Canale Gianna Maria

(Reggio Calabria, 12 settembre 1927 – Firenze, 13 Febbraio 2009) è stata un'attrice cinematografica italiana.

Biografia

Nell'estate del 1947 era una segretaria d'azienda ma, dopo essere stata eletta Miss Calabria, si classificò seconda al concorso di Miss Italia vinto da Lucia Bosè. Questo evento segnò l'inizio della sua carriera e vide la partecipazione di altre future protagoniste del cinema italiano, come Gina Lollobrigida ed Eleonora Rossi Drago.

Durante il concorso di bellezza fu notata dal regista Riccardo Freda che, nonostante fosse sposato, se ne innamorò e le propose dei film confezionati su misura per esaltarne la bellezza. L'anno successivo eccola quindi in una parte di spicco, quello della baronessa Lehmann, nel suo Il cavaliere misterioso del 1948. È subito un grande successo, con copertine sulle riviste più popolari.

Con Freda, che per lei abbandona la moglie, inizia un intenso rapporto, dentro e fuori dal set. I due si trasferiscono in Brasile dove girano Guarany (1948) e O Caçula do Barulho (1949), ma la Canale mal sopporta il Sudamerica e obbliga Freda a tornare in Italia dove, nonostante questi contrasti, lei continua ad essere la sua protagonista preferita.

Ne Il conte Ugolino (1949) dà sfoggio del suo temperamento drammatico. Dello stesso anno è Totò le Mokò (1949) di Carlo Ludovico Bragaglia, al fianco del grande Totò, col quale nel 1955 gira anche Il coraggio. Nel 1951 è invitata a girare un film a Hollywood e appare sulla copertina di "Life magazine". Nel 1953 ottiene un'affermazione personale con Teodora e in seguito si specializza nei ruoli in costume, come quello di Armida ne La Gerusalemme liberata (1957).

Dalla metà degli anni cinquanta è una delle regine del genere peplum e recita in film di grande successo: Le schiave di Cartagine, Le fatiche di Ercole (1957) e La rivolta dei gladiatori (1958). Interpreta la baronessa Du Grand ne I vampiri (1957), ultimo lavoro diretto per lei da Riccardo Freda.

Rotto il rapporto col regista, Gianna Maria Canale fino al 1964 interpreta altre pellicole, alcune di co-produzione francese, poi abbandona il mondo dello spettacolo. A seguito di un grave incidente stradale rimane temporaneamente sfigurata da una paresi facciale: si ritira nell'isola di Giannutri, e non appare in televisione né si lascia fotografare.

Per oltre quattro decenni evita le luci della ribalta. Con l'avanzare dell'età vivere in una piccola isola priva di strutture e servizi diventa disagevole.


Galleria fotografica e stampa dell'epoca


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Gianna Maria Canale è rimasta in California tre mesi senza incontrare mai nessuno degli attori italiani che lavorano laggiù. Prima di ripartire Sam Goldwyn le ha detto: «Cercheremo di fare qualcosa per lei».

Gianna Maria Canale è tornata da Hollywood. Era partita dall'Italia il 21 ottobre scorso, chiamata a interpretare «Go for Broke» accanto a Van Johnson, il primo film di Robert Pirosh, lo sceneggiatore di «Bastogne». Sullo stesso aereo viaggiava Marina Berti, andava a interpretare «Up Front». «Buona sera», disse la Canale. «Buona sera», rispose la Berti. Non si dissero altro per tutto il viaggio. A New York si separarono e non si videro più, neanche a Hollywood, dove si trovava anche Valentina Cortese. Erano tre attrici italiane in terra straniera e non fecero nulla per incontrarsi.

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Dopo «Co for Broke», a Hollywood si sono accorti che Gianna Maria Canale era un tipo diverso e le hanno fatto un provino in cui ella appare così, con tutt’altro carattere. Molto probabilmente l’attrice italiana tornerà di nuovo a Hollywood, anche lei, «bird of passage», uccello di passaggio, come chiamano laggiù gli stranieri che non vi si fermano stabilmente.

Gianna Maria Canale ha 23 anni. Nel 1947, a Firenze, vinse il Concorso per la Bella Italiana. L’anno seguente capitò a Roma per accompagnare una sua cugina e vi rimase qualche tempo, ospite dei parenti. Fece di tutto per prolungare il suo soggiorno: a Roma si sta bene, e oltretutto è la capitale del cinema. Ma ormai ella si permetteva soltanto di pensare che le sarebbe piaciuto di fare l’attrice. A casa, quando ne aveva parlato, era finita a ceffoni, più di una volta. Poi successe che alla Lux cercavano un’attrice per «Il cavaliere misterioso», diretto da Riccardo Freda, e qualcuno le propose di tentare il provino. Era minorenne, ma se i suoi si fossero opposti, avrebbe sempre potuto rinunciare. Eppoi, era anche possibile che non riuscisse. Tentò, dunque, e riuscì. I genitori accettarono il fatto compiuto, ma non sono orgogliosi di questa figlia attrice, neanche oggi che è stata a Hollywood.

Alta, slanciata, bruna, con occhi piacevolmente mutevoli tra la malizia ingenua e l’ingenuità maliziosa, la Capale è senza dubbio una delle più belle creature del nostro cinema. Dopo «Il cavaliere misterioso», ha interpretato «Guarany», «Ocacula do baralho» (in Brasile), «Il bacio d’una morta», «Il conte Ugolino», «Totò le Mokò», «Il figlio di D’Artagnan». (Nessun grande film, ma tutti film utili e necessari a farsi un’esperienza. E domani potrà anche diventare molto brava, chi lo sa ? Anche Linda Darnell o Lana Turner, quando interpretarono i primi film, sono soltanto belle.) Doveva essere Poppea in «Quo vadis?», questa è forse la sua chance ; all’ultimo momento dovettero preferirle un’attrice inglese. Ma Sam Zimbalist [...] di suoi film non l’aveva dimenticata; e così, in ottobre, la Canale fece le valigie e partì per Hollywood.

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 Gianna Maria Canale ha ventitré anni e nel 1947 ha vinto, a Firenze, il Concorso per la Bella Italiana. È bruna e ha una figura alta slanciata.Nella vita quotidiana, Gianna Maria Canale, è una ragazza piuttosto tranquilla. Quando disse in casa che voleva fare l’attrice, fu presa a ceffoni. 

«Go for Broke» («Allo sbaraglio», o qualcosa del genere) è un ennesimo film di guerra e si svolge in Italia, a gloria dei «nisei», i soldati americani di origine giapponese. La Canale vi interpreta la parte di una popolana italiana un po’ compiacente che si innamora di Van Johnson, l’ufficiale che comanda i «nisei». L’hanno fatta recitare senza trucco, hanno cercato di imbruttirla perché fosse più simile all’idea che delle popolane si fanno a Hollywood. Ma non ci sono riusciti; e così la verità è salva. Ma insomma è chiaro che immaginavano la Canale ragazza d’altro tono, d’altra classe e d’altra bellezza, quelli almeno che non l’avevano vista di persona. S’erano trovati di fronte, una ragazza piccante, «glamourous», nel paese del «glamour». Il produttore Jack Warner, incontrandola a un «party», le disse : «Sono stato in Italia e non ho visto belle ragazze. Lei dove era nascosta?». Forse era un modo di fare un complimento, ma non ci sarebbe da meravigliarsi se il signor Warner fosse convinto di quanto diceva.

A Hollywood, la Canale si alzava alle 7, alle 9 era pronta per il lavoro. Un’ora e mezza di pausa a mezzogiorno e alle 14 di’ nuovo al lavoro, fino alle 18,30. Lontana dalla cucina romana, si sfogava a mangiare bistecche e insalata. Appena tornata a Roma, si è rifatta con un enorme piatto di spaghetti alla Carbonara. E si è sentita male.

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Il primo film interpretato dalla Canale fu «Il cavaliere misterioso» diretto da Riccardo Freda. E sotto la regia di Freda, Gianna Maria ha incominciato in questi giorni il film «Tradimento» al fianco di Gassman e di Nazzari.  A Hollywood la Canale ha interpretato, a fianco di Van Johnson, il film « Go fot Broke » diretto da Robert Pirosh, lo sceneggiatore di « Bastogne ».

Poche sere prima di riprendere l’aereo per l’Italia, fu invitata a pranzo a casa di Sam Goldwyn. Tutta la famiglia fu molto gentile con lei; ma non si parlò di lavoro. Solo sul finire della serata, la signora Goldwyn le chiese se aveva proprio intenzione di ripartire. Natale si avvicinava e la Canale aveva nostalgia dell’Italia, la stessa nostalgia che le aveva fatto rifiutare il solito contratto di sette anni, preferendo, attraverso l’agenzia «Fa-mous Artists», impegni film per film. Rispose, dunque, che era decisa a ripartire. «Capisco», disse Sam Goldwyn. «Be’, cercheremo di fare qualche cosa per lei.» E così forse Gianna Maria Canale tornerà di nuovo a Hollywood, «bird of passage», uccello di passaggio, come chiamano laggiù gli stranieri che non vi si fermano stabilmente.

Domenico Meccoli, «Epoca», n. 17, 3 febbraio 1951


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Gianna Maria Canale, che in alcuni recenti film italiani da lei interpretati abbiamo visto apparire nello sfarzo di Corti imperiali e regali, è una delle attrici che meno amano la vita mondana. Lontana dai teatri di posa, si dedica all’arredamento della sua nuova casa, dove la fantasia del progettista si è sbizzarrita per combattere la monotonia.


«Tempo», anno XVII, n.6, 10 febbraio 1955


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Nessuna ambizione, un poco di cinismo, un segreto amore per il suo mestiere: cicala intelligente e sensibile Gianna Maria Canale guadagna per spendere, spende per muoversi, si muove per trovare nella sua anima il senso vero della sua vita.

Dieci anni or sono fu inaugurata in in via Archimede (dove si stava stipando tutto il cinema romano) una palazzina di cinque piani contrassegnata dal numero civico 149. Il piano superiore era di Silvana Mangano e Dino De Laurentiis, sotto di loro abitavano il regista Lionello De Felice e Carlo Dapporto. Al secondo piano il regista Mario Monieelli, al primo lo sceneggiatore Sandro Continenza e al pianterreno abitavano il regista Riccardo Fre-da e una delle promesse più sicure del cinema italiano: Gianna Maria Canale. Aveva debuttato nel cinema direttamente come protagonista e aveva investito i suoi primi guadagni in quell'appartamentino. Ventenne, taciturna e bellissima sembrava la conturbante reclame di una gioventù ambiziosa e riservata che allora non era di moda.

I suoi coinquilini prevedevano per lei un avvenire radioso anche se era entrata nel cinema col piede sinistro: interpretando, cioè, un film di cappa e spada. Poche settimane dopo il primo incontro la rividi impegnata in una partita a biliardo in casa dello sceneggiatore Ennio De Concini. Lei e Riccardo Freda contro il padrone di casa e Pier Paolo Pasolini. Quella sera seppi che aveva firmato un contratto con la Metro Goldwyn Mayer e che sarebbe partita per Hollywood. Ma cinque mesi dopo era di nuovo fra noi. Aveva interpretato con Van Johnson un film che, ancor prima di essere visto fu definito una "bufala” dagli amici romani. Gianna, delusa ma non doma ritrovò subito il suo posto di eroina nei film avventurosi di Freda. Poi cominciò a viaggiare e la persi di vista.

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«L’ho ritrovata in questi giorni più bella di allora, raffinata, elegante, sicura ma anche un po’ delusa».

«Un po’? io direi tanto. Enormemente delusa».

La sua voce risuona nel silenzio di un caffè di via Veneto immerso nella penombra del pomeriggio.

«Ho degli amici intellettuali, o pseudo intellettuali, che quando sto per iniziare un altro dei miei film di cappa e spada, romani greci o teutonici cominciano a dire: ma no, smetti, rifiuta. Bene — rispondo — quando arriva la rata delle tasse la mando a voi perchè qualcuno deve pur pagarle no? Io se non faccio quei film le tasse non me le pago. E loro: ma tu hai delle possibilità enormi... Io alle possibilità non ci credo. Intanto non credo nel cinema...».

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«Non ci crede?»

«No. Al cinema come arte no. Mi dispiace, ma non ci credo. L’arte è un prodotto individuale, non collettivo. Il cinema, come il teatro, è spettacolo. Quindi quando mi rimproverano i film che faccio io li difendo perchè soddisfano un gusto del pubblico... un gusto cattivo perchè non c’è dubbio che è indice di cattivo gusto andare a vedere i film che faccio io... e non solo io. Ma cosa vuole?, a un certo momento bisogna dare da mangiare al pubblico quello che chiede. E’ vero o non è vero? Se un giorno il gusto del pubblico seguirà un’altra direzione, va bene... lo accontenteremo. Io purtroppo sarò troppo vecchia per fare quello che il pubblico vorrà...».

Rotea quegli straordinari occhi da polena profana, mentre le domando:

«Film diversi da questi non le sono mai capitati?»

«Certo — risponde divertita — ma sempre boiate... Non c’è niente da fare. Non ho avuto fortuna. I produttori e i registi non hanno fiducia in me: mi hanno vista talmente tante volte nei film in costume che ormai mi immaginano solo vestita da regina o da sacerdotessa. Mai che mi diano un ruolo da duchessina... in Italia inscatolano. Anche all’estero, ma meno. Guardi per esempio Susan Haywàrd che è passata dai ruoli biblici a "Piangerò domani”...».

«Perchè ha avuto il coraggio di rifiutare i film biblici»

«Lei lo può fare, evidentemente. Io no: il giorno in cui mi fermo sono perduta».

«Ma le piace il suo mestiere?»

«Si, purtroppo sì... l’ho adorato da quando avevo cinque anni, cioè da quando vidi il primo film. Era "Habanera” con Zarah Leander. Andai a casa e dissi a mia madre: "Diventerò un’attrice”. Lei rispose: ”Tu sei scema”. E’ sempre stata una passione per me il cinema».

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«Una passione corrisposta?»

«No, non direi... anzi il contrario. Come tutte le passioni del resto: c’è sempre uno che ama e l’altro che si lascia amare o scappa. Anzi le dirò che mi meraviglio di essere riuscita a farmi un nome con questi film. Arrivo a non crederci, qualche volta... sono disgustata... Mi disprezzo quando sono obbligata ad accettare. Ma non ci posso fare niente. Del resto questo serve a darmi altre soddisfazioni... Quando riesco a comperarmi un quadro o un mobile... questo mi ripaga».

Vendendo al momento buono l’appartamentino di via Archimede, la Canale aveva acquistato un terreno sul quale ha poi costruito una bella villa piena di mobili antichi e di quadri d’autore: due Brueghel, una Madonna del Guardi, due del Bellotto, un Magnasco...

«Io tengo più alla casa che alle cose personali dice. — La prima pelliccia di visone me la sono comperata quando avevo finito di pagare e di arredare la casa. Cioè quattro anni fa. Non ho mai lavorato tanto come in quel periodo. Poi ho rallentato. Adesso lavoro solo quando ne ho bisogno. Per il mese di luglio mi hanno offerto quattro film. Li ho rifiutati. Io in luglio vado al mare, vogliamo scherzare? E la mia vita se no a che mi serve? Un giorno una nostra famosa attrice mi incontra all’aeroporto e mi dice: beh, dove vai? sei di partenza? Dico: sì cara mia, si è giovani una volta sola. Che cosa si pretende? Che faccia un film dopo l’altro? Per guadagnarci che cosa? Ah no! Io me ne vado e quando non ho più soldi ritorno, rilavoro per poi rispendere tutto immediatamente. Io voglio fare come la cicala: canta, canta, canta finché scoppia. Che importa? Apres moi le deluge. Lo so che bisognerebbe essere abbastanza saggi: non dico mettere tutto da parte, ma essere leggermente previdenti. Finché si è giovani, carini, ricchi la gente è tutta panna con noi. Poi ci danno certi calci... Guardi, io non credo nell’umanità. Mi dispiace di doverlo dire... La nostra vita è abbastanza difficile e allora tanto vale fare come faccio io: vado avanti finché mi troverò davanti a un muro con sópra scritto: fine. Se avessi incominciato in un’altra maniera...».

Si ferma. Accende una sigaretta. Beve il caffè doppio. Si aggiusta il foulard che le copre i capelli. Prende tempo. Vale la pena di iniziare il rosario dei ”se” dei ”ma”?

«...se avessi incominciato in un’altra maniera — riprende — avrei fatto molto meglio perchè tendenzialmente credo di essere fatta per questo mestiere. Così come sono convinta che se facessi del teatro lo farei bene. Non lo faccio perchè sono pigra: mi piace fare una sfacchinata tutta insieme e poi chiudere. Temo proprio di essere molto volubile. Ecco perchè amo il cinema: perchè è volubile, vario; troupes nuove, attori nuovi, soggetti nuovi, posti nuovi. Io sono una nomade: non riesco a stare tre settimane nello stesso posto. Questo lavoro mi piace ma, per riuscire bene, ci vuole l’ambizione e io non l’ho. Faccio tutto con molta coscienza professionale, ma nessuna ambizione... non solo nel lavoro ma anche nella vita... Forse quella che avevo all'inizio è stata stroncata. Quando ho cominciato credevo moltissimo di poter fare delle cose... poi ho visto che non quagliava, che mi arenavo e ho cercato di spegnerla. E non invidio quelli che ce l’hanno. Capisco un Gauguin che pianta tutto e se ne va per fare delle cose formidabili... ma nel nostro mestiere! A che cosa mi servirebbe l’ambizione? Per essere un po’ più conosciuta? Per guadagnare di più? Non ne vale la pena. Io non credo nel mio mestiere, pur amandolo immensamente... Mi viene da ridere quando vedo quelli che fanno i salti mortali per arrivare... a fare che cosa? gli stessi film che faccio io su un piano internazionale. Non mi vengano a dire che fanno dell’arte! Sono un po’ cinica di fronte al lavoro? Ma questo non vuol dire, che se trovassi l’occasione buona l’ambizione non risusciterebbe... forse è fuoco sotto la cenere. Ma non credo che avrò mai l’occasione».

Le chiedo se ricomincerebbe da capo sapendo di arrivare a questo stesso punto.

«Ah, no! Non ci sono soldi che tengano. Se io lavorassi soltanto per il denaro... avrei potuto trovare mille occasioni per avere quello che ho. Un marito ricco, per esempio. Non mi sarebbe stato difficile trovarlo. Ma io amo il mio mestiere e non so se lo lascerò mai. Ogni tanto mi dico: sono stufa... vorrei essere una moglie con dei figli... Poi ci ripenso e so che non ci riuscirei. Gli attori... brutta stirpe. Nasciamo così: buoni e cattivi. Anche cattivi attori si nasce, sissignore. Siamo degli istrioni e lo sappiamo, lo sentiamo. In ognuno di noi ci sono almeno venticinque persone diverse che lottano per venire fuori e avere la meglio sulle altre. L’attore si abbandona a tutte; gli altri invece imparano a soffocarle, a comprimerle. Sarebbe interessante analizzare i personaggi dominanti che si agitano dentro di noi».

«Quali sono i suoi?»

«La ragazzina e là donna fatale... Certo anche la donna fatale se no come farei a combattere la timidezza? Come vede sono senza mezze misure. Proprio a me doveva capitare di essere un’attrice di mezza misura! Ecco perchè se ritornassi indietro non farei più questo mestiere. Ma se dovessi ricominciare arriverei a mille compromessi, cosa che non ho fatto questa volta. La mancanza di ambizione è stata la mia rovina... E pensare che credevo di averne tanta! Forse mi sono sbagliata a misurarla».

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Pronuncia la requisitoria contro se stessa con voce ferma e alta; con un tono distaccato come chi parla di un’altra persona. Ma c’è anche un po’ di compiacenza e di ironia nella sua voce: la compiacenza che deriva dal sentirsi privi di complessi, dal vedere che i piatti della bilancia sulla quale abbiamo depositato il bene e il male rimangono ancora in equilibrio.

«Credo di essere una delle poche persone soddisfatte di quello che hanno — dice sorridendo. — Se anche fossi, come si dice, "arrivata” che cosa avrei di più? Noie, solo noie». Fra i venticinque personaggi che, si agitano istrionescamente dentro Gianna Maria Canale, ci deve essere anche quello di un saggio con la barba bianca.

Gianfranco Calderoni, «Successo», maggio 1960



Filmografia

Aquila Nera, regia di Riccardo Freda (1946)
Il cavaliere misterioso, regia di Riccardo Freda (1948)
Guarany, regia di Riccardo Freda (1948)
O Caçula do Barulho, regia di Riccardo Freda (1949)
Il figlio di D'Artagnan, regia di Riccardo Freda (1949)
Il conte Ugolino, regia di Riccardo Freda (1949)
Totò le Mokò regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1949)
Il bacio di una morta, regia di Guido Brignone (1949)
La vendetta di Aquila Nera, regia di Riccardo Freda (1951)
Vedi Napoli e poi muori, regia di Riccardo Freda (1951)
Il tradimento, regia di Riccardo Freda (1951)
Allo sbaraglio (Go for Broke!), regia di Robert Pirosh (1951)
La leggenda del Piave, regia di Riccardo Freda (1952)
L'eterna catena, regia di Anton Giulio Majano (1952)
Spartaco, regia di Riccardo Freda (1953)
Missione ad Algeri, regia di Edoardo Anton e Ray Enright (1953)
Allarme a sud (Alerte au sud), regia di Jean-Devaivre (1953)
L'ombra, regia di Giorgio Bianchi (1954)
Teodora, regia di Riccardo Freda (1954)
Madame du Barry, regia di Christian-Jaque (1954)
Donne sole, regia di Vittorio Sala (1955)
Il coraggio, regia di Domenico Paolella (1955)
Napoleone Bonaparte (Napoleon), regia di Sacha Guitry (1955)
I vampiri, regia di Riccardo Freda (1956)
La castellana del Libano (La châtelaine du Liban), regia di Richard Pottier (1956)
La Gerusalemme liberata, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1957)
Il corsaro della mezza luna, regia di Giuseppe Maria Scotese (1957)
Le schiave di Cartagine, regia di Guido Brignone (1957)
Le fatiche di Ercole, regia di Pietro Francisci (1958)
Il segreto di Montecristo, regia di Monty Berman e Robert S. Baker (1958)
La rivolta dei gladiatori, regia di Vittorio Cottafavi (1958)
Tutta la verità (The Whole Truth), regia di John Guillermin (1958)
Gli avventurieri dei tropici, regia di Sergio Bergonzelli (1959)
I cavalieri del diavolo, regia di Siro Marcellini (1959)
La Venere dei pirati, regia di Mario Costa (1960)
L'ultimo zar, regia di Pierre Chenal (1960)
La regina delle Amazzoni, regia di Vittorio Sala (1960)
Il conquistatore d'Oriente, regia di Tanio Boccia (1960)
La Venere dei pirati, regia di Mario Costa (1960)
Maciste contro il vampiro, regia di Mario Costa (1961)
Il conquistatore di Corinto, regia di Sergio Corbucci e Giacomo Gentilomo (1961)
Il guascone (Le chevalier de Pardaillan), regia di Bernard Borderie (1962)
Il Leone di San Marco, regia di Luigi Capuano (1962)
Il figlio di Spartacus, regia di Sergio Corbucci (1962)
La tigre dei sette mari, regia di Luigi Capuano (1962)
Il boom, regia di Vittorio De Sica (1963)
Le avventure di Scaramouche, regia di Antonio Isasi (1964)
Il treno del sabato, regia di Vittorio Sala (1964)
Il ponte dei sospiri, regia di Piero Pierotti (1964)

Doppiatrici

Lydia Simoneschi in Il cavaliere misterioso, Il conte Ugolino, La vendetta di Aquila Nera, Teodora, imperatrice di Bisanzio, I vampiri (solo nel ruolo da giovane), Il coraggio, Il corsaro della mezzaluna, La rivolta dei gladiatori, Maciste contro il vampiro, La regina delle Amazzoni, La Venere dei pirati, Il conquistatore di Corinto
Dhia Cristiani in La leggenda del Piave, Donne sole
Andreina Pagnani in L'ombra, Le fatiche di Ercole
Rita Savagnone in Il figlio di Spartacus, Il Leone di San Marco
Tina Lattanzi in Il bacio di una morta
Rina Morelli in Vedi Napoli e poi muori
Clara Ristori in I vampiri (solo nel ruolo da vecchia)
Lilla Brignone in Le schiave di Cartagine
Rosetta Calavetta in La Gerusalemme liberata
Fiorella Betti in La tigre dei sette mari
Maria Pia Di Meo in Le avventure di Scaramouche
Gabriella Genta in Il ponte dei sospiri


Riferimenti e bibliografie:

  • «Tempo», anno XVII, n.6, 10 febbraio 1955
  • Domenico Meccoli, «Epoca», n. 17, 3 febbraio 1951
  • Gianfranco Calderoni, «Successo», maggio 1960