Spalla Erminio

(Borgo San Martino, 7 luglio 1897 – Roma, 14 agosto 1971) è stato un pugile, attore, scultore e cantante lirico italiano.

Fu il primo pugile italiano a conquistare il titolo di Campione europeo, negli anni venti. Era il fratello minore di Giuseppe Spalla, anch'egli pugile.

Biografia

Formazione

Figlio di un agricoltore e commerciante di vini del Monferrato, la sua famiglia si trasferì a Milano negli anni della sua adolescenza. Nel capoluogo lombardo, Spalla iniziò a lavorare in un laboratorio di scultura, dove si mise in luce per il suo talento artistico e poi si iscrisse a un corso serale dell'Accademia di belle arti di Brera[1]. Secondo la leggenda, decise di cambiar vita dopo aver visto al cinema il filmato dell'incontro del Campionato del mondo dei pesi massimi tra Jack Johnson e l'ex detentore Jim Jeffries, disputatosi a Reno il 4 luglio 1910 e conclusosi con la vittoria del pugile di colore per ko al quindicesimo round[1]. Cominciò allora a frequentare la palestra dell'U.S. Milanese con il fratello maggiore Giuseppe[2].

Allo scoppio della Prima guerra mondiale, Spalla fu arruolato nel 41º reggimento di fanteria e combatté nelle Valli Giudicarie, dove fu promosso al grado di sergente e meritandosi una croce di guerra[2].

Carriera pugilistica

Spalla iniziò la carriera professionistica alla fine del 1918[3] e ciò non gli permise di partecipare ai Giochi Olimpici di Anversa del 1920. Nell'estate del 1919 gareggiò nel torneo di pugilato dei Giochi Interalleati di Parigi, manifestazione riservata ai militari alleati che avevano combattuto nella prima guerra mondiale. Furono 18 le nazioni presenti (tra cui l'Hegiaz - ora Arabia Saudita - e Terranova che rimase indipendente dal Canada fino al 1949), 17 gli sport in programma. Spalla fu iscritto nella categoria dei mediomassimi (fino a 175 libbre di peso, circa 79 kg) e vinse il titolo proprio nell'ultimo giorno dei Giochi, domenica 6 luglio, sconfiggendo in finale l'australiano John W. Pettybridge[3].

Nel 1919 salì sul ring contro il fratello Giuseppe (entrambi i fratelli erano pesi massimi) e il match finì in parità[4]. Il 5 settembre 1920 divenne campione d'Italia "assoluto" sconfiggendo l'ancora imbattuto milanese Eugenio Pilotta per KO al 4º round[3]. Successivamente intraprese un tour che lo portò a combattere prima a Berlino, poi a Londra e negli Stati Uniti. Nella capitale tedesca pareggiò contro il campione locale Hans Breitenstraeter e poi subì la sua prima sconfitta, per KO alla sesta ripresa sotto i pugni dell'inglese Tom Cowler[3]. In terra britannica ottenne due vittorie prima del limite e una sconfitta ai punti.

Spalla esordì sui ring d'oltre oceano il 21 maggio 1921, a Newark, spedendo al tappeto dopo soli 2'06 della prima ripresa Frank Hagney[3]. Combatté altre quattro volte negli Stati Uniti, totalizzando due vittorie (una prima del limite) e due sconfitte ai punti. Il 7 maggio 1922, al Velodromo Sempione di Milano, dimostrò la sua superiorità sul tedesco Breitenstraeter, mettendolo fuori combattimento alla settima ripresa. Dopo altri nove incontri, tutti vinti (sette prima del limite), Spalla si prese la rivincita con l'inglese Cowler, battendolo per KO alla sesta ripresa, al Teatro Adriano di Roma[5]. Qualche giorno dopo, per tale impresa ricevette i complimenti del Capo del Governo Mussolini[5]. Nel frattempo, in Patria, era stato allestito un combattimento valido per il titolo italiano dei pesi massimi tra Giuseppe Spalla e il romano Mariano Barbaresi, terminato con la vittoria del fratello di Erminio, per abbandono alla nona ripresa.

Rientrato in Italia, Erminio Spalla il 20 maggio 1923, all'Arena di Milano, sconfisse ai punti in 20 riprese l'olandese Piet van der Veer, divenendo il primo italiano a conquistare la cintura di campione d'Europa di pugilato[3]. Difese il titolo, ancora a Milano, contro il belga Jack Humbeeck, pareggiando dopo venti riprese[3].

Furono, quindi, unificate dalla Federazione pugilistica la categoria assoluta (di cui Erminio era detentore del titolo) e quella dei pesi massimi, con il riconoscimento di Erminio Spalla come unico detentore[6]. Ciò permise a Spalla di mettere vittoriosamente in palio titolo italiano e titolo europeo, il 1º dicembre 1923, sconfiggendo Mariano Barbaresi sul ring ostile del Teatro Adriano, per KO tecnico alla quinta ripresa[3].

Nel 1924, Erminio Spalla partì per il Sud America dove, il 7 marzo, a Buenos Aires, affrontò l'idolo locale Luis Ángel Firpo, detto “Il toro selvaggio della Pampa”. Sul palcoscenico del pugilato mondiale, all'epoca, Firpo era considerato un vero "re senza corona", per aver affrontato e scaraventato fuori dal ring, alla prima ripresa, niente meno che il campione del Mondo Jack Dempsey, prima di essere messo fuori combattimento alla ripresa successiva, in un celebre combattimento che fu chiamato "l'incontro del secolo". Spalla resistette per quattordici riprese dopo aver spedito al tappeto il campione argentino nel nono round, poi fu dichiarato sconfitto per Ko tecnico[3]. In seguito salì sul ring della Palestra Italia di San Paolo per affrontare il giovane brasiliano Benedicto Dos Santos, imbattuto dopo tre incontri vinti alla prima ripresa. Il campione italiano lo sconfisse per k.o. alla nona ripresa dopo avergli inflitto numerosi atterramenti.Dos Santos sarebbe uscito menomato dall'incontro e qualche anno dopo lo stesso Spalla avrebbe devoluto l'incasso di una sua esibizione in Brasile a favore della famiglia del pugile brasiliano.

Tre mesi più tardi, allo Yankee Stadium di New York, Spalla affrontò il fuoriclasse Gene Tunney, astro nascente del pugilato e futuro campione mondiale. Alla prima ripresa, con un destro al mento, il campione europeo mandò al tappeto lo statunitense che, però, riuscì a rialzarsi. Nel prosieguo del match, una serie continua di colpi da parte di Tunney procurava delle serie ferite al labbro e al naso dell'italiano; al 7º round, tuttavia, secondo le cronache, la reazione di Spalla aveva trasformato l'incontro «in una rabbiosa sfida di wrestling» conclusa con la caduta al tappeto del suo avversario, quando il match fu interrotto dall'arbitro, non per squalifica, ma per KO tecnico in favore del pugile di casa[7]. Secondo Spalla, tale sconfitta fu immeritata, in quanto il match sarebbe stato interrotto senza motivo, per errore arbitrale[1].

Il 28 settembre 1924, a Milano, Spalla concesse la rivincita per il titolo europeo all'olandese van der Veer, sconfiggendolo nuovamente ai punti in 20 riprese[3]. Nel 1926 tornò in Argentina, dove disputò una nuova sfida con Firpo, che si concluse con una vittoria ai punti sulle 12 riprese - come sostiene lo stesso Spalla nel suo libro autobiografico Per le strade del mondo - anche se, ufficialmente, il sito Boxrec riporta una sua sconfitta[5]. Perse, quindi, il titolo europeo, nel maggio del 1926, a Barcellona, sconfitto ai punti dal basco Paulino Uzcudun, futuro avversario di Primo Carnera[3].

Dopo un vittorioso incontro a Milano, per KO alla terza ripresa, contro l'olandese Daan Holtkamp, Spalla intraprese un altro viaggio in Argentina per affrontare, a Buenos Aires, il gigantesco Victorio Campolo, alto più di due metri, da cui fu sconfitto per KO alla settima ripresa. Nel 1927, perse anche il titolo italiano, contro Riccardo Bertazzolo, per KO alla seconda ripresa e si ritirò dal pugilato.

Carriera artistica e cinematografica
Dopo il ritiro dal pugilato, Spalla emigrò con la famiglia in Brasile, dove fondò una rivista sportiva e aprì una palestra[1]; nel 1934, a San Paolo del Brasile, salì nuovamente sul ring per un unico incontro, probabilmente poco più che un'esibizione. Trasferitosi a Rio de Janeiro, fu preso dalla passione del canto e, dopo aver frequentato una scuola, fu scritturato come basso da un'emittente radiofonica di Rio e una di Petropolis[1]. Fu anche amico di grandi cantanti, come Enrico Caruso, Beniamino Gigli e Titta Ruffo.

Rientrato in Italia nel 1937, Spalla tornò a dedicarsi alla scultura e poi, a partire dal 1939, intraprese la carriera cinematografica. Girò in tutto 53 film, con registi come Mario Bonnard, Amleto Palermi, Goffredo Alessandrini, Carmine Gallone, Alessandro Blasetti (in: Fabiola del 1949), René Clair, Vittorio De Sica e Dino Risi (Poveri ma belli nel 1957 e Il mattatore del 1960). Tra le sue interpretazioni si ricorda quella del barbone Gaetano in Miracolo a Milano di Vittorio De Sica (1950), nel quale improvvisava un combattimento di boxe a pugni nudi e quella in Un uomo facile, di Paolo Heusch[1].

Nel 1969 ha anche recitato nello sceneggiato televisivo I fratelli Karamazov, di Sandro Bolchi[1].

Onorificenze

Croce al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria Croce al merito di guerra


Galleria fotografica e stampa dell'epoca

1938 02 Italia Illustrata Erminio Spalla intro

«Non è il giornalismo, come si diceva ormai da troppo tempo con le parole di Girardin, ma il pugilato che « conduce a tutto, col patto d'uscirne a tempo». In verità, la vocazione della boxe dev'essere la più versatile del mondo, forse per essere il suo allenamento, fra tutti gli sports, il più vario e il più completo. Nessuna energia è trascurata dalla sua ginnastica, e cosi l'organismo cresce attrezzato a tutte le imprese e a tutti i rischi. Dove non si arriva allora, per mezzo del ring? Si tratta soltanto d'attraversare il quadrato luminoso, dove tra due suoni di gong qualcuno avrà l'onore d'ammaccarci le orecchie c di chiuderci un occhio. Subita quella prova, il resto va da sé. fortuna è fatta. È la cresima del noviziato. È lo «schiaffo della gloria», subito un giorno a spese del proprio naso anche da Michelangelo Buonarroti. Con quel certificato di pugni sulla faccia, oltre il quadrato fatale, si arriva dove si vuole.

Vedete Carpentier. È cominciato pugile, ed è finito chansonnier. Vedete Tun-ney. Ha cominciato coi pugni ed è finito conferenziere evangelico. Per poco che costoro siano assistiti da un grano di volontà o da un'oncia di cervello, forti o deboli che siano, il destino è sempre messo knock-out dalle loro mani. Mi citerete il caso di Sam Langford. che dopo aver posseduto il destro forse più terribile del suo tempo (Jack Johnson ebbe ad incontrarlo una volta: poi non ne volle più sapere...) è finito mendicante in un vicolo di Nuova York. Ma Sam Langford era un deficiente. Per giunta, era negro. Non ci sono altri esempi di siffatte decadenze. Soprattutto in America. In America tutti i boxeur* finiscono ricchi, come Jeffries e come Dempsey, quando però non finiscano assassinati, come Stanley Ketchell e Batt-ling Siki.

Non fanno troppe eccezioni alla buona regola neppure i pugili italiani. Bo-sisio, deposti i guantoni, è divenuto professore d'educazione fisica come Zambon; Garzena, smesso di combattere, s è fatto industriale come Bonaglia; Locateli! sarà fra poco esercente d'una pasticceria; «Pasqualino», soldato in Africa per amor di patria e d'avventura, è proprietario d'una casa e di tre barche sul lago di Como. Ma la dimostrazione più indiscutibile, più luminosa, che il pugilato conduca a tutto col patto discinte a tempo, è data da Erminio Spalla.

1938 02 Italia Illustrata Erminio Spalla f1Per quanto le truccature siano ben riuscite non è difficile ravvisare in queste fotografie Erminio Spalla. Come prima alle grosse corde del ring, oggi Erminio Spalla si appoggia sicuro (con la voce) a quelle sottili dei violini. Eccolo (da sinistra) Alvise nella «Gioconda»; Basilio nel «Barbiere di Siviglia» e Ferrando nel «Trovatore», tre personaggi che quanto a psicologia fanno a pugni tra loro, ma appunto per questo Spalla ci si è trovato a suo completo agio.

Nella sua nuova sorte egli è stato il più fortunoso, e sarà, meritatamente, il più fortunato di tutti. Abbandonata la noble ari, dopo avervi ghermito una corona di campionato europeo, egli i andato fornendoci tante prove, piccole e grandi, d'una vera onnipotenza. Che cosa non ha voluto essere, e che casa non è riuscito ad essere Erminio Spalla, dopo il suo addio al punching-ball? S'ha paura di ripensarlo. Latinista, pittore, scultore, autobiografo, scrittore di teatro, giocatore di scacchi, collezionista d'arte caotica, e, finalmente, cantante d'opera lirica! Con quanti mai titoli vuole dunque Erminio andar ricordato nelle colonne dell'Enciclopedia Treccani? Quando egli somministrava semplicemente dei «diretti » e degli uppercut, qualcuno si meravigliava che, in uno sport d'apparenza cosi acefala, egli dimostrasse d'avere una testa. Adesso egli ci fa vedere che di teste ne ha quante un'idra; tante teste di ricambio, da permettergli qualunque avventura, qualunque intrapresa: oggi, la consultazione di Orazio o una saggiatura d'acquarello; domani, un volume di memorie o una commedia tutta da ridere; posdomani, uno «scacco al Re» o una cavatina rossiniana. Che ci riserva, ancora, il vincitore di Van der Veer? Un trust? Un'invenzione? Un nuovo modo per vincere alla roulette, o per scalare il Cervino? Un viaggio al Polo Sud, o la quadratura del circolo? A osservare quel suo viso, tanto pieno d'intelligenza quanto privo di ostentazione, dove la severità degli occhi acuti fa si strano contrasto con la bonarietà delie grosse labbra, non à difficile capire che tante, tantissime altre sol prese possiamo aspettarci da lui. L'autore dei Pugn del sór Tremolada e d'Una tonnellata di pugni, che l'altra sera ha bissato per le ovazioni la «calunnia» di Don Basilio, è nato a Casale Monferrato, fi. cioè, di quella razza piemontese che un giorno fu chiamata, con la solita cretineria dei proverbi, «bougia nèin», mentre è la razza più mobile, più rapida, più trasformabile del mondo: come milioni di esempi insegnano, da Re Arduino a Girardengo, da Cavour a Guatino, dal prestigiatore Bosco a Fregoli, il quale era romano di nascita ma astigiano d'origine. Ora, in terra monferrina. le leste e i cuori di ricambio, le doppie vite c le triple sono all'ordine del giorno. Vedete il caso di Spalla, t impressionante. Qualche anno fa. non sera dunque sparsa la voce ch'egli avesse i giorni contati; che i crochet* d'un negro incontrato al Brasile gli avessero rovinato il fegato, destinato fra breve a perire col corpo intero? Ed ecco, fulminea, la notizia che Erminio ha debuttato in America come cantante! Sicuro. Proprio là. in quella terra brasiliana dove avrebbero decretato la sua morte, egli rivive in un prodigioso sfoggio di flati, e interpretando prima Ferrando, poi Alvise e Sparafucile. e infine il rischiosissimo Basilio, dà prova di possedere il più intatto, il più gagliardo, il più temerario fegato che gli avverti colpi dei boxeur* negri, o della negra aorte, siano mai riusciti a risparmiare.

Questa del canto è una graziosa e gloriosa rivincita che Erminio — dolce nome da pastorale — si prende sul suo passato di picchiatore. La melodia redime i crochet*; la «battuta» musicale conforta i lividori della battuta pugilistica. Che bel contrappunto! Che antitesi riuscita! Ed ecco tutta un'esistenza ricondotta in armonia. Locatelli diventerà pasticciere, e Spalla è già divenuto menestrello.

I pugnattoni dell’uno diluiranno in una crema di marzapane; le sventole dell'altro seguiteranno a sperdersi in un dolce spiro di note. La via dei pugili offre sovente di questi contrasti, di queste catarsi gentili. Ho conosciuto Billy Petroli in America: il tremendo Billy. calabrese d'origine, i cui «diretti» erano chiamati colpi di trombone, castighi di Dio. Ebbene: il feroce Petroli, coi dollari accumulati a furia di cazzotti, aveva messo su un istituto... ma si, credetemi; è come vi dico: un istituto di bellezza! Cioè a dire che chi per caso avesse avuto una costola rotta e un setto nasale frantumato dai suoi pugni, avrebbe trovato in casa sua anche il modo di metterci rimedio! In verità questi pugili sono fatti come la lancia di Longino, che feriva e medicava nel tempo stesso. Jacovacci, al tempo in cui i suoi swings facevano tremare tutta l'Europa, raccoglieva nella sua mansarde parigina, assistito da una tenera sposa bionda, gli uccellini feriti. Cosi Spalla. l'Èrcole monferrino, ripete la parabola dell'Èrcole nemeo, che andò a prendere lezioni di canto da Lino, dopo aver messo knock-out dei leoni.

Più delicato dell'Èrcole antico, l'italiano non ha però rotto la cetra sulla testa del suo maestro. Spalla, per chi non sappia, è la bontà in persona. E ai suoi maestri egli non ha recato alcun danno, anche per il fatto di non averne mai avuti. A cantare, infatti, egli ha imparato da sé: come da sé ha imparato a dipingere paesaggi e a dar matto al Re, a leggere in latino e a scrivere in italiano, a collezionare zagaglie barbare e a sceneggiare commedie meneghine. Chi non sa che. anche da boxeur, Erminio non ha mai avuto né insegnanti né impresari? I malevoli attribuivano, il fatto, allora, a un suo esagerato senso d'economia: ma dal successivi (-sperimenti fomiti nelle altre professioni, ora lappiamo invece come esso si debba soltanto alla sua autarchia, alla sua genialità. La simpatia di cui egli ha goduto nelle due Americhe, e di cui gode tuttora, a distanza di anni, è dovuta olla sua particolare qualità di self-made man. Doveva egli, ripeto, finire cantante in piena melodia verdiana e rossiniana, per una logica aggiustatura del destino, dopo d'avere, per dieci anni, sonato semplicemente il tamburo, a forza di nocche. sulla pelle del prossimo. Oggi la musica è più fina; ma egli non la esegue per ciò meno egregiamente: tant'è vero che le sue apparizioni alle ribalte milanesi — la primo, come Sparafucile nel Rigoletto; la seconda, come Basilio; la terza, imminente, come Ferrando nel Trovatore - hanno destato un'attesa enorme: e già le due prime sono state coronate da ovazioni. Pure che, nella bissata «calunnia», egli abbia espresso dei veri swings vocali, dei cross in cavità, dei «colpi d'incontro» col trombone e la gran cassa, quali da tempo non s'avvertivano sulle scene; e che al successo abbia contribuito quella vis comica che in Erminio è naturale, benché la gravità del suo aspetto tenda in certo modo a smentirla: come si potrà vedere, del resto, da una delle vignette che riproduciamo. Nelle altre. Spalla appare più accigliato: Ferrando ha certo la mano guantata (guanto di sei oncie?) sull'acciaro, e Alvise dal torto ciglio e dal labbrone sigillato, par giurare vendetta. Queste tumide labbra del neocantore richiameranno forse un ricordo: Titta Ruffo. Se la teoria delle somiglianze espressa ultimamente dal Riemann risponde al vero, attendiamoci cose grandi. Il «colpo di cannone» della «calunnia» rossiniana non sarà stato, nella carriera lirica di Erminio Spalla, che il primo di tutta una serie, onde espugnare i baluardi della celebrità.

Ariele, «Italia Illustrata», febbraio 1938



1943 05 10 Film Erminio Spalla intro

«Film», 10 maggio 1943


1961 06 17 Tempo Erminio Spalla intro

Sulla banchina del porto non c'era nessuno a salutare il vecchio campione di pugilato che è partito dall’Italia, stanco e deluso, con la speranza di ritrovare un po' di fortuna nel Sudamerica

Genova, giugno

Erminio Spalla non ha voluto testimoni indiscreti al suo patetico addio. Cosi, attorno al vecchio pugile che partiva emigrante per il Sud America non c’erano fotografi, nè giornalisti, ma soltanto rudi portuali, suoi amici fraterni, coi quali ha fatto una bicchierata un po’ amara. Gli avevano detto: «Spalla, perchè non vuoi che chiamiamo i giornalisti? Ti vogliono ancora bene, sai. Ti fanno le foto e tu vai di nuovo sui giornali». Ma Erminio Spalla, già campione dei pesi massimi, cantante lirico, attore del cinema, pittore, scultore, paracadutista, "mito” della vita italiana degli anni venti, aveva risposto di no, che i fotografi non li voleva, che lui era un esule e un emigrante e voleva lasciare Italia alla chetichella. Gli bastava l’affetto degli scaricatori del porto di Genova, fra i quali egli, in gioventù, aveva annoverato i suoi migliori amici.

Mancavano pochi minuti alla partenza della "Giulio Cesare” e le sirene del transatlantico ululavano e l’eco si perdeva sulle colline sopra la città. Erminio Spalla prese da parte Danilo Cecchini, figlio del suo migliore amico e gli disse che voleva lasciargli un ricordo. Tirò di tasca una sgualcita cartolina pubblicitaria che lo ritraeva in una inquadratura del film "Miracolo a Milano” e vi scrisse una accorata dedica: «Al mio migliore amico l’ex-pugile ed ora esule ed emigrante Erminio Spalla». «Tienila e ricordati di me. Ti scriverò». Poi agitò le mani in segno di saluto e salì lo scalandrone, nascondendo le lacrime sotto un grande fazzoletto bianco, seguito dalla I moglie signora Bianca. Gli scaricatori e i portabagagli, che poco prima avevano fatto a gara per sistemargli in cabina le sue cinque, vecchie valige, stettero a lungo sulla banchina a guardare la "Giulio Cesare” che si allontanava.

1961 06 17 Tempo Erminio Spalla f1La foto con dedica che Erminio Spalla ha donato, poco prima della partenza, all’amico Danilo Cecchini, figlio di Anderson, il suo antico manager di pugilato. Nato a Casale Monferrato sessantasei anni fa, Spalla divenne campione europeo dei pesi massimi nel 1923. Tre anni dopo fu battuto da Paolino Uzcudum che gli strappò il titolo. Erminio, dopo il ritiro dalla boxe, non si rassegnò facilmente alla vita oscura e tentò di affermarsi, via via, come cantante lìrico, pittore, scultore, maestro di paracadutismo. Fece anche l’attore cinematografico. Nella fotografia Spalla è il barbone felice del film "Miracolo a Milano".

Così è partito, il 29 maggio, alle ore 11, Erminio Spalla, assistito dal CIME come un semplice emigrante, alloggiato in una modesta cabina di terza classe. Sbarcherà a Montevdeo e ricomincerà a vivere in una terra lontana. «Il Sudamerica non mi piace proprio», diceva sempre agli amici, dopo essere tornato dall’Argentina.

Vi era andato subito dopo la guerra, in un periodo non troppo felice della sua esistenza. Erminio Spalla ha oggi 66 anni. E’ lecito immaginare che, mentre la bianca motonave si allontanava nel Golfo di Genova e la terra, in lontananza, diventava una striscia sottile, egli abbia rivisto, in una tumultuosa carrellata, le tappe della sua intensa e drammatica esistenza.

Nella guerra 15-18 Spalla era un soldato. Un giorno gli Alleati organizzarono un campionato di pugilato intemazionale fra militari. Ogni Nazione cobelligerante aveva il suo campione. I generali italiani, in quel momento non avevano nessuno sotto mano. Allora qualcuno si accorse dell’erculeo contadino di Casale Monferrato e, per quanto non avesse mai tirato di boxe, lo mandarono a Nizza, per il campionato. Erminio Spalla vinse. Fu una vittoria travolgente. L’uno dopo l’altro i suoi avversari stramazzarono sul ring e i giornali parlarono di lui come di una rivelazione. Ma c’era la guerra e Spalla doveva combattere, non boxare. Poi la guerra finì e il giovanotto piemontese tornò a casa. Qui fu raggiunto da un invito. Chi gli scriveva era Anderson Cecchini, già campione italiano ed ora organizzatore di incontri di boxe a Bologna. Oggi Anderson Cecchini ha 83 anni e abita col figlio che lavora in porto a Genova, all’Espresso Bagagli. Erminio Spalla conquistò ben presto il titolo di campione italiano dei pesi massimi. Passò di vittoria in vittoria, finché, la sera del 15 maggio 1923, a Milano, divenne campione europeo, battendo in venti riprese il detentore del titolo, l’olandese Pietro Van den Veer, un colosso che pesava 120 chili. Difese il nuovo titolo contro agguerriti avversari. Gli appassionati ricordano ancora il memorabile incontro con An-gel Firpo, detto il ”Toro de las Pampas”. Firpo aveva sfidato, pochi mesi prima, il campione del mondo Jack Dempsey ed era riuscito a buttarlo fuori dal "ring” con un formidabile "uppercut”, ma i giornalisti avevano sollevato Dempsey e lo avevano letteralmente gettato fra le corde. Così Dempsey aveva mantenuto il titolo.

Il "Toro de las Pampas” era dunque un avversario temibile, il più temibile. Veniva ad insidiare il regno di Erminio Spalla, proprio in casa sua. Ma il campione italiano vinse. L’anno dopo giocò la carta più grossa: sfidò il campione del mondo Gene Tunney, ma, alla settima ripresa, un "destro” agli occhi lo accecò momentaneamente, proprio mentre la vittoria era per lui ormai certa. Il sangue, che gli usciva copiosamente dalle palpebre, gli impedì di vedere le mosse dell’avversario e allora lottò a tastoni, talvolta scorrettamente. Tunney schivava e colpiva preciso. Lui poteva vedere, l’avversario no. Alla fine Spalla fu squalificato e sfumò per lui la possibilità, che ad un certo momento era sembrata certezza, di conquistare il titolo di campione del mondo.

Nel 1926 un boscaiolo basco, Paolino Uzcudum gli lanciò una sfida per strappargli il titolo europeo. Erminio Spalla fu battuto ai punti dopo ben dodici riprese di lotta accanita.

Perso il titolo di campione d’Europa, Erminio Spalla abbandonò la boxe. Era un giovane intelligente, pieno d’iniziativa. Era sicuro di riuscire, di diventare qualcuno. E gli anni trenta lo salutano applaudito "basso” nella parte di Sparafucile in "Rigoletto” e poi attore del cinema in "Il Campione", ne ”I piombi di Venezia" e in molti altri lavori della promettente Cinecittà di allora. Intanto continua a coltivare il suo antico "hobby”; pittura e scultura. Fa decine di quadri e molte pregevoli sculture e la critica glieli valorizza, perchè Erminio Spalla è un italiano famoso e il regime ha bisogno di italiani forti, che sappiano farsi ammirare dal mondo.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale, Erminio Spalla, non più giovane, si sente moralmente mobilitato e vuole manifestare in maniera concretai i suoi sentimenti: si arruola nei paracadutisti, diventa istruttore. I giornali pubblicano a mucchi le sue fotografie: Spalla mentre si lancia col paracadute, Spalla mentre istruisce gli allievi. Spalla ha quasi cinquant’anni, ma non li dimostra. Il suo nome serve anche per galvanizzare i giovani e molti si arruolano volontari nei paracadutisti, perchè sanno che si troveranno faccia a faccia con lui, E’ diventato uno dei miti dell’Italia imperiale. Ma presto tutto sbollirà in un crepuscolo di sangue. E’ finita anche per Erminio.

In questo dopoguerra, il vincitore di tante battaglie non ha saputo trovare la via di una serena vecchiaia. Emigrato in Argentina subito dopo il 25 Aprile, vi lasciò i due figli che, ora diventati uomini, lo aiuteranno a ricostruirsi una esisteva nuova. Poi tornò in Italia. De Sica lo chiamò a girare "Miracolo a Milano” e in quella occasione Erminio Spalla seppe dare una intelligente prova del suo buon valore di interprete, nei panni del rude e generoso "barbone” della Bovisa. Provò ancora a dipingere ed esporre i suoi quadri a Roma, ma non andavano più. Non incontravano il gusto del pubblico. La critica non se ne occupava nemmeno. Una profonda tristezza si impadroniva del vecchio pugile e le fotografie ricordo del suo ultimo grande film ingiallivano in un cassetto della sua abitazione romana. Era un uomo che aveva sparato tutte le sue cartucce. Questa società non la capiva ed essa non capiva lui, non si ricordava di lui. Poteva forse mettersi a fare il "cantautore”, con la sua voce cavernosa da basso? Poteva forse dipingere, dei quadri astratti, se aveva sempre ritratto volti sorridenti di persone vere? Così Erminio Spalla se ne è andato in Sudamerica, senza nemmeno una macchina fotografica a tracolla, con un abito stinto e un po’ stretto per lui, misto tra la folla degli emigranti che, ad ogni partenza di nave, ammassati a poppa, sventolano i fazzoletti e fanno piangere tutti.

Luciano Garibaldi, «Tempo», anno XXIII, n.24, 17 giugno 1961



Filmografia

Io, suo padre, regia di Mario Bonnard (1939)
Il socio invisibile, regia di Roberto Roberti (1939)
Il ponte dei sospiri, regia di Mario Bonnard (1940)
Il signore della taverna, regia di Amleto Palermi (1940)
La compagnia della teppa, regia di Corrado D'Errico (1941)
Il bravo di Venezia, regia di Carlo Campogalliani (1941)
Capitan Tempesta, regia di Corrado D'Errico (1942)
Arriviamo noi!, regia di Amleto Palermi (1942)
Il leone di Damasco, regia di Corrado D'Errico (1942)
I due Foscari, regia di Enrico Fulchignoni (1942)
Giarabub, regia di Goffredo Alessandrini (1942)
Il fanciullo del West, regia di Giorgio Ferroni (1942)
I cavalieri del deserto, regia di Gino Talamo e Osvaldo Valenti (1942)
Il campione, regia di Carlo Borghesio (1943)
Harlem, regia di Carmine Gallone (1943)
Ogni giorno è domenica, regia di Mario Baffico (1944)
Il ratto delle Sabine, regia di Mario Bonnard (1945)
Senza famiglia, regia di Giorgio Ferroni (1946)
Ritorno al nido, regia di Giorgio Ferroni (1946)
Il tiranno di Padova, regia di Max Neufeld (1946)
La gondola del diavolo, regia di Carlo Campogalliani (1946)
Sangue a Ca' Foscari, regia di Max Calandri (1947)
La fumeria d'oppio, regia di Raffaello Matarazzo (1947)
Le avventure di Pinocchio, regia di Giannetto Guardone (1947)
Il fiacre n. 13, regia di Mario Mattoli (1948)
Fabiola, regia di Alessandro Blasetti (1949)
I pirati di Capri, regia di Giuseppe Maria Scotese (1949)
Rondini in volo, regia di Luigi Capuano (1949)
Santo disonore, regia di Guido Brignone (1950)
La bellezza del diavolo, regia di René Clair (1950)
Le sei mogli di Barbablù, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1950)
Miracolo a Milano, regia di Vittorio De Sica (1951)
Chéri Bibi, regia di Marcello Pagliero (1955)
Vendicata, regia di Giuseppe Vari (1955)
Torna piccina mia, regia di Carlo Campogalliani (1955)
Io piaccio, regia di Giorgio Bianchi (1955)
Il mantello rosso, regia di Giuseppe Maria Scotese (1955)
Addio sogni di gloria, regia di Giuseppe Vari (1955)
Moglie e buoi..., regia di Leonardo De Mitri (1956)
Poveri ma belli, regia di Dino Risi (1957)
Il conte di Matera, regia di Luigi Capuano (1957)
Ascoltami, regia di Carlo Campogalliani (1957)
Solo Dio mi fermerà, regia di Renato Polselli (1957)
Ballerina e Buon Dio, regia di Antonio Leonviola (1958)
La maja desnuda, regia di Henry Koster (1958)
Un uomo facile, regia di Paolo Heusch (1959)
La scimitarra del Saraceno, regia di Piero Pierotti (1959)
Agosto, donne mie non vi conosco, regia di Guido Malatesta (1959)
Il mattatore, regia di Dino Risi (1960)
Teseo contro il minotauro, regia di Silvio Amadio (1960)
La vendetta della maschera di ferro, regia di Henri Decoin e Francesco De Feo (1961)
L'ira di Achille, regia di Marino Girolami (1962)
Taur, il re della forza bruta, regia di Antonio Leonviola (1963)

Note

  1. ^ a b c d e f g Boxenews
  2. ^ a b Il Monferrato
  3. ^ a b c d e f g h i j k Record professionale di Erminio Spalla
  4. ^ gazzetta.it
  5. ^ a b c Boxrec
  6. ^ Orlando "Rocky" Giuliano, Storia del pugilato, Longanesi, Milano, 1982, p. 321
  7. ^ Tunney-Spalla

Riferimenti e bibliografie