Sofia Loren: «sono una sempliciona»

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Il pubblico vede in me una diva sofisticata, ma io so di essere genuina e spontanea: questo è il personaggio che vorrei portare sullo schermo.

Sono una donna così: ho i piedi sulla terra. Sono attaccata alle cose concrete e vere, o quanto meno possibili. L'attrice «col personaggio ideale dentro di sé» mi fa ridere. Diciamo meglio: mi sentirei ridicola se ne avessi uno. Non è che gli ideali non esistano, ma per me esistono in una zona non astratta e non lontana. E allora, perché scelgo un personaggio piuttosto che un altro? Perché dico sì a questo e no a quello, anche quando le condizioni di concretezza dei due film sono le stesse? A me la spiegazione pare semplice. La mia scelta dipende non dal fatto che un personaggio si avvicina a un ideale ma dal fatto che, nel momento in cui scelgo, quel certo personaggio diventa per me il migliore possibile.

Questo dico perché molte volte mi è stato chiesto: «Qual è il film che vorrebbe interpretare? Qual è il suo personaggio ideale?». Me lo hanno chiesto quando non sapevo esattamente ciò che volevo, e poi più tardi quando lo sapevo. Qualche volta ho detto Moli Flanders, qualche volta Lamiel.

Poi la realtà mi ha messo di fronte ad altri personaggi che sono diventati anch’essi «ideali», e ciascuno mi ha dato il famoso «thrill» per cui, a pensarci bene, credo che in ogni momento il mio personaggio ideale sia la somma di tante piccole cose contenute in quelli fatti prima. Durante l’ultimo inverno, che passai quasi tutto a Parigi, non feci altro che parlare di Lamiel, l’indimenticabile creatura di Stendhal. Mi piacevano il suo carattere di ribelle, la sua sincerità, la sua passione per la lotta e per la conquista. Ne parlavo dalla mattina alla sera. E poi, improvvisamente, mi capita sotto il personaggio della Milionaria di Shaw, Epifania Ognissanti di Parerga, e mi accende di un tale entusiasmo, mi sembra tanto nelle mie corde che Moli Flanders e Lamiel vanno a farsi benedire.

Ho scoperto che mi piace moltissimo fare la sofisticata come nella Milionaria, ma sempre in chiave di parodia.

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Inoltre, bisogna tener conto di un’altra realtà e cioè che ci si trasforma. Da quando ero una comparsa qualunque e mi aggiravo nei viali di Cinecittà fra altre centinaia di comparse, sono passati dieci anni. In questi dieci anni, mentre si sviluppava la mia carriera, sono molto cambiata. Cose che credevo importanti sono sparite e non le ricordo neanche più. Nella mia vita e nella mia attività sono sopravvenuti nuovi interessi e nuove idee e solo ora, dopo tante prove, mi pare di aver raggiunto un equilibrio e sono finalmente tranquilla. È cambiato anche il mio aspetto: basta confrontarmi con quella che ero una volta, quando mi radevo le sopracciglia, mi caricavo di trucco e vestivo come una soubrette. Col tempo ho imparato ad essere più semplice, a truccarmi con sobrietà, a vestirmi con discrezione.

Di pari passo ho preso gusto alla lettura. Prima leggevo in modo tanto disordinato e superficiale che non mi serviva a niente. Mi interessava solo l’intreccio e saltavo le pagine con lo slancio di un atleta in una corsa ad ostacoli. Ora è diverso e più leggo, più ho voglia di leggere.

A questo proposito voglio precisare che non leggo per cercare trame di film e personaggi da interpretare. O meglio, non solo per questo. Certo, se capisco che in un libro c’è la possibilità di un film, il mio interesse è più diretto. E subito corro a sottoporre a Carlo, l’uomo che ha tanta parte nella mia vita artistica e affettiva, il suggerimento ricevuto da quel libro. Carlo Ponti è milanese e non ha certo la testa tra le nuvole: prima di convincersi della bontà di un’idea, ha bisogno di distruggerla. Perciò discutiamo a lungo. Se egli accetta alla fine l’idea e si mette a studiare la possibilità di fame un film, è per me una grande soddisfazione. Fui io, per esempio, a suggerirgli di portare sullo schermo La ciociara di Moravia.

Mi vedevo nella parte della figlia che, nel romanzo, è una ragazza sui diciotto anni. Poi, quando Anna Magnani rinunciò a interpretare la parte di mia madre, la madre diventai io e
la figlia, di conseguenza, ringiovanì.

La mia idea più recente, nata nelle ultime letture, è di portare sullo schermo il romanzo Estasi tra gli stracci della scrittrice inglese Phyllis Hastings. La protagonista è una giovane contadina ingenua e solitaria che fa di uno spaventapasseri, piantato là, in mezzo al campicello, il suo amico e confidente. Gii racconta di sé e dei suoi sogni, dei suoi segreti, del suoi turbamenti; ne fa una ragione della sua vita. Una sera non lo trova più ma, rientrando in casa, vi sorprende un uomo: è un ladro vestito coi panni dello spaventapasseri, e lei lo crede lo spaventapasseri.

Una bella storia che mi piace in modo particolare perché, come è successo per altri film, mi mette davanti alla difficoltà di un personaggio apparentemente inadatto alle mie caratteristiche. Chi mi potrebbe accettare così ingenua? Eppure, secondo me, ciò che conta non è l’apparenza fisica ma come si è dentro, e io - lo si creda o meno - mi sento molto semplice. Finché non mi hanno derubata, rifiutavo di credere che esistessero i ladri!

Sono una sempliciona

In passato poteva succedermi di accettare un film anche se non ne ero convinta e il personaggio non accendeva in me un interesse ideale. Oggi trovo con facilità il coraggio di rifiutare rinunciando eventualmente a grossi guadagni. Non è questione di essere più o meno «dive» o di avere la facoltà di imporre il proprio punto di vista. E' questione di chiarezza nei propositi. Le difficoltà mi spaventano ma è proprio la paura che mi dà, tutto d'un colpo, il coraggio di affrontarle. La chiave della mia spavalderia è la paura. Avevo paura quando accettai di interpretare la Milionaria per via che la commedia di Shaw era stata recitata in teatro da Katerine Hepbum e io dovevo fare della protagonista un’altra cosa, trasformarla da marionetta in essere umano. Mi «buttai» e, a giudicare dalle recenti critiche di Londra, non debbo affatto pentirmene. Per altre ragioni, mi fanno paura Lamiel e Moli Flanders, anche se quest’ultimo personaggio mi affascina.

Le vicende di questo demonio che si trasforma in angelo sono talmente ricche die per quanto possano essere ridotte e modificate offrono sempre a un’attrice grandi possibilità. Il problema è di trasferirle ai nostri giorni, e di fare di Moli Flanders una figura moderna Ed è questo che m’interessa in modo particolare, perché a me piace fare la radazza moderna, quella che s’incontra per la strada coi problemi di oggi, gli slanci di oggi. Una ragazza con la faccia sporca: sporca per il lavoro o per una riasa, non so. Posso dire con ciò che il mio personaggio ideale è la ragazza con la faccia sporca?

Francamente non lo so. Io sento che fra tutti i personaggi che desidero interpretare e che fanno parte non dei miei sogni ma dei miei progetti, reali quindi e non ipotetici, esiste una continuità, una specie di filo conduttore. Anche Madame Sans-Géne, nonostante l' epoca e il costume. Madame Sans-Géne è, dei progetti, prossimo alla realizzazione. Una grossa difficoltà per me - quella che mi attira - sarà di entrare nelle spirito di questo personaggio tipicamente francete. Ma poi penso, dimenticando Sardou, che esso arriva a dire molto di più delle battute divertenti che Per tanti anni hanno divertito il pubblico a teatro. Questa lavandaia che sale in alto e diventa quasi una regina ma conserva lo spirito della verità e la forza di opporsi alla corruzione di Napoleone e della sua corte, non mi pare privo di una certa attualità. Se non ne fossi convinta non farei il film. Non ne faccio mai . controvoglia. Nessuno mi obbliga : scelgo sempre liberamente. Se qualche volta ho sbagliato, ho sbagliato in buona fede, come per Timbuctù ; e forse mi succederà ancora perché non sono infallìbile. Amo troppo il mio mestiere per accettare compromessi.

Ci sono battute o semplici parole che non riesco assolutamente a recitare perché quando dico una cosa debbo crederci. È l'unica mia pretesa.

Per il resto faccio il mio dovere. Rispetto gli orari, non mi rifiuto a nessuna fatica, non chiedo di essere bella ed elegante quando la parte non lo comporta, non pianto «grane» agli operatori. La sola volta, se ben ricordo, che mi ribellai fu quando giravamo in Grecia II ragazzo sul delfino : Alan Ladd aveva preso l’abitudine di presentarsi in ritardo e una mattina, finalmente stufa, quando lui arrivò me ne andai io. La troupe mi applaudì. Anche se talvolta agisco d’impulso e mi dispero sono, come tutti sanno, un’ottimista, e se mi succede qualcosa che dovrebbe intaccare il mio ottimismo, eccomi presto incline a considerarlo uno sbaglio o la premessa del meglio. Insomma, ho fiducia nella vita, e questo è un diritto che mi sono conquistata con anni di povertà e di sacrifici.

Forse reciterò a Broadway

Una volta, alla solita domanda : «Qual è il personaggio che ha sempre sognato e mai potuto interpretare?» risposi: «Il mio. Ma temo di averlo dimenticato». Era una battuta di spirito. Il fatto è che ciascuno di noi ha tre aspetti: come è, come si vede, come gli altri lo vedono. Le proposte di film che ricevo si riferiscono all'aspetto che mi attribuiscono gli altri, quelle che accetto si riferiscono a come mi vedo io. Solo che non so giudicare se come mi vedo io corrisponde a come sono realmente. E questa è la ragione per cui non so rispondere esattamente alle domande sul mio personaggio i-deale: forse l'ho già incontrato, forse lo incontrerò, forse non lo incontrerò mai.

Da un po’ di tempo poi, giorno per giorno, sento la mia curiosità volgersi verso il teatro. Quando sarò certa di essere pronta, non dovrò fare altro che decidere la data, l’unico particolare che manchi nel contratto che mi impegna a recitare a Broadway una novità di un famoso autore americano. Per ora non posso dire di più, neanche il titolo della commedia. Una commedia che aspetta la mia decisione: come non avere paura?

Sophia Loren, «Epoca», 1960


Epoca
Sophia Loren, «Epoca», 1960
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