Eduardo De Filippo «Pulcinella» in redazione

Eduardo De Filippo a casa nostra. «Vorrei provare anch'io ad essere una vostra cover girl"
«Anche la vita non è che una recita» dice Eduardo: è la sua battuta preferita e, come commediografo, ha cercato di dimostrarlo in molte di quelle farse tragiche che lo hanno reso giustamente famoso. Come attore, invece, trasforma la battuta nella forma più semplice ed immediata del giuoco mimico e molto spesso, vedendolo recitare, sembra che solo un «costume» separi la finzione dalla realtà, la scena dalla vita. Così, un po’ per scherzo e un po’ sul serio nel primo pomeriggio libero dalle sue recite milanesi, De Filippo si è presentato in redazione con l’antico camice di Pulcinella, un abito che permette di muoversi con più disinvoltura di fronte ai doppiopetti contemporanei e che consente di spostare la risata impertinente sul piano di un’affettuosa satira.
Con Eduardo attore è giocoforza per tutti diventare un po’ attori. Come in queste pagine dove, nello stile del «muto», si finge la «sorpresa» di un «napoletano» al direttore «milanese» di un rotocalco.
Pulcinella è una delle più antiche maschere della « commedia dell’arte », un personaggio che è sopravvissuto al corso dei tempi soprattutto perchè gli attori meridionali che lo interpretarono non dimenticarono mai di conservarne quelle caratteristiche che ne fecero il simbolo stesso di Napoli, del mondo segreto del sud. E l’estro improvviso, le furbe paure, la complice tolleranza, il malinconico amore per la vita hanno trovato in Eduardo l’inimitabile ambasciatore. Così l’antica maschera è divenuta qualcosa di più di un personaggio del folklore ma uno degli aspetti in chiave tragicomica della natura dell’uomo. Ed ecco qui Pulcinella-Eduardo, che con malizia ripete l’antichissimo giuoco del «sessapiglio» femminile nella sua versione più recente, quella «fotografica», e come una cover girls rimescola su un divano gli atteggiamenti tipici dell’innocua istrioneria delle belle ragazze di copertina. Ma anche qui, come in ogni «cantata» napoletana, c’è una conclusione ed una piccola morale. Pulcinella non la dice, secondo le regole del repertorio, e lascia parlare l’immagine della malinconia del più antico «terrone» del sud sul terrazzino all’ultimo piano del grattacielo della grande città.
«Le Ore», anno VI, n.258, 19 aprile 1958
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| «Le Ore», anno VI, n.258, 19 aprile 1958 |
