato il suo epigramma e della quale denunzia pateticamente la crudeltà è la bella americana o è un’altra donna della sua vita, oppure, come accade ai poeti, una creatura immaginaria. Ma non sapremo neppure, indipendentemente dalle poesie, se la passione per la caccia, che ora si è svegliata in lui con straordinaria veemenza, sia una passione diretta o abbia anch'essa una segreta cagione sentimentale: sia il residuo, la prepotente memoria, della partita di caccia di questo autunno in cui ebbe al suo fianco contro i fagiani il fucile di Ava.

Walter Chiari ritratto in un articolo del 1957 dedicato alle sue poesie e alla sua sensibilità artisticaIN CASA, WALTER CHIARI ha il pianoforte, sul quale ripassa, a memoria, le parti musicali delle sue riviste o, nei momenti in cui è di buon umore, strimpella indiavolate canzonette.

Nel quale caso i selvatici di Lombardia avrebbero tutto il diritto di serbare rancore alla Gardner. Perchè, ci dicono, Walter Chiari è, d’istinto, un ottimo tiratore. Meno bravo è invece nel riconoscere i volatili. Gli è accaduto ultimamente, e lo ammette con onesta vergogna, di sparare a una gazza, e di ucciderla, scambiandola per una beccaccia.

Non tutti i versi di Walter Chiari sono però versi d’amore. Una graziosa e insolita intuizione è alla base della seconda tra le poesie che ci ha dato. Si sa che la vita delle farfalle dura un giorno. Come mai, si chiede Walter poeta, non troviamo alla sera i prati tappezzati di farfalle morte? Ma ecco i versi:

«Ci ha mai trovato una farfalla morta? - Eppure anche le farfalle muoiono. - E sono tante! - Mille ne volano sui prati -la mattina - e mille - a sera -ne dovremmo trovare. - Farfalle morte dai colori vivi... -Nemmeno una nessuno ha mai trovato. - Forse hanno anch’esse - come gli elefanti - un lontano nascosto cimitero. - E forse quando si fa pesante l’ala -e ogni flore ha odor di crisantemo - allora la farfalla vola stanca - là, dietro alle colline -e si posa morente su un lenzuolo - su cui l’arcobaleno -dopo le piogge - va ad asciugarsi prima d’apparire».

Walter Chiari ritratto in un articolo del 1957 dedicato alle sue poesie e alla sua sensibilità artisticaCON LA MAMMA il comico parla spesso nel loro difficilissimo dialetto d’origine, che è quello di Andria, in Puglia. La mamma di Walter Chiari è maestra. Per la passione che lo ha assalito da poco, la caccia, l’attore è spesso ospite nella riserva Zabaglia, dell’industriale Ezio Granelli.

L’ultima delle tre poesie che siamo riusciti a farci regalare da Walter è di molti anni fa: porta la data del 1941. L’attore la rilegge con un sorriso e commenta: cA quei tempi facevo ancora la boxe!». I versi dicono così:

«Il Sole - ferito dalle punte aguzze - dei monti freddi e indifferenti - si dissangua lentamente - e, come un orgoglioso elefante morente - scende - in qualche ombrosa segreta valle - a finire il suo giorno. - Non più dorato - il ruscello piange la sua lunga lacrima - che scorre fuggevole - tra le verdi ciglia - delle erbe sottili. - E la brezza - con le trasparenti -leggiere sue dita - comincia a suonare - sulle foglie più tenere - un funebre cantico - che fa rabbrividire - le acque dello stagno. - Intanto - la Dolce Signora - si leva a vegliare una veglia - lunga una notte, - mentre, - nell’Azzurro Cortile del cielo - le Piccole Comari - si chiamano - affacciandosi ad uno ad una - a sgranare il lungo rosario, - silenzioso ed eterno - che l’alba ogni volta - fino a sera interrompe».

Walter Chiari ritratto in un articolo del 1957 dedicato alle sue poesie e alla sua sensibilità artistica

ALLA TELEVISIONE, pochi giorni fa, Chiari è stato vittima di un piccolo incidente. Durante un intervallo si divertiva a lanciare in aria un martello che, un bel momento, ricadendo, lo ha colpito in fronte. Ha dovuto ricorrere al medico e ci sono voluti due punti di sutura. Sotto: ecco come Walter Chiari, a suo dire, scrive le poesie: l'apparenza è scherzosa, la sostanza no.

Walter Chiari ritratto in un articolo del 1957 dedicato alle sue poesie e alla sua sensibilità artistica

Walter afferma di non fare più poesie, se non «in rarissimi casi». E si può credergli. E’ sicuro però che scrive sempre. Ogni giorno alle cinque del pomeriggio, tra i cento impegni della sua giornata, pianta tutti e va a casa a scrivere. Non cose del teatro, cose sue. Un "hobby”, certamente, ma che in un personaggio come Walter Chiari, destinato ogni sera a far ridere il pubblico, può essere rivelatore ed è, in ogni caso, sorprendente e gentile.

Franco Vegliani, «Tempo», anno XIX, n.5, 31 gennaio 1957


«Tempo», anno XIX, n.5, 31 gennaio 1957
Franco Vegliani, «Tempo», anno XIX, n.5, 31 gennaio 1957

Autore delle fotografie: non identificato
Fonte originale: «Tempo», anno XIX, n.5, 31 gennaio 1957
Riproduzione digitale: tototruffa2002.it
Diritti: © rispettivi aventi diritto – immagini riprodotte per finalità storiche e documentarie.

🎭 Conclusioni

Questo articolo del 1957 rivela un aspetto meno noto di Walter Chiari, mostrando come la poesia rappresentasse uno spazio di espressione personale capace di andare oltre la comicità e la scena, offrendo uno spaccato autentico della sensibilità artistica nel panorama culturale italiano del dopoguerra.