Eduardo De Filippo, la fortuna va in cerca di tasche

1958 06 07 Le Ore Eduardo De Filippo intro

E' la storia di un colonnello cornuto e di tre paia di calzoni fortunati. Un libero rifacimento da ignoto con la firma di Eduardo De Filippo. Ma già Eduardo Scarpetta aveva presentato come sua la commedia.

Ad una certa pagina delle sue memorie, Eduardo Scarpetta tenta la commedia della sincerità autobiografica. Conoscendo, evidentemente, la propria tendenza invincibile alla pseudologia-fantastica — termine col quale la scienza psicologica moderna cerca di nobilitare la millenaria parola: bugia — egli giura dire la verità, tutta li verità:... «Posso assicurarvi — scrive — che ho sulla coscienza il tremendo rimorso di avere composto ventinove commedie originali e due operette. Le ventinove commedie sono mie: cioè pensate e scritte da me... «La nutriccia», «Tre calzone fortunate»... Alt. Spiacenti di doverlo fermare alla seconda.

Ed ecco perchè. Giorni fa, all'Odeon di Milano, è tornato Eduardo De Filippo con la sua compagnia ed ha rappresentato la sua ultima commedia, nuova per modo di dire: La fortuna va in cerca di tasche, avvertendo nel sottotitolo che si tratta di un «libero rifacimento da ignoto». Ebbene, salve alcune modificazioni di linguaggio che ne attualizzano e ne rendono più svelto e plausibile l’andamento, si tratta, a conti fatti, sempre dei «Tre calzone fortunate» del primo Eduardo. Se già il copione primitivo non denunciasse all’evidenza di non essere farina del sacco dello Scarpetta, basterebbe la testimonianza indiretta del De Filippo. Escluse che gli fosse sconosciuto, il suo volerlo scavalcare asserendo di riferirsi ad un presunto ignoto, responsabile della prima stesura, è una prova della piccola bugia del suo illustre predecessore.

In realtà siamo di fronte ad un’ennesima edizione di un antico gioco di bussolotti abituale alla pratica scenica napoletana. Senza eccessivi scrupoli, essa non ha fatto mai molta differenza fra interpreti ed autori e li ha considerati alla stregua di veri e propri vasi comunicanti,» precedente se non esclusivo vantaggio dei primi. Nessun altro teatro dialettale come quello partenopeo, a fianco della rigogliosa pianta di una produzione estremamente originale e dai frutti fecondi e saporiti, ha lasciato crescere e prosperare il sottobosco delle contaminazioni, dei rifacimenti, delle rielaborazioni, per non parlare dei veri e propri plagi, operati su vecchi scenari, lazzi, spunti di ogni genere e di ogni provenienza. non esclusi il vaudeville e addirittura la pochade francesi che alimentarono, a getto continuo, durante tutta la vita, il successo e il portafoglio di Eduardo Scarpetta interprete ed autore di sè medesimo per conto di terzi.

Ad aver tempo e pazienza, non sarebbe difficile risolvere l'enigma attribuendo un nome alla fonte dei due copioni in questione. Esso non esce, questo è certo, dall’ambito del vaudeville francese della prima meta dell'ottocento. Probabilmente Labiche, forse Scribe. Lo spirito e la struttura inconfondibili di queste intricate scene, affollate di macchiette e fitte di azioni parallele, di equivoci, di incidenti e di accidenti, portano la loro firma.

Per il brav'uomo che ne viene in possesso le tre paia di pantaloni sono altrettanti numeri di un terno al lotto. Come capitino nelle sue mani è quasi impossibile raccontare. Tutto dipende dall’accanimento di un colonnello cornuto che. sull’unica traccia di un pezzo di stoffa rimastagli fra le mani nel tentativo di agguantare l’amante delia propria moglie, colto sul fatto e datosi alla fuga, si mette alla caccia del rivale. Fatto indossare a un bravo giovane per sfuggire alia polizia che lo ricerca, il primo paio procura al protagonista il dono di un anello prezioso che consente respiro alla sua cronica miseria. Venduto al colonnello, il secondo paio gli viene pagato profumatissimamente. E una lettera rinvenuta nella tasca del terzo gli dà modo di ricattare, a buon fine, la fedifraga signora, col risultato di riparare alcuni torti e consentire oneste nozze fra canti e danze di una generale allegria.

La firma di Eduardo, in questa vacanza che ha voluto concedersi dalle ambizioni e dagli impegni del teatro che lo ha reso giustamente celebre, tornando una volta tanto alle origini, si riconosce allo spirito della popolaresca coralità, infusa nella vicenda; ma. soprattutto, all’olio dell’umano umorismo che lubrifica le aggrovigliate rotelle del complicatissimo congegno: alla credibilità con cui parlano e si muovono i personaggi trasferiti tra la piccola gente formicolante nei vicoli e nei «bassi», morsa dall’antica fama di Napoli che pungola l’ingegno per tacitar lo stomaco; e, specialmente, al candore disarmato e fidente, al pudor malizioso, alla serena rassegnazione, alla generosità disinteressata, alla delicata fantasia ironicamente patetica e intrisa di crepuscolare malinconia del protagonista. Ma l'esecuzione singola e generale, responsabile del successo è stata superiore al copione. Teatro allo stato puro. Con Eduardo autore l’appuntamento è alla prossima volta.

Carlo Terron, «Le Ore», anno V,n.265, 7 giugno 1958 - Fotografie di Carlo Cisventi


Le Ore
Carlo Terron, «Le Ore», anno V,n.265, 7 giugno 1958 - Fotografie di Carlo Cisventi
📸 Crediti immagini e copyright: le immagini presenti in questo articolo (ritagli di quotidiani e periodici d’epoca, trafiletti e materiali archivistici) sono riprodotte a fini storici, documentari e di ricerca, senza finalità commerciali né ricavi pubblicitari. Quando l’autore dello scatto non è indicato in modo esplicito nella fonte, viene considerato e riportato come non identificato. La digitalizzazione e l’eventuale elaborazione grafica (restauro leggero, impaginazione, ridimensionamento e watermark) sono a cura di tototruffa2002.it.
© rispettivi aventi diritto. Per richieste di attribuzione, integrazione crediti o rimozione (take-down) fai riferimento alla pagina ⚖️ Disclaimer & Note legali. In caso di segnalazione motivata, il materiale potrà essere rimosso temporaneamente durante le verifiche.