Dieci abiti per una sera

1964 07 11 Tempo Evi Marandi f0

1951 01 18 Settimo Giorno aIV n3 Elena Giusti intro

«Chi volete mai che mi sposi?», dice Elena Giusti, mentre in camerino si circonda gli occhi con l'ombretta grassa oltremare. «Faccio paura agli uomini perchè sarei una moglie troppo costosa. Pensate che ho dieci bauli-armadio pieni dei vestiti di scena ai quali mi affeziono in modo esagerato; a ogni fine di stagione spendo un patrimonio in tintoria per farli rinfrescare, e poi compero altri bauli, e poi ordino altri vestiti»... e qui Elena Giusti ride divertita, scuotendo i capelli biondi, che ora sono così corti, da farla somigliare a un bel pulcino appena uscito dall’uovo.

1951 01 18 Settimo Giorno aIV n3 Elena Giusti f1Elena Giusti col costume che indossa nel quadro della polka, nella rivista «Votate per Venere». E’ un costume del primo 900, di raso cèrise bordato di velluto nero. La sottana finisce in volanti di pizzo e tulle nero. Sul cappellino uccelli rossi; sull’ombrellino un fiocco di tulle rosso e nero.

Elena Giusti è l'attrice di varietà più elegante d’Italia: i suoi costumi da palcoscenico sono tutti modelli che inventa per lei il sarto romano Schubert in collaborazione con Costanzi, il suo figurinista privato. Lei stessa gira i negozi in cerca di stoffe rare, di colori raffinati, per combinare uno speciale trasparente o una serie di delicate sfumature. E' per questo che quando appare in scena, la Giusti «fa sempre quadro», e spesso le signore più eleganti guardano col cannocchiale la forma d’una sua scollatura o la linea d’un suo drappeggio. I vestiti se li paga tutti lei, come fanno le soubrettes di grido; come la Bella Otero, la Lidelba, la Fougez e Joséphine Baker, anche Elena Giusti in scena porta soltanto gioielli veri di sua proprietà. (Non si è mai messa addosso un gioiello falso : quando non ne aveva di veri, usciva in scena col collo e le braccia nude; tutt'al più con la catenina d'oro che la sua madrina le regalò il giorno del battesimo).

1951 01 18 Settimo Giorno aIV n3 Elena Giusti f2Elena Giusti nel finale del secondo atto della rivista «Votate per Venere» indossa una cappa di visone bianco. Sotto ha un abito di lamé d’oro ricamato a orchidee di strass.

Dieci sono i vestiti che la Giusti sfoggia nella rivista «Votate per Venere». Costo complessivo: cinque milioni. Soltanto l'abito che indossa nel primo quadro (è Venere che esce dalla spuma del mare, adagiata in una grande conchiglia di raso capitonné) è stato pagato un milione, tante sono le piume di struzzo bianche e celesti che l’avvolgono tutta, formando morbidissime volute e lattei strascichi. Dai gran costume spettacolare la Giusti passa all’abito elegante da cocktail o da mezza sera : eccola, nel quadro successivo, in crespo nero dalla gonna pieghettata, un gran bordo di volpe nera e una spalla civettuolmente scoperta. In mano un enorme manicotto di volpe nera, su un braccio un lungo guanto color tortora, al collo una spettacolosa collana di brillanti, all’orecchio sinistro un orecchino che sprigiona scintille turchine.

1951 01 18 Settimo Giorno aIV n3 Elena Giusti f3Ecco un mantello di visone rosa a maniche lunghe e arricciate. Tra i capi preziosi di Elena Giusti si contano otto pellicce. «Più morbide sono e più mi piacciono», dichiara.

Se il primo abito turbava gli uomini, questo lo vorrebbero tutte le spettatrici. Ma basta che passi un quarto d’ora, e la Giusti esce vestita da «Bimba atomica», questa volta il suo costume conquista tanto gli uomini che le donne. Il corpetto aderente con le maniche lunghe è fatto interamente di pagliette nere, mentre l’allegra sottana che non arriva alla caviglia è a vari volanti di tulle, blu, arancio, viola, limone, turchese, fragola. La parrucca è viola pallido, a gran coda di cavallo rialzata. L’effetto è spiritoso e gradevolissimo per i molti colori sapiente-mente accostati : il pubblico applaude.

Giù dalla scena Elena Giusti è una donna chic, che si nota immediatamente per la strada o in un locale affollato, non perchè sia vistosa, ma perchè, ogni particolare è perfettamente intonato e perchè ogni suo cappotto, abito o tailleur è tagliato in modo impeccabile. Si veste per lo più di nero, ma anche di grigio e di viola pallido, colori che s’accordano bene con la sua carnagione. Le piacciono le scollature capricciose ed audaci, le piacciono i guanti morbidi, le sciarpe, gli abiti da sera di linea «sirena». Tra i suoi capi preziosi si contano otto pellicce : di queste una è di visone bianco e un'altra di visone rosa. Fino a poco tempo fa i suoi capelli erano molto lunghi. Guardandosi allo specchio un giorno, non fu però contenta del suo aspetto. Tante altre donne, così le sembrava, somigliavano a lei, veramente troppe.

1951 01 18 Settimo Giorno aIV n3 Elena Giusti f4Elena Giusti in abito di crespo nero dalla sottana pieghettata, bordato di volpe nera. Una spalla è scoperta.

Allora prese le forbici e se ne tagliò cinque centimetri. Effetto, sempre secondo lei, ancor più disastroso. Sembrava una che avesse fatto il tifo e a cui i capelli non volessero più ricrescere. Di nuovo le forbici, e altri cinque centimetri di meno. Di male in peggio. Così arrivò alla pettinatura attuale che le sta benissimo e la cataloga, se non altro, tra le donne dotate di molto coraggio. «Si può dire pettinatura all'americana», spiega, «o alla Napoleone giovinetto, ma è meglio definirla pettinatura alla coscritto. Se le donne sapessero come è bello non sentirsi i capelli sul collo!», aggiunge.

1951 01 18 Settimo Giorno aIV n3 Elena Giusti f5L’abito del finale del secondo atto, di lamé d’oro, ricamato a orchidee di strass. Al collo un collier di brillanti, con orecchini assortiti. L’abito è attillato; per fare la passerella Elena Giusti tiene su un braccio la cappa di visone bianco.

Sono trascorsi nove anni da quando la Giusti cantava e ballava negli avanspettacoli; nove anni da quando sulla sua scollatura risaltava a stento la medaglietta del battesimo. Ed ora, che è giunta al successo ed ha conosciuto le più fortunate tournées, Elena Giusti tiene sulla toilette in camerino, sotto ai portafortuna di stoffa (lo scimmiotto vestito di verde, il lupo di mare con la barba bionda, il cammello color tabacco e infiniti altri pupazzi appesi intorno allo specchio), accanto al Bambi di porcellana che le ha regalato un gruppo di marinai americani, una valigetta di marocchino a vari cassetti che contiene, adagiati su velluto amaranto, gioielli da Mille e una notte, a cui fa da guardia la fedele cameriera Maria. Ecco la collana di brillanti che finisce in un solitario fuori serie, e gli orecchini assortiti a grappolo; la "parure” di brillanti e rubini per il quadro della «Bimba atomica», l'anello di brillanti tagliati a rettangoli, che ha comperato al Messico, un altro collier di brillanti, otto clips e altri anelli lucenti, braccialetti di brillanti e rubini, il braccialetto alto venti centimetri e fatto di maglie d’oro a cestino, che ha comperato a Capri da Chanteclair e pare che molti anni fa appartenesse a Edda Ciano.

1951 01 18 Settimo Giorno aIV n3 Elena Giusti f6Il costume della «Bimba atomica». Corpetto di lustrini neri, gran sottana a più volanti. Pettinatura a coda di cavallo.

Poi le collane di corallo sanguigno, gli anelli di turchesi e di quarzo rosa, tutti gioielli meno spettacolari, ma tutti di gusto, nessuno che possa " essere scambiato con un ornamento di fantasia. E mentre li mostra e li maneggia con un sorriso di conoscitrice, la Giusti non è più il pulcino di prima: sembra invece una bella gazza dalle penne lisciate e dagli occhi lucenti. Una gazza che ogni tanto, per darsi una lisciatina supplementare alle penne, si guarda di sfuggita nello specchio e si sorride, e pare si dia un gentile colpo di becco, scoprendo i denti bianchissimi. Elena Giusti è nell’età in cui ha per buon amico lo specchio, ma lo teme anche molto, perchè guai se ne rompe uno! Questa è l’unica sua fortissima superstizione. Tutte le volte che le si è rotto uno specchio, le è capitato un grosso guaio: l'ultima volta, un mese fa, la stessa mattina dell'incidente, ha investito un uomo con l’automobile, e il ricordo la emoziona ancora. Così si fa attaccare solidamente le specchiere in camerino, mette intorno al portacipria fazzoletti protettivi, sta sempre attenta ad aprire la borsetta perchè non gliene sfugga uno, rompendosi a terra.

Elena Giusti, che è figlia di Blando Giusti, tenore lirico all’Opera di Roma, è diplomata in pianoforte, e nelle ore che le rimangono libere, suona ancora ogni tanto la Marcia turca di Mozart e la Fur Elise di Beethoven. Legge molto : le piacciono Steinbeck e Caldwell, ma anche i romanzi dell' ’800. L’ultimo libro che ha letto è stato La nave morta di Tra-ven. Tra i pittori predilige Gauguin e Picasso; degli italiani Soldini, Sironi e Leonor Fini. Al cinema vede sempre volentieri Clark Gable e Richard Greene, a teatro Benassi, Cimara e Cervi. Non ha amiche, ma un'enorme quantità di ammiratori per lo più sconosciuti, tra i quali gente impensata, come un gruppo di reclusi nelle carceri di Pizzighettone che un giorno, ancora liberi e felici, le batterono le mani in teatro.

1951 01 18 Settimo Giorno aIV n3 Elena Giusti f7Il vestito che Elena Giusti indossa per il quadro dei pompieri. E’ di raso rosso geranio, ricamato in oro e strass, a foggia di grande grembiule sovrapposto a una enorme sottana di tulle bianco pieghettato. Grandi tasche, grande nodo sul dietro, la schiena completamente nuda; in testa una cuffia bretone di tulle e pizzo bianco. Al collo quattro file di coralli sanguigni. Elena Giusti sceglie da sè i costumi che le confeziona il sarto Schubert, di Roma, in collaborazione col figurinista Costanzi.

1951 01 18 Settimo Giorno aIV n3 Elena Giusti f8L’abito creato per la scena del charleston, identico a uno che indossava Anna Fougez, alla moda del 1925. E’ di chiffon, con la sottana a lembi sovrapposti, la vita bassa sottolineata da una cintura di velluto, il corpo coperto di frange d’argento. In testa una cuffietta di raso trapunta di strass e guarnita di esprits. Anche le scarpe, di pelle d’argento, sono intonate all’epoca. «E’ un abito nel quale mi sento a mio agio», dichiara Elena Giusti.

Oggi le mandano nientedimeno che un acrostico, e il suo cognome è cantato in versi : «Genti povere, ricche allietate - In programmi di gran varietà -Una grazia chiediamo per noi - Siamo soli, siam tristi, sperduti! - Tra le sbarre nel duol detenuti - Il sorriso da Voi attendiam». E poi uno studente, che abita a Milano in corso Ticinese : «Dopo aver visto "Votate per Venere", sono rimasto contento oltre che per la buona riuscita dello spettacolo, per aver notato come Lei, in ogni nuova rivista, a cui prende parte, è sempre una rivelazione. Lei rimane sempre la più bella, la più avvenente e soprattutto la più giovane delle soubrettes italiane!».

«Finché dura» dice Elena Giusti sfilandosi il costume del quadro di Portorico (una nuvola di bianco, grigio e nero, che sembra fatta di fumo), per indossare la vestaglia a disegni cascemir. «Finché resto sul palcoscenico, non voglio sposarmi e quando smetterò, sarò così vecchia che mai sarà ancora più difficile trovare marito. (Anche se allora sarò diventata meno costosa)». E ride facendo tintinnare i suoi cinque braccia-letti d’oro gemelli : cinque serpenti d’oro con gli occhi di rubino che si mordono la coda appuntita.

Antonia Piva, «Settimo Giorno», anno IV, n.3, 18 gennaio 1951


Settimo Giorno
Antonia Piva, «Settimo Giorno», anno IV, n.3, 18 gennaio 1951
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