Sarà l'anno di Sandra Milo

Mentre stanno per arrivare dalla Francia due suoi film importanti, l’attrice ne prepara quattro italiani da girarsi nel 1960: scopriremo in lei un personaggio gaio e brillante del tutto imprevisto
Roma, marzo
“Le piace?". Sandra Milo fa una piroetta e si lascia cadere su una poltrona. Indossa un vestito nuovo, sale e pepe, dalla linea semplice, disinvolta. E’ stata dal parrucchiere, ma poi si è trovata a passare davanti a una boutique. Mi chiede scusa: è in ritardo di mezz’ora. Mio Dio, che distratta... Ma di fronte a un vestito, a una camicetta, a una robe de nuit, non ci vede più, e il tempo vola. Un mese fa si trovava a Nuova York ed è entrata da Saxe. Da Saxe, nella Fifty Avenue, c’è di tutto, dall’ago alla Studebaker, dal televisore a colori allo smeraldo. Sandra s’infila nel reparto abbigliamento per signora, scopre un paradiso di nylon, camicie, camicette, babbucce con fiorellini, "baby doll” di tutti i colori, e anche con le figurine stampate sopra, un Cupido che lancia una freccia, un diavolo rosso che fa le piroette, e vestaglie, trasparenti e no, con le piume di struzzo, eccetera; e addio compagni di viaggio, addio aeree, addio Europa, si dimentica subito di tutto.

L’attrice ride divertita alla sua maniera un po’ fanciullesca. Quante cose ha riportato da Nuova York! E dal Messi-co? Meravigliose. Cappelli di paglia, con veli e senza veli. Gonne e scialli dai colori violenti. E un vestito di pizzo, immenso. Grande così, che occupa mezza stanza. Tutto fatto di strisce di pizzo alternate con strisce di stoffa rosa. Un vestito da fidanzata, «Lo metterò — dice — nei cocktails della prossima estate...». E i messicani? Che persone adorabili: quanta cordialità, quanto calore nella loro ospitalità. «E’ sua, è sua"», le ripeteva Fernandez, il famoso regista, durante un ricevimento, parlando di una casa. Stai a vedere, pensò, che adesso mi hanno regalato anche una casa. Però, questi messicani... E già si sentiva l'acquolina in bocca, quando capi che Fernandez voleva dire una cosa gentile, ma meno impegnativa. Cioè: «La mia casa è sua».

Mexico City, Acapulco, Nuova York, Atene: sono state le tappe di un recente viaggio compiuto, insieme con Rossellini e il produttore Morris Ergas, per presentare il film Il generale della Rovere. Un viaggio ufficiale, naturalmente. Ma i giornalisti ne approfittarono per fare pettegolezzi. Alla fine del viaggio, lei era diventata la "nuova musa” di Roberto, e Rossellini il suo "nuovo Cecil B. de... Milo”. Una cosa che li ha molto divertiti, dato che sono amici da tempo.
In apparenza, è un tipo fatale: lunghi capelli, bocca sinuosa. Ma basta starci insieme dieci minuti, e Sandra Milo si rivela un’altra, tutta diversa. Ragazzina. Cordiale. Divertente. Un po’ svagata. Impulsiva. Sincera. Senza pose, nè segreti. Ti racconta tutto. Le sue "follie”, le sue distrazioni, le sue piccole gaffes. Un’altra donna. E lei ci si diverte, a giocare con queste due Sandre Milo, quella apparente e quella reale. Ogni volta che gira un Alni, succede un piccolo dramma. I registi l’hanno vista truccata, fatale: ormai se la immaginano così. E lei, il primo giorno di lavorazione, si presenta sul set con le scarpe basse, in pantaloni di velluto, i capelli indietro, le orecchie scoperte, struccata, con il suo modo di fare dimesso e familiare. I registi impazziscono, non credono ai propri occhi; e Lipartiti, una volta, era così fuori di sè che voleva rimandarla indietro.
Sandra in un giorno di primavera, nella precoce primavera romana
Tre anni fa, quando venne a Roma da Milano per fare l’attrice, tutti rimasero ingannati dal suo aspetto. «E’ un tipo drammatico», dicevano. «Va bene per i ruoli seri». Sandra protestava: «Guardate che vi sbagliate; io sono nata per i ruoli comici, brillanti». Ma chi l’ascoltava? De Sica l’aveva detto: «E’ un tipo drammatico». E siccome il cinema italiano, in quel tempo, era immerso Ano al collo nella commedia brillante e nel bozzetto dialettale, la nuova recluta ne restava esclusa. Per un po’ stette a guardare, e poi, stancatasi, decise di andare a farsi "scoprire” a Parigi. Il primo film fu Arsenio Lupin di Becker: una pena, non sapeva neppure una parola di francese; l’ultimo è stato La giumenta verde di Autant-Lara. In complesso, in Francia ha girato una decina di film, di cui tre con Lino Ventura, tre con Bourvil, insomma con gli attori francesi più di grido; e ogni volta aumentando di grado e d’importanza. Il primo che capì il suo tipo, affidandole un ruolo brillante, fu Boisrond; quello che l’ha valorizzata di più. sotto questo aspetto, è stato Autant-Lara.
La giumenta verde è la storia di un quadro che parla e di due famiglie che si litigano il quadro. C’è dentro tutto: ripicche, amore, seduzione, litigi. spogliarelli, baci, scazzottate. Marguerite, il personaggio che ha interpretato, è una ragazza un po’ matta, briosa, scatenata, liberissima. Stravede per i gioielli e per la biancheria intima. Una camicia di crèpe de Chine l’affascina; un reggiseno di pizzo, la incanta. E’ lei che rimescola le carte, lei che seduce il Aglio maggiore della famiglia rivale. Un giorno ha un appuntamento con lui: un appuntamento intimo, in casa sua. E lui, Bourvil, dai a chiudere tutte le Anestre, a fare il buio, a creare insomma un po’ di atmosfera; ma. appena arriva lei, Marguerite, e comincia a spogliarsi, eccola che corre a spalancare le Anestre, a fare entrare la luce e i! sole, perchè lei (è fatta cosi), quello che fa vuole che la gente lo veda e lo sappia.


L'attrice in due costumi di scena per il suo prossimo film (gli stivali di gomma sono un ricordo parigino)
Mentre girava questa scena, Sandra Milo si raccomandava: andateci piano, chè poi la censura italiana non vi passa il film, ma i francesi Agurati... E infatti, ii Alm è già uscito in Francia mentre in Italia ancora non si vede. A parte ciò, è stata un’esperienza interessantissima, soprattutto per merito di Autant-Lara. Un uomo affascinante. Alla Ane del Alm, tutti si muovevano, parlavano, gestivano come lui. E la sua gentilezza, poi. Le rose egli le regala a dozzine, come nelle commedie. Tre dozzine all'inizio, di tre diverse tonalità di rosso. Una dozzina, nel camerino, ogni giorno che lei lavorava. E poi, alla fine del film, il regista ha organizzato un cocktail. Sandra vi si è recata e qualcuno le ha porto una lunga scatola bianca. Saranno altre rose, ha pensato, le aprirò in albergo. Ma quelli della troupe erano tutti intorno a lei, ad insistere perchè l’aprisse subito. E infatti c’erano delle rose, ma anche una collana di perle.
IL SUO PRIMO FILM francese che apparirà in Italia è "La giumenta verde”: per la prima volta la Milo ha doppiato se stessa ed è la riprova finale della sua qualità di attrice. Il film ha superato seri ostacoli di censura. Giungerà poi ”Asfalto che scotta”, di Claude Sauté, da lei interpretato con J. P. Belmondo.
STA PER COMINCIARE la prova decisiva di Sandra Milo, nel film ”Adua e le compagne” di Pietrangeli. L’attrice, che gli spettatori ricordano in parti drammatiche ("Appuntamento con il delitto”) vi apparirà nella vera natura di ragazza allegra, divertente, ma profondamente appassionata.
«Ero un’attrice francese — dice Sandra Milo — adesso sono ridiventata italiana...». Da sei mesi infatti, guadagnatasi i galloni in Francia, rotto il ghiaccio con il Alm di Rossellini, l’attrice è tornata in Italia, ed ha davanti a sè un programma di lavoro che esaurirà il 1960. Una parte in Adua e le compagne; un’altra in un film sulla Capannina di Viareggio; una terza nei Fantasmi a Roma; un’altra nella Bugiarda, dalla commedia di Fabbri. Adesso anche i registi italiani si sono accorti che il personaggio di ragazza svagata, un po’ romantica e un po’ matta, civetta e briosa, è quello che fa per lei. Ma Sandra, nel frattempo, ha già cambiato idea. La vogliono "brillante”? Bene, per quest’anno passi, ma dal prossimo tutto cambiato. «Io sono lo spirito di contraddizione» dice. E già si prepara, leggendo Eschilo e Shakespeare, a sfoderare, dopo la fatale e la brillante, una terza Sandra Milo.
A. D., «Tempo», anno XXII, n.11, 15 maro 1960
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| A. D., «Tempo», anno XXII, n.11, 15 maro 1960 |
