Sylva Koscina, una donna calunniata

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Sylva Koscina è stata descritta come un’attrice che pensa soltanto alla carriera e al denaro, e invece la sua preoccupazione più seria è di non sacrificare al lavoro la propria femminilità

Roma, maggio

«E' possibile — domando a bruciapelo a Sylva Koscina (da mezz’ora stiamo parlando delle solite cose, dei mobili che sono la sua passione, della dieta che dovrebbe fare, ma è troppo ghiotta, e non ci riesce) — è possibile che in sei anni, da quando fa l’attrice, lei non si sia mai innamorata di nessuno dei suoi numerosi partners?». «Innamorata, no — risponde l’attrice, parando la domanda — ma una volta ho provato una simpatia. Sì, una simpatia; ed è già molto per me. Però l’ho soffocata subito, da sola, ragionando e riflettendo. L’istinto può prenderti la mano, ma è il cervello che deve dire l’ultima parola».
«E perchè — insisto — l’ha soffocata? Che male c’era ad assecondarla». «Ho pensato — dice mentre si guarda intorno (posando l’occhio con tenerezza sulla sua casa, sui suoi mobili preziosi) — che non era giusto rischiare di distruggere tutto ciò che ho costruito in questi anni per un semplice flirt. Non ero sicura, infatti, che fosse qualcosa di più importante d’un flirt; nè sono il tipo io che si va sbaciucchiando di qua e di là. Avrei dovuto chiacchierare, approfondire i miei sentimenti; ma, data la situazione, non ne avevo la possibilità».

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L’edificio della sua carriera e il senso della rispettabilità: ecco i due pilastri su cui è basata (ed è ammirevole la coerenza con la quale vi sta attaccata), la vita di Sylva Koscina, ma c’è anche un affetto nella sua vita. Da sei anni Sylva (l’ha dichiarato lei stessa mesi fa quando i giornali parlarono di un suo flirt con Stewart Granger), è legata ad un uomo, incontrato agli inizi della carriera, con il quale ha diviso affettuosamente difficoltà e successi, e al quale è rimasta sempre fedele.

E’ un uomo di cui tutti sanno il nome, che s’incontra talvolta a casa sua, che talvolta l’accompagna a qualche ricevimento, ma che odia i fotografi, la pubblicità, e di cui Sylva ufficialmente non parlai mai. «Perchè — le domando ora che il ghiaccio è rotto — preferite mantenere questo rapporto nell’ombra?». «Perchè io penso — risponde decisa — che la vita privata di una donna va custodita gelosamente, non deve essere messa in piazza, data in pasto alla pubblicità». «Ma allora lei condanna Sofia Loren? O forse Sofia è più coraggiosa o più innamorata di lei?».

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L’attrice riflette un momento. «Io credo — dice scandendo le parole — che la Loren sia stata costretta dalle circostanze a rendere pubblici i suoi sentimenti. Con la sua notorietà mondiale, come poteva tenerli nascosti? E poi Carlo Ponti non è uno sconosciuto. Infine, se non sbaglio, tutto è cominciato quando la Loren è andata in America; e, una volta cominciato, era impossibile fare marcia indietro».

Troppi motivi per un fatto solo: se ne rende conto lei stessa, e infatti il motivo vero è un altro. Di origine popolaresca, Sofia ha sbandierato il suo rapporto con Carlo Ponti come una conquista e come una sfida all’opinione pubblica; mentre Sylva Koscina, che è borghese d’origine e di aspirazioni, ha sempre avuto un istintivo pudore a confessare situazioni, come la sua, un po’ eterodosse, non in regola con le convenzioni. «Io sono — lo ha detto lei stessa — monotonamente borghese». L’ha detto, come se ne facesse un vanto.

Borghesi (ma nel senso buono, positivo), sono i suoi principi. «Borghese si può dire la mia formazione mentale e morale». E cioè vi sono certe cose che lei ammette, e altre no, sulle quali non deroga assolutamente. Anche se è una attrice, anche se è una diva. E anche a costo di sembrare ridicola. «Le basti sapere che io ho dato il mio primo bacio a 18 anni; e oggi questa può sembrare una cosa ridicola».

Ecco, le cose sulle quali non deroga sono proprio queste: gli affetti, i rapporti fra uomo e donna, l’importanza di un bacio...

1962 05 26 Tempo Sylva Koscina f2NEL FILM CHE FELLINI sta preparando, Sylva Koscina avrà una parte importante. L’attrice conosce il regista dai tempi del ''Bidone”, in cui avrebbe dovuto fare la parte sostenuta poi dalla De Luca. Fellini allora la giudicò "troppo donna” per il personaggio che doveva essere una giovinetta.

Sì, sì, insiste accalorandosi e sparando dieci parole al secondo, un bacio è una cosa importantissima. Su qualsiasi argomento (il dono della parola non le manca davvero), Sylva Koscina è capace di dissertare per ore; un’idea chiama un’altra idea; un’immagine un’altra immagine e così via, quasi all’infinito. «Non la sfiora mai il sospetto — le chiedo a bruciapelo — che la gente si possa stancare a sentirla parlare tanto?». (La domanda, lo ammetto, è un po' a tradimento).

Ma Sylva: «Oh, sì — ride — qualche volta lo penso; però poi mi accorgo che la gente viene a cercarmi, torna volentieri a parlare con me, allora vuol dire che non si è stancata abbastanza».

Cominciò da zero, andando in giro per le produzioni con le scarpe scalcagnate e le calze sfilate. Non le interessava molto di fare l’attrice: solo voleva vedere se, facendo l’attrice, sarebbe riuscita a guadagnare qualcosa (per comprarsi delle scarpe e dei vestiti. Ha visto che è possibile, ma si è accorta anche che costa caro.

Finiva un film, ne cominciava un altro; a catena. Il successo è esigente: il margine di garanzia per cui uno può dire: «Adesso basta, ora mi riposo, ora sto un po’ a vedere», non sembra mai sufficiente. «Povera Koscina — dice l’attrice — era diventata gonfia dalla stanchezza, non sapeva più cos’era il sole, camminare per strada, i piccoli piaceri della vita le erano diventati estranei. Povera Sylva, lo sa che in quattro anni non ha mai fatto un giorno di vacanza?».

«Povera Koscina». Quando parla di sè, sembra che Sylva parli di un’altra persona, di una ”X” che lei ammira per i successi che ha avuto (per tutto ciò che da sola ha costruito: notorietà, agio, una casa che sembra un museo), ma nello stesso tempo commisera un po’, perchè ha dovuto e deve tirare la carretta, spendersi senza risparmio, dimenticare quasi che esiste una vita normale. «Infatti — dice l’attrice — in me esistono due persone, c’è Sylva (cioè io) e c’è la Koscina».

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La prima è quella che l’anno scorso ha cercato di porre un freno al ritmo ormai automatizzato della sua vita: infatti nel ’61 ha girato 2 soli film invece di 6, e nel ’62 ha lavorato finora solo in TV, nei "Giacobini”; l’altra è quella che già la tira per la manica e le dice: «Guarda che hai speso tutto, è tempo di ricominciare». L’una ama chiudersi in casa e godersi (come faceva da ragazzina), la solitudine, il silenzio dell’intimità; l’altra la tira fuori tutti i momenti, con gli impegni inderogabili della carriera. La prima è quella che già oggi pensa al domani, al momento inevitabile del declino.

«E’ possibile — le chiedo — che lei oggi pensi a queste cose?». «Bisogna pensarci. Non si può essere ciechi, un giorno o l’altro questo momento arriva. E’ la legge della vita. E allora è meglio esserci preparati. Perciò mi sono detta: bisogna che ogni giorno io mi dimentichi della carriera e dedichi un po' di tempo a me stessa. Fossero pure due minuti. In modo che domani, quando smetterò di fare l’attrice, io non mi ritrovi accanto una donna rimasta ferma a quindici anni fa. Perchè sarebbe il vuoto, la disperazione...».

Cara, simpatica, calunniata Sylva Koscina. Sembra (così l’hanno dipinta) che essa pensi soltanto alla carriera, al successo, ai suoi mobili antichi, alle sue pellicce; e invece, bella e giovane com’è, pensa già al momento del suo declino. Vien voglia, sul serio, di mettersi a far quattro chiacchiere con lei, da amico a amica. Ma non c’è tempo ormai e devo ancora porle una domanda, che ho annotato sul notes. «Qual è, secondo lei — le chiedo — il problema più importante della donna moderna?».

«Riuscire comunque a restare donna...». «E di una diva?». «Lo stesso; solo che forse è molto più difficile risolverlo...».

M. S., «Tempo», anno XXIV, n.21, 26 maggio 1962 - Fotografie di Chiara Samugheo


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M. S., «Tempo», anno XXIV, n.21, 26 maggio 1962 - Fotografie di Chiara Samugheo
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